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Autore Il cinema visto dai DS - intervista ad Ezio Di Monte
Petrus

Reg.: 17 Nov 2003
Messaggi: 11216
Da: roma (RM)
Inviato: 23-04-2006 14:33  
Nell’ambito dell’incontro promosso dalla sezione Cinema dei Democratici di Sinistra, nella quale sono stati presentati dei contributi video (il documentario “Oltre il cinema: il cinema” di Donatella Francucci) e multimediali (il blog: www.dscinema.ilcannocchiale.it ), e in cui sono state declinate in ordine sparso tutte le proposte del partito in materia, abbiamo l’opportunità di incontrare Ezio Di Monte, memoria storica della scenografia italiana, attualmente nel direttivo della sezione Cinema del partito di Fassino.
Dietro i baffi e gli spessi occhiali mostra una vivace voglia di illustrare le proprie idee, più che sul cinema, su come vorrebbe che la settima arte fosse trattata dai nostri politici.
“La nostra sezione nasce più di un anno e mezzo fa. L’esigenza è quella di mettere in contatto il partito con tutte quelle che sono le attività produttive legate al cinema. Nel nostro direttivo ci sono tecnici, mestieranze, rappresentanze sindacali. Non era possibile una mancanza totale del partito su questi temi. Abbiamo anche contribuito alla stesura del programma dell’Unione”.
L’iniziativa si rivolge solamente alla realtà romana? gli chiediamo.
“Ovviamente nasce dalla realtà romana, ma si rapporta con tutta la realtà del paese. Ci siamo impegnati in una grande raccolta di materiale a tutti i livelli. Abbiamo intenzione di continuare su questa linea per promuovere incontri a tutto campo”.
Come giudica la situazione attuale alla luce di tutto il lavoro che avete fatto?
“Attualmente la situazione è drammatica. In tutto il Lazio tutto il mondo che si muove attorno al cinema consta di circa 200.000 persone, delle quali il 90% solo nella città di Roma. Un primo e decisivo colpo mortale è stato il taglio del Fondo Unico per lo Spettacolo. I 3/4 dei film in questo modo sono rimasti a casa, e con loro i ¾ degli addetti tecnici, degli artigiani, degli operatori e degli attori. Il cinema movimenta viaggi, ristorazioni, noleggi e artigianato. Senza finanziamento si ferma tutto un mondo. Il Fus è stato tagliato negli ultimi tre anni del 50%”.
Ci viene il dubbio e lo interrompiamo. Ma possibile che non ci siano situazioni che camminino con le proprie gambe?.
“Certo – ci risponde – ci sono alcune situazioni. Ma sono rarissime. Basti pensare al centro sperimentale, che per mancanza di fondi dovrà ridiventare biennale invece che con corsi annui dopo non so quanto tempo. Se si colpisce il cinema, si va a ferire un settore che è inscritto nel dna culturale del nostro paese”.
A questo punto Di Monte stupisce veramente, andando a toccare riferimenti che, data la piega del discorso, mai ci si sarebbe potuti aspettare, forse un po’ azzardati. “Per risvegliare la cultura nel nostro paese occorrono tre tipi di mobilitazioni. Quella che segua le orme dell’Umanesimo, di tipo intellettuale e riflessivo. Una fortissima mobilitazione artistica, prendendo esempio da quel che è stato il Rinascimento italiano e un puntare tutto sulle capacità dell’uomo, vera e propria rivoluzione come potrebbe essere quella illuminista. Se non recuperiamo queste tre tracce e non le aggiorniamo non ci sarà futuro per il nostro paese”.
Cerchiamo di riportare il tutto su un terreno più sporco e combattuto, e gli domandiamo un parere sull’operato delle commissioni governative, a proposito del quale prende una posizione molto soft. “Le commissioni hanno amministrato discretamente quel poco che gli è restato da gestire” si limita a dire.
Gli chiediamo, curiosi, con chi abbia lavorato.
Ho cominciato nel 1967 con un film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. – ci risponde con entusiasmo – Poi ho lavorato con Rosi, con Rossellini, la Cavani e, più recentemente, con Scola. L’ultimo a cui sto lavorando è un film di Virzì su Napoleone, che uscirà prossimamente al cinema. Poi ho fatto moltissima pubblicità e qualche corto”:
Ma Di Monte non ha tempo di parlare del buon vecchio cinema. Il dibattito vero e proprio sta per iniziare, e bisogna prestare occhi e orecchie allo sproloquio di cifre e slogan dal quale stiamo per essere sommersi

già pubblicata qui
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"Verrà un giorno in cui spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate"

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Futurist

Reg.: 30 Giu 2005
Messaggi: 1290
Da: firenze (FI)
Inviato: 23-04-2006 16:55  
2 cose:

1) I finanziamenti statali a cascata nel cinema italiano sono la prima causa del suo declino. Tali finanziamenti furono infatti introdotti negli anni 70' e guarda un po' il cinema italiano ha cominciato ad annichilirsi da quel momento.
E se poi si prendono in considerazione gli sprechi di denaro pubblico lo scenario diventa ancora più allucinante, come ha fatto notare il regista Pupi Avati: “Ogni anno ci sono 30 film in Italia che non escono e sono tutti film finanziati con denaro pubblico. Ci sono, molto spesso, in corrispondenza con questi 30 film che non escono, 30 società che sono state formate per realizzare questi film e che falliscono alla fine della realizzazione dei film”. Affermazioni che si commentano da sole.
Il ministro Urbani ha fatto benissimo a ridimenzionare la spesa pubblica nel cinema, minimizzando gli sprechi ed introducendo l'importanza dei finanziamenti privati con sponsor e pubblicità.

2)Sono d'accordo che vadano rispolvarati i valori del rinascimento e dell'illuminismo con l'individuo posto al centro della società, come suggerisce Di Monte. Perchè è questo che la gente di oggi vuole vedere.
In effetti tutti questi registi post-romantici, post-veristi, post-comunisti tipo Bertolucci andrebbero mandati in soffitta.

[ Questo messaggio è stato modificato da: Futurist il 23-04-2006 alle 16:55 ]

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