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Autore Diario
Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 08-06-2004 15:11  
L'influenza dei media sull'opinione pubblica.

Gli italiani guardano la Tv e poi decidono per chi votare

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xander77

Reg.: 12 Ott 2002
Messaggi: 2521
Da: re (RE)
Inviato: 11-06-2004 13:49  
Nuova sentenza d'arresto per diffamazione a mezzo stampa
«Basta: torno in Italia per farmi arrestare»
Il giornalista e senatore forzista, Lino Jannuzzi, è a Parigi: partirà sabato. Pera: «E' una vicenda sconcertante»

Lino Iannuzzi (foto Ansa)
ROMA - Una nuova sentenza d'arresto per il giornalista e senatore forzista, Lino Jannuzzi, condannato a 2 anni e 5 mesi per reati di diffamazione a mezzo stampa commessi nella sua qualità di giornalista. La sentenza, depositata dal Tribunale di sorveglianza di Napoli, è stata resa pubblica dallo stesso giornalista, attualmente a Parigi per aver seguito la riunione dell'assemblea dell'Unione europea occidentale.

«TORNO» - «Sabato prossimo tornerò in Italia per farmi arrestare: basta con questa buffonata». E' il commento secco dello stesso Jannuzzi, che sabato prossimo dopo aver preso il volo Alitalia delle 9,25 da Parigi atterrerà a Roma-Fiumicino alle 10,20. In questo modo Jannuzzi farebbe suo il consiglio di Francesco Cossiga che già un anno e mezzo fa, in occasione della prima sentenza d'arresto, gli aveva suggerito di rientrare in Italia.

LA SENTENZA - Lo stesso senatore di Forza Italia ha poi ricordato come la sentenza di arresto fu sospesa in quell'occasione dal Procuratore generale di Napoli dopo aver preso atto che Jannuzzi è componente dell' Assemblea del Consiglio d' Europa, oltre che senatore. Come ha spiegato sempre l' interessato motivi tecnico-giuridici hanno impedito questa volta l' intervento del procuratore generale di Napoli per la sospensione della sentenza d' arresto. Jannuzzi ha quindi deciso di seguire il corso della sentenza.

COSSIGA - Francesco Cossiga approva la decisione di Jannuzzi, allargando il campo a commenti sulla magistratura in generale: «Quando gli attentati ai vicepresidenti del Consiglio vengono considerati un pò meno che innocenti fuochi di artificio e i reati di stampa finiscono con l'essere considerati più pericolosi che gli attentati agli studi dei ministri o a centri elettorali dei candidati sindaci, l'ordine di arresto nei confronti del giornalista Lino Jannuzzi è il segno di quanto poco la magistratura italiana abbia in considerazione la libertà di stampa e per quello che significa essa per la democrazia, poco conto della democrazia "tout court"».

REAZIONI - Non sono naturalmente mancate le reazioni nel mondo sia politico che istituzionale. A cominciare dalle più alte cariche dello Stato, come il presidente del Senato, Marcello Pera: «Apprendo con stupore la notizia del possibile arresto del senatore Lino Jannuzzi a seguito di una decisione del tribunale di sorveglianza di Napoli, e la vicenda è tanto più sconcertante perché si tratta di condanna per reati di opinione e perché il senatore Jannuzzi gode anche dell'immunità del Consiglio d'Europa e dell'Unione europea occidentale, di cui è membro». Infine ricorda Pera: «La presidenza del senato aveva già sottoposto il problema a questi organismi nel novembre 2002 e la procedura si era arrestata, ora sottoporrò nuovamente l'intera questione alla giunta per le elezioni del senato e investirò del caso i presidenti dei due organismi europei».

VENDETTA - «Sarebbe risibile se dovesse andare in carcere, non solo perchè ha 76 anni, ma perchè il suo è un reato di opinione». Così il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, che apprende dai giornalisti in una conferenza stampa la notizia della decisione del Tribunale di sorveglianza di Napoli. «Non conosco i motivi della condanna - ha aggiunto Fini - e bisognerebbe andare a vedere che cosa scrisse, ma in un Paese dove in carcere i delinquenti spesso non ci sono, l'arresto di Jannuzzi griderebbe vendetta».

L'OPPOSIZIONE - «Siamo al limite della follia» E' il commento secco di Sandro Battisti, senatore della Margherita. «Mi preme sottolineare che ci troviamo di fronte a un problema che al momento non può trovare una soluzione - ha proseguito il senatore - se prima non si depenalizzano i reati di opinione, e in particolare quello di diffamazione a mezzo stampa»

GIUSTIZIA E DIFFAMAZIONE - La Quercia, attraverso le parole di Anna Finocchiaro, responsabile Giustizia per i Ds, sposta l'attenzione sul testo riguardante la diffamazione. «Il testo messo a punto dalla relatrice Bertolini sulla diffamazione, ma siamo disponibili a confrontarci per giungere ad un testo concordato». Per la Quercia, i punti cardine delle nuove norme sono due: un forte rilievo da attribuire alla rettifica e pene accessorie decisamente scoraggianti. «Siamo d' accordo, il carcere è da evitare. La diffamazione può raggiungere forme anche molto gravi, può essere usata in modo calunnioso o ricattatorio, ma resta un reato d' opinione - ha aggiunto Finocchiaro - e proprio perchè il carcere è da eliminare, le sanzioni devono essere efficaci, come l' interdizione dal lavoro».



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"Quando sarò grande non leggerò i giornali e non voterò. Così potrò lagnarmi che il governo non mi rappresenta. Poi quando tutto andrà a scatafascio, potrò dire che il sistema non funziona e giustificare la mia antica mancanza di partecipazione"

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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 11-06-2004 13:59  
La curiosità è d'obbligo:

ma che aveva detto o scritto?
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Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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ECHOES

Reg.: 23 Set 2003
Messaggi: 129
Da: ANCONA (AN)
Inviato: 16-06-2004 16:12  
IL RAPPORTO
Nessun legame tra Al Qaeda e l'Iraq nelle stragi del 2001

La Commissione sull'11/9 smentisce Bush
Si legge nel rapporto: difesa aerea Usa «disastrosamente impreparata». Reazioni «lente e confuse» dalla Casa Bianca
WASHINGTON (USA) - E' oramai scontro tra il presidente Usa George W. Bush e la Commissione indipendente chiamata ad indagare sulle stragi dell'11 settembre 2001 a New York e Washington.

IL PARERE - Per la Commissione infatti «non c'è prova credibile» che l'Iraq e Al Qaeda abbiano cooperato per attaccare gli Stati Uniti. Esattamente il contrario di quanto sostenuto martedì dal capo dello Stato americano.
Le conclusioni della commissione sull'11 settembre 2001 sono contenute in un rapporto basato sulla ricerca e su interviste condotte dallo staff. Nel rapporto si afferma anche che Osama Bin Laden esplorò una possibile collaborazione con Saddam Hussein, pur essendo contrario al regime secolare del leader iracheno. Il capo della rete di al Qaida ebbe un incontro con un alto esponente dell'intelligence del regime di Baghdad nel 1994, si legge nel rapporto. «Bin Laden chiese spazi per campi di addestramento, ma l'Iraq in apparenza non si rese mai disponibile». Il legame tra Iraq e al Qaida era stato ribadito ancora ieri da Bush. Abu Musab al Zarqawi «è la prova» delle connessioni tra Saddam Hussein e la rete terroristica al Qaida che fa capo a Osama bin Laden, aveva detto il capo della Casa Bianca.
DIFESA AEREA IMPREPARATA - Secondo la Commissione inoltre la difesa aerea del territorio degli Stati Uniti era «disastrosamente impreparata» agli attacchi e l'11 settembre reagì in modo «lento e confuso»: l'ordine del vice presidente Dick Cheney, che autorizzava l'abbattimento degli aerei dirottati, raggiunse i piloti dei caccia quando il quarto aereo era già precipitato in Pennsylvania, in seguito ad una lotta fra alcuni passeggeri e i dirottatori.

16 giugno 2004 - Corriere.it


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....You piper,you prisoner and shine

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 17-06-2004 11:26  
Iraq: la strage delle reclute per la Difesa

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stilgar

Reg.: 12 Nov 2001
Messaggi: 4999
Da: castelgiorgio (TR)
Inviato: 21-06-2004 22:00  
Berlusconi afferma ce molte delle schede di Forza Italia sono state cancellate da un esercito di comunisti.


SESTO SAN GIOVANNI - "E' indegno ciò che accade nei seggi elettorali dove vengono cancellate schede elettorali a nostro favore e attribuite a loro". Dal palco di Sesto San Giovanni Silvio Berlusconi lancia l'allarme "brogli". Un vero e proprio teorema che il premier vede architettato da "un esercito di professionisti del centrosinistra a danno dei nostri dilettanti, che puntualmente vengono fatti fessi".

Dopo la sconfitta elettorale, i quattro milioni di voti persi e le tensioni che percorrono la sua maggioranza, Berlusconi torna a ripetere concetti più volte esposti. La stampa "ostile", la sinistra "illiberale", gli alleati che non lo fanno lavorare in santa pace. Le due Italie, insomma: "Una di persone perbene come noi e una di persone come loro. Non possiamo correre il rischio di lasciare il paese in mano a persone come loro". Dove per loro si intende l'opposizione. Ed ancora: "Siamo scesi in campo perché eravamo preoccupati che l'Italia potesse finire in mani illiberali e di forze autoritarie. Le ragioni delle nostre preoccupazioni, avendo a che fare con queste persone non sono venute meno".

Poi il premier passa in rassegna un altro tema a lui consueto. Quello della stampa "ostile" che nasconderebbe "le tante cose fatte" dal governo. Di più. Tenderebbe veri e propri "agguati" al premier. Un esempio? Il comizio davanti al seggio fatto dal premier il giorno del voto. "Quello è stato un agguato preordinato. Mi hanno fatto delle domande, e io cortesemente ho risposto. Sui giornali, tutti i titoli sono stati 'Comizio di Berlusconi ai seggi' - afferma il premier - Quello non era un comizio perché non c'era nessun elettore, in quanto la polizia, sbagliando, li ha tenuti lontani, anche se sarebbe stato meglio che qualche parolina l'avessero sentita".

Solo un accenno alle difficoltà interne al governo. E naturalmente all'insegna dell'ottimismo. "Sulla riduzione fiscale troveremo sicuramente un accordo", dice Berlusconi. Che dedica solo un accenno paternalistico alle frizioni interne. "Sono come un padre di famiglia - spiega il presidente del Consiglio - e se voglio rimbrottare un figliuolo, chiudo la finestra, lo richiamo e gli chiedo conto della marachella e magari gli dò un scappellotto affettuoso. Così dovrò fare io con i miei compagni di governo".


(21 giugno 2004)

da Repubblica.it



Inizia a essere preoccupante...
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Profundis - L'anima nera della rete

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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 27-06-2004 12:08  
Cinema: Usa, 'Fahrenheit 9/11' primo al box-office
(ANSA) - WASHINGTON, 26 GIU - Il documentario 'Fahrenheit 9/11' e' balzato al primo posto del box-office Usa all'esordio nei cinema americani.Il film anti-Bush del regista Michael Moore che ha trionfato a Cannes ha incassato 8,2 milioni di dollari venerdi', ottenendo una media di 9,447 dollari di incasso nelle 868 sale dove e' proiettato. Il film comico 'White Chicks', maggior rivale del documentario di Moore, ha incassato venerdi' 6,7 milioni di dollari con una media di 2,480 dollari a sala.



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Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 28-06-2004 17:12  
Iraq: ha giurato il nuovo governo
(ANSA) - BAGHDAD, 28 GIU - Ha giurato il nuovo governo dell'Iraq, al quale e' stata passata la sovranita' oggi con un giorno di anticipo. Il primo a prestare giuramento davanti ad un giudice e' stato il presidente Ghazi al Yawar, seguito poi dal premier Ayad Allawi e dagli altri membri del governo, nel corso di una cerimonia che sancisce legalmente l'esecutivo di transizione al quale e' stata passata la sovranita' oggi dalle forze di occupazione.
2004-06-28 - 14:00:00



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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 26-08-2004 21:21  
Riprendiamo un poco il diario:
26/08/2004 18:36

AEREI CADUTI IN RUSSIA, GLI ESPERTI CONVINTI 'E' TERRORISMO'
MOSCA - L'ombra del terrore dietro la duplice catastrofe aerea di martedi' scorso: per molti analisti politico-militari russi piu' che un sospetto e' ormai quasi una certezza. E i dubbi sono pochi anche sull'ipotetica matrice cecena, che appare ai piu' verosimile, sebbene non manchino coloro che si spingono a evocare altri possibili scenari: fino a far balenare il fantasma di Al Qaida in una sorta di rappresentazione russa - in scala - dell'11 settembre.

''A confermare la versione del terrorismo sono molte circostanze'', spiega all'Ansa Viktor Miasnikov, vicedirettore di 'Voiennoe Nezavisimoie Obozrenie', pubblicazione specializzata in questioni di sicurezza e difesa. ''Entrambi i Tupolev - sottolinea - sono partiti dall'aeroporto moscovita di Domodiedovo, volavano nella stessa direzione e si sono schiantati al suolo a pochi secondi uno dall'altro: se si fosse trattato di un incidente saremmo di fronte a una coincidenza che non ha precedenti nella storia mondiale dell'aviazione''.

Secondo Miasnikov, la disposizione dei rottami degli aerei avvalora l'ipotesi di un'esplosione ad alta quota. ''Se si fosse trattato di un problema tecnico e i motori avessero smesso di funzionare - sostiene - i Tupolev non si sarebbero disintegrati in volo a un'altezza di 9-10.000 metri, come invece indica la dispersione dei loro frammenti: inoltre, nel caso di un guasto, gli aerei non sarebbero scomparsi improvvisamente dagli schermi radar dei controllori di volo''. Miasnikov esclude l'ipotesi del carburante difettoso - ''a Domodiedevo tutti gli aerei sono riforniti da una sola cisterna'', osserva - e quella di errori umani catastrofici nella fase piu' tranquilla del volo: una eventualita' ''giudicata impossibile da tutti i piloti''. A rimanere in piedi e' dunque solo la pista del terrore. ''Le tracce dell'attentato portano in Cecenia, ci sono pochi dubbi'', afferma Miasnikov. Anche se l'idea di un qualche coinvolgimento di Al Quaida non e' esclusa a priori.

''La presenza della rete di Osama Bin Laden nei boschi del Caucaso russo e' stata gia' accertata'', dice Miasnikov, secondo cui ''cellule locali della multinazionale del terrore wahabita potrebbero d'altronde avere agito d'intesa con la guerriglia separatista cecena''. O con i suoi esponenti piu' radicali. In un puzzle in cui sono ancora molti i pezzi mancanti, quel che e' certo e' che i servizi segreti russi (Fsb) hanno accuratamente evitato di rilasciare finora dichiarazioni eccessivamente allarmanti e definitive. ''La parola terrorismo e' stata messa al bando ancora prima che fosse completata l'analisi dei frammenti dei Tupolev'', rileva Miasnikov. ''I servizi - prosegue - vogliono evitare il ripetersi del panico dell'ottobre 2002, quando a Mosca i terroristi si impadronirono del teatro 'Dubrovka': l'Fsb sa bene che qualora l'ipotesi attentati trovasse conferme ufficiali la popolarita' di Putin potrebbe uscirne malconcia''.

In questi giorni drammatici, non manca del resto chi denuncia apertamente l'inadeguatezza delle misure di sicurezza in Russia, malgrado gli slogan del Cremlino. ''La nostra polizia e' la stessa dei tempi sovietici e la polizia sovietica non e' mai stata capace di difendere nessuno'', sostiene l'accademico Aleksandr Sharavin, direttore dell'Istituto di analisi politico-militari di Mosca. ''L'accento quasi esclusivo posto da Putin sul consolidamento del potere dello Stato -rincara la dose lo studioso- ha inoltre effetti controproducenti: invece di aumentare la sicurezza del Paese determina una maggiore passivita' dei cittadini, che non si sentono parte in causa della lotta al terrore''. ''Una lotta - Sharavin ne e' convinto - che puo' essere vinta al contrario solo col contributo attivo della societa' civile''.




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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
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Da: Roma (RM)
Inviato: 27-08-2004 08:16  
26/08/2004 23:45

IRAQ: UCCISO IL GIORNALISTA BALDONI
Il giornalista Enzo Baldoni e' stato ucciso. A rivelarlo nella tarda serata di ieri e' stata la tv qatariota Al Jazira, che non ha comunque mandato in onda il video dell'uccisione dell'ostaggio italiano 'per rispetto dei sentimenti degli spettatori' e perche' ritenuto 'troppo cruento'.

A giustiziare il freelance italiano e' stato il sedicente Esercito Islamico in Iraq. Secondo quanto si e' appreso, nel video ci sarebbero immagini confuse di una colluttazione conclusasi con l'uccisione dell'ostaggio mediante colpo di arma da fuoco.
''Ci sono immagini agghiaccianti'', ha detto una fonte italiana che ha visionato in Qatar il video pervenuto all'emittante televisiva.

Intanto la Farnesina ha fatto sapere che a comunicare la notizia ai familiari e' stato lo stesso responsabile dell'Unita' di crisi del ministero degli Esteri che avrebbe chiamato il fratello di Enzo Baldoni, Sandro, per informarlo di quanto riferito da Al Jazeera.

Precedentemente si era saputo il padre di Enzo, Antonio, aveva appreso la notizia della morte del figlio attraverso un telegiornale. Il figlio di Baldoni, poi, avrebbe voluto sapere quale canale aveva dato la notizia.

La Procura di Roma chiedera' al Qatar di poter acquisire il video in cui viene mostrata l'esecuzione.
Il capo del pool antiterrorismo della capitale, Franco Ionta, aveva gia' chiesto al Qatar di fornire il video dell'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi ma nessuna risposta e' giunta finora dal paese che ospita la televisione Al Jazeera che ha dato nei mesi scorsi la notizia dell'esecuzione di Quattrocchi.

IL COMUNICATO - ''L'Esercito Islamico in Iraq annuncia di aver giustiziato l' ostaggio italiano rapito in Iraq, su ordine del suo legittimo tribunale''. ''L'Esercito annuncia che l' esecuzione dell'italiano risponde al rifiuto del governo italiano di ritirare i suoi soldati dall' Iraq entro 48 ore''.





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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
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Da: Roma (RM)
Inviato: 29-08-2004 10:03  
DOHA - I due giornalisti francesi dispersi da piu' di una settimana in Iraq sono stati rapiti da un gruppo integralista, l'ormai famigerato 'Esercito islamico in Iraq', che ha dato 48 ore al governo di Parigi per revocare una nuova legge che bandisce il velo islamico nelle scuole pubbliche.
L'annuncio del rapimento e' stato dato dalla televisione satellitare del Qatar Al Jazira, che ha mostrato due brevi sequenze nel quale compaiono i due giornalisti, Christian Chesnot e Georges Malbrunot. I due uomini affermano di essere stati presi in ostaggio dal 'Esercito islamico in Iraq', il medesimo gruppo che ha assassinato il giornalista italiano Enzo Baldoni dopo averlo sequestrato.
Secondo Al Jazira, i rapitori esigono che ''la Francia revochi, entro 48 ore, la legge che vieta l'uso del velo ''islamico nelle scuole pubbliche'', sottolineando che ''tale legge e' un'ingiustizia e un'aggressione nei confronti della religione islamica e delle liberta' individuali''. L'emittente non ha precisato se il gruppo ha minacciato di uccidere i due ostaggi se la Francia non accettera' la loro richiesta.
Nel video uno dei due giornalisti, Christian Chesnot, che indossa una maglietta grigia, afferma in un arabo approssimativo. ''Siamo con i fratelli dell'Esercito islamico in Iraq''. ''Io vorrei dire innanzitutto ai miei familiari che va tutto bene'', ha detto dal canto suo in francese Georges Malbrunot.
A Parigi, un portavoce del ministero degli esteri francese ha dichiarato alla Reuters: ''Non abbiamo nulla da dire. Stiamo cercando di analizzare le informazioni che abbiamo ottenuto nello stesso modo in cui le avete avute voi''.
Chesnot, collaboratore delle radio pubbliche Radio France e Radio France Internationale (Rfi), e Malbrunot, inviato speciale del quotidiano Le Figaro e del giornale regionale Ouest-France, sono scomparsi il 20 agosto. Quel giorno dovevano trasferirsi da Baghdad alla citta' santa sciita di Najaf, nel centro del Paese, dove erano in corso feroci combattimenti tra le forze americane e le milizie dell'imam ribelle Moqtada Sadr. Ma non e' affatto certo che siano arrivati a destinazione: nessuna loro traccia e' stata trovata nei due piccoli hotel frequentati dai giornalisti, nessun collega a Najaf li ha visti.
Ieri il redattore capo della cronaca estera di Le Figaro, Pierre Rousselin, aveva ipotizzato che i due fossero stati ''rapiti per errore''. ''Forse i rapitori non sapevano che erano giornalisti e di nazionalita' francese?'', si era chiesto, alludendo al fatto che la Francia, a differenza della Gran Bretagna, dell'Italia e di altri Paesi alleati degli Stati Uniti, non ha inviato un contingente militare in Iraq.
Quando l' 'Esercito islamico in Iraq' ha rivendicato il rapimento di Baldoni, martedi' scorso, ha imposto all'Italia un ultimatum di 48 ore per ritirare le proprie truppe dall'Iraq. Scaduto il termine, giovedi' sera, Al Jazira ha annunciato l'uccisione del giornalista italiano.
Con i suoi cinque milioni di musulmani, la Francia e' il Paese europeo con la piu' vasta popolazione islamica. La legge sul velo islamico - approvata dal Parlamento francese nel marzo scorso- proibisce l'esibizione ostentata di simboli religiosi -non solo il velo islamico, ma anche grandi croci, kippah ebree, turbanti- nelle scuole pubbliche del paese, in nome del principio della laicita'.
Il provvedimento, che ha destato aspre proteste tra i musulmani - in Francia e in altri Paesi - sara' applicata a partire dall'inizio dell'anno scolastico, in settembre.

CALMA A NAJAF, MA NON NEL RESTO DEL PAESE
Dopo aver subito tre settimane di bombardamenti incrociati, Najaf e' tornata oggi lentamente alla vita e ha ricevuto anche la visita di una squadra di ministri del governo Allawi, desiderosi di verificare gli enormi danni inflitti alla citta' santa e programmare gli interventi necessari, ma anche di rendere omaggio al grande ayatollah Ali Sistani, il cui intervento ha evitato all'ultimo momento un bagno di sangue che ormai sembrava inevitabile. La grande moschea e' tornata nelle mani delle autorita' religiose, che hanno a loro volta iniziato una verifica dei danni e l'inventario dell'enorme tesoro custodito nei sotterranei del mausoleo dell'imam Ali, che si teme sia stato in parte trafugato. Nelle strade, dove gli abitanti della citta' hanno iniziato a rimuovere le macerie, non si sono visti i miliziani del giovane leader sciita ribelle Moqtada Sadr e anche i ministri giunti da Baghdad hanno confermato che di armi nella moschea - che il governo conta di riaprire al pubblico entro 10 giorni - non ce ne sono piu'. Guidata dal ministro senza portafogli Kasim Daoud, la delegazione di cinque membri del governo e' giunta a Najaf a bordo di due elicotteri Black Hawk americani e ha attraversato la citta' scortata da molte auto della polizia. ''Siamo venuti a Najaf per consolidare l'accordo di pace che abbiamo raggiunto e per congratularci con il grande ayatollah Ali Sistani'' per il successo della sua mediazione, ha detto Daoud. L'incontro con l'anziano leader spirituale sciita e' durato una ventina di minuti, nel corso dei quali i ministri hanno assicurato a Sistani che ''la ricostruzione di Najaf sara' una delle priorita' nel budget del governo''. Sistani ha oggi accolto nella sua casa anche la Marjaiya, la direzione religiosa sciita, che ha ribadito di essere contraria alla lotta armata contro l'occupazione americana, secondo quanto riferito un portavoce di uno dei quattro grandi ayatollah iracheni al termine dell'incontro. Ma se a Najaf e' tornata la calma e si sono svolte riunioni finalizzate a rafforzare la pace, nel resto del Paese ci sono stati numerosi episodi di violenza e anche la crisi degli ostaggi ha registrato nuovi drammatici sviluppi. A Falluja, la turbolenta citta' del triangolo sunnita, l' aviazione americana ha compiuto la notte scorsa un ennesimo raid. Il bilancio, secondo fonti ospedaliere, e' di cinque persone uccise e 32 ferite. A Baquba, non lontano da Falluja, sei agenti di polizia sono stati uccisi e undici persone ferite, fra cui nove poliziotti, in un attacco armato contro un posto di blocco. Nella capitale gli scontri peggiori ci sono stati nel degradato quartiere sciita, Sadr City, dove cinque persone sono morte. Un colpo di mortaio caduto nei pressi della sede del comitato olimpico ha inoltre ucciso altre due persone. E mentre ancora permangono molti misteri sul rapimento e la tragica fine di Enzo Baldoni, un egiziano e' stato ucciso e un altro rapito nella citta' di Baiji, la stessa dove ieri sono stati rinvenuti i corpi di due lavoratori turchi sequestrati da un gruppo islamico. La ditta turca che dava lavoro a quelli che si ritiene siano i due uccisi, la Usluer-Sa/Ra, impegnata nella ricostruzione della rete elettrica irachena, aveva annunciato due giorni fa la fine delle sue attivita' in Iraq. Evidentemente non e' bastato. Il sito internet di Ansar al-Sunna, considerato vicino ad al Qaida, ha inoltre mostrato un video nel quale si vedono 12 nepalesi tenuti in ostaggio che sostengono di esser venuti a lavorare in Iraq perche' indotti in errore dalle ''menzogne americane''. Intanto, le perdite americane in Iraq dall'inizio della guerra sono salite ad almeno 971 militari e quelle della coalizione ad almeno 1098.


28/08/2004 23:00





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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
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Da: milano (MI)
Inviato: 15-09-2004 17:55  
USA/IRAQ
L'anima nera: un Negroponte per Baghdad

NOAM CHOMSKY

Un principio morale che non deve provocare controversie è quello dell'universalità: dobbiamo applicare a noi gli stessi standard che applichiamo agli altri. E, sicuramente, con più zelo. In generale, se gli stati hanno il potere di agire con impunità, rifiutano i principi morali, dato che sono loro che stabiliscono le regole. Questo è un nostro diritto se ci consideriamo esenti dal principio di universalità. E lo facciamo costantemente. Tutti i giorni sorgono nuovi esempi. Soltanto il mese scorso, John Negroponte (nella foto Ap) è arrivato a Baghdad come ambasciatore degli Stati uniti in Iraq, per guidare la missione diplomatica più grande del mondo. La sua intenzione era consegnare la sovranità agli iracheni al fine di mettere in pratica la «missione messianica» di George W. Bush di istaurare la democrazia in Medio Oriente e nel mondo. Al meno è quello che ci è stato solennemente detto.

Nessuno però può trascurare un orribile precedente: Negroponte imparò il suo mestiere di ambasciatore degli Stati uniti nell'Honduras degli anni `80, durante la prima guerra contro il terrorismo che i sostenitori di Ronald Reagan dichiararono in Centramerica e in Medio Oriente.

In aprile, Carla Anne Robbins, del Wall Street Journal, ha scritto un articolo sulla nomina di Negroponte in Iraq, dal titolo «Un proconsole moderno». In Honduras, Negroponte era conosciuto come «el procónsul», titolo dato ai potenti governanti dell'epoca coloniale. Là era a capo della seconda ambasciata più grande dell'America latina, dov'era insediata anche la più grossa sede al mondo, in quell'epoca, della Cia. E non era perché l'Honduras fosse il centro del potere mondiale.

Robbins ha sottolineato che Negroponte era stato criticato da attivisti di organismi di difesa dei diritti umani per avere «coperto gli abusi dell'esercito honduregno», eufemismo per riferirsi al terrorismo di Stato su grande scala, al fine di «assicurare il flusso degli aiuti statunitensi» a quel paese vitale in quanto «base per la guerra occulta del presidente Reagan contro il governo sandinista del Nicaragua».

La guerra occulta fu scatenata dopo che la rivoluzione sandinista prese il controllo del Nicaragua. Il timore di Washington era che nel paese centramericano potesse nascere una seconda Cuba. In Honduras, il compito del proconsole Negroponte era di curarsi delle basi in cui un'esercito di mercenari terroristi, i contras, veniva addestrato, armato e inviato a sconfiggere i sandinisti. Nel 1984, il Nicaragua rispose in modo corretto, come uno Stato rispettoso della legge: portò il caso contro gli Stati uniti alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja.

La corte ordinò agli Stati uniti di smettere con «l'uso illegale della forza», oppure, per dirla in parole chiare, con il terrorismo internazionale contro il Nicaragua , e di pagargli sostanziosi risarcimenti. Ma Washington ignorò la Corte e poi pose il veto a due risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite nelle quali si appoggiava la decisione e si esigeva che tutti gli stati rispettassero la legge internazionale.

Il consulente legale del Dipartimento di Stato, Abraham Sofaer, spiegò la logica della Casa bianca. Dal momento che la maggior parte del mondo «non condivide il nostro punto di vista», dobbiamo «riservarci il potere di decidere» come agiremo e quali problemi «spettino essenzialmente alla giurisdizione degli Stati uniti, così come decidano gli stessi Stati uniti». In questo caso, le operazioni in Nicaragua condannate dalla Corte.

Il disprezzo di Washington per il verdetto della Corte e la sua arroganza verso la comunità internazionale sono forse rilevanti in relazione all'attuale situazione in Iraq.

La campagna nel Nicaragua lasciò una democrazia succube a un prezzo incalcolabile. Le morti dei civili sono state calcolate in decine di migliaia. Secondo Thomas Carothers, importante storico specializzato nei processi di democratizzazione in America latina, il numero dei morti «è in proporzione molto più alto del numero di statunitensi morti durante la guerra civile negli Stati uniti e in tutte le guerre del XX° secolo messe assieme».

Carothers scrive dal punto di vista di conoscitore profondo, oltre che erudito, dato che lavorò al Dipartimento di Stato nell'epoca di Reagan durante il programma di «rafforzamento della democrazia» in America centrale.

I programmi dell'era di Reagan sono stati «sinceri», anche se «fallirono», secondo Carothers, dato che Washington poteva tollerare soltanto «cambiamenti democratici molto limitati e dal alto verso il basso, al fine di non mettere in pericolo le strutture tradizionali del potere con cui gli Stati uniti erano alleati da molto tempo». Si tratta di una familiare inibizione storica nella ricerca di miraggi di democrazia, che gli iracheni sembrano capire anche se noi non lo facciamo.

Attualmente il Nicaragua è il secondo paese più povero dell'emisfero (prima di Haiti, altro principale obiettivo degli interventi militari statunitensi durante il secolo XX).

Circa il 60% dei bambini nicaraguensi al di sotto dei due anni sono affetti da anemia a causa della denutrizione. Uno dei più cupi indicatori di quella che si considera una vittoria della democrazia.

Il governo di George W. Bush assicura di voler portare la democrazia in Iraq, utilizzando lo stesso esperto funzionario che utilizzò in Centramerica.

Durante le sedute per la conferma di Negroponte, la campagna terroristica internazionale in Nicaragua è stata ricordata solo di passaggio, ma non è stata considerata di particolare importanza, grazie al fatto, sembra, che noi siamo gloriosamente esenti dal principio di universalità.

Diversi giorni dopo la designazione di Negroponte, l'Honduras ha ritirato il suo piccolo contingente militare dall'Iraq. Sarà stata una coincidenza. O forse gli honduregni si sono ricordati di qualcosa del periodo nel quale Negroponte lavorò lì. Qualcosa che noi preferiamo dimenticare.


Il Manifesto
15/9/2004

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misterx76

Reg.: 12 Gen 2004
Messaggi: 2312
Da: carsoli (AQ)
Inviato: 16-09-2004 02:13  
MOANA POZZI, CHIESTE NUOVE INDAGINI SULLA SUA MORTE

ROMA - La procura della Repubblica di Roma e' stata sollecitata ad interessarsi nuovamente delle circostanze in cui sarebbe avvenuta, esattamente 10 anni fa, il 16 settembre del 1994, la morte della pornostar Moana Pozzi, deceduta, a quanto pare, per un tumore in un ospedale di Lione, in Francia. A chiedere l' apertura di una nuova indagine sul caso e' l' editore Brunetto Fantauzzi che aveva pubblicato un libro sulla vita dell' attrice e deteneva i diritti su alcune pubblicazioni di Moana.

In un esposto inviato ai magistrati di Piazzale Clodio, Fantauzzi ed il suo avvocato, Vittorio Podesta', sostengono che, dieci anni dopo, restano dubbi e perplessita' sulle reali circostanze della morte. In particolare, affermano di poter dimostrare che nessuno ebbe mai modo di vedere il cadavere della Pozzi, tranne la mamma e la sorella, secondo le quali il corpo sarebbe stato cremato e le ceneri sparse sul monte Cervino, secondo quella che era la volonta' dell' attrice. L' avvocato Podetsa' e Fantauzzi ricordano inoltre che nessun responsabile dell' ospedale francese ha mai confermato queste circostanze, ne' mai si sono svolti funerali. Il legale e l' editore, peraltro, non esitano a ventilare un' ipotesi formulata fin dopo la scomparsa di Moana Pozzi, quella secondo la quale la stessa pornodiva abbia inscenato la 'morte' per 'poter tagliare i ponti con il passato' e rifugiarsi in una localita' segreta.

[ansa]15/09/2004 19:34

_________________
...due volte già cadeste senza cavarne frutto, badate un 3° fulmine vi annienterà del tutto!!!

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 18-09-2004 12:44  
Esteri

17 set 03:07 Iraq: nessuna arma di distruzione di massa durante il regime di Saddam Hussein


IRAQ - Con un rapporto di 1.500 pagine, gia' anticipato in Gran Bretagna, il capo dell'Iraq Survey Group, Charles Duelfer, smentisce l'esistenza delle armi di distruzione di massa nell'Iraq di Saddam Houssein, la cui presunta minaccia fu uno dei motivi a giustificare l'attacco militare americano iniziato nel marzo del 2003. Secondo Duelfer, il dittatore iracheno aveva intenzione di rilanciare i suoi programmi in futuro, dal momento che aveva iniziato ad importare dalle Nazioni Unite materiali proibiti all'Iraq e a lavorare nel tentativo di migliorare i propri missili. (Agr)
Corriere della Sera

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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 23-09-2004 11:18  
ROMA - Con un comunicato diffuso via Internet, un gruppo islamico afferma di aver ucciso le due operatrici umanitarie italiane Simona Pari e Simona Torretta, entrambe di 29 anni, sequestrate in Iraq il 7 settembre, per punire il governo italiano che non ha ritirato le sue truppe dal Paese. Il comunicato, diffuso su un sito raramente usato dai gruppi fondamentalisti, e nel quale i nomi delle due volontarie italiane non sono mai nominati esplicitamente, e' all'esame dell'intelligence, e al momento non vi e' alcun riscontro della notizia.

Molti sono i dubbi espressi al momento sulla notizia da ''Un ponte per...'', l'organizzazione delle due volontarie, e da altre ong, come Intersos, mentre Palazzo Chigi invita alla ''massima cautela'' in attesa di eventuali riscontri.

Il comunicato, comparso poco prima dell'alba nel mondo arabo e verso mezzanotte e mezza in Italia, e' firmato 'Organizzazione della Jihad (guerra santa)', un nome simile a quell' 'Organizzazione della Jihad islamica' che il 12 settembre sul sito web 'Yaislah.org', aveva dato un ultimatum di 24 ore al ''governo di Berlusconi'' per ritirare i soldati italiani (circa 3000 uomini) dall'Iraq, affermando che altrimenti avrebbe ''eseguito la sentenza di Dio che sara' lo sgozzamento, se Dio lo vuole dei due ostaggi italiani''.

''Nel nome di Dio il mericordioso, il compassionevole. Lode a Dio... noi della Organizzazione della Jihad annunciamo che il verdetto di Dio e' stato eseguito per i due prigionieri italiani tramite scannamento, dopo che il governo italiano guidato dal vile (primo ministro Silvio) Berlusconi non ha assolto la nostra unica condizione di ritirarsi dall'Iraq. Mettiamo in guardia il governo italiano che continueremo a colpire, e colpire, ogni singolo straniero in Iraq. E non ci arrenderemo e non rinunceremo fino a quando non avremo scavato le vostre tombe in ogni centimetro (pollice) della terra irachena....'', afferma il comunicato pubblicato oggi sul sito 'www.openforum.ws/vb/showthred.php?t=12529'.

Il comunicato non fa alcun accenno ai due operatori umanitari iracheni, Raed Ali Abdul Aziz (32 anni) e Mahnaz Bassam (29 anni), prelevati con le italiane da un commando ben armato e ben organizzato, in pieno giorno, dall'ufficio della Ong 'Un ponte per... ' nel centro di Baghdad.

In ambienti di Palazzo Chigi si sottolinea come al momento non vi sia alcun riscontro che confermi la notizia della morte dei due ostaggi italiani. Inoltre si ritiene che la fonte che ha dato la notizia sia poco attendibile e non escludono che si possa trattare, come e' successo altre volte in passato, di una provocazione.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e' stato immediatamente informato dell'annuncio e sta seguendo l'evolversi della situazione, i suoi piu' stretti collaboratori, compresi i sottosegretari Letta e Bonaiuti, e la Farnesina.

Il ministro degli esteri italiano Franco Frattini ha saputo della notizia a New York, dove si trova per l'Assemblea generale dell'Onu, ed e'in costante contatto con la Farnesina.

''Grandi dubbi'' sono stati espressi da 'Un ponte per'. In un messaggio intitolato ''Una lunga notte'', l'organizzazione sottolinea che il sito utilizzato oggi per dare l'annuncio dell'esecuzione e' stato usato in passato per messaggi risultati inattendibili.

''E' una notizia sconvolgente'', ha detto la madre di Simona Torretta, Annamaria, che ha pero' tirato un piccolo sospiro di sollievo dopo le notizie che arrivavano dalla Farnesina sulla scarsa attendibilita' del comunicato. ''Si riaccende la speranza - ha commentato - Certo ci hanno ammazzato con questa notizia. L'importante e' che non sia vera''. La sorella di Simona, Laura, ha aggiunto: ''Ringraziamo Dio, finalmente una buona notizia. Dalla Farnesina non ci hanno detto nulla, forse perche' stanno ancora lavorando''.

ITALIANE, AMBASCIATA USA A BAGHDAD NON HA CONFERME

L'ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad ''non ha nessuna conferma'' della notizia apparsa ieri su Internet a firma di un presunto gruppo islamico che annunciava l'uccisione delle due operatrici umanitarie italiane Simona Pari e Simona Torretta, entrambe di 29 anni, sequestrate in Iraq il 7 settembre, per punire il governo italiano che non ha ritirato le sue truppe dal Paese. ''Noi non abbiamo nessuna conferma'' che tali dichiarazioni ''siano vere'' ha puntualizzato un portavoce dell'ambasciata Usa interpellato dall'Afp. La fonte precisa che l'ambasciata statunitense ha anche ''forti dubbi sul precedente annuncio diffuso dallo stesso sito internet nel quale il gruppo avanzava delle richieste contraddittorie''.
23/09/2004 08:26





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Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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