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Autore Kant a due secoli dalla sua morte
13Abyss

Reg.: 20 Lug 2003
Messaggi: 7565
Da: Magliano in T. (GR)
Inviato: 04-01-2004 23:45  
Vorrei riportare qui un interessante articolo che ho letto oggi su Il Sole 24 Ore e riguardante Kant.
Una celebrazione a 200 anni dalla sua scomparsa.

- SOTTO IL CIELO DI KANT
- Maurizio Ferraris

Quando morì ottantenne, il 12 Febbraio di duecento anni fa, Kant era immemore quanto lo è oggi Ronald Reagan. Per rimediare si scriveva tutto su un grande foglio, in cui si mescolano riflessioni di metafisica e liste della spesa. Era la malinconica parodia di quello che Kant considerava come il principio supremo della sua filosofia, e cioè che l'Io penso deve accompagnare tutte le rappresentazioni, ossia che c'è un mondo solo per un io che se ne accorge, se lo annota, se ne ricorda e, in qualche modo, lo determina attraverso le sue categorie. Questa è un'idea che aveva variamente circolato nella filosofia prima di Kant, ma che lui trasforma in modo decisivo, nel senso che il riferimento alla soggettività non contraddice l'oggettività, ma la rende possibile, visto che l'io non è un ammasso di sensazioni, bensì un principio d'ordine, munito di due forme pure dell'intuizione, lo spazio e il tempo, e di dodici categorie, tra cui quella di "sostanza" e di "causa", che sono poi le vere fonti di quello che chiamiamo "oggettività".
Vale però la pena chiedersi perché mai Kant avesse dovuto imboccare una via tanto eroica e difficile. Il problema di fondo è che la filosofia prima di Kant era davvero giunta ad un punto morto. Immaginiamo di dover decidere quanti angeli possono stare su una punta di spillo. A rigore, milioni, visto che gli angeli - come si legge sui dizionari - non hanno corpo essendo puri spiriti. Ed ecco pronta la risposta: di angeli su uno spillo ne possono stare quanti se ne vuole. Più o meno questo era lo stato della metafisica razionalista al tempo di Kant, che svolgeva delle definizioni puramente nominali, con la conseguenza, tutto sommato non piccola, che tra un libro di metafisica e un libro di fantascienza (chi ha detto che gli angeli esistono?), non si riesce a vedere la differenza. Da qui l'idea degli empiristi, che della metafisica si potesse fare tranquillamente a meno. Il problema, però, che gli empiristi non riuscivano a mettere a fuoco, è che senza metafisica è difficile fare dei passi in avanti, e che se consideriamo la causa, la sostanza, lo spazio e il tempo come puri risultati delle nostre esperienze, allora la filosofia, la scienza e la morale sono destinate a svanire, perché il mondo intero si sbriciola fra le nostre mani.
La rivoluzione copernicana a cui Kant ha legato la sua fortuna filosofica suona dunque così: invece di chiederci come siano fatte le cose in se stesse, chiediamoci come debbano esser fatte per venir conosciute da noi. Tutto è reale, ma lo è all'interno dei nostri schemi concettuali, il che significa - anche se Kant non lo avrebbe ammesso - che se anche fossimo dei cervelli messi in un bagno organico e stimolati elettricamente da uno scienziato pazzo, non cambierebbe niente quanto all'oggettività delle nostre conoscenze. Kant chiama questo "realismo empirico", che non esclude, nella sua prospettiva, l'idealismo trascendentale, cioè per l'appunto la tesi secondo cui tutto dipende dagli schemi concettuali. I vantaggi sono almeno due: si è sconfitto lo scetticismo con una tesi che lo sfiora e lo corteggia, ma rendendo il mondo sicuro e indagabile razionalmente, e inoltre si è attuata una divisione del lavoro per cui gli scienziati si occuperanno del mondo, e i filosofi del modo in cui lo conosciamo.

Da questo momento la filosofia moderna sarà in grandissima parte una nota a piè di pagina di Kant, proprio come la filosofia antica era stata una glossa a Platone. Non solo l'idealismo di Fichte, Schelling od Hegel, o l'anti-idealismo di Schopenhauer, ma anche autori diversi e spesso antitetici come Nietzsche o Helmholtz, Heidegger o Quine, sono in ultima analisi incomprensibili senza l'apporto di Kant. La stessa fenomenologia, che era nata in un ambiente fortemente antikantiano (il realismo austriaco di stampo cattolico, ostile al soggettivismo protestante di Kant), finirà per sboccare, almeno formalmente, in un quadro di riferimento kantiano. E la svolta linguistica che ha caratterizzato un buon tratto del Novecento è, di nuovo, impensabile senza Kant, perché il linguaggio svolge qui la funzione trascendentale che per Kant assolvevano le categorie. Senza dimenticare poi che l'antropologia, la psicologia, le scienze umane in generale, e persino le scienze cognitive, traggono il loro impulso di fondo da un movente kantiano: se vuoi conoscere il mondo, devi prima conoscere gli uomini, le loro menti e i loro sensi.
Come tutte le grandi rivoluzioni, quella di Kant, tuttavia, non è avvenuta senza spargimento di sangue, per almeno tre motivi.
Primo, se il conoscibile si riduce a ciò che stà nello spazio e nel tempo, allora la metafisica non è che una propaggine della fisica e, soprattutto, si crea un amplissimo territorio delle cose che non si vedono e non si toccano, e che finiscono per equivalersi: Dio, l'origine del mondo, la passeggiata che ho fatto ieri, l'obbligo di guidare con la cintura di sicurezza.
Secondo, se ciò che conosciamo dipende da come siamo fatti, allora la filosofia diventa una propaggine della psicologia: la battaglia combattuta dalla filosofia negli ultimi duecento anni, che consiste nel separare gli atti psicologici dei soggetti dalla loro portata oggettiva, il fatto che io pensi un triangolo dal triangolo che penso, diventa una conseguenza ineviabile di questa impostazione.
Terzo (e soprattutto), tra "essere" e "conoscere" non c'è più nessuna differenza, vale a dire che proprio la distinzione tra oggettivo e soggettivo viene meno, malgrado tutte le migliori intenzioni di Kant. Kant fa un esempio famoso. Io posso guardare una casa dalle fondamenta al tetto o dal tetto alle fondamenta, questo è un ordine soggettivo che posso cambiare quando e come voglio. Ma se guardo una barca che scorre lungo il fiume, quella è una percezione oggettiva, nel senso che non posso invertire il processo a piacimento: la barca è laggiù, e non posso farla tornare indietro con un semplice movimento degli occhi o della testa. La distinzione tra soggettivo e oggettivo è già presupposta nel momento stesso in cui credo di aver trovato un criterio per distinguere il soggettivo e l'oggettivo. E crolla non appena facciamo un caso solo un po’ più complicato. Immaginiamo di starci avvicinando a una costa in barca: come facciamo a dire, in base ai principi kantiani, che siamo noi che ci avviciniamo alla costa e non è la costa che si avvicina a noi?

Troppe vittime, dunque, nella gloriosa rivoluzione? Niente affatto. Kant ha combattutto con fin troppo successo l'idea del senso comune, di uno sguardo ingenuo sulle cose e di un rapporto immediato con il mondo, e non lo ha fatto con l'inconcludenza di uno scettico, bensì con la volontà costruttiva di un filosofo onesto - non dimentichiamoci che la sua preoccupazione maggiore era la morale, anche se il suo mggior successo si ebbe nella teoria - che era anche un grande nel pensiero (se riferito a lui e a pochi altri questo sintagma non appare ironico). La via che ha suggerito si è spesso trasformata in una scorciatoia, ma era anche la sola che potesse trarre la metafisica dalle secche in cui era venuta a trovarsi. Il ritorno del realismo due secoli dopo la svolta kantiana non è dunque il risultato di un monotono movimento pendolare ma, probabilmente, il segno che quella svolta è stata definitivamente metabolizzata: uno sguardo ingenuo sul mondo è possibile, e anzi doveroso, ma l'ingenuità non è data, bisogna conquistarsela.




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Rubare in Sardegna è il Male.

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Sicilia

Reg.: 03 Nov 2003
Messaggi: 1072
Da: bari (BA)
Inviato: 05-01-2004 00:20  
parole sante quello che ho letto sul giornale

sei sicuro...che fosse un giornale .....sicuro che nn fosse niente...!!


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Non esiste una sola realtà...

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13Abyss

Reg.: 20 Lug 2003
Messaggi: 7565
Da: Magliano in T. (GR)
Inviato: 05-01-2004 16:21  
quote:
In data 2004-01-05 00:20, Sicilia scrive:
parole sante quello che ho letto sul giornale

sei sicuro...che fosse un giornale .....sicuro che nn fosse niente...!!





Percepisco leggere insinuazioni...
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seanma

Reg.: 07 Nov 2001
Messaggi: 8105
Da: jjjjjjjj (MI)
Inviato: 05-01-2004 17:08  
Trovo estremamente sciocco denigrare con quattro faccine il pensiero di un uomo,a cui prima di tutto,interessava ciò che(credo) interessa a tutti:l'origine della conoscenza.Che poi da qui si possa facilmente passare,guardandolo con superficialità a giudicare il pensiero di Kant come un accozzaglia di vaccate(con frasi del tipo "ma il giornale esiste?ma io vado veramente a lavorare?)è un altro paio di maniche:non è un facile per una mente razionalmente "normale"incontrare Kant senza restarne perlomeno sconvolti:la sua è stata indiscutibilmente una rivoluzione,e non faccio fatica a credere che tutti i pensatori successivi gli debbano qualcosa.L'intuizione dell'"Io penso"come unico fattore di conoscenza certa è ultimamente alquanto vero.E' poi vero che forse l'interesse precipuo di Kant fosse il problema etico,non inteso(e di questo ho pagato le spese personalmente)come una stampella per la menomata Ragione,bensì invece come fine di felicità(ALERT!ALERT!)per l'uomo,in quanto aderente a sue immanenti "leggi".Ultimamente e senza possibilitòà di franteindimento il grande "regalo"che Kant ci ha fatto è stato quello di portarci,in quanto uomini,al "centro del mondo",al contrario di molti che,forse sbagliando,ponebvano il loro punto di partenza nell'"osservazione" della natura.

Detto questo,ringrazio infinitamente Abyss per(finalmente)aver postato un argomento stimolante,e invito tutti a misurare e a scegliere per bene le parole da usare.
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sono un bugiardo e un ipocrita

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Ondina
ex "Plumett"

Reg.: 24 Apr 2003
Messaggi: 2205
Da: Padova (PD)
Inviato: 05-01-2004 18:24  
non ho ancora studiato Kant ma ho qualche rudimento su nominalismo e realismo..vorrei porre una domanda che ha poco a che fare con la questione della soggettività e oggettività:poniamo che dall'altra parte del mondo,in Australia ecco,cade un albero.noi non lo possiamo vedere.l'albero cade veramente?a me hanno risposto di no.perchè è tutta questione di relatività...
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seanma

Reg.: 07 Nov 2001
Messaggi: 8105
Da: jjjjjjjj (MI)
Inviato: 05-01-2004 18:26  
e inveve sì,solo che non noi non possiamo saperlo.

Fonte sicura.Fidati,è così.
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Ondina
ex "Plumett"

Reg.: 24 Apr 2003
Messaggi: 2205
Da: Padova (PD)
Inviato: 06-01-2004 11:56  
quale fonte?
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seanma

Reg.: 07 Nov 2001
Messaggi: 8105
Da: jjjjjjjj (MI)
Inviato: 06-01-2004 12:01  
Fonte privata ma ultrasicura-
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13Abyss

Reg.: 20 Lug 2003
Messaggi: 7565
Da: Magliano in T. (GR)
Inviato: 06-01-2004 19:36  
quote:
In data 2004-01-05 17:08, seanma scrive:
Trovo estremamente sciocco denigrare con quattro faccine il pensiero di un uomo,a cui prima di tutto,interessava ciò che(credo) interessa a tutti:l'origine della conoscenza.Che poi da qui si possa facilmente passare,guardandolo con superficialità a giudicare il pensiero di Kant come un accozzaglia di vaccate(con frasi del tipo "ma il giornale esiste?ma io vado veramente a lavorare?)è un altro paio di maniche:non è un facile per una mente razionalmente "normale"incontrare Kant senza restarne perlomeno sconvolti:la sua è stata indiscutibilmente una rivoluzione,e non faccio fatica a credere che tutti i pensatori successivi gli debbano qualcosa.L'intuizione dell'"Io penso"come unico fattore di conoscenza certa è ultimamente alquanto vero.E' poi vero che forse l'interesse precipuo di Kant fosse il problema etico,non inteso(e di questo ho pagato le spese personalmente)come una stampella per la menomata Ragione,bensì invece come fine di felicità(ALERT!ALERT!)per l'uomo,in quanto aderente a sue immanenti "leggi".Ultimamente e senza possibilitòà di franteindimento il grande "regalo"che Kant ci ha fatto è stato quello di portarci,in quanto uomini,al "centro del mondo",al contrario di molti che,forse sbagliando,ponebvano il loro punto di partenza nell'"osservazione" della natura.

Detto questo,ringrazio infinitamente Abyss per(finalmente)aver postato un argomento stimolante,e invito tutti a misurare e a scegliere per bene le parole da usare.




Primo: come sarebbe a dire "per aver, finalmente, postato un argomento stimolante"?
I Miei post sono sempre stimolanti, ma dipende comunque dai singoli utenti il grado di apprezzabilità e di interesse... e poi ho soltanto copiato un articolo di giornale...

Ma passiamo a cose serie...

L' "Io Penso", differentemente da come specifichi tu seanma, non è l'unico fattore di conoscenza certa per Kant, bensì piuttosto la "risposta" all'esigenza di un soggetto assoluto che l'idea psicologica ci impone. Non un "elemento" della conoscenza (un fattore), bensì uno "strumento" per la conoscenza: ogni nostra conoscenza si riferisce ad un "io" che la pensa, è vero, ma noi siamo portati a considerare questo "io" come esistente in sè, semplice, puro, incorporeo, spirituale e lo chiamiamo anima.
Sebbene ogni nostropensiero esiga questo soggetto logico, non è detto che tale soggetto sia reale in sè e per sè, tale da poter sussistere anche al di fuori dell'esperienza e del pensiero che su di esso si fonda; può darsi che sussista, ma noi non abbiamo alcuna possibilità di conoscerlo al di fuori dell'esperienza attuale, in quella che dovrebbe essere la sua immortalità.

E' invece giusto dire che Kant ci ha portati al "centro del mondo". Lui stesso diceva "opera in modo che la massima della tua condotta possa valere come norma di una legislazione universale". Tu uomo regoli il mondo, tu ne sei partecipe e padrone tramite il pensiero, tu, quindi, puoi scegliere un modello di comportamento che sia per te assoluto.
Da questo nasce il concetto di "dovere" per Kant, i cui effetti non svaniranno nemmeno nelle filosofie prossime di 2000 anni, oltre le leggi della Ragione e della Morale, da sempre atte a subire variazioni e modifiche per la loro stessa natura mutabile.
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Ondina
ex "Plumett"

Reg.: 24 Apr 2003
Messaggi: 2205
Da: Padova (PD)
Inviato: 06-01-2004 20:20  
quote:
In data 2004-01-06 19:36, 13Abyss scrive:
quote:
In data 2004-01-05 17:08, seanma scrive:
Trovo estremamente sciocco denigrare con quattro faccine il pensiero di un uomo,a cui prima di tutto,interessava ciò che(credo) interessa a tutti:l'origine della conoscenza.Che poi da qui si possa facilmente passare,guardandolo con superficialità a giudicare il pensiero di Kant come un accozzaglia di vaccate(con frasi del tipo "ma il giornale esiste?ma io vado veramente a lavorare?)è un altro paio di maniche:non è un facile per una mente razionalmente "normale"incontrare Kant senza restarne perlomeno sconvolti:la sua è stata indiscutibilmente una rivoluzione,e non faccio fatica a credere che tutti i pensatori successivi gli debbano qualcosa.L'intuizione dell'"Io penso"come unico fattore di conoscenza certa è ultimamente alquanto vero.E' poi vero che forse l'interesse precipuo di Kant fosse il problema etico,non inteso(e di questo ho pagato le spese personalmente)come una stampella per la menomata Ragione,bensì invece come fine di felicità(ALERT!ALERT!)per l'uomo,in quanto aderente a sue immanenti "leggi".Ultimamente e senza possibilitòà di franteindimento il grande "regalo"che Kant ci ha fatto è stato quello di portarci,in quanto uomini,al "centro del mondo",al contrario di molti che,forse sbagliando,ponebvano il loro punto di partenza nell'"osservazione" della natura.

Detto questo,ringrazio infinitamente Abyss per(finalmente)aver postato un argomento stimolante,e invito tutti a misurare e a scegliere per bene le parole da usare.




Primo: come sarebbe a dire "per aver, finalmente, postato un argomento stimolante"?
I Miei post sono sempre stimolanti, ma dipende comunque dai singoli utenti il grado di apprezzabilità e di interesse... e poi ho soltanto copiato un articolo di giornale...



penso che lui si riferisse al fatto che in questo periodo non ci sono topic interessanti nel forum...
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13Abyss

Reg.: 20 Lug 2003
Messaggi: 7565
Da: Magliano in T. (GR)
Inviato: 06-01-2004 20:33  
Lo spero bene...era una battuta la mia...

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seanma

Reg.: 07 Nov 2001
Messaggi: 8105
Da: jjjjjjjj (MI)
Inviato: 07-01-2004 15:37  
quote:
In data 2004-01-06 19:36, 13Abyss scrive:
quote:
In data 2004-01-05 17:08, seanma scrive:
Trovo estremamente sciocco denigrare con quattro faccine il pensiero di un uomo,a cui prima di tutto,interessava ciò che(credo) interessa a tutti:l'origine della conoscenza.Che poi da qui si possa facilmente passare,guardandolo con superficialità a giudicare il pensiero di Kant come un accozzaglia di vaccate(con frasi del tipo "ma il giornale esiste?ma io vado veramente a lavorare?)è un altro paio di maniche:non è un facile per una mente razionalmente "normale"incontrare Kant senza restarne perlomeno sconvolti:la sua è stata indiscutibilmente una rivoluzione,e non faccio fatica a credere che tutti i pensatori successivi gli debbano qualcosa.L'intuizione dell'"Io penso"come unico fattore di conoscenza certa è ultimamente alquanto vero.E' poi vero che forse l'interesse precipuo di Kant fosse il problema etico,non inteso(e di questo ho pagato le spese personalmente)come una stampella per la menomata Ragione,bensì invece come fine di felicità(ALERT!ALERT!)per l'uomo,in quanto aderente a sue immanenti "leggi".Ultimamente e senza possibilitòà di franteindimento il grande "regalo"che Kant ci ha fatto è stato quello di portarci,in quanto uomini,al "centro del mondo",al contrario di molti che,forse sbagliando,ponebvano il loro punto di partenza nell'"osservazione" della natura.

Detto questo,ringrazio infinitamente Abyss per(finalmente)aver postato un argomento stimolante,e invito tutti a misurare e a scegliere per bene le parole da usare.




Primo: come sarebbe a dire "per aver, finalmente, postato un argomento stimolante"?
I Miei post sono sempre stimolanti, ma dipende comunque dai singoli utenti il grado di apprezzabilità e di interesse... e poi ho soltanto copiato un articolo di giornale...

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L' "Io Penso", differentemente da come specifichi tu seanma, non è l'unico fattore di conoscenza certa per Kant, bensì piuttosto la "risposta" all'esigenza di un soggetto assoluto che l'idea psicologica ci impone. Non un "elemento" della conoscenza (un fattore), bensì uno "strumento" per la conoscenza: ogni nostra conoscenza si riferisce ad un "io" che la pensa, è vero, ma noi siamo portati a considerare questo "io" come esistente in sè, semplice, puro, incorporeo, spirituale e lo chiamiamo anima.
Sebbene ogni nostropensiero esiga questo soggetto logico, non è detto che tale soggetto sia reale in sè e per sè, tale da poter sussistere anche al di fuori dell'esperienza e del pensiero che su di esso si fonda; può darsi che sussista, ma noi non abbiamo alcuna possibilità di conoscerlo al di fuori dell'esperienza attuale, in quella che dovrebbe essere la sua immortalità.

E' invece giusto dire che Kant ci ha portati al "centro del mondo". Lui stesso diceva "opera in modo che la massima della tua condotta possa valere come norma di una legislazione universale". Tu uomo regoli il mondo, tu ne sei partecipe e padrone tramite il pensiero, tu, quindi, puoi scegliere un modello di comportamento che sia per te assoluto.
Da questo nasce il concetto di "dovere" per Kant, i cui effetti non svaniranno nemmeno nelle filosofie prossime di 2000 anni, oltre le leggi della Ragione e della Morale, da sempre atte a subire variazioni e modifiche per la loro stessa natura mutabile.


Rallenta il treno dei pensieri,abyss.Ricordati che hai di fronte un modestissimo liceale che ha asimilato Kant balbettando e tremando....è vero,l'Io penso non è l'unico "fattore(aridaje,quando si tratta di filosofia ho la varietà di linguaggio di un ratto)di conoscenza.Se ho scritto che l'Io esiste al di fuori della sua stessa percezione,ho detto davvero una castroneria e chiedo quindi venia.
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13Abyss

Reg.: 20 Lug 2003
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Da: Magliano in T. (GR)
Inviato: 07-01-2004 15:56  
Figurati....anche troppo che conosci Kant e il concetto di "Io penso"... sono veramente in pochi i liceali che lo studiano.
Io, a mio tempo, non lo feci...
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seanma

Reg.: 07 Nov 2001
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Da: jjjjjjjj (MI)
Inviato: 07-01-2004 16:02  
quote:
In data 2004-01-07 15:56, 13Abyss scrive:
Figurati....anche troppo che conosci Kant e il concetto di "Io penso"... sono veramente in pochi i liceali che lo studiano.
Io, a mio tempo, non lo feci...


ho sempre pensato che kant fosse uno degli "imprenscindibili"....degli "obbligatori" alla stessa stregua di Platone o Aristotele.....
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13Abyss

Reg.: 20 Lug 2003
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Da: Magliano in T. (GR)
Inviato: 07-01-2004 16:30  
quote:
In data 2004-01-07 16:02, seanma scrive:
quote:
In data 2004-01-07 15:56, 13Abyss scrive:
Figurati....anche troppo che conosci Kant e il concetto di "Io penso"... sono veramente in pochi i liceali che lo studiano.
Io, a mio tempo, non lo feci...


ho sempre pensato che kant fosse uno degli "imprenscindibili"....degli "obbligatori" alla stessa stregua di Platone o Aristotele.....



Già, ma per un giovincello è fin troppo peso da digerire...
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