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Autore Piazza Fontana: sconcertante decisione
sloberi

Reg.: 05 Feb 2003
Messaggi: 15093
Da: San Polo d'Enza (RE)
Inviato: 08-05-2005 12:02  
quote:
In data 2005-05-07 14:03, celeste scrive:
Tarallucci e vino.
Visto l'andazzo ora anche Pelosi s'è svegliato che non è stato lui....dopo trent'anni....
solo Sofri marcisce in galera.




Chiaro, ognuno ha le sue associazioni di idee. Però mi piacerebbe sapere come hai collegato Pelosi a Piazza Fontana e ancor di più Sofri con Pelosi.
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sloberi

Reg.: 05 Feb 2003
Messaggi: 15093
Da: San Polo d'Enza (RE)
Inviato: 08-05-2005 12:05  
quote:
In data 2005-05-07 14:01, ipergiorg scrive:
Vediamo.. per come funziona il sistema italiano delle tasse, la maggior parte delle finanze dei comuni dipende dai trasferimenti dello stato. Dunque che lo paghi la Presidenza del Consiglio o il Comune di Milano, non fa alcuna differenza in termini reali. I soldi provengono da tutti i contribuenti italiani in ogni caso.
Quindi se il conto lo vuole pagare Albertini, perchè smentirlo? Mi pare solo per farsi pubblicità. e allora si esagera.




E' una questione politica. E la logica politica vuole che sia più normale che sia lo Stato, in qualche modo complice degli stragisti, a risarcire le vittime, gesto di simbolica riparazione degli errori fatti dai governanti passati.
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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 08-05-2005 12:37  
quote:
In data 2005-05-08 12:05, sloberi scrive:

E' una questione politica. E la logica politica vuole che sia più normale che sia lo Stato, in qualche modo complice degli stragisti, a risarcire le vittime, gesto di simbolica riparazione degli errori fatti dai governanti passati.




scusa l'ignoranza, ma questa complicità è stata provata? Perchè mi pare un pochetto difficile essere complici di imputati innocenti (questo dicono i processi).

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Daniel


Reg.: 14 Feb 2003
Messaggi: 4301
Da: Nuoro (NU)
Inviato: 08-05-2005 16:37  
quote:
In data 2005-05-08 12:37, ipergiorg scrive:
quote:
In data 2005-05-08 12:05, sloberi scrive:

E' una questione politica. E la logica politica vuole che sia più normale che sia lo Stato, in qualche modo complice degli stragisti, a risarcire le vittime, gesto di simbolica riparazione degli errori fatti dai governanti passati.




scusa l'ignoranza, ma questa complicità è stata provata? Perchè mi pare un pochetto difficile essere complici di imputati innocenti (questo dicono i processi).



i processI?

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sloberi

Reg.: 05 Feb 2003
Messaggi: 15093
Da: San Polo d'Enza (RE)
Inviato: 09-05-2005 00:19  
Gli imputati sono stati dichiarati innocenti (mi riferisco a Freda e Ventura) proprio in virtù della serie di depistaggi organizzati da organi dello Stato nell'immediato dopo-attentato. Chiaramente le cose si sono scoperte sono negli anni'80 quando il processo c'era già stato e quindi non si potevano più ri-processare i veri colpevoli. La cosa è assodata e anche la sentenza ultima della Cassazione lo dice.
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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 09-05-2005 09:25  
quote:
In data 2005-05-09 00:19, sloberi scrive:
Gli imputati sono stati dichiarati innocenti (mi riferisco a Freda e Ventura) proprio in virtù della serie di depistaggi organizzati da organi dello Stato nell'immediato dopo-attentato. Chiaramente le cose si sono scoperte sono negli anni'80 quando il processo c'era già stato e quindi non si potevano più ri-processare i veri colpevoli. La cosa è assodata e anche la sentenza ultima della Cassazione lo dice.




continuo a brancolare nel buio... sei così gentile da inviare un link ad un qualche sito imparziale sulla vicenda? Mi fido di te.

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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 10-05-2005 12:27  
Articolo controcorrente. Ma che spiega più approfonditamente certi meccanismi di legge e pone dei dubbi sulla capacità degli inquirenti

E va bene, associamoci pure al coro d’indignazione sollevato dalla sentenza con cui la Cassazione, mandando definitivamente assolti gli imputati per la strage di piazza Fontana, ha condannato al pagamento delle spese processuali le parti civili, cioè i familiari delle vittime:
«È una decisione che grida vendetta al cielo, un oltraggio ai morti, una vergogna».
Tutto vero, tutto giusto. Però qui vedo scritto, all’articolo 616 del codice di procedura penale: «Con il provvedimento che dichiara inammissibile o rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto è condannata al pagamento delle spese del procedimento». La Cassazione, dunque, non ha fatto altro che applicare la legge, la quale nel processo penale non lascia al giudice margini di discrezionalità, a differenza del processo civile, in cui egli può invece stabilire se compensare le spese processuali fra le parti (traduzione: fra vincitori e vinti).

Ci siamo accorti solo adesso, all’unanimità, che l’articolo 616 non ci piace o comunque andrebbe integrato con alcune eccezioni? Il Parlamento proceda. Ma finché rimane, quello è.
«Un episodio di cieca burocrazia, una beffa che poteva essere evitata», ha dichiarato il ministro della Giustizia, Roberto Castelli.
E come, eccellenza? Non applicando la legge? Lo stesso Castelli ha individuato una via d’uscita «tecnica» per rimediare: siccome fra le parti civili condannate al pagamento figurano, oltre ai parenti delle vittime, anche presidenza del Consiglio, ministero dell’Interno, Comune e Provincia di Milano e Provincia di Lodi, «se Palazzo Chigi si fa carico delle spese, credo che lo Stato possa uscire brillantemente da questo caso imbarazzante». Ottimo. Paga Berlusconi, e noi tutti con lui.
Lo faremo con piacere: pochi centesimi di euro a testa per una solidarietà fra italiani che non ha prezzo. Ma poteva essere la Corte suprema a indicare questa scappatoia? Certo che no: il codice non la contempla. E allora perché da tre giorni ci stracciamo platealmente le vesti, scandalizzati?

Qualcuno dovrebbe anche spiegarmi quale potrebbe essere la via d’uscita «tecnica» al seguente paradosso: un cittadino è incriminato per un grave reato, è costretto a nominarsi un difensore di fiducia, viene condannato in primo grado, si vede confermare la sentenza in appello, ricorre in Cassazione ed è infine assolto. Chi gli rifonde le spese legali sostenute? Chi gli restituisce la reputazione? Chi lo ripaga delle ore di lavoro (e di sonno) perdute? Nessuno. Il danno grava tutto sulle sue spalle. Sono forse i diritti di questo cittadino inferiori a quelli di chi perde un congiunto in un attentato?
Bisognerebbe allora domandarsi come mai la Cassazione sia stata costretta a scagionare i presunti colpevoli della strage del 12 dicembre 1969 alla Banca dell’agricoltura di Milano, ciò che ha comportato la crudele sanzione aggiuntiva per tante famiglie innocenti già colpite negli affetti più cari. Evidentemente mancavano le prove per una condanna. Già, ma chi istruisce i processi? Chi deve raccogliere le prove e ponderarne preventivamente la tenuta nei vari gradi di giudizio?

Dieci anni fa, m’è capitato di occuparmi del caso di un pensionato di 70 anni, ex volontario nella Repubblica di Salò, padre di tre figli (uno dei quali iscritto al Pds e un altro a Democrazia proletaria), arrestato per disposizione del giudice milanese che ha seguito l’ultima inchiesta su piazza Fontana. Il collaboratore di giustizia Carlo Digilio - lo stesso che ha accusato gli imputati ora assolti dalla Cassazione - sosteneva d’essere stato infiltrato dal vecchietto nella cellula veneta di Ordine nuovo per conto, nientemeno, della Cia. A carico dell’indagato, un riparatore di frigoriferi abituato a muoversi in motorino, fu addotto un indizio decisivo: aveva ripassato le valvole ai freezer in alcune basi della Nato.
Detenuto prima a San Vittore (dove cominciò uno sciopero della fame che lo portò in infermeria), poi rinchiuso nel carcere di Opera, quindi messo agli arresti domiciliari, il poveretto fu privato della libertà per più di 70 giorni.

Uno dei suoi figli, terapista in un istituto per handicappati, mi raccontò:
«Gli inquirenti hanno detto che mio padre ha la tipica camminata da spia. Ci hanno spiegato che gli agenti segreti camminano come lui: due passi e una breve sosta per guardarsi attorno. Per forza, ho replicato io, ha sofferto di miocardite! Potrebbe morire d’infarto da un momento all’altro. Se non si fermasse a rifiatare ogni due passi, schiatterebbe».
Naturalmente la disavventura del frigorista non ha lasciato traccia nelle cronache giudiziarie.
Ecco, se la forza probatoria delle accuse esibite in Cassazione era di questo spessore...

Stefano Lorenzetto - Il Giornale - 7 maggio 2005

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