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Autore mare dentro
ines49

Reg.: 15 Mag 2004
Messaggi: 376
Da: PADOVA (PD)
Inviato: 08-09-2004 23:34  
Questa sera ho scelto di vedere il film di Amenabar. Non avevo voluto leggere niente riguardo alla trama e tantomeno i giudizi e le recensioni, prima di vederlo e conoscendo Amenabar per Apri gli occhi, Tesis e the Others sono rimasta un pochino spiazzata dal suo nuovo lavoro.
Ne sono uscita emotivamente scossa.
Certo la poesia e l'ironia del regista, la bellezza delle immagini che anche un profano riesce a cogliere mi hanno commosso, ma mi hanno anche messo una tristezza che non riesco ancora a scrollarmi di dosso.
Il tema dell'eutanasia come l'ha trattato il regista mi ha provocato un moto di ribellione, (forse per come io amo la vita) anche se ho provato un profondo rispetto per la scelta del personaggio.

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gongolante

Reg.: 06 Feb 2002
Messaggi: 3054
Da: Cesena (FO)
Inviato: 09-09-2004 00:00  
Bello bello!
Lo spettatore si trova sempre in bilico, così come le donne che gli vogliono bene, tra l'essere d'accordo con lui e il non volerlo perdere. Chi lo ama veramente deve aiutarlo a morire?!

La prima scena di volo, emotivamente mi ha squassato! Dei lacrimoni che non vi dico...
Da vedere, uno dei rari film "a tema" veramente ben riuscito!
Ho detto.
_________________
Cinematik - il fantacinema!
In fase di lettura: LE ETICHETTA DELLE CAMICIE di Tiziano Sclavi
Ultimo film: UN BACIO APPASSIONATO di Ken Loach

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Hiyuga

Reg.: 05 Ago 2004
Messaggi: 1301
Da: Gossolengo (PC)
Inviato: 09-09-2004 03:05  
Scusate, ma deve uscire al cinema adesso??

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gongolante

Reg.: 06 Feb 2002
Messaggi: 3054
Da: Cesena (FO)
Inviato: 09-09-2004 09:32  
quote:
In data 2004-09-09 03:05, Hiyuga scrive:
Scusate, ma deve uscire al cinema adesso??



E' uscito venerdi' scorso, in sordina perchè e' spagnolo, non c'entra una mazza col suo famoso "The others" e non c'e' Nicole Kidman come protagonista!
Ho detto.
_________________
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In fase di lettura: LE ETICHETTA DELLE CAMICIE di Tiziano Sclavi
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ines49

Reg.: 15 Mag 2004
Messaggi: 376
Da: PADOVA (PD)
Inviato: 09-09-2004 22:21  
Hai perfettamente ragione!
Ieri sera al cinema c'era una fila enorme, ma era tutta per Fahrenheit 9/11.
Non che non mi interessi quest'ultimo, infatti è mia intenzione vederlo in DVD, ma ho preferito dare spazio a Mare Dentro che nel grande schermo rende molto di più.
Ancora ho negli occhi le scene del viaggio del protagonista mentre si reca all'appuntamento con la morte fortemente voluta. Ho sperato fino all'ultimo che cambiasse idea.
Peccato che abbia letto altri commenti nel forum.

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OneDas

Reg.: 24 Ott 2001
Messaggi: 4394
Da: Roma (RM)
Inviato: 09-09-2004 22:45  
quote:
In data 2004-09-09 00:00, gongolante scrive:
Bello bello!
Lo spettatore si trova sempre in bilico, cos$B!&(Bcome le donne che gli vogliono bene, tra l'essere d'accordo con lui e il non volerlo perdere. Chi lo ama veramente deve aiutarlo a morire?!

La prima scena di volo, emotivamente mi ha squassato! Dei lacrimoni che non vi dico...
Da vedere, uno dei rari film "a tema" veramente ben riuscito!
Ho detto.



concordo in tutto quello che hai scritto
_________________
tu che lo vendi, cosa ti compri di migliore ?

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 12-09-2004 01:59  
Difficile, davvero difficile trattare un tema del genere senza cadere nella trappola del sentimentalismo ricattatorio, peggio, nel vieto "emozionismo" di cui è pregno il cinema italiano. Amenabar riconferma il suo "geniaccio"; ci sa fare con la m.d.p.; ha un'idea spiccata, tutta spagnola, della visione, del visionarismo, senza rinunciare alla concretezza. Ancora una volta un film sulla veglia ed il sogno (si può dire che un uomo allettato per quasi trenta anni sia in stato di veglia?); sui morti viventi che questa volta vogliono morire perdavvero (si puo dire che un uomo allettato per quasi trenta anni sia vivo?). Il film inizia nel migliore dei modi, con una sequenza stupefacente, mozzafiato, che cattura lo spettatore, (quasi) nel vero senso della parola, e lo trascina fin dentro lo schermo. Come nel vertiginoso e liberatorio volo immaginifico che lo porterà - parlo dello spettatore identificatosi, potere del cinema! - da LEI).
Bandita ogni sorta di pietismo peloso(gli spagnoli possiedono una "crudeltà" salvifica, da grandi amici e adoratori della morte), Amenabar tesse una trama narrativa dove nessun sentimento umano viene trascurato, nonostante il tema che potrebbe sembrare limitato, limitante, oppure altamente scivoloso. I personaggi - interpretati da un cast eccezionale - sembrano scolpiti con il coltellino dell'artigiano ebanista (quello di una volta): gente che sa amare e "sentire", di poche parole, schietta , emozionante, generosa, bella e rude, a volte, come il meraviglioso paesaggio ed il mare della Galizia stupendamente fotografati. La musica composta dallo stesso regista, come sempre, è di prim'ordine e funge bene. La grande ironia, la "negra" ironia ispanica, serve a stemperare i momenti più sentimentali, inevitabilmente sentimentali ed emozionali. Javier Barden non interpreta il personaggio principale, E'il personaggio. Completamente immobile in un letto, truccatissimo, senza poter contare sulla gestualità delle mani, del corpo - che aiutano molto l'attore - riesce a trasferire sul volto tutto il suo sentimento, i suoi laceranti conflitti, la sua pena, la sua gioia, la sua ironia, le esplosioni di ira, ed i sentimenti di coloro che gli stanno intorno e che lo amano, e che cercano di aiutarlo a morire oppure a vivere. Un grande esempio di libertà, in un film anche "politico" ma che non insiste sulle valenze psico-sociali, non all'italiana, che non pone questioni etiche o morali e che, scavalcando ogni sovrastruttura ricattatoria, si dirige dritto e sicuro verso le profondità dell'animo umano.

Amenabar gira come sempre in modo "classico", facile, disinvolto, spedito e così lo spettatore non si accorge delle "tecniche". Ed è attentissimo alle luci ed alle ombre, alle tonalità dei colori, in una predominanza di verde-grigio che ben rappresenta il dramma e i luoghi dove si consuma. La bella Galizia, con le case di pietra, col mare verde, le spiagge dorate e le scogliere sferzate dal vento oceanico.

Dicono in giro che questo film faccia spuntare qualche lacrimuccia. E' vero, ma si tratta di lacrime interne, e quelle ogni tanto conviene piangerle.

Penalizzato dal doppiaggio. La vera voce di Barden è da sola un'emozione. Chi ha il DVD de I Lunedì al Sole (un buonissimo film), provi ad ascoltarlo mentre recita in castigliano. Meritatissimo il premio veneziano!


_________________
"Bisogna prendere il veleno come veleno e il cinema come cinema" L. Bunuel

[ Questo messaggio è stato modificato da: AlZayd il 12-09-2004 alle 02:06 ]

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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 12-09-2004 08:56  
Vincitore ieri del Leone d'argento, è stato tra i tre film in concorso più belli del Festival.
Un film che si potrebbe equivocare con quelli di semplice denuncia( il tema dell'eutanasia è tra i più scottanti nel cattolico mondo occidentale), ma che ha invece una tale introspezione del proprio protagonista che fa trscendere qualsiasi proposito di catalogalizzazione(sempre che ce ne sia mai il bisogno, soprattutto per i grandi film.)
Oltretutto fino alla fine non si capisce come e se morirà Ramon, coinvolgendo lo spettaore non solo nel dramma ma anche nel plot ceh quasi si potrebbe accostare ad un trhiller.
Bella la metafora del mare dentro, emozioanti certe carellate panoramiche con il Nessun dorma come colonna sonora.
Un film a cui onestamente anche sforzandomi non trovo una pecca.

_________________
Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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YamaJim


Reg.: 06 Mag 2004
Messaggi: 128
Da: RM (RM)
Inviato: 12-09-2004 10:14  
Il volo sottolineato dal "Nessun Dorma", vale da solo il prezzo del biglietto.
Quando la classe è classe!

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 12-09-2004 12:32  
Mare dentro,
in alto mare,
dentro, senza peso,
nel fondo,
dove si avvera
il sogno.

Ramon Sanpedro


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"Bisogna prendere il veleno come veleno e il cinema come cinema" - L. Buñuel

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 12-09-2004 12:35  
quote:
In data 2004-09-12 08:56, gatsby scrive:

Bella la metafora del mare dentro,




Non è una metofora, è la più pura trasfigurazione lirica.
_________________
"Bisogna prendere il veleno come veleno e il cinema come cinema" - L. Buñuel

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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 12-09-2004 13:59  
beh andremmo su un conlitto di ternìmi se volessi replicare.
Diciamo che è tutt'e due.
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Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 12-09-2004 14:05  
Diciamolo pure
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McMurphy

Reg.: 27 Dic 2002
Messaggi: 7223
Da: Verano Brianza (MI)
Inviato: 12-09-2004 16:48  
quote:
In data 2004-09-12 01:59, AlZayd scrive:
Difficile, davvero difficile trattare un tema del genere senza cadere nella trappola del sentimentalismo ricattatorio, peggio, nel vieto "emozionismo" di cui è pregno il cinema italiano. Amenabar riconferma il suo "geniaccio"; ci sa fare con la m.d.p.; ha un'idea spiccata, tutta spagnola, della visione, del visionarismo, senza rinunciare alla concretezza. Ancora una volta un film sulla veglia ed il sogno (si può dire che un uomo allettato per quasi trenta anni sia in stato di veglia?); sui morti viventi che questa volta vogliono morire perdavvero (si puo dire che un uomo allettato per quasi trenta anni sia vivo?). Il film inizia nel migliore dei modi, con una sequenza stupefacente, mozzafiato, che cattura lo spettatore, (quasi) nel vero senso della parola, e lo trascina fin dentro lo schermo. Come nel vertiginoso e liberatorio volo immaginifico che lo porterà - parlo dello spettatore identificatosi, potere del cinema! - da LEI).
Bandita ogni sorta di pietismo peloso(gli spagnoli possiedono una "crudeltà" salvifica, da grandi amici e adoratori della morte), Amenabar tesse una trama narrativa dove nessun sentimento umano viene trascurato, nonostante il tema che potrebbe sembrare limitato, limitante, oppure altamente scivoloso. I personaggi - interpretati da un cast eccezionale - sembrano scolpiti con il coltellino dell'artigiano ebanista (quello di una volta): gente che sa amare e "sentire", di poche parole, schietta , emozionante, generosa, bella e rude, a volte, come il meraviglioso paesaggio ed il mare della Galizia stupendamente fotografati. La musica composta dallo stesso regista, come sempre, è di prim'ordine e funge bene. La grande ironia, la "negra" ironia ispanica, serve a stemperare i momenti più sentimentali, inevitabilmente sentimentali ed emozionali. Javier Barden non interpreta il personaggio principale, E'il personaggio. Completamente immobile in un letto, truccatissimo, senza poter contare sulla gestualità delle mani, del corpo - che aiutano molto l'attore - riesce a trasferire sul volto tutto il suo sentimento, i suoi laceranti conflitti, la sua pena, la sua gioia, la sua ironia, le esplosioni di ira, ed i sentimenti di coloro che gli stanno intorno e che lo amano, e che cercano di aiutarlo a morire oppure a vivere. Un grande esempio di libertà, in un film anche "politico" ma che non insiste sulle valenze psico-sociali, non all'italiana, che non pone questioni etiche o morali e che, scavalcando ogni sovrastruttura ricattatoria, si dirige dritto e sicuro verso le profondità dell'animo umano.

Amenabar gira come sempre in modo "classico", facile, disinvolto, spedito e così lo spettatore non si accorge delle "tecniche". Ed è attentissimo alle luci ed alle ombre, alle tonalità dei colori, in una predominanza di verde-grigio che ben rappresenta il dramma e i luoghi dove si consuma. La bella Galizia, con le case di pietra, col mare verde, le spiagge dorate e le scogliere sferzate dal vento oceanico.

Dicono in giro che questo film faccia spuntare qualche lacrimuccia. E' vero, ma si tratta di lacrime interne, e quelle ogni tanto conviene piangerle.

Penalizzato dal doppiaggio. La vera voce di Barden è da sola un'emozione. Chi ha il DVD de I Lunedì al Sole (un buonissimo film), provi ad ascoltarlo mentre recita in castigliano. Meritatissimo il premio veneziano!


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"Bisogna prendere il veleno come veleno e il cinema come cinema" L. Bunuel

[ Questo messaggio è stato modificato da: AlZayd il 12-09-2004 alle 02:06 ]



Come si fa a non andarlo vedere dopo una recensione simile.
Bella davvero.

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Lo stupido è insidiosissimo. L'imbecille lo riconosci subito, mentre lo stupido ragiona come te, salvo uno scarto infinitesimale. Il matto lo riconosci subito. E' uno stupido che non conosce i trucchi. Lo stupido la sua tesi sbilenca cerca di dimostrarla.

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 12-09-2004 22:51  
Grazie. Spero di non deluderti quando andrai a vederlo.
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"Bisogna prendere il veleno come veleno e il cinema come cinema" - L. Buñuel

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Testata giornalistica registrata al Tribunale di Cagliari n.30 del 12/09/2001.
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