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Autore Non è un Paese per Vecchi dei Coen
martalari

Reg.: 11 Mag 2006
Messaggi: 460
Da: roma (RM)
Inviato: 30-01-2008 14:06  
Un uomo che trova 20 milioni di dollari Josh Brolin
un altro psicopatico che va in giro ad ucc idere Javier Bardem
un terzo che lo cerca Woody Harrelson
e uno sceriffo che crede di sapere tutto Tommy Lee Jones

Non è un paese per vecchi

Era da tempo che non vedevano rappresentare così bene la figura di un
uomo disturbato mentalmente che uccide con la stessa ferocia di uno
del gruppo di Arancia Meccanica (ma il film non è così "crudo", anzi)
e che si muove alla Hannibal Lecter, non sai cosa farà,cosa sta
pensando, chi sarà la sua prossima vittima ma rimani rapito dalla
straordinaria bravura di Javier Bardem, straordinario tanto che anche
l'Academy lo ha voluto nominare MERITATAMENTE agli Oscar e devo dire
che sarà una bella lotta contro Viggo Mortensen ne La promessa
dell'assassino

Strepitoso poi Josh Brolin un uomo che "trova" 20 milioni di Dollari e
sa bene che a breve la sua vita cambierà...in peggio

Woody Harrelson ha una piccola parte ma molto funzionale per capire
tante cose dello psicopatico che sta cercando

Tommy Lee Jones strepitoso : è l'unico che rappresenta al pieno lo
stile dei Coen, nei suoi dialoghi, in come si muove e da come ragiona
sembra di vedere i Coen che scrivono e che con questo film portano a
casa non solo tantissime candidature ma vengono sdoganti anche dalla
loro immagine di autori surreali.

Un film dei Coen ma non (solo) alla Coen

Anche perché questa volta hanno diretto una storia molto reale, cruda
e strepitosamente convincente

peccato quel finale che non piacerà assolutamente al pubblico che però
impazzirà per le interpretazioni dei 4 attori mai così in forma (tutti
da 9).....



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SimoneNepo

Reg.: 12 Gen 2008
Messaggi: 59
Da: TORINO (TO)
Inviato: 30-01-2008 18:48  
dove lo hai visto? ( e non rispondere al cinema pls )
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Laggiù c'è qualcosa in agguato, e non è un uomo....moriremo tutti.

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badlands

Reg.: 01 Mag 2002
Messaggi: 14498
Da: urbania (PS)
Inviato: 30-01-2008 20:26  
mortensen e bardem sono candidati in categorie diverse.
questo film è davvero ottimo,direi quasi perfetto.
una cosa tecnica,per martalari,non sarebbe meglio dare al topic il semplice titolo del film?
ciao!

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 30-01-2008 20:44  
ai moderatori

ma non si posono cambiare i titoli dei topic di martalari
visto che si rischia di non trovare il titolo del film ?

senza contare che il commento nel titolo mi fa molto schifo
_________________
For relaxing times make it Suntory time

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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 30-01-2008 22:11  
anche a me...però oltre a levargli il maiuscolo non gli si può cambiare il titolo. Più che altro, gli si può non rispondere in questo topic e aspettare che qualcuno ne apra un altro sempre sullo stesso film: non è detto che noi moderatori poi li accorpiamo...potremmo anche chiudere gli occhi e lasciare che l'altro topic, il secondo, viva indipendentemente.
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Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 30-01-2008 23:00  
secondo me è meglio accorpare perchè martalari ha comunque espresso un parere sul film

come dicevo a badlands in privato il problema è che poi viene meno la funzione "cerca" e allora si creano doppioni
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Skualo

Reg.: 01 Mag 2005
Messaggi: 758
Da: Venezia (VE)
Inviato: 30-01-2008 23:28  
No, ma fidati Gats, gli occhi è meglio tenerli sempre aperti. Se li chiudi, tu mica ne hai uno in più per vedere, e per essere un bravo Mod li devi tenere aperti.

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sloberi

Reg.: 05 Feb 2003
Messaggi: 15093
Da: San Polo d'Enza (RE)
Inviato: 31-01-2008 00:41  
sono curiosissimo di vedere questo film in effetti... ma l'uscita nelle sale per quando è prevista?
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E' ok per me!

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SimoneNepo

Reg.: 12 Gen 2008
Messaggi: 59
Da: TORINO (TO)
Inviato: 31-01-2008 18:29  
il 22 no?
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eltonjohn

Reg.: 15 Dic 2006
Messaggi: 9472
Da: novafeltria (PS)
Inviato: 03-02-2008 18:45  
Questo è il film che attendo di più insieme a Il petroliere
_________________
Riminesi a tutti gli effetti...a'l'imi fata!

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Hegel77

Reg.: 20 Gen 2008
Messaggi: 298
Da: Roma (RM)
Inviato: 18-02-2008 21:20  
Visto in versione originale in sottotitoli in italiano.

IL TRIONFO DELLA MORTE

I Cohen riprendono il filo iniziale di Blood Simple, evitano il grottesco di Crocevia della Morte e le ironie di Fargp e The Big Lebovski e si posizionano alla frontiera del loro cinema, ammettendo la impossibilità di ogni soluzione e la ineluttabilità del male.
Più vicini all'Uomo che non c'era per quanto riguarda la impossibilità a cambiare il proprio destino e la disillusione per un miraggio svanito per troppa stupidità, i Coehn puntano molto nella lezione Hichcockiana degli Uccelli, riproponendo un finale altrettanto interlocutorio (anti spettacolare ma assolutamete coerente con la tematica portante del film).
Grandissima tensione creata da silenzi infiniti, pochissimi dialoghi, suoni e rumori miscelati ad arte per creare una attesa insostenibile, la voce di Bardem bassissima e infernale che fa sicuramente più paura della sua pettinatura, la totale inutilità disarmante dello sceriffo Tommy Lee Jones che non riesce a cambiare il corso degli eventi di una virgola.
Bardem ricorda nella psicopatia la follia distruttiva di Kevin Spacey in Seven, assolutamente irrazionale e incontrollabile.
Un pò come gli adolescenti di Gus Van Sant che iniziano un massacro in una scuola senza apparente motivo, il nero Bardem ne rappresenta la maturazione diabolica, una sorta di morte che cammina cui nessuno si può sottrarre.
In questo scenario da Apocalisse del nostro tempo, in cui la Falce miete vittime senza rispetto, non c'è più spazio per i vecchi ideali, per le antiche tradizioni, per i padri e per i nonni.
La figura dello sceriffo che in pensione cerca di dare una mano alla moglie ma è un pò impacciato e intimidito, sembra confermare l'impossibilità a trovare un posto per quest'uomo fuori spazio e fuori tempo.
Ma il doppio sogno finale porta una piccola speranza in questo trionfo della morte a tinte medioevali.
_________________
Dare un senso alla vita può condurre a follie,
ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio

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TomThom

Reg.: 07 Giu 2007
Messaggi: 2099
Da: Mogliano Veneto (TV)
Inviato: 23-02-2008 11:06  
Dico solo questo: porca miseria.
Visto ieri sera e sono ancora in uno stato di semi-incoscienza. Per adesso posso solo affermare che Bardem ha impersonato un personaggio che resterà negli annali.

Sarà lotta serrata con Il Petroliere ma a naso credo che l'ultimo dei Coen porterà a casa le statuette più ambite.
_________________

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kubrickfan

Reg.: 19 Dic 2005
Messaggi: 917
Da: gessate (MI)
Inviato: 24-02-2008 12:19  
Trama: Llewelyn Moss è un onesto ex saldatore in pensione, amante della caccia e che vive tranquillo con la sua amata moglie. Un giorno si trova per caso di fronte a un regolamento di conti per via di una grossa consegna di eroina, dal quale scaturisce una strage che gli fa trovare una borsa con due milioni di dollari all'interno. Deciso a tenersi i soldi, anche se conscio dei pericoli, l'ex marine elabora un piano per poter occultare il tesoro. Ma non ha fatto i conti con un pazzo schizofrenico deciso anche lui a mettere le mani sul malloppo per assolvere al suo compito di killer ...



Commento: Dal romanzo di Corman McCarthy. Grande attesa e probabile pioggia di Oscar per questo film dei fratelli Coen, i geniali cineasti che ci hanno dato autentiche perle del cinema come Il grande Lebowski oppure Arizona Junior, ma ci sono tanti altri film da loro girati che meriterebbero la citazione (non ultimo Mister Hula Hoop). Per questo noir/thriller/road movie ad alta tensione, hanno reclutato un trio di attori di grande spicco, una star ormai specializzata in ruoli intimisti e disillusi come Tommy Lee Jones che fa lo sceriffo esistenzialista(che con la Valle di Elah ha fornito una strepitosa interpretazione da Oscar), Josh Brolin (visto anche in Planet Terror) che fa il cacciatore onesto e buono d'animo che deve gestire l'occasione della vita, ma sopratutto lo strepitoso Javier Bardem (il grande protagonista di Mare dentro), Anton Chigurh, il lucido pazzoide che come un mastino è deciso a tutto pur di recuperare il grano e assolvere il suo compito.
Cinema di grandissima qualità questo dei Coen, come prevedibile i due fratelli abbinano grandi scenari aperti, scene thrilling di tensione, inventiva geniale e una spruzzata marcata di amarezza.
La trama ha il suo troncone principale in un lungo inseguimento tra due persone (Brolin e Bardem) che cercano di accaparrarsi il bottino ma sopratutto, nel caso del secondo, devono rispondere a una inesauribile sete di sangue e a un codice distorto e folle d'onore che prevede che il giudice della vita e della morte sia una moneta.
Armato di una bombola per sparare l'aria compressa utilizzata in ogni tipo di maniera, il personaggio dell'oscuro killer ("Il padre di tutte le carogne") è uno dei cattivi più luciferini e convincenti di tutti i tempi, arma totale e inarrestabile alla cui presenza le strade e gli alberghi si vuotano, nessun segno di vita oltre le sue vittime, la polizia non si vede praticamente mai al suo inseguimento diretto o in conflitto con lui, in zone dove si spara furiosamente nessun curioso mette il suo naso al di fuori delle finestre, come se fosse calata l'apocalisse o Satana direttamente.
Con occhi spenti ed espressione assente, Bardem tratteggia questo personaggio dalle poche parole e dalle morali folli in grande stile, donandoci una interpretazione a tutti i livelli perfetta nella sua semplice azione fisica (niente corse folli, niente sparatorie con balzi o salti da atleta).
Le scene sono gestite con grande maestria, si ha una impressione di oppressione totale come se le azioni del fuggiasco Moss siano sempre e solo delle brevi scappatoie, delle brevi soleggiate con la nera tempesta in arrivo, ma è anche vero che in fondo è l'unico avversario che il terribile antagonista rispetta.
Geniali nei loro manufatti artigianali sono anche le trovate di come il bottino viene nascosto o ritrovato, tecnologia statica in un valore di omaggio moderno (tra l'altro essendo ambientato nel 1980 non si vedono ovviamente cellulari o altre cose di questo tipo, è anche bello vedere le persone con i vecchi cari telefoni fissi in mano).
Il cinema dei Coen è un cinema di semplicità in una tecnica sopraffina, dove le cose avvengono nella maniera più inaspettata e straniante (vedi le armi usate, i conflitti a fuoco anomali e le indagini condotte dallo sceriffo quasi con apatica rassegnazione di un risultato fallace), donano allo spettatore una sorta di mancata tranquillità personale, anche perchè non c'è nessun dogma di cinema/sicurezza in ciò che vediamo, le istituzioni sono completamente assenti e sembra di essere in un far-west moderno dove i conti si regolano per le strade e la vita altrui presa con facilità.
Fotografia di grande impatto, trama a sezioni che si sviluppa in maniera perfetta, finale straniante e difficile che ci fa uscire dal cinema quasi insoddisfatti e incompleti, questa terra che non è un paese per vecchi (il titolo italiano una volta tanto è perfetto e corretto) ci fa capire che diventare anziani in un mondo tanto complesso e difficile non sarà davvero facile.
E' comunque cinema particolare e bisogna affrontarlo con la giusta preparazione di visione, ci sono lunghi momenti in cui la trama è statica, a volte i discorsi dello sceriffo sembrano delle chiacchere da saloon di vecchi annoiati e il finale multistrato è complesso, da interpretare post visione con la giusta filosofia di completamento di quanto abbiamo visto, e non è certo il pubblico di massa che può ritenerlo uno spettacolo di facile fruizione nonostante una durata non extralarge.
Dobbiamo comunque rimarcare che il cinema necessita come il sangue (scusate l'ironica frase) di questi prodotti d'autore, in quanto ci possono far capire che ci sono sempre artisti che in nome di un racconto atipico possono donare iconografie da trasportare nel tempo e non facili panacee scaccianoia. Non abbiate paura del rispetto dei dogmi del facile cinema (per esempio il personaggio di Woody Harrelson arriva quasi come una mosca a disturbare il duello tra i due contendenti che combattono privi di qualunque regia occulta, mentre invece lui fa il fattorino sistema conti a comando), abbiamo bisogno di inventiva e prospettive atipiche per toglierci di dosso la patina di esistenze qualunque in sale buie
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non solo quentin ma nel nome di quentin...quentin tarantino project
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eltonjohn

Reg.: 15 Dic 2006
Messaggi: 9472
Da: novafeltria (PS)
Inviato: 24-02-2008 19:09  
Sono un po' disorientato per quanto concerne il finale...boh? Spiazzante e fatto quasi apposta per interpretazioni individuali e diversificate.
Mi ha ricordato molto le atmosfere di Blood simple, gli stessi sfondi texani, gli stessi lunghi silenzi con gran parsimonia di dialoghi e a tratti anche Fargo, anche se qui manca l'elemento "stupidità" che ha reso grande e grottesco quest'ultimo.
Javier Bardem è grandioso, quando lo vedi comparire ti si stringe davvero il culo (scusate l'espressione), la scena in cui gioca a testa o croce con uno sconcertato e spaventatissimo vecchio benzinaio che ormai si da per spacciato certo, vale da sola un oscar.
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Bonekamp

Reg.: 13 Gen 2008
Messaggi: 202
Da: roma (RM)
Inviato: 24-02-2008 20:00  
'E nel sogno sapevo che mio padre stava andando avanti per accendere un fuoco da qualche parte in mezzo a tutto quel buio e a quel freddo, e che quando ci sarei arrivato l'avrei trovato ad aspettarmi. E poi mi sono svegliato'.



Stacco, schermo nero, titoli di coda.

Finisce così il nuovo, splendido, film dei fratelli Coen, così come finiva l'omonimo libro di Cormac McCarthy, da cui la sceneggiatura è tratta.

Non facile per il film reggere il confronto narrativo ed espressivo con quello che viene considerato una delle pietre miliari della narrativa contemporanea. Sarebbe stato facile enfatizzare determinati passaggi, così come lasciarsi trascinare dalla psichedelica violenza e dal frenetico susseguirsi degli avvenimenti che caratterizzano determinati passaggi del libro.

La storia di Llewelyn Moss, un uomo sbagliato capitato nel momento giusto, costretto dalla vita ('certe cose succedono e basta') a dover dare una risposta alla domanda su 'per quanto tempo chi ha perso due milioni di dollari continuerà a inseguirli', si interseca con quella di Anton Chigurh, un misterioso e sanguinario assassino, e con quella dello sceriffo Bell, anziano, duro, disilluso idealista del profondo sud, di una terra arida, che tenta di difendere da una montante diversità, da un progressivo, brusco distacco da quel legame con la terra e con gli affetti che rende possibili cose come la carneficina in pieno deserto alla quale deve assistere suo malgrado.

Dello sceriffo Bell sono le parole con cui si chiude il film, quando ormai tutte le storie sono concluse, alcune in modo compiuto, altre lasciando aperti tanti dubbi e interrogativi, tutte inserite in quel grande fluire delle cose e della storia di fronte alle quali nessuno è padrone, ma rispetto alle quali tutti sono costretti a fare i conti, a dare un giudizio.

L'abilità dei fratelli Coen è quella di non voler strafare, di seguire le indicazioni di un testo, quello di McCarthy, intriso di cinematografia, per la gestione dei tempi e per una certa asciuttezza di linguaggio che lo avvicina quasi al testo di un copione. Un testo che identificava proprio nello sceriffo Bell, interpretato da uno splendido Tommy Lee Jones, il fulcro della storia, l'idealtipo dell'uomo semplice del sud, ancorato a valori semplici, al senso comune, eppure in balia di una montante tempesta, di un rimescolamento valoriale spesso criptico e inevitabile ('Questo paese è duro con la gente - gli dice un amico - non puoi fermare quello che sta arrivando'). Partendo da questo McCarthy costruisce una storia che, al di là della pur splendida e avvincente forma nella quale si incarna, è uno scontro valoriale tra un fluire della vita e della società verso una costante incertezza, una straniante schizofrenia, e la terra, la famiglia, la passione disincantata per le piccole cose.

Così, paradossalmente, tanti dei passaggi chiave vengono trascurati nel film (così come avviene nel romanzo), che lavora per sottrazione, diventando irrilevanti nel racconto di una storia che è La Storia, che non si interessa di sensazionalismi, attenta com’è a descrivere l’umano, nele sue pulsioni sincere, naturali, ma anche in quelle malate, artefatte.

I Coen dipanano sullo schermo una formidabile lotta fra il bene e il male, avendo il coraggio di rischiare, di mutare quell’impostazione vagamente psichedelica della messa in scena che è costante, con alcune eccezioni, di tutta la loro produzione, costruendo un linguaggio cinematografico ipotattico, asciutto, teso a valorizzare a tutto tondo la prova attoriale (un grande Brolin e un inquietante Bardem completano il nucleo del cast, che schiera, fra gli altri, anche un redivivo Woody Harrelson), ma attento a non strafare.

La completa assenza della colonna sonora - quelle poche sonorità che vengono introdotte sono usate in modo sommesso, funzionale, e assumono connotazioni al limite del diegetico - , la funzionalizzazione dell’ambiente, degli spazi scenici, e dei corpi, contribuiscono ancor più a dare alla pellicola quei tratti di essezialità necessaria che rendono Non è un paese per vecchi un film con cui il cinema odierno sarà costretto a paragonarsi per molto tempo.



“Un paio d’anni fa mi sono ritrovato seduto vicino ad una signora. E continuava a parlare della destra che aveva fatto questo e della destra che aveva fatto quest’altro. Non sono nemmeno sicuro di aver capito qual’era il punto. La gente che conosco io, perlopiù, è gente comune. Persone semplici, come si suol dire. Io gliel’ho detto e lei mi ha guardato strano. Pensavo che ne stessi parlando male, ma ovviamente nel mio mondo è un gran complimento. E ha continuato nella sua filippica. Alla fine mi ha detto: Non mi piace la situazione in cui sta andando questo paese. Voglio che mia nipote sia libera di abortire. E io le ho risposto guardi signora, secondo me non si deve preoccupare della situazione in cui va il paese. Per come la vedo io, non c’è il minimo dubbio che sua moglie potrà abortire. Anzi le dirò, non solo sarà libera di abortire, ma sarà anche libera di mandarla al Creatore. E in pratica il discorso è finito lì”. (Non è un paese per vecchi, Cormac McCarthy, Einaudi, p. 159)


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