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Autore BLOW UP di Michelangelo Antonioni
seanma

Reg.: 07 Nov 2001
Messaggi: 8105
Da: jjjjjjjj (MI)
Inviato: 27-06-2003 11:11  
La londra dei beat.Quelle facce così squadrate,confusa rimembranza dei Fab Four.Ma qui le facce non c'entrano.Non sono loro protagoniste.Piuttosto il silenzio,la meditazione sembra essere padrona di quella Londra un po' deprimente.Il silenzio e Thomas un fotografo.Abituato a vivere in ambienti che sembrano fabbricati su uno stampino quadrato,con modelle capricciose che sembrano di cartapesta e che lui tratta come fossero di cartapesta.La solitudine di Thomas,pur in mezzo alla gente,è accentuata.E così inizia un viaggio surreale nella fosca mattina londinese.E' stupefacente come NOI siamo condotti in questo viaggio.Non c'è musica a disturbare,non c'è alcun suono esterno.Solo il magico e il TAC TAC delle scarpe di Thomas.TAC TAC e il silenzio.Ci si può immergere in pensieri distanti da ciò che si sta guardando senza temere di perdere nulla di rilevante.Ma quando si scorge davanti a noi una distesa verde,allora bisogna riscuotersi.Solitudine e deserto anche qui,eccetto una ragazza.Una ragazza.E un uomo(?).E naturale poi che un uomo virile tenti subito uno sfrontato approccio.E forse è proprio così che Thomas vuole sentirsi,un uomo virile.Ma in quello strano sub-mondo(vedremo poi perchè)nulla delle cose normalmente concepite sono qui attuabili.Questa cappa di silenzio è la più terribile anormalità travestita dalla più sconcertante normalità.In un parco ci devono essere gli alberi,i cespugli.Ma qui gli alberi e i cespugli sembrano solo cartapesta e si riveleranno tremolanti fantocci della realtà vera.E Thomas in tutto questo che parte ha?Forse di vittima,forse di creatore.Fattosta che la solitudine rispecchiata nel paesaggio è la sua.E' un Odisseo girovago senza meta,con una cultura edonista che lo divora e lo distrugge.Testimonianza di questo è il suo studio,vero e proprio sacrario,luogo inviolabile dove si cattura la vita.E in quei momenti di vita catturati può nascondersi un segreto.Un terribile segreto.E allora la solitudine di Thomas diventa terribile chiusura in se stesso,autoannientamento progressivo,alienazione.Il rapporto con le donne diviene innaturale forzato e nessuna emozione lo attraversa più.Quel segreto lo tormenta,lo affligge.Ma esisterà davvero un segreto???

"To Blow up" vuol dire,più o meno,"soffiare via".Un soffio.Un puff.

L'alienazione è totale,se addirittura non sfiora il nichilismo.Quel srgreto esiste o no??Questo spetta a noi spettatori deciderlo,perchè non ci viene detto.Ma,fattostà,che siamo di nuovo nel parco.Quella enorme distesa verde.E un gruppo di scalmanati che scendono da un furgone.Quello che viene giusto dopo è solamente,incredsibilmente,magnificamente geniale,terribilmente.Il vuoto,l'aria,il nulla come tutto,come essssere,come unica cosa esistente...

La distesa sfoca,diviene irreale,la camera si allontana e puff.

Blown up.(soffiato via)
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sono un bugiardo e un ipocrita

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 24-07-2006 15:13  
BLOW UP di Michelangelo Antonioni 1966 (la negazione della evidenza ovvero cogito ergo non sum)

“Ehi ma non avevi detto che eri a Parigi?”
“Infatti sono a Parigi”


Se andate a vedere le critiche del Morandini e del Mereghetti, tanto per citare quelli più popolari, questo film di Antonioni è giudicato abbastanza severamente, il primo dice che il film si perde nel momento in cui il regista ferrarese vuole fare il profondo e spiegare tutto, il secondo lo liquida come “datato”. Le stelline e i pallini assegnati sono non corrispondenti al giudizio scritto (nel senso che sembramo sovrastimati rispetto alla critica) e questo un primo indizio sulla inafferrabilità critica del film. Anche se come prodotto di consumo cinematografico Blow Up ha sicuramente qualche pecca (qualche episodio eccessivamente portato per le lunghe, mi riferisco all’amplesso con le due ninfette o a quello dell’incontro con l’antiquario) e non è fruibile dal grande pubblico (che in effetti non ha mai amato Antonioni) resta l’immenso valore filosofico e rivoluzionario dell’opera. Filosofico perché tratta di un argomento ontologico della nostra esistenza che è la inafferrabilità del reale e la negazione dell’evidenza sensoriale. Rivoluzionario è perché il primo a trattarlo da punto di vista figurativo cercando di suggerire con le immagini qualcosa che è davvero impossibile da rappresentare: ovvero il nulla che ci circonda. Ci sono vari modi di rappresentare la realtà nel cinema: si può evadere da essa e trasfigurarla in maniera grottesca come fa Federico Fellini, si può trasformare la realtà rappresentandola in un sogno dalle connotazioni psicoanalitiche (basta squarciare il velo superficiale ipocrita e falsamente sorridente) come fa David Lynch. Si può anche narrare la realtà “in quanto tale” come fa Vittorio De Sica in Ladri di Biciclette. Oppure si può sottolineare il potere temporale dell’immagine e la dilatazione del ricordo (e paradossalmente dell’oblio) che investe il presente (e il futuro) come fa Alain Resnais in Hiroshima Mon Amour o in L’anno scorso a Marienbad.
Oppure si può narrare per sottrazione (negazione dei sentimenti, negazione dei personaggi, negazione del parlato) fino ad arrivare a negare la realtà stessa. Quello che vediamo è semplicemente falso. L’ingrandimento fotografico (appunto Blow Up) porta alla luce diversi livelli di realtà, ma più ingrandiamo più arriviamo al punto in cui tutto si volatilizza e scompariamo anche noi. Antonioni non si ferma solo al parallelo tra indagine investigativa e indagine conoscitiva del reale.Aggiunge altre due importanti connotazioni filosofico-esistenziali ( e si badi bene NON psicoanalitiche): la prima è che vi sono varie forme d’arte che si avvicinano a rappresentare l’essenziale e l’assoluto della nostra realtà organolettica: nel film viene citata la pittura (quell’astratta puntiforme dell’amico pittore e la perdita assoluta della visione come in milioni di microchip accostati, ma quella è veramente una gamba? Ma quello è veramente un corpo?), viene citata la Musica (notate come David Hemmings insegni a Vanessa Redgrave ad andare contro tempo sentendo un pezzo di swinging jazz), la Architettura (date un occhiata all’appartamento del nostro fotografo e alla progettazione e strutturazione degli ambienti), la Scultura (la visita all’antiquario e l’innamoramento folle per una grossa elica).


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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 24-07-2006 15:13  
E la Letteratura? Il film è tratto da un racconto breve dell’argentino Cortazar dal titolo “La Bava del Diavolo” ma per il resto la parola scritta sembra più indietro rispetto alle altre arti. La marujana sembra potere aprire ulteriori porte della percezione e farci viaggiare restando fermi(notate i due amici in pieno sballo che nemmeno stanno a sentire le proteste di David). Come il Cinema. Infatti il Cinema è una forma di avvicinamento all’assoluto non visibile (si pensi ai magnifici titoli di testa su sfondo verde) e l’omaggio di Antonioni ai fratelli Lumiere è abbastanza evidente (l’uscita di uomini da un dormitorio pubblico assomiglia a quella di operai da una fabbrica come in uno dei primi documentari dei fratelli Lumiere).
La seconda connotazione dipende dalla sceneggiatura, dai dialoghi e dallo svolgimento dei fatti. In effetti se ci fate caso il film procede per una assurda sequenza di finzioni: David Hemmings è un fotografo e non un operaio come sembra all’inizio, la moglie spara bugie al telefono, lui finge di dare il rullino giusto a Vanessa Redgrave, la stessa Vanessa dà un falso numero di telefono, le due ninfette fingono di amare, la fotomodella professionista Verushka finge di dovere andare a Parigi e finge con David l’amplesso nel primo servizio fotografico, la donna dello studio fotografico va a letto con il pittore (bello il suo gesto di esortazione al silenzio). Le stesse foto appese in tutta la casa sembrano una pallida imitation of life contrastante con i colori accesi esaltati dalla fotografia di Carlo Di Palma.
Insomma sembra che le finzioni degli esseri umani, ad un certo punto, si amplifichino a destrutturare la realtà. Antonioni non è un credente, non pensa al trascendente e le sue conclusioni non possono che essere fondamentalmente scettiche.
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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 24-07-2006 15:14  
La scena chiave di quanto sopra esposto è proprio rappresentata dal finale. I mimi che abbiamo visto all’inizio creare un po’ di scompiglio nella tranquilla London di fine anni 60 adesso invadono il parco nel quale si è svolto il presunto omicidio che il nostro fotografo David Hemmings ha creduto di immortalare nel suo servizio fotografico. Rapidamente occupano un campo da tennis e due di essi (un ragazzo e una ragazza) cominciano a fingere una partita a tennis immaginaria con pallina immaginaria. Tutti i mimi presenti seguono con lo sguardo l’alternarsi della pallina da un lato all’altro del campo e uno di essi fingendo di raccoglierla ai bordi del campo, scrolla le spalle in senso di rassegnazione, quasi volesse suggerire l’impossibilità di una scelta diversa. Ad un certo punto con un colpo immaginario più forte, la pallina invisibile finisce fuori campo. Viene chiesto a David Hemmings di raccoglierla.
Qui nasce il nodo fondamentale: o rifiutarsi e interrompere questo gioco dell’assurdo oppure fare parte di questa finzione accettandone le regole e rigettare la pallina in campo. Che trasposto in termini filosofici potrebbe anche significare: ammettere il limite della ragione e accettare un mondo e una realtà fondamentalmente cangiante e inconoscibile oppure affermare il predominio della razionalità e cercare comunque un senso, uno scopo, una finalità in questo universo poliedrico e caleidoscopico.
David Hemmings sceglie di rimandare la pallina ma ha poco dopo una modificazione della sua espressione visiva che corrisponde a un piccolo barlume di realizzazione. Intuisce la vastità del nulla che sta attorno alla nostra esistenza. In quel momento scompare.

Film assolutamente straordinario aldilà dei giudizi negativi della critica contemporanea.
Brian De Palma ne prese spunto per il suo Blow Out (ma naturalmente sono state eliminate tutte le connotazioni filosofiche) anche se il problema da visivo diventa uditivo.
Dario Argento si prese David Hemmings per il suo Profondo Rosso e ci costruì attorno un giallo in cui un dettaglio visivo (la visione dell’assassino in uno specchio) trascurato all’inizio determina lo sviluppo sanguinolento di tutta la narrazione.
Palma d’oro a Cannes 1966

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roccomedia

Reg.: 15 Lug 2005
Messaggi: 3829
Da: Bergamo (BG)
Inviato: 24-07-2006 15:21  
quote:
In data 2006-07-24 15:14, Schizobis scrive:

Film assolutamente straordinario aldilà dei giudizi negativi della critica contemporanea.
Brian De Palma ne prese spunto per il suo Blow Out (ma naturalmente sono state eliminate tutte le connotazioni filosofiche) anche se il problema da visivo diventa uditivo.
Dario Argento si prese David Hemmings per il suo Profondo Rosso e ci costruì attorno un giallo in cui un dettaglio visivo (la visione dell’assassino in uno specchio) trascurato all’inizio determina lo sviluppo sanguinolento di tutta la narrazione.
Palma d’oro a Cannes 1966





Anche Tinto Brass ne trasse ispirazione per il suo noir "Col cuore in gola".

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Dubliner


Reg.: 10 Ott 2002
Messaggi: 4489
Da: sanremo (IM)
Inviato: 24-07-2006 17:00  
io trovo invece che Antonioni sia sia perso nel tentativo di voler fare il figo visionario, e ha confezionato un film a tratti esasperante per lentezza e inconcludenza il tutto aggravato dal fatto di aver scelto un protagonista dal carisma di una foca monaca, forse ha ragione il merego quando dice che il film è invecchiato... non so allora ma visto oggi è anche un po' ridicolo
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Io sono grande. E' il cinema che è diventato piccolo.
I miei dvd

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 25-07-2006 13:59  
Che il film sia lento credo non ci siano dubbi.
Sul fatto che sia datato invece si potrebbe aprire una discussione perchè il tema trattato è universale e fuori dalla dimensione dei richiami temporali.
A me David Hemmings piace e secondo me rappresenta abbastanza bene l'alter ego di Antonioni (dopo Monica Vitti).

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Citizen

Reg.: 12 Ago 2004
Messaggi: 210
Da: Prato (PO)
Inviato: 25-07-2006 17:43  
Blow up è invece un gran film, e concordo con Schizo che esso sia sottostimato dalla critica e dai dizionari del cinema più famosi come Morandini o Mereghetti. Credo, infatti, avendo trattato il film come punto di partenza per una mia Tesi, che Antonioni ci abbia regalato uno dei film più belli degli anni '60. L'indeterminazione che sta dietro Blow-up è l'abbandono da parte del protagonista di qualsiasi corrispondenza oggettiva con la realtà attraverso l'osservazione di essa tramite la sua macchina fotografica. Tutto arriva a scomparire, se mai c'è veramente stato, e ciò che all'inizio appare certo diviene pian piano labile e immaginario.
Ottimo Antonioni, sicuramente migliore del successivo Zabriskie Point...
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Me, I don't talk much... I just cut the hair.

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mescal

Reg.: 22 Lug 2006
Messaggi: 4695
Da: napoli (NA)
Inviato: 25-07-2006 18:02  
All'epoca (quando l'ho visto io, perchè negli anni 60 non c'ero) credo mi fosse abbastanza piaciuto. Ora alcuni episodi del film, a ricordarli, mi sembrano abbastanza imbarazzanti, la partita a tennis dei mimi in primo luogo. Un film che non mi dispiacerebbe rivedere, comunque...

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vietcong

Reg.: 13 Ott 2003
Messaggi: 4111
Da: roma (RM)
Inviato: 25-07-2006 18:22  


..una certa impressione di freddezza, di cerebralità. forse il problema è che l'elemento filosofico è troppo "esposto", troppo affermato attraverso una rappresentazione quasi allegorica. Un problema forse tutto mio, ma preferisco altri tipi di approccio. Ho l'impressione che agli europei manchi la capacità di tradurre problemi filosofici in un linguaggio che sia puramente narrativo e drammaturgico, una prassi inventata dai greci e perfettamente ereditata dal cinema americano.


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La realtà è necessaria a rendere i sogni più sopportabili

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godfew

Reg.: 24 Lug 2006
Messaggi: 453
Da: Pesaro (PS)
Inviato: 26-07-2006 16:17  
A parte che ha la locandina più bella di sempre, nel complesso Blow Up è un buon film, originale nella confezione e ben architettato nel articolazione della sua trama. L'affascinante ambiantazione londinese è poi sicuramente il punto forte, come il suo protagonista, interpretato da un ottimo David Hemmings, anche se poi a volte appare forzato nei suoi atteggiamente da figo, rivelando che Antonioni di quel mondo conosce poco o niente e che viveva di ridicoli preconcetti (demenziale la parte in cui ci sono quei tipi che si fumano una canna e fanno gli sballati come se fossero in trip).
Nonostante queste cadute di stile nel complesso mantiene un'intramontabile aura di fascino che lo inseriscono meritatamente nel novero dei cult movie.

[ Questo messaggio è stato modificato da: godfew il 26-07-2006 alle 16:18 ]

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dan880

Reg.: 02 Ott 2006
Messaggi: 2948
Da: napoli (NA)
Inviato: 31-05-2009 20:46  
film stupendo,da vivere e attraversare dal primo all'ultimo fotogramma.

consigliato anche se non si è interessati al cinema di antonioni e anche se non si riesce a coglierne appieno il significato metaforico.


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sandrix81

Reg.: 20 Feb 2004
Messaggi: 29115
Da: San Giovanni Teatino (CH)
Inviato: 31-05-2009 20:53  
quote:
In data 2006-07-24 15:21, roccomedia scrive:
Dario Argento si prese David Hemmings per il suo Profondo Rosso

tralaltro secondo me sono forse i due film italiani più belli di sempre.
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Quando mia madre, prima di andare a letto, mi porta un bicchiere di latte caldo, ho sempre paura che ci sia dentro una lampadina.

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dan880

Reg.: 02 Ott 2006
Messaggi: 2948
Da: napoli (NA)
Inviato: 01-06-2009 10:00  
dario argento deve non poco all'idea di antonioni di mettere insieme un delitto e il confronto visivo tra realtà e immaginazione.

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