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Autore "The Village" di Night M. Shyamalan
Tristam
ex "mattia"

Reg.: 15 Apr 2002
Messaggi: 10671
Da: genova (GE)
Inviato: 08-09-2004 21:25  
Doveva anche succedere prima o poi.
Shyamalan inanella successi un dopo l’altro, ama un certo tipo di cinema, costruisce da solo le sue sceneggiature, scrive la storia, fa la regia, monta anche da solo? Mi sembra di si, forse no, non importa. Che dire? È l’artefice del suo “successo”. Direi di si, il suo stile si vede, gli piace girare in un certo modo, anche in un altro, unisce modelli e crea momenti che sono suoi.
Bravo, bravo.
Ora, Un film americano è un film difficile da capire, e se davvero lo vuoi capire, la prima cosa da fare è ritrovare nel prodotto finale le intenzioni di tutti quegli artefici che al film hanno partecipato.
Insomma la domanda che bisogna sempre farsi davanti ad un film è: chi opera le scelte?
E in fondo il cinema, che è una disciplina che racconta, anche, è fatta di scelte. Che siano regia, montaggio, sceneggiatura e storia, fotografia e cose varie c’è sempre da scegliere. E le variabili che determinano i cambiamenti, in questo possente sincretismo di apporti-rapporti, sono altissime.
Potremmo ridurre tutto al regista, ma “L'opera è là, ed esiste come un oggetto. Come un albero. A volte la politica degli autori ha troppo psicologizzato l’opera: secondo la politica degli autori l’opera non sarebbe che la proiezione cosciente delle intenzioni di qualcuno, ma l’opera esiste separatamente dall’autore". Ed è vero e non è vero. Soprattutto non è vero che c’è solo un autore. E soprattutto bisogna stare attenti a non psicologizzare subito un film, perché la mente è riduzionista, mentre un film è una cosa davvero complessa ed informe che prende vita solo dopo tanto tanto tempo.
Certo, ancora esistono i grandi registi-produttori, come nell’era d’oro del cinema americano (v. Hawks e Ford), ma come si spiegano allora certe cadute e certe impennate?

Shyamalan che ha sempre costruito i suoi film sulla tensione, questa volta ci riprova. Imbastisce una storia con i soliti presupposti dubbi. Non sappiamo, non ci è dato sapere. Siamo sempre con i protagonisti, l’incertezza è sempre nascosta: in un bosco, in una domanda, in una cosa che aspettiamo e che continua a non arrivare.
Questa tensione è ripetutamente ricordata, in mezzo abbiamo la vita, i drammi, i pensieri, i momenti quotidiani.

Ci sono alcune scene che sono costruite con la giusta tensione. Una caratteristica tipica di Shyamaalan è infatti proprio l’accumulo della tensione, il gioco del montato alternato, l’addensamento verso un preciso momento e anche spesso verso una precisa inquadratura. La tensione infatti si costruisce su questi finali tematici. Un particolare, una certa posizione degli attori in scena e nella scena ripresa.
Si scarta, a destra e sinistra, si presenta una cosa (sicura) e una cosa (che rompe la sicurezza). Si mettono in alternato, di solito si usano due personaggi, una situazione generale in cui questi personaggi si trovano costretti in due stati psicologici e quindi (quasi sempre) in due luoghi diversi, porti a credere una cosa, costruisci e offri allo spettatore un’inquadratura in cui o è tutto o è tutto il contrario. Come due rette non parallele che si incontrano formando un angolo. Quell’angolo è il puro cinema di Shyamalan.

Lo testimonia subito un’inquadratura folle, sporca e violenta che si costruisce su un movimento a picco della macchina da presa in movimento, dall’alto verso il basso, il basso proprio basso. Quando Shyamalan si mette a terra con la macchina da presa fa sempre godere. Lo ha sempre fatto in ogni suo film, sempre, e anche nel Villaggio lo vuole fare subito.
Bum! E ti dici… “Ah ok! Allora ci siamo!”.
Forse il momento migliore e più caratteristico, un colpo di coda di un pesce già fuori dall’acqua da ore, è l’ennesimo cammeo del regista. Questa volta veramente estremo. Costruito come dovrebbe essere sempre costruito il suo cinema: sulla privazione.
C’è anche da dire che il film è un film girato quasi sempre all’aperto. Forse è questo che ha rovinato tutto, perché è proprio nella angustia, nella ristrettezza degli spazi che i suoi film vincono, soprattutto, e si ci pensate è vero, perché nelle limitazioni di spazio fisico le sue storie, il suo cinema riesce a muoversi con estrema finezza.
Gli esempi sono moltissimi: La scena al buio della cantina in Signs, le scene in cucina del sesto senso, la nascita dell’uomo di vetro e la sequenza in treno di Unbreakable. E così via.
Qui tutto è aperto, lo spazio lo fanno gli attori, intorno c’è il vuoto, metri di vuoto e la macchina da presa è qui, è lì, ha libertà, scelta. Non c’è limitazione, non c’è da affrontare nessuna sfida. Il film si fa.

[ Questo messaggio è stato modificato da: Tristam il 29-08-2007 alle 03:54 ]

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Petrus

Reg.: 17 Nov 2003
Messaggi: 11216
Da: roma (RM)
Inviato: 08-09-2004 22:14  
Con moltissimo piacere ti ritrovo quassù in tuttocinema, e con ancora più piacere ti sento parlare di un regista che mi affascina molto.
E concordo con te nell'analisi di un regista che ama la sfida dell'angustia, che ama lo spazio e la sua rigida deformabilità un pò come lo ama von trier.
E anche Signs si perdeva, come tu dici di the village, in questo gioco di spazie esterni sterminati,e scene di interni, senza soluzione di continuità e con poca efficacia(anche la scena della cantina , che tu citavi, a me pareva fiacchetta, e ancor più il finale, in interno anch'esso. Lo dovrei rivedere cmq).
Aspetto questo The Village ancor più stimolato da quello che scrivi.
Vedremo come l'indiano se la cava senza mura che ne limitino i movimenti

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"I miei film cercano di parlare in maniera sommessa al cuore dell'uomo; il rispetto, la gentilezza, la comprensione reciproca, la riconoscenza, l'amicizia, l'umanità insomma, è la cosa più importante per l'uomo"
A.Kurosawa

[ Questo messaggio è stato modificato da: Petrus il 08-09-2004 alle 22:14 ]

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Tristam
ex "mattia"

Reg.: 15 Apr 2002
Messaggi: 10671
Da: genova (GE)
Inviato: 08-09-2004 22:16  
Comunque Signs è un film di interni, a parte pochi minuti all'inizio costruiti proprio per una questione narrativa.
inoltre è un film che amo tantissimo.

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[ Questo messaggio è stato modificato da: Tristam il 29-08-2007 alle 03:55 ]

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Petrus

Reg.: 17 Nov 2003
Messaggi: 11216
Da: roma (RM)
Inviato: 08-09-2004 22:27  
il problema degli interni di Signs è, a mio parere, che sono rapportati in maniera conflittuale con un esterno che, nella maggior parte dei casi, sfugge. Non c'è più l'interno catalizzatore di attenzioni, movimenti, luci e colori. C'è una continua tensione in un'esplorazione frenetica dello spazio interno che poco amore dimostra nei confronti dello spazio stesso, della superficie vera e propria su cui sbatte l'occhio della cinepresa.
Ma non penso che sia questo il luogo adatto per parlarne.
Aspettiamo sto villaggetto và...
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"Verrà un giorno in cui spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate"

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philipcat

Reg.: 08 Feb 2004
Messaggi: 1372
Da: Roma (RM)
Inviato: 08-09-2004 22:38  
Sono rimasta disappointed quanto Tristam, anche se non avrei saputo esprimerlo così lucidamente e accoratamente.
Shimalyan ripropone una formula dal meccanismo collaudato con ingranaggi diligentemente oliati che induce a sospettare una serialità disonesta.

E' una favola allegorica sulla perdita dell'innocenza e sul raggiungimento della maturità attraverso il superamento delle proprie paure.

Il colpo di scena finale può sorprendere solo uno spettatore semi assopito, visti i numerosi indizi disseminati nel corso di una trama che abbonda di buchi e incongruenze.

Peccato.
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Don't dream it, be it.

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Petrus

Reg.: 17 Nov 2003
Messaggi: 11216
Da: roma (RM)
Inviato: 14-09-2004 10:43  
Lo vedo stasera
vi saprò dire
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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 14-09-2004 13:31  
Mi trovo qusai in completa sintonia con te Tristam.
Il film vive di slanci, cerca di sopperire ad una certa assenza di accumulo della tensione utilizzando simbolismi fini a se stessi.
Alla ricerca di ciò si perde di vista il fattore emozionale dello spettatore, che segue la vicenda non perchè effettivamente coinvolto nei proprositi dei protagonisti, quanto in attesa che succeda quel qualcosa al di là del bosco.
Contiene qualche Spoiler
L'unico appunto che non condivido, o meglio, trovo che possa essere analizzato in un'altra ottica è quello riguardante l'ampio spazio che nuoce secondo te al regista, a dispetto di quanto accadeva con gli interni di Signs e Il sesto senso.
Proprio in questo caso infatti lo spazio, cioè il "villaggio" per suo nome con tanto di confini ben delinati, è stavolta l'"interno" di Shylaman. Fin dalla prima inquadratura quando abbiamo la morte tra i villici e il bosco, che nel finale, quando nella casa di Lucius, si ricompone linearmente l'evoluzione che va da "con la paura si muuore(il bambino muore perchè senza medicine)-col coraggio si vive(si è andati a prendere nonsoatnte tutto le medicine), si cerca di trasmettere il pathos interno di personaggi che sapendo la verità, lottano con loro stesso alla ricerca di comprendere ciò che è bene. Purtroppo però sono considerazioni banali, e un film non si può reggere solo su queste. Ed è in ciò che si perde Shylaman, nel voler costruire un trhiller psicologico senza la dovuta introspezione dei personaggi, senza farci pertecipi del loro dramma, ma anzi giocando con questo, preferendo mostracelo alla fine come "cucù" piuttosto che prima, quando magari avrebbe assunto un altro significato e avrebbe dato un altro sensazione al tutto.

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Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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Petrus

Reg.: 17 Nov 2003
Messaggi: 11216
Da: roma (RM)
Inviato: 16-09-2004 21:07  
Sperando che la carriera di Shyamalan segua un andamento palindromo è lecito aspettarsi il suo prossimo film ai livelli del tanto osannato Sesto senso che lo lanciò al grande pubblico.
The village ritorna ai livelli dell'appena passabile Umbreakable(forse con qualcosina in più), risalendo la china dopo i disastri di Signs.
E, come dicevamo un pò su, Shyamalan esce completamente. Si sdogana sia dall'interno scenico che lo aveva intrappolato con risultati alterni nei primi tre film, sia da una dimensione puramente soprannaturale, colonna portante di tutta la sua filmografia.
Il risultato non è eccellente, e mi riferisco soprattutto a un Phoenix e a una Weawer fuori ruolo, o comunque sottoutilizzati(soprattutto la prima), ad un plot scarno e poco deciso, alla mancanza, salvo in un paio di casi, di dialoghi degni di esser definiti tali.
Uno Shyamalan sottotono rispetto a quello che uno si aspetterebbe, sopra rispetto i suoi più recenti risultati.
Fermo restando che il suo particolarissimo modo di girare mi fa impazzire, da Unbreakable in poi.

"La mia è una fiaba, come quelle che racconta Tim Burton, solo più cruda e realista"
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"Verrà un giorno in cui spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate"

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badlands

Reg.: 01 Mag 2002
Messaggi: 14498
Da: urbania (PS)
Inviato: 16-09-2004 21:55  
scusate la domanda,ma voi dove lo avete visto??? sapevo che era uscito tra i fischi in america,non da noi.tra parentesi,anche a mio parere shiamalan,o come si scrive,è un regista che dopo la folgore da unica visione de il sesto senso si è incartato su se stesso,non trovando mai un vero perchè alle sue storie,ne in signs ne tantomeno in unbreakable.è un peccato,perchè visivamente,dal punto di vista tecnico e della fluidità narrativa è estremamente dotato.il problema è di scrittura.direi quasi che si tratta di un muccino di origine indiana...
ciao!

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Petrus

Reg.: 17 Nov 2003
Messaggi: 11216
Da: roma (RM)
Inviato: 17-09-2004 10:04  
io l'ho visto all'anteprima stampa italiana.
Scusa, ma che vuol dire "un muccino d'origine indiana"??
_________________
"Verrà un giorno in cui spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate"

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badlands

Reg.: 01 Mag 2002
Messaggi: 14498
Da: urbania (PS)
Inviato: 17-09-2004 13:41  
vuol dire,a mio modo di vedere,si intende,che sa la tecnica e come usarla,ma fondamentalmente non sa scrivere.entrambi finiscono,nei rispettivi generi,con l'accumulare banalità e luoghi comuni,se non infantilismi.ripeto,è un peccato,perchè entrambi san costruire scene,dare fluidità alle immagini e al racconto.sarebbero ottimi se trovassero(o avessero l'umiltà)chi scriva,bene,per loro.ma l'autorialismo è ahime una piaga decennale del cinema,del nostro in particolare.
comunque sia,quando esce in italia?lo vedrò comunque vista la presenza di un mio mito trasandato,ossia il grande william hurt.
ciao!

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philipcat

Reg.: 08 Feb 2004
Messaggi: 1372
Da: Roma (RM)
Inviato: 17-09-2004 19:44  
quote:
In data 2004-09-17 13:41, badlands scrive:
vuol dire,a mio modo di vedere,si intende,che sa la tecnica e come usarla,ma fondamentalmente non sa scrivere.entrambi finiscono,nei rispettivi generi,con l'accumulare banalità e luoghi comuni,se non infantilismi.ripeto,è un peccato,perchè entrambi san costruire scene,dare fluidità alle immagini e al racconto.sarebbero ottimi se trovassero(o avessero l'umiltà)chi scriva,bene,per loro.ma l'autorialismo è ahime una piaga decennale del cinema,del nostro in particolare.
comunque sia,quando esce in italia?lo vedrò comunque vista la presenza di un mio mito trasandato,ossia il grande william hurt.
ciao!





?????

Faccina quizzical.
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Don't dream it, be it.

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lilja4ever
ex "natalie73"

Reg.: 23 Ago 2003
Messaggi: 1872
Da: este (PD)
Inviato: 18-09-2004 01:02  
lo so che non ce n'è bisogno, ma siccome non l'ho mai fatto, faccio qui i complimenti a Tristam e a tutti voi, quando vi ci mettete scrivete in maniera fenomenale. Era Gmgregori che voleva scrivere un libro su/di/per/tra/con filmuppe? bè, magari io metto le mie foto d'archivio, potrebbe venir fuori una gran cosa.
scusate l'off topic...

il film in Italia dovrebbe uscire il 29 ottobre.

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badlands

Reg.: 01 Mag 2002
Messaggi: 14498
Da: urbania (PS)
Inviato: 18-09-2004 13:50  
quote:
In data 2004-09-17 19:44, philipcat scrive:
quote:
In data 2004-09-17 13:41, badlands scrive:
vuol dire,a mio modo di vedere,si intende,che sa la tecnica e come usarla,ma fondamentalmente non sa scrivere.entrambi finiscono,nei rispettivi generi,con l'accumulare banalità e luoghi comuni,se non infantilismi.ripeto,è un peccato,perchè entrambi san costruire scene,dare fluidità alle immagini e al racconto.sarebbero ottimi se trovassero(o avessero l'umiltà)chi scriva,bene,per loro.ma l'autorialismo è ahime una piaga decennale del cinema,del nostro in particolare.
comunque sia,quando esce in italia?lo vedrò comunque vista la presenza di un mio mito trasandato,ossia il grande william hurt.
ciao!





?????

Faccina quizzical.







!!!!!

ciao!

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philipcat

Reg.: 08 Feb 2004
Messaggi: 1372
Da: Roma (RM)
Inviato: 18-09-2004 17:16  
quote:
In data 2004-09-17 13:41, badlands scrive:
.ma l'autorialismo è ahime una piaga decennale del cinema




Scusa, mi rendo conto di essere stata criptica.

Mi ha colpito la tua affermazione.
Il fatto è che l'autorialismo, come dici tu, è rimasta l'unica motivazione che mi spinge a partecipare al grande rito collettivo di uscir di casa, parcheggiare,entrare in una sala, e all'uscita trovare l'immancabile multa.
I film di factory sono ormai destituiti di qualsiasi interesse e originalità. E' cinema digestivo.
_________________
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