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Autore Professione:Reporter di Michelangelo Antonioni
Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 29-01-2007 15:27  
In questo film, uno dei migliori del grande maestro ferrarese, viene affrontato, tra gli altri argomenti, quello della irrapresentabilità della morte.

Per Michelangelo Antonioni la morte non può essere inquadrata con una carrellata in avanti, con una zoomata, con un primo piano insistito (atto di sciacallaggio per spettatori di telegiornali avidi di disgrazie). E allora come uscire da questa fase di stallo?: ecco il piano sequenza finale di sette minuti che è entrato di diritto nella storia del Cinema.



Analizziamolo questo piano sequenza: per poterlo eseguire Antonioni ha dovuto ricorrere ad alcuni artifici tecnici (undici giorni di riprese per sette minuti!): la cinepresa che carrella verso l’inferriata, lungo un binario sistemato sul soffitto e quando si affaccia sulla piazza antistante è agganciata da una gru, tramite un giroscopio che neutralizza le sue inevitabili oscillazioni. La partenza è dall’interno della camera d’albergo dove sta Locke-Robertson-Nicholson, vediamo inquadrati solo gli arti inferiori del protagonista su un letto, poi un movimento di lato, uccelli, il fischio di un treno, una macchina, la camera inizia il suo lentissimo avvicinamento alle inferriate della finestra. La griglia di ferro sembra invalicabile e separa questo mondo interiore privo di vita e di rumore da quello esterno nel quale sentiamo voci stanche del tardo pomeriggio (alle cinque della sera), suoni di corrida, trombe sfiatate. Poi i rumori si fanno sempre più incalzanti, Maria Schneider appare e scompare dal campo di sguardo (sembra un animale irrequieto), un bambino gioca con un cane,un rumore di macchina, una frenata, uno sbattere di portiera e uno di porta, per chi suona la campana?, un colpo secco (uno sparo al silenziatore?), uno dei due sicari parla con Maria Scneider (è complice?), suono di tromba ancora, macchina in allontanamento. Jack-David-David sei libero adesso, una sirena, voci concitate e la camera nel suo lento avvicinamento ha valicato il confine. Siamo nel mondo esterno, la mdp ruota a semicerchio e seguendo i poliziotti ritorna verso l’albergo, verso la stanza, verso l’inferriata, per scoprire che il momento della morte è già passato, che Locke-Robertson-Nicholson è volato fuori dalla gabbia, che il volo negato dalla realtà visibile (ed udibile) è diventato magia invisibile del cinema che si perpetua all’infinito.

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