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Autore Diario
royearle
ex "meskal"

Reg.: 06 Mag 2005
Messaggi: 6294
Da: napoli (NA)
Inviato: 20-02-2006 12:06  
Morto Luca Coscioni, presidente Radicali Italiani
lunedì, 20 febbraio 2006 11.51

ROMA (Reuters) - E' morto questa mattina a Roma Luca Coscioni, presidente dei radicali Italiani e tra i principali animatori del referendum sulla fecondazione assistita. Lo ha annunciato un comunicato di Radio radicale.

"Luca Coscioni, leader dell'Associazione che porta il suo nome e Presidente di Radicali Italiani, è morto circa mezz'ora fa. Lo ha annunciato Marco Pannella pochi minuti fa in diretta a Radio Radicale", dice la nota.

Coscioni, 39, già docente di Economia ambientale all'Università di Viterbo, era affetto da alcuni anni da sclerosi laterale amiotrofica.

"E' una malattia neuromuscolare oggi incurabile, che rende chi ne è colpito paralitico e incapace di parlare con la propria voce", scriveva lo stesso Coscioni nel sito web lucacoscioni.org. "Oggi, grazie alla scienza, posso di nuovo comunicare. Impiego mediamente 30 secondi per scrivere una parola, che poi verrà letta dal sintetizzatore vocale del computer grazie al quale posso parlare, esprimermi. In una parola, vivere".

La sua candidatura alle elezioni politiche del 2001, in nome della libertà di ricerca scientifica, fu sostenuta da una cinquentina di premi Nobel. Non fu eletto, e nel 2002 fondò l'associazione che porta il suo nome, con "lo scopo di promuovere la libertà di cura e di ricerca scientifica, l'assistenza personale autogestita e affermare i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili".

Coscioni doveva essere capolista della Rosa del Pugno alle prossime elezioni del 9-10 aprile.

(reuters italia)

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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 14-03-2006 15:14  
La Commissione Onu per lo Status delle Donne, l'organismo delle Nazioni Unite che dovrebbe portare avanti la battaglia in difesa dei diritti delle donne, ha appena varato una risoluzione (messa doverosamente alla berlina da Eye on the Un) che condanna uno Stato membro dell'Onu per le violazioni commesse. Uno dei tanti Paesi islamici in cui le donne sono trattate come serve ed è loro impedito di mostrare il volto, sedersi al volante e insegnare? Uno degli Stati africani che puniscono le adultere con la lapidazione o in cui sono diffuse le mutilazioni genitali femminili? La Cina, terra di sterilizzazioni di Stato e aborti forzati? No. Lo stato condannato è Israele.
Scelta, del resto, in linea con la tradizione delle Nazioni Unite, nonché del tutto comprensibile da un punto di visto politico. Tra i 45 Stati membri della Commissione figurano campioni di democrazia e diritti umani come Iran, Cuba e Cina, accanto a numerosissimi Stati in cui le mutilazioni genitali sono pratica costante, come Mali, Sudan, Burkina Faso, Nigeria, Malesia, Indonesia ed Emirati Arabi Uniti. Paesi che in materia di diritti umani, e di diritti delle donne in particolare, non avrebbero alcun titolo ad aprire bocca. Ma che hanno deciso di servirsi di questa commissione per le loro crociate antioccidentali e antisemite. Alle donne, anche in questo caso, non resta che essere usate.
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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 12-04-2006 00:02  
Arrestato Provenzano, era ricercato dal 1963 Il superboss catturato in una masseria del Corleonese
Al passaggio della sua vettura la folla urla: «Bastardo» STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO

(Afp)
PALERMO - Si nascondeva a «casa sua», in un casolare del Corleonese: dopo oltre quarant'anni di latitanza è stato preso il boss dei boss Bernardo Provenzano. Ricercato dal 1963, era considerato la primula rossa numero uno in Italia. Subito dopo il blitz ha ammesso la propria identità agli agenti dello Sco e della Mobile di Palermo.
Il re della mafia è stato portato, scortatissimo, in questura a Palermo. Ad attenderlo decine di giornalisti e cameraman e molta gente. Tante le persone che hanno applaudito al passaggio delle auto. Si sono sentiti anche insulti nei confronti del boss: «Bastardo» ha gridato la folla.
Il capomafia è rimasto in silenzio a lungo e ha risposto solo alle domande che gli investigatori gli hanno posto per accertare le sue generalità.
L'ARRESTO - Provenzano è stato trovato a pochi chilometri da Corleone nascosto in una masseria, in jeans e maglietta: in tasca aveva alcuni «pizzini», i bigliettini di carta scritti a macchina mandati ai destinatari da uomini fidati per dirigere i suoi affari miliardari visto che non utilizzava mai il telefono o il cellulare per evitare di essere intercettato.
TRADITO DAI «PIZZINI» - Proprio «intercettando» una serie di pizzini scritti dalla moglie e inviati per mezzo di una serie di staffettisti gli inquirenti sono arrivati a lui. In particolare, sono stati seguiti anche due pacchi che, dopo diverse tappe, sono giunti nella masseria situata nelle campagne di Corleone senza più riprendere il via. Così è stata decisa l'irruzione nel cascinale, che ha consentito di trovare e catturare Provenzano. Sono stati identificati anche alcuni complici che si occupavano della sua latitanza. Proprio seguendo le tracce di questi ultimi la polizia avrebbe scritto la parola fine sulla latitanza del superboss. La notizia, diramata dalle forze dell'ordine, è stata confermata dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e dai pm della Dda Prestipino e Marzia Sabella.
NESSUN TRADIMENTO - Come si è arrivati alla cattura del boss dei boss? «Lo abbiamo preso - spiega il questore di Palermo, Giuseppe Caruso - grazie a indagini condotte in vecchio stile, attraverso pedinamenti e intercettazioni. A un certo punto abbiamo deciso di agire. Provenzano non è stato tradito da nessuno, non ci siamo avvalsi di pentiti né di confidenti».
BOSS DEI BOSS - Boss incontrastato della mafia, uomo senza volto, ricercato da mezzo secolo dai reparti speciali di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza può considerarsi un vero e proprio acrobata della clandestinità. Dal 17 settembre 1958, giorno in cui fu arrestato per l'ultima volta, non esistevano altre sue foto, ma solo descrizioni fornite dagli uomini d'onore poi diventati collaboratori di giustizia. Proprio nei mesi scorsi era stato presentato il nuovo identikit del boss mafioso, realizzato grazie all'aiuto di nuovi pentiti come Antonino Giuffrè, il suo ex braccio destro, finito in carcere tre anni fa, che ha parlato a lungo di Provenzano ai magistrati. È stato Giuffrè a descriverlo come un uomo «firrignu», cioè forte, «capace di dormire per più notti nel sacco a pelo». Non solo. Era stato proprio il nuovo pentito di mafia a chiarire ai magistrati la strategia numero uno del boss: «Non usa telefoni perchè sa che ogni segnale potrebbe svelare il suo nascondiglio». Così, Provenzano , per dirigere i suoi affari miliardari usava i cosiddetti pizzini, cioè i bigliettini di carta mandati ai destinatari da uomini fidati.

PENTITI - Alcuni, però, forse per paura, decidono di tradirlo. Come aveva fatto, a marzo, Mario Cusimano, finito in carcere nella retata del 25 gennaio scorso, quando vennero arrestati decine di gregari del boss latitante. Fin dal primo momento, Cusimano aveva deciso di saltare il fosso e collaborare con i magistrati che lo hanno ascoltato. Nel gergo mafioso, Cusimano era considerato un pesce piccolo, ma le sue rivelazioni si stanno dimostrando «molto importanti». Sarebbe stato proprio il neo pentito a raccontare ai pm che si occupano della cattura di Provenzano del viaggio compiuto in auto dal latitante nel 2003 dalla Sicilia fino in Francia, a Marsiglia, per sottoposri a un delicato intervento chirurgico alla prostata. Un'operazione andata bene e che potrebbe essere persino stata rimborsata in pieno dalla Asl 6 di Palermo. Ed è quello che stanno accertando i magistrati che tra maggio e giugno hanno sequestrato montagne di carte per scoprire se effettivamente Provenzano , che si fece ricoverare sotto il falso nome di Gaspare Troia, avesse fatto domanda alla regione per ottenere il rimborso dell'operazione.

ULTIMO CONTATTO - L'ultimo contatto tra le forze dell'ordine e Provenzano risale al 9 maggio del 1963, quando il boss venne convocato nella caserma dei carabinieri di Corleone per accertamenti: fu l'ultima volta che i militari videro il volto del boss dei boss. Di lui si perdono definitivamente le tracce il 18 settembre del '63, quando i Carabinieri lo denunciarono per la strage in cui persero la vita Francesco Streva, Biagio Pomilla e Antonio Piraino. Inizia quel giorno la lunga, interminabile latitanza di Bernardo Provenzano , che dura sino ad oggi. A dire il vero, le forze dell'ordine, diverse volte, sono state vicinissime all'arresto della primula rossa, ma come sempre, è riuscito a farla franca. Come quel 31 gennaio del 2001, quando la Polizia bloccò Benedetto Spera, il suo braccio destro di allora, in una masseria di Mezzojuso, nel palermitano. Provenzano era lì, a pochi passi, in attesa di essere visitato da un medico a causa delle sue cattive condizioni di salute. Ma riuscì a sfuggire, per l'ennesima volta.

LA CARRIERA CRIMINALE - La carriera criminale di Bernardo Provenzano comincia negli anni Cinquanta, quando insieme con Salvatore Riina, altro boss finito in carcere nel '93, diventa il più fidato luogotenente di Luciano Liggio, allora capo incontrastato di Cosa nostra nel corleonese. Di lui Liggio diceva «para come un Dio, ma ha il cervello di una gallina», una definizione che Provenzano smentirá con il passare degli anni. Il boss approda ai vertici di Cosa nostra all'inizio degli anni Ottanta, solo dopo avere fatto uccidere tutti i boss rivali. Sono state diverse le strategia usate dal capo di Cosa nostra per gestire gli affari della mafia. L'ultima, quella indicata dal collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè, è quella della moderazione con l'infiltrazione costante nelle istituzioni, piuttosto che l'attacco frontale, come accadeva in passato. Lo scorso aprile la Cassazione aveva annullato, con rinvio per nuovo giudizio, l'ergastolo a Provenzano in relazione al processo per 127 omicidi di mafia avvenuti, a Palermo e provincia, tra gli anni '70 e i primi anni '90. Fino all'ottobre scorso di Bernardo Provenzano non si avevano foto recenti, ma solo identikit. Oggi il colpo di scena.
MICROSPIE - Gli investigatori dello Sco monitoravano il boss Provenzano da dieci giorni, ascoltandolo tramite intercettazioni ambientali. Gli agenti avevano individuato il covo attraverso indagini coordinate dai pm Marzia Sabella e Michele Prestipino e nel covo in cui è stato arrestato avevano nei giorni scorsi piazzato delle microspie. La procura e la polizia sono entrati in azione dopo che hanno avuto la conferma che si trattava proprio di Provenzano.

VOLANTINI ELETTORALI - In un locale attiguo alla masseria dove si nascondeva Provenzano, sono stati trovati dei volantini propagandistici per le elezioni politiche dello scorso 9 e 10 aprile. I volantini fanno riferimento al presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, candidato al Senato per l'Udc, e a Nicolò Nicolosi, sindaco di Corleone, e anche lui candidato alle politiche per il Patto della Sicilia. I volantini sono stati immortalati da alcuni fotografi e operatori tv entrati nel covo. Il materiale propagandistico si trovava in un locale utilizzato da un pastore e non dal superboss.
11 aprile 2006


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Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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JerichoOne

Reg.: 06 Mar 2006
Messaggi: 3171
Da: Frittole (FI)
Inviato: 15-04-2006 20:55  
E' scomparso il "lavoratore del secolo", premiato da Bill Clinton
In pensione a 100 anni, muore subito dopo L'uomo era un dipendente dei trasporti pubblici di Los Angeles
Nei 70 anni trascorsi nell'azienda aveva saltato un solo giorno

WASHINGTON - Ha lavorato fino a 100 anni. Poi ha deciso di andare finalmente in pensione. Pochi giorni dopo, però, è morto. La storia arriva da Los Angeles. Arthur Winston, un dipendente dei trasporti pubblici della città californiana, era andato in pensione solo il mese scorso, dopo avere compiuto 100 anni. Nei 70 anni trascorsi nell'azienda aveva mancato soltanto un giorno di lavoro: per il funerale della moglie, 18 anni fa. Winston, che aveva cominciato a lavorare a 10 anni in una piantagione di cotone, era stato premiato dal presidente Bill Clinton nel 1996 come "Lavoratore del Secolo". I familiari hanno annunciato che Winston è morto nella sua abitazione giovedì dopo essere stato ricoverato nei giorni precedenti in ospedale, per la prima volta in vita sua, perché non si sentiva bene.

15 aprile 2006

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 17-04-2006 10:35  
Risultati elettorali in Val di Susa dopo la questione Tav

Qualche numero per capire il terremoto politico valsusino. A Bussoleno, uno dei centri più importanti, Rifondazione comunista è il primo partito, così come a Condove, San Giorio e Baie. Luoghi in cui la somma dei voti del Prc e Verdi-Pdci sfiora o addirittura supera il 40% e dove i Ds arrancano, tramortiti dall'emorragia. A Mompantero, il «paese del ponte» dove la comunità No-Tav fu aggredita dalle forze dell'ordine, i Verdi raccolgono il 19,5% e il Prc il 19,3%, mentre Forza Italia cade al 16,1%, An al 9,2% e i Ds non vanno oltre l'8,8%. A Venaus, là dove la Tav avrebbe dovuto scavare il tunnel sperimentale, i Verdi sono al 27,5%, Rifondazione al 10,6 e i modernisti Ds precipitano al 3%. Ad Avigliana le destre crollano dal 47 al 40% mentre i voti di Prc e Verdi-Pdci superano quelli dei Ds di 3 punti. A Giaglione Verdi-Pdci al 19,3% e Prc al 16,6%, a Novalesa Verdi- Pdci al 22,1% e Prc al 13,9%. Secca vittoria della sinistra del centrosinistra anche a S. Antonino dov'è sindaco il motore della lotta No-Tav, Antonio Ferrentino che è anche presidente della Comunità montana Bassa Valle. Nell'alta Valle, non toccata dalla Tav e dal connesso conflitto sociale e il cui presidente è un leghista, tutt'altra musica: vince la destra a man bassa; a Sestriere, capitale olimpica, Forza Italia al 36,6%, An al 18,7% e Udc al 7,8%. Prc al 5,5%, Verdi all'1,4%, Ds al 6,6%% e Dl al 5,5%%.

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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 22-04-2006 14:21  
Sergio Romano-Se qualche osservatore, negli scorsi anni, parlava criticamente del peso che i partiti hanno assunto nella democrazia italiana, Massimo D’Alema dava la sensazione di pensare che quelle critiche fossero qualunquiste. Ma ciò che sta accadendo sembra dimostrare che i partiti, benché rimpiccioliti e privati di buona parte dei loro vecchi apparati, continuano a comportarsi come altrettanti corpi separati, dominati da oligarchie e da logiche di potere che non hanno alcun rapporto con le esigenze del Paese. Anche se D’Alema, rinunciando alla candidatura per la Camera, sembra essere stato il primo ad accorgersene, il caso delle presidenze suggerisce qualche riflessione. Il centrosinistra ha vinto le elezioni con un risultato mediocre. Alla Camera ha una buona maggioranza, ma strappata con poche migliaia di voti grazie a una brutta legge elettorale che costringe gli elettori, tra l’altro, a ratificare in blocco le decisioni delle segreterie. Al Senato ha preso meno voti dei suoi avversari e può contare su una maggioranza aleatoria, minacciata da malanni di stagione, incidenti di percorso e inevitabili dissidenti. Se la Camera alta avesse i poteri di un Senato federale, come in Germania o nella riforma costituzionale voluta del governo Berlusconi, poco male. Ma il bicameralismo italiano è perfetto e consente a un ramo del Parlamento di mandare all’aria il lavoro dell’altro. Non basta. Il centrosinistra non può ignorare che gli elettori sono stati mobilitati soltanto dalla posta in gioco (un referendum su Berlusconi) e che l’alta partecipazione al voto nasconde una colossale sfiducia degli italiani per la loro classe politica.

I vincitori, se così possono definirsi, hanno il diritto di governare. Ma il buon senso, in questa situazione, vorrebbe che impiegassero tutto il loro tempo a costruire un governo credibile, composto di persone serie e autorevoli. Vogliono dare l’unica risposta efficace alla spregiudicata guerriglia di Berlusconi contro Prodi? Annuncino al Paese e alla comunità internazionale i provvedimenti che il nuovo esecutivo prenderà nel suo primo semestre di lavoro. Invece, no. Invece di dare prova di serietà e unità, questa sparuta maggioranza si accapiglia sulla distribuzione delle poltrone e dà così l’impressione che sia questa, per l’appunto, l’occupazione preferita dei partiti.

Non è tutto. I due posti per cui ci si batte (le presidenze della Camera e del Senato) sono divenuti un’altra anomalia italiana. Sono certamente importanti, ma anche e soprattutto per ragioni che hanno poco a che vedere con la loro principale funzione, che è quella di garantire l’ordinato svolgimento dei lavori parlamentari. Sono centri di un potere parallelo. Sono utili sale d’aspetto. Sono una piattaforma che permette al titolare di valorizzare se stesso, dare interviste, fare conferenze, presiedere convegni, elaborare progetti che non gli competono (penso alla politica «religiosa» di Marcello Pera), coltivare le proprie ambizioni anche a scapito della maggioranza di cui sono espressione. Sono cariche nazionali, al di sopra delle parti, ma non impediscono all’occupante di scendere in campo non appena s’intravede all’orizzonte una consultazione elettorale.

Se è questo ciò che faranno D’Alema, Bertinotti o Marini quando avranno conquistato queste ambite poltrone, vorremmo dire loro rispettosamente che tutto questo interessa ai partiti e ai loro dirigenti, ma non interessa al Paese. E vorremmo aggiungere che il miglior presidente di un grande Parlamento è lo speaker della Camera dei Comuni: una persona di cui nessuno ricorda il nome.
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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 27-04-2006 09:01  

NASSIRIYA - Almeno quattro morti nell'esplosione di un ordigno avvenuta questa mattina a Nassiriya verso le 7,30 ora italiana . Il Comando della missione Antica Babilonia comunica che sono morti un capitano dell'Esercito, due sottufficiali dei Carabinieri e un caporale della Polizia Militare rumena. Un altro sottufficiale dei carabinieri è rimasto gravemente ferito ed attualmente si trova ricoverato presso l'ospedale da campo italiano. L'ordigno è esploso al passaggio di un convoglio del contingente internazionale. Uno dei mezzi - una camionetta italiana - è stato colpito. Il convoglio era formato da quattro mezzi ed era in trasferimento per rilevare il personale in servizio presso un comando locale della polizia irachena. L'ordigno era al centro della carreggiata.
L'ultima «azione ostile» nei confronti dei militari italiani si era avuta solo 5 giorni fa: un ordigno posto ai lati della carreggiata, fatto esplodere, anche in quel caso, al passaggio di un convoglio. Ma si parlò di una bomba a basso potenziale e di un'azione che poteva dunque essere soltanto dimostrativa

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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 22-05-2006 17:24  
Io sono Ayaan

Nell'estate del 1992 sono venuta in Olanda: volevo diventare padrona della mia vita, perché non volevo farmi intrappolare in un futuro che altri avevano tracciato per me. Come molti, ho scelto la protezione della libertà, quella libertà che ho trovato qui.
Qui ho avuto e colto la possibilità di lottare contro il terrore religioso.
Nell'inverno del 2003 sono diventata deputata, su invito della VVD [i liberali, NdT]. La mia condizione era di diventare portavoce per l'emancipazione e l'integrazione. Ce l'ho fatta, ma in politica niente va da sé: cosa volevo ottenere in Parlamento?
Prima di tutto volevo mettere all'ordine del giorno la posizione subordinata delle donne immigrate e in particolare quella delle mussulmane.
Volevo attenzione alla cultura e la religione delle minoranze etniche e non solo alle loro condizioni socio-economiche.
Infine volevo che i politici si rendessero conto che l'islam, su alcuni punti importanti, non è conciliabile con lo stato liberale di diritto.
E ora posso chiedermi: ci sono riuscita?
La politica per me è stata tutto un cadere e rialzarmi. A volte era frustrante e tutto andava troppo piano. Ma di questo sono sicura: a modo mio ho contribuito ai dibattiti. Sull'islam, sulla minaccia alla libertà d'espressione, la separazione tra stato e chiesa, la violenza domestica, il delitto d'onore, l'infibulazione, il ripudio delle donne nella terra d'origine. Questi argomenti preoccupanti non sono più cancellabili dalla politica olandese.
Le misure prese dal governo mi soddisfano. Molte illusioni sulla società multiculturale sono sparite per sempre: siamo diventati molto più realistici e aperti nel dibattito.
Nel frattempo le mie idee hanno raggiunto l'estero. Negli anni scorsi ho tenuto molte conferenze e dibattiti in Europa e in America.
Dovevo fare una considerazione: proseguo nella politica olandese o devo esporre le mie posizioni in ambito internazionale? Nell'autunno del 2005 ho detto a Gerrit Zalm e Jozias van Aartsen [dirigenti della VVD, NdT] che non sarei stata disponibile per le elezioni del 2007.
Ora scelgo un podio internazionale, perché voglio contribuire al dibattito oltre i confini sull'emancipazione delle mussulmane e sulle complesse relazioni tra l'islam e l'Occidente.
Voglio ringraziare la VVD per i miei anni in parlamento. Che questo partito mi abbia voluta e - più importante ancora - sostenuta non era scontato. Voglio esprimere in particolare il mio apprezzamento per i compagni di partito.
Voglio ringraziare i colleghi della Camera per il loro sostegno, anche se a volte i dibattiti sono stati aspri e combattuti. Femke [Halsema, esponente dei Verdi, NdT], grazie. Grazie anche alle 30.758 persone che hanno affidato il loro voto ad una novellina.
Ora direte: perché non rimango fino alle elezioni del prossimo anno? Perché ho deciso dopo quasi tre anni e mezzo di rimettere il mandato parlamentare?
Sin da quando, nella primavera del 2002, mi sono messa a parlare pubblicamente dell'islam, sono iniziate le minacce. Già ben prima che entrassi in politica, la mia libertà di movimento ne è stata seriamente limitata. Dopo l'assassinio di Theo van Gogh, le cose sono soltanto peggiorate.
La causa immediata della remissione del mio mandato parlamentare è anche il fatto che prima della fine dell'estate devo andarmene di casa: l'ha sentenziato il tribunale il 27 aprile. Su istanza presentata dai miei vicini - perché con me nei paraggi non si sentivano sicuri - il tribunale ha dato ragione a loro e a me quattro mesi di tempo per lasciare casa mia.
Ora devo traslocare, ma anche i miei nuovi vicini sanno della sentenza di quel tribunale.
Il ministro Donner ha presentato ricorso contro la sentenza e gliene sono riconoscente, perché come andrà a finire con altri che vengono minacciati, se questa sentenza verrà confermata? La mai situazione non muta: in attesa del ricorso devo fare le valigie.
Altro motivo della mia partenza è la discussione sul programma televisivo 'Santa Ayaan'. Le questioni sono due: i dati imprecisi che ho fornito per esser riconosciuta come profuga e il racconto del mio matrimonio combinato.
Sul fatto che io sia venuta in Olanda con nome e data di nascita imprecisi e un racconto impreciso sulla mia fuga sono sempre stata molto aperta. Nel 2002 in televisione ho rivelato per la prima volta le esatte circostanze del mio arrivo. Da allora le ho ripetute decine di volte, in Olanda e all'estero, sui giornali, alla radio e in TV. Nella rassegna stampa ne trovate una selezione. Ho citato molte volte il nome di mio padre, ho fornito la mia data di nascita.
Adesso forse vi chiederete come mi chiamo.

Io sono Ayaan,

figlia di Hirsi,

che è figlio di Magan,

figlio di Isse,

figlio di Guleid,

che era figlio di Ali,

che era figlio di Wai’ays,

che era figlio di Muhammad,

di Ali, di Umar,

della stirpe di Osman, figlio di Mahamud.

Io sono di questo clan. Il mio capostipite è Darod, che venne ottocento anni fa dall'Arabia in Somalia e fondò la grande tribù dei Darod. Io sono una Darod, una Macherten, una Osman Mahamud e una Magan.
La settimana scorsa c'era ancora una certa confusione sul mio nome.
Come mi chiamo?
Adesso lo sapete come mi chiamo.
Sembra che esistano questioni giuridiche circa la regolarità della mia naturalizzazione. Il ministro Verdonk ha aperto un'inchiesta. Non sono addentro alle problematiche giuridiche, ma voglio dire: quanto spesso persone in fuga per paura danno nomi diversi? Se si tratta di dati personali imprecisi la privazione della nazionalità è in ogni caso (ripeto: in ogni caso) una sanzione sproporzionata.
Poi c'è il racconto del matrimonio combinato. Il programma TV della settimana scorsa mette in dubbio la mia credibilità. La conclusione degli autori è che la questione è assai complicata. Vi posso dire: non così tanto.
L'affermazione che io avessi accettato volontariamente un matrimonio e fossi presente alla cerimonia è, semplicemente, del tutto falsa. Arriva un lontano parente dal Canada. Chiede a mio padre una delle sue cinque figlie. Mio padre indica me. Vi posso assicurare che mio padre un 'no' non lo accetta. In viaggio verso il Canada, ho approfittato di una tappa in Germania per venire in Olanda e chiedere asilo qui.
Questa è in tutta semplicità la storia. Niente di più, niente di meno.
In breve.
Tredici anni fa sono venuta in Olanda per diventare padrona della mia vita, per non farmi intrappolare in una vita che altri avevano tracciato per me.
E invece.
E' difficile vivere con tante minacce e sotto scorta.
E' difficile lavorare come rappresentante del popolo se sei senza casa. Difficile, ma non impossibile.
E' diventato impossibile, ora che il ministro [Verdonk] ha emesso un giudizio duro sulla mia cittadinanza.
Ciò mi fa sentire triste, perché avrei avuto piacere di concludere il mio mandato parlamentare in settembre.
Io me ne vado, ma le domande restano. Le domande sul futuro dell'islam nel nostro Paese, sull'oppressione delle donne nella cultura islamica e sull'integrazione di molti mussulmani in Occidente. E' illusorio pensare che tutto tornerà come prima: dopo l'11 Settembre il mondo è cambiato.
Continuerò a porre domande scomode. Le resistenze che ciò suscita sono evidenti a tutti. Sento il dovere di aiutare altri a vivere in libertà, come altri hanno sentito questo dovere nei miei confronti. Il poter contribuire a questa emancipazione - in Olanda o altrove - mi fa sentire felice.
Io sono Ayaan, figlia di Hirsi, che era figlio di Magan.
Oggi rinuncio al mio mandato parlamentare.
Lascio l'Olanda.
Triste e sollevata rifarò le valigie.
Io vado avanti.

(Ayaan Hirsi Ali, dichiarazione resa alla stampa il giorno 16 maggio 2006)

# 17.10 21/05/2006

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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 30-05-2006 14:40  
di Fausto Carioti-Per capire bene quanto eravamo avanti e quanto siamo rimasti fermi. Era il 1990. La Montedison-Ferruzzi, che all'epoca faceva capo a Raul Gardini, aveva appena lanciato un materiale innovativo. Si chiamava Mater-Bi. Una plastica ottenuta dal mais, con la particolarità di essere biodegradabile. Qualcuno ricorderà: nel luglio di quell'anno il settimanale Topolino regalò ai suoi lettori una macchina fotografica realizzata con tale plastica. Gardini non badava a spese. La chimica italiana, dalla tradizione gloriosissima (il Moplen, la prima plastica realizzata per fare oggetti come la conosciamo noi, oggi fu un brevetto italiano, frutto del genio di Giulio Natta: era la metà degli anni Cinquanta, e la commercializzazione avvenne nel 1961), faceva ancora da pioniere per il resto del mondo. Gli altri a inseguire.

Sono passati diciassette anni. In mezzo, Tangentopoli, Enimont, il crac Ferruzzi, il piano di Enrico Cuccia, un capitalismo sempre più a corto di capitali, un Paese sempre meno interessato alla cultura tecnica e una competitività imprenditoriale sempre più risicata: colpa dei governi e della politica, ma anche degli imprenditori e del sistema educativo. Oggi, 29 maggio 2006, il quotidiano britannico "The Independent" apre con la notizia e la fotografia di un nuovo contenitore rivoluzionario per cibi. «E' la bottiglia che annuncia una rivoluzione della plastica», titola il giornale. «Pensateci, plastica fatta con il mais. Il potenziale per aiutare il pianeta è enorme», dice un portavoce della Balu, la giovane azienda che la produce (qui l'articolo). Gli inglesi sono arrivati ora dove eravamo arrivati noi diciassette anni fa. "The Indipendent" scrive oggi quello che Topolino scriveva in Italia nel 1990.

E il Mater-Bi? Mentre il grosso della chimica dei polimeri che faceva capo alla Montedison è passato alla Shell, il brevetto della plastica italiana ricavata dal mais è rimasto alla Novamont la società creata da Gardini per la ricerca e la produzione di materiali innovativi. Che però adesso non appartiene più a un grande gruppo, ma deve reggersi sulle proprie gambe, dopo il collasso del gruppo Montedison-Ferruzzi e la fine di tutti i progetti di espansione su scala mondiale che Gardini aveva preparato per il nuovo materiale. Novamont conta oggi un centinaio di dipendenti e si definisce «una giovane realtà industriale», il che fa sorridere pensando a quello che c'è dietro. Controllata da Banca Intesa e gestita dai suoi ricercatori, è quella che si suole chiamare un'azienda piccola e dinamica, che fa quello tutto quello che può fare un'impresa che non ha alle spalle i capitali di un grande gruppo imprenditoriale specializzato nella chimica. Ha dovuto attendere il 2002 per superare il punto di pareggio. Il suo business ruota attorno al Mater-Bi, i cui prodotti vende un po' ovunque nel mondo. Ma non è niente rispetto a quello che avrebbe potuto essere oggi se le cose fossero andate in un altro modo. Intanto, gli altri non sono rimasti a guardare: ci hanno raggiunti e superati. E quella bottiglia inglese è lì che sbatte in faccia all'Italia l'ennesima occasione perduta.
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JerichoOne

Reg.: 06 Mar 2006
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Da: Frittole (FI)
Inviato: 10-06-2006 17:10  
Gaza, 10 giu. (Adnkronos/Xin) - Migliaia di palestinesi hanno partecipato oggi a Beit Lahia ai funerali dei sette membri di una stessa famiglia che sono stati uccisi ieri da un proiettile israeliano su una spiaggia nel nord della Striscia di Gaza. La processione funebre e' partita dalla casa della famiglia Ghalia, di cui sono stati uccisi il padre, una delle due mogli e quattro dei nove figli, fra cui una bambina di 18 mesi. Nell'attacco e' morta anche una zia. I Ghalia stavano facendo un pic nic sulla spiaggia quando sono stati colpiti.

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sgamp2003


Reg.: 21 Ago 2004
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Da: Roma (RM)
Inviato: 20-07-2006 11:56  
Via D'Amelio, quattordici anni dopo
Palermo, manifestazioni per ricordare
Il 19 luglio 1992 veniva ucciso dalla mafia il magistrato Paolo Borsellino insieme agli uomini della sua scorta. In occasione del quattordicesimo anniversario della strage di via D'Amelio sono state organizzate cerimonie di commemorazione in tutta Italia. "Era un uomo generoso e serio. Di lui ricorderò per sempre il sorriso, l'ironia e il sarcasmo", ha ricordato Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia.

Grasso ha deposto una corona di fiori sulla tomba di Borsellino, insieme al questore di Palermo Giuseppe Caruso. Il Guardasigilli Clemente Mastella, invece, ha partecipato a una cerimonia di commemorazione in via D'Amelio con i giovani delle associazioni di volontariato. Decinr di magistrati si sono ritrovati per un'assemblea nell'aula magna del Palazzo di giustizia di Palermo. Il sottosegretario agli Interni Marco Minniti e il capo di polizia Gianni De Gennaro hanno celebrato una commemorazione alla caserma della polizia Lungaro.

Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto dare testimonianza del valore del giudice e degli uomini della scorta uccisi il 19 luglio di quattordici anni fa: "Il sacrificio di Paolo Borsellino resta di monito a non abbassare mai la guardia nella lotta per debellare le insidie, ovunque si annidino, di questo gravissimo fenomeno criminoso", ha detto il capo dello Stato. Il presidente della Camera dei deputati Fausto Bertinotti ha inviato un messaggio alla famiglia Borsellino rinnovando la "profonda gratitudine" nei confronti del magistrato ucciso dalla mafia per la sua battaglia contro la criminalità: "Questa ricorrenza - ha scritto - ci richiama al dovere di proseguire quella battaglia nel solco dell'eredità ideale che Borsellino ci ha lasciato, sorretta dalla fiducia nelle Istituzioni democratiche, nel valore della legalità e nel coinvolgimento della società civile, a partire dalle giovani generazioni, nella costruzione del proprio futuro di libertà e di progresso".

Dalla famiglia del giudice, da chi lotta ancora in prima linea contro la mafia sono arrivate parole sentite e piene di speranza: "Loro sono morti perchè noi non siamo stati abbastanza vivi", ha detto;Don Ciotti, presidente dell'associazione antimafia "Libera". Rita Borsellino, sorella del magistrato siciliano, nei volti dei giovani che hanno voluto ricordare il fratello Paolo vede il futuro:"Ogni anno si ritrova la speranza di andare avanti e la forza di combattere ancora. Il segno più bello sono i ragazzini che non erano nati al momento della strage ma che ora ricordano il sacrificio di uomini come mio fratello. E' la testimonianza tangibile di una memoria che viene tramandata". Ma in un giovane come Manfredi Borsellino, 21 anni quando il padre venne fatto saltare in aria, oltre al ricordo nel cuore alberga il dolore"Il 19 luglio di quattordici anni fa avevo 21 anni. Ero uno studente universitario, e di notte sognavo ciò che il pomeriggio di quel giorno, inesorabilmente, si verificò: un attentato nel cuore della mia città, fumo, sirene, corpi dilaniati e poi, d'un tratto, un silenzio assordante. Quello stesso silenzio che mi accompagnò sino al mio arrivo in via d'Amelio, quando il corpo, o ciò che ne era rimasto, di mio padre e dei suoi agenti di scorta era stato già rimosso". Di quel silenzio surreale si è voluta poi circondare la famiglia, chiudendosi in quello che è stato, ed è, un dolore privato, ma che anche un dolore pubblico, di tutti gli italiani.


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sgamp2003


Reg.: 21 Ago 2004
Messaggi: 11260
Da: Roma (RM)
Inviato: 05-08-2006 17:20  
61 anni dopo Hiroshima, Napolitano: la pace valore irrinunciabile


«Come ogni anno, la ricorrenza della tragedia di Hiroshima rinnova il monito alle nostre coscienze sulle devastanti conseguenze della guerra e rafforza in noi l'aspirazione alla pace tra i popoli come valore irrinunciabile». Inizia così il messaggio che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha inviato al senatore Athos De luca, presidente del "Comitato Terra e pace", che sabato mattina 5 agosto, a piazza della Rotonda a Roma, ha dato il via alle cerimonia per ricordare il 61mo anniversario della bomba atomica sulla città di Hiroshima consegnato il tradizionale premio «per il generoso impegno a favore della pace e della solidarietà internazionale» che quest´anno è andato alla Croce Rossa Italiana.

«Ricordare oggi il 61mo anniversario di quella immensa catastrofe- ha scritto Napolitano- significa anche richiamare l'impegno di tutti gli stati a bandire ogni forma di intolleranza e di discriminazione, vere radici di odio e di violenza, e a promuovere politiche ispirate al dialogo, al rispetto e alla pacifica convivenza».

La cerimonia romana è solo una delle numerose iniziative che anche quest´anno ricorderanno in Italia l´inizio dell´era atomica: il 6 agosto 1945 con la bomba su Hiroshima e poi, tre giorni dopo, quella su Nagasaki. Sessant´anni dopo infatti, la bomba continua a fare le sue vittime: oltre 227mila con perdite annue di poco inferiori a 5mila persone mentre si stima che gli hibakusha (i colpiti dalle radiazioni gamma del "maledetto fungo", come i superstiti chiamano la bomba) siano ancora 285mila.

Ma non solo. In tutto il pianeta ci sono a tutt´oggi più di 30mila testate nucleari. Alcune di queste sono presenti anche in Italia. E proprio per rilanciare il tema del disarmo nucleare e discutere dell'accordo Nato di condivisione nucleare tra Italia e Stati Uniti dal 6 al 9 agosto si terrà, fra Aviano e Pordenone, l'iniziativa, promossa dai Beati Costruttori di Pace, "Via le atomiche".

Secondo quanto hanno più volte denunciato associazioni pacifiste e rappresentanti dle nostro parlamento infatti 90 bombe atomiche sono presenti nelle basi Usa di Aviano e Ghedi Torre per una potenza 900 volte superiore alla bomba sganciata nel 1945 su Hiroshima
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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 10-10-2006 11:35  
Lino Jannuzzi - L'assoluzione di Marcello Dell'Utri è costata la vita di Cosimo Cirfeta. La dottoressa del carcere di Busto Arsizio, in cui il boss pentito era ristretto, dopo quattro giorni dell'ultimo suo sciopero della fame e della sete, aveva scritto al direttore del carcere, agli avvocati e all'autorità giudiziaria: «Considerato che continua l'atteggiamento svalutativo, negativo, repressivo e persecutorio nei confronti del detenuto, considerato lo sciopero della fame e della sete da lui iniziato, sono conscia di intendere questa mia odierna comunicazione quale unica via possibile per prevenire un peggioramento delle già critiche e provate condizioni di sofferenza mentale e fisica del Cosimo Cirfeta». E la persecuzione e la repressione l'hanno ucciso: la sera di venerdì 17 marzo l'hanno trovato morto nella sua cella, riverso sul pavimento con accanto la bomboletta del gas del suo fornelletto, con la quale si sarebbe «suicidato».

«L'avevo visitato quella mattina stessa - dirà il suo avvocato - e abbiamo parlato a lungo. Cirfeta mostrava una grande vitalità e una grande vivacità intellettuale, era molto motivato perché stava per ottenere, dopo tanti anni di carcere, la semi-libertà. Il tribunale di sorveglianza doveva decidere dopo qualche giorno, l'udienza era stata fissata per il 22 marzo, e proprio quella mattina era arrivata la relazione del procuratore aggiunto di Bari, che era assolutamente positiva. Cirfeta mi aveva anche parlato della sua attività artistica, della pittura e dell'allestimento di uno spettacolo teatrale. Mi aveva dato l'impressione di una grande voglia di vivere e di una grande determinazione. Non ho notato assolutamente segnali di depressione o di esaltazione. Sono uscito dal carcere verso le 12 e mezza. Appena qualche ora dopo è avvenuta la morte...».

L'incredibile «suicidio» ha impedito a Cirfeta la cosa a cui teneva di più, più ancora della semilibertà, cioè tornare a deporre, l'ultimo giorno utile, al processo per calunnia intentato dalla procura di Palermo contro di lui e Marcello Dell'Utri.

Ci teneva a confermare ancora una volta ciò che aveva rivelato ben nove anni prima (la sua prima denuncia è del 24 agosto del 1977), e cioè che nelle carceri, assieme a lui, vivevano tre dei «pentiti» che accusavano Dell'Utri, Francesco Di Carlo, Francesco Onorato e Giuseppe Guglielmini, che non solo si frequentavano, passeggiavano e mangiavano insieme (cosa già tassativamente proibita dalla legge), ma si scambiavano informazioni e concordavano le accuse contro Dell'Utri. E avevano persino cercato di convincerlo, con le buone e con le cattive, a unirsi a loro e a inventarsi lui stesso altre accuse contro l'amico di Berlusconi: «E mi fanno questa proposta, dandomi assicurazione che tramite i loro magistrati mi avrebbero fatto uscire al più presto dal carcere, ma ci sono delle cose che hanno chiesto i magistrati e io dovevo sostenere queste accuse nei confronti di queste persone, dovevo dire che Berlusconi e Dell'Utri erano collusi con la mafia, e specialmente con Bontate e Inzerillo, e che l'avevo sentito dire anche dai capi della Sacra Corona unita...».

Perché anche Cirfeta era un boss della mafia pugliese, ma si era pentito e li aveva fatti arrestare tutti e condannare, fornendo prove schiaccianti, a centinaia di anni di carcere (e c'erano stati anche 28 ergastoli). Pochi pentiti erano considerati più attendibili di lui, e tuttavia nessuno rispose alla sua lettera del 24 agosto '97, e nemmeno a quelle del 19 e del 26 settembre e del 10 ottobre, e a quelle del 28 aprile e del 30 aprile e del 3 maggio e del 18 maggio del 1998. Finché è Dell'Utri, con cui Cirfeta si è messo in contatto, che nell'udienza del 22 settembre del suo processo per concorso esterno in associazione mafiosa si alza, racconta quello che gli ha detto Cirfeta e chiede che il pentito venga convocato e sentito d'urgenza. I pm si oppongono: c'è una lista di 270 testimoni, dicono, e Cirfeta sarà ascoltato alla fine. Passano due anni dalla sua prima denuncia, nel frattempo Cirfeta, che era in libertà come pentito, viene riarrestato, privato del contratto di collaborazione, chiuso in isolamento, perseguitato, minacciato, ridotto progressivamente alla disperazione (gli muore pure un figlio) in cui l'ha trovato la dottoressa del carcere.

E i pm di Palermo, invece di indagare e processare i falsi pentiti, incriminano Cirfeta per calunnia e chiedono alla Camera dei Deputati l'arresto di Marcello Dell'Utri, complice della calunnia e per il tentativo di inquinare le prove. La Camera il 30 giugno del 2000, pur essendo allora a maggioranza di centrosinistra, respinse la richiesta per 11 voti: se non ci fossero stati questi undici deputati, Dell'Utri si sarebbe fatto, fino all'assoluzione di ieri, sei anni e tre mesi di carcere (oltre la calunnia e l'inquinamento delle prove, c'era l'aggravante dell'aver favorito Cosa nostra, per cui la carcerazione preventiva dal giugno del 2000 sarebbe potuta durare fino ad ieri). Dell'Utri ce l'ha fatta, e questa assoluzione non potrà non influire anche sul processo d'appello in corso contro la condanna a 9 anni che con gli stessi pentiti e con gli stessi pm del processo per calunnia gli hanno inflitto in primo grado per il concorso esterno (se non ha calunniato, le accuse dei «pentiti» sono false). Cirfeta non ce l'ha fatta, e ne è morto, la bomboletta di gas è arrivata prima dell'assoluzione.
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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 10-10-2006 12:42  
io devo dire che nonstante tutta la combriccola di Berlusconi mi schifi parecchio (inendo lui, Previti, Dell'Utri ect ect), comunque su questa storia della Mafia ho semrep avuto parecchi sospetti.Non che non si conoscessero (con la Mafia) visto che a certi livelli sarebbe impossibile, ma che abbiano avuto rapporti econimici o di favori, andando a sensazione, non l'ho mai trovato verosimile, nè lo trovo tuttora.
Ciò non li riqualifica in generale, ma ai miei occhi non sono mafiosi(almeno in questa accezione)
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Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 29-10-2006 13:05  
quote:
In data 2006-10-10 11:35, ipergiorg scrive:
Dell'Utri ce l'ha fatta, e questa assoluzione non potrà non influire anche sul processo d'appello in corso contro la condanna a 9 anni che con gli stessi pentiti e con gli stessi pm del processo per calunnia gli hanno inflitto in primo grado per il concorso esterno (se non ha calunniato, le accuse dei «pentiti» sono false). Cirfeta non ce l'ha fatta, e ne è morto, la bomboletta di gas è arrivata prima dell'assoluzione.



Articolo Trattto da Il Giornale.
Certo che il processo per associazione mafiosa ha gli stessi pentiti, ma gli stessi quali? Quelli che Dell'Utri doveva corrompere (e per cui è stato assolto) o quelli che lo accusano di altri reati (per cui è stato condannato in primo grado a 9 anni?)
Si tratta di due categorie di pentiti diverse. Dire "se non ha calunniato, le accuse dei pentiti sono false" risulta vero per quell'ipotetica cospirazione per cui è stato assolto.
Risulta FALSO se l'affermazione la si ricollega (come fa Il Giornale)ai pentiti che accusano l'imputato di associazione mafiosa, in quanto non c'è alcun collegamento di sorta tra le due cose: se Dell'Utri non ha organizzato una combriccola di pentiti per screditare altri pentiti (su questo verte la sua assoluzione) , ciò non significa che gli altri pentiti abbiano detto il falso.
Ridicolo caso di disinformazione.
Classico di questi giornali spazzatura.

Almeno si prega di citare la fonte.

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