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Autore Se avesse fatto un film contro Bush?
ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 26-12-2004 12:00  
E intanto che si fa in Olanda? Un emerito niente

L’Aia. E’ tornato in Parlamento da una settimana. Era scomparso dopo l’assassinio di Theo van Gogh. Come Ayaan Hirsi Ali, la deputata d’origine somala sceneggiatrice di Submission, il film costato la vita al suo regista, aveva abbandonato la vita pubblica e accettato la protezione dei servizi di sicurezza. Il 41enne ex liberale Geert Wilders è stato sospettato di avere approfittato della situazione per rilanciare se stesso e il nuovo gruppo che intende formare: un partito popolar-conservatore, modellato su idee che hanno valso a Wilders la definizione di nuovo Pim Fortuyn. Questo nuovo gruppo oggi fa paura a molti. Soprattutto a quel partito liberale in cui Wilder ha iniziato la sua carriera, troppo moderato per questo personaggio, critico feroce dell’islam, della tolleranza multietnica. Questa ferocia polemica, dopo l’assassinio di Van Gogh, trova sempre più ascolto. Secondo i sondaggi, se si votasse oggi, Wilders si porterebbe dietro più di 20 deputati su 150.

Impossibile non chiedergli se la sua scomparsa non sia stata un’abile sceneggiata politica. Lui risponde accendendo il computer. “Guardate qua e ditemi se vi sembra uno scherzo”, dice al Foglio. L’invocazione ad Allah invade il piccolo studio all’interno del Parlamento, riecheggia nell’atrio presidiato dagli agenti dei servizi di sicurezza. Sullo schermo sale un mappamondo coperto da un Corano su cui si ergono un kalashnikov e un braccio teso. “Colpevoli perché nemici dell’islam – recita una scritta in olandese – Condannati alla decapitazione. Chi eseguirà la pena salirà in paradiso”. Poi compaiono i volti di Geert Wilders e Ayaan Hirsi Ali. “Questa l’ho ricevuta prima della morte di Theo van Gogh. Per molti fondamentalisti sono il nemico con la maiuscola. Dal ’98, quando sono entrato in Parlamento, ho ribadito il pericolo dell’islam per l’Olanda e l’Europa. Dopo l’11 settembre e dopo l’omicidio di Van Gogh i miei avvertimenti dovrebbero essere diventati chiari, ma il governo continua a non fare nulla”. In realtà ieri la corte olandese ha dato due anni di carcere a un uomo olandese per aver minacciato il ministro dell’Immigrazione, Rita Verdonk, per la sua politica sugli stranieri.

Sull’islam Wilders parla senza freni: “Islam e democrazia sono assolutamente incompatibili, ma bisogna fare una differenza tra l’islam e i suoi fedeli. I musulmani possono vivere tra noi, ma devono ricordarsi che la Costituzione olandese è preminente rispetto ai libri religiosi. Se non accettano questa regola non ci sarà posto per loro”. Wilders è anche nemico di quel modello politico-sociale che ha fatto dell’Olanda un’icona di tolleranza e convivenza multiculturale. “La tolleranza, l’idea che qui fosse possibile liberalizzare tutto e vivere felici, è un’illusione ignorante e naïf. I terroristi colpivano New York e Madrid e noi c’illudevamo che non arrivassero da noi. Sapevamo che i radicali erano legati ai terroristi e non facevamo nulla. Siamo stati tolleranti con gli intolleranti e ne paghiamo il prezzo”.

Colpire gli estremisti per aiutare i moderati
Wilders giura di sapere come rimettere a posto le cose: “I servizi segreti olandesi sorvegliano 150 fondamentalisti. Non perderei tempo, li farei arrestare o estradare e nel caso di doppia nazionalità li priverei di quella olandese. La nostra sicurezza è più importante dei diritti di chi vuole distruggere lo stato di diritto. Poi chiuderei le moschee radicali, manderei a casa gli imam e fermerei per cinque anni l’immigrazione da paesi non occidentali. E’ impossibile risolvere contemporaneamente i nostri problemi e quelli creati da 35-40 mila immigrati in arrivo ogni anno. Poi ascolterei di più studiosi come Gilles Kepel. Se, come dicono loro, un dieci per cento dei musulmani è attratto dalle tesi radicali, qui in Olanda si nascondono centomila fondamentalisti. Bene, devono sapere che se non rispetteranno la legge perderanno il diritto di stare qui”. Secondo il “nuovo” Pim Fortuyn l’eccesso di tolleranza è l’origine di tutti i mali.

“La televisione una volta riprese in segreto l’imam della moschea di al Taweed, ad Amsterdam. Lui definiva ‘figli di satana’ gli amici della democrazia, spiegava che le donne devono essere bastonate e gli omosessuali buttati giù dai tetti. In risposta il sindaco di Amsterdam è andato a prendere un thé con lui. Dopo l’assassinio di Theo van Gogh, il primo ministro ha incontrato i musulmani moderati spiegando che bisogna restare uniti. Questi atteggiamenti mi fanno vomitare. Parlare con i moderati è inutile. Bisogna essere più duri possibile con i radicali, perché loro sono il vero pericolo”. Per Wilders la linea della fermezza è il modo migliore per aiutare i musulmani moderati. “Dopo l’omicidio Van Gogh, gruppi d’idioti hanno bruciato moschee e scuole islamiche. Se non si distingue chiaramente tra moderati ed estremisti gli olandesi non percepiranno la differenza. Se agiremo con determinazione contro i radicali, i moderati ne trarranno vantaggio, perché eviteremo che qualcuno insorga anche contro di loro. Il governo non lo ha fatto ed è responsabile degli atti d’intolleranza avvenuti dopo l’omicidio di Van Gogh”.
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Spock: We must acknowledge once and for all that the purpose of diplomacy is to prolong a crisis.

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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 12-05-2005 16:23  
FONDAMENTALISMO MUSULMANO / La minaccia del torinese Bouchta Bouriki: seRai2 trasmette il film di Van Gogh aspettatevi attentati anche alle ambasciate all'estero

di Hamza Boccolini

«La trasmissione del film "Submission" potrebbe mettere in pericolo l'Italia e scatenare la vendetta di qualche fanatico». E’ questo il monito lanciato ieri dall'Imam di Torino, Bouchta Bouriki, che ha spiegato quali sono i pericoli derivanti dalla messa in onda del video costato la vita a Theo Van Gogh.

Dopo aver appreso che il programma "Punto e a capo", condotto da Giovanni Masotti su Raidue, intendeva trasmettere circa 5 minuti del documentario, l'esponente islamico torinese è intervenuto con forza nella vicenda per chiedere alle istituzioni di fermare la diffusione del film. «Io non sono contro la libertà d'opinione», precisa l'imam, «ma ritengo che la trasmissione del video "Submission" possa scatenare l'ira di qualche fanatico che, alla ricerca di una vendetta, finisca per commettere lo stesso reato che è stato commesso in Olanda dall'assassino di Van Gogh».

Secondo la guida religiosa islamica il pericolo maggiore, però, potrebbe riguardare le nostre rappresentanze all'estero. «Il fatto che a trasmetterlo sia Raidue rende la faccenda ancora più pericolosa», ha affermato, «perché si tratta di una Tv di Stato che viene vista anche all'estero. Il film verrà visto in tutto il mondo, compreso quello musulmano, attraverso una Tv italiana mettendo così in pericolo le nostre ambasciate. I fanatici troveranno la scusa per indicare l'italia come il Paese che ha offeso la religione islamica. Per questo chiedo un intervento dello Stato nella vicenda che deve assumersi le proprie responsabilità. Non vogliamo far nascere un nuovo Zarqawì e per questo ci stiamo movendo contro la proiezione del film, per il bene dell'Italia».

Quello di Bouriki è il monito di un Imam che da anni vive all'interno della comunità islamica del nostro pae se e che ne conosce perfettamente gli umori ed i pericoli. Quelli che lui chiama"fanatici" potrebbero essere sia dei cani sciolti sia persone organizzate in cellule. Non dimentichiamo che i kamicaze di terza generazione, quelli cioè che hanno colpito negli ultimi mesi a Dolia e ben tre volte al Cairo, erano proprio dei cani sciolti reclutati e addestrati tramite i siti internet di Al Qaeda.

Inoltre l’Italia ha già co nosciuto questo tipo di pericolo. Solo l'anno scorso un giovane marocchino, Mustafa Chouki, si fece saltare in aria davanti ad un McDonald's a Brescia emulando i kamikaze iracheni. Tanto che è convinto dcl pericolo che corre l'Italia, che lo stesso Imam torinese ha inviato due giorni fa al presidente della Repubblica. Carlo Azeglio Ciampi, ed alle altre alte cariche dello Stato un documento nel quale avvertiva che il contenuto della pellicola avrebbe potuto creare roblemi per la sicurezza pubblica del nostro Paese. Il documento è stato firmato anche da Fouzi Ben Salem, presidente della Consulta islamica di Torino. «Il filmato in esame offre una lettura inesatta dei principi della fede musulmana», si legge nella nota. «Codesto Consiglio Islamico, pertanto, non solo dichiara formalmente di non condividere il contenuto del film "Suhmission", ma invita le SS.LL.Ill.me a valutare seriamente la reale opportunità di proiettare il filmato, al fine di evitare l'insorgere di nuove e forti tensioni che potrebbero indurre i più fanatici a commettere gesti clamorosi e pericolosi per la pubblica sicurezza».

Leggendo le dichiarazioni dell'imam Bouriki e le frasi contenute in questo comunicato emerge certamente un quadro poco rassicurante. Se i massimi esponenti della comunità islamica torinese ravvedono nella divulgazione di un filmato la possibilità di reazioni da parte di fanatici islamici, vuol dire che il pericolo del terrorismo nel nostro Paese è ormai un fatto concreto. Nonostante ciò, sembra che il conduttore di "Punto e a capo", Masotti, abbia risolto ieri ad Amsterdam la questione dei diritti col produttore del cortometraggio Gijs van de Westelaken. Addirittura il produttore olandese si sarebbe detto soddisfatto dell'accordo perché per lui la trasmissione di "Submission” in Rai rappresenterebbe una forma di completamento del lavoro fatto da Theo Van Gogh. Eppure il giorno prima aveva definito «moltoserie» le minacce telefoniche in arabo, ricevute da Masotti la scorsa settimana. «Non conosco bene la natura di queste minacce», dice van de Westelaken, «so che è quasi impossibile riconoscere minacce vere dalle burle; in ogni modo qualsivoglia minaccia, sia pure proveniente da uno sperduto sito web, potrebbe essere molto seria, avendo noi a che fare con idioti molto pericolosi».

Van de Westelaken ha affermato di non avere minimamente immaginato in passato, nel momento in cui decise di produrre "Submission", che il film potesse provocare una reazione tanto violenta, e ha suggerito di ricordare Van Gogh, non tanto per questa sua ultima opera, quanto piuttosto per gli altri suoi film.

Infine, domani "Submission" sarà proiettato in ver sione integrale al cinema Michelangelo di Firenze e in un circolo culturale e nella segreteria provinciale della Lega Nord a Torino.

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stilgar

Reg.: 12 Nov 2001
Messaggi: 4999
Da: castelgiorgio (TR)
Inviato: 13-05-2005 00:58  
Io lo proietterei in tutte le piazze italiane su maxischermi predisposti apposta.
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Profundis - L'anima nera della rete

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Morgana74

Reg.: 05 Feb 2005
Messaggi: 1990
Da: Modena (MO)
Inviato: 13-05-2005 01:21  
quote:
In data 2004-11-04 23:48, Alessandro scrive:
al massimo di una minoranza che non è il vero Islam".


Nn ne sarei così sicura!
Gli estremisti islamici sono molti di più di quelli che credi!
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Parole crociate: "Qual'è una parola di quattro lettere per "il migliore amico di un uomo"? "Culo".
Fratelli per la pelle

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honecker

Reg.: 31 Gen 2005
Messaggi: 626
Da: Pankow (es)
Inviato: 14-05-2005 13:57  
Submission ha un taglio che ricorda un videoclip: assistiamo al monologo di una donna di religione musulmana riguardo ai maltrattamenti subiti dal marito e dai familiari. La camera scorre con una certa morbosità sul corpo tatuato con versetti tratti dal Corano.
11 minuti: niente di particolarmente pregevole, nè di originale, nè tantomeno di anticonformista o scandaloso.
Storie di violenza e sopraffazione familiare come se ne sentivano abitualmente qui da noi in Italia fino a cinquant’anni fa ( e ce ne sono ancora) senza che nessuno mettesse mai in discussione la presunta influenza della religione cattolica e della parole della Bibbia in questi fatti.

Il regista è Theo Van Gogh, una vita a presentarsi (e a essere spacciato adesso che è morto) come un personaggio anti convenzionale,martire del libero pensiero (per la destra che di morte si nutre e che usa i morti abitualmente come bandiere ideologiche), fervido oppositore di tutto ciò che di politically correct: insomma il tipico atteggiamento che serve oggi giorno spesso da rifugio per le peggiori canaglie.

Theo Van Gogh era amico personale di Pim Fortuyn, leader dell'estrema destra xenofoba olandese, anch'egli ucciso da un fanatico qualche anno fa: Van Gogh ha scritto alcuni discorsi politici per Fortuyn, che lo avrebbe voluto nel suo partito come candidato.

Riferendosi agli Ebrei nei campi di concentramento in un intervista il regista olandese li definisce come "stelle gialle fornicanti in quelle camere a gas".
Quando la storica ebrea Eveline Gans lo criticò Theo Van Gogh scrisse in risposta che la studiosa "si bagnava sognando di essere scopata dal dottor Mengele".

Rivolto a un ex portuale di Rotterdam, ora dirigente di un partito della sinistra olandese, scrisse “che si goda pure un tumore al cervello. Pisceremo sulla sua tomba.”

Senza contare ovviamente l’epiteto “Goat fuckers” con cui abitualmente si rivolge agli immigrati che provengono dai paesi islamici.

Nemmeno le donne, la cui libertà sta tanto a cuore apparentemente al regista olandese sono risparmiate. Ayaan Hirshi Ali, che con Van Gogh ha scritto Submission, è una deputata del VVD (più o meno l’equivalente del partito conservatore britannico, con una spiccata presenza di cristiani fondamentalisti al suo interno). Mrs. Ali, il suo partito e Van Gogh hanno entusiasticamente supportato le guerre di conquista intraprese da Gorge W. Bush così come il piano di espulsione dall’ Olanda per migliaia di rifugiati stranieri, comprese parecchie di donne somale (come Ayaan Hirshi Ali) già infibulate nel loro paese.

Nel migliore dei casi Van Gogh era un coglione esibizionista, nel peggiore “semplicemente” un moderno razzista e Submission in questo quadro,nei confronti dell’Islam, nel suggerire che il maltrattamento e le violenze domestiche discendano direttamente dal Corano e quindi dalla cultura islamica, ricorda molto i film che Veit Harlan girava nella Germania nazista: curati, eleganti perfino, ma vomitevolmente razzisti.


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