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Autore Diario
Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
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Da: milano (MI)
Inviato: 04-05-2004 12:39  
«Abu Ghraib caso isolato? No, non lo è»

I diritti umani spazzati via in nome della sicurezza. Parla Aryeh Neier, fondatore di Human rights watch, presidente del Open Society Institute

MARINA FORTI
SIENA
Aryeh Neier ha una lunga esperienza di battaglie per i diritti civili: fin dai primi anni `60, quando si è trovato a lavorare con la American Civil Liberties Union, di cui è stato poi il presidente per otto anni - in un'epoca in cui il liguaggio delle libertà civili o dei diritti umani non era per nulla scontato. Avvocato, è stato tra i fondatori di Human Rights Watch, ha insegnato legge alla New York University, e dal 1993 presiede la Fondazione Soros e il Open Society Institute. Quando gli chiedo un'opinione sulle violenze e le umiliazioni inflitte ai prigionieri iracheni nel carcere di Abu Graib a Baghdad, Neier non ha dubbi: «Non credo che sia un caso isolato. Credo che stia venendo alla luce qualcosa di terribile e molto grave: quando un soldato si comporta così non è un fatto individuale. Quei soldati avevano il compito di "preparare i prigionieri all'interrogatorio": come minimo, hanno agito come pensavano che i loro superiori si aspettassero da loro». Incontro Aryeh Neier all'Università di Siena, dove ha tenuto delle lezioni nell'ambito del master sui diritti umani presso il corso di Scienze della comunicazione. Giorni prima aveva discusso in pubblico sul tema: «Le leggi internazionali sui diritti umani si applicano alla guerra al terrorismo?». Il punto, mi dice Neier, «è che l'amministrazione Bush non applica ai terroristi né il normale codice penale o le leggi costituzionali americane, né la legislazione internazionale sui diritti umani, e neppure le leggi internazionali di guerra o quelle umanitarie. Il presidente degli Stati uniti si è attribuito un potere inerente di condurre questa guerra, con cui può, a sua unica discrezione, detenere delle persone senza accuse formali, senza tradurle davanti a un magistrato, lasciargli vedere un avvocato o un familiare. Questo va contro tutte le leggi, anche di guerra.

Questo è successo con la Patriot Act.

Già. Molti paesi democratici hanno ridotto in qualche misura i diritti dei cittadini quando hanno affrontato il terrorismo, penso alla Gran Bretagna con l'Ira, la Spagna con l'Eta, l'India con il problema del Kashmir. Ma nessuna democrazia ha limitato i diritti in modo così drastico come gli Stati uniti. Nessun paese può tenerti dentro a tempo indefinito senza accuse. L'amministrazione Bush invece ha detto che se il presidente dichiara un cittadino americano «combattente nemico», o «combattente illegale», questo è privato di tutti i diritti. Ed è successo: in questi giorni la Corte suprema si occupa del caso di José Padilla, americano arrestato a Chicago e dichiarato «combattente nemico».

Dopo l'11 settembre 2001 ci siamo sentiti dire che per avere sicurezza dobbiamo rinunciare a parte dei diritti legali.

Tutti siamo disposti ad accettare certe limitazioni in cambio di sicurezza, se parliamo, per esempio, di controlli in un aereoporto: mi da fastidio, ma non è una violazione dei miei diritti. Ma qui parliamo di tenere uno in prigione senza accuse e senza fargli vedere un giudice o un avvocato: non vedo perché questo dovrebbe farmi sentire più sicuro. E questa sì è una grave violazione dei diritti. Di fronte a ogni misura di sicurezza bisogna chiedersi se ci rende davvero più sicuri e qual è il suo costo in termini di diritti. Tutta la storia delle libertà civili, dalla Magna Charta, è stata garantire che tutti abbiano la possibilità di impugnare un arresto o un atto legale contro di sé. Con la Patriot Act si spazzano via 800 anni di protezione delle libertà civili.

Poi c'è il caso di Guantanamo: per Washington quei detenuti non sono «prigionieri di guerra». Ma non hanno le protezioni costituzionali americane perché, dicono, non è territorio degli Stati uniti

Questo è giocare con le parole. Gli Stati uniti hanno un «affitto perpetuo» su Guantanamo: dunque quello è territorio sotto la giurisdizione americana. Una delle cose peggiori, circa Guantanamo, è che secondo le norme internazionali di guerra quando sussiste il dubbio sullo status di un detenuto bisogna trattarlo come prigionieri di guerra finché un tribunale indipendente e imparziale avrà determinato che non lo è. Gran parte dei detenuti di Guantanamo sono stati catturati in Afghanistan. Potevano essere combattenti Taleban o al Qaeda, oppure no. Gli Stati uniti non sanno molto di loro e delle circostanza in cui sono stati presi, perché in Afghanistan combattevano più che altro dal cielo e avevano pagato l'Alleanza del Nord per combattere i Taleban sul terreno. Così gran parte dei prigionieri furono catturati dall'Alleanza del Nord che poi li ha venduti agli americani...

Ha detto «venduti»?

Sì, ceduti per denaro. L'Alleanza del Nord era un gruppo di «signori della guerra» con truppe mercenarie, e si finanziavano soprattutto con il traffico di oppio. Hanno venduto droga, persone... A Guantanamo sono stati portati perfino ragazzini di 13 anni. Gli Stati uniti hanno rilasciato finora 120 persone, una sorta di ammissione che erano stati presi per sbaglio. Ma ancora, a gran parte di quei detenuti è negata l'udienza di un magistrato. Li definiscono «combattenti illegali» perché non appartengono a un esercito regolare: ma per le Convenzioni di Ginevra anche i combattenti illegali hanno dei diritti. Guantanamo è un mostro giuridico. L'unico motivo di ottimismo è che anche Guantanamo è arrivata alla Corte suprema, tramite i ricorsi degli avvocati d'ufficio militari.

Dunque la «guerra al terrorismo» sta scavando la fossa alla legalità internazionale?

Se parliamo di legalità, ci sono tre motivi accettati per cui un paese può dichiarare una guerra. Uno è l'autodifesa, un altro è una decisione del Consiglio di sicurezza dell'Onu in accordo con l'articolo 7 della Carta delle Nazioni unite. Il terzo è sulla base della Convenzione contro il genocidio, per prevenire appunto un genocidio. George W. Bush ha invocato l'autodifesa: ha detto che c'erano delle armi di distruzione di massa in mano a un dittatore che poteva passarle a terroristi, e che l'America doveva difendere sé e il mondo «senza aspettare un attacco». Poi però la tesi delle armi di distruzione di massa è stata screditata, e la prova di un legame tra il regime iracheno e al Qaeda non c'è mai stata. Così l'amministrazione Bush ha un problema di legittimità: mollata l'autodifesa ora dice che la guerra ha eliminato un dittatore, e che questo fa parte del progetto di «promuovere la pace e la democrazia in Medio oriente». E però, può promuovere la democrazia un paese con alto prestigio e legittimità internazionale, mentre la legittimità americana non è mai stata così bassa: per l'appoggio dato a Israele, per Guantanamo dove gran parte dei prigionieri sono musulmani, per i modi dell'occupazione in Iraq. Le foto dei detenuti iracheni umiliati a Abu Graib non fanno che screditare ancor più il progetto americano di presentarsi come i fautori della democrazia.

Crede che quelle foto spingeranno gli americani a chiedersi «perché siamo in Iraq», come successe a suo tempo con la guerra in Vietnam?

Non credo che sarà una sola ragione ma un accumulo: gli americani cominciano a vedere il numero dei caduti in una guerra che era stata dichiarata vinta, il comportamento dei militari laggiù, i costi, il fatto che «esportare la democrazia» non funziona, e tutto questo gradualmente metterà in discussione la guerra.


Il Manifesto . 4/5/2004



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gatsby

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Inviato: 05-05-2004 15:39  
05/05/2004

GOVERNO: BERLUSCONI BATTE CRAXI, E' RECORD DI DURATA


ROMA - Nella casa azzurra si celebra un grande evento, tanto atteso e fortissimamente voluto da Silvio Berlusconi: il sorpasso del primo nella classifica di longevità dei governi repubblicani, ossia Bettino Craxi, che fino al 4 maggio ha detenuto il trofeo di recordman presidenziale.

Da oggi in vetta alla classifica è salito Silvio Berlusconi, che è riuscito a guidare la sua 'squadra' ininterrottamente per 1060 giorni (Craxi si è 'fermato' a 1059; dal 4 agosto 1983 al 27 giugno 1986), ma con la ferrea intenzione di andare ancora avanti e per molto. Non solo fino alla fine della legislatura (sarebbe il record dei record), ma anche oltre.

Berlusconi, infatti, in diverse occasioni ha detto a chiare lettere di volersi "prenotare" anche per la prossima legislatura, così da condurre in porto tutti i suoi progetti, anche quelli più lungimiranti, che comprendono il 'pacchetto' delle grandi opere. E chi conosce bene il Cavaliere dice che la scommessa non finisce qui e che di certo, dopo la prima 'staffetta' con Prodi (il passaggio del testimone è avvenuto il 3 novembre 2003, quando il governo Berlusconi ha scavalcato gli 875 giorni di governo del Professore) e quella con Craxi, il premier si porrà e si imporrà nuovi ambiziosi traguardi.

D'altra parte, lo stesso Berlusconi, intravedendo all'orizzonte il punto d'arrivo, guardava già oltre citando la longevità di De Gasperi. Lo statista Dc, però, rimase alla guida dell'esecutivo per ben sette anni e mezzo di fila (dal 10 dicembre 1945 al 28 luglio 1953), sia pure con più governi (otto), diversi tra loro per durata, composizione e maggioranza. Berlusconi, che ha giurato nelle mani di Ciampi l'11 giugno 2001 alle 11,00 in punto, è tornato a Palazzo Chigi dopo 6 anni intenzionato a non ripetere l'esperienza precedente, quando venne disarcionato dalla presidenza del Consiglio dopo solo sette mesi. Così, ha quasi 'blindato' la sua squadra che è uscita indenne dalla funambolica prova della verifica chiesta da An e Udc all'indomani dell'insuccesso elettorale alle amministrative della primavera del 2003.

La verifica, come è noto, è andata avanti per quasi un anno, con prove di forza incrociate tra il premier e gli alleati che invocavano rimpasti o rimpastini con connesso aggiornamento del programma. Richieste inaccettabili per Berlusconi, deciso a non cedere a un rimaneggiamento della squadra che avrebbe potuto avere come sbocco quello che ai suoi occhi era un vero incubo: un Berlusconi-bis che avrebbe, tra l'altro, spezzato (come si diceva allora in ambienti azzurri) il suo sogno di longevità governativa.

Ma non proprio tutto è filato liscio nella squadra che, dal momento della sua formazione ad oggi, qualche trauma lo ha attraversato. Il primo è stato l'abbandono dell'allora ministro degli Esteri, Renato Ruggiero, che dopo sette mesi, in verità piuttosto burrascosi, si congedò dal premier (era il 5 gennaio 2002) per "incomprensioni" (soprattutto con gli euroscettici Bossi e Tremonti), che sfociarono in una intervista-sfogo del titolare della Farnesina al 'Corriere della Sera'. Berlusconi decise di assumere l'interim per sei mesi, ma poi tenne il doppio incarico per quasi un anno prima di passare il testimone a Franco Frattini nel novembre del 2002 (alla Funzione pubblica é stato poi chiamato Luigi Mazzella).

Altro shock le dimissioni di Claudio Scajola dal Viminale dopo le polemiche che seguirono all'assassinio di Marco Biagi da parte delle Br. Il ministro dell'Interno, investito da un durissimo attacco politico per alcune sue affermazioni pesanti su Biagi, e per la questione delle scorte alle possibile vittime di attentati terrostici, lasciò nel luglio 2002 e al Viminale venne chiamato Giuseppe Pisanu, fino a quel momento titolare del ministero per l'Attuazione del programma di governo. Una poltrona poi occupata proprio da Scajola.

In questi tre anni di governo, dunque, Berlusconi ha tenuto duro anche in vista di questa sua sfida personale che lo avrebbe portato in vetta alla classifica della durata dei governi. Un 'sogno' che ha coltivato silenziosamente (ma per i suoi più stretti collaboratori non è mai stato un segreto) fino a quando si è trovato vicino al traguardo. Allora ha cominciato a parlarne pubblicamente esternando la sua soddisfazione. Lo ha fatto ad esempio a Brno in Slovenia in occasione del vertice della Quadrilaterale. Era il 30 gennaio scorso e il premier annunciò quasi solennemente che il suo governo stava per raggiungere il "record" di durata diventando il "più longevo della storia repubblicana". Berlusconi non mancò di sottolineare come la nuova legge elettorale maggioritaria, rispetto al vecchio proporzionale, ha agevolato la durata, anche se la situazione non è ancora del tutto rosea e lo dimostrerebbe il fatto che la sinistra anche con la nuova normativa "ha cambiato tre governi in cinque anni". E il figlio di Craxi, Bobo, commentando la sortita del premier, aveva tenuto a rimarcare che le due esperienze non sono paragonabili proprio perché l'ex leader socialista ebbe lunga vita nonostante il carattere proporzionalistico della coalizione che lo sosteneva". In ogni caso, per Bobo Craxi, la longevità e quindi la stabilità di un governo "é sempre utile per il paese purché sappia combinarsi con una politica di qualità". Agrodolci sono state allora anche le reazioni degli alleati (An e Udc) che replicarono a Berlusconi sottolineando che ciò che conta non è la quantità ma la qualità.

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
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Da: milano (MI)
Inviato: 06-05-2004 11:49  
Censura in Usa per il nuovo film di Michael Moore sui rapporti tra le famiglie Bush e Bin Laden?

Censura preventiva
Disney blocca l'uscita in Usa del film anti-Bush di Michael Moore

GIULIA D'AGNOLO VALLAN
NEW YORK

La Disney blocca la distribuzione del nuovo documentario di Michael Moore. Previsto in prima mondiale al festival di Cannes, Fahrenheit 9/11 avrebbe dovuto uscire negli Stati Uniti durente l'estate, e quindi «pericolosamente» vicino alle elezioni di novembre. È di ieri la notizia che il film potrebbe non arrivare nelle sale americane.

Come anticipato dal regista di Bowling for Columbine, il suo nuovo lavoro descrive i rapporti finanziari esistenti da trent'anni a questa parte tra la famiglia Bush e alcune preminenti famiglie dell'Arabia Saudita, ricostruisce la precipitosa evacuazione dagli Stati Uniti, subito dopo l'11 settembre 2001, di alcuni parenti di Osama bin Laden, ripercorre la corsa alla guerra in Iraq e contiene anche interviste di militari sul campo che esprimono disillusione nei confronti della guerra. «Se questo è un film "di parte" lo è nel senso che è dalla parte dei poveri e dei lavoratori di questo paese che stanno "foraggiando" la macchina della guerra» ha detto Moore in un'intervista al New York Times.

È stato il quotidiano newyorkese, riprendendo un lancio di Variety, infatti, ad annunciare il blocco della Disney. Inizialmente opzionato dalla Icon di Mel Gibson, che poi però lo ha lasciato cadere (secondo il regista per via di una telefonata della Casa Bianca, ma il portavoce di Gibson smentisce) Fahrenheit 9/11 era stato riassorbito da Harvey Weinstein alla Miramax, il ministudio newyorkese di proprietà della Walt Disney Company. Sarebbe stato proprio Michael Eisner, il Ceo dello Studio di Topolino, a decidere di impedire la distribuzione del film. Tra le due compagnie esiste infatti un accordo contrattuale secondo cui la Disney può intervenire sulla Miramax ma solo in circostanze straordinarie, come per esempio nell'eventualità di un rating Nc 17 (il vietato ai 18 in Usa) o in uno sforamento di budget clamoroso.

Qualche anno fa, per esempio, di fronte a un film potenzialmente controverso come Dogma di Kevin Smith, la Miramax ne aveva girato la distrbuzione Usa alla Lions Gate: il caso di Farhenheit 9/11 è però molto più complesso ed esplosivo: non solo i film di Moore sono sempre campioni di incassi (Bowling for Columbine era costato 3 milioni di dollari e ne aveva incassati - includendo il mercato Dvd - 120) e quindi cedendo il territorio Usa Weinsten perderebbe un sacco di soldi, ma esistono anche delle precise implicazioni politiche. La Disney era stata infatti messa sotto pressione dai conservatori già l'anno scorso quando Weinstein aveva annunciato l'acquisizione del progetto (contro il quale sono da mesi stati indetti boicottaggi preventivi su Internet).

Infatti l'agente di Michael Moore ha confermato che, a quel punto, lo stesso Eisner gli aveva chiesto di mollare l'accordo con la Miramax esprimendo preoccupazione perché il film avrebbe potuto compromettere gli enormi vantaggi fiscali di cui laWalt Disney Company gode ancor oggi in Florida, lo stato di Disney World, ma anche di Jeb Bush. Lo Studio ha negato la connection, dichiarando che non si tratta di rapporti d'affari con il governo ma di una decisione basata sul fatto che il film potrebbe alienare una fetta troppo grossa del pubblico abituale della Disney. I portavoce di entrambe le compagnie hanno definito la questione in corso di trattative. Pubblichiamo qui sotto la lettera che Michael Moore ha inviato agli abbonati della sua newsletter.

«Amici, speravo, a questo punto, di poter presentare il mio lavoro al pubblico senza dover passare attraverso tutti quei problemi di censura che a quanto pare così spesso mi si parano davanti. Ieri mi hanno detto che la Disney, la compagnia proprietaria della Miramax, ha ufficialmente deciso di proibire al nostro produttore, la Miramax appunto, di distribuire il mio nuovo film «Fahrenheit 9/11». La ragione di ciò, secondo il New York Times del 5 maggio, è che il film potrebbe mettere a rischio i milioni di dollari di «sconto» sulle tasse che la Disney riceve dallo stato della Florida, in quanto il film farebbe arrabbiare il governatore di quello stato, Jeb Bush. La storia completa di questo e degli altri tentativi fatti per uccidere il nostro film verrà raccontata con maggiori particolari nei prossimi giorni e settimane. Per quasi un anno, questa battaglia è stata un esempio di quanto sia difficile in questo Paese creare un opera d'arte che potrebbe dar fastidio a quelli al potere (be', va be', scusate - gli darà sicuramente fastidio...e parecchio -. Ho già detto che è una commedia?).

Tutto ciò che posso dire per ora è grazie a Dio che Harvey Weinstein e la Miramax mi hanno sostenuto durante tutta la realizzazione di questo film. Ci sarebbe ancora molto da aggiungere, ma in questo momento sono in laboratorio lavorando sulla copia da portare la prossima settimana al Festival di Cannes (siamo stati scelti tra i 18 film in concorso). Ma voglio dirvi ancora questo: qualcuno può essere spaventato da questo film per quello che farà vedere. Ma non c'è nulla che possano fare ora: «Fahrenheit 9/11» è finito, è impressionante, e se c'è qualcosa da dire in proposito, lo vedrete da voi questa estate, perché, dopotutto, questo è un Paese libero.Vostro, Michael Moore».

L'e-mail si conclude accludendo l'indirizzo del suo sito: www.michaelmoore.com e quello della sua posta elettronica, mmflint@aol.com.

Il Manifesto -6 maggio 2004

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xander77

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Da: re (RE)
Inviato: 09-05-2004 11:57  
CECENIA, STRAGE NELLO STADIO
L'OBIETTIVO ERA KADYROV
GROZNY - Almeno 14 persone sono rimaste uccise e 32 ferite nell'esplosione avvenuta oggi allo stadio di Grozny, capitale della Cecenia. Lo hanno detto fonti sanitarie e della polizia.
Nell'attacco, di cui non e' ancora stato possibile stabilire la natura, sarebbero morti il presidente filorusso Akhmad Kadyrov e il comandante delle truppe russe in Cecenia, generale Valery Baranov, che assistevano alla cerimonia per celebrare la vittoria del 1945 sul nazismo. Ma le notizie sono molto contrastanti: alcune fonti affermano che siano solo gravemente feriti entrambi. Dopo l'esplosione il panico e brevi colpi d'arma da fuoco nello stadio gremito di persone che assistevano alle celebrazioni.

Il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che ''i terroristi riceveranno senza alcun dubbio l'inevitabile punizione''.
Il ministero della difesa russo ha accusato la guerriglia cecena di coinvolgimento nell'episodio, che avviene quando in tutta la Russia si svolgono manifestazioni in ricordo della seconda guerra mondiale. In particolare il 9 maggio e' tradizionalmente il giorno in cui in Russia si festeggia la sconfitta del nazismo.
09/05/2004 12:15




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"Quando sarò grande non leggerò i giornali e non voterò. Così potrò lagnarmi che il governo non mi rappresenta. Poi quando tutto andrà a scatafascio, potrò dire che il sistema non funziona e giustificare la mia antica mancanza di partecipazione"

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xander77

Reg.: 12 Ott 2002
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Da: re (RE)
Inviato: 09-05-2004 11:59  
Almeno sette iracheni sarebbero morti
Iraq, bomba al mercato di Baghdad
Attentato a Bassora: feriti 3 militari britannici nell'esplosione di una bomba posizionata sul ciglio della strada

Baghdad, 9 mag. (Adnkronos) - Almeno sette iracheni sono morti stamane a Baghdad nell'esplosione di una bomba in un mercato di Baghdad.
Attentato anche a Bassora. Tre soldati britannici e almeno un civile iracheno sono rimasti feriti nell'esplosione di una potente bomba lasciata sul ciglio di una strada del centro di Bassora. La notizia e' stata confermata da un portavoce delle forze militari britanniche al comando della zona sud


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xander77

Reg.: 12 Ott 2002
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Da: re (RE)
Inviato: 09-05-2004 12:12  
08.05.2004 L'Unità

«Contro lo stalinismo una nuova idea di comunismo». Ingrao si unisce a Bertinotti
di gi.vi.

Si è aperto sabato mattina a Roma il congresso di Sinistra Europea, la nuova aggregazione politica che unisce i partiti della sinistra alternativa di numerosi paesi dell’Unione. Un progetto politico nel quale è fortemente impegnata Rifondazione Comunista e soprattutto il suo segretario, Fausto Bertinotti, che sarà probabilmente eletto presidente del nuovo partito. Gli altri partecipanti sono la Pds tedesca, la spagnola Izquierda unida, i partiti comunisti austriaco e belga, i greci di Synapsismos, la Sinistra del Lussemburgo e anche i comunisti francesi, della Repubblica ceca e di Slovacchia. Questi ultimi tre, tuttavia, lasciano la loro adesione in sospeso: attendono l’esito del congresso e, nel caso dei Comunisti francesi, un referendum fra gli iscritti che si svolgerà dopo le elezioni europee.

La nuova formazione politica, di cui Rifondazione Comunista farà parte, nasce da un accordo tra partiti che si definiscono di «ispirazione comunista, socialista, femminista, ambientalista». Non sarà tuttavia un partito vero e proprio, ma uno «spazio comune di iniziativa politica e non un partito di ispirazione federale; ogni partito manterrà una totale sovranità politica; si dovranno creare le condizioni affinché altri partiti progressisti possano aderire successivamente alla nuova formazione europea», ha spiegato Bertinotti.

Proprio al segretario del Prc è toccato il compito di introdurre i lavori. «Veniamo da una storia grande e terribile - ha sottolineato - andiamo verso il futuro e non ci possiamo andare senza la rottura chiara e irrevocabile con ciò che ha impedito alla nostra storia di essere per tanta parte dell'umanità una storia di liberazione. Chiamiamo tutto ciò stalinismo e con ciò dobbiamo rompere irrevocabilmente».

Proprio questo è il nodo che anima il dibattito congressuale: la critica allo stalinismo come rilettura di un secolo di comunismo e dei suoi passaggi oscuri. Una rilettura che non piace alla minoranza del Prc, alla maggioranza del Partito Comunista francese, e ai partiti dell’est europeo.

Ma Bertinotti insiste: «Si tratta di costruire un discrimine per discernere ciò che è morto e ciò che è vivo nella nostra grande e terribile storia. Dobbiamo avere chiaro che la costruzione di questa nuova soggettività politica non è il nostro fine, è il mezzo per costruire un'altra e più grande soggettività politica di cui ha bisogno il mondo: l'Europa come terra di pace e di alternativa alle politiche neoliberiste». L’obiettivo, spiega Bertinotti, è dare forza a «una nuova idea di comunismo», già nata in questi anni «prima con la revisione critica di parti importanti della nostra cultura e della nostra storia; poi con la scelta del dialogo con i movimenti, come elemento fondamentale della rifondazione del partito; e ancora con lo sviluppo delle culture della pace e della nonviolenza».

Sinistra Europea, conclude Bertinotti, non dovrà essere una «forza di nicchia, ma un nuovo soggetto politico capace di lavorare alla trasformazione della società. Ci vuole, invece, una sinistra alternativa che, ponendo con radicalità i bisogni delle masse e il bisogno di pace, abbia la capacità di influenzare l'intera sinistra». Una prospettiva nella quale si inserisce anche la nuova alleanza con l’Ulivo osteggiata dalla sinistra di Rifandazione.

Fra le prime adesioni alla nuova formazioni si notano i nomi di Nanni Balestrini, Francesco Caruso, Teresa De Sio, Carla Fracci, Massimiliano Fuksas, Augusto Graziani, Mario Monicelli, Giuseppe Patroni Griffi, Giuliano Pisapia, Paolo Rossi, Edoardo Sanguineti, Franca Valeri e Dario Vergassola. Ma l’adesione più importante è probabilmente quello di Pietro Ingrao, accolto dall’ovazione del congresso e dal saluto di Bertinotti: «Abbiamo ricevuto la benedizione di un monumento della sinistra italiana».

La nuova formazione politica sembra piacere al centrosinistra italiano, con la speranza comune di arrivare a un accordo programmatico di governo. «Da mesi abbiamo intrapreso insieme un cammino comune di costruzione di un'alternativa di governo al centrodestra – ha scritto Fassino in un messaggio a Bertinotti - Sono convinto che dobbiamo dare inizio ad una nuova fase che accrediti il centrosinistra come compagine in grado di fare fronte alle esigenze del Paese. E questo saremo in grado di farlo soprattutto dando risposta positiva alla principale richiesta dei nostri elettori, del nostro popolo, quella dell'unità».




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gatsby

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Da: Roma (RM)
Inviato: 09-05-2004 17:39  
09/05/2004 16:15


GROZNY - Almeno 14 persone sono rimaste uccise e 38 ferite nell'esplosione avvenuta oggi allo stadio di Grozny, capitale della Cecenia. Lo hanno detto fonti sanitarie e della polizia.
Nell'attacco e' stato ucciso IL PRESIDENTE FILORUSSO AKHMAD KADYROV. Il generale Valery Baranov, comandante delle forze federali in Cecenia, rimasto ferito nell' attentato e' stato operato e versa in gravi condizioni. Lo ha annunciato il ministero della sanita' cecena, precisando che Baranov e' stato posto in un reparto di rianimazione dell'ospedale della base militare russa di Khankala. Assisteva anch'egli alla cerimonia per celebrare la vittoria del 1945 sul nazismo.
Dopo l'esplosione il panico e brevi colpi d'arma da fuoco nello stadio gremito di persone che assistevano alle celebrazioni.

Il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che ''i terroristi riceveranno senza alcun dubbio l'inevitabile punizione''.
Il cremlino ha annunciato che il premier Serghiei Abramov ha assunto le funzioni di presidente della Cecenia.

Il ministero della difesa russo ha accusato la guerriglia cecena di coinvolgimento nell'episodio, che avviene quando in tutta la Russia si svolgono manifestazioni in ricordo della seconda guerra mondiale. In particolare il 9 maggio e' tradizionalmente il giorno in cui in Russia si festeggia la sconfitta del nazismo.

Cinque ''sospetti'' sono stati arrestati per l'attentato di stamani a Grozny, in cui e' stato ucciso il presidente ceceno Akhmad Kadyrov. Lo ha riferito l' agenzia Itar-Tass, citando un portavoce del ministero degli interni ceceno. Il portavoce ha affermato che i cinque ''sospetti'' sono stati arrestati dalla polizia ''un'ora dopo l'esplosione'' nello stadio Dinamo di Grozny e che i loro nomi non vengono divulgati ''nell'interesse delle indagini''. ''Gli investigatori stanno ora interrogando gli arrestati per accertare la portata del loro coinvolgimento nell'esplosione'', ha proseguito il portavoce.

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Quilty

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Inviato: 10-05-2004 18:02  
Il Rapporto della Croce Rossa sulle torture in Iraq

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Quilty

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Inviato: 11-05-2004 13:18  
Amnesty International accusa i britannici di aver ucciso iracheni inoffensivi,anche bambini

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
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Inviato: 11-05-2004 13:22  

12:22 IRAQ: RAPPORTO SHOCK DI AMNESTY, 'INGLESI HANNO UCCISO CIVILI INERMI


(Asca) - Roma, 11 mag 2004- Civili inermi uccisi in un crudele
tiro al bersaglio, ex membri del partito Baath massacrati
senza motivo, gang di criminali organizzati che operano nel
totale disinteresse delle forze della coalizione. Un rapporto
shock di Amnesty International rivolge durissime accuse alle
truppe inglesi in Iraq. In un comunicato diffuso oggi anche
sul sito internet dell'organizzazione, si sostiene che le
forze armate britanniche ''hanno ucciso dei civili iracheni,
inclusa una bambina di otto anni e l'ospite di una cerimonia
di matrimonio, in situazioni che non rappresentavano nessuna
minaccia per loro o altri''. Amnesty parla di numerosi
omicidi ingiustificati nella parte meridionale dell'Iraq, a
Bassora ed al-Amara, a danno di ex membri del partito Baath e
venditori ambulanti nelle strade, anche se ''molti casi di
civili uccisi dalle forze armate britanniche non sono stati
investigati. Le inchieste della Royal Military Police sono
coperte dal segreto e le famiglie delle vittime non ricevono
alcuna informazione su eventuali progressi''. Il
rapporto di Amnesty si basa su una ricerca fatta dai suoi
delegati a febbraio e marzo di quest'anno. L'organizzazione
ha parlato con le famiglie delle vittime e con alcuni
testimoni oculari degli omicidi, oltre che con ufficiali
della polizia irachena e personale dell''Autorita'
provvisoria. Gli episodi sono molto dettagliati. Il caso
della bambina di otto anni, Hanan Saleh Matrud, e' avvenuto
nell'agosto del 2003 e ad ucciderla sarebbe stato un soldato
della compagnia B del Primo Battaglione del Regimento Reale.
L'esercito britannico ha sostenuto che la bambina e' stata
colpita per errore da un colpo sparato per avvertimento, ma
un testimone interpellato da Amnesty ha detto che il soldato
ha preso la mira contro Hanan e l'ha colpita da una distanza
di sessanta metri. Nel gennaio di quest'anno, Ghanem
Kadhem Kati', un ragazzo di 22 anni e' stata ucciso da un
colpo sparatogli alla schiena davanti alla porta di casa
mentre celebrava un matrimonio. Soldati britannici hanno
fatto fuoco contro di lui, dopo aver sentito alcune
esplosioni, che in realta' facevano solo parte della festa.
Secondo un testimone, i soldati erano stati avvertiti che
quei colpi erano solo a scopo ''celebrativo'', ma hanno
sparato lo stesso. Il rapporto racconta anche
dell'uccisione di molte persone, soprattutto cristiani,
coinvolti nel commercio degli alcolici. Venditori provvisti
di licenza sono stati uccisi e i loro negozi chiusi. Alcune
fonti raccontano che circa 150 famiglie cristiane hanno
dovuto abbandonare Bassora, dopo che il 15 febbraio scorso
una gang di 13 uomini armati aveva sparato con dei
mitragliatori lungo la via principale della citta', zona
nella quale vengono abitualmente venduti gli alcolici,
uccidendo nove persone. Un vero raid da gangster, effettuato
senza che i soldati britannici, responsabili della sicurezza
in zona, abbiano mosso un dito.



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Quilty

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Inviato: 11-05-2004 13:27  

DURE ACCUSE DI AMNESTY AI MILITARI INGLESI

Ansa.
LONDRA - Le forze britanniche di stanza nel sud dell'Iraq si sono rese responsabili dell'uccisione di civili inermi in aperta violazione delle norme sui diritti umani e del diritto internazionale e su questi casi le indagini sono state spesso inadeguate o tenute comunque segrete.

Sono le pesanti accuse mosse al governo britannico da Amnesty International, l'organizzazione per la deifesa dei diritti umani con sede al Londra, in un rapporto pubblicato oggi in cui si afferma tra l'altro che tra le vittime figura una bambina di otto anni colpita a morte il 21 agosto dello scorso anno a Karmat Ali, nei pressi del poprto meridionale di Bassora.

Il rapporto, intitolato 'Iraq: uccisione di civili da parte delle forze britanniche e di gruppi armati', vede la luce nel pieno della tempesta politica e mediatica scatenata dalle rivelazioni sulle sevizie che le forze britanniche hanno inflitto a alcuni prigionieri iracheni e che, dopo qualche esitazione, hanno costretto il premier laburista Tony Blair a presentare pubblicamente le proprie scuse.
Amnesty spiega che il rapporto e' il risultato di un'indagine condotta sul campo a febbraio e a marzo di quest'anno. Per mettere assieme il dossier l'organizzazione ha interpellato i familiari delle vittime, testimoni oculari, agenti della polizia irachena e funzionari dell'Autorita' provvisoria della coalizione responsabili della sicurezza.
''Lo scorso 7 gennaio il sottosegretario britannico alla difesa ha affermato che 'le forze britanniche stanno lavorando assieme alla popolazione irachena per creare in clima sicuro nel pieno rispetto della legge'. Questo pero' non e' il quadro che i delegati di Amnesty hanno trovato in Iraq'', si legge. ''Lungi dall'essere liberato, il popolo iracheno continua a vivere nella paura e nell'insicurezza', aggiunge Amnesty. Nel rapporto vengono citati nove casi specifici di civili uccisi dai militari britannici in modo a quanto pare ingiustificato, senza che vi fosse per loro una situazione di pericolo.

Quello che desta maggiore impressione riguarda Hanan Saleh Matrud, la bambina di otto anni uccisa da un militare del Primo battaglione reale. Sull'accaduto, spiega Amnesty, sono state fornite versioni diametralmente opposte.
In una lettera inviata ai familiari, le autorita' militari britanniche spiegano che la bambina e' stata accidentalmente colpita da un colpo sparato in aria per disperdere una folla di manifestanti che stava lanciando pietre contro i soldati.
I congiunti della vittima negano addirittura che vi sia stata una dimostrazione e un testimone, secondo Amnesty, ha riferito che un militare sceso da un blindato ha improvvisamente aperto il fuoco contro la piccola da una distanza di 60-70 metri. Stando a un parente, inizialmente i soldati non volevano nemmo trasportarla in ospedale, dove poi e' deceduta.
Secondo il rapporto, le autorita' militari in molti casi non si sono nemmeno preoccupate di indagare sull'uccisione di civili e quando lo hanno fatto non hanno mai fatto giustizia e hanno agito in un clima di segretezza.

''Tutti governi sono tenuti ad adoperarsi per assicurare il diritto alla vita - afferma l'organizzazione - e il governo (britannico) ha il dovere di aprire un'indagine a tutto campo, competente, indipendente e imparziale, per portare in tribunale le persone su cui gravano ragionevoli indizi''.
Nel rapporto, Amnesty sottolinea anche come l'anarchia regni sovrana nel sud dell'Iraq sotto controllo britannico e come ogni giorno si registrino diversi omicidi in sanguinose faide locali che il piu' delle volte restano impunite.


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Quilty

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Inviato: 11-05-2004 13:36  

12.15 - UNICEF, DENUNCIATI ABUSI SU BAMBINI IN CARCERE. Ci sono delle denunce che parlano di abusi su bambini detenuti nelle carceri irachene, compiuti da soldati delle forze di occupazione, e l'Unicef vuole vederci chiaro. Lo ha detto il portavoce dell'organizzazione delle Nazioni unite a Ginevra, Damien Personnaz, precisando che in Iraq ci sono al momento dei rappresentanti Unicef che, però, non hanno la possibilità di entrare nelle prigioni dove gli abusi sarebbero stati commessi e denunciati nel fine settimana scorso.

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Inviato: 11-05-2004 16:45  
Comitato verità e giustizia per Genova: Iraq e Bolzaneto, governo responsabile

Il Comitato verità e giustizia per Genova, costituito dopo il G8 del 2001, chiede al vicepremier Gianfranco Fini, che ha condannato le torture in Iraq, di esprimersi «con altrettanta chiarezza, insieme ai suoi colleghi di governo, in merito alla legge per l'introduzione del reato di tortura in Italia, in ritardo di 15 anni». La presidente del comitato, Enrica Bartezaghi, madre di una manifestante picchiata a Bolzaneto dalle forze dell'ordine nei giorni del G8, ha anche accostato le torture in Iraq con quelle denunciate nella caserma di Bolzaneto. «Chi ha passato alcune ore o intere giornate nel lager di Bolzaneto - ha commentato - non dimentica le violenze, le botte, gli sputi, le minacce di morte e di stupro, così come non dimentica che nessun membro del Governo o responsabile istituzionale si è mai presentato per dire di voler far luce su quei fatti». La procura genovese si starebbe apprestando a chiedere 47 rinvii a giudizio per i fatti di Bolzaneto.

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Inviato: 11-05-2004 19:39  
19.10 - TORTURE, "GLI AMERICANI TRATTAVANO I PRIGIONIERI COME SCARAFAGGI". Pina Bruno, moglie di uno dei carabinieri morti nell'attentato alla base italiana di Nassiriya, ha raccontato al Tg3 quanto suo marito, Massimiliano, le diceva del carcere di Abu Ghraib, dove si era recato più volte, il carcere delle torture. "Mio marito - ha detto al Tg3 - ha visto questo carcere, ha visto che i detenuti venivano tenuti nudi e ha visto come li trattavano, come scarafaggi". Nenache mio marito, ha detto, "riusciva a creder a quanto aveva visto". I carabinieri, accusa Pina Bruno, sapevano delle condizioni dei detenuti iracheni in carcere. E queste informazioni, ha aggiunto, "venivano comunicate in Italia". "Siamo nel 2000 - le aveva raccontato il marito - neanche durante la prima guerra mondiale c'erano queste torture".

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Inviato: 11-05-2004 19:58  

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