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Autore L'economia del centrosinistra
Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 26-07-2007 17:12  
quote:
Infatti tu dici che se i progetti di un imprenditore vanno in porto è grazie anche al lavoro dei dipendenti. Tale affermazione è vera ma non dimostra proprio nulla, tantomeno che i dipendenti maturino diritti sull'azienda oltre a quelli indicati dal contratto.


Questo modo di replicare sputando sentenze senza giustificare le proprie asserzioni è infantile e totalitario.
Per quale motivo il cuoco dipendente non può maturare diritti oltre al salario per il lavoro prestato?
Questo non l'hai spiegato.
Le tue affermazioni infatti sono degli ISPE DIXIT, che naturalmente non valgono nulla in quanto manca l'argomentazione che le sostiene.
Al contrario di te invece mi sono fermato a motivare perchè il cuoco deve maturare dei diritti sulle scelte di gestione e di partecipazione; motivazioni che ancora non hai preso in considerazione.

Tralascio poi l'esempio veramente comico del panettiere e dei diritti sul tuo stato di salute. Tu sei solamente il cliente del panettiere, non un suo collaboratore , e il discorso verte (forse non hai ancora inquadrato l'argomento) sul rapporto di interazione tra persone che lavorano nella stessa impresa, e non sul rapporto che dovrebbe intercorrere tra l'impresa e il cliente.
L'esempio che porti è il classico cavolo a merenda.
_________________
E' una storia che è successa ieri, ma io so che è domani.

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 26-07-2007 17:15  
Ma vedi tenenbaum tu continui a ignorare l'obiezione che ti è stata posta.

quote:
ora se una persona non capisce che io devo realizzare il MIO PROGETTO e non quello di altri io non ci posso fare nulla


Ma allora perchè non lavori da solo?
Se il progetto è tuo, l'idea è tua, i soldi iniziali sono i tuoi, perchè non realizzi la tua opera con il tuo unico sforzo?
Che bisogno hai di chiedere aiuto a collaboratori?
La risposta è molto semplice, ed è appunto perchè senza di loro il tuo progetto è cacca secca o aria fritta.

Per riprendere l'esempio del sig. pasticciere Aresu, egli ha realizzato un' attività di successo e la porta avanti ma non da solo, grazie al contributo di tutti coloro che collaborano con lui.
E' impensabile che in un sistema Democratico il collaboratore che da 10 anni lavora con lui non possa avere voce in capitolo sulle scelte di produzione , in quanto se il sig. Aresu ha messo la fondamentale idea di successo, il commesso l'ha realizzata e senza il commesso il sig. Aresu sarebbe una perfetta nullità, diversamente il sig. Aresu non avrebbe chiesto la sua collaborazione per ottenere quel successo di cui si vanta oggi.

Pertanto non si sta chiedendo al sig. Aresu di rinunciare alla possibilità di continuare a scegliere la linea e lo stile dei prodotti pasticcieri, ma di mettere democraticamente ai voti la sua proposta e la maggioranza di tutto il personale che interagisce stabilmente nell'attività sceglie la linea da seguire. Il sig. Aresu può fare la sua proposta , può convincere la magioranza ad affidarsi alla sua pianificazione aziendale, ma tale processo deve avvenire a maggioranza ,dove una persona esprime un voto, e il voto del sig. Aresu vale quanto quello del suo commesso, per i motivi sopra descritti per cui le fortune del sig. Aresu sono addebitabili a lui e a tutti coloro che hanno permesso il suo successo tramite il loro lavoro, che se non era creativo come il suo era sicuramente di alta professionalità manuale , dato il successo dei pasticcini.

In un sistema del genere ogni persona è responsabile del proprio destino e non in balia di un tiranno che non ha alcun diritto alla proprietà della pasticceria quando il suo rischio d'investimento iniziale è stato abbondantemente ripagato grazie alla collaborazione di tutti.

In un sistema del genere in caso di cattive scelte o sfortuna o quasiasi altra cosa la responsabilità cade sulla maggioranza delle persone che hanno democraticamente votato una proposta di gestione; nel vecchio sistema la scelta sbagliata del signor Aresu (ad esempio non si rende conto che il suo pasticcino non ha più mercato e occorre qualcosa di nuovo) ricade anche su coloro che hanno sempre lavorato con lui ma non hanno mai avuto il diritto di metterci parola, e pagano gli errori del sig. Aresu .

E non c'è nulla di più feudale , totalitario e antidemocratico di un simile sistema.

_________________
E' una storia che è successa ieri, ma io so che è domani.

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MARQUEZ

Reg.: 23 Feb 2006
Messaggi: 2117
Da: Firenze (FI)
Inviato: 26-07-2007 19:17  
quote:
In data 2007-07-26 17:15, Quilty scrive:
Ma vedi tenenbaum tu continui a ignorare l'obiezione che ti è stata posta.

quote:
ora se una persona non capisce che io devo realizzare il MIO PROGETTO e non quello di altri io non ci posso fare nulla


Ma allora perchè non lavori da solo?
Se il progetto è tuo, l'idea è tua, i soldi iniziali sono i tuoi, perchè non realizzi la tua opera con il tuo unico sforzo?
Che bisogno hai di chiedere aiuto a collaboratori?
La risposta è molto semplice, ed è appunto perchè senza di loro il tuo progetto è cacca secca o aria fritta.

Per riprendere l'esempio del sig. pasticciere Aresu, egli ha realizzato un' attività di successo e la porta avanti ma non da solo, grazie al contributo di tutti coloro che collaborano con lui.
E' impensabile che in un sistema Democratico il collaboratore che da 10 anni lavora con lui non possa avere voce in capitolo sulle scelte di produzione , in quanto se il sig. Aresu ha messo la fondamentale idea di successo, il commesso l'ha realizzata e senza il commesso il sig. Aresu sarebbe una perfetta nullità, diversamente il sig. Aresu non avrebbe chiesto la sua collaborazione per ottenere quel successo di cui si vanta oggi.

Pertanto non si sta chiedendo al sig. Aresu di rinunciare alla possibilità di continuare a scegliere la linea e lo stile dei prodotti pasticcieri, ma di mettere democraticamente ai voti la sua proposta e la maggioranza di tutto il personale che interagisce stabilmente nell'attività sceglie la linea da seguire. Il sig. Aresu può fare la sua proposta , può convincere la magioranza ad affidarsi alla sua pianificazione aziendale, ma tale processo deve avvenire a maggioranza ,dove una persona esprime un voto, e il voto del sig. Aresu vale quanto quello del suo commesso, per i motivi sopra descritti per cui le fortune del sig. Aresu sono addebitabili a lui e a tutti coloro che hanno permesso il suo successo tramite il loro lavoro, che se non era creativo come il suo era sicuramente di alta professionalità manuale , dato il successo dei pasticcini.

In un sistema del genere ogni persona è responsabile del proprio destino e non in balia di un tiranno che non ha alcun diritto alla proprietà della pasticceria quando il suo rischio d'investimento iniziale è stato abbondantemente ripagato grazie alla collaborazione di tutti.

In un sistema del genere in caso di cattive scelte o sfortuna o quasiasi altra cosa la responsabilità cade sulla maggioranza delle persone che hanno democraticamente votato una proposta di gestione; nel vecchio sistema la scelta sbagliata del signor Aresu (ad esempio non si rende conto che il suo pasticcino non ha più mercato e occorre qualcosa di nuovo) ricade anche su coloro che hanno sempre lavorato con lui ma non hanno mai avuto il diritto di metterci parola, e pagano gli errori del sig. Aresu .

E non c'è nulla di più feudale , totalitario e antidemocratico di un simile sistema.



è sempre un piacere leggerti caro Quilty perché dici sempre le cose giuste.
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«E' vietato fare la cacca per terra, giusto? Bene, la pubblicità è come la cacca: puzza e fa schifo…».
Piergiorgio Odifreddi

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 27-07-2007 10:28  

Ma no posso anche scrivere delle cazzate, ma almeno le sostengo con un'argomentazione che può essere contestata entrando nel merito della questione.


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E' una storia che è successa ieri, ma io so che è domani.

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Futurist

Reg.: 30 Giu 2005
Messaggi: 1290
Da: firenze (FI)
Inviato: 27-07-2007 12:01  
quote:
In data 2007-07-26 17:12, Quilty scrive:
Innanzitutto non è affatto vero che essere lavoratori dipendenti è una scelta: ci sono tanti laureati che non riescono a trovare un posto di lavoro e si devono accontentare di cosa offre il mercato del lavoro.
In secondo luogo a ciascuno il lavoro secondo le sue possibilità (intellettuali, economiche...). Un dipendente cuoco di un grande ristorante che non riesce a compiere la minima operazione algebrica o equazione ed è nullatenente è invece un mago della creatività culinaria e grazie al suo talento e contributo porta avanti il successo di quel ristorante nel quale è sempre e solo un dipendente.
Il fatto che venga pagato per la sua manodopera non implica un'esclusione dalle scelte di gestione dell'attività in cui lavora; al contrario, dato il suo fondamentale contributo egli dovrebbe esserne pienamente partecipe.



E quindi? Il cuoco viene pagato, gli viene lasciato margine di scelta nel suo settore. Con quale presunzione potrebbe vincolare la scelta degli arredi del locale o di quanti camerieri assumere... che ne sa, non è di sua competenza.
Che poi, secondo la tua distorta visione, tutti i dipendenti dovrebbero avere tali diritti decisionali... quindi anche quello che pulisce i cessi del ristorante dovrebbe partecipare alla decisione di quali piatti mettere sul menù alla pari del cuoco e di tutti gli altri dipendenti... un non senso.

La tua prima affermazione poi richiama il classico concetto comunistoide del ricatto sociale... ma guarda che non funziona. Del resto se il mercato del lavoro offre poco è causa anche della mancanza di iniziativa individuale. Un laureato può sempre fondare una propria attività o unirsi ad altri per farlo.
In ogni caso se un laureato ha delle competenze e non riesce a farsi assumere o a vendere le proprie idee vuol dire che le sue competenze sono inutili... tipo i laureati in teologia... a che servono...
_________________
"Verso l'infinito e oltre, per arrivare là dove nessu uomo è mai giunto prima"

"trascendere le limitazioni umane e padroneggiare l'universo" (medaglia Fields)

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Futurist

Reg.: 30 Giu 2005
Messaggi: 1290
Da: firenze (FI)
Inviato: 27-07-2007 12:31  
quote:
In data 2007-07-26 17:15, Quilty scrive:
La risposta è molto semplice, ed è appunto perchè senza di loro il tuo progetto è cacca secca o aria fritta.


Ma allora una pasticceria sarebbe aria fritta anche senza fornitori alimentari, trasportatori, produttori di energia elettrica, muratori che l'hanno costruita e così via... dovrebbero avere voce in capitolo anch'essi? Uno dovrebbe vivere come l'uomo delle caverne in un isola deserta per realizzare un prodotto che sia unicamente opera sua (anche se al massimo un uomo disconesso dalla società può fabbricarsi una clava e forse un paio di mutande di pelliccia...)
Anche te Quilty non potresti scrivere se la maestrina non te lo avesse insegnato... allora la maestrina ha il diritto di mettere bocca su ciò che scrivi? Non ha senso. La maestrina è stata pagata.

L'affermazione "se tizio contribuisce a fare un prodotto dietro pagamento di caio allora tizio ha il diritto di decidere che farne del prodotto alla pari di caio" semplicemente non ha senso logico, non c'è alcuna consequenzialità deduttiva. E' solo una tua personalissima, contraddittoria e inapplicabile opinione.
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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 28-07-2007 11:08  
quote:
In data 2007-07-27 12:31, Futurist scrive:

L'affermazione "se tizio contribuisce a fare un prodotto dietro pagamento di caio allora tizio ha il diritto di decidere che farne del prodotto alla pari di caio" semplicemente non ha senso logico, non c'è alcuna consequenzialità deduttiva.



Questa affermazione virgolettata è un tuo pensiero, non certo il mio,sono concetti tuoi che metti in bocca ad altri.
Non ho mai scritto nulla di simile, semmai il mio pensiero è :
se tizio contribuisce a fare un prodotto in collaborazione con caio allora tizio ha il diritto di decidere che farne del prodotto alla pari di caio.

Si sta parlando di problemi sistemici vasti ed è necessario circoscrivere bene gli argomenti per ogni punto specifico.
L'argomento principalmente dibattuto ora tratta di persone che interagiscono tra loro all'interno di un'impresa contribuendo con il loro lavoro a portare avanti una determinata pianificazione aziendale.

Capirai ( se ce la fai) che il rapporto che intercorre tra la mia maestra e il mio apprendimento non rientra in questa categoria in quanto io studente non offro alcuna prestazione lavorativa salariata.
Questi esempi che nulla c'entrano con l'argomento non fanno altro che denotare la totale incapacità dell' interlocutore di elaborare concetti sui temi di discussione, sviando continuamente.

L'analisi si è finora limitata alla collaborazione lavorativa all'interno di un'azienda, non riguarda clienti, fornitori , esterni all'attività produttiva, i quali a loro volta saranno parte di un'altra catena di produzione che dovrà rispondere agli stessi principi esposti ma sempre all'interno della struttura in cui operano.

La questione posta dal principio infatti è la prestazione lavorativa interna(che comprende ovviamente la ricerca di clienti che recapitino le materie prime al pasticciere)alla ditta,altrimenti la pasticceria dovrebbe mettere naso anche nella produzione dei campi di grano che il contadino coltiva per fare arrivare la farina al negozio, il che ovviamente è un'assurdità che può essere concepita solamente da un interlocutore che continuamente elude lo specifico argomento trattato.

Per tornare quindi alla questione del ristorante di successo , manca ancora una volta l'argomentazione che sostiene il ragionamento di tale Futurist,che procede in base a sentenze non dimostrate, se si esclude il concetto che che il cuoco non è competente a scegliere gli arredi del locale.
Ma nemmeno il titolare è competente in questioni culinarie, il che naturalmente non giustifica il fatto che il primo non abbia potere decisionale e il secondo sì.

Il personale addetto alle pulizie svolge un ruolo fondamentale all'interno del ristorante: un locale sporco, maleodorante non solo viene fatto chiudere in breve tempo da una qualsiasi ispezione Asl, ma non è nemmeno tenuto in considerazione da chi voglia andare a cena fuori gustandosi un buon piatto senza qualche nauseante odore proveniente dai servizi igienici o con la sorpresina della cimice nella minestra.

Quindi stiamo parlando di servizi lavorativi fondamentali che ciascuno apporta con il suo lavoro , ognuno indispensabile e imprescindibile.
L'addetto alle pulizie potrà non capirci nulla di pianificazione aziendale ,ovvero come gestire la clientela, le fatture, le ordinazioni ai vari fornitori eccetera, il che naturalmente non è una condizione sufficiente per escluderlo dal voto per la scelta della direzione , diversamente dovremmo togliere il diritto di voto alla casalinga di Brescello che non capisce assolutamente nulla di economia di mercato, eppure il suo voto conta come quello del professore universitario che si reca alle urne per decidere a quale schieramento e a quale proposta economica affidare la gestione del paese nel quale vive.

La partecipazione è un concetto democratico estendibile a chiunque contribuisca in quanto parte di un sistema.

Questo è il motivo ribadito per cui il cuoco e l'addetto alle pulizie hanno pienamente il diritto alla scelta della gestione e dei profitti.

Puoi smontare questo punto o preferisci divagare ulteriormente?

Tenendo in considerazione ovviamente quanto precedentemente detto sulla proprietà del mezzo di produzione , sul rischio d'impresa e la collaborazione di tutti coloro che partecipano nel ripagare il debito iniziale.
_________________
E' una storia che è successa ieri, ma io so che è domani.

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Futurist

Reg.: 30 Giu 2005
Messaggi: 1290
Da: firenze (FI)
Inviato: 28-07-2007 13:11  
quote:
In data 2007-07-28 11:08, Quilty scrive:se tizio contribuisce a fare un prodotto in collaborazione con caio allora tizio ha il diritto di decidere che farne del prodotto alla pari di caio.

E perchè mai. Cambiare le parole non ti servirà a dare logica a questa frase, che continua a non avere senso. Persisti nell'ignorare che un dipendente realizza solo una parte, è un mero esecutore, che vende estemporaneamente la sua opera al datore di lavoro dietro ricompensa. Il datore di lavoro è un compratore, infatti paga il dipendente da cui compra, quindi alla fine della realizzazione il prodotto è suo e solo suo, perchè lo ha pagato parte per parte ai vari dipendenti e ora lo possiede per intero.
quote:
In data 2007-07-28 11:08, Quilty scrive:Capirai ( se ce la fai) che il rapporto che intercorre tra la mia maestra e il mio apprendimento non rientra in questa categoria in quanto io studente non offro alcuna prestazione lavorativa salariata.

E già, ma nel mio esempio tu fungi sia da datore di lavoro che da prodotto mentre la maestra è il dipendente...
ragionando infatti si tende a ipotizzare situazioni estreme per individuare contraddizioni, non mi stupisce che tu non sia in grado di capire.

quote:
In data 2007-07-28 11:08, Quilty scrive:il che ovviamente è un'assurdità che può essere concepita solamente da un interlocutore che continuamente elude lo specifico argomento trattato.

Ovviamente. Peccato che io non abbia affatto eluso ma sviluppato l'argomento trattato.
Infatti parlare di produzione interna all'azienda come fosse una definizione facilmente distinguibile ha ben poco senzo perchè la produzione aziendale può essere suddivisa in reparti o uffici che lavorano separatamente, ognuno dei quali può essere ulteriormente suddiviso in sottoreparti e sottouffici fino ad arrivare alla parte di prodotto realizzata dal dipendente singolo. Si può anche notare come all'occorenza le aziende possano rimpiazzare reparti, uffici e individui con altre aziende (come accade per esempio nei subappalti). Quindi se la Mc Donald's invece di comprare il manzo dall'azienda Inalca decidesse di produrre lei stessa il manzo creando un apposito reparto allevamenti interno all'azienda i pastori guadagnerebbero, sviluppando il tuo ragionamento, voce in capitolo su come fare il big mac, al contrario di quanto non avvenisse nello schema precedente.
Del resto il c.d.a. di mc donald's potrebbe decidere di far pulire i propri locali ad aziende esterne, quindi i dipendenti dei servizi igienici perderebbero di colpo voce in capitolo sul mc donald's perchè trasferiti al di fuori della produzione interna.
Naturalmente tutto ciò è insensato. In realtà quando due soggetti del diritto (quindi aziende o individui) firmano un contratto su cui c'è scritto che i soggetti hanno o meno voce in capitolo quella rimane l'unica verità applicabile. Perchè tale diritto non è innato ma è concordato tra due soggetti. Se non ti va bene non concordi.

quote:
In data 2007-07-28 11:08, Quilty scrive:Ma nemmeno il titolare è competente in questioni culinarie, il che naturalmente non giustifica il fatto che il primo non abbia potere decisionale e il secondo sì.

Ma il secondo viene PAGATO PAGATO PAGATO dal primo. Se compri una cosa ti deve piaccere altrimenti non la compri e la comprerà qualcun'altro. Se assumi un dipendente deve compiacerti altrimenti non lo assumi e lo assumerà qualcun'altro.

La partecipazione è un concetto democratico estendibile a chiunque contribuisca in quanto parte di un sistema.
Sì, certo, parte di un sistema, sì sì, ma che cavolo vuol dire?
Il dipendente appartiene ad un unica azienda: la sua. Proprio così, un individuo è l'azienda di se stesso che decide e opera nelle sue competnze e si subappalta ad altre aziende. Tu sei libero Quilty, decidi tu il tuo scopo, questa è democrazia.
_________________
"Verso l'infinito e oltre, per arrivare là dove nessu uomo è mai giunto prima"

"trascendere le limitazioni umane e padroneggiare l'universo" (medaglia Fields)

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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 31-07-2007 11:12  
Che ridere Futurist.

Alla fatidica domanda "perchè il cuoco del ristorante non può essere alla pari con il titolare, date le premesse argomentate" sei riuscito alla fine di 4 pagine a scrivere che le mansioni principali di gestione non sono di sua competenza.
Alla replica sul fatto che nemmeno le questioni culinarie sono di competenza del titolare, che la qualità del cibo e la pulizia sono servizi imprescindibili per un ristorante di successo, l'ulteriore risposta è che il cuoco viene pagato.

Ora io non posso credere che dopo 4 pagine tu non abbia ancora letto ( o se letto capito) le argomentazioni proposte.
Il datore di lavoro dove li prende infatti questi soldi con cui paga il dipendente?
Li fabbrica a casa ,di notte?
I soldi sono il contributo di tutto il personale che partecipa all'attività ; senza il grande cuoco il gestore può farsi delle pugnette e ben poco profitto.

La questione infatti verte sin dal principio sul contributo che il personale che interagisce in un'attività commerciale apporta con il suo lavoro per il successo dell'attività economica.
Dopo 4 pagine ancora non sei riuscito a inquadrare la questione. Complimenti per l'acume delle tue risposte.
Attendo quindi ancora argomentazioni sulla legittimità di questo titolare a gestire la pianificazione e i soldi guadagnati nell'impresa, sempre ovviamente prendendo in questione le argomentazioni già proposte in queste pagine.

Per il resto il discorso è già stato ampiamente affrontato: ciascuna attività risponde al suo interno della pianificazione. Il Mac Donald che affida la pulizia a un'impresa rientra nella categoria di esempi già descritti: il personale della ditta di pulizie risponde a criteri interni alla ditta e tratta il Mac Donald come un cliente esterno a cui fornisce un servizio.
Le decisioni di gestione rimangono pertanto interne ad ogni attività (non c'è principio più elementare di questo federalismo economico) pur essendo inevitabilmente interconnesse con altre imprese, così come del resto ciascuna azienda non vive in un contesto isolato ma confrontandosi con le altre realtà.
Così come il comune inteagisce con la provincia, la provincia con la regione, la regione con lo Stato , e quando si parla di federalismo non stiamo parlando di indipendenza ma di relazioni congiunte tra vari settori pur rimanendo ciascuno con la sua ampia autonomia.

Concetti elementari.

_________________
E' una storia che è successa ieri, ma io so che è domani.

[ Questo messaggio è stato modificato da: Quilty il 31-07-2007 alle 11:14 ]

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 08-08-2007 15:29  
quote:
In data 2007-07-26 17:15, Quilty scrive:
Ma vedi tenenbaum tu continui a ignorare l'obiezione che ti è stata posta.

quote:
ora se una persona non capisce che io devo realizzare il MIO PROGETTO e non quello di altri io non ci posso fare nulla


Ma allora perchè non lavori da solo?
Se il progetto è tuo, l'idea è tua, i soldi iniziali sono i tuoi, perchè non realizzi la tua opera con il tuo unico sforzo?
Che bisogno hai di chiedere aiuto a collaboratori?
La risposta è molto semplice, ed è appunto perchè senza di loro il tuo progetto è cacca secca o aria fritta.


allora
vediamo quento vale la cacca secca

il collaboratore del sig. Aresu ha percepito questi stipendi mesili per 13 mensilità annue

€ 1.000 per 4 anni = € 52.000
€ 1.300 per 4 anni = € 67.600
€ 1.500 per 2 anni = € 39.000
TOTALE = € 158.600

ora secondo le tue teorie tale persona dovrebbe divenire anche proprietaria dei beni che NON ha pagato per il semplice motivo che ha contribuito allo svoglimento dell'attività lavorativa

mi va bene quello che dici
però restituisca pure lo stipendio per la parte che gli compete

in secondo luogo il sig. Aresu per comprare macchinari e arredi ecc. ha dovuto ricorrere ad un finanziamento

se le cose vanno male chi è che va a cercare la banca ?
chi è che rischia di perdere i beni ?
il sig. Aresu o il collaboratore ?


senza contare che se tu pensi che con il lavoro il dependente acquisti la "sua" parte dei macchinari (cosa che è palese non avviene) in realtà secondo il tuo ragionamento quella persona "acquista" anche l'esperienza del sig. Aresu
ma direi che questa, oltre alle spese che ha comportato e che valorizziamo, ha un valore tale che il dipendente non la potrà pagare neanche dopo 30 anni di lavoro

perchè tu non hai ancora capito che il valore dell'attività non è solo dei beni materiali
_________________
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Quilty

Reg.: 10 Ott 2001
Messaggi: 7637
Da: milano (MI)
Inviato: 05-09-2007 11:01  
quote:
In data 2007-08-08 15:29, Tenenbaum scrive:


ora secondo le tue teorie tale persona dovrebbe divenire anche proprietaria dei beni che NON ha pagato per il semplice motivo che ha contribuito allo svoglimento dell'attività lavorativa



Non ha solo contribuito all'attività lavorativa, ma ai profitti dell'attività stessa.

Il sig. Aresu è infatti un collaboratore come tutti gli altri, con la sola differenza che ha comprato il mezzo, ha maggiore esperienza lavorativa e l'ha trasmessa al suo dipendente.
Ma questo di certo non giustifica la proprietà del mezzo di produzione, casomai giustifica un salario maggiore di quello del suo dipendente, in quanto la sua professionalità è più elevata.
Ed è quello che avviene poi in ogni ditta, nulla di trascendentale quindi: a maggiori responsabilità e competenze corrisponde una remunerazione maggiore.

Pertanto il suo investimento iniziale ,ripagato poi con il sudore di tutti, gli concede il diritto di un salario superiore, almeno fino al momento in cui riesce a risanare le spese con il suo lavoro e con quello del dipendente, il quale a sua volta paga la sua quota per il possesso del mezzo di produzione.

Quindi il dipendente non acquista la sua parte a gratis, ma in condivisione con il sig. Aresu pagando la sua parte in relazione a quanti soldi ha fatto incassare all'attività e all'esenzione di rischio corso.

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