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Autore Dottrina fascista
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Reg.: 09 Apr 2004
Messaggi: 101
Da: roma (RM)
Inviato: 14-08-2004 23:42  
Camerati!
Sento il bisogno di sintetizzare le Origini e la Dottrina del Fascismo. Questo perché il Fascismo troppo spesso è “accettato” nelle varie forme che l’”ufficialità” gli affibbia. Ma nessuno si cura di verificare quale sia la SUA propria identità. Il fatto stesso che dalla “ufficialità” escano frotte di identità, dovrebbe far riflettere. Se ci pensate bene, queste identità vanno a soddisfare le singole concezioni di tutte le tendenze! C’è un fascismo reazionario, capitalista, violento che soddisfa gli avversari. C’è un fascismo antisocialista che soddisfa tutti quelli che sono antisocialisti, indipendentemente se questi ultimi siano liberali, monarchici, filoamericani, ecc,ecc,ecc. Per questo fascismo la componente antisocialista è l’unica componente “ideologica”, è ovvio! Quindi, dovunque c’è un “antisocialismo” c’è un fascismo! Qui la soddisfazione di “questi” fascisti fa il paio con quella degli avversari che trovano la conferma della “reazione”!
C’è un fascismo, invece, che è socialista! Tale fascismo soddisfa quelli che lo vogliono come un socialismo soffocato dal governo ventennale! C’è un fascismo monarchico! Tale fascismo è un partito Sabaudo! C’è un fascismo Repubblicano dicannovista e un fascismo repubblicano quarantatreista ! Quest’ultimo indicato dai “fascisti socialisti”!
C’è infine un fascismo razzista, nazistoide e celtico che mette insieme i radicalisti di destra di tutte le risme.
Insomma c’è un bordello!
In questo caos primordiale, nessuno (a livello dirigenziale, s’intende) che si sia dato pena di tracciare una linea netta sull’identità e sulla ideologia fascista! Ovvio che la confusione ha sempre fatto comodo ai nostri avversari, che ci sguazzano tutt’ora dentro; ma i nostri dirigenti? Che hanno fatto? NIENTE! NIENTE DI NIENTE! Voi ricordate scuole politiche nei partiti fascisti (o pseudo tali) post bellici? Voi ricordate una scuola formativa, una cultura di base fornita dal MSI ai militanti e futuri dirigenti? Voi ricordate biblioteche ideologiche e politiche all’interno delle sezioni del MSI che non siano quelle imposte dal radicalismo di destra moderno? Mi chiedo: può un fascista del MSI pestare il filosofo e l’ideologo, Giovanni Gentile, PADRE del fascismo assieme a Mussolini a favore di Giulio Evola ???????????????
Bene da questo è nato un vero bordello ideologico. Un miscuglio, un brodo primordiale identitario da far venire i capelli bianchi e la pelle d’oca!
Una disgregazione di cui godono come pochi i nostri avversari! Certo perché al nostro stesso interno siamo divisi e in lotta! Perché ogni fascismo vuole avere la patente di “VERO” fascismo!

In questa discussione inserirò, in sintesi (per ovvie ragioni) le origini e la dottrina del fascismo. Mostrerò la coerenza AGGHIACCIANTE di un’ideologia che si poggia su saldi principi e non su un rozzo pragmatismo.
L’idea fascista si poggia su basi solide e lontane nel tempo. Tali basi si sviluppano dal sindacalismo rivoluzionario Soreliano al socialismo revisionista e idealista (quindi non più socialismo inteso come marxismo ma socialismo inteso come dottrina politica sociale) di Peguy!
Da queste basi, in Italia, il Sorelismo subisce un’ulteriore revisione ad opera di quelli che lo hanno sposato. Mussolini in primis, Panunzio, Olivetti, e via di seguito. Il sindacalismo rivoluzionario soreliano diventa SINDACALISMO NAZIONALE!
Corridoni ne è un esponente e Mussolini lo elabora in mezzo alle bombe e alle trincee! Con la sua voce: “Il Popolo D’Italia”!

Inizierò coll’inserire articoli ideologici del Popolo D’Italia! Il giornalismo, nelle costruzioni ideologiche, è determinante. I giornali, le riviste, sono sempre stati la voce delle idee. Tutti i più grandi movimenti ideologici si sono sviluppati attorno ad un Giornale. Anche in campo letterario abbiamo esempi del genere. Prendiamo la rivista “Sturm und drang”, attorno alla quale nacque il Romanticismo; oppure “Le Decadent”, che diede voce al decadentismo europeo o “le symboliste”.

Chiarita l’importanza ideologica del giornalismo Mussoliniano, l’inserimento avrà un carattere cronologico crescente. Tutti i documenti, presi come sintesi di un pensiero articolato in moltitudini di fatti e teorie, mostrano la coerenza e la logica impressionante del fascismo prima movimento e poi regime e forma di governo!
Questo smentisce le migliaia di identità che si appioppano al nostro disgraziato ideale, che è disgraziato sol perché è stato lasciato in eredità a chi non lo ha difeso e valorizzato!

Iniziamo col primo documento. ATTENZIONE ALLA DATA!

"
IL POPOLO D'ITALIA
DOPO-GUERRA
ANDATE INCONTRO AL LAVORO CHE TORNERA DALLE TRINCEE -9 novembre 1918

Il periodo del dopo-guerra è virtualmente incominciato. La grande vittoria riportata dall'esercito italiano ha fatto precipitare la situazione generale. La guerra può avere ancora qualche sussulto, qualche episodio; può esigere ancora un po' di sangue, ma nessuno può ormai più dubitare che la sua fine non sia vicina, forse anche inmùnente. La pace è «scoppiata», nel senso ch'essa è giunta con una rapidità non prevista. Quattro mesi di vittorie che sono venuti dopo quattro anni di una resistenza magnifica (la qual cosa non bisogna dimenticare), ci hanno concesso di raggiungere la vittoria totale. Siamo al dopo-guerra. Siamo dinanzi ai problemi interni ed esterni del dopoguerra. Non è qui il caso di prospettarli tutti. Ci limitiamo a prendere sonimariamente in esame, nei limiti di uno scritto o di una serie di scritti di giornali, quelli che riguardano il lavoro e le classi lavoratrici.
E’ su questo giornale, ed in tempi che appaiono già lontani, che io ho lanciato e illustrato questa necessità: bisogna dare un contenuto sociale interno alla guerra.
La guerra, io pensavo già nel 1917, non può esaurirsi nel raggiungimento di obiettivi nazionali, obiettivi sacrosanti e riguardo ai quali la mia intransigenza è nota, tanto da farmi tacciare di... imperialista. La guerra deve avere anche un contenuto sociale all'interno. Deve condurre a una elevazione materiale e morale delle masse, a un rinnovamento profondo di tutta la nostra vita nazionale. Per questo il progetto della «terra ai contadini» fu appoggiato su queste colonne. Per questo tutto ciò che, migliorando le condizioni delle masse, aumenta la potenzialità produttiva della nazione e quindi la capacità di espansione e di vittoria nella gara pacifica di domani fra le nazioni del mondo, è difeso e sarà difeso da noi, con assoluto disinteresse, perché noi - e sarebbe forse superfluo ripeterlo - non cerchiamo voti, né stipendi e nemmeno popolarità. La sua formula del 1917 che si riassumeva nel grido: date un contenuto sociale alla guerra!, l'ho ripresa in questi ultimi tempi, con una serie di scritti, da quello del maggio alle ultime «divagazioni», nei quali ho cercato di presentare un sistema di idee, che io chiamerei in sintesi: sindacalismo nazionale. Se nel 1917 mi sembrava urgente di dare un contenuto sociale alla guerra, oggi io lancio questo grido: Andate incontro al lavoro Quando io dico «lavoro» non penso soltanto agli operai che sono rimasti a lavorare nelle officine; ma penso soprattutto ai combattenti, ai lavoratori che per quattro anni hanno combattuto e sofferto; ai lavoratori che donando alla nazione - collo sforzo e il sacrificio anonimo e immenso delle loro masse - la grande sognata vittoria, hanno innalzato il nome d'Italia nella storia e nel mondo. Io penso soprattutto all'esercito dei lavoratori che sono in grigio-verde e che ritorneranno fra poco ai loro focolari.
Bisogna andare incontro a questi meravigliosi proletari delle trincee. Gli archi di trionfo, gli inni, i fiori, tutto ciò va benissimo. Ma non basta. Sotto l'arco di trionfo ci si passa una volta sola e non più. Dimesso il grigio-verde, questi proletari tornerano ad indossare la blusa. E dovranno allora trovare l'Italia tale e quale l'avevano lasciata? Quando io dico che bisogna andare incontro ai combattenti, quelli che stanno in alto mi devono comprendere. Mi rivolgo personalmente a voi, on. Orlando,e a voi on. Nitti; a voi ministri socialisti riformisti Bissolati e Berenini,e a voi tutti deputati del Fascio di Difesa Nazionale. A voi tutti ricordo, in quest'ora, che le promesse devono essere mantenute. E con gesto che non riveli la tirchieria. Con spontaneità. Con larghezza. Con sollecitudine. I proletari che ritorneranno dalle trincee alle officine e ai campi, non sono più quelli di prima. Sono più «grandi». Hanno la coscienza più o meno oscura, di essere stati partecipi di un cataclisma favoloso che non ha precedenti nella storia. Ogni soldato ha una accresciuta dignità di uomo; sente che un'epoca è morta e che un'altra è incominciata. Voi non potete nemmeno tentare di rimettere questi uomini nel quadro politico, economico, spirituale di ieri, perché essi, ingranditi dalla guerra e dalla vittoria, sono portati, naturalmente, a superarlo o a spezzarlo. Ricordo di aver detto altra volta: o uomini del Governo non abbiate paura di essere o parere troppo audaci! Io non posso e non voglio scendere ai dettagli: mi basta oggi segnare le linee generali, per determinare lo stato d'animo necessario onde elaborare le soluzioni concrete. Io dico che nell'immediato dopo-guerra il lavoro umano, nella nazione italiana, deve perdere gli attributi che lo accompagnarono sin qui, nel corso dei secoli: la fatica e la miseria. Perché la nazione prosperi e grandeggi nel mondo, perché la sua figura morale splenda luminosa nella costellazione universale, è necessario che le masse lavoratrici e produttrici non siano dannate a un regime pre-umano, se non anti-umano. Per eliminare dal lavoro l'attributo della fatica e rendere il lavoro stesso un esercizio dei muscoli, una gioia dello spirito, e per rendere possibile l'elevazione dello spirito in masse sempre più vaste di uomini, il che è essenziale ai fini della specie umana, bisogna ridurre la giornata di lavoro. Perché lo Stato italiano, inoltrandosi decisamente sulla via delle innovazioni radicali, non stabilisce che col primo gennaio 1919, la giornata di lavoro per tutte le aziende pubbliche e private sia limitata a nove ore? E che cosa impedisce di stabilire che detta giornata col l' gennaio del 1920 sia ridotta a otto ore soltanto? Lo Stato non è già «intervenuto» in ciò che riguarda il lavoro delle donne e dei fanciulli, il lavoro notturno, gli infortuni, ecc.? Perché la così detta legislazione sociale non andrebbe più in là? Quali e dove sono gli ostacoli? Il postulato delle otto ore di lavoro è maturo. Sta nella pienezza dei tempi. La nazione italiana deve andare incontro ai combattenti, cioè ai proletari, che ritorneranno con questa parola: d'ora innanzi, voi lavorerete da uomini, non più da schiavi. Tolto così al lavoro l'attributo della fatica, bisognerà togliere l'altro, quello della miseria. Qui possono e debbono entrare in gioco tre forze; lo Stato, gli industriali, i sindacati operai. Io credo che il sistema dei minimi di paga possa trovare un'applicazione immediata o quasi nel dopoguerra. Insomma si tratta di creare e «azionare» una convergenza di forze economiche per cui al massimo di potenzialità produttiva, corrisponda il massimo benessere per le masse lavoratrici. Va da sé, che questo aumentato benessere si ripercuoterà sulla potenzialità produttiva. Bisogna convincersi che le due forze economiche, produttori borghesi e produttori proletari, si condizionano a vicenda, con una rigidità matematica. Una borghesia insufficiente, retriva, paurosa ha la sua antitesi necessaria in un proletariato incolto, abbrutito, povero. Sino a ieri proletario e povero erano la stessa cosa, d'ora innanzi proletario e produttore saranno la stessa cosa. Naturalmente il produttore proletario è intimamente legato per un periodo storico che appare ancora assai lungo, malgrado gli esperimenti disastrosi di quello che Kautsky ha chiamato socialismo asiatico - al produttore borghese, per l'oggi e per il domani. Il conflitto può nascere fra le due forze, circa la ripartizione degli utili, ma l'interesse comune delle due forze è che questi utili ci siano, il che si ottiene soltanto quando all'iniziativa, all'audacia, del produttore borghese si uniscano la disciplina, la diligenza, il senso di responsabilità del produttore operaio.
I favorevoli alla tesi qui sostenuta della soppressione nel lavoro umano degli attributi della fatica e della miseria, sono moltissimi e in tutti i campi. Le gloriose mirabili gesta dei nostri soldati devono avere questo domani «sociale». Non è stato detto le mille volte anche da giornali notoriamente conservatori che questa più che guerra era una rivoluzione? Certo; era ed è una rivoluzione, per tutto ciò che ha demolito e creato nel campo politico internazionale, ma come impedire - ora - le ripercussioni «sociali» di questa rivoluzione iniziata e ultimata dalla guerra vittoriosa? Bisogna sentirle. Bisogna anticiparle. Bisogna d'ora innanzi contare gli anni dall'anno della vittoria e allora nessuna audacia sembrerà impossibile o assurda. Governanti e classi dirigenti d'Italia! A-ndate incontro al lavoro che ritorna trionfalmente dalle insanguinate trincee. Innalzatelo! E innalzerete la Nazione! "
Mussolini, in questo articolo, fa riferimento ad un altro di un anno prima. Ha tracciato l’orientamento ideologico del fascismo: SINDACALISMO NAZIONALE! Ma cos’è?
Il sindacalismo nazionale si sviluppa dal sindacalismo rivoluzionario. Molti elementi comuni hanno determinato collaborazione tra le due ideologie, ma il fascismo fa propria quella nazional-sindacalista e le dà forma completa.
Il sindacalismo nazionale, come quello rivoluzionario, ambiva ad una società fondata sul “produttivismo”, ovvero quella dottrina economica originale che mirava alla partecipazione, nella gestione delle aziende, da parte di tutti gli elementi della produzione. Essa mirava dunque alla formazione di una sola categoria, quella dei produttori, tale da sconfiggere i “parassiti” (quelli che non producono) e da garantire il massimo della produzione col conseguente massimo benessere, propugnando la collaborazione tra le categorie sociali. Dal punto di vista politico, si proponeva di inserire il sindacato nella partecipazione della vita nazionale. Questo senza pregiudiziali.
Il valore della proprietà privata e dell’iniziativa privata è qui riconosciuto ma dogmaticamente diretto verso il benessere generale della produzione e della nazione.
Il parlamento deve essere sostituito da un Consiglio nazionale del Lavoro e deve garantire la Produzione e la partecipazione.
Fin qui il sindacalismo nazionale e quello rivoluzionario si assomigliano. Dove si differenziano, tanto da diventare due movimenti in contrasto, è nella concezione dello stato e della lotta di classe.
Mettiamo a confronto due personaggi, esponenti l’uno del sindacalismo nazionale l’altro di quello rivoluzionario: Benito Mussolini e Alceste De Ambris (quello della Carta del Carnaro).
Il primo supera il concetto di rivoluzione di “classe” e sintetizza quello di rivoluzione etica e nazionale. Il secondo, rimanendo fedele al sorelismo applicato (sintetizzato nel libro “Riflessioni sulla violenza”), concepisce la rivoluzione come fattibile solo sotto la direzione della Classe Proletaria, anche se orientata alla ricostruzione produttivistica (con la collaborazione tra le classi) e nazionale. Il ruolo centrale del proletariato e il mezzo della lotta di classe diretta da questo, dividono i due. Inoltre De Ambris crede all’utilità della lotta di classe come metodo continuo per riportare la nazione alla giustizia social - nazionale.
La divisione tra i due diventa netta quando i fascisti attaccano i socialisti in quanto portatori dell’idea di classe, con relative spedizioni punitive.
Inoltre il fascismo si diversifica dal sorelismo deambrisiano anche per il modo di intendere la rivoluzione e la violenza. Per De Ambris metodo irrinunciabile, per Mussolini subordinata all’etica!
Al sindacalismo nazionale mussoliniano aderiranno Olivetti, Panunzio. Essi indicheranno Mussolini come sindacalista dinamico ed etico.
Altro fatto determinante è la concezione dello stato. Per Mussolini deve coordinare e armonizzare la produzione, per De Ambris deve solo essere espressione Giuridica e Politica del Popolo. Ancor peggio quando Mussolini sintetizzerà l’idea di Stato Etico.

Andiamo ora a leggere il discorso della fondazione dei Fasci di Combattimento:

"BENITO MUSSOLINI
Discorso per la fondazione dei Fasci di Combattimento
(Milano,23 marzo 1919)


Quello che ha detto l'amico Capodivacca, mi dispensa dal fare un lungo discorso. Noi non abbiamo bisogno di metterci programmaticamente sul terreno della rivoluzione perché, in senso storico, ci siamo dal 1915. Non è necessario prospettare un programma troppo analitico, ma possiamo affermare che il bolscevismo non ci spaventerebbe se ci dimostrasse che esso garantisce la grandezza di un popolo e che il suo regime sia migliore degli altri.
E’ ormai dimostrato irrefutabilmente che il Bolscevismo ha rovinato la vita economica della Russia. Laggiú, l'attività economica, dall'agricoltura all'industria, è totalmente paralizzata. Regna la carestia e la fame. Non solo, ma il bolscevismo è un fenomeno tipicamente russo. Le nostre civiltà occidentali, a cominciare da quella tedesca, sono refrattarie. Noi dichiariamo guerra al socialismo, non perché socialista, ma perché è stato contrario alla nazione. Su quello che è il socialismo, il suo programma e la sua tattica, ciascuno può discutere, ma il Partito Socialista Ufficiale Italiano è stato nettamente reazionario, assolutamente conservatore, e se fosse trionfata la sua tesi non vi sarebbe oggi per noi possibilità di vita nel mondo. Non è il Partito Socialista quello che può mettersi alla testa di una azione di rinnovamento e di ricostruzione. Siamo noi, che facendo il processo alla vita politica di questi ultimi anni dobbiamo inchiodare alla sua responsabilità il Partito Socialista Ufficiale.
E’ fatale che le maggioranze sieno statiche, mentre le minoranze sono dinamiche. Noi vogliamo essere una minoranza attiva, vogliamo scindere il Partito Socialista Ufficiale dal proletariato, ma se la borghesia crede di trovare in noi dei parafulmini, si inganna. Noi dobbiamo andare incontro al lavoro. Già al tempo dell'armistizio io scrissi che bisognava andare incontro al lavoro che ritornava dalle trincee, perché sarebbe odioso e bolscevico negare il riconoscimento dei diritti di chi ha fatto la guerra. Bisogna perciò accettare i postulati delle classi lavoratrici: vogliono le otto ore? Domani i minatori e gli operai che lavorano di notte imporranno le sei ore? Le pensioni per l'invalidità e la vecchiaia? Il controllo sulle industrie? Noi appoggeremo queste richieste, anche perché vogliamo abituare le classi operaie alla capacità direttiva delle aziende, anche per convincere gli operai che non è facile mandare avanti un'industria e un commercio.
Questi sono i nostri postulati, nostri per le ragioni che ho detto innanzi e perché nella storia ci sono cicli fatali per cui tutto si rinnova, tutto si trasforma. Se la dottrina sindacalista ritiene che dalle masse si possano trarre gli uomini direttivi necessari e capaci di assumere la direzione del lavoro, noi non potremo metterci di traverso, specie se questo movimento tenga conto di due realtà: la realtà della produzione e quella della nazione.
Per quello che riguarda la democrazia economica noi ci mettiamo sul terreno del sindacalismo nazionale e contro l'ingerenza dello Stato quando questo voglia assassinare il processo di creazione della ricchezza. Combatteremo il retrogradismo tecnico e spirituale. Ci sono industriali che non si rinnovano dal punto di vista tecnico e dal punto di vista morale. Se essi non troveranno la virtú di trasformarsi, saranno travolti, ma noi dobbiamo dire alla classe operaia che altro è demolire, altro è costruire, che la distruzione può essere opera di un'ora, mentre la creazione è opera di anni o di secoli.
Democrazia economica, questa è la nostra divisa. E veniamo alla democrazia politica.
Io ho l'impressione che il regime attuale in Italia abbia aperto la successione. C'è una crisi che balza agli occhi di tutti. Abbiamo sentito tutti durante la guerra l'insufficienza della gente che ci governa e sappiamo che si è vinto per le sole virtú del popolo italiano, non già per l'intelligenza e la capacità dei dirigenti.

Aperta la successione del regime, noi non dobbiamo essere degli imbelli. Dobbiamo correre. Se il regime sarà superato, saremo noi che dovremo occupare il suo posto. Perciò creiamo i Fasci: questi organi di creazione e agitazione capaci di scendere in piazza a gridare: «Siamo noi che abbiamo diritto alla successione perché fummo noi che spingemmo il paese alla guerra e lo conducemmo alla vittoria! ».
Dal punto di vista politico abbiamo nel nostro programma delle riforme: il Senato deve essere abolito. Mentre traccio questo atto di decesso devo però aggiungere che il Senato in questi ultimi tempi si è dimostrato di molto superiore alla Camera.
Noi vogliamo dunque che quell’organismo feudale sia abolito; chiediamo il suffragio universale, per uomini e donne; lo scrutinio di lista a base regionale; la rappresentanza proporzionale. Dalle nuove elezioni uscirà un'assemblea nazionale alla quale noi chiederemo che decida sulla forma di governo dello Stato italiano.

Essa dirà: repubblica o monarchia, e noi che siamo stati sempre tendenzialmente repubblicani, diciamo fin da questo momento: repubblica! Noi non andremo a rimuovere i protocolli e a frugare negli archivi, non faremo il processo retrospettivo e storico alla monarchia. L'attuale rappresentanza politica non ci può bastare; vogliamo una rappresentanza diretta dei singoli interessi; poiché io, come cittadino, posso votare secondo le mie idee, come professionista devo poter votare secondo le mie qualità professionali.
Si potrebbe dire contro questo programma che si ritorna verso le corporazioni. Non importa. Si tratta di costituire dei Consigli di categorie che integrino la rappresentanza sinceramente politica.
Ma non possiamo fermarci su dettagli. Fra tutti i problemi, quello che oggi interessa di piú è di creare la classe dirigente e di munirla dei poteri necessari.
E’ inutile porre delle questioni piú o meno urgenti se non si creano i dirigenti capaci di risolverle.
Esaminando il nostro programma vi si potranno trovare delle analogie con altri programmi; vi si troveranno postulati comuni ai socialisti ufficiali, ma non per questo essi saranno identici nello spirito perché noi ci mettiamo sul terreno della guerra e della vittoria ed è mettendoci su questo terreno che noi possiamo avere tutte le audacie. Io vorrei che oggi i socialisti facessero l'esperimento del potere, perché è facile promettere il paradiso, difficile realizzarlo. Nessun Governo domani potrebbe smobilitare tutti i soldati in pochi giorni o aumentare la quantità dei viveri, perché non ce ne sono. Ma noi non possiamo permettere questo esperimento perché i socialisti ufficiali vorrebbero portare in Italia una contraffazione del fenomeno russo al quale tutte le menti pensanti del socialismo sono contrarie, da Branting e Thomas a Bernstein, perché il fenomeno bolscevico non abolisce le classi, ma è una dittatura esercitata ferocemente. Noi siamo decisamente contro tutte le forme di dittatura, da quella della sciabola a quella del tricorno, da quella del denaro a quella del numero; noi conosciamo soltanto la dittatura della volontà e dell'intelligenza.
Vorrei perciò che l'assemblea approvasse un ordine del giorno nel quale accettasse le rivendicazioni del sindacalismo nazionale dal punto di vista economico.
Posta questa bussola al nostro viaggio, la nostra attività dovrà darci subito la creazione dei Fasci di combattimento. Domani indirizzeremo la loro azione simultaneamente in tutti i centri d'Italia. Non siamo degli statici; siamo dei dinamici e vogliamo prendere il nostro posto che deve essere sempre all'avanguardia."
C’è grande realismo e antipregiudizialismo in questo discorso. Componenti ideologiche del fascismo. I richiami al produttivismo e al sindacalismo nazionale sono chiari. Chiaro anche il disimpegno con le forme politiche e le istituzioni, subordinate agli interessi morali e materiali della nazione.
Più approfondito è il programma dei Fasci, dove si trova TEORIZZATO il principio antipregiudizialista e gli si dà una motivazione ideologica definitiva:

"Orientamenti teorici.
Postulati pratici dei Fasci di Combattimento
(I920)

Politica Interna

Preambolo

Mentre le demagogie si esauriscono nella impotenza distruttiva della corsa al piú rosso, il movimento fascista va affermandosi con fioritura spontanea in ogni parte d'Italia. Gli spiriti sono stufi dell'aspettazione messianica e arcistufi del ballo di Sanvito della rivolta che non arriva mai alla soglia della rivoluzione. Le tesi astratte, i dogmi immutabili, le promesse paradisiache ripugnano alle generazioni contemporanee che vogliono costruire e ricostruire e sono quindi assetate di realtà. Né meno ripugnano gli ordinamenti statici dei vecchi partiti, colle loro tesi che si accettano una volta per sempre - quasi fosse possibile la monogamia delle idee! colle relative scomuniche agli eretici e la cadaverica fissità dell'ortodossia.


I capisaldi del fascismo.

La caratteristica principale dell'azione fascista, che costituisce la miglior condizione morale per l'intesa fra i vari elementi che compongono i Fasci Italiani di Combattimento, è offerta dalla seguente dichiarazione pregiudiziale approvata unanimemente dalla Adunata Nazionale tenuta in Milano nei giorni 24 e 25 maggio 1920.
«I Fasci di Combattimento non vogliono - nell'attuale periodo storico - essere un nuovo partito;perciò non si sentono legati a nessuna specifica formula dottrinaria e a nessun dogma tradizionale; perciò si rifiutano di schematizzare e di ridurre, nei limiti angusti ed artificiosi di un programma intangibile, tutte le mutevoli e multiformi correnti del pensiero e le indicazioni e le esperienze che l'opera del tempo e la realtà delle cose suggerisce ed impone».
Le linee generali dell'opera immediata che i Fasci di Combattimento si propongono di condurre sono tracciate da questi principali capisaldi: La difesa dell'ultima guerra nazionale. - La valorizzazione della vittoria. - La resistenza e l'opposizione alle degenerazioni teoriche e pratiche del socialismo politicante.
Si noti: non opposizione al socialismo in sé e per sé - dottrina e movimento discutibile - ma opposizione alle sue degenerazioni teoriche e pratiche, che si riassumono nella parola: Bolscevismo.

Il problema del regime politico attuale.

Per i Fasci di Combattimento «la questione del regime è subordinata agli interessi morali e materiali presenti e futuri della Nazione, intesa nella sua realtà e nel suo divenire storico; per questo essi non hanno pregiudiziali pro o contro le attuali istituzioni».
Ciò non autorizza alcuno a considerare i Fasci monarchici, né dinastici. Se per tutelate gli interessi della nazione, e garantirne l'avvenire, si appalesa necessario un cambiamento di regime, i fascisti si appronteranno a questa eventualità, ma ciò non in base a immortali principi, ma in base a valutazioni concrete di fatto.
Non tutti i regimi sono adatti per tutti i popoli. Non tutte le teste sono adatte per il berretto frigio. A un dato popolo si confà un dato regime. Un regime può svuotarsi di tutto il suo contenuto antiquato e democratizzarsi come in Inghilterra. Ci possono invece essere e ci sono delle repubbliche ferocemente aristocratiche: come la Russia dei cosiddetti soviets. Oggi i fascisti non si ritengono affatto legati alle sorti delle attuali istituzioni politiche monarchiche, come domani non si riterrebbero legati ad eventuali istituzioni repubblicane, se la repubblica si appalesasse prematura o incapace di garantire maggiore benessere e maggiore libertà alla nazione.


Revisioni di valori. Borghesia parassitaria.

Il Fascismo scende dalle nuvole e poggia sul terreno della realtà formidabilmente complessa. Questa realtà, che smentisce in pieno il facilonismo dogmatico dei socialisti, non ci mostra una borghesia, ma dieci borghesie; non un proletariato, ma cento proletariato. I fascisti distinguono in quel complesso di uomini e di istituti che si chiamano «globalmente» borghesia, gli elementi parassitari dagli elementi produttori. Questa distinzione è essenziale e si impone anche ai socialisti come appare dal recente discorso Turati.
Per le considerazioni inspirate all'affermazione di tutte le energie nazionali ed alla valorizzazione della vittoria «i Fasci di Combattimento esprimono il loro disgusto verso gli uomini e gli organismi della borghesia politica rivelatasi insufficiente di fronte ai problemi della politica interna ed a quelli della politica estera, refrattaria ad ogni rinnovamento profondo ed ostile ad ogni riconoscimento spontaneo dei diritti popolari, e disposta soltanto alle concessioni ed alle rinunce che il calcolo parlamentare suggerisce».
Questa dichiarazione si riferisce particolarmente al disastroso esperimento nittiano.

Borghesia produttrice.

D'altra parte i Fasci riconoscono il valore grandissimo di quella «borghesia del lavoro» che attraverso tutti i campi dell'attività umana (da quelli dell'industria a quelli dell'agricoltura, da quelli della scienza a quelli delle libere professioni), costituisce l'elemento prezioso ed indispensabile per lo sviluppo del progresso e per il trionfo delle fortune nazionali in qualunque regime.
Tanto è vero che in Russia, dopo aver massacrato «fisicamente» i cosiddetti borghesi, Lenin si è trovato costretto a richiamare i superstiti per affidare ai loro cervelli e alle loro competenze tecniche, funzioni direttive di primo ordine in ogni campo dell'attività umana.


«Produttivismo».

I Fasci di Combattimento, di fronte ai progetti teologici di ricostruzione a basi di economia pregiudizialmente collettivistica, si pongono sul terreno della realtà che non consente un tipo unico di economia e si dichiarano tendenzialmente favorevoli a quelle forme - siano esse individualistiche, collettivistiche o di qualche altro tipo - che garantiscano il massimo di produzione e il massimo di benessere.
Noi non diciamo che si debba sempre e dovunque e in ogni caso rispettare il principio di proprietà privata; né diciamo che si debba sempre e dovunque e in ogni caso, istituire la proprietà collettiva. Non abbiamo preferenze in base a certe pregiudiziali programmatiche che possono invecchiate e decadere: per noi proprietà privata o socializzazione, sono terminologie vuote di senso: in certi casi è soltanto col. mantenere la proprietà privata che si può ottenere il massimo di produzione; in certi altri casi, il massimo di produzione si ottiene attraverso forme varie di proprietà o di economia collettiva.
La economia di una nazione non è una camicia che si rovescia di un colpo. Poiché oggi non abbiamo un tipo unico di economia, ma parecchi tipi che coesistono assieme; cosí domani, logicamente, non vi sarà un tipo unico di economia, ma diversi tipi che coesisteranno assieme. Pretendere di tendere l'economia di una nazione a un tipo unico è pretendere l'assurdo. Accanto all'affittanza collettiva e alla sodalizzazione del latifondo, può aversi la piccola proprietà o lo spezzettamento del latifondo stesso. Nell'industria, accanto al capitalismo trustificato, esiste l'impresa artigiana o cooperativa.


In tema di movimento operaio.

«I Fasci manifestano la loro simpatia ed il proposito di aiutare ogni iniziativa di quei gruppi di minoranza del proletariato che sanno armonizzare la difesa della classe coll'interesse della Nazione. E nei riguardi della tattica sindacale consigliano il proletariato di servirsi, senza predilezioni particolari e senza esclusivismi aprioristici, di tutte le forme di lotta e di conquista che assicurino lo sviluppo della collettività ed il benessere dei singoli produttori».
Noi non siamo a priori per la lotta di classe né per la cooperazione di classe. L'una e l'altra tattica devono essere impiegate a seconda delle circostanze.
La cooperazione di classe s'impone quando si tratta di produrre; la lotta di classe o di gruppi è inevitabile quando si tratta di dividere. Ma la lotta di classe non può spingerci fino ad assassinare la produzione.

Postulati a favore delle classi lavoratrici.

I Fascisti non sono e non possono essere contrari alle masse laboriose, né alle loro giuste rivendicazioni. Sono contrari invece alla infatuazione che ha preso certi gruppi operai: sono contrari alle speculazioni demagogiche che i partiti politici fanno sulla pelle degli operai.
i Fascisti chiedono:

a) la sollecita promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore;
b) una legislazione sociale aggiornata alle necessità dei tempi nuovi, specie per ciò che riguarda gli infortuni, l'invalidità e la vecchiaia dei lavoratori sia agricoli, che industriali;
c) una rappresentanza dei lavoratori nel funzionamento dell'industria limitato nei riguardi del personale;
d) l'affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che ne siano degne moralmente e tecnicamente), della gestione di industrie o servizi pubblici;
e) la formazione dei Consigli nazionali tecnici del lavoro, costituiti dai rappresentanti dell'industria, dell'agricoltura, dei trasporti, del lavoro intellettuale, dell'igiene sociale, delle comunicazioni ' ecc., eletti dalle collettività professionali di mestiere con poteri legislativi;
f) la sistemazione tecnica e morale dei grandi servizi pubblici, sottratti alla tardigrada burocrazia di Stato che li manda in rovina.
Non c'è bisogno di sottolineare l'importanza degli ultimi due postulati, coi quali i Fascisti accettano le tesi piú radicali e innovatrici del sindacalismo operaio.





Postulati di carattere immediato.

A )Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo che abbia la forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze, da pagarsi in un termine di tempo assai breve;
b il sequestro di tutti i beni delle Congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi;
c) la revisione di tutti i contratti di forniture di guerra, ed il sequestro dei sopra profitti di guerra lasciati improduttivi;
d) tassazione onerosa delle eredità;
e) tutti quei provvedimenti fiscali che si rendano necessari per accelerare il
risanamento dei bilanci statali.

Per il problema militare.

I Fasci di Combattimento chiedono la istituzione di una milizia nazionale con brevi periodi di istruzione e con compiti difensivi; l'accoglimento immediato di tutte le rivendicazioni avanzate dalle associazioni di ex-combattenti e di mutilati contro i quali deve affermarsi in modo indubbio e tangibile la gratitudine della Patria.


Anche per il problema terriero i Fascisti non hanno apriorismi. Tendenzialmente essi sono favorevoli alla realizzazione della formula «la terra a chi la lavora! » nella fiducia che la faccia produrre di piú.
Per il problema scolastico, giudiziario, marinaro, ecc. i Fascisti accettano tutte le soluzioni che facciano progredire spiritualmente e materialmente la Nazione.


Politica Estera.

Il «Fascismo» gode fama di essere «imperialista». Quest'accusa fa il paio coll'altra del «reazionarismo». Il «Fascismo» è anti-rinunciatario quando «rinunciare» significa umiliarsi e diminuirsi. A paragrafi:
1. Il Fascismo non crede alla vitalità e ai principi che inspirano la cosiddetta Società delle Nazioni. In questa Società le nazioni non sono affatto su un piede di eguaglianza. t una specie di santa alleanza delle nazioni plutocratiche del gruppo franco-anglo-sassone per garantirsi - malgrado inevitabili urti d'interesse - lo sfruttamento della massima parte del mondo.
2. Il Fascismo non crede alle Internazionali rosse che muoiono, si riproducono, si moltiplicano, tornano a morire. Si tratta di costruzioni artificiali e formalistiche, che raccolgono piccole minoranze, in confronto alle masse di popolazioni che vivendo, movendosi e progredendo o regredendo, finiscono per determinare quegli spostamenti d'interessi, davanti ai quali vanno a pezzi le costruzioni internazionalistiche di prima, seconda, terza maniera.
3. Il Fascismo non crede alla immediata possibilità del disarmo universale.
4. Il Fascismo pensa che l'Italia debba fare, nell'attuale periodo storico, una
politica europea di equilibrio e di conciliazione fra le diverse Potenze.
Da queste premesse generali consegue che i Fasci Italiani di Combattimento chiedono:
a) che il Trattato di Versailles sia riveduto e modificato in quelle parti che si appalesano inapplicabili o la cui applicazione può essere fonte di odi formidabili e fornite di nuove guerre;
b) l'applicazione effettiva del Patto di Londra e l'annessione di Fiume aH'Italia e la tutela degli italiani residenti nelle terre non comprese nel Patto di Londra;

c) lo svincolamento graduale dell'Italia dal gruppo delle nazioni plutocratiche occidentali, attraverso lo sviluppo delle nostre forze produttive interne;
d) il Ravvicinamento alle nazioni nemiche - Austria, Germania, Bulgaria, Turchia, Ungheria - ma con atteggiamento di dignità, e tenendo fermo alle necessità supreme dei nostri confini settentrionali e orientali;
e) creazione e intensificazione di relazioni amichevoli con tutti i popoli dell'Oriente, non esclusi quelle governata dal Soviety e del Sud-Oriente Europeo;
f) rivendicazioni, nei riguardi coloniali, dei diritti e delle necessità della nazione.


Tattica e mezzi d'azione.

Per la tattica da adottare in difesa del programma sopra enunciato, i Fasci Italiani di Combattimento mantengono il contatto e l'accordo, caso per caso, con tutti quei gruppi o partiti che si battono sullo stesso terreno di opposizione anti-demagogica, anti-burocratica, anti-plutocratica e di creazione di tutte le forze ricostruttrici del Paese.

I Fasci non sono legalitari ad ogni costo, né illegalitari a priori. In tempi normali, mezzi legali; in tempi anormali, mezzi adatti alle circostanze. Non predicano la violenza per la violenza, ma respingono ogni violenza passando al contrattacco.

Anche in materia elettorale i Fasci non hanno pregiudiziali astensionistiche o elezionistiche: la loro partecipazione alle lotte elettorali è dettata da ragioni contingenti, non da motivi trascendenti.


Chi può diventare fascísta.

Tutti coloro - uomini e donne - che accettano le idee su esposte, possono iscriversi ai Fasci Italiani di Combattimento. Non è necessario di essere stato combattente. Sono accettati anche quelli che per ragioni legittime non poterono partecipare alla guerra. è relativamente facile diventare fascisti, è piuttosto difficile rimanere. Occorre, per essere fascisti, essere completamente spregiudicati, occorre sapersi muovere elasticamente nella realtà; adattandosi a11a Realtà e adattando la realtà ai nostri sforzi; occorre sentirsi nel sangue l'aristocrazia delle minoranze, che non cercano popolarità, leggera prima, pesantissima poi; che vanno contro corrente, che non hanno paura dei nomi e disprezzano i luoghi comuni.
Il «Fascismo» è movimento; non è stasi. E battaglia continua, non attesa infeconda. Il «Fascismo», dicemmo già che non vuole «durare» oltre il tempo strettamente necessario ad assolvere il compito prefissosi.
Rileggendo questo programma chi potrà in buona fede dirci «reazionari», soltanto perché ci opponiamo alle tragicommedie di un partito sedicente rivoluzionario, perché ci opporremo a una dittatura di nuovi politicanti - dittatura non «dei» proletari, ma «sui» proletari - perché consideriamo la rivoluzione come un'elaborazione di nuove forze e di nuovi valori dal profondo, non già come un disfrenamento d'istinti e di egoismi precipitanti nega disintegrazione sociale, nella miseria o nel caos.

Ma piú che le nostre parole, sono i fatti che da due anni a questa parte, danno matematicamente ragione ai Fascisti. L'ora del Fascismo è venuta!"

Chi non avesse chiaro come il fascismo intendeva il problema delle pregiudiziali politiche non ha chiaro il realismo fascista. Il Fascismo ha degli obiettivi che non subordina alle forme politiche. Se queste forme politiche consentono il raggiungimento degli obiettivi e si confanno agli interessi materiali e morali dell’Italia, bene; altrimenti si preparerà il terreno per abbattere l’ostacolo.

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IL POPOLO D'ITALIA
INTERVENTO CHIRURGICO-25 maggio 1921

Dovrebbe verificarsi questo caso straordinario: un movimento politico -,e non soltanto di pestaggio - si proclama, attraverso decine di adunate nazionali e regionali, «tendenzialmente repubblicano» e contrario a tutte le pregiudiziali, non esclusa quella monarchica; poi, quando si tratta di manifestare nella forma più corretta, meno clamorosa, la sua «tendenzialità», ci sono deputati fascisti e fascisti dell'ultima ora i quali arretrano davanti a questo gesto come se si trattasse della più spaventevole delle catastrofi. E’ ridicolo e assurdo. Crediamo che in nessuno dei núlle gagliardetti che simboleggiano la passione fascista ci sia la croce sabauda. Non ci risulta che il fascismo abbia mai partecipato alle celebrazioni, putacaso, dei genetliaci reali. Il fascismo è, in fatto di regime, al disopra della monarchia e della repubblica. Considera queste speciali forme di istituzioni politiche non già «sotto la specie dell'eternità», ma dal punto di vista delle contingenze storiche. Per i pregiudiziaioli della monarchia, questo è il regime perfetto, buono per tutti i popoli e per tutti i tempi; per i pregiudiziaioli della repubblica, che cadono nello stesso errore assolutista dei monarchia, il regime perfetto è quello della repubblica.
La storia di ieri e di oggi ci mostra la fragilità di queste concezioni. Ecco perché i fascisti respingono la pregiudiziale monarchica e quella repubblicana e si riservano la più vasta latitudine di atteggiamenti.
Se il fascismo è monarchico, non è più fascismo; se il fascismo è repubblicano non è più fascismo. Repubblicani e monarchici vadano nei loro partiti. Per la stessa ragione per cui il fascismo non ha preso parte a manifestazioni repubblicane, non deve prendere parte a manifestazioni monarchiche o dinastiche. è tempo di chiarire certe posizioni; è tempo di definirsi: il fascismo non è una specie di attaccapanni, al quale ognuno appende i propri indumenti. L'astensione dalla seduta reale è un atto di correttezza e anche di saggezza politica. Chi gli attribuisce moventi misteriosi, è un prodigioso imbecille. Chi, da questo atteggiamento fascista, vuole arguire che il fascismo sposa la causa repubblicana, rivela la più lamentevole incomprensione politica.
Non intendiamo sostituirci al Partito Repubblicano, ma non intendiamo nemmeno di genufletterci dinanzi al trono. Questo i fascisti lo faranno dopo che avranno dichiarato di accettare la pregiudiziale monarchia, dopo che saranno diventati «partito monarchico», unico sistema, forse, per dare vita e vitalità rigogliosa a un Partito Repubblicano. Noi abbiamo il vago dubbio che il re stesso - in fondo in fondo apprezzi più il nostro atteggiamento di uomini liberi, che non il plauso dei suoi cortigiani di vecchia e di nuova maniera. Nessuno dei quali sarebbe disposto a morire per lui, come nessuno ha avuto il coraggio di affrontare - a prezzo di sangue - l'idra bolscevica.
Ma io, e qui parlo in prima persona, ho voluto fare intenzionalmente la nota affermazione, perché volevo gettare un sasso o iniziare addirittura una sassaiola contro parecchi ranocchi, più o meno verdi e crocidanti, che ho visto affiorare laddove il magnifico fiume della giovinezza fascista minaccia di stagnare nel morto padule della conservazione e dell'egoismo. E’ tempo d'affondare i coltelli prima che il «lardo» della soddisfazione beata e beota minacci di paralizzare quella che fu la magnifica caratteristica del nostro movimento. Come nel dicembre del 1919 accadde al Pus, così – fatalmente! - è accaduto a noi. Nel fascismo si sono nascoste delle «insite viltà» di gente che aveva paura degli altri e paura di noi; si sono insinuati nel fascismo egoismi rapaci e refrattari a ogni spirito di conciliazione nazionale e anche non mancano coloro che del prestigio della violenza fascista si sono serviti per i loro miserabili calcoli personali o che la violenza intesa come mezzo hanno tramutato in violenza fine a se stessa. Malgrado centinaia di articoli e decine di discorsi, alcuni dei quali memorabili, c'era gente che continuava a dipingerci come quello che non siamo e non siamo mai stati; gente che sotto l'etichetta di fascista contrabbandava i liquidi più equivoci e utilizzava, ai fini non della conservazione della civiltà nazionale, ma del proprio tornaconto personale il generosissimo sangue versato dalla gioventù fascista in tante piazze d'Italia. E allora io mi sono detto che bisognava strappare con un gesto clamoroso almeno qualcuna delle troppe maschere che amici inintelligenti o nemici in malafede avevano, in vari tempi, appiccicato al gagliardo giovane volto del fascismo italiano.
È forse la prima volta che in Italia il capo di un movimento esercita, come faccio io in questo momento, il diritto di critica in modo così acerbo e, si potrebbe aggiungere, così spietato. Gli è che noi, prima di dire la verità agli altri, la. diciamo a noi stessi. In questo coraggio è il sigillo della nostra aristocrazia. In ciò è il vero segno «distintivo» del movimento fascista: il coraggio di guardare in sé, e quello non minore di infischiarcene del successo. Se il movimento fascista non avesse ancora ragioni formidabili di vitalità, noi ci risparmieremmo questo discorso; ma il movimento è forte, grandeggiante, luminoso. Bisogna liberarlo dalle scorie, dai profittatori dell'ultima ora, dalle farfalle che sono accorse attorno alla nostra fiamma, da tutti coloro che fiutano l'aria del successo e vanno e vengono a seconda dei casi. Il fascismo, che fu concepito come una milizia, deve rispettare la linea della sua coerenza spirituale. Esso non è la guardia di Stia Maestà Vittorio di Savoia, o di Sua Maestà il Proletariato, o di Sua Maestà la Cassaforte; esso - ripetiamolo ancora un volta!- non è la guardia di caste o di classi, ma della nazione, intesa nel suo complesso politico, economico, morale e nel suo divenire, Questo era ed è il fascismo. Tutto il resto è mistificazione o inganno. Fascisti della vigilia, fascisti dell'azione, difendete il fascismo! "
Da notare le date. Mi sembra tutto molto coerente ed ideologicamente definito. Chi dice che, storicamente, il fascismo sia stato nel movimento repubblicano e nel regime reazionario e monarchico prende una grossa cantonata e snatura l’ideologia .

Anche per quanto riguarda il Partito (essendo una forma politica)il fascismo è antipregiudizialista. Così come detto nella Dottrina del ’33. I fascisti non miravano necessariamente al potere. L’articolo che ho inserito per primo ne è una testimonianza (fra tante). Se la loro azione determinava i cambiamenti da loro auspicati se ne sarebbero andati! Armi e bagagli!
Considerato che l’Italia non cambiava, anzi peggiorava, il fascismo aspira al governo e si organizza in Partito.

Ma troviamo contraddizioni nel programma del '21? ASSOLUTAMENTE NO!
Eccolo nella parte più importante:

"Programma del Partito Nazionale Fascista

(1921)


Fondamenti

Il Fascismo è costituito in Partito politico per rinsaldare la sua disciplina e per individuare il suo «credo».
La Nazione non è la semplice somma degli individui viventi né lo strumento dei partiti pei loro fini, ma un organismo comprendente la serie indefinita delle generazioni di cui i singoli sono elementi transeunti; è la sintesi suprema di tutti i valori materiali e immateriali della stirpe.

Lo Stato è l'incarnazione giuridica della Nazione. Gli Istituti politici sono forme efficaci in quanto i valori nazionali vi trovino espressione e tutela.
I valori autonomi dell’individuo e quelli comuni a piú individui, espressi in persone collettive organizzate (famiglie, comuni, corporazioni, ecc.), vanno promossi, sviluppati e difesi, sempre nell'ambito della Nazione a cui sono subordinati.
Il Partito Nazionale Fascista afferma che nell'attuale momento storico la forma di organizzazione sociale dominante nel mondo è la Società Nazionale e che legge essenziale della vita nel mondo non è la unificazione delle varie Società in una sola immensa Società: «L'Umanità», come crede la dottrina internazionalistica, ma la feconda e, augurabile, pacifica concorrenza tra le varie Società Nazionali.


Lo Stato

Lo Stato deve investire di capacità e di responsabilità le Associazioni conferendo anche alle corporazioni professionali ed economiche diritto di elettorato al corpo dei Consigli Tecnici Nazionali.
Per conseguenza debbono essere limitati i poteri e le funzioni attualmente attribuiti al Parlamento. Di competenza del Parlamento i problemi che riguardano l'individuo come cittadino dello Stato e lo Stato come organo di realizzazione e di tutela dei supremi interessi nazionali; di competenza dei Consigli Tecnici Nazionali i problemi che si riferiscono alle varie forme di attività degli individui nella loro qualità di produttori.
Lo Stato è sovrano: e tale sovranità non può né deve essere intaccata o sminuita dalla Chiesa alla quale si deve garantire la piú ampia libertà nell'esercizio del suo ministerio spirituale.
Il Partito Nazionale Fascista subordina il proprio atteggiamento, di fronte alle forme delle singole Istituzioni politiche, agli interessi morali e materiali della Nazione intesa nella sua realtà e nel suo divenire storico.


Le corporazioni

Il Fascismo non può contestare il fatto storico dello sviluppo delle corporazioni, ma vuol coordinare tale sviluppo ai fini nazionali.
Le corporazioni vanno promosse secondo due obbiettivi fondamentali: e cioè come espressione della solidarietà nazionale e come mezzo di sviluppo della produzione.
Le corporazioni non debbono tendere ad annegare l'individuo nella collettività livellando arbitrariamente le capacità e le forze dei singoli, ma anzi a valorizzarle e a svilupparle.
Il Partito Nazionale Fascista si propone di agitare i seguenti postulati a favore delle classi lavoratrici e impiegatizie':

1) La promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i salariati la giornata «legale» media di otto ore, colle eventuali deroghe consigliare dalle necessità agricole o industriali.
2) Una legislazione sociale aggiornata alle necessità odierne, specie per ciò che riguarda gli infortuni, la invalidità e la vecchiaia dei lavoratori sia agricoli che industriali o impiegatizi, sempre che non inceppi la produzione.
3) Una rappresentanza dei lavoratori nel funzionamento di ogni industria, limitatamente per ciò che riguarda il personale.
4) L'affidamento della gestione di industrie o di servizi pubblici ad organizzazioni sindacali che ne siano moralmente degne e tecnicamente preparate.
5) La diffusione della piccola proprietà in quelle zone e per quelle coltivazioni che produttivamente lo consentano.

Capisaldi di politica interna

Il Partito Nazionale Fascista intende elevare a piena dignità i costumi politici cosí che la morale pubblica e quella privata cessino di trovarsi in antitesi nella vita della Nazione.
Esso aspira ah'onore supremo del Governo del Paese; a ristaurare il concetto etico che i Governi debbono amministrate la cosa pubblica non già nell'interesse dei partiti e delle clientele ma nel supremo interesse della Nazione.
Va restaurato il prestigio dello Stato Nazionale e cioè dello Stato che non assista indifferente allo scatenarsi e al prepotere delle forze che attentino o comunque minaccino di indebolire materialmente e spiritualmente la compagine, ma sia geloso custode e difensore e propagatore della tradizione nazionale, del sentimento nazionale, della volontà nazionale.
La libertà del cittadino trova un duplice limite: nella libertà delle altre persone giuridiche e nel diritto sovrano della Nazione a vivere e svilupparsi.
Lo Stato deve favorire lo sviluppo della Nazione, non monopolizzando, ma promuovendo ogni opera intesa al progresso etico, intellettuale, religioso, artistico, giuridico, sociale, economico, fisiologico della collettività nazionale.
Dunque il fascismo mira al governo. Senza pregiudiziali sulle forme e sulle istituzioni.
L’ideologia antipregiudizialista, realista, è approfondita poi dallo stesso Gentile che la riassume nella teoria dello “Stato in fieri”, ovvero la forma dello Stato è subordinata al Popolo che lo incarna. Ma poi la vedremo meglio.

Altro nodo da sciogliere. Il fascismo è stato anticlericale prima e clericale poi? E’ stato pragmatico e privo di idee precise ?
Leggiamo questi due articoli del Popolo d’Italia e traiamo conclusioni.

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IL POPOLO D'ITALIA
DEVIAZIONI - 11 settembre 1921

Se gli incidenti che si sono verificati in diverse città d'Italia tra fascisti e cattolici al ritorno di questi ultimi dalle cerimonie di Roma sono dovuti a cause ambientali od incidentali, non meritano note di commento, perché non rivestono caratteri di eccessiva gravità; ma se, viceversa, tali incidenti rappresentano una specie di nuova direttiva dell'attività fascista, bisogna subito mettere le carte in tavola ed impedire che il fascismo - anche il fascismo! - sia exploité dalla massoneria, dalla democrazia e generi affini.
Giova notare che gli organi dirigenti del fascismo sono stati estranei completamente a queste manifestazioni che sono scoppiate qua e là all'improvviso. Ragione di più per dire una parola che orienti gli spiriti e i muscoli nel futuro. Il fascismo non fa dell'anticlericalismo nel senso demagogico che questa parola ha assunto in Francia e particolarmente in Italia. Meno ancora il fascismo è antireligioso. La religione nel fascismo è veramente un «affare privato», cioè un'attività individuale dello spirito. Lotte di religione in Italia non ci furono mai. Nel fascismo, come del resto in tutti gli altri movimenti, non si chiedono professioni di fede atea o deista. Ognuno è libero di credere o non credere in Dio. Ognuno è libero di rappresentarsi come vuole il suo Dio. La, religione fenomeno collettivo è un fatto storico, psicologico e morale della più alta importanza. La religione dominante in Italia è il cattolicismo. I fascisti non possono e non debbono fare dell'anticattolicismo; non possono e non debbono scatenare accanto ai vecchi, nuovi motivi di divisione e di odio, che potrebbero avere ripercussioni fatali sulla compagine della nazione. I fascisti, i quali - lo sappiano o no, se ne rendano conto o no - sono imbevuti di dottrine spiritualistiche, devono lasciare ai formiconi del razionalismo e dell'anticlericalismo la fatica grottesca e inane di combattere le manifestazioni religiose e di bandire Dio dall'universo. Noi siamo andati oltre queste posizioni filosofiche di trent'anni fa, quando imperava la pseudo-filosofia del positivismo.
Posto dunque che il fascismo non può essere anticlericale alla vecchia maniera, e che dev'essere rispettoso nei confronti delle manifestazioni religiose, bisogna avere il coraggio civile di riconoscere che i giovani cattolici convenuti a Roma avevano perfettamente il diritto di gridare «viva il papa!», poiché non si può pretendere che dei cattolici gridino «viva Domizio Torrigiani!». Quello che non si può tollerare, né si deve, è l'altro grido di «viva il papa-re!». Chi lo grida si mette al bando della patria italiana. Dichiara implicitamente guerra all'Italia e non può lagnarsi se viene trattato come si trattano i nemici in guerra. Se i cattolici hanno gridato «viva il papa-re!», si sono messi dalla parte del torto e sono meritevoli delle violenze fasciste. Non sappiamo se questo grido sia stato isolato o collettivo. L'inno di Mameli cantato dai congressisti all'altare della Patria, è certamente un gesto di lealismo, perché non bisogna dimenticare che su quell'altare sta, sia pure orrendamente monumentato, il re «usurpatore». Comunque, molto meglio sarebbe stato se nessuno avesse levato il grido incriminato. La coscienza nazionale non può transigere. La breccia di Porta Pia è anche un fatto compiuto, un avvenimento storico grandioso e incancellabile: è il punto d'arrivo di un secolo di battaglie, di sacrifici, di cospirazioni, di martiri. Noi non scendiamo in campo contro i popolari e i cattolici, purché costoro non riportino in discussione un argomento storicamente e moralmente liquidato. Popolari e cattolici devono guardarsi dall'esagerare. Rappresentano una parte notevole della nazione, ma non tutta la nazione. Inoltre non tutti i cattolici sono popolari e non tutti i popolari sono cattolici. Può riuscire, dunque, facile di isolare e combattere il partito. Specialmente nel caso in cui, sotto la veste troppo sovente demagogicamente rossa del programma, spuntasse il vecchio proposito temporalista.
Il giorno in cui apparisse manifesto che il popolarismo non è che una truccatura del «temporalismo» e che il «lealismo» non è che la bandiera per la vecchia merce di contrabbando, quel giorno il Partito Popolare soccomberebbe sotto il peso della vasta e giustificata insurrezione del popolo italiano. I fascisti, pur non facendo professione di anticlericalismo, si troverebbero quel giorno ancora una volta all'avanguardia. "


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IL POPOLO D'ITALIA
NOI E IL PARTITO POPOLARE-27 luglio 1922


Gli ultimi avvenimenti di carattere non soltanto parlamentare hanno posto nettamente sul tappeto il problema dei nostri rapporti col Partito Popolare Italiano. Giova a tal uopo precisare le nostre posizioni mentali e pratiche. Fu detto e ripetuto a sazietà che il fascismo non è un movimento antireligioso. Esso non si propone di bandire, come pretendevano orgogliosamente e stupidamente insieme, talune parole materialistiche, «Dio dal cielo e le religioni dalla terra». Il fascismo non considera la religione come una invenzione dei preti o un trucco dei potenti a scopo di dominazione sulla povera gente. Tali idiote spiegazioni del fenomeno religioso appartengono all'epoca del più degradante anticlericalismo.
Non antireligioso in genere, il fascismo non è anticristiano o anticattolico in particolare. Il fascismo vede nel cattolicismo lo sfogo gigantesco e riuscito di adattare ad un popolo come il nostro una religione nata in Oriente fra uomini di altra razza e di altra mentalità. Il cattolicismo è la sintesi fra la Giudea e Roma, fra Cristo e Quirino. E’ la religione praticata da secoli e secoli dall'enorme maggioranza delle popolazioni italiane. Universale, perché creato sull'armatura di un impero universale, il cattolicismo fa di Roma uno dei centri più potenti della vita dello spirito religioso nel mondo. Come si vede, la posizione del fascismo di fronte al cattolicismo è ben diversa da quell'anticlericalismo in voga nell'Italia mediocre dell'anteguerra.
Eppure, ciò malgrado, il Partito Popolare Italiano, che si vanta di essere cristiano e cattolico, fa combutta coi socialisti e coi democratici atei e massoni ed assume atteggiamenti di ostilità contro il fascismo. Il Partito Popolare, che poteva mantenersi amico e neutrale, si è invece appalesato nemico acerrimo e subdolo del fascismo. E’ naturale che il fascismo raccolga il guanto di sfida. L'antifascismo del Partito Popolare non è che un aspetto della concorrenza di bottega fra Partito Popolare e Pus e bassamente demagogico.
Il Partito Popolare ha un'ala sinistra, che potrebbe militare benissimo nelle file del Pus ed un'ala destra, che si fa rimorchiare. L'antifascismo è destinato a dividere il Partito Popolare. L'episodio Boncompagni è un sintomo rivelatore. Il Partito Popolare è infatti il Partito ambiguo per eccellenza. Per reclutare le sue masse elettorali si è certamente giovato delle parrocchie, di un fattore religioso quindi; per mantenere queste masse si abbandona ad un mimetismo teorico e pratico delle dottrine e dei metodi del socialismo. Il Partito Popolare è religioso e profano ad un tempo. Comincia con Cristo e finisce col diavolo. Don Sturzo, si dice, celebra ancora la messa, cioè il sacrificio, la rinunzia, l'accettazione di questa valle di lacrime e Miglioli pratica la lotta di classe come il più esasperato dei socialisti. Come si concilia il cristiano «amore dei prossimo» con la predicazione dell'odio contro talune categorie di uomini? Il materialismo senza scrupoli, veramente «mammonico» del Partito Popolare è documentato dalle cronache parlamentari del dopoguerra. La disinvoltura del Partito Popolare è già stata bollata da uno dei maggiorenti della sezione milanese, il quale ha definito il Partito Popolare come la «vedova allegra della politica italiana»: definizione scarnificante, ma esattissima.
Il Partito dei Cristiano-Cattolici si è rivelato come un Partito di grassatori che dell'anima e dei suoi futuri destini altamente si infischiano, mentre pensano a riempire il sacco e a svaligiare la nazione. Nell'azione disordinata, ricattatoria e arruffona del Partito Popolare manca una qualsiasi linea di dignità e di nobiltà. Quando si pensi che il leader di questo Gruppo è il trentino De Gasperi, che fu suddito sempre fedele di Francesco Giuseppe, che fu redattore della «Reichpost», il foglio più ignobilmente italofobo di Vienna, un De Gasperi le cui polemiche contro l'irredentismo di Battisti nessuno a Trento ha ancora dimenticato; quando si pensi, dicevo, che De Gasperi viene presentato come la espressione più alta del Trentino redento, si ha subito quanto occorre per definire il patriottismo e la dignità del Partito Popolare.
Coi suoi ultimi gesti parlamentari, coi suoi «veti» ridicoli, coi suoi non meno ridicoli tentativi di combinare un ministero di estrema sinistra, il Partito Popolare ha smorzato le ultime superstiti illusioni: siamo dinanzi ad un Partito infetto di socialismo, quindi anticattolico, quindi anticristiano. Il Partito Popolare dichiara guerra al fascismo e guerra avrà. I modi di questa guerra dipendono dalle circostanze locali; gli sviluppi ulteriori di questa guerra non sono prevedibili, ma non ci sarebbe da stupirsi se la lotta contro l'insopportabile tirannia dei pescicani del Partito Popolare sboccasse in una insurrezione anticlericale, molto meno vacua delle campagne anticlericali di altri tempi.
Nelle alte sfere del Vaticano v'è chi si domanda se la nascita e l'origine del Partito Popolare non si risolveranno in un danno enorme per la Chiesa. Prodotti certo di queste sempre più acute apprensioni sono i comunicati coi quali la Santa Sede dichiara di non avere nulla di comune con l'azione del Partito Popolare. Sta bene. Ma, alla fine, qualcuno potrebbe domandare se questa distinzione fra popolari e cattolici non sia troppo comoda. Il Vaticano non ha giurisdizione sui popolari in quanto Partito? E sia! Ma la deve avere però sui popolari in quanto si professano cristiani e cattolici. Qui è il ponte dell'asino! Qui si appalesa la falsità intima di una situazione per cui il popolare, come partitante, fa il comodaccio suo o il comodo di don Sturzo, e, come credente, deve obbedire alla suprema ed unica autorità della Chiesa: il papa.
Ci sono, insomma, due papi in Italia: il primo, don Sturzo, ha la cura della carne; il secondo, Pio XI, ha la cura delle anime. Non sarebbe, per caso, don Sturzo l'antipapa ed uno strumento di satana? Da mille sintomi appare ormai evidente che grosse tempeste sorgeranno all'orizzonte della Chiesa se il Partito Popolare continuerà a incanaglirsi nella sua politica materialistica, tirannica e anticristiana. "

Chi si può meravigliare della Conciliazione ? Essendo un movimento antimaterialista, il fascismo non può snobbare la Religione!

L’anticlericalismo fascista non è mai esistito se non nella forma enunciata nel secondo articolo, ovvero per contrastare e condannare un’alleanza improbabile tra rossi e cattolici (sembra che parli dei nostri tempi e dei catto-comunisti!!!!!!!).


Il sindacalismo nazionale fascista non era ignoto nel ventennio e non ne erano ignoti i fini. Leggiamo un contributo di Oddone Fantini, sindacalista chiamato da Mussolini per scrivere una sintesi ideologica.
Eccolo:

"Da pag. 360 a pag. 487
DALLA TRINCEA ALLA CARTA DEL LAVORO
"Si guardi alla Carta del Lavoro come il
navigante guarda alla bussola" Musso

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Julian

Reg.: 27 Gen 2003
Messaggi: 6177
Da: Erbusco (BS)
Inviato: 15-08-2004 10:18  

_________________
Se nulla capivo, qui tu finalmente
nulla lasciavi germogliare sulla brulla,
paradossale, tra noi terra infondata,
dove sono i leoni, ammattiti e marroni
lasciando immaginare
la sposa occidentale.

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Hamish

Reg.: 21 Mag 2004
Messaggi: 8354
Da: Marigliano (NA)
Inviato: 15-08-2004 11:13  
quote:
In data 2004-08-15 10:18, Julian scrive:



Confermo e sottoscrivo...
_________________
IO DIFENDO LA COSTITUZIONE. FIRMATE.

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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 15-08-2004 11:22  
Insomma c’è un bordello!
________________

Confermo e sottoscrivo. L'unico punto fermo del ventennio è stata la persecuzione degli avversari politici e il culto per Mussolini.
Considerando che Mussolini è morto rimane solo la persecuzione. Onestamente è restata solo merda.

_________________
Spock: We must acknowledge once and for all that the purpose of diplomacy is to prolong a crisis.

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Julian

Reg.: 27 Gen 2003
Messaggi: 6177
Da: Erbusco (BS)
Inviato: 15-08-2004 12:44  
Non ho nè la voglia nè il tempo di leggere
tutto..però uno che inizia chiamando a raccolta i camerati già mi preoccupa!!

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misterx76

Reg.: 12 Gen 2004
Messaggi: 2312
Da: carsoli (AQ)
Inviato: 15-08-2004 20:32  
Ma che schifo. Ragazzini che seguono una moda, che non sanno di cosa parlano, che non hanno vissuto gli orrori di quegli anni. Eppure a scuola una volta si insegnava la storia d' Italia. Dovreste vergognarvi, persino Fini lo ha rinnegato...
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...due volte già cadeste senza cavarne frutto, badate un 3° fulmine vi annienterà del tutto!!!

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madpierrot

Reg.: 08 Mag 2004
Messaggi: 851
Da: Pista Uno (es)
Inviato: 15-08-2004 20:53  
http://www.anl.org.uk/campaigns.htm
http://www.liberalsocialisti.org/

[ Questo messaggio è stato modificato da: madpierrot il 15-08-2004 alle 20:54 ]

[ Questo messaggio è stato modificato da: madpierrot il 16-08-2004 alle 21:10 ]

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alessio984

Reg.: 10 Mar 2004
Messaggi: 6302
Da: Napoli (NA)
Inviato: 18-08-2004 01:16  
E nonostante siamo arrivati al 2004..........

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RICHMOND

Reg.: 03 Mag 2003
Messaggi: 13088
Da: genova (GE)
Inviato: 19-05-2005 12:02  
quote:
In data 2004-08-18 01:16, alessio984 scrive:
E nonostante siamo arrivati al 2004..........





.......c'è ancora gente che insulta le idee diverse dalle proprie....ma guarda un po'....
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L'amico Fritz diceva che un film che ha bisogno di essere commentato, non è un buon film . Forse, nella sua somma chiaroveggenza, gli erano apparsi in sogno i miei post.

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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 19-05-2005 12:10  
comunque la necessità di capire bene quale sia l'identità "fascista" ai giorno d'oggi, a mio avviso esiste.
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Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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honecker

Reg.: 31 Gen 2005
Messaggi: 626
Da: Pankow (es)
Inviato: 19-05-2005 12:28  
quote:
In data 2005-05-19 12:10, gatsby scrive:
comunque la necessità di capire bene quale sia l'identità "fascista" ai giorno d'oggi, a mio avviso esiste.



Eccola

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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 19-05-2005 12:42  
pensavo che l'Italia fose in declino, ma grazie a te mi rendo conto che sbagliavo.
Per fortuna c'è ancora gente capace di dialogare e discutere con gli argomenti giusti.
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Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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greenday2

Reg.: 02 Lug 2004
Messaggi: 1074
Da: reggio emilia (RE)
Inviato: 19-05-2005 14:46  
Come sempre, i vari fautori della democrazia, danno sempre esempi della classica "tolleranza democratica" nonchè della libertà d'opinione.

Per nonmiricordochi : un tempo si studiava la storia italiana? QUale? Quella politicizzata? Quella che "le foibe non son mai esistite"? QUella che "i gulag e' un'invenzione reazionaria"? Quella che "i partigiani comunisti non hanno ucciso migliaia di persone alla fine della guerra"?

Ma non fatemi ridere... Il bello e' che cmq nessuno( o quasi) ha letto l'articolo che ha postato l'utente Window....mi ci gioco un marone.

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Hellboy

Reg.: 22 Ago 2003
Messaggi: 4287
Da: Rio Bo (es)
Inviato: 19-05-2005 16:01  
che bella cosa la sintesi!!!!
cmq ho sbagliato "camera".
sorry
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Monkey

Reg.: 02 Feb 2003
Messaggi: 686
Da: carrara (MS)
Inviato: 19-05-2005 17:30  
Mmm....
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"Mi chiamo Guybrush Treepwood e sono un temibile pirata!"

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