FilmUP.com > Forum > Attualità - Diario
  Indice Forum | Registrazione | Modifica profilo e preferenze | Messaggi privati | FAQ | Regolamento | Cerca     |  Entra 

FilmUP Forum Index > Zoom Out > Attualità > Diario   
Vai alla pagina ( Pagina precedente 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 Pagina successiva )
Autore Diario
xander77

Reg.: 12 Ott 2002
Messaggi: 2521
Da: re (RE)
Inviato: 01-03-2005 14:00  
Morto il poeta Mario Luzi
Ultimo grande protagonista della stagione dellì'Ermetismo
FIRENZE - Il poeta e senatore a vita Mario Luzi è morto a Firenze. Era stato nominato senatore dal presidente Ciampi nello scorso ottobre, mese in cui aveva compiuto 90 anni.
Mario Luzi, una delle figure chiave della poesia italiana del Novecento, era nato il 20 ottobre 1914. L'autore fiorentino è considerato l'ultimo grande protagonista della stagione dell'Ermetismo. Al 1935 risale la sua prima raccolta, «La barca», cui è seguito «Avvento notturno» (1940), testo esemplare dell'Ermetismo fiorentino. Foltissima la produzione successiva, che scandisce le tappe e gli sviluppi di un itinerario poetico fra i più ricchi e coerenti del Novecento italiano: «Un brindisi» (1946), «Quaderno gotico» (1947), «Primizie del deserto» (1952), «Onore del vero» (1957), confluiti con altri versi sparsi in «Il giusto della vita» (1960), «Nel magma» (1963), «Dal fondo delle campagne» (1965), «Su fondamenti invisibili» (1971), «Al fuoco della controversia» (1978, premio Viareggio), «Per il battesimo dei nostri frammenti» (1985), «Frasi e incisi di un canto salutare» (1990), «Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini» (1994), cui vanno aggiunti i poemetti drammatici inclusi in «Teatro» (1993) e i testi teatrali «Pontormo» (1995), «Io, Paola, la commediante» (1992) e «Ceneri e ardori» (1997).


  Visualizza il profilo di xander77  Invia un messaggio privato a xander77    Rispondi riportando il messaggio originario
xander77

Reg.: 12 Ott 2002
Messaggi: 2521
Da: re (RE)
Inviato: 01-03-2005 14:01  
Nazisti e carabinieri in azione a Venezia - Aggressione nei confronti di militanti dei centri sociali
Global Project Venezia - Lunedì 28 febbraio 2005
[ versione per la stampa ]
Allucinante aggressione notturna a Venezia nei confronti di un gruppo di attivisti del laboratorio sociale Morion e l’Agenzia Sociale per la Casa.
Un vero e proprio agguato questa notte è stato orchestrato nei confronti di un gruppo di riconosciuti attivisti della città lagunare: iniziato come un tentativo di aggressione da parte dei soliti noti di Forza Nuova, che proprio in questi tempi cerca di insediare una propria sede in città, il blitz si è rivelato una trappola ben orchestrata. Difatti del gruppo di neonazisti facevano parte anche alcuni carabinieri in borghese, che non hanno esitato ad estrarre pistole e bastoni nei confronti dei militanti dei centri sociali vittime dell’agguato.

A tutt’ora due dei militanti sono rinchiusi in carcere.
http://www.globalproject.info/art-3794.html
_________________
"Quando sarò grande non leggerò i giornali e non voterò. Così potrò lagnarmi che il governo non mi rappresenta. Poi quando tutto andrà a scatafascio, potrò dire che il sistema non funziona e giustificare la mia antica mancanza di partecipazione"

  Visualizza il profilo di xander77  Invia un messaggio privato a xander77    Rispondi riportando il messaggio originario
Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 04-03-2005 20:39  
Io, un marine killer di civili

Il manifesto,3.3.05

«Anch'io ho ucciso civili innocenti, anch'io sono diventato un killer». Parla Jimmy Massey, rientrato negli Usa dal «fronte» iracheno dopo che i primi quattro mesi di guerra lo avevano reso inabile e portato alle soglie della follia. Ora racconta (in un diario che uscirà quest'estate) gli orrori di cui è stato testimone e protagonista in prima persona.

«La nostra missione in Iraq non era di uccidere dei terroristi, ma di massacrare civili innocenti».
PATRICIA LOMBROSO
NEW YORK

«Ho visto l'orrore di quanto stiamo facendo ogni giorno in Iraq, vi ho preso parte. Siamo solo killer. Uccidiamo, continuamente, innocenti civili iracheni: niente di più. Penso che tutti i contingenti militari stranieri in Iraq debbano essere immediatamente ritirati. E lo dico agli altri soldati, che per evitare punizioni e rappresaglie dell'esercito non vogliono parlare e ammettere che la nostra missione non è di uccidere terroristi ma civili innocenti». E' così, nell'intervista a il manifesto, che Jimmy Massey di Waynesville, piccola comunità del North Carolina, ha deciso di strappare il velo di silenzio che avvolge la «nobile missione» in Iraq. Dimesso dal corpo dei marines per ragioni mediche, ha scritto un diario, «Cowboys from Hell», che verrà pubblicato a fine estate.

Qual era la sua posizione in Iraq?

Ero sergente nel 3° battaglione dei marines durante l'invasione, nella primavera 2003.

Quanto tempo ci è rimasto?

Dal 22 marzo al 15 maggio. Quattro mesi d'inferno. Mi hanno dovuto rispedire negli Usa per stressed disorder. E' il termine usato nel gergo militare per dire che a causa dell'orrore vissuto in guerra sono uscito di senno.

E' stato nei marines per molti anni?

Per dodici anni.

mai stato in guerra, prima?

Mai.

Lei ora è membro del gruppo «Veterani dell'Iraq contro la guerra».

Sì. Mi sono recato in Iraq, inizialmente, con la convinzione di dover eliminare le armi di sterminio di massa. Presto però la mia esperienza di marine mi ha fatto capire che la realtà era tutt'altra. Eravamo dei «killer cowboy». Uccidevamo civili innocenti.

Lei ammette di aver ucciso civili innocenti?

Sì. E parecchi.

Come è avvenuto?

Vicino alla nostra base a sud di Baghdad abbiamo dato l'assalto, con tutto il mio plotone, a un gruppo di civili che stava svolgendo una manifestazione pacifica. Perché? Perché avevamo udito dei colpi d'arma da fuoco. E' stato un bagno di sangue. Non c'era neppure l'alibi che quei civili potessero essere ingaggiati in «attività terroristiche», come la nostra intelligence voleva farci credere. Abbiamo ucciso più di trenta persone. Quella è stata la prima volta che ho dovuto affrontare l'orrore di avere le mani sporche del sangue di civili. Bombardata anche con cluster bombs, la gente fuggiva e quando arrivava ai posti di blocco dove stavamo con i convogli armati, le indicazioni che ci dava l'intelligence era di colpire quelli che potevano presumibilmente appartenere a «gruppi terroristici».

E voi cosa facevate?

Finivamo per massacrare civili innocenti - uomini, donne e bambini. Quando col nostro plotone abbiamo preso il controllo di una stazione radio non facevamo che inviare messaggi propagandistici diretti alla popolazione, invitandola a continuare la sua routine quotidiana, a tenere aperte le scuole. Noi sapevamo invece che gli ordini da eseguire erano di search and destroy, irruzioni armate nelle scuole, negli ospedali, dove potevano nascondersi i «terroristi». Erano in realtà trappole tese dalla nostra intelligence, ma noi non dovevamo tener conto delle vite dei civili che avremmo ucciso durante queste missioni.

Lei ammette che durante la sua missione ha compiuto esecuzioni di civili innocenti?

Sì. Anche il mio plotone ha aperto il fuoco contro civili, anch'io ho ucciso innocenti. Sono anch'io un killer.

Come ha reagito, dopo queste operazioni, pensando agli innocenti che aveva ucciso?

Per un po' sono andato avanti negando a me stesso la realtà - cioè che ero un killer e non un soldato che sa distinguere il giusto dallo sbagliato - poi un giorno, svegliandomi al mattino mi è venuto in mente un giovane, miracolosamente scampato al massacro dei passeggeri della sua auto, che urlando mi chiedeva: «Ma perché hai ucciso mio fratello?». Divenne un'ossessione. Persi il controllo del mio equilibrio psichico. Ero incapace di muovermi e parlare, restavo con lo sguardo atterrito, fisso al muro.

Che provvedimenti hanno preso i suoi superiori?

Per tre settimane, in Iraq, sono stato imbottito di antidepressivi, farmaci psicotropi. E' il loro pronto intervento per questi casi di «stress traumatico», quando i soldati cadono in preda a questo rifiuto di uccidere.

Il vostro addestramento, negli Usa, non vi rende l'unità più violenta ed aggressiva utilizzata dal Pentagono?

Sì. Nel programma denominato boot camp ognuno di noi viene sottoposto a tecniche di «disumanizzazione» e di «desensibilizzazione alla violenza». Ma a me non hanno mai detto che questo voleva dire uccidere civili innocenti.

Tre settimane immobilizzato da antidepressivi in Iraq. E poi?

Non sapendo più cosa fare mi hanno fatto rientrare. Ora sono disabile, dimesso dall'esercito con honorable discharge.

Altri sono nelle sue condizioni?

Molti. E sono ancora al fronte. Li imbottiscono di antidepressivi e poi li rispediscono a combattere. E' un problema che ha assunto dimensioni preoccupanti, ma non se ne deve parlare negli ambienti militari. Nel 2004, 31 marines si sono tolti la vita, 85 hanno tentato il suicidio. La maggioranza di coloro che hanno preferito togliersi la vita piuttosto che continuare ad uccidere è sotto i 25 anni, il 16 per cento non ha più di 20 anni.

  Visualizza il profilo di Quilty  Invia un messaggio privato a Quilty    Rispondi riportando il messaggio originario
Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 05-03-2005 11:08  
ESERCITO
Morti da uranio impoverito, il governo sapeva

Nel maggio del 2000 un documento allertava sui rischi per i soldati italiani in Kosovo

Il Manifesto 4.3.05

COSTANTINO COSSU
ROMA
I comandi militari italiani sapevano che l'uranio impoverito utilizzato in Kosovo era pericoloso per la salute dei soldati e della popolazione civile. Finora i vertici delle forze armate hanno sempre sostenuto il contrario. Ora esiste la prova che hanno mentito. Nel numero in edicola ieri il quotidiano «La Nuova Sardegna» ha pubblicato una nota che il 3 maggio del 2000 fu inviata dal Comando forze di proiezione dello Stato maggiore, Ufficio Logistico, a tutti i comandi dei reparti operativi impiegati in Kosovo. Il documento, protocollo 04236/318, reca l'intestazione: «Provvedimenti cautelativi da adottare nell'area di impiego del contingente italiano». I destinatari sono: comando brigata aeromobile Friuli, comando brigata bersaglieri Garibaldi, comando brigata paracadutisti Folgore, comando 121° reggimento fanteria Macerata, comando reggimento Lagunari Serenissima, comando 10° reggimento genio guastatori, comando 33° reggimento Ambrosiano. Sono tre cartelle dattiloscritte e due allegati. Nella premessa si legge: «La nuova dottrina d'impiego delle forze, in relazione ai nuovi compiti assegnati, fa sì che anche nel settore Nbc (a rischio nucleare, batteriologico e chimico, ndr.) oggi i pericoli sanitari giudicati accettabili siano diversi da quelli derivanti dall'impiego di ordigni nucleari. E' importante, quindi, considerare, nel caso di partecipazione alle operazioni di sostegno di pace, l'eventualità di un'esposizione del personale militare impiegato alle radiazioni ionizzanti provenienti da sorgenti diverse da un'esplosione nucleare».

Segue un paragrafo sulle «fonti di rischio» per le truppe in missione e un capitolo dedicato ai «silver bullets», le munizioni all'uranio impoverito: «I proiettili da 30 mm controcarro contenenti depleted uranium ritrovati in Kosovo, nell'area di impiego del contingente italiano, costituiscono una particolare fonte di rischio». Vengono poi indicati i «soggetti a rischio», ovvero «colui che abbia soggiornato o operato in prossimità di un obiettivo colpito da munizionamento a uranio impoverito o in aree dove siano stati individuati proiettili al depleted uranium o frammenti di esso... ».

Nel primo dei due allegati viene indicato il protocollo sanitario da seguire per chi è stato esposto al rischio di contaminazione. Il secondo allegato, invece, stabilisce le «misure cautelative e le norme comportamentali»: si raccomanda di non sostare in «vicinanza di mezzi corazzati colpiti», si dice che «si deve essere dotati di maschere antipolvere, nonché di tute monopezzo, comprendenti guanti e sovrascarpe, a perdere».

Viene infine suggerita la procedura per il recupero e lo stoccaggio dell'uranio prelevato nel teatro di operazioni: deve esser messo in contenitori metallici a chiusura ermetica, «da disporre in zona custodita e appartata (possibilmente al chiuso), tale che il personale non possa avvicinarsi a meno di cinque metri». In una nota si ordina ai comandi cui il documento è indirizzato di «portare a conoscenza dei reparti, per la pronta applicazione, le istruzioni relative ai provvedimenti cautelativi da adottare nell'area di impiego del contingente italiano in Kosovo in merito alle problematiche Nbc (difesa nucleare, biologica e chimica)».

Il documento rivela che le alte gerarchie delle forze armate erano perfettamente consapevoli dei rischi ai quali erano esposti i soldati in missione in Kossovo. Nei processi che hanno opposto i militari italiani che nei Balcani si sono ammalati di cancro al ministero della Difesa, la principale tesi della difesa è sempre stata che la correlazione tra patologie tumorali e impiego di depleted uranium è indimostrabile. La nota che viene ora alla luce svela che lo Stato maggiore non solo sapeva che i «silver bullets» venivano usati; sapeva anche che erano molto pericolosi per la salute delle truppe e delle popolazioni civili, tanto da prevedere precisi e dettagliati protocolli di tutela.

Ma c'è di più. In Kosovo le truppe italiane andarono nella primavera del 1999. Il documento del Comando forze di proiezione dello Stato maggiore fu inviato ai comandi dei reparti operativi solo un anno dopo, nel maggio del 2000. I soldati italiani del contingente multinazionale Kfor rimasero all'oscuro dei rischi che correvano per circa un anno, trascorso in un'area di operazioni sulla quale quotidianamente gli aerei A-10 e gli elicotteri Apache dell'aviazione americana Usa sganciavano migliaia di proiettili all'uranio impoverito. Un altro aspetto della vicenda riguarda il governo in carica ai tempi della missione in Kosovo. Quando, alla fine del 2000, arrivarono le prime denunce di quanto era accaduto nei Balcani, l'allora ministro della Difesa, Piersanti Mattarella, si presentò in parlamento per fornire spiegazioni. Il 21 dicembre Mattarella disse due cose: primo, che nei Balcani erano state usate munizioni all'uranio impoverito; secondo, che la Nato aveva informato l'Italia dell'avvenuto utilizzo di quelle munizioni solo il giorno prima, il 20 dicembre. Il documento del Comando delle forze di proiezione dello Stato maggiore, che porta, come detto, la data del 3 maggio 2000, contraddice in maniera inequivocabile la seconda affermazione di Mattarella. Il ministro non era stato informato dai vertici militari? Oppure voleva nascondere la verità?

  Visualizza il profilo di Quilty  Invia un messaggio privato a Quilty    Rispondi riportando il messaggio originario
Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 08-03-2005 19:13  
Corriere: un milione di persone in piazza in Libano contro la campagna anti Siria

  Visualizza il profilo di Quilty  Invia un messaggio privato a Quilty    Rispondi riportando il messaggio originario
gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 06-04-2005 16:30  
Roma 2 Aprile

E' morto Giovanni Paolo II
Il Santo padre è deceduto questa sera alle 21,37 nel suo appartamento privato. Era nato il 18 maggio 1920 a Wadowice. Pontefice nell'ottobre 1978, è stato il primo Papa non italiano dopo 455 anni e il primo polacco




ROMA - Giovanni Paolo II è deceduto alle ore 21,37. La notizia è stata data dal Portavoce Navarro Valls. Il Santo Padre aveva ricevuto l'estrema unzione l'altro ieri sera dopo uno 'choc settico' e un collasso cardiocircolatorio. E' stata così rispettata la sua volonta' di rimanere sino alla fine in Vaticano.

Il Papa, il cui nome di battesimo era Karol Wojtyla, era nato il 18 maggio 1920 a Wadowice. Pontefice nell'ottobre 1978, è stato il primo Papa non italiano dopo 455 anni e il primo polacco. Da qualche mese le sue condizioni di salute erano peggiorate, con due ricoveri al Gemelli.

Eletto al soglio pontificio il 16 ottobre del 1978, sfiora i 27 anni di regno ed è il terzo papa per durata nella storia bimillenaria della Chiesa contando anche San Pietro cui la tradizione della Chiesa attribuisce, come primo successore di Cristo, una durata in carica tra i 34 ed i 37 anni.



_________________
Me, we
Mohammed Alì

[ Questo messaggio è stato modificato da: gatsby il 06-04-2005 alle 16:31 ]

  Visualizza il profilo di gatsby  Invia un messaggio privato a gatsby  Vai al sito web di gatsby    Rispondi riportando il messaggio originario
gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 06-04-2005 16:31  
MONACO - Il principe Ranieri di Monaco e' morto questa mattina nel centro cardiotoracico del principato di Monaco dove era ricoverato circa un mese fa. Lo hanno annunciato fonti del principato. Ranieri aveva 81 anni, era da tempo malato e dal 7 marzo era stato nuovamente ricoverato per complicazione polmonari. Il 31 marzo il figlio di Ranieri, Alberto, 47 anni, aveva assunto la reggenza poiche' i medici avevano escluso che il sovrano monegasco potesse riprendersi da questa ennesima ricaduta. Ieri le condizioni di Ranieri si erano ulteriormente aggravate anche se per la prima volta i sanitari non avevano emesso alcun bollettino
_________________
Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

  Visualizza il profilo di gatsby  Invia un messaggio privato a gatsby  Vai al sito web di gatsby    Rispondi riportando il messaggio originario
millio

Reg.: 06 Gen 2005
Messaggi: 2394
Da: cagliari (CA)
Inviato: 11-04-2005 01:06  
Lazio-Livorno
Come sempre le tifoserie non si son smentite.
Scontri, insulti e feriti non sono mancati in una partita considerata a rischio per il diverso orientamento politico delle frange estreme del tifo delle due squadre.

  Visualizza il profilo di millio  Invia un messaggio privato a millio  Stato di ICQ    Rispondi riportando il messaggio originario
madpierrot

Reg.: 08 Mag 2004
Messaggi: 851
Da: Pista Uno (es)
Inviato: 19-04-2005 19:45  
Il tribunale spagnolo lo ha considerato responsabile
dei due "voli della morte" in cui morirono 30 oppositori del regime
Madrid, condannato a 640 anni
ex militare argentino Scilingo
Per crimini contro l'umanità, detenzione illegale e torture
commessi durante la dittatura militare del 1976-1983


MADRID - Con una sentenza storica l'Alta corte spagnola ha condannato a 640 anni l'ex capitano di marina argentino Adolfo Francisco Scilingo per crimini contro l'umanità, detenzione illegale e torture. L'ex capitano era finito alla sbarra davanti all'Audiencia Nacional per le atrocità commesse durante la dittatura militare del 1976-1983, costate la vita ad almeno 30 persone.

Scilingo, 58 anni, è il primo ex ufficiale della giunta militare di Buenos Aires a essere stato processato in Spagna. Il tribunale spagnolo lo ha considerato responsabile di un crimine contro l'umanità per la morte di 30 persone - 21 anni di carcere per ciascuna. L'ex militare ammise di aver partecipato ai due "voli della morte" in cui ha fatto sparire trenta oppositori del regime, narcotizzati e gettati da un aereo nel Rio de la Plata.

Scilingo è stato inoltre condannato per una detenzione illegale - 5 anni - e torture - 5 anni - nel centro clandestino Escuela de Mecanica de la Armada (Esma). Il tribunale ha stabilito che l'imputato dovrà scontare almeno 30 anni.

La sentenza, di 209 pagine, è stata letta dal magistrato del tribunale Josè Ricardo de Prada, davanti a Scilingo, e a una cinquantina di persone, tra cui familiari di vittime della dittatura argentina (1976-83). La procura aveva chiesto per Scilingo 9.138 anni di carcere, e le parti civili e l'accusa, 6.626 anni, per i reati di genocidio, terrorismo e torture.

L'ex militare aveva in parte ammesso le sue responsabilità in una confessione resa nel 1997 alle autorità spagnole che avevano avviato indagini sui desaparecidos spagnoli in Argentina.

Davanti al giudice Baltasar Garzon, Scilingo aveva confessato la sua partecipazione nei due "voli della morte" e mostrato "pentimento", ma in seguito aveva ritrattato tutto affermando che quelle raccontate al giudice spagnolo erano "invenzioni". La storia di Scilingo è stata raccontata in un libro, El vuelo, scritto dal giornalista argentino Horacio Verbitsky.

Scilingo, in prigione a Madrid dal 2001, è il primo militare argentino a essere stato processato all'estero non in contumacia. Alfredo Astiz in Francia, e Suarez Mason e Santiago Riveros in Italia, sono stati condannati in contumacia, modalità non prevista dalla giustizia spagnola.

(19 aprile 2005)

  Visualizza il profilo di madpierrot  Invia un messaggio privato a madpierrot    Rispondi riportando il messaggio originario
Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 22-04-2005 14:43  
Equador

  Visualizza il profilo di Quilty  Invia un messaggio privato a Quilty    Rispondi riportando il messaggio originario
ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 23-04-2005 10:50  
Era il Chávez di Quito, ha vinto imitando il brasiliano Lula, ma poi è fuggito in elicottero come l’argentino de la Rua

Quito. Era partito come il “Chávez ecuadoriano”, aveva continuato dicendo di volersi ispirare al brasiliano “Lula”, è finito scappando in elicottero dal palazzo presidenziale come l’argentino Fernando de la Rúa nel 2001. E’ la traiettoria di Lucio Gutiérrez, colonnello, come il venezuelano Hugo Chávez, che il 21 gennaio del 2001 si unisce con le sue truppe agli indios che hanno occupato le vie della capitale Quito per protesta contro la decisione di sostituire il dollaro alla valuta nazionale presa dal presidente, il democristiano Jamil Mahuad. Per 48 ore lo stesso Gutiérrez si ritrova alla testa dello Stato in un triumvirato “rivoluzionario”, assieme all’ex presidente della Corte suprema di giustizia, Carlos Solórzano, e ad Antonio Vargas, all’epoca leader del potente sindacato etnico Conaie, la Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador. Poi però gli Stati Uniti manifestano la loro preoccupazione, il grosso dell’esercito si sfila e i tre si ritrovano a loro volta destituiti, a favore del vicepresidente istituzionale Gustavo Noboa, che porterà a termine il mandato.

Nel frattempo Gutiérrez, amnistiato dopo sei mesi ma allontanato dall’esercito, ha deciso di mettersi in politica, fondando un partito chiamato “Società patriottica 21 gennaio”. Lo scialbo Solórzano è intanto rientrato nell’ombra, mentre Vargas è stato emarginato, vittima dei regolamenti di conti all’interno della litigiosa Conaie e del partito Pachakutik, che ne è espressione. Da un’alleanza tra lo stesso Pachakutik e la sua Società patriottica Gutiérrez è quindi candidato alla presidenza per le elezioni del 2002; conduce però una campagna in cui cerca di smarcarsi dal soprannome di “Chávez ecuadoriano”. Nel frattempo, infatti, Chávez è sembrato perdere smalto, mentre ha iniziato a brillare la stella di “Lula”. “E’ Lula il mio modello”, dice dunque l’ex colonnello, cercando di rassicurare gli americani: preoccupati per il petrolio (l’Ecuador è membro dell’Opec) e più ancora per la base di Manta, vitale per controllare dal cielo i narcos e la guerriglia in Colombia. Il 20 ottobre 2002 è il candidato più votato, con il 20,64 per cento dei voti, e al ballottaggio del successivo 24 novembre ottiene il 54,33 per cento, contro il 45,67 del miliardario Álvaro Noboa. Gutiérrez però assomiglia a “Lula” e non a Chávez anche in un’altra caratteristica, certo meno gradita: non ha una maggioranza al Congresso.

Per governare deve dunque venire a compromessi e in questo modo finisce per scontentare il più radicale Pachakutik, che lo lascia solo. D’altra parte neanche i moderati sono soddisfatti da questo personaggio improvvisato e alle amministrative il suo partito è umiliato: manca la soglia minima del 5 per cento necessaria per mantenere lo status legale. Sempre più isolato, cerca di allearsi con il Partido roldosista di Abdalá Bucaram, leader populista dal profilo abbastanza simile a quello di Carlos Menem, salvo che dopo essere stato eletto presidente nel 1996 era stato rimosso da un’altra sommossa all’inizio del ’97. Bucaram, da allora esule a Panama, gli procura effettivamente una massa critica di sostenitori. Ma quella convergenza suscita per reazione l’alleanza di fatto tra Pachakutik e i due grandi partiti tradizionali, i socialdemocratici della Sinistra democratica e i conservatori del Partito socialcristiano.

L’ambasciata brasiliana gli offre asilo
Il prezzo dell’appoggio di Bucaram è inoltre il suo ritorno dall’esilio: il 2 aprile “il matto”, come lui stesso si faceva chiamare, rientra in patria. Ma nel frattempo è iniziata una complicata faida tra Gutiérrez, che cerca di sostituire i giudici della Corte suprema, e il Congresso, che si oppone, benché sia stata questa stessa Corte a permettere il ritorno di Bucaram. Più che prendere posizione nella rissa, la folla scende in piazza contro tutti. “Se ne vadano tutti” è infatti lo slogan, ripreso pari pari dall’insurrezione argentina del 2001. Ma quando la polizia e i simpatizzanti di Bucaram affrontano i manifestanti e ci scappano morti e feriti è Gutiérrez infine a diventare l’obiettivo dell’indignazione generalizzata, ed è costretto, appunto come del la Rúa nel 2001, a scappare dal palazzo presidenziale in elicottero: prima in aeroporto, poi, quando vede che i manifestanti gli impediscono di lasciare il paese, all’ambasciata brasiliana, dove “Lula” gli ha concesso asilo. Adesso presidente è il suo ex vice, il cardiologo Alfredo Palacio. Che dice comunque di aver ora paura per la sua stessa incolumità e che per smarcarsi dall’ex capo di Stato ha ordinato di arrestarlo.

  Visualizza il profilo di ipergiorg  Invia un messaggio privato a ipergiorg  Vai al sito web di ipergiorg    Rispondi riportando il messaggio originario
angel76st

Reg.: 18 Apr 2004
Messaggi: 1945
Da: ostuni (BR)
Inviato: 29-04-2005 11:34  
matteoli esercita la prelazione sulla spiaggia dei Budelli!
_________________
"quando vivi nella paura arrivi al punto , che vorresti essere morto." Sonatine.

  Visualizza il profilo di angel76st  Invia un messaggio privato a angel76st  Email angel76st     Rispondi riportando il messaggio originario
ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 17-05-2005 17:31  
Arturo Diaconale-Un operaio torinese della Fiat costa quanto dieci operai cinesi, vietnamiti, coreani. Quali provvedimenti in favore della competitività il governo avrebbe dovuto varare per colmare un divario di così gigantesca portata? La domanda va girata al presidente della Confindustria, nonché presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, che si lamenta per non essere stato ascoltato quando denunciava lo stato disastroso dell’economia nazionale e chiedeva le elezioni anticipate per porre fine all’agonia. Nessuno, ovviamente, pretende che il Presidentissimo (lo è anche della Ferrari) spieghi nel dettaglio l’impossibile manovra destinata ad azzerare in un colpo solo la differenza tra il costo del lavoro in Italia e quello nei paesi asiatici o del terzo mondo. Non bisogna avere dimestichezza con i conti fallimentari del capitalismo familiare italiano per sapere che non basta l’abolizione dell’Irap o la tassazione delle rendite finanziarie per ridare concorrenzialità all’economia italiana sul mercato globale.

Ci vogliono anni di politiche virtuose sul territorio nazionale, affiancate dalla scoperta dei propri diritti da parte dei lavoratori dei paesi del comunismo capitalistico, per riportare una parvenza di parità tra economie così diverse.
Dal rappresentante della prima azienda italiana e di tutti gli imprenditori nazionali è invece legittimo attendersi una risposta, non generica ma precisa ed inequivocabile, sul nesso esistente tra lo stato agonico dell’economia del paese e le elezioni anticipate.

Luca Cordero di Montezemolo crede sul serio che il voto degli italiani possa riportare in parità il costo del lavoro dei suoi operai e di quelli cinesi? E magari liberare i prodotti Made in Italy dal peso di un euro ipervalutato che mette fuori mercato anche quei gioielli di valore assoluto rappresentati dalle “rosse” con il cavallino rampante?
Questi interrogativi non avrebbero alcun fondamento se la posta in palio del voto fosse la cacciata dei dilettanti allo sbaraglio del centro destra e la consegna del governo del paese ad un centro sinistra in possesso di una ricetta concreta per battere il declino. In questo caso anche il più tenace sostenitore di Silvio Berlusconi si convincerebbe della necessità di scaricare il Cavaliere e puntare sul fronte alternativo.

Purtroppo, invece, non c’è alcun nesso tra il voto anticipato e la ricetta anti-declino. E’ vero che il centro destra ha espresso una classe dirigente di dilettanti allo sbaraglio. Ma è altrettanto vero che il centro sinistra presenta come alternativa una classe dirigente di bolliti, incapace non solo di trovare strategie innovative per il futuro ma anche di dare una lettura corretta del presente. Che fare della crisi Fiat? Che fare del contratto degli statali? Che fare dei contratti privati? E che fare delle tariffe pubbliche, dei dazi Ue e via enumerando tutti i problemi reali presenti sul tappeto della scena politica ed economica nazionale? A questi interrogativi i bolliti non rispondono. Se non con la bolsa riproposizione della rimasticatura delle politiche degli anni ’70 a loro volta rimasticatura di quelle degli anni ’30.

Se dunque il voto anticipato non può in alcun modo porre termine all’agonia perché mai Luca Cordero di Montezemolo insiste tanto su questo punto? La risposta è semplice. Per il Presidentissimo l’agonia da superare non è quella del paese ma è quella delle proprie aziende. Prima arrivano al governo i bolliti dell’assistenzialismo che si alimenta con le tasse al ceto medio, prima risolve il proprio problema personale. Che a bel guardare è forse più urgente e grave di quello che affligge Berlusconi.

Come fanno gli imprenditori italiani a chiedere la rimozione del governo dei dilettanti quando chi li rappresenta è alla guida del più gigantesco fallimento imprenditoriale della storia del nostro paese?
Il ché pone un diverso e singolare quesito. In assenza di elezioni anticipate chi arriverà indenne alla primavera del prossimo anno? Berlusconi o Montezemolo?

  Visualizza il profilo di ipergiorg  Invia un messaggio privato a ipergiorg  Vai al sito web di ipergiorg    Rispondi riportando il messaggio originario
honecker

Reg.: 31 Gen 2005
Messaggi: 626
Da: Pankow (es)
Inviato: 26-05-2005 13:28  
MONGOLIA: EX PREMIER ENKHBAYAR VINCE ELEZIONI PRESIDENZIALI
Ulan Bator, 23 mag. (Adnkronos/Dpa) - L'ex primo ministro Nambariin Enkhbayar ha vinto le elezioni presidenziali in Mongolia con il 53,5 % dei voti, secondo quanto ha annunciato oggi la commissione elettorale. Presidente del parlamento, il 47enne Enkhbayar e' il leader dell'ex partito comunista, oggi Partito mongolo della rivoluzione del popolo (Mprp), che torna ora al potere dopo la sconfitta del 1996.


  Visualizza il profilo di honecker  Invia un messaggio privato a honecker    Rispondi riportando il messaggio originario
nespola74

Reg.: 17 Gen 2005
Messaggi: 1006
Da: Civitavecchia (RM)
Inviato: 31-05-2005 18:15  
31-05-2005: Medaglia d'oro ai bimbi di San Giuliano

presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito la medaglia d'oro al merito civile alla memoria di ciascuno dei 26 scolari di San Giuliano di Puglia morti nel 2002 a causa di un disastroso terremoto che fece crollare l'edificio scolastico. "Sono caduti nell'adempimento del proprio dovere di studenti", si legge nella motivazione. Stesso riconoscimento anche per i 136 minatori di Marcinelle

Un analogo riconoscimento è stato concesso ad un altro scolaro, Umberto Visconti, che sopravvisse al crollo, ma perse la vita un mese dopo, per le gravi ferite riportate. La medaglia è stata concessa su proposta del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu. Questa la motivazione ufficiale: "In occasione di un violento e disastroso terremoto che causava il crollo di un edificio scolastico, veniva trovato esanime sotto le macerie, sacrificando la piccola vita nell'adempimento del proprio dovere di studente. Esemplare e imperituro ricordo di abnegazione per le future generazioni. 31 ottobre 2002 - San Giuliano di Puglia (Campobasso)".

Al decreto del presidente della Repubblica, che conferisce la Medaglia d'Oro al merito Civile, è allegato l'elenco delle piccole vittime, in ordine alfabetico: Antonio Astore, Antonella Borrelli, Michela Buonaugurio, Maria Colantuono, Melisa De Lisio, Sergio Di Cera, Antonio Di Renzo, Maria Di Renzo, Lorenzo Francario, Luca Iacurto, Paolo Romano Iacurto, Valentina Ianiri, Domenico Lafratta, Morena Morelli, Gianni Nardelli, Giovanna Nardelli, Luigi Occhionero, Luigi Petacciato, Maria Celeste Picanza, Raffaele Picanza, Valentina Picanza, Gianmaria Riggio, Luca Riggio, Giovanna Ritucci, Costanza Serrecchia, Martina Vassalli. In nome di Umberto Visconti, deceduto dopo poco più di un mese, è inserito in un decreto a parte, e il riconoscimento è assegnato con identica motivazione

Ciampi ha voluto ricordare anche i 136 minatori italiani che l'8 agosto 1956 persero la vita nella terribile sciagura della miniera di carbone di Marcinelle, in Belgio, causata da una esplosione di gas in galleria. Il decreto che assegna il riconoscimento alla memoria, è stato firmato dal presidente della Repubblica su proposta del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu. Questa la motivazione ufficiale, identica per ciascuna delle 136 vittime italiane: "Lavoratore emigrato in Belgio, in seguito alla tragica esplosione di gas verificatasi nella miniera di carbone di Marcinelle, rimaneva bloccato insieme ad altri 135 connazionali, in un pozzo a più di mille metri di profondità, sacrificando la vita ai più nobili ideali di riscatto sociale. Luminosa testimonianza del lavoro e del sacrificio degli italiani all'estero, meritevole del ricordo e dell'unanime riconoscenza della Nazione tutta". 8 agosto 1956 - Marcinelle, Belgio.

Nel 2002, durante la visita di Stato in Belgio, Ciampi si recò in visita alla miniera ormai in disuso, trasformata in museo. Accompagnato dal re del Belgio, richiamò "dolorosissimi ricordi" di quella che fu, nel 1956, una grande tragedia italiana ed europea, ma anche un test per l'Europa che passato l'immediato dopoguerra, cominciava ad unirsi e ad integrarsi. A quella sciagura che costò la vita a 262 minatori, di cui 136 italiani, disse Ciampi, "per la prima volta, è bene ricordarlo, fu data una risposta europea: furono migliorate radicalmente le condizioni di lavoro in tutte le miniere dell' Europa comunitaria". "La tragedia di Marcinelle - sottolineò il presidente della Repubblica - fece, per la formazione di una coscienza europea, più di quel che avevano fatto tutti i trattati firmati in quegli anni. Quei lavoratori che lasciarono le loro terre per emigrare in cerca di lavoro varcando frontiere secolari, recentemente abbattute, furono i primi costruttori di un'Europa unita, i primi cittadini europei. Come tali li ricordiamo e rendiamo omaggio al loro sacrificio e alla loro memoria



_________________
Non esiste l'amore: esistono solo prove d'amore.

  Visualizza il profilo di nespola74  Invia un messaggio privato a nespola74    Rispondi riportando il messaggio originario
Vai alla pagina ( Pagina precedente 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 Pagina successiva )
  
0.109470 seconds.







© 1999-2019 FilmUP.com S.r.l. Tutti i diritti riservati
FilmUP.com S.r.l. non è responsabile ad alcun titolo dei contenuti dei siti linkati, pubblicati o recensiti.
Testata giornalistica registrata al Tribunale di Cagliari n.30 del 12/09/2001.
Le nostre Newsletter
Seguici su: