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Autore "CRASH" di David Cronenberg
Cronenberg

Reg.: 02 Dic 2003
Messaggi: 2781
Da: GENOVA (GE)
Inviato: 07-11-2004 12:32  
Maturato da un’esplicita perversione sessuale, dello scrittore britannico J.G. Ballard, da lui romanzata nel 1973, il “Crash” cinematografico ha trasmutato tale depravazione in una ancor più sconvolgente e metaforica, tutta alla maniera di Cronenberg. Il suo film è infatti un viaggio allucinato all’interno delle deviazioni dell’animo umano, insite agli estremi di un corpo più volte sacrificato al metro di paragone moderno, il metallo assemblato, rivestente il motore roboante, che accusa la distruttività di cui è cacciatore. È infatti il corpo umano, nella sua natura più selvaggia e distruttiva, quello che meglio rappresenta il volere dell’auto, mezzo estremo, reso conforme dalla società, da regole e valori, linguaggi convenzionali e gesti incestuosi. All’interno di questo cerchio empio ed immorale, vi si aggirano uomini e donne, ognuno con i propri scrupoli e pervertimenti psico-fisici, desiderosi di piacere estremo e malato, cicatrizzato da oli ed acidi. Sono gruppi di spericolati suicidi, che nello sferragliare, sbattere, accartocciare delle lamiere, provano l’impossibilità di una morte propria, nel piacere micidiale di una vita alla ricerca della divulgazione del decesso, una dimostrazione empia del sacro rito mortifero.
Quando la coppia incontra Vaughan è come se iniziasse a conoscesse la propria morte. La giudica, la penetra e la colpevolizza, rende sacro il rito dell’incidente stradale, come quello di James Dean, e gli conferisce significati mistici, concreti ma proiettati verso un futuro di assegnazioni di ruoli, vittorie e sconfitte, per l’uomo, che nella sua natura non cerca altro che risultati.
Il dodicesimo film di David Cronenberg, si estranea dal filone implicito di perversioni e mutazioni carnali, acquista bensì esplicitamente clinicità e intransigenza nello sguardo, turbamento e distacco dell’immagine dallo spettatore, assenza di coinvolgimento per l’analisi della nuova “nuova carne”. Suscita infinite polemiche, dai risvolti politici ed etici, vince un meritatissimo Premio Speciale della Giuria al 49° Festival di Cannes, così motivato: “Per l’audacia, la capacità di osare e l’originalità”.
Tutto scorre scandalosamente in “Crash”, non vi sono pedali sulla macchina Cronenberg, ci si limita a direzionare lo sguardo nel modo più neutro e distaccato, influenzati dalle magistrali interpretazioni di un cast esplosivo, e dalle fredde sonorità di Howard Shore, quasi si richiama la traslazione di “Scanners”, di luoghi non luoghi ove tutto si scatena.
Si rimane così attoniti, una notte, osservando tutta la verità della nuova carne martoriata.

Uno dei miglior film degli anni '90, ed uno dei migliori Cronenberg in assoluto...
Voi che ne pensate?

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Del resto, che cos’è la nostra realtà se non la percezione della realtà?

Brian O’Blivion in Videodrome

[ Questo messaggio è stato modificato da: Cronenberg il 07-11-2004 alle 12:35 ]

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 07-11-2004 21:51  
Penso che sia una figata pazzesca e uno dei miei film preferiti!

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Marxetto

Reg.: 21 Ott 2002
Messaggi: 3954
Da: Milano (MI)
Inviato: 07-11-2004 22:23  
Disturbante.Ma splendido...
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ines49

Reg.: 15 Mag 2004
Messaggi: 376
Da: PADOVA (PD)
Inviato: 07-11-2004 23:14  
All'uscita dal cinema ricordo che pensai che ormai Cronenberg (il regista) soffrisse di turbe mentali.

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fuzzi5

Reg.: 30 Set 2004
Messaggi: 314
Da: Recco (GE)
Inviato: 09-11-2004 15:18  
Grande Crone sempre perfetto nelle analisi dei film del Maestro. Quando vidi Crash la prima volta ero ancora al liceo ed ero ancora immaturo per un capolavoro del genere.
veramente una delle pu te massime dell'opera croneneberghiana, ma oltre al messaggio e all'analisi della società moderna e della macchina-uomo, una grandissima regia, gelida e asettica, grandi attori, grandi emozioni, davvero disturbante ma splendido. per il resto ha detto tutto Crone!
_________________
non accettate le provocazioni dei perbenismi

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spooky1981


Reg.: 07 Ago 2002
Messaggi: 224
Da: Casatenovo (LC)
Inviato: 26-01-2005 00:20  
Disturbante, Molesto, Pesante... Ma bellissimo!
Dove la mente umana e la sua follia può arrivare, Cronenberg l'ha superata!

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DottorDio

Reg.: 12 Lug 2004
Messaggi: 7645
Da: Abbadia S.S. (SI)
Inviato: 25-03-2005 16:51  
Veramente un bel film, molto disturbante e crudo, ma sicuramente da vedere ed apprezzare.
In questo film si vogliono esplicare al massimo certe perversioni della condizione psicofisica degli esseri umani ambientato all'interno delle gelide lamiere delle auto.
Spelndida e molto adatta la colonna sonora di Howard Shore che rende la visione ancora alienante seppur estremamente realistica e cruda.
I miei complimenti per l'utente Cronenberg per il suo solito ottimo commento
Sono smanioso di gustarmi altri film di Cronenberg
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Geppetto è stato l'unico uomo ad aver fatto un figlio con una sega

Attention: Dieu est dans cette boite comme ailleurs et partout!

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leonessa

Reg.: 09 Ago 2002
Messaggi: 5315
Da: Abbiategrasso (MI)
Inviato: 25-03-2005 23:05  
Un film estraniante, meccanicamente umano . La scena che + mi è rimasta impressa è quella dove lei è sul balcone tutta "ingessata" e lui arriva... Eroticamente macabra...

1bix8
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I'm impossible to forget but hard to remember

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Luke71

Reg.: 06 Ago 2003
Messaggi: 3997
Da: pavia (PV)
Inviato: 26-03-2005 15:59  
Concordo e sottoscrivo la tua recensione,film ingiustamente relegato ai margini anche nella distribuzione italiana e a quanto ne so difficilmente reperibile anche in vhs o dvd.
Uno dei migliori Cronenberg per me,anche se è difficile trovare un suo film per quanto disturbante e personale non riuscito.

_________________
No hay banda,non c'è una banda
è tutto..tutto registrato
No hay banda...eppure
Noi sentiamo una banda

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 21-10-2006 16:49  
Il film è una metafora sulla natura stessa del cinema.
James Ballard (Spader)altro non è che un produttore e regista inconcludente e fallito (nonché il nome dello scrittore del romanzo da cui è tratto il film) che non riesce a portare avanti il suo lavoro e con la sua donna ha un rapporto molto aperto: entrambi vanno alla ricerca di nuove emozioni ,rapporti sessuali con estranei che però non li fanno godere ("sei venuta?" "NO e tu?" -silenzio. "Povero tesoro, forse la prossima volta".)
Crash è un film che non ha una trama apparente, procede tra una scena di sesso e un'altra come un porno; l'unico sviluppo narrativo è dato dall'incontro del protagonista con il vero regista , Vaughan,che con la sua "tecnica" allargherà l' orizzonte del piacere.
James Ballard non si accontenterà più di scoparsi le sue ragazze ma rimarrà impressionato dalla capacità di Vaughan di lasciare un segno sui loro corpi; più che dall'aspetto fisico sarà attratto dalle cicatrici, dalle ecchimosi, dalle tracce che la macchina (da presa) ha lasciato in evidenza.
Vaughan incontra Ballard in un corridoio dell'ospedale e studia il suo corpo, le sue ferite come un regista alle prese con il suo soggetto.
Vaughan è il regista che mette in scena la morte di James Dean, ma il suo set sembra in realtà la fotocopia del film di Nicholas Ray, Gioventù Bruciata; la realtà viene sovrapposta alla finzione (e gli stessi spettatori si chiedono alla fine se lo spettacolo sia vero o falso).
Vaughan si ferma a fotografare gli incidenti ("Questa è un’opera d’arte"), -sotto lo sguardo attonito del protagonista-che altro non sono che set cinematografici dove lui riprende ciò che più gli interessa: i segni che le macchine lasciano sui corpi.


[ Questo messaggio è stato modificato da: Quilty il 21-10-2006 alle 16:51 ]

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 21-10-2006 16:49  
Se il corpo quindi è il soggetto sceneggiato e l'automobile il mezzo cinematografico, l'attenzione del regista è quella di scavare e incidere su tale soggetto lasciando tracce di vissuto. Ecco perché si farà tatuare un volante sul petto o perché fa dello scontro automobilistico una forma d’arte e di piacere.
James Ballard regista fallito passerà ad una visione più attraente tramite la conoscenza di un altro regista che usa il suo strumento (la macchina) per creare realmente qualcosa e non per limitarsi a riprendere: "il rimodellamento del corpo umano da parte della tecnologia". Il corpo della ragazza di Ballard sarà profondamente segnato,tumefatto, dal suo rapporto sessuale con Vaughan e Ballard non potrà fare altro che ammirare l'efficacia di quell' atto, una volta ritrovatosi a letto di nuovo con la sua compagna.
Quello che lo eccita diventa quindi lo strumento, l'automobile, la sua capacità di fargli provare una nuova emozione e i risultati che tutto questo produce. Alla scomparsa di Vaughan , Ballard continuerà ad imitarlo nelle sue folli corse sulle strade della città fino a che Catherine, la sua ragazza, si lancia volontariamente fuori strada, cercando di morire o di godere morendo: ma anche in questo caso dovrà rimandare ("povero tesoro, forse la prossima volta").
La macchina da presa effettua uno zoom all'indietro e va a scoprire lo strumento che ha lasciato sul suo corpo le ferite.
E tale movimento è la sintesi estrema di come sia costruito questo film. Cronenberg inizia sempre da un particolare della carne,o della macchina, si sofferma infinite volte su tali inquadrature di arti lacerati, per risalire poi alla visione d’insieme. Scava sul soggetto come fa Vaughan , lo seziona e parte dal dettaglio per costruire il significato della scena. E’ un primissimo piano di un tatuaggio appena inciso che diventa un rapporto omosessuale; è il particolare del livido lasciato da Vaughan sulla pelle di Catherine che diventa l’osservazione scrupolosa e affascinata di Ballard sulla nuova carne rimodellata dal guru; sono i particolari delle gambe intrappolate dai ferri e dalle protesi che danno il via alle sequenze, così come la visione della ferita ad una gamba , un vero e proprio squarcio simile a una vagina segna l’inizio dell’ennesima scopata. Ma il desiderio di Ballard si è infine spostato dal sesso fine a se stesso alla traccia che la tecnologia ha lasciato per sempre sul corpo dell’attore. Forse, la prossima volta diventerà un vero regista pure lui.

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