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Autore Debito paesi poveri
Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 16-06-2005 16:16  
strano che nessuno abbia messo in rilievo questa notizia


Vertice di Londra: altri 9 paesi senza dbiti entro 12-18 mesi

G8: raggiunto accordo su debito paesi poveri

I ministri delle Finanze degli 8 stati più industrializzati: cancellati i debiti dei 18 stati più indigenti del mondo per 40 miliardi di dollari


LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Raggiunta un'intesa. I ministri delle Finanze del G8, riuniti a Londra, hanno raggiunto un accordo sulla cancellazione del debito dei paesi più poveri. Lo ha detto il presidente di turno dell'Ue, Jean-Claude Junker, al termine della riunione.
L'INTESA - L'accordo prevede la cancellazione «immediata» di debiti per 40 miliardi di dollari ai paesi più poveri del mondo. In pratica i 18 paesi più poveri del mondo vedranno cancellata la totalità del loro debito. Lo ha dichiarato in conferenza stampa il ministro delle Finanze britannico Gordon Brown, sottolineando che potrà essere cancellato il debito di altri nove paesi entro 12-18 mesi.
A questa lista poi si uniranno altre 11 nazioni che ancora devono raggiungere le condizioni richieste per accedere a queste misure. In complesso, le cancellazioni ammonteranno a 55 miliardi di dollari. Complessivamente, ha detto Brown, 6 miliardi di dollari verranno cancellati dall'Fmi, 44 dalla Banca Mondiale e 5 dal Fondo per lo sviluppo dell'Africa (Adf): i paesi del G8 si sono impegnati a finanziare queste cancellazioni presso queste organizzazioni internazionali attraverso un Trust Fund nel caso della WB e dell'Adf.
L'EUROPA RADDOPPIERA' GLI AIUTI AL TERZO MONDO - «Quella di oggi è la più importante dichiarazione mai fatta dai ministri delle Finanze sulla questione del debito, dell'aiuto allo sviluppo e della lotta alla povertà», ha affermato Brown, precisando che nel corso della riunione si è anche discusso di giustizia negli scambi commerciali, e che l'Europa ha accettato di raddoppiare gli aiuti ai paesi poveri (da 40 a 80 miliardi di dollari) entro il 2010. Importante, ha detto, è stata anche la discussione sugli aiuti sanitari, con l'impegno a stanziare entro il 2015 altri 4 miliardi di dollari per le vaccinazioni dei bambini e promuovere l'accesso universale entro il 2010 ai trattamenti contro aids.
12 giugno 2005

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 16-06-2005 16:20  
inoltre vorrei riportare un articolo che è stato già inserito da Iperjorg in Diario ma che è significativo per capire il perchè di certe situazioni presenti nei paesi poveri ed in Africa in particolare


infatti il trasferimento di risorse che vengono sperperate anzichè usate per aiutare che ha bisogno portano a risultati contrari a quelli desiderati


in questo modo i finanziamenti che hanno avuto maggiore efficacia in realtà sono quelli privati che nella maggior parte dei casi sono stati utilizzati per fini specifici e determinati e quindi non sono andati dispersi per vie oscure
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ipergiorg

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 10143
Da: CARBONERA (TV)
Inviato: 16-06-2005 16:21  
Non mi sembra una rivoluzione per gli africani. Visto appunto l'articolo da me postato nel diario.


Cmq è strano che i terzomondisti del forum non se ne siano ancora accorti.



[ Questo messaggio è stato modificato da: ipergiorg il 16-06-2005 alle 16:23 ]

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 16-06-2005 16:21  
«Gli economisti-rock star vedono il mondo attraverso occhiali rosa»

«Africa impoverita dagli aiuti»

Alla vigilia dei concerti di beneficenza, studio denuncia il sostegno ai «regimi incapaci»


Forse, George Bush ha ragione a fare il tirchio con gli africani. E Bob Geldof e Bono torto marcio. Uno studio appena pubblicato mostra che, dal 1970, il volume di aiuti ricevuti dai Paesi in via di sviluppo è stato inversamente proporzionale alla crescita di questi ultimi. Meglio: che gli aiuti hanno frenato lo sviluppo, sono stati controproducenti. L’economista svedese Fredrik Erixon, autore dello studio, ne è convintissimo.

Secondo Erixon, la ragione per la quale, dopo decenni di dichiarazioni di buona volontà e 400 miliardi di dollari di sostegno occidentale, l’Africa resta in condizioni economiche e sociali pessime è che gli aiuti non funzionano quando si è fortunati, fanno del male nella maggior parte dei casi. A poche settimane dal G8 di luglio in Scozia, che avrà al centro delle discussioni la lotta alla povertà, e a pochi giorni dalle marce e dalla serie concerti di beneficenza, previsti in tutto il mondo, che lo accompagneranno, questo è l’attacco finora più forte alla Rock Star Economics , quel complesso di teorie rese popolari da musicisti e attori che sostengono la necessità di raddoppiare subito gli aiuti ai Paesi più poveri. «Gli economisti-rock star vedono il mondo attraverso occhiali rosa - sostiene Julian Morris, direttore dell'International Policy Network (Ipn), l’istituto britannico che ha pubblicato l’analisi -. La loro convinzione che gli aiuti vadano a beneficiare i poveri è mal posta. La realtà è che gli aiuti premiano il fallimento e rafforzano regimi che diversamente sarebbero stati fatti fuori».

I dati portati da Erixon mostrano che via via che gli aiuti all’Africa aumentavano dal 5% del Pil continentale (1970) al 18% (1995), la crescita del Pil pro-capite crollava dal 15-17% a negativa; per riprendere a metà Anni Novanta quando gli aiuti sono tornati a calare. Lo studio sostiene che se i governi occidentali facessero come richiesto da Jeffrey Sachs, l’economista che ha studiato la strategia Onu per eradicare la povertà, e come proposto dal primo ministro britannico Tony Blair, cioè se aumentassero gli aiuti all'Africa di 25 miliardi di dollari l’anno, «le conseguenze potrebbero essere devastanti. Troppo spesso gli aiuti hanno fatto più male che bene, specialmente in Africa. Hanno ingigantito le élite politiche e tolto potere all’uomo comune».

Erixon confuta alla radice la teoria indiscussa da decenni secondo la quale gli aiuti esteri avrebbero la forza di dare la spinta iniziale a un’economia e rompere così il «circolo vizioso della povertà». In realtà, dice l’economista, «i Paesi non sono poveri perché mancano di strade, scuole o ospedali. Mancano di queste cose perché sono poveri. E sono poveri perché non hanno le istituzioni di una società libera, le quali creano le condizioni di base per lo sviluppo economico». In altri termini, a condannare alla povertà è l’assenza di diritti di proprietà, di leggi e norme, di mercati aperti, di governi onesti e non invadenti, di commercio estero. Gli aiuti, al contrario, hanno due tipi di effetti negativi: spostano l'attenzione dal problema vero, cioè dalla creazione di istituzioni che funzionano; e soprattutto spingono ai margini gli investimenti privati, danno risorse a regimi dispotici per continuare a opprimere, minano la democrazia, perpetuano la povertà.

Qualche esempio nella storia moderna dell’Africa? Tra gli altri, i casi dello Zimbabwe, dell’Uganda, del Congo. Lo studio dell’Ipn - che è stato pubblicato assieme a centri di ricerca di Sudafrica, Hong Kong, India, Ghana, Israele e Nigeria - analizza gli effetti degli aiuti sulla crescita in generale e scopre che sono sempre negativi. E come esempio da seguire porta (a parte Cina e India) il Botswana, il quale si è dato buone istituzioni economiche e ha avuto una bassa «interferenza» di aiuti esteri, con il risultato che il suo tasso di crescita negli scorsi 30 anni è stato «tra i più alti del mondo» e il reddito pro-capite è oggi di ottomila dollari l'anno, contro i meno di mille di molti Paesi africani. Non è detto, insomma, che il concerto più virtuoso sia quello rock. Danilo Taino
Danilo Taino
16 giugno 2005

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 19-06-2005 15:17  
Il risultato dell'annullamento del debito è dovuto, e questo naturalmente nessuno lo può dire, alla campagna massiccia di organizzazioni di persone comuni che da anni pressano le élite per legiferare in questo senso.
Se ora questi governanti hanno deciso di arrivare a questa piccola ma significativa soluzione è solo grazie agli sforzi di cittadini che si organizzano per costruire una società più giusta.
E nessun leader può ignorare le richieste della popolazione molto a lungo.

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