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Autore Rassegna Stampa Mostra del Cinema di Venezia 2004
lilja4ever
ex "natalie73"

Reg.: 23 Ago 2003
Messaggi: 1872
Da: este (PD)
Inviato: 28-03-2004 14:10  
Che ne pensate di Marco Müller come neo direttore della Mostra del Cinema di Venezia? Io sono strafelice!

Intanto riporto alcuni articoli che ho trovato in giro e sul Gazzettino. Si parla anche di Spielberg e Amelio… ma i commenti li lascio a voi…

articoli dal Gazzettino:

Venerdì, 5 Marzo 2004

LA BIOGRAFIA
La Cina, Locarno e Ponzano. E tante pellicole superpremiate

Una biografia cosmopolita, una formazione da orientalista, gusti cinematografici indipendenti. Marco Müller, nato a Roma il 7 giugno 1953 da padre italo-svizzero e madre italo-brasilian-greco-egiziana, ha seguito studi post-universitari in orientalismo e antropologia in Italia e in Cina. Dopo un'attività di ricerca e insegnamento (con pubblicazioni e corsi universitari di etnologia, etnomusicologia e antropologia), dal 1980 ha iniziato a occuparsi di critica e storia del cinema, pubblicando articoli e saggi e creando e dirigendo collane di libri di cinema in Italia, Francia, Paesi Bassi e Svizzera. É stato anche autore e sceneggiatore di documentari sul cinema e di lungometraggi di fiction, e dal 1978 ha iniziato a occuparsi di festival, a partire da Torino, per passare poi a Pesaro e alle collaborazioni con la Mostra di Venezia per le selezioni di film asiatici. Seguono la direzione del Festival di Rotterdam, nel cui ambito promuove un sostegno finanziario e "culturale" al cinema indipendente del Sud e dell'Est, e dal 1991 al 2000 dirige il Festival di Locarno.Tra il 1998 e il 2002 e poi di nuovo a partire da gennaio di quest'anno è responsabile del settore cinema di Fabrica, del Gruppo Benetton, dove si occupa della formazione di nuovi cineasti e videasti, producendo cortometraggi e lungometraggi: fra i titoli più noti e premiati, "Viaggio verso il sole" di Yesim Ustaoglu (Turchia), due premi a Berlino 1999; "Moloch" di Aleksander Sokurov (Russia), premio per la sceneggiatura a Cannes 1999; "Adanggaman" di Roger Gnoan M'Bala (Costa d'Avorio), Venezia 2001, due premi al festival panafricano di Ouagadougou 2000; "Diciassette anni" di Zhang Yuan (Cina), premio per la regia a Venezia 1999; "Lavagne" di Samira Makhmalbaf (Iran), premio speciale della giuria a Cannes 2000; "No Man's Land" di Danis Tanovic (Bosnia), premio per la sceneggiatura a Cannes 2001, Oscar 2002 per il miglior film straniero; "Il voto è segreto" di Babak Payami (Iran), premio per la regia a Venezia 2001.Nell'inverno 2002 è per sua iniziativa che nasce in Italia la Fondazione Officina Cinema Sud Est, costruita per stimolare la crescita di partenariati tra l'industria cinematografica italiana e il cinema dei paesi del Sud e dell'Est.

...

Venerdì, 5 Marzo 2004

BIENNALE Il consiglio di amministrazione ha nominato Marco Muller, direttore di Fabrica, alla guida del festival di Venezia
Alla Mostra un "fabbricante" di cinema
Confermati gli altri responsabili di settore e designato il successore di Gardin. Ma le polemiche non calano

Venezia Marco Muller è il nuovo direttore della Mostra del cinema di Venezia. Niente da fare per Moritz De Hadeln, per la cui conferma si erano mossi in molti, il quale concluderà la sua collaborazione alla fine di aprile. La decisione è arrivata al termine di un lungo e combattuto consiglio di amministrazione della Biennale, il primo della presidenza di Davide Croff. La carne al fuoco era molta: tra i punti all'ordine del giorno figuravano l'approvazione del nuovo Statuto, la nomina del direttore generale, le decisioni strategiche sulle sedi della mostra del Lido, dell'Archivio storico e della stessa istituzione. Non c'è dubbio, tuttavia, che sia stata la designazione del successore di De Hadeln a tenere banco per la maggior parte del tempo. Il presidente Croff ha parlato di "posizioni difformi", di "idee e proposte diverse". «C'è stato molto dibattito - ha confermato Croff al termine del consiglio - sono state valutate da quattro a sei ipotesi con nomi anche stranieri, ma alla fine il consiglio ha deciso su Muller senza neppure il bisogno di votare. Sarà lui il direttore per il prossimo quadriennio, anche se ci sarà una verifica al termine della prima edizione. Non c'è dubbio che la scelta riguarda un professionista indiscusso, un "fabbricante di festival" che ha il metodo e le conoscenze necessarie per tenere alto il nome di Venezia. Una scelta lineare con cui questo ente supera il periodo d'incertezza degli ultimi mesi per dedicarsi alla progettualità di medio periodo. Con De Hadeln, che ringrazio per l'opera svolta, supereremo ogni questione da gentiluomini». All'interno del consiglio, però, la scelta non è stata così lineare. Due consiglieri avevano dato parere inizialmente negativo e per questo alla fine si è arrivati al compromesso della verifica dopo un anno, ma solo dopo che Croff ha messo sul tavolo tutto il suo peso. A questa nomina il presidente della Regione, Giancarlo Galan, non ha del resto fatto mistero di essere stato contrario, così come era contrario alla designazione del direttore generale proposto da Croff, Luciano Carbone. «Quando l'amico Valerio Riva (il suo rappresentante in Cda, ndr) mi ha detto della sua intenzione di candidare Gabriel Garcia Marquez - ha dichiarato sibillino Galan - sono rimasto felicemente sorpreso nella convinzione che quello dei premi Nobel, quale il grande scrittore Marquez, dovrebbe essere il livello cui dovrebbe aspirare la nuova Biennale». Anche dal centrosinistra giungono perplessità. Per il deputato veneziano dei Ds, Andrea Martella, è il sintomo di una difficoltà all'interno del Consiglio dell'ente. «Muller è un professionista preparato - ha dichiarato - ma rimane il giudizio negativo sulla defenestrazione di De Hadeln, fortemente voluta dal ministro Urbani. Non si capisce nemmeno la modalità con cui è avvenuta la nuova nomina, senza votazione, e che cosa stia accadendo alla Biennale di Venezia». Per una valutazione del profilo culturale di Muller, vale anche il commento di un suo predecessore, Felice Laudadio, secondo cui «il ministro Urbani che ha avallato la nomina di Muller non ha la più lontana idea di che festival possa fare il neo direttore, se guardiamo alle sue precedenti esperienze».A parte le inevitabili polemiche, è chiaro che l'intenzione di Croff è quella di prendere in mano con piglio manageriale l'organizzazione della Mostra affinché questa possa mantenere o, se possibile, migliorare il suo posizionamento nello scacchiere internazionale. Anche per questo ha deciso di piazzare un suo uomo di fiducia alla direzione generale dell'ente: Luciano Carbone, 47 anni, era infatti direttore del personale alla BNL, e a lui sarà affidato il compito di "capomacchina" (è una sua espressione) di una struttura complessa come la Biennale. «Entro breve tempo - ha continuato Croff - presenteremo un programma di massima della prossima Mostra. Al momento posso solo dire che è intenzione della Biennale valorizzarne sia l'aspetto culturale che quello della spettacolarità, cercando di compenetrare sempre di più la manifestazione con la città di Venezia». Più tranquille sono state le nomine (o meglio, le conferme) dei direttori del settore Architettura (Kurt Forster), Danza (Karole Armitage), Musica (Giorgio Battistelli) e Teatro (Massimo Castri), ma solo per un anno, con riserva di valutazione del loro operato. È stata poi confermata la decisione dello spostamento dell'Archivio storico in terraferma, al Parco scientifico e tecnologico, così come è stata ribadita la volontà di accentare tutto il personale nel palazzo Querini Dubois, dove si trova già la presidenza. E per il nuovo palazzo del cinema sarà indetto un concorso di idee.

Michele Fullin

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Sabato, 6 Marzo 2004

BIENNALE
MULLER E IL CINEMA CHE (NON) CONTA

Nessuno, né fra i comuni mortali né fra gli addetti ai lavori, ha davvero capito perché sia stato "fatto fuori" - insieme ai passati vertici della Biennale - dalla direzione della Mostra del cinema un uomo di provata esperienza e professionalità come Moritz de Hadeln. E nessuno capisce ora perchè al suo posto, dopo tanto rumore per nulla, sia subentrato un altro uomo di provata esperienza e professionalità come Marco Muller. Ma, a differenza dei comuni mortali, gli addetti ai lavori conoscono bene Marco Muller, e dall'altra sera si stanno chiedendo una cosa. Anzi, tante. Per esempio: chi ha silurato de Hadeln, l'"amico" di Hollywood e dei divi, il grande tessitore di rapporti internazionali e "diplomatici" del cinema, e ha voluto al suo posto il direttore di Fabrica Cinema, strenuo paladino del cinema d'essai, sperimentale, "marginale", policentrico e multietnico, sapeva quel che faceva? Sapeva che gli autori prediletti da Muller si chiamano Atom Egoyan, Babak Payami, Abbas Kiarostami, Danis Tanovic, Aleksander Sokurov, Samira Makhmalbaf e Zhang Yuan? Sapeva che, da Locarno a Treviso, Muller ha sempre applicato nella propria attività di produttore, organizzatore e operatore culturale una coerenza, un'intransigenza, una fedeltà assolute al cinema di qualità meno "protetto", minoritario, indipendente, commercialmente più indifeso e meno "vincente" al box office, e proprio per questo pluripremiato? Sapeva che a Marco Muller non può fregare di meno delle star, del glamour, delle passerelle, dei tappeti rossi, della mondanità alberghiera e di tutto il bric-à-brac che per anni i vari "terminator" di questo o quel direttore hanno vantato come stimmate inalienabili della Mostra di Venezia? E sapeva che, anche se certamente Muller è conscio che Venezia non è un cineforum d'essai e si disporrà ad accettare la sfida facendo le giuste opzioni, non si sposterà tuttavia di un millimetro dalla propria vocazione culturale e dalle proprie scelte di fondo? A queste domande ne aggiungiamo una noi: siamo sicuri che gli attuali sostenitori di Marco Muller saranno ancora tali dopo la prossima Mostra del cinema?

Roberto Pugliese

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Domenica, 14 Marzo 2004

di CHIARA PAVAN
Chiamatelo come volete, fabbricante di cinema o di festival, cinefilo «febbricitante» e «nomade», multicolor o persino multietnico («sono per un quarto franco-tedesco-svizzero, per un quarto siciliano, un altro quarto brasiliano e l'ultimo quarto greco d'Egitto»). Ma niente etichette da appiccicare in fronte, come quella di «elitario terzomondista» che ama avventurarsi tra "altrove" cinematografici che cozzano col box office. Dopo tutto, quel "Diciassette anni" di Zhang Yuan, premio della regia a Venezia '99 e "No Man's Land" di Danis Tanovic, Oscar 2002 come miglior film straniero - tutti coprodotti dalla trevigiana Fabrica - non hanno attratto soltanto gli spettatori dei circuiti dell'essai. Marco Muller scandisce le parole divertito, «ci sto proprio stretto in certe gabbie», tanto più adesso che dovrà "inventarsi" la Mostra del cinema di Venezia edizione 2004, la mostra del dopo De Hadeln e Barbera, silurati con così poca grazia, la mostra della "nuova Biennale" fortissimamente voluta da Giuliano Urbani, una mostra che il ministro sogna "glamour" all'ennesima potenza, al massimo della spettacolarità e del respiro internazionale. Muller non sembra scomporsi troppo, le spalle possono reggere il peso di questa sfida: «Per 10 anni ho guidato festival di Locarno - puntualizza - in un paese che non era il mio, tra equilibri politico-culturali giocati a livello cittadino, cantonale e federale. Per giunta in tre lingue diverse: italiano, francese e tedesco. E prima di allora l'avevo fatto a Rotterdam, ho persino imparato l'olandese per potermi cavare dall'impaccio». Adesso gli manca il veneziano, «sto imparando ad usare la vostra "erre" - ridacchia - anche se sono "foresto", come dite voi», ma il Veneto si è già insinuato nel suo dna di "fabbricante di cinema", con l'esperienza di Fabrica Cinema, il villaggio della creatività ideato dalla Benetton alle porte di Treviso, «dove abbiamo impostato un lavoro a lungo termine rivolto a tutto ciò che sta "altrove"», un lavoro attento ad una narrazione «che costringe a guardare il mondo con gli occhi di un altro». E non va dimenticata la sua Downtown, la casa di produzione creata poco tempo fa prendendosi un anno sabbatico da Fabrica, «proprio per uscire dal contesto preciso di Fabrica, per provare a cimentarmi con un'idea che mi appassiona: tentare un'ipotesi di rinascita dei generi popolari del cinema italiano». Quindi addio etichette, gabbie e gabbiette, «il cinema che io amo è senza passaporti, non è nè alto nè basso, non è di questo o di quel paese, ma è semplicemente cinema. E non mi farete parlare adesso della Mostra - taglia corto - per ora sto lavorando alla nuova struttura della programmazione, a fine mese ci si presenterà con qualcosa di più concreto». Meno di un mese fa, però, lei aveva detto di aver smesso di fare il "fabbricante di festival". Ed ora la troviamo a Venezia. «L'avevo detto con una sfumatura ironica! Nel senso che non ho detto "non lo farò mai più". Io sono un fabbricante di festival». Diciamo che ha glissato abilmente. «Va beh». Da fabbricante di cinema a fabbricante di festival...nessun conflitto di interessi? «Facciamolo fuori subito. I film che produco non vanno a Venezia. Può bastare? Quando guidavo il festival di Locarno i miei film andavano a Cannes, va forse male?». Uno dei suoi "must" come fabbricante di cinema è "scegliere un film che serva a far vedere di più e meglio". Funzionerà così anche a Venezia? «Bisogna separare le funzioni. Diciamo che tutto quello che ho messo a fuoco come produttore mi potrà servire per il festival. Ma non discuto ora di Venezia». Guardiamo allora i "panorami" cinematografici: ora che il cinema americano è in crisi profonda, le nuove Hollywood stanno ad Est? «Direi semmai che gli americani si stanno accorgendo di quanto l'Est rappresenti una forza creativa alla quale poter persino regalare un Oscar. E l'Oscar a "No man's land" di Tanovic ne è la dimostrazione. Ho sempre pensato che le decisioni dell'Academy sui migliori film stranieri siano tutte un po' dettate da equilibri distributivi. Ma se allora fu scelto "No man's land", e non credo in una splendida obiettività, fu perché serviva anche a loro far rientrare dalla porta principale quegli esseri in carne e ossa che pensavano di aver fatto evacuare dopo la caduta dei regimi socialisti». Da produttore, allora, cosa cerca? «Gli ultimi due anni li ho trascorsi leggendo, a settimana, una ventina o trentina di sceneggiature-soggetti-trattamenti. Insomma, mi sono guardato bene attorno, mi ero ripromesso di leggere tutto, finché non ho capito che quello che volevo era far rinascere l'onorata antica professione del soggettista. E così ho proposto agli scritturi pulp più celebri, come Valerio Evangelisti ed Eraldo Baldini, di diventare soggettisti». Un lavoraccio. Ma lei dorme mai? «Quelle quattro, cinque ore a notte». E sua moglie la vede ogni tanto? «Ma anche lei si occupa di uno dei fronti più audaci della sperimentazione: il laboratorio "Cine-lab" di Barbariano, nell'alto Lazio, dove con una quarantina di registi, sceneggiatori, direttori di fotografia e scenografi si tenta di dar vita ad una sorta di formazione superiore per i più alti mestieri del cinema. Lionella è come me, un'altra febbricitante e nomade, che ha come me radici ramificate in più direzioni». Cosa l'appassiona di più? «Sin dall'infanzia passione smisurata per il cinema popolare e i B movie». Ad esempio? «Appena ho visto "Big Fish" di Burton sono rimasto così sbalordito ed emozionato che sono dovuto tornare a rivederlo il giorno dopo per capire come mai mi aveva fatto così tanto effetto. Non mi capitava da tempo di ridere e piangere durante un'unica proiezione». Non mi dica che piange al cinema... «Diffido di chi non piange al cinema. Certo, faccio fatica a trovare film che mi facciano piangere, tanto più piangere e ridere insieme». A quale film lei ama tornare? «C'è un film al quale ritorno sempre, uno di quelli che celebrano un'ennesima reinvenzione del cinema: è "La notte del demonio", di Jacques Tourneur, piccolo film di terrore che racconta la difficoltà di uno scettico di credere alla magia e ai miracoli. In fondo, spiega la difficoltà dello spettatore smaliziato contemporaneo di credere al cinema. Ma alla fine sono la magia e il cinema a trionfare». Non è un caso che le sia piaciuto "Big Fish". «Già, il cinema più interessante è quello che afferma dubbio-fiducia nel cinema come rappresentazione». Rarissimo, soprattutto adesso. «Confido nelle virtù del cinema artistico-commerciale, del cinema che sa raccontare storie meglio di altre forme d'arte, di quel cinema nel quale, in qualche modo, le storie sono sporcate dal reale. Insomma, una confezione perfetta marchiata da pezzi di reale». Come vede, invece, lo spettatore? «Estremamente fortunato: nonostante sia estremamente limitata la gamma di "possibili cinematografici" offerta sullo schermo, tutto torna consultabile grazie al dvd». Insomma, createvi la vostra videoteca? «Non proprio. Malinconicamente accettiamo che il mezzo sia più freddo, ma siamo felici che tutto sia vivo e accessibile». D'accordo, ma la visione in sala ne risente. «Ma questo farà venir fame di cinema. Solo così potrà rinascere la sensibilità di spettatori. Sono ottimista, anche se si tratta di un lavoro a lungo termine. Gli spettatori sensibili non possono nascere in maniera astratta e indipendente dai condizionamenti del marketing. Solo con spettatori "avvertiti", spettatori che vedono e scelgono, potrà rinascere sensibilità verso il cinema». Ci crede davvero? «Credo in una comunità di spettatori che possa tornare a discutere sui film migliori».

Intervista a Müller precedente alla nomina
Scheda di Marco Müller su Imdb

[ Questo messaggio è stato modificato da: lilja4ever il 27-07-2009 alle 19:51 ]

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misaki84

Reg.: 29 Lug 2003
Messaggi: 2189
Da: Montecchio Maggiore (VI)
Inviato: 28-03-2004 14:42  
Avevo già introdotto la cosa un pò di tempo fa Il leone soffre e mi ripeto:spero (e così sembra) che Muller sia una persona molto capace, ma ha pochissimo tempo (non certo per colpa sua), il che non promette bene.

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[ Questo messaggio è stato modificato da: misaki84 il 29-03-2004 alle 11:59 ]

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misaki84

Reg.: 29 Lug 2003
Messaggi: 2189
Da: Montecchio Maggiore (VI)
Inviato: 28-03-2004 19:39  
Sto iniziando ad innervosirmi , abbiamo una mostra del cinema con una storia (e speriamo un futuro) rilevantissima e non gliene frega niente a nessuno.Al mio topic hanno risposto in 2 e a questo solo io.
Forza!!!!!!!!!!!!
Un opinione, per quanto semplice sia, è sempre ben accetta.
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Kim Ki-duk è un GENIO del CINEMA

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misaki84

Reg.: 29 Lug 2003
Messaggi: 2189
Da: Montecchio Maggiore (VI)
Inviato: 29-03-2004 19:12  
Come c'era da aspettarsi il topic è finito nel dimenticatoio per cui provvederò a tirarlo sù il più possibile,per sfinimento qualcuno risponderà spero.

Comunque, Lilja hai letto il mio vecchio post
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Kim Ki-duk è un GENIO del CINEMA

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naly01

Reg.: 26 Nov 2001
Messaggi: 2248
Da: Rignano Sull'Arno (FI)
Inviato: 29-03-2004 19:57  
Sono anc'io indignata per questa storia della mostra di venezia. De Hadeln a me non sembrava così male, e poi vorrei capire come fa la mostra a migliorare se ogni 5 minuti cambiano direttore....mah questa italia...
_________________
Sono impossibile da dimenticare
e difficile da ricordare.


IOMA 2007

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misaki84

Reg.: 29 Lug 2003
Messaggi: 2189
Da: Montecchio Maggiore (VI)
Inviato: 29-03-2004 20:29  
La situazione verificatasi a Venezia è esemplificativa della situazione del cinema italiano.La disorganizzazione direzionale e la distribuzione oltremodo scandalosa (vero Lilja?) condiziona la realizzazione e la fruizione delle opere italiane e i commenti come quelli di un topic recente sul cinema italiano dove sembra che in Italia si girino solo cagate mentre ci sono opere di primo piano (e in quel topic sono l'unico a pensarla così) come La meglio Gioventù, Buongiorno Notte e Santa Maradona solo per citarne 3 (generi totalemnte diversi).
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Hellboy

Reg.: 22 Ago 2003
Messaggi: 4287
Da: Rio Bo (es)
Inviato: 30-03-2004 16:21  
speriamo che duri almeno piu' del suo predecessore.
per quel che ho letto mi sembra l'uomo giusto al posto giusto.
poi...
_________________

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lilja4ever
ex "natalie73"

Reg.: 23 Ago 2003
Messaggi: 1872
Da: este (PD)
Inviato: 01-04-2004 20:11  
Da parte mia, frequentando da diversi anni la Mostra, posso solo dire che gli altri anni ero sempre pessimista nel periodo di preparazione. Quest’anno invece sono ottimista. Il fatto che gli altri utenti se ne fregano di rispondere a topic come questo, l’avevo messo in preventivo. E non hanno tutti i torti. Ogni anno si finisce per parlare sempre delle stesse cose, dei disservizi, del costo degli alberghi, delle poche sale a disposizione, della difficoltà di raggiungere il Lido, dell’importanza di chiamare o meno frotte di star americane, etc etc etc… ogni anno la stessa solfa, le stesse intromissioni della politica, e il poco tempo per organizzare. Alla fine ci si stufa, e non si fa neanche più caso alle varie polemiche. Sapete che vi dico? Datela a me la gestione del festival! Ho certe idee fenomenali che Cannes se le sogna la notte…

[ Questo messaggio è stato modificato da: lilja4ever il 18-05-2004 alle 18:55 ]

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lilja4ever
ex "natalie73"

Reg.: 23 Ago 2003
Messaggi: 1872
Da: este (PD)
Inviato: 20-04-2004 18:55  
continuo la rassegna stampa:

Gazzettino:

Venerdì, 26 Marzo 2004

di SERGIO FRIGO
Dopo tanto parlare di politica, per la Biennale è venuto finalmente il momento di tornare a parlare di programmi e di cultura: dopo la riforma dello statuto infatti, e in attesa che gli enti costitutivi si chiariscano fino in fondo su cosa vogliono fare della Fondazione, la prossima settimana i nuovi vertici presenteranno i programmi delle rassegne di musica, danza, teatro e architettura. Noi intanto affrontiamo col neo presidente Davide Croff le altre questioni sul tappeto, dai problemi più urgenti, alle decisioni già assunte, ai programmi di lungo respiro; registrando quella che è, al momento, solo un'impressione: Croff sarà pure un neofita del sistema politico-culturale che presiede ad organismi di questo genere, ma sembra aver preso in mano le redini dell'ente veneziano con l'intenzione di tenerle a lungo, e quindi di incidere in profondità sul suo futuro. Partiamo da questo, presidente: la Biennale costituisce attualmente la sua attività principale? «Assolutamente sì. Ho anche altre attività, dentro e fuori Venezia, ma la Biennale mi assorbe moltissimo. Poi seguo, certo, anche la Querini Stampalia, una bellissima istituzione che ha segnato assieme a Ca' Foscari il mio rientro a Venezia, 4 anni fa, ma lì non ho compiti operativi. E per quanto riguarda la Fondazione Levi, di cui sono pure presidente, continuo con piacere a dedicarle il mio tempo, ma è una fondazione più piccola...» Quali sono state le prime cose che ha fatto al suo arrivo alla Biennale, a metà febbraio? «Innanzitutto ho cercato di capire come funziona la struttura, e quali erano i problemi più urgenti da definire: abbiamo nominato il direttore della Mostra del Cinema e il direttore generale, e confermato i programmi già avviati, in particolare per la rassegna di architettura. Poi ho aperto gli altri dossier, per capire quali sono i temi di più ampio respiro, e in particolare cosa significa la trasformazione dell'ente in Fondazione. Tutto nel rispetto di una realtà assolutamente straordinaria, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo per il suo marchio e per la specificità di occuparsi, con i suoi sei settori, di aspetti così diversi e complessi della cultura». Vorrei toccare subito la questione del nuovo direttore della Mostra, Marco Muller. In qualche vago accenno che aveva cercato di spiegare la sua contrarietà alla riconferma di De Hadeln, il ministro Urbani aveva fatto capire di aver trovato le sue mostre forse poco "glamour". Ma Muller, per le sue esperienze e la sua vocazione culturale, sembra tutt'altro che un direttore da mostre con divi e lustrini... «Muller è stato scelto perchè è un professionista con un curriculum da cui si evince che è in grado di organizzare e gestire grandi festival cinematografici. Per questo siamo convinti che a Venezia darà il meglio... » Ma i suoi festival si sono caratterizzati più che per la spettacolarità, per la ricerca di linguaggi nuovi e l'apertura a nuove, difficili cinematografie... «Glamour e ricerca devono procedere in equilibrio, in particolare a Venezia. É chiaro che non abbiamo scelto Muller perchè rifaccia qui da noi Locarno o Rotterdam, ma perchè siamo sicuri che saprà interpretare nel modo migliore una mostra come quella di Venezia, che richiede per definizione una più ampia e completa estrinsecazione della sua professionalità». La nuova Biennale garantirà anche un'attenzione particolare al cinema italiano, come si vorrebbe a Roma? «La Mostra di Venezia è per definizione internazionale. Poi, certo, anche in questo caso è una questione di equilibrio: non possiamo fare una rassegna che valorizzi solo il cinema italiano, ma nemmeno una che lo penalizzi a priori». E il resto della programmazione, in particolare la mostra d'arte? Ha apprezzato l'ultima edizione, così discussa, oppure ipotizza qualcosa di diverso? «Mi è spiaciuto molto, ma sono stato a lungo all'estero e - per la prima volta - non sono riuscito a vederla, anche se con Bonami ne abbiamo parlato a lungo. Per quanto riguarda i prossimi appuntamenti, la linea culturale spetta ai direttori incaricati. In generale direi però che la Biennale deve essere capace di cogliere nei diversi settori della cultura internazionale ciò che di più nuovo e significativo si muove: scoprire e valorizzare i talenti, dunque, ma anche essere un laboratorio del nuovo. Se pensiamo ad esempio a quante composizioni musicali sono state composte appositamente per la Biennale, a Nono o a Stravinskij per dire, vediamo che questa duplice funzione Venezia l'ha sempre svolta egregiamente». Forse per giocare al meglio questo ruolo, la Biennale avrebbe bisogno di spazi più adeguati. Ha cominciato a riflettere anche su questo? «Stiamo guardando con attenzione al dibattito sul Fondaco dei Tedeschi, che a mio parere potrebbe servire bene allo scopo. Certo so che si è rilevato che 10mila metri quadrati sarebbero tanti per la Biennale, ma non nell'ottica con cui io vorrei impostare la sua attività: che dovrebbe diventare non più periodica, ma continuativa. Il mio intento è di realizzare una "Casa della Biennale" che faccia sentire l'istituzione più vicina ai veneziani, con iniziative variegate e fruibili dalla città, la valorizzazione dell'Archivio Storico, ma anche attività commerciali come un bookshop, che ad esempio al Museo d'arte moderna di New York arriva a produrre il 37% delle entrate complessive». Una Biennale più veneziana, dunque? «Si, ma al tempo stesso conto di potenziare i rapporti con l'esterno, sia con il proseguimento delle collaborazioni già avviate nel Sud Italia, sia con nuovi contatti con l'estero, in particolare la Cina: qui, dove ci sono i fermenti più interessanti nell'economia, contiamo di portare già nel 2005 una parte della mostra di architettura». Altra questione da sempre sul tappeto è la nuova sede per il cinema al Lido. Come pensa di muoversi? «L'intenzione è di procedere con un concorso di idee, che riqualifichi anche le attuali strutture, e ne assicuri un'utilizzazione continuativa: pensiamo dunque ad una Cittadella del cinema con sistemi multifunzionali, che oltre a garantire maggiori posti agli spettatori e uno spazio per il mercato, siano capace di attirare al Lido eventi e congressi per tutto l'anno».Presidente, tutta questa progettualità implica, per andare in porto, ingenti finanziamenti e il consenso compatto degli azionisti. É così, anche con la Regione, col cui Presidente i rapporti sembrano freddi? «Il presidente della Biennale ha il dovere istituzionale di ottimizzare i rapporti con tutti i suoi azionisti. Ma un rapporto costruttivo è nell'interesse di tutti. Io finora ho avuto con tutti gli enti rappresentati nel Cda rapporti franchi e positivi, e mi pare dunque che le polemiche siano state più scritte che reali. Per quanto riguarda i finanziamenti, so che nessuno getta i soldi, ma preoccuparsi adesso è prematuro: prima cerchiamo l'intesa sulle scelte strategiche, poi lavoveremo sui fondi. D'altro canto penso che gli enti locali e lo stesso Ministero siano interessati a valorizzare la maggior istituzione culturale italiana e una mostra cinematografica che compete con Cannes e Berlino per importanza e autorevolezza». Il nuovo statuto dovrebbe favorire anche l'arrivo di risorse da soci privati... «Lo statuto ha adeguato lo status della Biennale a quello delle altre grandi fondazioni culturali del mondo. In particolare esso consentirà di attivare delle partnership con soggetti che operano sul terreno economico, e quindi possono avere interesse (e redditività) a diventare parte dello stesso capitale della Biennale e a gestire delle attività in comune. Ci vuole tempo, ma si sta facendo strada una nuova responsabilità sociale delle imprese. Ma pensiamo anche a valorizzare gli Amici della Biennale, coinvolgendo anche privati cittadini in qualità di membri sostenitori, come avviene con i musei inglesi e americani. Insomma, il momento non è dei migliori per queste cose, ma ritengo che un po' di buona volontà e di fantasia ci consentiranno di fare molta strada».


...
Gazzettino
Domenica, 28 Marzo 2004

Venezia
Non solo Spielberg e Amelio: Venezia chiama anche Ozon e il nuovo De Seta. "Lettere dal Sahara", il film con cui Vittorio De Seta torna alla regia di un lungometraggio dopo molti anni, potrebbe essere infatti uno dei primi ad essere selezionato per la prossima edizione della Mostra del Cinema di Venezia che si terrà dall'1 all'11 settembre prossimo. Il direttore della Mostra, Marco Muller, ha già visto nei giorni scorsi la pellicola che racconta il viaggio di un immigrato senegalese in Italia e sarebbe interessato a portarla in laguna. Per De Seta, oggi 81enne, sarebbe un ritorno a Venezia a oltre 40 anni da quando, nel '61, vinse il premio Opera Prima con "Banditi a Orgosolo". La commissione di esperti del settore cinema che aiuterà Müller a vedere i film sarà composta da giornalisti e critici di fama, che il direttore ha in gran parte già incontrato. Ne faranno parte probabilmente Ranieri Polese del "Corriere della sera", Enrico Magrelli di "Film Tv", Fulvia Caprara della "Stampa", Claudio Masenza di "Ciak" e Luciano Barisone di "Duel" («ma i loro nomi - precisa il neodirettore - dovranno essere sottoposti ed approvati dal Cda e dal predidente Croff»). Non ci sarà invece, contrariamente ad alcune indiscrezioni dei giorni scorsi, Roberto Ellero, capo dell'ufficio cinema del Comune di Venezia, che ha definito prive di ogni fondamento le voci assicurando peraltro «massima collaborazione con il direttore della Mostra Marco Muller quale responsabile del Circuito Cinema Comunale e nel quadro di sinergie istituzionali fra Biennale e Comune ancor più strette, specie sul versante delle attività permanenti». Nella ultima settimana Muller ha anche avuto colloqui con i consulenti e i corrispondenti dalle diverse aree del mondo che lo affiancheranno nella preselezione dei film del cinema asiatico, africano, mediorientale, centro e sudamericano e dell'Est europeo. Muller invece curerà in prima persona la ricerca negli Usa e in Europa e sta già programmando viaggi a Los Angeles, New York e nelle capitali del Vecchio Continenete. Tra i titoli già nel mirino di Müller, ci sarebbero, oltre a "Terminal" di Steven Spielberg con Tom Hanks e Catherine Zeta-Jones, anche "Aquatic Life", il film di Wes Anderson ("I Tenenbaum") ispirato alla vita di Jacques Cousteau e interpretato da Bill Murray, Angelica Houston, Owen Wilson, Cate Blanchett, Jeff Goldblum e Willem Dafoe, le opere seconde di Vincenzo Marra e Claudio Sorrentino, prodotte rispettivamente da Tilde Corsi e Domenico Procacci, e la nuova commedia musicale di atmosfera italiana di Francois Ozon ("Otto donne e un mistero" e "Swimming pool"). Quanto alle nuove date della Mostra, secondo fonti ben informate, la scelta di posticipare l'inaugurazione della Mostra all'inizio di settembre sarebbe dettata dal tentativo di andare incontro all'annosa richiesta dei distributori, soprattutto indipendenti, impegnati nel tentativo di far uscire i film nelle sale in date non balneari ma vicine al benefico effetto "pubblicitario" della vetrina lagunare.

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SentieriSelvaggi:

5/4/2004 - Indiscrezioni da Venezia
I film, le date, e la commissione di selezionatori

Le chiavi di casa di Gianni Amelio, Terminal di Steven Spielberg, Il Mercante di Venezia di Michael Radford, Aquatic Life di Wes Anderson, (ispirato alla vita di Jacques Cousteau), Lettere dal Sahara di Vittorio De Seta (viaggio di un immigrato senegalese in Italia) e i nuovi film di François Ozon, Vincenzo Marra e Claudio Sorrentino. Potrebbero essere questi i titoli in cartellone per la prossima mostra del cinema di Venezia.
Mentre il neo-presidente della Biennale Davide Croff cerca un socio privato, il neo-direttore Marco Müller lavora al programma della manifestazione. In primo luogo le date, con la scelta di posticipare l'inaugurazione all'inizio di settembre (dall’1 all’11) per andare incontro alla richiesta dei distributori.
La commissione di esperti del settore cinema che collaborerà con Mueller alla selezione dei film sarà composta da giornalisti e critici di fama. Ne faranno parte secondo le prime indiscrezioni Ranieri Polese del Corsera, Enrico Magrelli di Film Tv, Fulvia Caprara della Stampa, Claudio Masenza di Ciak e Luciano Barisone di Duel. I nomi andranno poi sottoposti all’analisi e l’approvazione del presidente Croff e del Cda.
La retrospettiva, curata da Paolo Mereghetti e Morando Morandini, quest'anno sarà dedicata ai film restaurati.

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Gazzettino: Giovedì, 15 Aprile 2004

Convocata ieri la conferenza stampa per illustrare il progetto del direttore Marco Müller, ma all’incontro non si presenta nessuno
Il consiglio di amministrazione della Biennale blocca tutto chiedendo chiarimenti

Venezia
L'era Muller si apre nel segno deleterio (e potenzialmente pericoloso) delle "beghe" lagunari: perchè col neo-direttore, anche la Mostra del cinema di Venezia, anno 2004, sembra annaspare in cerca di ossigeno. Basta infatti un «rinvio», ufficialmente dovuto a «ragioni tecniche», della conferenza stampa di presentazione della rassegna cinematografica, per far affiorare il malessere che si respira nel cda della Biennale e investe, di conseguenza, il responsabile del settore più delicato del l'ente.

Ieri mattina, infatti, Muller avrebbe dovuto illustrare al cda le linee direttive, organigrammi compresi, del la "sua" Mostra . Dopo "la benedizione" del consiglio, il direttore si sarebbe finalmente presentato ai cronisti per svelare nel dettaglio la «sua visione» di Venezia 2004 (e stamattina avrebbe dovuto replicare davanti ai giornalisti del la stampa internazionale, a Roma). Dopo due ore di attesa, invece, si comincia ad intuire che qualcosa si è inceppato all'interno del cda: un boomerang a livello di immagine, per una Biennale che aveva chiamato a raccolta i giornalisti per annunciare in pompa magna cosa sarebbe stata la Mostra del dopo de-Hadeln e del dopo-Bernabè. L'ufficio stampa annaspa, si scusa, non sa come giustificare il ritardo, dirotta persino i giornalisti in un'altra sala di Palazzo Querini Dubois, ufficialmente «per cominciare l'incontro», in realtà per evitare scomodi confronti con i consiglieri in uscita. Nella stanza infatti non si presenta nessuno, e la notizia del «rinvio» viene regalata con un certo imbarazzo dal diligente ufficio stampa: ufficialmente nessun malumore, casomai «semplici ragioni tecniche» dovute al fatto che la riunione del cda era iniziata in ritardo, il consiglio si era dilungato ad ascoltare i programmi di Kurt Forster, il direttore del la 9. esposizione di architettura, e infine c'era pure la designazione del direttore generale della Biennale Luciano Carbone nel cda di Tese, la società partecipata del l'ente. Restava poco tempo, così, per il povero Muller, al quale, oltretutto, il cda avrebbe avanzato «richieste tecniche che necessitano di tempi più lunghi di risposta». Nel frattempo, però, Muller si volatilizza, irrintracciabile anche al telefono. E quello che filtra dal consiglio è un pesante attacco del consigliere Valerio Riva (espresso dalla Regione) alla stessa scelta di Muller. La Biennale insomma, che ieri voleva celebrare il proprio "progetto mostra ", si ritrova in mano una grana da sanare, e in fretta fretta. Perché in ballo non ci sono solo i giochetti di forza dei politici di turno, ma tutta la Mostra del 2004. Che rischia davvero di morire ancor prima di nascere. E che per il momento di sicuro ha solo la data, 1-11 settembre.

Chiara Pavan

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da TamTam cinema:
Venerdì 16 Aprile 2004
Venezia torna al concorso unico

Riuscirà Venezia a strappare Le chiavi di casa di Gianni Amelio a Cannes? Il neodirettore Marco Muller lo spera e ne ha parlato in un incontro a tre con i corrispondenti in Italia di 'Variety', 'Screen' e 'Hollywood Reporter'. Nel mirino del neo-direttore figurano anche The Assassination of Richard Nixon con Sean Penn e Naomi Watts e 5x2 di François Ozon, ma l'unica certezza per il momento è l'anteprima del nuovo film di Steven Spielberg, The Terminal, fuori concorso.
L'incontro con i giornalisti stranieri è servito a preparare il terreno per la trasferta di Muller negli Stati Uniti, mentre tra due settimane saranno rese note le linee definitive della kermesse in un incontro più allargato. Per ora si sa che la restrospettiva sarà dedicata ai B-movie italiani degli anni '60 e '70.
Altra novità la riduzione del numero dei film nella selezione ufficiale a circa 50 titoli e l'eliminazione dei due concorsi.
Infine, circa il presunto conflitto di interessi con il ruolo di produttore, socio della Downtown Pictures, a sua volta legata, tramite un accordo di coproduzione, a Rai Cinema, Muller ha spiegato: "Da quando, a marzo, ho accettato l'incarico di direttore della Mostra, ho passato la presidenza della Downtown alla mia partner Viviana Queirolo e ha delegato a lei ogni controllo della società. Nessuno dei film prodotti o coprodotti dalla Downtown andrà a Venezia, neppure l'opera prima di Chiara Caselli, L'isola".

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Gazzettino: Martedì, 20 Aprile 2004

Aria di Mostra per l'esordio della Tamaro

Aria di Lido per il film "Nel mio amore", esordio nella regia di Susanna Tamaro? Sembrerebbe di sì visto che il suo produttore Fulvio Lucisano ha fatto sapere in un comunicato che il film «è in fase di post-produzione e l'uscita è stata posticipata a dopo l'estate». La coincidenza delle date e l'annuncio del posticipo (un film per essere accolto a Venezia non deve essere uscito in sala) fanno pensare che "Nel mio amore" potrebbe essere così già oggetto di interesse da parte del neodirettore della Mostra Marco Müller.

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Inviato: 22-04-2004 10:49  
Inchiesta Sole24Ore dell’11/04:

http://www.labiennale.org/it/2004/rassegnapdf/aprile04/11-04.pdf

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da TamTam cinema:
Mercoledì 21 Aprile 2004

Wim Wenders e Michael Mann al Lido?

Da sabato scorso il direttore della Mostra del cinema Marco Müller e alcuni suoi assistenti si trovano a Los Angeles, dove hanno incontrato i dirigenti di Fox, Sony Columbia Pictures, Buena Vista, Paramount, 20th Century Fox, Metro Goldwyn Mayer, i capi della Miramax e di alcune 'mini-major'. Secondo l'Adn Kronos, negli Studios sarebbero stati offerti diversi titoli tanto per i tradizionali gala fuori concorso che per le proiezioni di mezzanotte quanto (e sarebbe una grossa novità nella storia recente della Mostra) per il concorso.
Tra i titoli che potrebbero entrare nella sezione competitiva ci sarebbe addirittura Collateral di Michael Mann, prodotto e interpretato da Tom Cruise che verrà distribuito in Italia dalla Uip. Pare inoltre che Wim Wenders avrebbe offerto il suo film Land of plenty (La terra dell'abbondanza) in prima mondiale, sull'America dell'11 settembre.
Prende corpo intanto la retrospettiva dedicata alla ‘Storia segreta del cinema italiano' e incentrata sulla produzione di genere tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Ottanta. A fare da 'padrini' alla retrospettiva potrebbero essere registi e attori italoamericani appassionati del genere come lo stesso Müller.

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da TamTam cinema:
Giovedì 22 Aprile 2004

Urbani: Spielberg al Lido. Presidente di giuria?

Il regista Usa Steven Spielberg sarà alla prossima del Mostra del Cinema di Venezia. Lo ha annunciato oggi il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, a margine di un convegno all'Università di Padova. E senza volersi sbilanciare ulteriormente Urbani però ha fatto capire che Spielberg potrebbe anche assumere la presidenza della giuria della Mostra internazionale d'Arte cinematografica.
Ben più esplicito Urbani è stato sul programma della rassegna veneziana: “Per la Mostra del Cinema andiamo avanti come un treno, il direttore Marco Muller à in questi giorni a Los Angeles a lavorare. Vedremo quindi una mostra di buona qualità, mai forse come è stata negli ultimi anni".
Infine, sull'emendamento dell'opposizione approvato oggi alla Camera per il decreto Urbani, il ministro ha dichiarato che “è marginale. Devo attendere per sapere cosa è successo, ma spero che non riguardi la morte per il cinema italiano decretata dalle cattive leggi del passato. Abbiamo fatto una nuova legge che riserva un futuro per il cinema, mentre la vecchia ne prevedeva la bancarotta. In più abbiamo potenziato, migliorandoli ulteriormente i servizi come Cinecittà, la Scuola del cinema, e l'Istituto Luce".

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Gazzettino:
Giovedì, 22 Aprile 2004

ULTIMI DETTAGLI PER IL CONTRATTO CON IL DIRETTORE MÜLLER CHE INTANTO CERCA I TITOLI: WENDERS E MANN TRA I PAPABILI

Si stanno definendo in questi giorni gli ultimi dettagli del contratto con la Biennale di Marco Müller, neo-nominato direttore della Mostra del Cinema . Nel documento, che Müller dovrebbe firmare prima della nuova riunione del cda fissata per il 27 aprile, dovrebbero essere precisati anche gli aspetti relativi all'attività di Müller come produttore cinematografico, in modo da garantire anche formalmente che la Mostra del cinema da lui diretta non veda la presenza di opere alla cui produzione abbia partecipato. Il cda del 27 aprile dovrebbe così sgombrare il campo dalle polemiche sorte in seguito all'ultima riunione, quando era stata annullata all'ultimo momento la conferenza stampa di Müller fissata per il giorno dopo a Roma. Tanto che la nuova conferenza è già stata fissata per il 28 a Venezia.
Intanto, però, Müller sta lavorando alla "sua" Mostra . Wim Wenders potrebbe infatti presentare a Venezia in prima mondiale il suo nuovo film americano "Land of plenty" sull'America dell'11 settembre. Da sabato scorso il direttore e alcuni suoi assistenti si trovano a Los Angeles, dove hanno incontrato i dirigenti delle major. Tra i titoli che potrebbero entrare nella sezione competitiva ci sarebbe addirittura "Collateral" di Michael Mann, prodotto e interpretato da Tom Cruise.

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Gazzettino:
Sabato, 24 Aprile 2004

Primo via libera, con astensione, alla realizzazione di un nuovo palazzo del Cinema, dove oggi sorgono i giardinetti del Casinò. É arrivato ieri dalla Giunta comunale che ha approvato la variante al Prg del Lido proposta dall'assessore all'Urbanistica, Guido Zordan, e che ora dovrà passare in Consiglio comunale. Ma l'iter si annuncia in salita, visto che già ieri l'assessore Beppe Caccia (Verdi) e Paolo Cacciari (Rifondazione) non hanno votato la proposta che cancellerebbe un giardino circa 7.700 mq, unico al Lido, con varie essenze pregiate. La delibera motiva questa scelta con la crescente carenza di spazi della mostra del cinema , affermando che la nuova struttura potrà "assolvere sia alle esigenze della Biennale sia alle ulteriori attività che la città di Venezia e la municipalità di Lido intendessero promuovere, anche attraverso le società partecipate". «É stata fatta la scelta più banale - ribatte, però, Caccia - che cancella l'unico spazio verde di qualità del Lido». Mentre il capogruppo Flavio Dal Corso annuncia che i Verdi non voteranno la variante: «La strada scelta ci pare la peggiore e rischia di azzerare un'area verde che va, invece, mantenuta e semmai migliorata»
Proprio al posto di questo giardino, stando alla delibera, dovrebbe sorgere il "nuovo palazzo con una grande sala da circa 2.400 posti, undici sale minori, spazi espositivi, bar, uffici e strutture di servizio. Disposto longitudinalmente, si configura come una specie di porta di accesso a un luogo urbano del quale l'hotel Excelsior segna il termine; superata questa soglia, all'interno sono compresi i due volumi "storici" e vincolati (il Palazzo del Cinema , riportato alle forme originali con la demolizione dell'avancorpo, e il Casinò)". Per rispondere alle critiche che aveva già sollevato questa ipotesi, sempre nella delibera, si precisa che il "bando per il concorso internazionale di progettazione conterrà idonee formule tecnico-giuridiche per salvaguardare quanto più possibile del patrimonio verde dei 230 alberi dell'area". Inoltre la Giunta ha approvato anche un "atto di indirizzo per l'acquisizione e la destinazione a verde pubblico di tre aree per complessivi 11.570 mq - Eredi Vidal a Malamocco (3.720 mq), Piazza Verde agli Alberoni (2.650 mq), Parco delle Rose sul Gran Viale (5.200 mq) - e ha dato mandato al sindaco di coinvolgere finanziariamente la Biennale per l'acquisizione delle aree". Misure che non sono, però, bastate a convincere i due assessori.

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Inviato: 28-04-2004 21:20  
da tamtam cinema:

SPIELBERG INAUGURA
SARA' LA MOSTRA PIU' BELLA
Mercoledì 28 Aprile 2004


Sarà The Terminal di Steven Spielberg il film d'apertura della 61/a Mostra del cinema di Venezia. E' l'unica conferma arrivata quest'oggi nel corso della presentazione delle linee generali della kermesse, tenuta a Venezia, nella sede della Biennale di Palazzo Querini Dubois, dal presidente della Biennale, Davide Croff, e dal direttore della Mostra, Marco Muller, sotto contratto per quattro anni dopo aver "congelato" la sua attività di produttore mettendo così fine alle polemiche che si erano sollevate su un possibile conflitto di interessi.
"Sarà la più bella Mostra degli ultimi dieci anni", ha esordito Croff. "Sarà una Mostra agile e competitiva, fatta di grandi opere: siamo tornati da Los Angeles pieni di titoli, prima di fermarci a Parigi, ha proseguito Muller. Saranno una ventina i film in concorso, oltre ai fuori concorso tra cui dovrebbe esserci Il Mercante di Venezia con Al Pacino, prodotto dall'Istituto Luce. La sezione parallela Venezia Orizzonti sostituirà la rassegna 'Controcorrente' dando spazio alle nuove linee di tendenza del cinema internazionale.
Tra le novità il ritorno di Venezia Mezzanotte, che riprende la formula delle proiezioni notturne di film ad alta spettacolarità pensate da Enzo Ungari che avevano connotato le edizioni dirette da Carlo Lizzani nei primi anni Ottanta ("ha già aderito tutto il cinema americano e quello giapponese che conta", ha detto Muller), con un occhio di riguardo al pubblico più giovane.
A tale proposito grande attenzione, è stato sottolineato, verrà data anche agli spazi esterni della 'Città del cinema' del Lido. Altra novità la decina di film della sezione Venezia Digitale: Muller ha posto l'accento sul fatto che "dobbiamo abituarci a consultare il cinema classico in digitale. Perché non pensare anzi - ha aggiunto - a proiezioni in digitale per le scuole dei classici del cinema perduti e ritrovati?".
Sulla scia della consuetudine, infine, prenderà vita la tradizionale vetrina Venezia Corto/Cortissimo, con quattro programmi di un centinaio di minuti.


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MÜLLER, PAROLE CHIAVE
Mercoledì 28 Aprile 2004

VISIBILITÀ Una Mostra agile e snella, che finalmente riesca a regalare ai film la visibilità di cui hanno bisogno; questo un po' si era perso. Non c'è dubbio che Venezia è sempre un grande festival e che la struttura della Mostra deve essere quella di un festival che è sicuro che i suoi film sono più belli di altri film.

MERCATO Bisogna evitare di creare un ammasso in cui sia difficile orientarsi perché la Mostra di Venezia sia una Mmostra che serva davvero. Proprio sugli aspetti legati alla produzione e al mercato, Venezia è un nome di riferimento troppo importante per la scena mondiale e soprattutto per i grandi film, che hanno bisogno di una data giusta d'uscita, che possa essere preparata da un festival immediatamente precedente. Al di là degli aspetti mondani o di glamour, il festival avrà un occhio di riguardo per un pubblico giovane.

GIOVANI Un festival è vivo e vivacissimo soprattutto quando riesce a catturare l'interesse di grossi strati di pubblico giovane. E' quello che noi intendiamo fare: per questo ci sarà "Venezia Mezzanotte" e grande attenzione anche a quello che accade fuori dalle sale.

TECNOLOGIE Il restauro di grandi opere potrebbe dare un indirizzo anche alle attività permanenti da continuare dopo il festival. Alla Mostra ci sarà una sezione digitale, che non sarà la rituale finestrina su tutto ciò che ci consentono le nuove tecnologie.

CONTROCORRENTE E' stata abolita non certo per fare torto al mio vecchio amico Alberto Barbera, ma è meglio una sezione fuori concorso, con un solo premio, che deve chiamarsi "Venezia Orizzonti", come la sezione creata a suo tempo da Guglielmo Biraghi. Quindi ci sarà il concorso, Venezia Orizzonti, e i gala fuori concorso che consentiranno di essere presenti a tutti quei grandi nomi del cinema mondiale che probabilmente non hanno tanta voglia di essere di nuovo in concorso, soprattutto se hanno già vinto un Leone d'oro, oppure che hanno film troppo grossi per rischiare la competizione.

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Inviato: 29-04-2004 21:16  
Gazzettino
Mercoledì, 28 Aprile 2004

Il direttore della rassegna cinematografica ha firmato il contratto sottopostogli dal Consiglio della Biennale

Superato il conflitto d’interesse con l’obbligo di lasciare le sue società di produzione

Venezia
Accordo doveva essere, e accordo è stato, fra il nuovo direttore del la 61esima Mostra del Cinema di Venezia, Marco Müller, e i suoi "committenti" del la Biennale. Alla "veneziana", magari, con qualche compromesso, qualche sacrificio e un'assenza strategica (quella di Galan o del suo rappresentante, Riva), ma alla fine il contratto è stato firmato: nessuno evidentemente a questo punto poteva assumersi la responsabilità di mettere definitivamente in discussione lo svolgimento del la rassegna cinema tografica. E così alla fine tutti i protagonisti si sono detti soddisfatti, assicurando anche di non aver nemmeno dovuto turarsi il naso. Anzi, il presidente Davide Croff ha potuto dichiarare di essere «molto soddisfatto per aver sciolto in modo brillante e chiaro il tema sollevato del la incompatibilità».

L'accordo era stato messo a punto dall'ufficio legale del la Biennale e sottoposto al vaglio di due autorevoli giuristi: esso prevede che Müller, in cambio del la nomina alla direzione (quadriennale, ma con verifica a settembre), riduca al di sotto del 20% consentito dalla legge la sua partecipazione nelle società che hanno in qualche modo a che fare con il cinema (non solo la Downtown, quindi, ma anche la svizzera "Riforma Film"); che lasci tutte le cariche e che si impegni a non partecipare alle assemblee o ad esercitare il diritto di voto; che cessi ogni attività di produzione diretta o indiretta; che sospenda ogni accordo con RaiCinema . Si fosse trattato di Berlusconi, per un conflitto d'interessi un "ninìn" più esteso, avrebbe dovuto sbarazzarsi di Mediaset e di qualche decina di altre aziende...

Ma non solo: «Müller dovrà affidare ad un produttore esecutivo - specifica Croff - anche il completamento del le produzioni cinema tografiche già in atto (in quanto oggetto di decisioni passate), e tali opere non potranno concorrere alle mostre da lui dirette. Non è che ci siamo accorti di questi problemi a due mesi dalla designazione di Müller - aggiunge poi il presidente - Si trattava in realtà di una questione che ho avuto all'ordine del giorno fin da subito, e che ora è arrivata alla definizione migliore. D'altro canto, siccome la legge dice che il direttore del la Mostra dev'essere scelto fra persone del mestiere, è inevitabile finire a scegliere fra un produttore, o un regista o qualche figura analoga».

Anche se il buon De Hadel n, inviso al ministro Urbani, a onore del vero non era nè l'uno nè l'altro.

Esaurito il capitolo contratto, il Cda (presenti oltre a Croff, il sindaco Paolo Costa, il rappresentante del la Provincia Amerigo Restucci e quello del Ministero Bruno Dalla Ragione) è passato ad esaminare il programma del la Mostra dalla viva voce di Müller, dando vita - assicura il presidente - ad un confronto «approfondito e interessante. Nei 15 giorni intercorsi tra l'ultimo Cda e quello odierno il direttore ha lavorato intensamente, ha approfondito i contenuti e perfezionato i contatti, in Italia e in America. E i risultati si vedono». «Un programma pieno di novità e di aperture - concede infatti anche Restucci, fra i consiglieri più critici - E poi è intenzione del direttore recuperare i materiali storici del la Biennale e anche studiare la possibilità di integrarli con quelli di altri settori. Io ho colto con piacere questo punto, perché potrebbe anche essere un segnale importante per la vita culturale del la città».

Oggi finalmente Müller potrà illustrarlo alla stampa: fra le probabili presenze - scontata quella di Spielberg che il Ministro Urbani vedrebbe bene anche a presiedere la giuria - quella di Gianni Amelio strappato a Cannes, quella di Susanna Tamaro al suo debutto dietro la macchina da presa, forse quella di Michele Placido.

Insomma un sospiro di sollievo collettivo, a cui si è unito anche il consigliere Restucci, che fino a lunedì sera era apparso in sintonia con Valerio Riva e in linea con le sue riserve. «Il contratto mi sembra ottimo - ha infatti commentato - abbiamo sentito i pareri di due autorevoli legali ed è tutto a posto».

Restucci aveva anche sollevato la questione del l'Archivio storico, che versa in gravi condizioni. La questione non è stata approfondita non essendo all'ordine del giorno, ma, ha assicurato Croff, «ribadisco che il tema è all'attenzione del l'esecutivo del la Biennale. Ci stiamo lavorando, ma abbiamo ereditato un problema complesso: decideremo cosa fare in tempi brevi, ma non prima di aver avuto la possibilità di fare un'analisi approfondita del la questione. Del l'Asac si è sempre parlato a ondate, poi lasciando cadere la cosa: non vogliamo che anche stavolta finisca così, quindi individueremo impegni concreti a partire dal punto zero».

Un certo disagio, infine, ha suscitato la pubblicizzazione dei consistenti aumenti degli emolumenti auto-del iberati dal Cda, che avrebbe raddoppiato il gettone di presenza dei suoi componenti (da 10 a 20mila euro all'anno) e triplicato (a quasi 190mila euro) il cachet del presidente rispetto al predecessore Bernabè.«Ci si dimentica - taglia corto Croff - che qui è cambiata completamente la struttura giuridica del l'ente, e con essa i compiti, le del eghe, le responsabilità e l'impegno necessario, che ora per quanto mi riguarda è praticamente a tempo pieno. I gettoni (su cifre inferiori a quelle indicate) sono stati riadeguati agli standard medio bassi di istituzioni comparabili alla Biennale, con una del ibera assunta, tra l'altro, all'unanimità dal consiglio. In ogni caso spetterà agli organismi di vigilanza l'approvazione finale».

Sergio Frigo


[ Questo messaggio è stato modificato da: lilja4ever il 08-08-2004 alle 10:45 ]

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Inviato: 29-04-2004 21:31  
aggiornate le news sul sito ufficiale.

tenete d'occhio anche il dossier di tam tam cinema (che riporta anche quasi tutto quello che pubblica il Gazzettino).

[ Questo messaggio è stato modificato da: lilja4ever il 18-05-2004 alle 21:31 ]

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cito dal Gazzettino:


Lunedì, 17 Maggio 2004

Müller: «La serata finale della Mostra si terrà alla Fenice»

Cannes
Per la serata finale della prossima mostra del Cinema di Venezia, l'11 settembre, si torna in città. Il direttore Marco Müller, in un incontro ieri al padiglione italiano al Festival di Cannes, ha annunciato che la cerimonia di premiazione si farà alla Fenice e seguirà un ricevimento al palazzo Ducale. Mller e il presidente della Biennale, Davide Croff, sono stati avari di novità sulla prossima Mostra e hanno rinviato tutti i dettagli alla conferenza stampa di fine luglio. Muller ha confermato un solo titolo: il nuovo film di Steven Spielberg, mentre sugli altri titoli italiani (Amelio, la Tamaro) e americani ("Collateral" con Tom Hanks) non ha voluto smentire né confermare. «Daremo i titolo quando avremo visto tutto il panorama del cinema italiano - ha detto Müller che guida la Mostra da appena 20 giorni - posso confermare che stiamo negoziando per avere almeno due grandi film americani in concorso». Müller ha poi sottolineato che con lo spostamento del gala dell'11 alla Fenice ci saranno al palazzo del Cinema e al Lido di Venezia due fine settimana cinematografici di programmazione vera e non come accadeva negli scorsi in cui l'ultimo fine settimana era occupato dalla chiusura del Festival.Intanto viene siglato il nuovo accordo di collaborazione tra la Aip (Audiovisual Industry Promotion) la nuova agenzia di valorizzazione e promozione del nuovo cinema italiano nel mondo, presieduta da Giovanni Galoppi e Biennale di Venezia presieduta da Croff. Fin dalla nascita i soci fondatori Cinecittà Holding e Fiera Milano hanno auspicato che la Biennale di Venezia potesse entrare a far parte di questo «Laboratorio di eccellenza» destinata a razionalizzare e potenziare l'attività di promozione e visibilità internazionale del sistema italiano. Marco Muller ha parlato di una retrospettiva dedicata ai film di genere, che miri a recuperare autori come Mario Bava, Steno e Lucio Fucci, ma anche un primo film di animazione italiana realizzato nel '49 dai Pagot, "I fratelli dinamite". Quanto al cinema italiano, l'intenzione è quella di offrire con uno spazio di piena autonomia agli autori italiani per realizzare una sezione simile a quella che al festival di Cannes è la "Quinzaines des realisateurs".

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