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Autore GLI UCCELLI di Alfred Hitchcock
Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 24-10-2006 09:48  
GLI UCCELLI di Alfred Hitchcock 1963 (ultimo viene il corvo ovvero il rumore del silenzio)

Dopo il successo planetario di Psyco 1960, il grande Hitch propone una storia di apparente catastrofismo ecologico ma che è invece, ad una più attenta lettura, il suo vero testamento spirituale.
Nella pacifica cittadina di Bodega Bay, 100 km a nord di San Francisco, sta succedendo qualcosa di incomprensibile, per oscuri motivi (che rappresentano il McGuffin del film), gabbiani corvi e rondoni iniziano ad attaccare l’uomo, in una terribile escalation di violenza fino ad arrivare all’apocalittico finale. Anche qui una storia apparentemente banale viene trasformata dal mago Hitchcock in una successione di momenti memorabili, colpi di genio registici e approfonditi diversi livelli di lettura. In più in questo caso specifico, c’è l’aggravante dei problemi tecnici ossia come mostrare gli attacchi degli uccelli con trucchi ed effetti speciali in una era pre computer.
Hitch muove la macchina da presa con una sicurezza impressionante: prendete la scena in cui Tippi Hedren (ex modella, scelta da Hitch dopo numerosi provini, la rivedremo un anno dopo nello sfortunato Marnie) aspetta l’uscita dei bambini dalla scuola. Nel parco giochi dietro le sue spalle un primo corvo si appoggia alla struttura metallica, poi altri tre-quattro, a un certo punto la mdp stringe su Tippi e noi perdiamo la visuale di quello che accade dietro le sue spalle, la vediamo ansiosa nervosa, voltarsi verso la scuola. Hitch ha la padronanza assoluta del linguaggio del cinema: indugia in maniera geniale sulla inquadratura della nostra<protagonista (quel tanto che basta affinché lo spettatore angosciato si chieda: cosa succede alle sue spalle?) e poi quando il punto di cottura (dello spettatore) è raggiunto, non inquadra subito la struttura metallica nel parco giochi, ma fa seguire con lo sguardo alla Hedren (e a noi) un solitario corvo che, dopo una breve svolazzata, raggiunge un centinaio di fratelli pennuti appollaiati adesso nella struttura metallica (l’immagine è davvero impressionante). E ancora quando Lidia (la madre di Rod Taylor per intenderci) scopre il cadavere del contadino, Hitch sceglie di inquadrare il morto prima in un dettaglio (un piede insanguinato) e poi con tre stacchi successivi fino al primo piano orribile (con un dettaglio anatomico da brivido) che rappresentano la soggettiva-oggettiva empatica di chi scopre il cadavere. E a proposito di questa scena, Hitch decide di non farci sentire grida di terrore, ma ce lo suggerisce disegnando sul volto di Lydia una espressione da “urlo di Munch”.

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 24-10-2006 09:48  
Questi dettagli estetici non sono fini a sé stessi ma sono incastonati in una trama narrativa che nasconde diverse interpretazioni. Il primo filone interpretativo è quello del ribaltamento di una situazione di onnipotenza, la sadica prova del contrappasso per cui è l’uomo a finire in gabbia e gli uccelli sono lì, fuori, presenti, in attesa, con la decisione del se e quando attaccare, numerosi, invincibili, assordanti nel loro falso silenzio. Determinante è la scena iniziale nel negozio di uccelli, nella quale vengono mostrati decine di uccelli in cattività, fatte varie doppie allusioni (“dovevano metterla dietro le sbarre” oppure “la rimettiamo nella sua gabbia dorata Melanie Daniel”) e inscenata una doppia finzione (quella di Tippi Hedren che finge di essere la commessa del negozio, quella di Rod Taylor che finge di crederci pur avendola riconosciuta) che rappresenta la prima schermaglia di una storia d’amore che si agita tra differenze morali e culturali.
I pappagallini inseparabili sono “Lovebirds” ma tra poco l’unico sentimento che muoverà gli altri uccelli contro gli esseri umani sarà un odio cieco (da cavare gli occhi) e indiscriminato (verranno coinvolti pure i bambini). Ma il secondo filone interpretativo muove più in profondità, andando a scandagliare le apparenti placide acque di Bodega Bay: la scena chiave è quella del ristorante, nella quale, dopo una serie di attacchi dal cielo con morti e feriti, viene scatenata la caccia all’untore ed individuata in Tippi Hedren, la causa di questa orribile vendetta divina, di questa piaga d’Egitto.
Tippi Hedren è una donna ricca e viziata, che ama la dolce vita di Roma (con annesso bagno nella fontana di ekberghiana memoria) e le compagnie maschili; la sua nobile discendenza le ha garantito l’attenzione continua dei giornali e la sua vita privata (torbida) è diventata ben presto di dominio pubblico. La sua presenza è perturbante, generatrice di angosce e insane passioni: è sconvolto Rod Taylor che è fondamentalmente attratto dalla fiamma del peccato (come lo sarà Sean Connery per la cleptomane Marnie), è sconvolta Lydia la madre di Rod Taylor, vedova inconsolabile, che cerca di raccogliere i cocci del suo passato disintegrato per terra e nel frattempo vede avvicinarsi lo spettro della solitudine, è sconvolta Annie, la ex di Rod Taylor, la bravissima Su zanne Pleshette che ha deciso di trasferirsi a Bodega Bay per stare vicino ad un amore ormai finito e che vede liquefarsi tra i riflessi biondi di una ricca viziata ogni sua speranza di riconciliazione. La disintegrazione di questi tre mondi interiori avviene con angosce e tormenti sempre più evidenti. E man mano che la narrazione procede questa atmosfera di turbamento interiore si riflette nella Natura circostante, che in un principio di azione e reazione, si scatena contro l’uomo. Un magnifico espediente di Hitch è quello di non affidarsi alla musica ma ad una serie di suoni e rumori che creano un effetto spettrale: la scena dell’attacco degli uccelli alla casa è tutta giocata su rumori animaleschi, battiti d’ali e versi sempre più vicini. La escalation sonora disegna sui volti dei protagonisti il terrore.

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True love waits...

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 24-10-2006 09:49  
Che contrasto con il primo arrivo di Melanine in barca a Bodega Bay, prima osservatrice (e violatrice dell’intimità della casa di Rod, ove lascia i pappagallini inseparabili) e poi a sua volta osservata dal binocolo di Rod Taylor. Nella soggettiva di avvicinamento alla casa ci aspettiamo un attacco aviario che non arriva, invece il gabbiano si lancia nel primo attacco a sorpresa, approfittando di un nostro abbassamento del sistema di vigilanza, quando invece ci attendiamo l’incontro romantico. Hitchcok usa gli uccelli sul corpo della povera Tippi Hendren (che ebbe un forte esaurimento nervoso durante le riprese) come il coltello della mamma di Norman Bates sulla povera Vivian Leigh in Psyco con inquadrature che si susseguono ravvicinate come colpi di rasoio.”E’ la razza umana piuttosto che rende difficile la vita…” sembra una frase profetica, da “la fine del mondo è vicina”. Stavolta Tippi Hendren è chiusa nella “gabbia –cabina telefonica” e gli uccelli giocano al tiro al bersaglio. La stupidità umana prende il sopravvento nella scena della esplosione della pompa di benzina, con visione post atomica dall’alto che sembra il punto di vista di Dio. Tippi ha una madre assente, Rod una madre troppo presente: perché tendiamo a complicarci la vita? La domanda chiave viene posta alla fine del film, quando vediamo una enorme distesa di uccelli che si perde a vista d’occhio e ha colonizzato tutto l’ambiente circostante.”Che cosa ci aspetta là fuori?”. Gli uccelli sono fermi e minacciosi, quando attaccheranno? Il finale interlocutorio sembra schiarirsi nella visione di un raggio di sole e nei pappagallini inseparabili che trovano un posto nella macchina dei fuggiaschi. Ma c’era in sceneggiatura un finale alternativo ( che non è stato girato per problemi tenici, mancanza di tempo e di fondi) nel quale dalla macchina dei fuggiaschi si nota lo sterminio degli umani compiuto dagli uccelli e una immagine conclusiva (in dissolvenza incrociata) sul golden gate di San Francisco popolato da migliaia di volatili.
Trucchi ed effetti speciali imprestati dalla Walt Disney, con l’uso delle riprese a maschera mobile al sodio che evitano la contaminazione del primopiano con la luce dello sfondo. La macchina Rotoscope era invece utilizzata per isolare le riprese degli uccelli (per i gabbiani quelle di una discarica). Fantastico l’effetto luce nel finale: Rod Taylor apre una porta che non c’è: la magia del Cinema.
Record di inquadrature 371 per i trucchi e last shot composta da 32 pezzi di pellicola!.
Tippi Hedren ferita veramente da becchi di uccelli e schegge di vetro ma questo non le impedì di chiamare la propria figlia con il nome del suo personaggio. Melanie , Griffith.




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quentin84

Reg.: 20 Lug 2006
Messaggi: 3011
Da: agliana (PT)
Inviato: 24-10-2006 15:15  
Un altro capolavoro del grande Hitch.
L'ultimo attacco subito da Tippi Hedren è davvero impressionante : gli uccelli che invadono totalmente l'inquadratura mentre si lanciano su Melanie e l'illuminazione frammentaria è molto bella.

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mookie

Reg.: 03 Mag 2006
Messaggi: 166
Da: Sezze (RM)
Inviato: 24-10-2006 15:44  
ci avrei giurato che dietro agli uccelli ci fosse schizzobis. ci avrei giurato...

...ed ora, caro schizz, non resta che chiudere la trilogia. e tu ed io sappiamo come...eh? (gomitatina reiterata con strizzatina d'occhio a mò di cenno d'intesa)...
_________________
...e non saprai mai se un ricordo è qualcosa che hai, o che hai, invece, perduto per sempre...

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denisuccia

Reg.: 14 Apr 2002
Messaggi: 16972
Da: sanremo (IM)
Inviato: 24-10-2006 16:37  
quote:
In data 2006-10-24 09:49, Schizobis scrive:
”Che cosa ci aspetta là fuori?”



Io adoro Hitchcock. Lo adoro, sul serio. Nonostante questo Gli Uccelli, pur essendo un film che rivedo sempre con piacere, non è tra i miei preferiti. E comunque non è che questo sia importante.
Il tuo "Che cosa ci aspetta là fuori?" è esattamente la domanda che richiama l'apocalisse, il limite della razza umana, soggetto che Hitch introduce grazie a questo film. Ed è stato proprio porre la domanda, l'interesse di Hitch, non tanto la risposta. Ha creato un film che aumenta di intensità e di angoscia, con il passare dei minuti, e nonostante questo alla fine non si riconosce una risposta definitiva, non ci viene concessa una spiegazione ragionevole, nè una soluzione al problema, proprio perchè sottolineare l'impotenza umana davanti alla natura era l'intento del regista, e lo ha fatto, come sempre, perfettamente.
Tra l'altro non ho mai nascosto un ghigno soddisfatto, davanti alle aggressioni alla Hedren, che ho sempre mal sopportato.
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L'improvviso rossore sulle guance di Thérèse, identificato immediatamente come il segno dell'Amore, quando io avevo sperato in una innocente tubercolosi.

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 24-10-2006 18:15  
quote:
In data 2006-10-24 16:37, denisuccia scrive:
quote:
In data 2006-10-24 09:49, Schizobis scrive:
”Che cosa ci aspetta là fuori?”



Ha creato un film che aumenta di intensità e di angoscia, con il passare dei minuti, e nonostante questo alla fine non si riconosce una risposta definitiva, non ci viene concessa una spiegazione ragionevole, nè una soluzione al problema, proprio perchè sottolineare l'impotenza umana davanti alla natura era l'intento del regista, e lo ha fatto, come sempre, perfettamente.




Ma è in questo la genialità!
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"Bisogna prendere il veleno come veleno e il cinema come cinema" - L. Buñuel

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quentin84

Reg.: 20 Lug 2006
Messaggi: 3011
Da: agliana (PT)
Inviato: 24-10-2006 19:03  
Effettivamente la cosa più inquietante non sono tanto le aggressioni degli uccelli in sè, ma il fatto che non si capisce perchè attacchino l'uomo.Una vendetta di Madre Natura ?

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godfew

Reg.: 24 Lug 2006
Messaggi: 453
Da: Pesaro (PS)
Inviato: 24-10-2006 19:08  
Sarà poi dato per scontato. Ma questo film è l'antesignano di tutti gli horror in cui un piccolo gruppo di uomini (sconosciuti e non) si trova prima a dover lottare contro un qualcosa di incomprensibile, poi contro le proprie paure.

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 24-10-2006 19:15  
quote:
In data 2006-10-24 19:08, godfew scrive:
Sarà poi dato per scontato. Ma questo film è l'antesignano di tutti gli horror in cui un piccolo gruppo di uomini (sconosciuti e non) si trova prima a dover lottare contro un qualcosa di incomprensibile, poi contro le proprie paure.



Esattamente, un film germinale, paradigmatico. Insomma un capolavoro assoluto, un "storia" che per l'epoca rappresentò una terrificante, inedita sorpresa (raccontata con tecniche sublimi.., meglio precisare).

Un film immorale, anzi non morale.., anzi nel senso che non è portatore di significati univoci e scontati. Peggio strumentali come accade in tanto cinema "fabbrica sogni in serie ed indotti".

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[ Questo messaggio è stato modificato da: AlZayd il 24-10-2006 alle 19:21 ]

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 24-10-2006 19:18  
Ed è in questo "dietro la porta aperta" la longevità, l'universalità, l'attualutà di un film perfetto sul piano sia contetutistico sia formale, sul piano dei (non) significati. E' "Il corvo", "macchia" nera dell'umana coscienza e delle "società".
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kagemusha

Reg.: 17 Nov 2005
Messaggi: 1135
Da: roma (RM)
Inviato: 24-10-2006 19:26  
quote:
In data 2006-10-24 19:08, godfew scrive:
Sarà poi dato per scontato. Ma questo film è l'antesignano di tutti gli horror in cui un piccolo gruppo di uomini (sconosciuti e non) si trova prima a dover lottare contro un qualcosa di incomprensibile, poi contro le proprie paure.


be si ma questa è effettivamente la base di qualsiasi horror vero (anche precedente a Hich)
c'è un mostro o una serie di mostri che non fanno altro che uccidere e poi c'è un personaggio o una serie di personaggi che non fanno altro che cercare di sopravvivere

questo è l'horror: la morte (che prende le forme del mostro) contro la vita.
nei veri horror (come gli uccelli, come duel, come lo squalo, come It, come la notte dei morti viventi, come alien) il giudizio morale non centra mai perchè si ha a che fare con una rappresentazione della morte non con la cattiveria umana,
questo poi è ciò che distingue l'horror dal thriller.


[ Questo messaggio è stato modificato da: kagemusha il 24-10-2006 alle 19:27 ]

[ Questo messaggio è stato modificato da: kagemusha il 24-10-2006 alle 19:28 ]

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 24-10-2006 19:29  
quote:
In data 2006-10-24 19:26, kagemusha scrive:
quote:
In data 2006-10-24 19:08, godfew scrive:
Sarà poi dato per scontato. Ma questo film è l'antesignano di tutti gli horror in cui un piccolo gruppo di uomini (sconosciuti e non) si trova prima a dover lottare contro un qualcosa di incomprensibile, poi contro le proprie paure.


be si ma questa è effettivamente la base di qualsiasi horror vero (anche precedente a Hich)
c'è un mostro o una serie di mostri che non fanno altro che uccidere e poi c'è un personaggio o una serie di personaggi che non fanno altro che cercare di sopravvivere

questo è l'horror: la morte (che prende le forme del mostro) contro la vita.
nei veri horror (come gli uccelli, come duel, come lo squalo, come It, come la notte dei morti viventi, come alien) il giudizio morale non centra mai perchè si ha a che fare con la morte non con la cattiveria umana,
questo poi è ciò che distingue l'horror dal thriller.


[ Questo messaggio è stato modificato da: kagemusha il 24-10-2006 alle 19:27 ]



Se posso tispondere io, si è vero, ma ci sono modi e modi per rappresntare lo stesso orrore; come ci sono lacrime e lacrime per rappresentare la stessa tristezza. Ammesso poi che ci sia un solo orrore e una sola lacrima... Tutto può sembrare uguale, e lo stesso oggetto, diverso. Questa magia la sanno però compiere solo i grandi autori.
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sloberi

Reg.: 05 Feb 2003
Messaggi: 15093
Da: San Polo d'Enza (RE)
Inviato: 24-10-2006 20:30  
quote:
In data 2006-10-24 09:49, Schizobis scrive:
Fantastico l’effetto luce nel finale: Rod Taylor apre una porta che non c’è: la magia del Cinema.
Record di inquadrature 371 per i trucchi e last shot composta da 32 pezzi di pellicola!.




Meraviglia del cinema in cui, oltre a quella volatile, pure la fauna umana viene rappresentata in maniera eccezionale.

L'aumento della suspence proorzionale all'aumento del numero degli uccelli sui giochi all'esterno della scuola è a mio avviso una delle scene più emotivamente cariche della storia del cinema.

Le informazioni "tecniche" che citi alla fine (tra cui quella che quoto) le hai lette da qualche parte o le hai prese da un'intervista di Hitch? Perchè io avevo visto un dvd con intervista finale che era di una bellezza inaudita e tra le altre cose si parlava di ciò che hai scritto tu. Se non l'hai visto te lo consiglio.
_________________
E' ok per me!

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denisuccia

Reg.: 14 Apr 2002
Messaggi: 16972
Da: sanremo (IM)
Inviato: 24-10-2006 21:01  
quote:
In data 2006-10-24 18:15, AlZayd scrive:
quote:
In data 2006-10-24 16:37, denisuccia scrive:
quote:
In data 2006-10-24 09:49, Schizobis scrive:
”Che cosa ci aspetta là fuori?”



Ha creato un film che aumenta di intensità e di angoscia, con il passare dei minuti, e nonostante questo alla fine non si riconosce una risposta definitiva, non ci viene concessa una spiegazione ragionevole, nè una soluzione al problema, proprio perchè sottolineare l'impotenza umana davanti alla natura era l'intento del regista, e lo ha fatto, come sempre, perfettamente.




Ma è in questo la genialità!




Esattamente!
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