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Autore ELEZIONI IN GRAN BRETAGNA
londoner

Reg.: 22 Gen 2005
Messaggi: 690
Da: london (es)
Inviato: 09-05-2005 20:05  
quote:
In data 2005-05-09 00:30, sloberi scrive:
quote:
In data 2005-05-08 21:03, londoner scrive:

Fini e Berlusconi (che continuano a perdere in queste ore).



Ma tu convivi con Mannhaimer?
A parte gli scherzi, scusa la mia ignoranza ma questi sondaggi giornalieri (anzi orari) sui consensi politici dove li trovi?




Statistiche economiche (disoccupazione, rapporto debito/pil ecc. ) sono reperibili sull`economist ogni settimana per tutti i paesi europei. L`Italia e` quello che negli ultimi 4 anni e` peggiorato in maniera piu` drammatica, chi parla della Germania e` un ignorante patentato perche` assimilare nel lungo termine la Germania Est sarebbe come per l`Italia assimilare l`Albania, la Lettonia l `Estonia e la Lituania.
Inoltre in Germania l`immigrazione e` un fenomeno rilevante (turchi, polacchi, curdi soprattutto continuano ad affluire) a differenza dell`Italia dove l`emigrazione e` ancora un fenomeno fortissimo, non solo al sud. L`Italia e` il paese europeo con meno immigrati in assoluto (paragonabile solo a Spagna e Grecia), ma a differenza di questi ultimi due paesi ha un`emigrazione fortissima e continua. Per quanto riguarda i sondaggi elettorali ci sono varie fonti on-line, fatti un giro sui siti di abacus, politica on-line, cirm, anche l`ansa spesso ha il trend del paese.
Inoltre ti invito alla riflessione. Berlusconi ha fatto una figuraccia con il rimpasto pasticciato, Fini e Follini hanno fatto una figura, se possibile, ancora peggiore, dimostrando non solo di non avere un progetto, ma addirittura di non avere carattere, ammettendo prima la crisi, e poi spaventati dal potere televisivo berlusconiano, facendo salti di gioia per il ripescaggio di Tremonti (che lo stesso Fini aveva chiesto piu` volte lontano da ogni posizione governativa).
In 4 anni non hanno fatto niente, l`economia e` peggiorata drammaticamente, le promesse fatte si sono rivelate un boomerang per Berlusconi, gli italiani ricordano l`autostrada per l`Ucraina, il milione di posti di lavoro ecc. Tutte balle.
La ciliegina sulla torta e` stata la sparata della vendita delle spiagge.




[ Questo messaggio è stato modificato da: londoner il 09-05-2005 alle 20:07 ]

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londoner

Reg.: 22 Gen 2005
Messaggi: 690
Da: london (es)
Inviato: 09-05-2005 20:27  
Bello questo articolo apparso sul corriere on line di oggi.

E sulle politiche economiche: uscire dalla logica degli incentivi a pioggia Amato: «La sinistra italiana segua Blair» L'ex premier: «Rischiamo di tornare agli anni 30, banche azioniste di tutto. Bankitalia rifletta sull'isolamento internazionale»

Giuliano Amato
(La Presse)
ROMA - «Certo, se penso alle politiche che ci servono, dai governi Blair abbiamo da imparare. Hanno saputo rilanciare Liverpool e Manchester, le capitali della deindustrializzazione, realtà che un gran numero di italiani ha conosciuto attraverso i film di Ken Loach. Blair ha saputo trasformare le aspettative negative degli abitanti di quelle città, non ha giocato solo sulla valorizzazione della City. Sono esempi che servono, lo dico all’Unione, ma non solo a essa». Giuliano Amato applaude al terzo successo laburista e lo lega ai temi della politica economica, agli indirizzi che il centro-sinistra deve formulare perché, come ha saputo fare l’inquilino di Downing Street, sia capace di mutare «le aspettative negative degli italiani». Con un avvertimento: «Non ci sono politiche economiche centralizzate che ci possano salvare, né quelle di destra alla Laffer a colpi di tagli delle tasse, né quelle di sinistra alla Keynes fatte di incentivi automatici e di grandi programmi di opere pubbliche».
Il suo «no» al taglio delle tasse non è, quindi, pregiudiziale?
«Vorrei evitare che discutessimo per un anno se ci conviene o no presentarci alle elezioni come tagliatori delle imposte. Dico più semplicemente che per le condizioni del nostro deficit non ci possiamo permettere un vero shock fiscale, quindi è inutile discuterne. Soltanto Washington se lo può consentire grazie al trasferimento sui consumatori americani dei vantaggi dovuti al signoraggio del dollaro. Il taglio che si potrebbe fare a Roma sarebbe tutt’al più nell’ordine delle gocce. Loro lo fanno a galloni».
Anche le ricette tradizionali della sinistra fanno acqua?
«Non si devono dilapidare risorse incentivando questo o quello, senza sapere chi e come potrà avvalersene. Né serve solo spendere di più per fini buoni. Alcuni congegni di incentivo per le università sono imperniati solo su parametri quantitativi, più sforni laureati più incassi, più l’esamificio funziona più soldi ti dà lo Stato. Risultato: si promuovono tutti per recuperare soldi. Insomma, non basta più recitare i comandamenti di Lisbona, ripeterci la parola innovazione un centinaio di volte a riunione. Ci vogliono politiche che gli economisti chiamano microeconomiche, molto puntuali e capaci di cambiare concretamente il clima e le condizioni in cui lavora l’impresa».
Sta rilanciando il localismo nell’epoca della globalizzazione?
«Un po’ di De Rita ci vuole, una ricognizione delle condizioni specifiche è necessaria. Non credo a nuovi Alessandro Magno che dal loro trono politico tagliano i nodi gordiani. Vanno meglio dieci Pistorio che fanno come Blair, creano un polo tecnologico avanzato in Sicilia anche avvalendosi di soldi pubblici, ma raccordandosi con l’università e scegliendo le infrastrutture che veramente servono. Così si evita la delocalizzazione cha angustia noi e anche quei nostri amici francesi che finiranno per votare "no" al referendum sulla Costituzione europea per paura del mondo globale».
Ma come fa un esponente della sinistra a dialogare con un piccolo imprenditore alle prese con la concorrenza cinese senza, parole sue, «fargli venire l’orticaria»?
«Deve cambiare le sue aspettative negative. Non siamo un Paese indigente dove mancano imprese e ricchezza finanziaria. E se le aspettative cambiano, lo si rimette in moto. Senza piani astratti, ma partendo dalle cose che sappiamo fare: abbigliamento, meccanica di precisione, ma anche impiantistica e telecomunicazioni. Ma poi applichiamo il modello Pistorio e puntiamo sulle reti locali».
Ammesso che la nostra piccola impresa ritrovi fiducia e si doti di visione, nel frattempo la grande sopravvive grazie alle banche.
«Rischiamo di tornare agli anni ’30, con le banche azioniste di tutto. E’ accaduto in Fiat, speriamo che non si propaghi. Ma il rilancio della grande impresa italiana può avvenire solo in chiave europea. Non credo ai campioni nazionali, spero in grandi imprese di livello europeo che abbiano forte attenzione all’Italia e al suo mercato interno. Lo scongelamento di Edf ed Enel di questi giorni è una novità interessante. Se ci fosse un accordo europeo per le due nostre compagnie di bandiera, la Fiat e l’Alitalia, lo troverei utilissimo. Detto questo, e fermo restando che non c’è sistema industriale senza grandi imprese, il destino di quelle che avevamo è diventato, per nostra fortuna, meno decisivo di una volta».
Ne è proprio sicuro?
«Lo dimostra proprio l’indotto della Fiat, che, dovendo reagire agli alti e bassi dell’azienda madre, è riuscito a diventare un ex indotto, ha saputo trovare nuovi clienti e uscire così dalla condizione di fornitore monomarca. Per Torino è stata una reazione importante».
Ma anche sullo scongelamento di Edf ed Enel c’è chi avanza dubbi.
«Guardo a quell’accordo con fiducia mista a sospetto. Si può rivelare propedeutico alla nascita di un vero mercato elettrico, ma può anche concretizzarsi in un’intesa collusiva tra Enel ed Edf per scambiarsi quote di mercato. Per capirlo vedremo se i nostri imprenditori continueranno o meno a pagare l’energia il 30% in più dei loro concorrenti europei. Qualcosa del genere, comunque, interesserà anche il mercato della telefonia, perché, se a distanza di anni dall’inizio del processo di liberalizzazione la quota di mercato degli ex monopolisti è rimasta alta, per merito delle tecnologie miste le Telecom dovranno diventare per forza europee, dovranno servire una clientela soprannazionale».
Per tornare a Blair, lei crede al modello Wimbledon (l’importante è che il più grande torneo di tennis si svolga in Inghilterra, non che in finale ci siano giocatori locali)?
«Per la crescita di una società l’essenziale è che la ricchezza finanziaria si muova verso gli investimenti produttivi, meglio quindi che si giochi da noi con protagonisti anche stranieri, invece che gli investimenti se ne vadano da un’altra parte».
Che ne pensa del protagonismo dei nuovi immobiliaristi? La sinistra appare incerta: una parte li blandisce, l’altra li guarda con sospetto.
«Non li conosco abbastanza, di sicuro sarebbe utile se adottassero la massima trasparenza, se ci facessero capire come hanno potuto accumulare le loro fortune. Sono i nostri piccoli Abramovich. Molto è dipeso dalla crisi della Borsa e dalla capacità di drenaggio del risparmio che il mattone ha ripreso ad avere, ma lo scudo fiscale di Tremonti non è estraneo al rafforzamento di questi patrimoni finanziari interni».
In queste settimane è parso però che gli immobiliaristi fossero i paladini dell’italianità, la risposta alla colonizzazione a colpi di Opa.
«Nelle banche si è lavorato bene negli ultimi anni, ci sono istituti più robusti ed efficienti, ma i costi per la clientela minuta sono rimasti molto alti e c’è insoddisfazione. A paragone di questi costi la "rapina" che un presidente del Consiglio (lo stesso intervistato, ndr ) fece nel ’92 tassando il 6 per mille sui conti correnti degli italiani appare un colpo da boy scout . Per questo motivo è bene che le nostre banche si contaminino, che mutuino dagli stranieri culture, regole e servizi. E’ questo il modo giusto per affrontare le Opa su Bnl e Antonveneta. Per carità, due banche importanti, ma non sono certo l’emblema del Paese, mi pare più choccante la cinesizzazione della Ibm che l’olandesizzazione dell’Antonveneta».
Ma per noi italiani l’unica chance è un’europeizzazione a senso unico, sempre nella veste di prede?
«Il Bilbao dà in cambio proprie azioni e quindi incrocia le nazionalità. La reciprocità è dentro l’offerta stessa. Quindi la discussione sull’italianità è fuorviante, sono operazioni ad alta europeità. E’ stato un bene che la Banca d’Italia abbia autorizzato l’Opa dell’Abn Amro perché è evidente che nelle settimane precedenti era maturato nell’opinione pubblica un certo disagio per i contatti personali, diretti e unilaterali che palazzo Koch ha tenuto con alcuni protagonisti della vicenda. Il tutto è sembrato poco coerente con i principi di imparzialità».
Ha sostenuto D’Alema che non bisogna essere troppo schizzinosi verso gli immobiliaristi, visto che nel capitale delle banche le Fondazioni devono uscire, i fondi pensione non ci sono…
«L’azionariato delle banche è solo lo specchio leggermente deformato del capitalismo italiano. Dai salotti buoni siamo passati a un mondo variopinto ed è curioso che un capitalismo maturo come il nostro presenti alcune caratteristiche dei sistemi post-comunisti compresi i piccoli Abramovich. E se volessimo fare un paragone occidentale, mi viene in mente più papà Kennedy che non John Fitzgerald. A maggior ragione bisogna rafforzare il tessuto produttivo, perché lì c’è tradizione industriale vera, valori, continuità, attenzione al futuro».
E’ preoccupato dell’immagine internazionale del nostro Paese? Il «Financial Times» e il «Wall Street Journal» sono feroci contro Bankitalia.
«Si registra un certo isolamento internazionale della Banca d’Italia, spero che ciò sia oggetto di riflessione dentro l’istituzione e i comportamenti futuri siano emendativi. Può darsi, invece, che si insista e a quel punto saranno il ministro dell’Economia e il Consiglio superiore della Banca d’Italia a valutare la situazione creatasi».
Dario Di Vico
09 maggio 2005

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 12-02-2006 21:04  
NUOVO TOPIC


LA GRAN BRETAGNA


ringraziamo londoner di averci regalato questa chicca dalla quale si ricava il livello di ignoranza nella quale si trova il popolo inglese (e non hanno neanche Mediaset )


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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 12-02-2006 21:06  
leggete e traducete



A Berlusconi victory would be as damaging as was Bush's

The Italian leader is not fit to hold high office, and activists worldwide should join to ensure his election defeat


Tristram Hunt
Monday February 6, 2006
The Guardian


In typically vulgar style, Silvio Berlusconi committed himself last week to sexual abstinence until the Italian general election on April 9. Unfortunately, Mrs Berlusconi's well-earned break promises to come at the expense of European politics. For a determined Berlusconi could well win himself another term in office.
Some 15 months ago the global progressive community headed to America in a forlorn attempt to unseat President Bush. From Europe, Canada and Asia thousands of angry activists joined the Democrat campaign. Even the Guardian got in on the act by targeting the voters of Clark County, Ohio. Now, with greater effort, the same campaigning enthusiasm needs to be directed towards Italy - as with the US elections, as much for our sakes as for theirs.


Comment

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A Berlusconi victory would be as damaging as was Bush's

The Italian leader is not fit to hold high office, and activists worldwide should join to ensure his election defeat

Tristram Hunt
Monday February 6, 2006
The Guardian


In typically vulgar style, Silvio Berlusconi committed himself last week to sexual abstinence until the Italian general election on April 9. Unfortunately, Mrs Berlusconi's well-earned break promises to come at the expense of European politics. For a determined Berlusconi could well win himself another term in office.
Some 15 months ago the global progressive community headed to America in a forlorn attempt to unseat President Bush. From Europe, Canada and Asia thousands of angry activists joined the Democrat campaign. Even the Guardian got in on the act by targeting the voters of Clark County, Ohio. Now, with greater effort, the same campaigning enthusiasm needs to be directed towards Italy - as with the US elections, as much for our sakes as for theirs.


Article continues

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In the run-up to the 2001 Italian poll, the Economist listed a litany of charges Berlusconi was under investigation for. Famously, the normally reserved magazine concluded he was "not fit to lead the government of any country, least of all one of the world's richest democracies". Although Berlusconi responded with a libel claim, which is so far unresolved, his record in office has only served to confirm their verdict.
Above all there has been the systematic abuse of the legislature for his own ends. Deploying his substantial majority in parliament, in 2003 he altered the law to give high-ranking state officials (such as the prime minister) legal exemptions. More recently, he has further attempted to cow prosecuting authorities with an attack on judicial independence. The usually pliant President Ciampi called the legislation "blatantly unconstitutional".

Berlusconi's serial misuse of the political system ranges from the parochial to the constitutional. He overhauled the planning system to cover up the environmental damage his gargantuan villa had inflicted on the Sardinian coastline. And six months before the April poll he introduced a wide-ranging series of electoral reforms. These would have the effect of denying the opposition an outright victory as well as returning Italy to the worst years of PR instability.

Yet he has always been more than just prime minister. In addition to holding executive power, he is a publisher, newspaper proprietor, football magnate, property developer, advertiser and, above all, television mogul.

Despite all the sweet talk before 2001 of divesting himself of conflicting interests, Berlusconi has tightened his control over the Italian media. Satirists have been driven off the airwaves, while his 90% control of television channels eliminates any pretence of political balance. In one 15-day period last month, Berlusconi enjoyed three hours and 16 minutes of airtime compared with his rival Romano Prodi's eight minutes.

Yet by far the most distasteful element of Berlusconi's governance is his sotto voce sympathy for neo-fascism. Among numerous gaffes during the EU presidency, perhaps the most startling was his comparison of a critical German MEP to a Nazi guard. It was all the stranger since, back in Italy, Berlusconi enthusiastically embraces the far right.

The neo-fascist National Alliance is a core component of his electoral coalition with its distasteful leader, Gianfranco Fini, serving as foreign minister. As a result, the government has recently announced plans to accord some of Italy's worst wartime fascist combatants the same honour as resistance fighters. Then there are the knowing political utterances that give a nod to the neo-fascist constituency - such as Berlusconi's description of footballer Paolo di Canio as "un bravo ragazzo" following his fascist salute to Lazio fans.

Should any of this concern us? Berlusconi's government might be unattractive, yet it is hardly likely to dictate our own politics in the same way as the American presidency. True. But this would be to ignore the growing geo-political influence of Italy, which, with Berlusconi at its helm, has rarely been deployed for the good. Leaving aside his ardour for neoconservative military adventurism and belief that western civilisation is "superior to Islam", Berlusconi's administration has serially hampered the EU's diplomatic agenda - not least in regard to human rights abuses in Chechnya and illegal Israeli actions in East Jerusalem.

So the left should be bold about intervening in this election: stretching back to the 19th century, liberal internationalism has long been the purview of European progressives. Presidents and prime ministers should not be surprised that with quickening economic and cultural globalisation there follows a desire for global political activism. More advantageously, in terms of British politics, unseating Berlusconi would also mean removing from temptation one of the more troubling characteristics of our own prime minister - his personal predilection for rightwing plutocrats.

However, April 2006 is already looking like November 2004. While Berlusconi might remain marginally behind in the polls, Prodi is starting to resemble John Kerry. His electoral coalition is mired in a banking fraud, and his capacity for indecision is assuming damaging proportions. When this is combined with Berlusconi's media manipulations and electoral gerrymandering, the results could be fatal.

British activists have a habit of obsessing over the minutiae of American politics. But the prospect of another Berlusconi government must focus attention on the vital importance of European politics. Committed progressives need to get involved now, and allow Mr and Mrs Berlusconi a return to full married life.

· Email: tristramhunt@btopenworld.com



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londoner

Reg.: 22 Gen 2005
Messaggi: 690
Da: london (es)
Inviato: 12-02-2006 21:09  
quote:
In data 2006-02-12 21:06, Tenenbaum scrive:
leggete e traducete



A Berlusconi victory would be as damaging as was Bush's

The Italian leader is not fit to hold high office, and activists worldwide should join to ensure his election defeat


Tristram Hunt
Monday February 6, 2006
The Guardian


In typically vulgar style, Silvio Berlusconi committed himself last week to sexual abstinence until the Italian general election on April 9. Unfortunately, Mrs Berlusconi's well-earned break promises to come at the expense of European politics. For a determined Berlusconi could well win himself another term in office.
Some 15 months ago the global progressive community headed to America in a forlorn attempt to unseat President Bush. From Europe, Canada and Asia thousands of angry activists joined the Democrat campaign. Even the Guardian got in on the act by targeting the voters of Clark County, Ohio. Now, with greater effort, the same campaigning enthusiasm needs to be directed towards Italy - as with the US elections, as much for our sakes as for theirs.


Comment

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A Berlusconi victory would be as damaging as was Bush's

The Italian leader is not fit to hold high office, and activists worldwide should join to ensure his election defeat

Tristram Hunt
Monday February 6, 2006
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In typically vulgar style, Silvio Berlusconi committed himself last week to sexual abstinence until the Italian general election on April 9. Unfortunately, Mrs Berlusconi's well-earned break promises to come at the expense of European politics. For a determined Berlusconi could well win himself another term in office.
Some 15 months ago the global progressive community headed to America in a forlorn attempt to unseat President Bush. From Europe, Canada and Asia thousands of angry activists joined the Democrat campaign. Even the Guardian got in on the act by targeting the voters of Clark County, Ohio. Now, with greater effort, the same campaigning enthusiasm needs to be directed towards Italy - as with the US elections, as much for our sakes as for theirs.


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In the run-up to the 2001 Italian poll, the Economist listed a litany of charges Berlusconi was under investigation for. Famously, the normally reserved magazine concluded he was "not fit to lead the government of any country, least of all one of the world's richest democracies". Although Berlusconi responded with a libel claim, which is so far unresolved, his record in office has only served to confirm their verdict.
Above all there has been the systematic abuse of the legislature for his own ends. Deploying his substantial majority in parliament, in 2003 he altered the law to give high-ranking state officials (such as the prime minister) legal exemptions. More recently, he has further attempted to cow prosecuting authorities with an attack on judicial independence. The usually pliant President Ciampi called the legislation "blatantly unconstitutional".

Berlusconi's serial misuse of the political system ranges from the parochial to the constitutional. He overhauled the planning system to cover up the environmental damage his gargantuan villa had inflicted on the Sardinian coastline. And six months before the April poll he introduced a wide-ranging series of electoral reforms. These would have the effect of denying the opposition an outright victory as well as returning Italy to the worst years of PR instability.

Yet he has always been more than just prime minister. In addition to holding executive power, he is a publisher, newspaper proprietor, football magnate, property developer, advertiser and, above all, television mogul.

Despite all the sweet talk before 2001 of divesting himself of conflicting interests, Berlusconi has tightened his control over the Italian media. Satirists have been driven off the airwaves, while his 90% control of television channels eliminates any pretence of political balance. In one 15-day period last month, Berlusconi enjoyed three hours and 16 minutes of airtime compared with his rival Romano Prodi's eight minutes.

Yet by far the most distasteful element of Berlusconi's governance is his sotto voce sympathy for neo-fascism. Among numerous gaffes during the EU presidency, perhaps the most startling was his comparison of a critical German MEP to a Nazi guard. It was all the stranger since, back in Italy, Berlusconi enthusiastically embraces the far right.

The neo-fascist National Alliance is a core component of his electoral coalition with its distasteful leader, Gianfranco Fini, serving as foreign minister. As a result, the government has recently announced plans to accord some of Italy's worst wartime fascist combatants the same honour as resistance fighters. Then there are the knowing political utterances that give a nod to the neo-fascist constituency - such as Berlusconi's description of footballer Paolo di Canio as "un bravo ragazzo" following his fascist salute to Lazio fans.

Should any of this concern us? Berlusconi's government might be unattractive, yet it is hardly likely to dictate our own politics in the same way as the American presidency. True. But this would be to ignore the growing geo-political influence of Italy, which, with Berlusconi at its helm, has rarely been deployed for the good. Leaving aside his ardour for neoconservative military adventurism and belief that western civilisation is "superior to Islam", Berlusconi's administration has serially hampered the EU's diplomatic agenda - not least in regard to human rights abuses in Chechnya and illegal Israeli actions in East Jerusalem.

So the left should be bold about intervening in this election: stretching back to the 19th century, liberal internationalism has long been the purview of European progressives. Presidents and prime ministers should not be surprised that with quickening economic and cultural globalisation there follows a desire for global political activism. More advantageously, in terms of British politics, unseating Berlusconi would also mean removing from temptation one of the more troubling characteristics of our own prime minister - his personal predilection for rightwing plutocrats.

However, April 2006 is already looking like November 2004. While Berlusconi might remain marginally behind in the polls, Prodi is starting to resemble John Kerry. His electoral coalition is mired in a banking fraud, and his capacity for indecision is assuming damaging proportions. When this is combined with Berlusconi's media manipulations and electoral gerrymandering, the results could be fatal.

British activists have a habit of obsessing over the minutiae of American politics. But the prospect of another Berlusconi government must focus attention on the vital importance of European politics. Committed progressives need to get involved now, and allow Mr and Mrs Berlusconi a return to full married life.

· Email: tristramhunt@btopenworld.com








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Ecco l'immagine dell'Italia all'estero:
parte prima
parte seconda

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 12-02-2006 21:11  
per chi ha problemi di traduzione




Il leader italiano non è adatto all'alto incarico, e gli attivisti nel mondo dovrebbero unire i loro sforzi per assicurare la sua sconfitta alle elezioni Nel suo tipico stile volgare, Silvio Berlusconi si è impegnato la settimana scorsa a non fare più sesso fino alle elezioni politiche del 9 aprile. Sfortunatamente, questa pausa rischia di costare molto all'Europa, permettendo a Berlusconi di vincere di nuovo le elezioni.

Quindici mesi fa la comunità progressista internazionale aveva vanamente tentato di far perdere il presidente Bush. Dall'Europa al Canada e all'Asia, migliaia di attivisti si erano impegnati in questa campagna.

Ora, con maggiore sforzo, lo stesso impegno va diretto verso l'Italia - come nel caso delle elezioni statunitensi, tanto per il suo che per il nostro bene. Durante il rush finale delle elezioni del 2001, l'Economist elencò le imputazioni per le quali Berlusconi era sotto processo.

E' noto che la rivista, normalmente riservata, concluse che egli non era "adatto a guidare il governo di alcun Paese, tanto meno quello di una delle più ricche democrazie del mondo" ("not fit to lead the government of any country, least of all one of the world's richest democracies"). Sebbene Berlusconi abbia risposto con una querela -ancora in corso- il consuntivo del suo operato è servito solo a confermare questo verdetto. Prima di tutto, c'è da registrare il sistematico abuso della legislatura ai suoi fini privati.

Dispiegando la sua sostanziale maggioranza in Parlamento, nel 2003 egli ha alterato la legge per dare a funzionari dello Stato di alto livello (quale è il Primo ministro) esenzioni legali. Più recentemente, egli ha ulteriormente cercato di intimidire le autorità inquirenti con un attacco all'indipendenza della magistratura. Il Presidente Ciampi, normalmente flessibile, ha definito le nuove norme "vistosamente incostituzionali". L'abuso seriale del sistema politico da parte di Berlusconi ha toccato tutti i livelli, dal più basso al più alto.

Egli ha rivisto il piano regolatore per coprire il danno ambientale inflitto alla costa sarda dalla sua villa faraonica; sei mesi prima delle elezioni di aprile ha introdotto un'ampia serie di riforme elettorali, che potrebbero avere l'effetto di negare all'opposizione una chiara vittoria, oltre a far tornare l'Italia all'instabilità dei peggiori anni della Prima Repubblica. Ma Berlusconi è sempre stato qualcosa di più di un semplice Primo ministro. In aggiunta alla detenzione del potere esecutivo, egli è editore, proprietario di giornali, magnate del calcio, pubblicitario e, soprattutto, mogul del sistema televisivo. Malgrado tutti i discorsi zuccherosi prima del 2001 circa il suo liberarsi del conflitto di interesse, Berlusconi ha stretto il suo controllo sui media italiani. Alcuni comici sono stati banditi dall'etere, mentre il suo controllo dei canali televisivi nella misura del 90% elimina qualsiasi pretesa di equilibrio politico.

In un periodo di 15 giorni il mese scorso, Berlusconi ha goduto di una presenza televisiva di 3 ore e 16 minuti rispetto agli 8 minuti del suo rivale, Romano Prodi. Ma, finora, l'elemento più spiacevole del governo Berlusconi è stata la sua simpatia sotto voce per il neo-fascismo. Tra le numerose gaffes durante la presidenza dell'Unione Europea, forse quella più allarmante è stata la comparazione di un membro tedesco del Parlamento europeo, critico nei suoi confronti, a un kapo nazista. Strano, se si considera che, in Italia, Berlusconi abbraccia entusiasticamente l'estrema destra.

La neo-fascista Alleanza Nazionale è un elemento centrale della sua coalizione, che vede il suo spiacevole leader, Gianfranco Fini, nel ruolo di ministro degli Esteri. Di conseguenza, il governo ha recentemente annunciato piani per accordare ad alcuni dei peggiori combattenti fascisti del tempo di guerra gli stessi onori riservati alla Resistenza. Ci sono, poi, le abili espressioni politiche che strizzano l'occhio agli elettori neo-fascisti - quale la descrizione da parte di Berlusconi del calciatore Paolo Di Canio come "un bravo ragazzo", in seguito al suo saluto fascista ai tifosi della Lazio. Questo dovrebbe preoccuparci?

Il governo Berlusconi può essere repellente, ma difficilmente può condizionare la nostra politica nello stesso modo della presidenza statunitense. Vero. Ma questo significherebbe ignorare la crescente influenza geopolitica dell'Italia, che, con Berlusconi alla sua guida, è stata raramente dispiegata per il bene. Lasciando da parte il suo ardore per l'avventurismo militare neoconservatore e la sua credenza che la civilizzazione occidentale è "superiore all'Islam", l'amministrazione di Berlusconi ha seriamente danneggiato l'agenda diplomatica della UE - non per ultimo al riguardo degli abusi dei diritti umani in Cecenia e delle azioni illegali israeliane a Gerusalemme Est. Pertanto, la sinistra dovrebbe intervenire audacemente in questa elezione: guardando indietro al 19esimo secolo, l'internazionalismo liberale è stato a lungo il campo d'azione dei progressisti europei. Presidenti e primi ministri non dovrebbero esser sorpresi che ad una globalizzazione economica e culturale in accelerazione segua un desiderio di attivismo politico globale.

In termini di politica inglese, poi, la non-rielezione di Berlusconi avrebbe il vantaggio di allontanare dalla tentazione una delle più preoccupanti caratteristiche del nostro Primo ministro - la sua personale predilezione per i plutocrati di destra. Tuttavia, l'aprile 2006 sta già sembrando il novembre 2004. Mentre Berlusconi rimane indietro marginalmente nei sondaggi, Prodi sta cominciando a somigliare a John Kerry. La sua coalizione è infangata da uno scandalo bancario, e la sua indecisione sta assumendo proporzioni tali da danneggiarlo.

Quando questo si combina con le manipolazioni dei media e il gerrymandering (tecnicamente è la modifica scientificamente calcolata dei limiti territoriali di una circoscrizione elettorale al fine di garantire più voti a un determinato candidato, ndt) elettorale di Berlusconi, il risultato può esser fatale. Gli attivisti britannici hanno l'abitudine di ossessionarsi circa le minuzie della politica americana.

Ma la prospettiva di un altro governo Berlusconi deve focalizzare l'attenzione sull'importanza vitale della politica europea. I progressisti impegnati devono entrare in gioco adesso e consentire al signor e alla signora Berlusconi di tornare alla loro piena vita coniugale.

Tristram Hunt (tristramhunt@btopenworld.com)
Monday, February 6, 2006
Fonte: The Guardian
Articolo originale: http://www.guardian.co.uk/comment/story/0,,1702938,00.html


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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
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Da: cagliari (CA)
Inviato: 12-02-2006 21:11  
commento:



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londoner

Reg.: 22 Gen 2005
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Da: london (es)
Inviato: 12-02-2006 21:18  
E' quello che pensa tutto il mondo di voi. Voi ridete perchè credete a Emilio Fede. Ma il mondo ride perchè avete Emilio Fede.

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 12-02-2006 21:24  
quote:
In data 2006-02-12 21:18, londoner scrive:
E' quello che pensa tutto il mondo di voi. Voi ridete perchè credete a Emilio Fede. Ma il mondo ride perchè avete Emilio Fede.





adesso siamo sicuri che anche Hunt guarda le veline



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londoner

Reg.: 22 Gen 2005
Messaggi: 690
Da: london (es)
Inviato: 12-02-2006 21:29  
E' bello vedervi ancora di buon umore. Nonostante la disoccupazione, la crisi economica senza precedenti, la paralisi burocratica. Evidentemente le risate registrate fanno ancora effetto. Eccome. Mai avrei pensato di fare il tifo con te. Però sono a questo punto. In fondo io sono fuori (grazie Ryanair! ). Un po' mi dispiace per i miei parenti e per i miei amici rimasti nel delirio. Ma che dire ? E' la punizione che vi meritate.
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Ecco l'immagine dell'Italia all'estero:
parte prima
parte seconda

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 12-02-2006 21:42  
ma infatti Berlusconi perderà le elezioni

non capisco dove sia il problema
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londoner

Reg.: 22 Gen 2005
Messaggi: 690
Da: london (es)
Inviato: 12-02-2006 21:43  
quote:
In data 2006-02-12 21:42, Tenenbaum scrive:
ma infatti Berlusconi perderà le elezioni

non capisco dove sia il problema




questo per esempio :

http://myhome.iolfree.ie/~alexandros/articles/severgnini/severgnini36.htm

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marcomond

Reg.: 25 Nov 2001
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Da: varese (VA)
Inviato: 12-02-2006 21:48  
quote:
In data 2005-05-08 21:03, londoner scrive:

l`Italia e` il paese europeo con meno immigrazione in assoluto. Non scherziamo.



Vorrei scrivere molto, ma purtroppo non posso.
Sono costretto solo a poche righe, fonti pubblicate anche sul web, non ricordo dove, comunque:

- Gli stranieri residenti nella penisola sono 2milioni e 800mila

- Fondamentalmente come in Spagna e Gran Bretagna

- Tuttavia meno che in Germania (7,3 milioni) e Francia (3,5 milioni).

- Su 23 milioni d'immigrati presenti nell'Ue, più di un decimo si trova da noi.

- Rappresentano ormai il 5% della popolazione. In grandi città, come Roma e Milano, sfiorano il 10%.

- Per lo più albanesi (316mila), marocchini (294mila), rumeni (248mila), cinesi (111mila) e ucraini (93mila). Il 20,7% in più di un anno fa. Il record della crescita spetta agli ucraini, passati in 3 anni da 9mila a 93mila residenti

- Non sono da meno i rumeni (da 75mila a 248mila presenze). Impressionante anche il boom cinese: dai 47mila del 2001 agli 111mila del 2005.

- La popolazione migrante ha raggiunto l'equilibrio demografico: uomini e donne si equivalgono. La provincia più "femminilizzata" è Napoli (con il 62,3% di immigrati donne).

- Il 63,5% degli immigrati nel Nord, il 24% al Centro e solo il 12,5% nel Mezzogiorno. Tra le province, prima Roma (340mila presenze), poi Milano (con 300mila), Torino e Brescia (100mila), Padova, Treviso, Verona, Bergamo, Modena, Firenze e Napoli (con 50-70mila stranieri residenti).

- I diversi gruppi etnici si distribuiscono sul territorio a macchia di leopardo: i marocchini abitano in prevalenza in Lombardia (70mila), Veneto (40mila) ed Emilia Romagna (46mila). Gli albanesi sono la maggioranza in Toscana (42mila), Umbria (11mila), Marche (15mila) e Puglia (18mila). I rumeni popolano Lazio (55mila) e il Piemonte (44mila). Gli ucraini sono la prima comunità in Campania (22mila), gli ecuadoregni in Liguria (13mila), i tunisini in Sicilia (13mila).

- Ingrandendo nel dettaglio, si scopre che Milano è ormai la seconda patria dei filippini (sono 24.052), a Roma dominano i rumeni (23.148), mentre Napoli è contesa tra ucraini (2.874) e cingalesi (2.093). Il comune italiano con più tunisini è Mazara del Vallo.

Non vorrei uscire dall'argomento, ma quando affermi che in Italia l'immigrazione non esiste mi viene da riflettere...come si può negare con così tanta ignoranza la realtà?

E bada bene, ho riportato dei dati, non un parere di giudizio sugli immigrati, sai non vorrei che qualcuno si appenda ad inutili moniti o accuse di razzismo.

Ora: sei sicuro di quello che dici? Io non credo.
A proposito, sono dati del 2006 e le cifre sono destinate a salire. Ravvedi certe convinzioni errate.

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londoner

Reg.: 22 Gen 2005
Messaggi: 690
Da: london (es)
Inviato: 12-02-2006 21:51  
L'Italia con la stessa immigrazione della Gran Bretagna ? Ma come fate a raccontarvi certe barzellette ?
Qui è difficile trovare inglesi
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Ecco l'immagine dell'Italia all'estero:
parte prima
parte seconda

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83Alo83

Reg.: 26 Mag 2002
Messaggi: 16507
Da: Palermo (PA)
Inviato: 12-02-2006 21:55  
quote:
In data 2006-02-12 21:51, londoner scrive:
L'Italia con la stessa immigrazione della Gran Bretagna ? Ma come fate a raccontarvi certe barzellette ?


fonte?
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Mi contraddico, forse?
Ebbene mi contraddico, ma sono vasto, contengo moltitudini.

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