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Autore Videogiochi violenti. Ci risiamo.
placid
ex "eminem"

Reg.: 21 Apr 2001
Messaggi: 2994
Da: Vicenza (VI)
Inviato: 14-11-2006 18:11  
Temi come questo mi suscitano innanzitutto una consapevolezza: sto diventando vecchio.
Già… perché non è la prima volta che il mondo dei videogiochi subisce un attacco gratuito, cioè non necessario, fondato su pretesti, su giustificazioni che somigliano troppo a pregiudizi, per di più generalizzanti. Questo aspetto è, a mio modo di vedere, il più fastidioso perché significa che ci siamo già passati ma non si è risolto un granchè… perché c’è gente che ci ricasca…
Proprio come avvenne qualche anno fa, anzi una decina di anni fa (credo).
Come allora, anche nel 2006 un giudizio assolutamente personale e perciò assolutamente opinabile nei confronti di UN gioco (allora fu Carmageddon, oggi “Rule of Rose”) diventa un giudizio da estendere a tutta la categoria di videogiochi.

Ai tempi di “Carmageddon” l’accusa si estese fino ai Tamagotchi… ed oggi si sbatte in copertina un titolo come questo: “I NUOVI VIDEOGIOCHI: VINCE CHI SEPPELLISCE VIVA LA BAMBINA”.

Sbattere in prima pagina un titolo così violento, portando intere famiglie, bambini compresi, di fronte all’espressione “vince chi seppellisce viva la bambina”, per i moralisti non è di cattivo gusto, nooo... Di cattivo gusto ci sono i videogiochi, però!

Vicino a casa mia c’è un cane che abbaia ogni volta che mi vede, anche se ormai mi conosce, anche se ormai dovrebbe sapere che io non voglio nulla da lui.
È così, tonto, abbaia solo perché è abituato a farlo, abbaia solo perché glielo lasciano fare. Per certi giornalisti è lo stesso.
Quando mancano argomenti… tirano fuori le presunte nefaste conseguenze del consumo di videogames.

Al TG5 hanno detto: “sembra la trama di un film horror, in realtà è un videogioco”.
E perché… se fosse un film horror andrebbe bene, mentre se è un videogame no?
Probabilmente in molti pensano che i film horror non siano per bambini, mentre i videogiochi si, anche se hanno un’etichetta con il vietato ai minori di 18 anni.
Ma nessuno sa cos’è l’etichetta posta in basso a sinistra IN OGNI copertina?
È il responso del Pan European Games Information (noto come PEGI), cioè il sistema di classificazione per fasce d’età relativo ai videogiochi applicato in Europa.
Questo sistema è composto da due elementi distinti ma complementari.
Il primo concerne la classificazione delle fasce d’età, cioè ti dice se il gioco è adatto dai 3 anni, dai 7, dai 12, dai 16 o dai 18. IL secondo prevede l’uso di icone che descrivono il tipo di contenuto “pericoloso” del gioco. C’è l’icona che segnala la violenza, le volgarità, la paura, la presenza di sesso o di droga. Il sistema PEGI permette a genitori e a chi acquista giochi per bambini di SCEGLIERE I PRODOTTI ADEGUATI all’età dei giocatori.

Mi danno veramente fastidio i benpensanti che magari vorrebbero ritirare sul mercato un videogioco, pensando che questo risolva qualche problema disciplinare della nostra gioventù…

Qualche tempo fa lessi un giustissimo (a mio parere) discorso in difesa dei videogiochi. In principio alla libertà di espressione, anche la più discutibile delle immagini o dei pensieri non può essere censurata. Si possono mettere limiti d’età, divieti vari, ma censurare no, quando si parla di espressioni artistiche. Se si giunge oltre, è un altro discorso. Un pedofilo che fotografa le proprie sevizie sui bambini non mette in ballo la libertà di espressione, sia ben chiaro. Là entra nel campo delle leggi penali, in campo giudiziario quindi. Ma qui, nel banale mondo dei videogiochi, non possiamo parlare di leggi penali. Al massimo si può parlare di educazione. Che non è poco. Si può parlare di buon gusto. Che non è poco. Un certo Larry Flint, qualche decennio fa, conquistò il diritto di stampare una delle più famose riviste pornografiche del mondo dicendo al processo le seguenti parole: “Mi potete accusare di essere un uomo di pessimo gusto, ma non un fuorilegge”. A tutto questo però possiamo aggiungere un’altra riflessione: ma se un ragazzo può essere diseducato da un fantasioso e magari inopportuno videogame vietato ai minori di 18 anni, come può reagire di fronte alle immagini trasmesse dai nostri telegiornali? Persino vivendo in una famiglia perbene composta da genitori premurosi, la gioventù viene a contatto con realtà terribili.
In tv, a scuola, sui giornali. Non è stato un videogioco a mostrarmi le immagini di quella madre che picchiava sua figlia appena fuori da un supermercato. Era un telegiornale di pochi anni fa.
Io ricordo le foto di quella donna di colore violentata con una bomba intinta nella marmellata.
Una decina di anni fa su OGGI o su GENTE, non su “Carmageddon”.
Su “Carmageddon” il meccanismo originale del gioco prevedeva l’investimento con l’automobile di figure umane (meglio se vecchi e bambini) con un meccanismo a punti che premiava il giocatore più crudele. Ma era un videogioco, diamine! Agghiacciante, ma era un videogioco!!
James Bulger no!! Porca miseria, James Bulger non era un videogioco!!

Nessuno dei benpensanti si pone nemmeno il dubbio che i videogiochi di oggi non siano (solo) per bambini?

Pare che se per il cinema possano esistere film per adulti, il medesimo discorso non possa riguardare i videogiochi. Che nessuno dica che i videogiochi sono più violenti dei film, intanto perché la verosimiglianza di un film è inarrivabile in un videogioco, poi perché la personificazione attiva che avviene in un videogioco mette in azione la stessa mentalità responsabile della persona che si accende una sigaretta dove c’è scritto IL FUMO UCCIDE, con la differenza che fumandosi una sigaretta ci si rovina pure la salute…

Perciò, quando la Bonamici del TG5 commenta il servizio andato in onda dicendo “veramente non ci si capacita di come si possa essere arrivati a tanto”, io mi chiedo se tale espressione non sia forse più opportuna riflettendo sul fatto che una buona parte del giornalismo dedichi ogni propria attività ad una sorta di "necrofilia" pervasa dalla necessità di rappresentare solo il peggio ed il male insito nella società, magari cercandolo dove nemmeno c'è.

Per i benpensanti va bene che i nostri figli siano bombardati da tutti i più raccapriccianti particolari della morte di Samuele Franzoni. Nei telegiornali, a “Buona domenica”, a “La vita in diretta”, ad ogni ora del giorno. “Gli schizzi di sangue hanno raggiungo il soffitto”, eccetera.
Va bene anche che film come “Hostel” mettano una violenza senza senso dopo l’altra.
Ma se per esempio un videogioco mette in piedi un teorema sull’inevitabilità del male, allora non va commercializzato…

Il TG5 ha mai parlato della dolcezza di videogiochi come ICO, della poesia di SHADOW OF THE COLOSSUS, della spensierata gioia di KATAMARI, del divertimento dell’eye toy, della simpatia di Buzz (dove famiglie si uniscono e si divertono senza dover per forza vincere 500.000 euro).
Qualcuno ha mostrato a Panorama i video di METAL GEAR SOLDIER 4? Kingdom Hearts? Ditemi se un telegiornale ha mai parlato di Kingdom Hearts o Final Fantasy (stupisce poi il fatto che a destare scalpore siano avventure come “Rule of Rose” o “Canis Canem Edit”, mentre ci sono centinaia di videogiochi bellici davvero cruenti, alcuni dei quali risultano essere i più venduti in assoluto; quelli sono forse meno realistici?).

Che poi… un videogioco può avere più responsabilità nella maturità di un ragazzo rispetto per esempio ad una famiglia?
Esemplificando, in un forum (mi pare su console network) ho letto queste parole: “oggi su sky davano alle 9.00 "The exorcism of emily rose", film decisamente sconsigliato ad un pubblico minore di 14 anni, all'inizio del film viene mostrato il classico avvertimento "solo per adulti", ma ovviamente mentre mio figlio cincischiava col telecomando alla ricerca della sua serie preferita (tom & jerry), ero lì pronto ad evitare che per sbaglio si imbattesse in qualche scena del film suddetto. Peraltro un videogioco, che costa in media dai 30 € in su, dovrebbe essere meno rischioso rispetto, per esempio, al classico pornazzo che anche un dodicenne affitta nella macchinetta con la scheda di papà! Ribadisco che per quanto mi riguarda si tratta essenzialmente di un problema di accettazione sociale del videogioco, c'è chi reagisce con isterici allarmismi ma anche chi al contrario, se ne frega, "tanto sono giochini", lasciando magari i propri figli minori liberi di sorbirsi le peggiori porcate senza attuare l'opportuno controllo, che al contrario probabilmente attuerebbe se si trattasse di un film”.

Mi infastidisce anche leggere commenti per cui non si sta demonizzando un titolo perché (come forse sarebbe persino giusto fare) esso è qualitativamente brutto o punta il suo appeal sul fattore sesso & violenza [per quello ci sono bel altri giochi, intendiamoci]. Si sta demonizzando un titolo perché affronta tematiche che, si dice, un videogioco NON DEVE affrontare. Terribile.

Secondo i benpensanti dovremmo lasciare tutto agli psicologi, cioè ai PRETI DEL NUOVO MILLENNIO!!

Invece di preoccuparsi che in Italia, davanti ai bambini, si vive solo di reality show, veline e parolacce (ormai è diventato disgustoso anche seguire paperissima perché non c’è attore che riesca a trattenere qualche imprecazione dopo aver sbagliato una battuta; è questo che mostriamo ai nostri figli?), ci si preoccupa di videogiochi.

Come se i videogiochi occupassero una fetta di giornata degli utenti pari a quella occupata dalle televisioni pubbliche e private.

Non pensano che magari il problema è che a 12 anni i ragazzini si fanno le canne, le ragazzine sanno che Kate Moss è la modella dell’anno dopo che è stata fotografata mentre si faceva una pista di cocaina (ed è per questo che ora è così AMATA), e di esempi del genere ce ne sono tantissimi.

No, il problema (secondo i benpensanti) è uno stramaledettissimo
gioco interessante ma riuscito male, che affronta temi difficili.

Mi viene in mente Lapo, che proprio ieri sera un tg ha incoronato come modello.
Le parole sono state “i ragazzi si vestono come lui”. Applausi.
Ma vi rendete conto che fino a qualche mese fa veniva giudicato per quello che ha dimostrato di essere (UN TOSSICO) ed ora è una moda?!?!
“Una persona unica nel suo stile di vita e con quel tocco che solo lui ha”.
Ehh!?!? Ma ci rendiamo conto?!?!

Poi il TG5 mostra i ragazzini che davanti ad un negozio dicono “Si, si, chiunque può venire qua e comprarsi un gioco vietato ai minori di 18”, mentre ci chiedono la carta d’identità se per esempio compriamo un film vietato ai 18 come “8 millimetri” o “Cose molto cattive”. Vero?

E i film di Boldi-De Sica sono i più visti di Natale.
Quelli sono proprio educativi…
Applausi.

Perciò mi fa ridere il direttore di Panorama che dice a Radio Monte Carlo: “se un ragazzo va in un negozio e compra un gioco vietato ai 18, il negoziante glielo permette”. Ah ah, se un ragazzino di 13 anni va a comprarsi il dvd dell’Esorcista da MediaWorld, non glielo permettono?

“veramente non ci si capacita di come si possa essere arrivati a tanto”

Che si riferisse al Wrestling?
No.

Che si riferisse a CSI, che in prima serata non è proprio il massimo?
No.

Ma, sia chiaro, non voglio spostare l’accusa sulla tv, cerco solo di fare un paragone.

L’errore secondo me è spostare la responsabilità dai genitori agli sviluppatori di videogiochi, per esempio. Lo stesso errore che sposta la responsabilità dai genitori alle tv. Tutto qui.

Altra citazione: “aneddoto, mio cuginetto 12 anni a casa mia vede che ho gta s.a. mi chiede di prestarglielo, io rifiuto categoricamente, non tanto per la non voglia di dargli il gioco, ma perchè so che è un gioco non adatto ad un bambino stupido (mi duole dirlo ma è così nel suo caso) di 12 anni... bhè che dire, con i miei zii ho fatto la figura del "bastard fig di put gran farabut lup mannar" perchè non volevo prestare il gioco al cuginetto... fatto sta che alla fine taglio la testa al toro e glielo preso, tanto poc poco sarebbe uscito da casa mia e avrebbe costretto la madre a comprarglielo quindi... le ho provate tutte... ponendole anche il quesito ....faresti vedere un pornazzo o l'esorcista a tuo figlio di 12 anni? risposta... ma che c'entra, quello è un videogioco...
Appunto, è questo il problema. Come i videogiochi vengono percepiti dal grande pubblico. E se mi permetti, fino a quando verranno considerati giocattoli, mi sembra normale che la gente, senza approfondire l'argomento, si scandalizzi di un giocattolo in cui s'inchioda gente in una bara. Chi dovrebbe preoccuparsi di farsi conoscere e far capire che i videogiochi possono essere un prodotto maturo e da adulti? Non sarà che tutta questa storia alla fine fa comodo a tutti, perché la pubblicità, anche se negativa, è pur sempre pubblicità e i soldi dei bambini, o dei loro genitori, che giocano a un GTA qualunque fanno numero come e quanto quelli del trentenne che si diverte con Ico? Che grandissimo squallore, non ci sono parole..”

Un’altra citazione, a mio modo di vedere molto molto molto infelice. In una recente intervista Ricky Tognazzi ha detto, con aria rassegnata:
“oggi tuo figlio ti chiede in regalo la play e GTA, e tu cosa fai? non glieli compri?”

Rispondete anche voi.

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cabal22

Reg.: 15 Mar 2006
Messaggi: 2812
Da: Livorno (LI)
Inviato: 24-11-2006 20:07  
Videogiochi violenti? Ma dove? Provate questo:

http://www.armorgames.com/games/darkcut_popup.html

[ Questo messaggio è stato modificato da: cabal22 il 24-11-2006 alle 20:08 ]

[ Questo messaggio è stato modificato da: cabal22 il 24-11-2006 alle 20:09 ]

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Janet13
ex "vinegar"


Reg.: 23 Ott 2005
Messaggi: 15804
Da: Cagliari (CA)
Inviato: 24-11-2006 20:29  
quote:
In data 2006-11-24 20:07, cabal22 scrive:

[ Questo messaggio è stato modificato da: cabal22 il 24-11-2006 alle 20:08 ]

[ Questo messaggio è stato modificato da: cabal22 il 24-11-2006 alle 20:09 ]


cabal, ho letto la tua prima versione del post e non capivo!!

Comunque, tornando in topic...
effettivamente son d'accordo con quanto scritto da placid, dovrebbero essere primariamente i genitori i primi a controllare i figli, ma purtroppo non sempre possono star loro col fiato sul collo.

Certo, la dichiarazione di Ricky Tognazzi è abbastanza stupida e non è il primo genitore che sento farla, è tipico dei padri e madri che poi avranno i figli super viziati...

Proprio ieri con mia madre discutevo sulla multa ad Italia1 per i Griffin e sostenevo come ora che debbano essere i genitori a impedire ai figli di rimanere svegli oltre una certa ora o giocare con determinati giochi, ma i genitori non sono onnipresenti, e i figli potrebbero entrare in contatto con questi giochi in altro modo.
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"Mi scusi ma... non m'ha già visto in qualche posto?"
"Ricordo il nome ma non la faccia"

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cabal22

Reg.: 15 Mar 2006
Messaggi: 2812
Da: Livorno (LI)
Inviato: 25-11-2006 17:03  
quote:
In data 2006-11-24 20:29, Janet13 scrive:
quote:
In data 2006-11-24 20:07, cabal22 scrive:

[ Questo messaggio è stato modificato da: cabal22 il 24-11-2006 alle 20:08 ]

[ Questo messaggio è stato modificato da: cabal22 il 24-11-2006 alle 20:09 ]


cabal, ho letto la tua prima versione del post e non capivo!!




Inizialmente per sbaglio avevo postato solo il link del sito, poi l'ho sostituito con quello del gioco vero e proprio. Te mi hai "beccato" proprio mentre facevo il cambio. lololol eheheeh lololol ugh

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