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Autore MANAGERS (del cazzo)
Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 10-02-2005 17:53  
Crac da oltre 100 milioni di euro: in manette sette persone
Arrestato il vertice di Conad
In carcere l'amministratore delegato Camillo De Berardinis
e il direttore amministrativo Mauro Bosio - Scheda - Arrestati


BARI - Un colpo inatteso scuote il mondo economico italiano: l'amministratore delegato e vicepresidente di Conad (Consorzio nazionale dettaglianti che ha sede a Bologna), Camillo De Berardinis, di 55 anni, il direttore amministrativo e finanziario del Consorzio, Mauro Bosio, di 50, e altre cinque persone sono state arrestate da militari della guardia di finanza del Gico di Bari nell'ambito delle indagini sul crac da oltre 100 milioni di euro della società consortile barese «Cedi Puglia», a cui aderivano varie aziende che distribuivano e vendevano beni in diversi supermercati del gruppo (Gum, Tarantini ed ex Standa commerciale) di Puglia, Calabria e Sicilia.

L'ACCUSA - Nelle ordinanze di custodia cautelare vengono contestati i reati di bancarotta fraudolenta documentale, di bancarotta per distrazione e bancarotta preferenziale in favore di altre società del gruppo Cedi Puglia ma anche in favore di Conad, che era prima creditore e poi socio di Cedi Puglia. I provvedimenti restrittivi - quattro in carcere, tre ai domiciliari - sono stati emessi dal gip del Tribunale di Bari Chiara Civitano che ha accolto le richieste dei pm inquirenti Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro. In alcuni episodi di bancarotta - secondo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari - hanno avuto ruoli di rilievo penale i due esponenti dell'area management di Conad colpiti da provvedimenti cautelari domiciliari.

1.600 DIPENDENTI - Tra dipendenti diretti, lavoratori dell'indotto e di altre cooperative, la Cedi Puglia - dichiarata fallita il 3 maggio 2004 dal Tribunale di Bari - dava lavoro a circa 1.600 persone e aveva un fatturato annuo di mille miliardi di lire. Nel giro di pochi mesi - secondo l'accusa - Cedi Puglia passò da una situazione di almeno apparente floridità patrimoniale ad un gravissimo dissesto patrimoniale che provocò anche una profonda crisi finanziaria. Il fallimento di Ce.Di. ha portato a un'esposizione debitoria del consorzio pari a 140 milioni di euro. Tutto ciò ha danneggiato in modo molto grave - sempre secondo le indagini - alcuni creditori della società e i lavoratori. Questi ultimi hanno patito le conseguenze più gravi. Alcuni altri creditori, invece, hanno ricevuto dal crac vantaggi economici e patrimoniali per svariati milioni di euro.

10 febbraio 2005


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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 27-04-2005 15:44  
Ai domiciliari Mauro Gambaro, attuale ad dell'Inter. Fossa tra gli indagati

Fallimento Volare: 6 arresti e 49 avvisi

«Continuo taroccamento di bilanci», per i pm. Distratti fondi per 500 milioni di euro. In mattinata blitz della Gdf contro gli ex vertici


MILANO - Distrazioni di fondi per almeno 500 milioni di euro. Alterazione dei bilanci. «Scelte operative errate, segno di incapacità, malafede e operazioni di potere che hanno determinato il dissesto del gruppo Volare». Con queste parole il procuratore della Repubblica Antonio Pizzi (appena passato da Busto Arsizio a Monza) e il pm Roberto Craveia hanno spiegato questa mattina nel Tribunale di Busto Arsizio gli ultimi - ma solo in ordine di tempo - sviluppi dell’inchiesta sul crack della compagnia aerea Volare Group.
In mattinata arresti, perquisizioni, notifiche di avvisi di garanzia sono stati fatti dalla Guardia di Finanza di Varese in diverse città italiane. Quasi decapitato il management della società, dalla sua fondazione in poi, con accuse che vanno dalla bancarotta fraudolenta al falso in bilancio, al riciclaggio. Attraverso un continuo taroccamento dei bilanci - ha spiegato il pm Craveia - il gruppo ha portato avanti due tipi di condotte: la distrazione di attività (fatta vendendo prodotti sottocosto) e il tentativo di vendere società del gruppo ad altre persone, vittime di quella che si può considerare una truffa.
Tra le compagnie coinvolte nella distrazione dei fondi ci sarebbero due società di volo - la sudamericana Bixesarri e la spagnola Lte - e due tour operator. I magistrati avrebbero finora accertato gravi violazioni di legge negli anni 2001-2004. Nella ricostruzione fatta dalla Procura di Busto sarebbero stati accertati: l’aggravamento del dissesto attraverso operazioni di vendita e riacquisto di materiali, fatte per creare ricavi fittizzi e occultare le perdite; il travaso finanziario ed economico tra società del gruppo fuori da ogni logica finanziaria commerciale; i tentativi di sopravvalutazione dell’attivo patrimoniale per occultare le perdite; la sottrazioni di risorse con l’acquisto di società fantomatiche per giustificare i pagamenti o l’annullamento dei crediti; il dirottamento di ingenti risorse su altre società riconducibili più o meno direttamente al management di Volare.
Attività, secondo la procura, finalizzate a creare dotazione finanziaria per la costituzione di una nuova compagnia aerea - la MyAir - che avrebbe poi utilizzato uomini, mezzi e strutture sottratti al gruppo Volare. In manette sono finiti Gino Zoccai, orafo vicentino, fondatore ed ex presidente della Volare, e Giuliano Martinelli, ex membro del consiglio di amministrazione dell’azienda e considerato amministratore di fatto di alcune società del gruppo. Arresti domiciliari per Mauro Gambaro, ultimo presidente della compagnia prima del fallimento, ex direttore generale di Interbanca e ora amministratore delegato e direttore generale dell’Inter. Tra gli indagati anche Giorgio Fossa, ex presidente Sea e Confindustria, alla guida di Volare prima del crack e alcuni ex sindaci del vecchio consiglio di amministrazione. Non ancora fornite le generalità di altre due persone per cui è stato adottato il provvedimento degli arresti domiciliari, delle sei per cui è stato firmato l’obbligo di dimora e di molti dei 49 indagati. l’operazione, infatti, sarebbe ancora in corso, e nuovi sviluppi sono attesi per le prossime ore. Tutti i provvedimenti sono stati firmati dal gip Adet Toni Novik.

27 aprile 2005

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 14-12-2005 10:02  
L'ordinanza del giudice

«Rubavano a tutti i clienti»

«Un modo per ripianare le perdite». Patrimoni personali enormi grazie alle scalate illecite


La banda Fiorani si arricchiva accumulando «patrimoni personali enormi» anche grazie alle scalate illecite. E a pagare i danni era la massa dei risparmiatori: clienti onesti della banca che subivano tanti piccoli ammanchi. «Spese» e «commissioni» inventate dai vertici della Popolare di Lodi per coprire le perdite in Borsa, ripianate in via provvisoria perfino con prelievi abusivi dal caveau. Con casi limite di furti dall’eredità dei clienti morti.

L’ordinanza di arresto del banchiere Gianpiero Fiorani, dei suoi due più stretti collaboratori e di due riciclatori italo-svizzeri racconta la storia di un’«associazione per delinquere» imputata di «innumerevoli reati» concatenati in due fasi logiche. Prima tappa, accumulare il bottino. Con manovre di aggiotaggio e insider trading. Le informazioni privilegiate sulle future acquisizioni, come la scalata tentata ad Antonveneta, garantiscono sicuri profitti a una cerchia di clienti privilegiati. Raccomandati che poi restituiscono in nero fino a due terzi del bottino a Boni e Fiorani. Quindi i soldi - a colpi di «decine di milioni di euro» - finiscono su conti esteri e società offshore, che li reinvestono in Italia, soprattutto in speculazioni immobiliari finanziate dalla stessa Lodi, moltiplicando così i patrimoni illeciti.

Quando però in Borsa va male, Boni e Fiorani ordinano ai cassieri di ripianare le perdite prelevando i soldi direttamente dal caveau. Il buco così creato viene ricoperto «spalmando», cioè dividendo il passivo sui conti di gran parte e forse di tutti i clienti onesti. Le singole ruberie sono modeste - spese bancarie per pochi euro, aumenti eccezionali delle commissioni, addebiti di bollette o pagamenti inesistenti - per cui gli ignari risparmiatori, che si fidano della banca, non se ne accorgono. A segnalare gli ammanchi nel caveau è anche l’ultima ispezione di Bankitalia, mentre le precedenti missioni degli 007 del governatore Fazio avevano ignorato questi «buchi». La «banda Fiorani» usava i depositi dei clienti onesti anche per «parcheggiare», attraverso conti di transito, i profitti illeciti delle scalate.

I risparmiatori diventavano ricchi a loro insaputa e perdevano tutto senza saperlo. Una «gola profonda» dell’inchiesta ha raccontato ai pm milanesi che c’era perfino «il sistema dei clienti morti». E ha fatto l’esempio: il conto del cliente X viene caricato di capital gains a sua insaputa; quando il depositante muore, quei soldi non finiscono agli eredi, ma vengono sottratti dalla solita «banda nella banca». Nell’ultimo interrogatorio l’ex banchiere Fiorani si è visto contestare di aver nascosto all’estero «circa 70 milioni di euro» addirittura «fino all’ottobre scorso». Soldi finiti su conti offshore di Singapore e Jersey. Di fronte all’accusa di aver occultato il bottino perfino dopo le intercettazioni e il blitz dei pm, Fiorani non ha fatto una piega: «Era per stare più tranquillo».


Nel nuovo atto d’accusa dei magistrati compare anche il reato bancario di «aver concesso finanziamenti a tassi agevolati e senza garanzie a società di cui Fiorani era socio occulto o a suoi prestanome». Di aver venduto «beni sociali a danno della banca e in conflitto d’interessi». E di aver garantito ai pochi clienti privilegiati «operazioni sui derivati con utili per il correntista e perdite per la banca». Per il primo grande testimone d’accusa dell’inchiesta Antonveneta, Egidio Menclossi, qualcuno è invece arrivato alle «minacce di morte»: lettere anonime con tanto di «teschio e ossa incrociate».


Paolo Biondani Fiorenza Sarzanini
14 dicembre 2005

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McMurphy

Reg.: 27 Dic 2002
Messaggi: 7223
Da: Verano Brianza (MI)
Inviato: 14-12-2005 10:31  
Fiorani il brav'uomo che baciava in fronte il nostro governatore.

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 27-12-2005 12:10  
La telefonata al tesoriere ds: «Tu sei l'unico a sapere tutto»


La cena-summit di mezza estate in Costa Smeralda; il finanziere bresciano Emilio Gnutti che vuol chiedere la «protezione» di Silvio Berlusconi; il numero uno di Unipol Giovanni Consorte che parla della scalata Bnl e medita su una chiamata da fare al segretario dei ds Piero Fassino ma « senza dargli dettagli »; l'ex ad della Popolare Lodi, Gianpiero Fiorani, che assume una guardia del corpo; Gnutti che vende la macchina a Fiorani e che chiede 30 milioni di euro di prestito a Mps per i suoi figli; Fiorani tempestato di chiamate di Maria Cristina Rosati, moglie di Fazio: dai telefonini intercettati (e dall'integrale ricostruzione delle telefonate, come nel caso Consorte-Sposetti, senatore ds tesoriere del partito) emergono nuovi dettagli sulle scalate a Bnl e Antonveneta, finite sotto la lente delle inchieste penali.
Consorte-Sposetti
6 luglio, Consorte: « Non sa niente nessuno, lo sai solo tu come al solito, perché sei l'unico di cui mi fido... Li ho convinti... Quindi l'operazione la farebbe Unipol, le banche, le cooperative... Se riesco a chiudere la partita finanziaria è la più bella operazione fatta in Italia negli ultimi 15 anni... Adesso poi chiamo Fassino, perché questo mi chiama, si incazza che tutte le volte, dice, che chiama lui... ». ( Consorte è titubante) «Vabbé chiamerò, però ho paura perfino a dirglielo... capito? ». Sposetti: « Tu dovresti essere... devi essere... dice, stiamo tentando. La cosa può andare bene... però... ». Consorte: « Esatto, senza dargli dettagli ». Sposetti: « Niente, niente Gianni, niente... ». Consorte: « Ormai stamattina Isvap e Banca d'Italia ci hanno dato il via libera eh... L'unica cosa col Berlusca che però sembra non ci siano problemi, perché Berlusconi è l'unico problema che uscendo l'ingegnere (Francesco Gaetano Caltagirone, ndr), capito, diventa un'occasione totalmente ed esclusivamente della sinistra, perché sono le parole, le cooperative e Unipol capito? ». Sposetti: « E vabbé». Consorte: « Però sembra... fai una verifica... ti dico una cosa molto riservata però non parlarne con nessuno... sembra stanno facendo un'opa sulla Fiat ». 8 luglio, 21.30. Stefano Ricucci chiama Giovanni Consorte. « Giovanni stai preparando i circolari? ». Consorte: « Sono qui come una bestia che firmo, firmo e firmo... ». Ricucci rilancia: « Ti abbiamo servito la banca su un piatto d'argento... ». Consorte: « Non ti allargare, ché pure Fassino mi ha detto che voi Ricucci siete troppo esosi... ». Un breve silenzio, poi l'immobiliarista domanda: « Con l'Isvap sei a posto? ». Consorte: « Sì, stiamo andando a Roma... È tutto a posto, tutto a posto ». E chiude la conversazione. Il contenuto di questa telefonata, come si evince dalla relazione sulle intercettazioni confezionata dalle Fiamme gialle di Milano e consegnato alla Procura alla fine del luglio scorso, « è ulteriormente confermato da un'altra telefonata con la quale è verosimile ritenere che già dall'11 luglio Giovanni Consorte aveva raggiunto gli accordi che gli consentiranno di controllare indirettamente circa il 23%, oltre la quota già detenuta da Unipol ».
Il bodyguard e Fiorani
1 luglio ore 8.13 dal telefonino di Fiorani. « Lo chiama la moglie — è scritto nei brogliacci riassuntivi della Gdf — e gli dice di un'Audi bianca sempre lì che sembra controllarli. Fiorani le dice che si è dimenticato di dirglielo che è la guardia del corpo ».
Con Ricucci allo Yachting
2 luglio. In Sardegna si sta organizzando una cena in cui si riuniscono, in un momento determinante, alcuni dei protagonisti delle scalate bancarie: con Fiorani, Ricucci e altri, c'è anche un banchiere della Deutsche Bank, Michele Faissola. E poi c'è « Francesco »che èun Caltagirone, non si sa se Bellavista o Gaetano. Dal brogliaccio delle Fiamme gialle: « Francesco chiama Fiorani, che era a fare la spesa, e lo invita da lui a Marinella-Cala di Volpe. Fiorani, che sta aspettando Sinigaglia (imprenditore veneto amico di Fiorani nonché socio e debitore importante della Popolare Lodi, ndr), dice di aver visto Stefano Ricucci che gli ha fatto conoscere un banchiere della Deutsche Bank. Francesco dice che quando si vedranno vuole evitare fotografie. Fiorani lo tranquillizza: noi siamo qui in incognito ». Alle 11.21 telefona il senatore Luigi Grillo (nessuna trascrizione). Alle 12.15 ancora Grillo. Ore 14.17: « Fiorani chiama Ricucci che è a Cala di Volpe: lo invita a passare la serata insieme allo Yachting Club e Ricucci accetta. Fiorani gli chiede poi di invitare per la serata anche Michele "Felizzola" (Faissola della Deutsche Bank, ndr)». 17.01: il senatore Grillo chiama Fiorani. 17.26: Fiorani chiama Giovanni Consorte, parlano (14 minuti) delle trattative di Unipol per rilevare le quote Bnl in mano agli immobiliaristi: «Stefano (Ricucci, ndr) ormai si sente della partita... — dice Fiorani —. Gli ho detto che in una squadra ognuno ha il suo ruolo e in questa squadra Gianni (Consorte, ndr) è l'allenatore». Dal brogliaccio si legge anche: «Gianni dice a Fiorani che il messaggio è: "Noi compriamo da tutti tre" e che così facendo lui arriva al 29,78% e a quel punto … se gli "cacano il c….", supera il 30% e gli fa il culo per i prossimi 20 anni. Gianni aggiunge poi: "Se sta ascoltando il maresciallo è bene che ascolti" … e dice che loro stanno lavorando con onestà e correttezza… ». Ore 20.36, il telefonino di Fiorani squilla a vuoto per 11 secondi : è la moglie di Fazio. Un minuto dopo stessa scena, un classico ormai. Comincia la cena e il telefono tace, tranne che per un telegrafico sms in arrivo: « Da Roma notizie non tranquillizzanti (su ok Bankitalia, ndr). Risulta anche a te? ». Ore 10.35 e due secondi, chiama, a vuoto, la moglie di Fazio e poi richiama ancora dopo trenta secondi. Forse è un segnale.
Gnutti e l'auto
6 luglio, ore 11.09 dal telefonino di Gnutti. « Figlio per Gnutti... Gnutti dice che è con Fiorani e gli chiede della sua macchina. Il figlio gli dice che arriverà oggi e bisogna pagarla ». «Sentiamo Berlusconi» 18 luglio, ore 20.39, Fiorani chiama Gnutti. « Fiorani è scandalizzato dal comportamento della Consob che ancora non ha autorizzato. Oggi la Borsa Italiana aveva fissato il calendario dell'Opa, mentre la Consob ha rimandato a domani … I due dicono di richiedere i danni alla Consob … Gnutti pensa che sia necessario chiamare Berlusconi. Gnutti dice che per un giorno stanno rischiando grosso. Gnutti suggerisce di chiamare Cardia, ma Fiorani non vorrebbe ottenere l'effetto contrario… ».
Arriva la Gdf
25 luglio, ore 19.20, dal telefonino di Gnutti. « La segretaria avvisa che c'è una pattuglia della Finanza da loro, hanno un decreto da notificare al legale rappresentante ». 19.24 « Gnutti per Zulli (commercialista di fiducia, ndr) il quale dice che sta arrivando, ma Gnutti dice che deve andare in ufficio dalla Gdf, si vedranno lì ». 19.25 « Ettore (probabilmente Lonati, ndr) per Gnutti, commentano il sequestro delle azioni. Gnutti dice che sta andando a Milano dagli avvocati ... che comunque stanno ascoltando tutto e stasera butterà via tutto ».
Paolo Biondani, Mario Gerevini, Biagio Marsiglia

27 dicembre 2005


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Futurist

Reg.: 30 Giu 2005
Messaggi: 1290
Da: firenze (FI)
Inviato: 27-12-2005 13:25  
Queste cose fanno male, molto male a tutti noi.

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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 27-12-2005 16:08  
decisamente la lettura più difficoltosa che abbia affrontato.
Ma non esisteva il cosiddetto segreto istruttorio?
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Spock: We must acknowledge once and for all that the purpose of diplomacy is to prolong a crisis.

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 11-01-2006 14:35  
Francesco Casillo guida un'azienda pugliesa leader in Italia

Grano contaminato, arrestato imprenditore


In settembre sequestrata una partita con ocratossina, sostanza nociva e cancerogena. Accuse di avvelenamento e adulterazione



BARI - Per i reati di avvelenamento di acque o sostanze alimentari e di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari la guardia di finanza ha arrestato Francesco Casillo, amministratore - e, secondo gli investigatori, gestore di fatto - del Molino Casillo di Corato (Bari), azienda leader in Italia nella produzione di semola di grano duro e tra i maggiori importatori mondiali di grano.
IL SEQUESTRO - L'arresto di Casillo, 39 anni, di Corato (Bari) è legato al sequestro effettuato in settembre nel porto di Bari di una partita di grano duro proveniente dal Canada. Partita di ben 58 mila tonnellate, risultata contaminata da ocratossina, una sostanza fortemente nociva e cancerogena. L'arresto è avvenuto sulla base di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere fatta dal gip del tribunale di Trani Michele Nardi su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Antonio Savasta.
LE MOTIVAZIONI - Secondo le Fiamme Gialle, l'imprenditore «che vanta una posizione di monopolio di fatto nel settore della commercializzazione dei cereali e dei suoi derivati», nonostante «fosse in possesso sin dal momento dell'acquisto concluso in Canada, di una certificazione della competente Autoritá di controllo canadese attestante la presenza, seppur nei limiti previsti dalla normativa comunitaria, di una contaminazione da Ocratossina del prodotto da importare». «In tal modo - spiegano ancora gli investigatori -, producendo analisi di laboratorio da cui emergeva falsamente l'assenza di agenti patogeni o contaminanti pregiudizievoli alla salute pubblica, Casillo, inducendo in errore l'Autoritá Giudiziaria inquirente, riusciva nei primi giorni del mese di ottobre dello scorso anno ad ottenere il dissequestro dell'intero carico contaminato, così da poter introdurre nel commercio un prodotto acquistato a prezzi sensibilmente inferiori ai mercuriali dell'epoca, realizzando dolosamente spregiudicati margini di guadagno e destabilizzando l'equilibrio dell'intero settore».
11 gennaio 2006

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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 14-11-2006 14:19  
Poltrona Frau arriva in Borsa seguita dal ciglio umido di una stampa commossa da questo nuovo successo del made in Italy. Tanto s'è battuto sul tasto di questa bella storia italiana, tanto s'è sperticata la stampa che della poltrona è parente stretta, da far sorgere il sospetto che si tratti davvero di una faccenda esemplare. Prima questione: chi è che vende? Poltrona Frau è controllata da Charme Investment, società in accomandita lussemburghese, a sua volta controllata dalla Charme Management Lux, il cui capitale è posseduto per metà, indirettamente, da Luca Cordero di Montezemolo e per la restante metà da tre imprenditori internazionali. Visto che si sollecitano gli italiani a metterci i propri soldi, non sarebbe male sapere chi sono, quei tre signori. Alla Consob dovrebbero essere più curiosi.

Quando una società arriva in Borsa deve presentare un prospetto informativo, solitamente lungo e complicato. I risparmiatori pensano che quella sia letteratura per addetti ai lavori, in realtà anche questi la leggono poco. Nel tomo c'è scritto che vendendo sedili alla Fiat (dove il proprietario è presidente) Frau ha generato ricavi per 20,7 milioni, ma con costi pari a 1,4, il che significa con un margine del 93%. Favoloso. Con quell'operazione si è generato un margine operativo lordo (EBITDA) di 19,4 milioni, superiore a quello complessivo, fermo a 14,3. Si sta quotando la poltrona Frau o il contratto dei sedili Fiat?

Tralasciamo il fatto che il consulente della società quotata è la Consulgroup srl, nella cui proprietà ed alla cui guida si trova l'amministratore delegato di Frau, che quindi paga ed incassa. Ma nel 2003 Frau vende delle partecipazioni nel gruppo Thonet, e le acquista chi era azionista e presidente della stessa Frau. Nel 2006 Frau ricompera tutto, ma solo per una svista, nel prospetto informativo, manca il quantum. Chi ha fatto l'affare? E capita anche che Frau venda l'immobile dove ha sede, e lo acquistino il presidente e l'amministratore delegato di Frau, che così ne divengono i padroni di casa e riscuotono l'affitto per un valore annuo pari al 7.5% del valore. Infine la chicca: lo sponsor della quotazione è Unicredito, che è anche principale creditrice ed indiretta azionista di Frau, quindi in conflitto d'interessi. Esemplare è esemplare.

Davide Giacalone
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Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 14-11-2006 18:09  
ho chiesto notizie al volo

in effetti è una società messa male per i debiti
rating brutto

non le acquisterei manco morto
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Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 07-06-2007 10:26  
Nel 2004 la società presieduta dal fratello di Tronchetti Provera era fallita

Crac Finmek, in cella ex consigliere Bersani

Otto arrestati per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e aggiotaggio nell'ambito l'inchiesta della magistratura di Padova

PADOVA - Il Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia sta eseguendo dalle prime ore di oggi 8 ordinanze di custodia cautelare e 15 perquisizioni nell'ambito dell'inchiesta della magistratura di Padova sul crac Finmek da un miliardo di euro. Tra gli indagati figura Carlo Fulchir, 45 anni, di Buja (Udine), ex consigliere economico di Pierluigi Bersani nel primo governo D'Alema.
I militari delle fiamme gialle stanno operando tra le province di Padova, Venezia, Milano, Udine e Roma. I provvedimenti sono stati emessi dal gip Cristina Cavaggion su richiesta del pm Paola De Franceschi. Le accuse sono, a vario titolo, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, aggiotaggio, e malversazione ai danni dello Stato.

INDAGINI - L'operazione di oggi è la conclusione di due anni di indagini svolte tra 8 stati esteri, che hanno coinvolto 100 società, vagliato 11 mila istanze di creditori, controllato 700 conti correnti bancari e attraverso anche 18 mila ore di intercettazioni telefoniche. Lo scorso aprile i finanzieri avevano sequestrato beni per 15 milioni di euro. Il crac mise sulla strada quasi 6 mila dipendenti. Le società coinvolte nel fallimento, e tutte parti del gruppo, sono dislocate tra Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Abruzzo, Lombardia, Sardegna e Campania. Tra le più note Telit, ex Olivetti, Italtel, Magneti Marelli, Ixtant e Ixfin.
La Finmek, azienda di ingegneria elettronica delle telecomunicazioni con sede a Padova, era stata dichiarata insolvente il 12 maggio 2004 e ha potuto beneficiare del decreto del ministro Antonio Marzano. Il gruppo, presieduto all'epoca da Roberto Tronchetti Provera (e per questo indagato nell'inchiesta), fratello del presidente della Pirelli, avrebbe acquistato e ceduto aziende, disperdendo capitali che hanno portato la società al fallimento. Manovre societarie che, nell'ipotesi dell'accusa, avrebbero fatto diventare carta straccia i bond emessi dalla Finmek nel 2001 per un valore di quasi 150 milioni di euro. Nell'inchiesta furono indagate 14 persone, e tra queste appunto Fulchir. I finanzieri hanno potuto accertare che il Gruppo Finmek aveva nel tempo fatto una serie di acquisizioni societarie, finalizzate allo sviluppo di grossi progetti imprenditoriali, usufruendo anche di consistenti contributi pubblici, senza provvedere al ripianamento delle situazioni di crisi esistenti. Inoltre sarebbe stata creata una ragnatela di società, tra l'Italia e l'estero, con l'obiettivo di svuotare le risorse, e quindi portando di fatto all'inevitabile fallimento del gruppo. La Finmek aveva usufruito, e usufruisce tuttora, dei benefici finalizzati al salvataggio delle grandi aziende in crisi, già applicati alla Parmalat.
07 giugno 2007

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Da: cagliari (CA)
Inviato: 16-07-2008 15:08  
il patron del marchio con la margherita È rinchiuso nel carcere di parma

Guru, le folli spese di Matteo Cambi & Co


Il «buco» nelle casse ammonterebbe a 54 milioni: soldi spesi in feste, auto e orologi di lusso, elicotteri e barche


MILANO - Dal jet set al carcere. Molto in sintesi, questo è successo a Matteo Cambi, il 31enne che ha ideato 'Guru', un marchio di moda da esportazione che ha per simbolo la famosa margherita stilizzata. Un marchio che adesso rischia di sparire, dopo la dichiarazione di fallimento della società da parte della procura di Parma e l'arresto, venerdì, del patron. Cambi, noto anche per le sue frequentazioni mondane e i numerosi flirt con starlette (dalla Gregoraci a Mascia Ferri), ora è chiuso in carcere a Parma. E con lui, la madre Simona Vecchi e il suo compagno Gianluca Maruccio De Marco, amministratori e proprietari del 60% della Jam Session srl (società proprietaria del marchio 'Guru', il restante 40% è di Cambi).

IL «BUCO» - Una custodia cautelare non giustificata, secondo i difensori dei tre. Ma De Marco, hanno spiegato gli inquirenti, «aveva ritirato giovedì 500mila euro in assegni circolari da 9mila euro e stava probabilmente programmando la fuga». Secondo una prima valutazione, dalle casse della Jam Session mancherebbero 54 milioni. Denaro che i tre avrebbero sottratto attraverso fatturazioni false e utilizzato, secondo gli inquirenti, solo per motivi personali: dall'organizzazione di feste in discoteca all'acquisto di arredi per la casa, e poi aerei, elicotteri, barche, auto di lusso e viaggi in luoghi esotici.

FATTURE FALSE - Le accuse sono di bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali, illecite ripartizioni degli utili e riserve sociali, indebita restituzione dei conferimenti, infedeltà patrimoniale, dichiarazione fraudolenta e infedele. I tre emettevano e utilizzavano fatture per operazioni inesistenti per diversi milioni di euro; inventavano costi per far pareggiare il bilancio dell’azienda. Il Tribunale della città emiliana, nei giorni scorsi, ha giudicato insanabili le insolvenze e non sostenibile il concordato chiesto dai legali. Attualmente il marchio 'Guru' è stato preso in affitto da un gruppo indiano che sembrava essere interessato ad acquistarlo.

SPESE FOLLI - Cambi e famiglia, secondo la Guardia di finanza di Bologna, erano arrivati a spendere due milioni per orologi di marca, 15 per serate di gala in discoteca o in locali alla moda, altri due per noleggiare Ferrari, Bentley o Porsche. In tutto 32 milioni, a cui ne vanno aggiunti altri 22 come compensi per consulenze che Cambi si faceva pagare dalla sua stessa azienda. Una voragine finanziaria che ha contribuito pesantemente al tracollo del gruppo. Le indagini erano cominciate a dicembre 2006, dopo una verifica fiscale che aveva evidenziato fatturazioni per operazioni inesistenti. Inoltre, secondo fonti vicine alla Procura, gli indagati sarebbero in tutto dieci e il buco complessivo dell'azienda potrebbe allargarsi. «Ci possiamo attendere ulteriori sviluppi - ha spiegato il colonnello Ivano Maccani del nucleo polizia tributaria della Guardia di inanza di Bologna -. Una possibilità che stiamo valutando attentamente è se il denaro sottratto sia superiore alla cifra sino ad oggi individuata. Cercheremo ora di recuperare le somme presenti sui conti correnti, ma anche di acquisire quei beni che sono stati acquistati tramite fatture false per uso personale».

RISCHIO FUGA - Da qui l'ordinanza di custodia cautelare «che abbiamo ritenuto necessaria - ha chiarito il procuratore capo di Parma, Gerardo Laguardia, che coordina le indagini con il pm Lucia Russo -. C'è infatti la concreta possibilità di un inquinamento delle prove, della reiterazione del reato e della fuga». Accusa respinta al mittente dai legali degli arrestati, che hanno fatto visita ai loro assistiti. «Non riteniamo in alcun modo che sussistano le esigenze della custodia cautelare - ha spiegato Stefano Putinati, difensore di Matteo Cambi -. Con calma riusciremo a spiegare tutte le accuse, anche perché il fascicolo è particolarmente voluminoso e quindi da valutare nel dettaglio». «Non ci aspettavamo questa decisione che era già stata predisposta prima del provvedimento di fallimento - ha aggiunto Mario Bonati, legale di Simona Vecchi e De Marco -. Non c'è ancora quella conoscenza delle carte che ci permette di fare delle analisi ma ovviamente punteremo prima di tutto sulla revoca dell'ordinanza di custodia cautelare».

I BILANCI - La storia del marchio 'Guru' e della Jam Session è tutta nei numeri: 35 milioni nel 2003, 70 nel 2004, 90 nel 2005, che dovevano diventare oltre 100 nel 2006. Matteo Cambi - che ha fondato il gruppo nel '99 ad appena 23 anni, diventando subito un fenomeno (le 200mila t-shirt vendute la prima estate diventarono oltre tre milioni nel 2003) - ha continuato a mostrare ottimismo fino all'ultimo, annunciando 120 milioni di fatturato 2007. Sui reali dati finanziari di bilancio c'è sempre stata approssimazione, ma un dato ufficiale dovrebbe essere quello dell'esercizio chiuso il 30 ottobre 2007 con un fatturato di 83 milioni e un margine operativo lordo di 11,3. Una crescita esponenziale, con distribuzione in 17 Paesi, che ha portato Cambi a ricevere il premio 'Giovane imprenditore della moda' nel 2005, «per essere riuscito ad affermare in breve tempo un marchio, uno stile, un'idea», grazie anche agli investimenti messi a punto nelle ultime stagioni, con l'internazionalizzazione e l'espansione in Estremo Oriente. Dal 2006 è iniziata la fase più complessa della Jam Session, conclusa con il fallimento dichiarato dal Tribunale di Parma.

PASSATO E FUTURO - Cambi aveva puntato tutto sul marchio (la margherita di Guru), sui testimoni eccellenti che indossavano le magliette, sulle discoteche vip, sulla Formula 1 (con la Renault di Alonso e Flavio Briatore). Poi qualcosa si è inceppato e ci sono stati problemi con il management di Jam Session; il direttore generale Patrik Nebiolo fu allontanato bruscamente dal quartier generale di Parma. Cambi, carpigiano di origine, puntava sulla rete di negozi monomarca e un anno fa aveva annunciato: «Entro fine 2007 saranno venti i punti vendita monomarca, oltre a 40 corner e tre outlet». Puntava anche sull'export: l'incidenza dei mercati esteri per 'Guri' era arrivata al 50%. Poi c'è stata 'Vallettopoli', che ha toccato anche l'imprenditore come persona informata sui fatti. Il 26 aprile Cambi ha venduto per 33 milioni il marchio all'indiana Bombay Rayon Fashions attraverso una sussidiaria olandese, la Brfl Europe Bv Netherlands. Quindi la richesta di concordato presentata da Jam Session, il fallimento e l'arresto. Negli ultimi tempi Jam Session ha portato a termine due aumenti di capitale, l'ultimo a ottobre 2007, che hanno consentito di raggiungere un patrimonio netto di 64 milioni. Nel contratto di vendita sarebbe stata inserita una clausola che impegna i manager indiani all'acquisto anche in caso di concordato o fallimento, il che lascerebbe aperto uno spiraglio sul futuro produttivo dell'azienda.


11 luglio 2008(ultima modifica: 12 luglio 2008)

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Dalla Guardia di finanza dopo la denuncia della trasmissione Report

Scoperto il tesoro di Tanzi: quadri di Van Gogh e Picasso per 100 milioni di euro

Nelle soffitte e nelle cantine di amici. L'ex patron della Parmalat aveva assicurato di non averli


PARMA - «In casa mia non ci sono caveau con quadri preziosi». Lo aveva assicurato Callisto Tanzi non più tardi di lunedì 30 novembre dopo che la sera prima la puntata di Report aveva detto che l'ex patron della Parmalat aveva trafugato in Svizzera un patrimionio d'arte. Tanzi aveva ragione: il tesoro si trovava nelle soffitte e nelle cantine di tre case di amici ignari, due a Parma e una a Pontetaro. Pare sia stato il cognato Stefano Strini, marito di Laura Tanzi, una delle figlie, a piazzarle. Strini è indagato per ricettazione e favoreggiamento assieme a un mercante d'arte, sul nome del quale vige il segreto istruttorio.

GIÀ SUL MERCATO - La Guardia di finanza ha sequestrato sabato mattina 19 quadri e disegni definiti di grandissimo valore artistico, stimati della Fiamme Gialle in un valore superiore ai 100 milioni di euro. Sono gli stessi quadri che lunedì, durante un lungo interrogatorio in tribunale, Tanzi aveva negato di possedere. Secondo quanto spiegato dal procuratore capo di Parma, Gerardo Laguardia, i dipinti erano già sul «mercato»: l'intervento della procura ha impedito che fossero venduti. Per un dipinto di Monet c'era già un'offerta di 10 milioni di euro di un miliardario russo. Quattro giorni di intercettazioni telefoniche continuate (alcune durate trenta ore di seguito) hanno consentito di individuare i terminali di una trattativa che a breve avrebbe portato alla vendita in blocco di tutta la pinacoteca di Tanzi, probabilmente a Forte dei Marmi.

OPERE - Tra le opere sequestrate spiccano Il ritratto di ballerina, matita su carta Degas, un autoritratto di Ligabue, La scogliera di Pourville di Monet, una natura morta di Gauguin, un tronco d'albero di Van Gogh, una natura morta di Picasso datata 1944, un ritratto di signora di De Nittis, un olio di Manet raffigurante alberi, una natura morta di Van Gogh, un acquerello su carta di Cezanne, un pastello di Pizarro, un paesaggio di Severini, un'illustrazione di Grosz e una matita di Bergerie di Modigliani.

05 dicembre 2009
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Tenenbaum

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Da: cagliari (CA)
Inviato: 05-12-2009 14:54  
vorrei capire come sia possibile che questo ladro viva in una villa con parco

e che certe scoperte arrivino successivamente ad un'indagine di giornalisti indipendenti
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dan880

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Inviato: 05-12-2009 15:30  
semplice: perchè siamo in Italia. un Paese che prospera in molti ambiti su mafia, clientelismo e corruzione.

io aggiungerei: come è possibile avere per la terza volta al governo una classe politica che ha consegnato lo Stato al crimine organizzato?

come è possibile aver scoperto solo pochi anni fa un fenomeno che si chiama evasione fiscale?

come è possibile avere come ministro dell'istruzione una che sbandiera la meritocrazia ovunque e poi si è andata a prendere il titolo di avvocato in calabria?

come è possibile avere boss criminali che trasformano i quartieri in fortini inaccessibili alle forze dell'ordine (quelle fatte di agenti onesti) e dotare le loro ville di sistemi di videosorveglianza?

come è possibile avere come ministro della Repubblica un sovversivo dell'Unità d'Italia e un calunniatore di personaggi eroici come Garibaldi? e che parla di Roma ladrona quando si fa mantenere dai soldi di tutti gli italiani per starsene seduto in Parlamento e mantenersi stretto il suo potere?

e potrei continuare ancora a lungo. molto a lungo.

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