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Autore Soldati, poliziotti e i delitti di Verona: uno sguardo aldilà...
honecker

Reg.: 31 Gen 2005
Messaggi: 626
Da: Pankow (es)
Inviato: 24-02-2005 13:55  
Qualche giorno fa, raccontando delle gesta della Folgore e dei nostri militari in Somalia, a proposito dei reduci che avevano dato tali e tanti segni di inadeguatezza ed impreparazione psicologica, scrivevo:” …nessuno pensò ad alcun sostegno psicologico o terapia per menti tanto sconvolte; una procedura comune nei paesi civili, da noi non ci ha pensato nessuno.”

Lamentavo che alcuni di questi fossero poi stati protagonisti di alcune pagine nere della nostra storia recente, quali ad esempio quelle scritte durante il massacro di pacifici manifestanti a Genova in occasione del G8 più “cileno” della storia.

Una constatazione forse banale, tanto che ha trovato urgente conferma dalla strage combinata da un altro reduce della Somalia, quell’Arrigoni che ha da poco trascinato alla morte con sé, una prostituta e due poliziotti sul bordo di una buia strada del Veneto, in una sparatoria assurda che ha assunto la dimensione della strage.

Adolescenti nei fantastici anni ’80, militi onnipotenti abbandonati senza controllo e senza guida tra i neri inferociti negli anni ’90; parecchi di loro hanno tratto dall’addestramento nella Folgore conoscenze e motivazioni che li hanno spinti inevitabilmente verso il disastro.
Come fu rilevato dallo studio che condusse allo scioglimento dei paracaduti canadesi, macchiatisi di delitti simili a quelli compiuti laggiù dai nostri, l’addestramento delle unità aerotrasportate è fonte di gravi squilibri psicologici. La costante esaltazione del gruppo e delle sue peculiarità belliche e bellicose, non viene bilanciata da una corretta educazione civica, un atteggiamento incompatibile con la creazione delle “spietate macchine da guerra” che devono diventare i parà professionisti, o in generale i militari dei corpi speciali. La banalizzazione del valore della vita dell’altro, del nemico, viene instillata negli addestrati; nessuno si preoccupa di rimuoverla a lavoro terminato.

“Gli danno le ali, gli insegnano a saltare da un aereo e a ritenersi i migliori”, questa la descrizione dell’addestramento nelle parole di un deputato canadese; una realtà che ci viene riproposta in decine di film guerreschi, che combinata al forte spirito identitario, sollecitato perché funzionale alla resa dell’unità di combattimento, crea spesso personalità disadattate alla vita civile.

Per questo il Canada sciolse la sua Airborne, per questo gli Stati Uniti prevedono un programma obbligatorio di osservazione per i reduci.

Con la fine dell’esercito di leva il problema ha assunto ancora maggiore rilevanza. Se prima infatti la selezione avveniva tra una massa di volontari indistinta ed in qualche maniera bilanciata, ora avviene tendenzialmente tra persone originarie di piccole realtà, non in grado di fornire valide alternative occupazionali al servizio militare. Zone povere dalle quali provengono persone che hanno avuto scarse opportunità formative sul territorio di origine, e che assumono gran parte della loro conoscenza del mondo e dei valori in questo contesto molto particolare. Se l’esercito trae ormai linfa principalmente dalla Sardegna, non è certo perché i sardi nascano sognando la divisa.

L’influenza dell’addestramento e dell’esperienza nella Folgore su Arrigoni è evidenziata dalla cronaca della strage, che riporta come egli abbia agito senza esitazioni, svuotando il caricatore della sua Glock sui poliziotti intervenuti dopo che aveva ucciso una prostituta. Un tipo di pistola che rappresenta essa stessa un oggetto di feticismo tra gli appassionati, unita ad una reazione scevra di emotività, come dimostrano i centri sugli sfortunati poliziotti.

Non è solo colpa dello sdoganamento di tanti comportamenti al di là della decenza e del contegno democratico, avvenuto grazie al martellamento mediatico delle destre e dei loro camerieri, non è solo colpa dell’avanzamento della vuota cultura della destra italiana, che si risolve nell’esaltazione dell’incultura.

Non è solo colpa dei film hollywoodiani, una conclusione che potrebbe essere buttata lì per non indagare oltre. Non è colpa della generica cultura da caserma che porta i miles gloriosus a picchiare o stuprare le donne e la figura mistica dell’ufficiale gentiluomo; quello succede anche tra i non militari piagati dalla proposta pressante di modelli maschili caricaturali e fascisteggianti.

Altri campioni ed interpreti della new wave militar-patriottica con spruzzi di impotenza machista di ritorno, delirano quotidianamente senza sparare a nessuno.

Uno dei mercenari italiani presi in ostaggio in Iraq, per esempio, ci mostra come non necessariamente la confusione mentale tipica dei figli della TV e della falsa retorica destrorsa, porti alla generazione di mostri violenti.
Stefio ci mostra sul sito internet che ha aperto, come i prodotti di quella cultura possano essere pittoreschi, ma inoffensivi. I deliri del blog di Stefio sono simili a quelli rinvenibili nel sito di Arrigoni, o in quelli di tanti ex appartenenti alla Folgore, ma la sua impreparazione militare lo confina allo sproloquio inoffensivo.

Vedere la sua foto all’investitura da templare, leggerlo strologare di patria acclamato come un eroe da altri prodotti della stessa sottocultura, rende immediatamente la dimensione di quanto possa essere inoffensivo, e buffo, uno che oggi si firma “Comandante di Delta 15”.
Dio, Papi, Vescovi, Patrie ed Onori, Nobiltà e Fede e Anticomunismo, tutto maiuscolo; tanto la fatica è la stessa ed il ridicolo uno sconosciuto.

La differenza tra Stefio ed Arrigoni la fa l’addestramento; da semplice piantone di aeroporti quello di Stefio, da assassino quello di Arrigoni. Entrambi hanno vissuto esperienze traumatiche: Arrigoni ha vissuto l’incubo somalo; Stefio ha subito la prigionia nelle mani di quegli islamici che ora mostra di disprezzare e temere.

Se nel caso di Stefio, libero di perdere la faccia e non far male a nessuno, si può provare commiserazione, gli Arrigoni mettono invece preoccupazione e rappresentano un pericolo reale.
La circostanza che migliaia di reduci della Somalia, e non solo, ed ex appartenenti alla Folgore (della quale fu chiesto più volte lo scioglimento anche in sede parlamentare), si aggirino armati ed ignorati tra i cittadini comuni, e spesso ricoprano ruoli di responsabilità, dovrebbe essere fonte di preoccupazione per tutti.

L’esercito professionale non deve significare lo sfruttamento dei nostri giovani più deboli. L’esercito non può comportarsi come un’azienda, prelevando i più ingenui rodomonti per abbandonarli al loro destino dopo averli addestrati ad uccidere; macellarli con l'imposizione di un'enfasi efficientista e suprematista nell'esercizio della violenza, senza prevedere per loro alcuna assistenza o percorso terapeutico che li ancori alla realtà.
I nostri reduci di guerra meritano un trattamento degno di una paese civile, ma in Italia questa assistenza viene negata e considerata una vergogna, mentre negli altri paesi è parte integrante del programma. Essi sono al tempo stesso strumenti e vittime dei disegni dei soliti noti.

La deriva di quelli che ogni giorno ci cantano la paura del terrorismo, che battono la grancassa della sicurezza, ha creato un esercito di precari improvvisati, spesso armati. La pessima situazione economica nel nostro paese spinge questo esercito verso situazioni di stress facilmente pronosticabili. C’è chi accetta, sprovveduto, di andare in Irak, e chi accetta lavori per i quali non è minimamente qualificato, chi si limita a fare il body guard e chi il guardiano. Per ironia della sorte Arrigoni, che nell’ambiente veniva scambiato per uno colto, chiedeva a gran voce una regolarizzazione del suo settore, quello delle investigazioni, divenuto nel nostro paese il paradiso degli improvvisati.
La grande maggioranza di questa gente cerca semplicemente di mettere insieme pranzo e cena, altri si aggirano come bombe innescate tra di noi; a queste persone va data assistenza ed attenzione.

Qualcuno abbia pietà dei ragazzi della Folgore, è una questione di giustizia nei loro confronti e una sana tutela nei confronti della collettività. Se non si vuole sciogliere il corpo, almeno si prevedano controlli ed assistenza specialistica per i congedati, uniti ad una severa disciplina per il porto e la detenzione delle armi una volta congedati.

da: http://italy.indymedia.org/news/2005/02/736233.php

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