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Autore La percezione reale dell'immigrazione
marcomond

Reg.: 25 Nov 2001
Messaggi: 1968
Da: varese (VA)
Inviato: 22-06-2005 18:15  
La percezione reale dell'immigrazione nel nostro paese è tuttaltro che rosea. Mentre con miriadi di difficoltà molti immigrati onesti lavorano, vivono per la loro famiglia e sanno risultare anche più civili di moltissimi italiani stessi rimane comunque aperta la piaga sociale, nemmeno poi così nascosta, poi però puntualmente strumentalizzata e ben celata con ipocrisia lampante da parti politiche e certe istituzioni. Il Censis e la sua rassegna stampa, dal '99 a oggi riporta alcune degli snodi centrali sulla questione, considerazioni iniziali per una percezione reale.

IL CENSIS: "IMMIGRATI
TIMORE DEGLI ITALIANI" - La Stampa, pag. 13

Immigrazione quarto problema alle spalle di disoccupazione (63,9%), mafia (44,7%), e droga (26,8%) con una percentuale del 26,6%: gli italiani però si sentono più insicuri e vedono nel "diverso" un pericolo incombente mentre il 48,3% ritiene addirittura che una futura convivenza multietnica nel nostro Paese sarebbe una fonte di conflitto sociale. Lo rileva una ricerca del Censis dal titolo "I confini legali della società multietnica".


ITALIANI SEMPRE PIÙ INSICURI - L'Unità, pag. 14

Gli italiani si sentono insicuri, impauriti. (...) E troppo facilmente gli italiani si lasciano andare ad una pericolosa equazione: straniero uguale criminale. A rivelare paure ed insicurezze è una ricerca del Censis che ha fatto il punto sul senso di sicurezza degli italiani chiamando in causa anche i sindaci. Uno di loro, Valentino Castellani, è stato esplicito "La domanda di sicurezza è una domanda di cittadinanza - ha detto - dobbiamo fare attenzione, però, a non fornire una risposta povera, che faccia leva soltanto su interventi di repressione".


CAMBIA IL CRIMINE MA NON LA PAURA - Il Tempo, pag. 8

E' un forum ricco di spunti ed informazioni quello che si è tenuto ieri mattina a Roma, a Palazzo Giustiniani, alle spalle del Senato; è l'occasione per presentare i risultati dell'indagine del Centro Studi Investimenti Sociali, sviluppata con la collaborazione della Fondazione Bnc. Emerge un ritratto in chiaro scuro delle preoccupazioni dei cittadini del Bel Paese, davanti ad una microcriminalità percepita come dilagante anche quando le statistiche parlano di reati in diminuzione, una microcriminalità posta in relazione sempre più spesso con l'afflusso fuori controllo di extracomunitari.


GLI ITALIANI ASSEDIATI DALLA PAURA DEL CRIMINE - La Repubblica, pag. 20

(...) Gli italiani hanno sempre più paura della rapina in strada, della casa svaligiata, dello scippo del tossico. (...) Diminuiscono gli omicidi, aumenta la microcriminalità, soprattutto metropolitana. Ma l'insicurezza, la paura, non sono proporzionali ai reati effettivamente commessi. (...) Un cittadino su tre vorrebbe le ronde private per difendersi. Sette su tre non si fidano degli "sconosciuti". (...) Piero Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, ricorda che Montesquieu metteva la sicurezza come condizione di libertà.


UNA RICERCA DEL CENSIS: E' ERRATO LEGARE
L'IMMIGRAZIONE ALLA CRIMINALITÀ - Il Sole24Ore, pag. 2

L'Italia comincia ad essere un Paese multietnico, ma resta del tutto insoddisfacente il livello di integrazione degli immigrati. (...) E' ingiusto, però, secondo il Censis, legare l'immigrazione alla criminalità. (...) E infatti, mentre l'immigrazione ha avuto un vero e proprio boom in Italia negli ultimi anni, la criminalità complessiva è risultata in crescita dello 0,7% nel '98, ma è calata del 2,4% fra il '90 e il '97. (...) Alla presentazione del rapporto era presente anche il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Ottaviano Del Turco, per il quale dalla ricerca emerge "la consapevolezza di dover rimodellare strumenti, strutture, interventi, intenzioni e bilancio dello Stato in materia di immigrazione e criminalità".


IMMIGRATI, LA PAURA DEGLI ITALIANI - Il Corriere della Sera, pag. 10

Una cosa è certa: gli italiani hanno più paura. Tanto che, nonostante i reati siano complessivamente diminuiti, hanno la sensazione del contrario. E anche se diminuiscono gli omicidi, dato che aumentano i furti negli appartamenti, si sentono comunque più insicuri. Risultato: dovendo attribuire a qualcuno la colpa di questa sensazione, rischiano sempre più di legare la criminalità alla presenza degli immigrati. Sentimento che apre la strada alla xenofobia o comunque non facilita la l'integrazione degli stranieri in Italia.


CRIMINALITÀ, UN CITTADINO SU TRE INVOCA
RONDE PRIVATE PER FERMARE SCIPPI E RAPINE - Il Messaggero, pag. 12

Gli italiani si sentono meno sicuri. (...) A questo diffuso sentimento di paura si accompagna la convinzione che l'aumento dei reati sia determinato dall'ingrossarsi delle fila degli immigrati nel nostro Paese. Niente di più falso. Lo rivela il Censis, che è andato ad analizzare le denunce dei reati negli ultimi anni. (...) Allora gli italiani sono dei paurosi immaginari? "Non proprio" risponde Giuseppe De Rita presentando ieri lo studio in Senato "Cambia la qualità del crimine con una specializzazione in quella predatoria (scippi, furti e rapine per intendersi). Ma sono questi reati ad avere un più forte impatto emotivo".


GLI INCERTI LIMITI DELLA SICUREZZA - Il Manifesto, pag. 21

I reati diminuiscono ma la paura aumenta. (...) Di cosa abbiamo paura? E' ragionevole avere paura di un crescente numero di immigrati? La bravura dei ricercatori del Censis (Anna Italia ha curato la stesura) in questo caso è di andare contro corrente. (...) Il punto centrale della ricerca è che non emerge una stretta correlazione tra criminalità e immigrazione. (...) L'insicurezza collettiva nasce dal fatto che tutti (o molte persone) si sentono prede, obiettivi possibili, di un nemico nascosto in ogni angolo.


LA VECCHIETTA DI S. SALVARIO - Il Manifesto, pag. 21

La ricerca che il Censis aveva in corso in tema di immigrazione si è incrociata con il problema della sicurezza e delle paure e con l'emergenza nei quartieri che ha portato alla campagna strumental-politica di "tolleranza zero". Alla presentazione sono stati invitati tra gli altri i sindaci di Torino e Trieste.

L'IMMIGRATO FA PIÙ PAURA DELLA MAFIA - Il Giornale, pag. 13

(...) Gli italiani sono spaventati dal lato oscuro dell'immigrazione: la clandestinità, che vedono inevitabilmente legata alla criminalità. L'immigrazione non è vista come un fenomeno che la nostra società può essere in grado di assorbire gradualmente ma come un'invasione che mette a rischio la sicurezza sociale e soprattutto quella personale.


LIBERTÀ DALLA PAURA UN DIRITTO NEGATO - Avvenire, pag. 1

E' una coppia indissolubile: paura e criminalità vivono sempre insieme. (...) Così il Censis ora conclude che tra gli italiani si diffonde una sensazione di timore per gli effetti dell'immigrazione e la sua scarsa integrazione nel tessuto civile. Non ci sarebbero in realtà ragioni di reale apprensione visto che la pressione migratoria in Italia, malgrado gli ultimi eventi, resta assai bassa in rapporto ad altre situazioni.


QUANDO LE ETNIE DIVENTANO GHETTI - Avvenire, pag. 8

Si fa presto a dire società multietnica. (...) La strada della multirazzialità insomma, è piena di ostacoli che si chiamano clandestinità, pregiudizi, criminalità, intolleranza. Ingredienti di un cocktail pericoloso che può portare al razzismo come all'autoghettizzazione. E Giuseppe De Rita avverte: "La territorializzazione delle etnie è pericolosissima" (...) i segnali di integrazione sono secondo il Censis ancora pochi. Solo il 22% degli immigrati dice di frequentare italiani, il 33% non lo fa mai.


CENSIS: GLI STRANIERI? CRIMINALI DI PICCOLO CABOTAGGIO - Avvenire, pag. 8

(...) gli stranieri sono inevitabilmente e tragicamente portati al crimine molto più degli italiani? "La situazione è molto più complessa" avverte il dossier Censis, e "denunciato non equivale a colpevole sia dal punto di vista formale che pratico". Poi va detto che "la criminalità espressa dagli extracomunitari è prevalentemente di piccolo cabotaggio individuale e connessa sostanzialità a condizioni di irregolarità e clandestinità (...)". Reati tipo l'associazione a delinquere di stampo mafioso sono esclusiva italiana.


CENSIS: AUMENTA L'ALLARME PER LA CRIMINALITÀ - L'Osservatore Romano, pag. 8


CENSIS: ITALIA MULTIETNICA CON POCA INTEGRAZIONE - Il Popolo, pag. 4


CHI HA PAURA DELLO STRANIERO - Il Secolo XIX, pag. 8

(...) Facile poi, quanto ingiusto secondo il Censis abbinare criminalità ed immigrazione. (...) La graduatoria provinciale degli immigrati irregolari riguarda aree diverse, per cui non vi è una relazione significativa tra numerosità di immigrati in una certa zona e la percentuale di irregolari presenti nella stessa.


CRESCONO CRIMINI E PAURA - L'Eco di Bergamo, pag. 5


IMMIGRATI COL PERMESSO BRESCIA È AI PRIMI POSTI - Giornale di Brescia, pag. 7


CRIMINALITÀ E STRANIERI: SECONDO IL CENSIS UN
"BINOMIO INGIUSTO" - Gazzetta di Parma, pag. 4


In Italia la criminalità è un fenomeno che cambia e si concentra territorialmente, mentre l'allarme sociale aumenta (...) E molti italiani così scelgono la via della difesa personale adottando comportamenti spontanei di prevenzione.


L'INTEGRAZIONE RAZZIALE PREOCCUPA GLI ITALIANI - Il Gazzettino, pag. 14


Il "diverso" fa paura ma non è il problema più grave per gli italiani. (...) De Rita ha quindi sottolineato la necessità di "evitare la ghettizzazione" se non si vuole correre il rischio di "una miscela esplosiva che può derivare dai legami con la delinquenza moderna concentrata nelle periferie delle aree urbane".


MA NON DIVENTI OSTILITÀ - Il Gazzettino, pag. 1

(...) La componente delinquenziale straniera si incontra e si scontra con quella nostrana. E la paura cresce. (...) L'Italia è stata investita solo di recente da un fenomeno che le altre società iperindustriali conoscono da tempo. Non senza conseguenze per i costumi di vita, i valori di riferimento, i rapporti con le istituzioni. La precarietà dell'ordine sociale non favorisce i processi di integrazione.

CENSIS: IMMIGRAZIONE NON VUOL DIRE CRIMINALITÀ - Gazzetta del Sud, pag. 6


STRANIERI E MICROCRIMINALITÀ GLI INCUBI DI FINE MILLENNIO - Liberazione, pag. 13


IL CRIMINE CI RUBA SICUREZZE E SORRISI - L'Arena, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi, pag. 1


STUDIO DEL CENSIS: CRESCE LA CRIMINALITÀ - La Gazzetta del Mezzogiorno, pag. 11


(...) I sindaci delle grandi città sono sensibili sui temi della sicurezza. "Per fronteggiare la domanda di sicurezza che viene dai cittadini, servono risorse, perché queste cose non si fanno con i buoni sentimenti: noi sindaci invece di risorse non ne abbiamo. Dateci una mano perché ci sentiamo un po' soli". L'appello è del sindaco di Torino, Valentino Castellani. Dello stesso avviso il sindaco di Trieste, Riccardo Illy: "C'è un grosso divario tra le responsabilità dei sindaci, ciò che chiedono loro i cittadini e la nostra effettiva autorità".



IN ITALIA È ALLARME MULTIETNICO - La Padania, pag. 11

(...) Nel rapporto del Censis sulla criminalità nel nostro Paese (...) si coglie un diffuso clima di paura, anche se alcuni reati, come l'omicidio, sono in calo. Un paradosso? Non direi: c'è un consistente aumento delle rapine e dei furti nelle abitazioni, ed è proprio a causa di questa vulnerabilità anche fra le mura domestiche che ci sentiamo - chi più, chi meno - in balia dei delinquenti. (...) secondo il Censis, nelle province con maggiore concentrazione di extracomunitari, i dati sulla delinquenza smentiscono l'esistenza di un legame diretto fra reati e immigrazione.

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marcomond

Reg.: 25 Nov 2001
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Da: varese (VA)
Inviato: 22-06-2005 18:18  
Riporto un dossier recente, le stime devono essere puntuali se volgiamo parlare di percezione reale:

IMMIGRAZIONE, CRIMINALITA' E CARCERE NEL
DOSSIER STATISTICO CARITAS 2003
1 novembre 2003

In tema di criminalità il Dossier Statistico Immigrazione 2003 ricorda l’invito alla prudenza rivolto negli ultimi anni. Per giunta, viene ricordato come anche in alcune delle Relazioni di apertura dell’anno giudiziario 2002, la criminalità degli immigrati trova spesso le sue radici in fenomeni di emarginazione, in cui gli immigrati sono spesso costretti a vivere.

Il Dossier, comunque, ha concentrato il suo studio sui denunciati e sui detenuti stranieri. Per giungere alla conclusione che i denunciati di nazionalità extraeuropea incidono per il 17,4% sul totale nazionale, con una diminuzione di quasi tre punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione (Istat 2001).

L’ambito della criminalità straniera risulta circoscritta in alcune tipologie specifiche. Più ricorrenti sono i reati contro il patrimonio (40,2%), quelli in materia di droga (14,9%) e contro la persona (13,4%).

Su queste categorie vi è una specifica ricorrenza da parte dei provenienti da una stessa area continentale: fra i nordafricani prevale la realizzazione dei reati di produzione e spaccio di stupefacenti (percentuali fra il 27% ed il 40%); fra gli esteuropei non si registra invece un significativo coinvolgimento negli illeciti di droga, quanto piuttosto nei reati contro il patrimonio e soprattutto nel furto (il 49,9% dei titoli addebitati ai croati e il 55,2% di quelli dei rumeni). Gli albanesi non risultano invece significativamente concentrati verso specifiche forme delittuose: la tipologia più frequente (anche per i senegalesi e i nigeriani) è quella dei reati di "falso" che però non raggiungono il 15,8% del relativo totale.

Dal confronto soggiornanti/denunciati è emerso che alcune nazionalità hanno un’incidenza maggiore nella graduatoria dei denunciati che fra gli stessi soggiornanti, con una sorta di "sovraesposizione" giudiziaria. I marocchini, così come sono il primo gruppo di soggiornanti stranieri in 7 regioni italiane, lo sono anche nelle rispettive graduatorie di denunciati, con percentuali "giudiziarie" ancora più elevate in Lombardia, Trentino Alto Adige e Toscana. "I dati sugli albanesi - precisa invece il Dossier - ridimensionano l’immaginario collettivo che porterebbe a pensare il contrario: in ben nove regioni la loro incidenza sui denunciati è inferiore a quella sui soggiornanti". Per rumeni e tunisini, invece, il discorso varia molto a seconda del contesto geografico: nelle regioni del Nord, nonché in Umbria e nel Lazio, prevale l’incidenza dei denunciati, al Sud e nelle restanti realtà del Centro i soggiornanti li superano nettamente.

Va invece segnalato che alcune nazionalità dell’Asia, come i filippini e i cinesi, pur essendo ai primi posti della graduatoria nazionale degli immigrati regolarmente soggiornanti in Italia (rispettivamente al 4° e al 5° posto) non sono invece contemplate fra le prime 10 nazionalità di denunciati. Ciò sembra provare che un buon inserimento nel mercato del lavoro e una notevole attitudine alla ricezione delle dinamiche della società in cui vivono riducano sensibilmente il rischio di coinvolgimento in attività delittuose.

Stranieri in carcere
I detenuti stranieri costituiscono il 30,1% del totale nazionale (16.788 su 55.670) e risultano in leggera diminuzione (un punto e mezzo) rispetto allo scorso anno: i marocchini, pur rappresentando il 21,7% dei detenuti stranieri, riportano un calo del 3,8%. Così come per i denunciati, anche tra i detenuti a prevalere sono i nordafricani (43,6% del totale), seguiti dagli immigrati dell’Est europeo (33,6%). Tra le prime 10 nazionalità, l’unica del continente americano è la Colombia (8°, con il 2,5%).

I reati sui quali negli anni scorsi si è registrato il maggiore coinvolgimento di cittadini immigrati (quelli in materia di prostituzione e droga) sono quelle nelle quali si è verificata la flessione più consistente durante il 2002 (rispettivamente -30% e -13%).

I reati in materia di droga sono scesi di oltre 10 punti percentuali dallo scorso anno e costituiscono ora il 28% dei reati commessi da stranieri, contro il 38,5% del 2001.

A loro volta, i reati contro il patrimonio rappresentano la seconda categoria di più frequente addebito ai detenuti (per gli italiani sono la prima), pari al 27,4% del totale, ma sono in fase di netta crescita (erano il 19,8% del totale nel 2001).

Anche i reati in materia di prostituzione sono notevolmente diminuiti (-30%, pari a 1143 titoli); ma la matrice straniera in questa fattispecie è ancora preponderante.


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marcomond

Reg.: 25 Nov 2001
Messaggi: 1968
Da: varese (VA)
Inviato: 22-06-2005 18:27  
Il caso di Porta Palazzo per una riflessione:

E’ una delle zone più malfamate di Torino quella di Porta Palazzo, dove aggressioni e rapine sono all’ordine del giorno. Il disagio degli abitanti della zona non è indifferente; spesso nelle prime pagine di cronaca locale leggiamo di disordini, furti, traffici illeciti, stupri e violenze di ogni genere che si verificano in questa zona, e il malessere della popolazione residente non sempre si manifesta solo tramite lamentele, talvolta vi è chi, preso dall’esasperazione, commette atti incriminosi. Questo è il caso recente di una donna che, presa dalla disperazione, ha impugnato un’arma e sparato a un gruppo di immigrati che “disturbavano la quiete pubblica”. Sì, gli immigrati: sono loro, secondo molti, il vero problema di Porta Palazzo, una zona in cui convivono decine di etnie diverse.

Per molti il termine immigrato è sinonimo di malvivente e malfattore, e dimenticano quanto sia sbagliato generalizzare: molti di loro cercano semplicemente un lavoro per poter sopravvivere, e questo noi italiani dovremmo essere in grado di capirlo e accettarlo in quanto anche noi, in passato, abbiamo affrontato l’emigrazione verso altri paesi. Dimostrarci tolleranti verso questo fenomeno, denominato “immigrazione”, può portare anche ad un arricchimento culturale, al confronto tra diverse etnie. Sicuramente i ripetuti crimini che si sono verificati nella zona vanno attribuiti anche a loro, e risulta comunque necessario un maggior grado di sicurezza e sorveglianza da parte delle forze dell’ordine.

Il problema della sicurezza si pone anche durante i giorni di mercato e proprio tra le centinaia di bancarelle che espongono svariati prodotti nel disordine e nella confusione, spesso si verificano vari crimini.

Un altro luogo di compravendita è il baloon, dove ogni sabato è presente un mercatino dell’usato in cui si possono trovare abiti, prodotti artigianali, mobili e bigiotteria. Anche qui spesso c’è il rischio di trovarsi in mezzo ad una sparatori.

Porta Palazzo però non rappresenta e non deve rappresentare solo malavita e delinquenza, bisogna migliorare la zona, accrescere le qualità e i pregi, magari sviluppando quartieri tipici per le varie etnie per valorizzarne le culture e accrescere così la qualità dei servizi. Sicuramente saranno i problemi i problemi da affrontare perché i vari aspetti e i caratteri di questa zona possano maturare, ma altrettanto certo è che un primo contributo deve venire da parte nostra attraverso la tolleranza e l’integrazione.


[ Questo messaggio è stato modificato da: marcomond il 22-06-2005 alle 18:28 ]

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marcomond

Reg.: 25 Nov 2001
Messaggi: 1968
Da: varese (VA)
Inviato: 22-06-2005 18:44  
di Daniela Bramati:

Il lavoro svolto ha cercato di indagare i legami, troppo spesso oggetto di semplificazione, fra il fenomeno dell’immigrazione e quello della criminalità, che caratterizzano la situazione italiana.
Si è seguita una prospettiva di macro analisi, in cui il fenomeno migratorio diviene essenzialmente uno strumento per indagare il tessuto sociale nel suo complesso.
Preliminarmente si è cercato di analizzare le possibilità di vita che vengono offerte all’immigrato all’interno delle società d’arrivo, comparando le diverse politiche adottate da alcuni Paesi con un’antica migratoria, in grado di fornire importanti indicazioni e punti di confronto con la realtà italiana.
In seguito si è analizzato specificatamente il tipo di criminalità collegata al mondo dell’immigrazione nei suoi aspetti e nelle sue tendenze evolutive sulla base delle indicazioni statistiche dell’ultimo decennio, in merito sia all’andamento del fenomeno migratorio sia al coinvolgimento da parte dell’immigrato nel crimine.
La letteratura tende a spiegare il coinvolgimento degli stranieri nel mondo della criminalità essenzialmente sulla base di due ipotesi interpretative: da una parte si ritiene che gli immigrati forniscano un reale contributo alla criminalità, dall’altra parte si ritiene che il loro coinvolgimento sia dovuto ad una maggiore selettività del sistema penale che opererebbe una discriminazione nei confronti dello straniero.
Si è dedicato quindi spazio all’analisi della condizione dell’immigrato all’interno del sistema penale, al rapporto che le agenzie del controllo sociale presentano con il mondo dell’immigrazione, considerando principalmente l’azione della magistratura, nonché dell’amministrazione della pena. Ciò ha fornito, unitamente alla letteratura sociologica e criminologica in materia, utili strumenti per la lettura della partecipazione al crimine dello straniero risultante dalle statistiche.
Si è posto, inoltre, l’accento sull’influenza che può avere il processo di costruzione dell’identità di gruppo, tramite il confronto con lo straniero, sulla criminalizzazione di quest’ultimo.
Sulla base di queste considerazioni si è cercato di tracciare le linee del nesso attuale fra migrazioni e criminalità: l’attenzione si è essenzialmente rivolta agli effetti che i cambiamenti sugli attori coinvolti e sulla società producono sul mondo della criminalità e dell’immigrazione, con riferimento e attenzione alle modalità con cui si verifica il processo migratorio attuale.
Nella consapevolezza dei limiti di un approccio di macro analisi e senza la pretesa di giungere ad una soluzione, ma solo con lo scopo di indagare un fenomeno così “immane e concreto”, è emerso che vi sono delle linee uniformi che uniscono le varie componenti dell’immigrazione: precarietà, esclusione e debolezza nei confronti del sistema sociale equiparano tutti gli stranieri.
L’analisi della criminalità è risultata inoltre particolarmente difficile vista la difficoltà di rilevare quantitativamente con esattezza la presenza e l’effettivo coinvolgimento dello straniero nel crimine.
L’immigrato è soggetto ad una sovrarappresentazione nelle statistiche criminali: su di lui si concretano inevitabilmente le attività del controllo sociale formale e risulta difficile stabilire se l’aumento emerso dall’analisi svolta sia effetto dell’aumento stesso delle migrazioni.
Non è inoltre stato possibile stabilire un nesso eziologico preciso fra migrazioni e criminalità, ma si è evidenziato come nella congiuntura attuale la criminalità dello straniero divenga un costo, diretto ed indiretto, della stessa immigrazione, percepita dalla stessa società d’arrivo come “reato” e quindi ostacolata.
È quindi emerso come non sia l’immigrato ad essere più incline al crimine, benché l’esperienza migratoria possa condurre più facilmente ad una scelta criminale, scelta che diviene obbligata quando l’immigrato entra in contatto con le organizzazioni criminali che sfruttano le distorsioni del sistema sociale e rispondono alla domanda di immigrazione.
Prima causa della devianza dello straniero, nella prospettiva seguita, risultano essere quindi le inadempienze sociali verso le persone che rischiano ed affrontano l’emigrazione; inadempienze nel garantire le condizioni grazie a cui possono affrancarsi dalla “paura” della povertà e dell’indigenza; inadempienze nel riconoscere a tutti l’accesso indifferenziato a beni e risorse; inadempienze nella previsione di regole omogenee in grado di garantire una linearità nell’inserimento nella società d’arrivo.
Tale studio ha così costituito la base per indagare e scoprire come la società moderna si pone di fronte al fenomeno migratorio, nella prospettiva che tale fenomeno costituisca lo “specchio della società”, in quanto porta con sé necessariamente dei cambiamenti, obbligando la stessa società ad interrogarsi su se stessa per trovare nuove forme di convivenza.
Quella qui seguita è solo un’ipotesi interpretativa che non ha certo pretese di esaustività

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londoner

Reg.: 22 Gen 2005
Messaggi: 690
Da: london (es)
Inviato: 22-06-2005 18:58  
L`immigrazione in Italia praticamente non esiste. La paura e` creata ad hoc da Silvio Berlusconi attraverso notizie televisive e giornalistiche.

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marcomond

Reg.: 25 Nov 2001
Messaggi: 1968
Da: varese (VA)
Inviato: 22-06-2005 20:46  
quote:
In data 2005-06-22 18:58, londoner scrive:
L`immigrazione in Italia praticamente non esiste. La paura e` creata ad hoc da Silvio Berlusconi attraverso notizie televisive e giornalistiche.



L'intento è un altro, ovvero una serie di considerazioni che a tempo debito arriveranno, per quanto riguarda quello che hai scritto...curati, perchè è il momento che la si pianti una volta per tutte con atteggiamenti tali...fantascienza + demenza + indottrinamento...complimenti...

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greenday2

Reg.: 02 Lug 2004
Messaggi: 1074
Da: reggio emilia (RE)
Inviato: 22-06-2005 20:48  
quote:
In data 2005-06-22 20:46, marcomond scrive:
quote:
In data 2005-06-22 18:58, londoner scrive:
L`immigrazione in Italia praticamente non esiste. La paura e` creata ad hoc da Silvio Berlusconi attraverso notizie televisive e giornalistiche.



L'intento è un altro, ovvero una serie di considerazioni che a tempo debito arriveranno, per quanto riguarda quello che hai scritto...curati, perchè è il momento che la si pianti una volta per tutte con atteggiamenti tali...fantascienza + demenza + indottrinamento...complimenti...




Ma gli rispondi pure?

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Hamish

Reg.: 21 Mag 2004
Messaggi: 8354
Da: Marigliano (NA)
Inviato: 22-06-2005 21:33  
quote:
In data 2005-06-22 18:58, londoner scrive:
L`immigrazione in Italia praticamente non esiste. La paura e` creata ad hoc da Silvio Berlusconi attraverso notizie televisive e giornalistiche.

Ma dai!!!Adesso si esagera proprio...
_________________
IO DIFENDO LA COSTITUZIONE. FIRMATE.

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misaki84

Reg.: 29 Lug 2003
Messaggi: 2189
Da: Montecchio Maggiore (VI)
Inviato: 22-06-2005 22:57  
quote:
In data 2005-06-22 18:58, londoner scrive:
L`immigrazione in Italia praticamente non esiste.



Fai un giretto nel mio paesiello e poi mi dici cos'è che non esiste in Italia.


Io con gli immigrati (che da me sono tantissimi) ci convivo benissimo, con i bengalesi che stanno dirimpetto a casa mia non ho avuto mai nulla da ridire, anzi... l'immigrazione c'è e non si può mettere in dubbio, il fatto è che ci sono vari modi di percepirla e di conviverci. Per alcuni è un problema a priori (e questo è grave) per altri no... poi è ovvio che ogni realtà è a sé...
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Kim Ki-duk è un GENIO del CINEMA

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millio

Reg.: 06 Gen 2005
Messaggi: 2394
Da: cagliari (CA)
Inviato: 22-06-2005 23:05  
In Italia esiste eccome, certo non come a Londra e Parigi ma, sopratutto in certe zone ci sono molti immigrati. A Cagliari non sono poi tanti, quindi magari qui non è che si senta particolarmente l'immigrazione. Ci sono principalmente cinesi, filippini e ucraine. Vicino a casa mia sopratutto molti filippini. Poi naturalmente anche africani, indiani e pakistani ma in numero ridotto. E credo che qui l'attività criminale degli stranieri sia veramente inconsistente rispetto a quella locale.
_________________
IOMA

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RICHMOND

Reg.: 03 Mag 2003
Messaggi: 13088
Da: genova (GE)
Inviato: 23-06-2005 11:35  
quote:
In data 2005-06-22 18:58, londoner scrive:
L`immigrazione in Italia praticamente non esiste. La paura e` creata ad hoc da Silvio Berlusconi attraverso notizie televisive e giornalistiche.



però ora scusa ma ci hai rotto i coglioni.
_________________
L'amico Fritz diceva che un film che ha bisogno di essere commentato, non è un buon film . Forse, nella sua somma chiaroveggenza, gli erano apparsi in sogno i miei post.

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marcomond

Reg.: 25 Nov 2001
Messaggi: 1968
Da: varese (VA)
Inviato: 23-06-2005 19:17  
Gli aspetti che nessuno ancora ha degnato di mettere in gioco sono tanti. Dico nessuno alle sfere alte...i pro dell'immigrazione sono mastodontici. Lavoro, specie per la nostra situazione imprenditoriale. Il PIL cerca di risanare la portata, il lavoro, la manodopera che noi Italiani sembriamo non volerne più sapere ce la mette l'immigrato. Ed è cosa incontestabile. Se tutti non abbiamo più nè la volglia nè il dovere e il volere di immetterci in lavori più umili e faticosi, dove e come l'immagrato non può essere più che utile? Una vita migliore, alla vece di un futuro per la sua famiglia e con la dignità pura di uomo come tutti l'immigrato non può averla? Sì, ed è giusto. Sì e si deve accettare una cosa del genere. Quando si dice che è l'immigrato una risorsa per la nostra economia non si dice il falso. E innescare un processo che gli apporti anche determinati diritti è lecito, sacrosanto, doveroso.

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marcomond

Reg.: 25 Nov 2001
Messaggi: 1968
Da: varese (VA)
Inviato: 23-06-2005 19:23  
Attenzioneperò alla contropartita, che nessuno mette in dubbio, pur alle volte sbagliando, pur alle volte dicendo il giusto. Chi ha parlato di un arricchimento culturale che si interscambia tra "noi" e "loro"...bhè ha fatto male, anzi malissimo i suoi calcoli. nessun arricchimento. La stragrande maggioranza di immigrati, al di fuori di un constesto religioso che non richiede certo spiegazioni non apporta nulla, tantomeneno al nostro contesto culturale. La religione islamica, che pure trova una risposta alle sue esigenze nel nostro paese (pur con pochissima gratitudine, e questo va ammesso) è l'unica fonte pseudo culturale che possiamo avere e anche contestare dati problemi che ne derivano. ma l'integrazione continua, anche se la diversità è così ampia che c'è dell'ipocrisia nell'aria. Il resto, di cultura e di riferimenti appunto culturali e sapienziali non ne detiene nemmeno del 10%. Da romeni a slavi, da albanesi a marocchini, l'immigrato non importa un modello culturale alternativo e riconoscibile. Ha delle usanze, che facilmente entrano in collisione con il nostro stile di vita, o che facilmente si adattano sempre a quest'ultimo.

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marcomond

Reg.: 25 Nov 2001
Messaggi: 1968
Da: varese (VA)
Inviato: 23-06-2005 19:23  
quote:
In data 2005-06-23 19:23, marcomond scrive:
Attenzioneperò alla contropartita, che nessuno mette in dubbio, pur alle volte sbagliando, pur alle volte dicendo il giusto. Chi ha parlato di un arricchimento culturale che si interscambia tra "noi" e "loro"...bhè ha fatto male, anzi malissimo i suoi calcoli. nessun arricchimento. La stragrande maggioranza di immigrati, al di fuori di un constesto religioso che non richiede certo spiegazioni non apporta nulla, tantomeneno al nostro contesto culturale. La religione islamica, che pure trova una risposta alle sue esigenze nel nostro paese (pur con pochissima gratitudine, e questo va ammesso) è l'unica fonte pseudo culturale che possiamo avere e anche contestare dati problemi che ne derivano. ma l'integrazione continua, anche se la diversità è così ampia che c'è dell'ipocrisia nell'aria. Il resto, di cultura e di riferimenti appunto culturali e sapienziali non ne detiene nemmeno del 10%. Da romeni a slavi, da albanesi a marocchini, l'immigrato non importa un modello culturale alternativo e riconoscibile. Ha delle usanze, che facilmente entrano in collisione con il nostro stile di vita, o che facilmente si adattano sempre a quest'ultimo.



A dopo altre considerazioni...

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josebono

Reg.: 14 Gen 2005
Messaggi: 1606
Da: partinico (PA)
Inviato: 23-06-2005 21:38  
In Argentina ci sono 7.000.000 di persone con la cittadinanza italiana...si tornàsero tutte....Che bel guaio per l'Italia!!!!!!!!!!

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