FilmUP.com > Forum > Tutto Cinema - La fontana della vergine (Svezia, 1959) di Ingmar Bergman
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FilmUP Forum Index > Cinema > Tutto Cinema > La fontana della vergine (Svezia, 1959) di Ingmar Bergman   
Autore La fontana della vergine (Svezia, 1959) di Ingmar Bergman
quentin84

Reg.: 20 Lug 2006
Messaggi: 3011
Da: agliana (PT)
Inviato: 24-02-2008 19:07  
CONTIENE SPOILER
Svezia, Medioevo. Due pastori con la complicità del loro fratello minore violentano e uccidono la giovane Karin che si recava in chiesa per accendere dei ceri alla Madonna.
I tre finiscono casualmente per rifugiarsi nella casa dei genitori di lei che scoprono cosa hanno fatto. Il padre della ragazza li ucciderà e quando troverà il cadavere della figlia vedrà che sotto di esso sgorga per miracolo una fontana.

E' il quarto film di Bergman che vedo e sta diventando uno dei miei registi preferiti (non mi sorprende che sia amato anche da Woody!).
Questo film, ispirato ad una ballata medievale svedese sceneggiata da Ulla Isaksoon,, è intriso di una religiosità, un misticismo cristiano e pagano insieme: il film inizia con un'invocazione a Odino e un'altra a Cristo e questo dualismo permane praticamente fino alla fine.
Dialoghi e stile registico asciutti ed essenziali, le sequenze di violenza sono crude, prive di compiacimento o morbosità.

Colpisce molto il momento in cui il padre (interpretato da uno degli attori prediletti di Bergman, Max Von Sydow) prima di chiedere perdono a Dio, dichiara di non capire il suo silenzio davanti alla violenza inflitta agli innocenti e all'altrettanto brutale punizione da lui inflitta ai colpevoli: il silenzio (assenza?) di Dio davanti alle sofferenze umane è uno dei temi bergmaniani per eccellenza, una visione tragica che di sicuro ha colpito anche un altro grande pessimista come Woody Allen (basti pensare a Crimini & Misfatti).
Non sono religioso, dubito molto dei miracoli, ma questo film mi ha colpito proprio per questa religiosità problematica, questa visione aspra, severa, crudele in cui il "prodigio" finale non cancella il dolore.
Splendida e suggestiva la fotografia di Sven Kykvist.

[ Questo messaggio è stato modificato da: quentin84 il 05-10-2008 alle 17:47 ]

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 24-02-2008 23:40  
Quentin, ma sei in fase retrospettiva Bergman! Ottimo.

Con Il Silenzio e Come in uno specchio, Luci d'inverno fa appunto parte della trilogia sul "silenzio di Dio".

Non è un gran commento, il mio, ma non è mai troppo tardi.



_________________
"Bisogna prendere il veleno come veleno e il cinema come cinema" - L. Buñuel

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Richmondo

Reg.: 04 Feb 2008
Messaggi: 2533
Da: Genova (GE)
Inviato: 25-02-2008 11:15  
quote:
In data 2008-02-24 23:40, AlZayd scrive:
Quentin, ma sei in fase retrospettiva Bergman! Ottimo.

Con Il Silenzio e Come in uno specchio, Luci d'inverno fa appunto parte della trilogia sul "silenzio di Dio".

Non è un gran commento, il mio, ma non è mai troppo tardi.





Eh beh, forte merito anche al compianto Niskvit, per aver sottolineato con la luce l'idea bergmaniana di storia che ricerca presenze marmoreee, statuarie e scolpite come la testimonianza lapidaria di un genere umano (M. Von Sydow) saldamente inquadrato in convenzioni in verità così deboli di fronte all'orrore della vita. Infatti secondo me questo è un film granitico, dai tratti decisi (anche in scenografia) e spigolosi, ed in cui l'unico tatto di leggerezza è dato proprio dalla vergine vittima del rude tranello materiale degli uomini. Ma Dio? Dio tace. E la forza bruta vince comunque sulla candida fragilità dell'innocenza, nella misura in cui, ad efferratezza manifestata, la rituale vendetta si consuma nel "tempio dei sacrifici" come la sola ed unica via verso la salvezza.
_________________
E' meglio essere belli che essere buoni. Ma è meglio essere buoni che essere brutti.

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quentin84

Reg.: 20 Lug 2006
Messaggi: 3011
Da: agliana (PT)
Inviato: 25-02-2008 14:20  
quote:
In data 2008-02-25 11:15, Richmondo scrive:
quote:
In data 2008-02-24 23:40, AlZayd scrive:
Quentin, ma sei in fase retrospettiva Bergman! Ottimo.

Con Il Silenzio e Come in uno specchio, Luci d'inverno fa appunto parte della trilogia sul "silenzio di Dio".

Non è un gran commento, il mio, ma non è mai troppo tardi.





Eh beh, forte merito anche al compianto Niskvit, per aver sottolineato con la luce l'idea bergmaniana di storia che ricerca presenze marmoreee, statuarie e scolpite come la testimonianza lapidaria di un genere umano (M. Von Sydow) saldamente inquadrato in convenzioni in verità così deboli di fronte all'orrore della vita. Infatti secondo me questo è un film granitico, dai tratti decisi (anche in scenografia) e spigolosi, ed in cui l'unico tatto di leggerezza è dato proprio dalla vergine vittima del rude tranello materiale degli uomini. Ma Dio? Dio tace. E la forza bruta vince comunque sulla candida fragilità dell'innocenza, nella misura in cui, ad efferratezza manifestata, la rituale vendetta si consuma nel "tempio dei sacrifici" come la sola ed unica via verso la salvezza.


Il "tempio dei sacrifici" immagino si riferisca a quel rituale (pagano?) fatto da Von Sydow con l'aiuto di Ingeri prima di uccidere i tre e forse anche al modo in cui li ammazza (il pugnale,la presenza del fuoco)...comunque è superfluo dire che concordo con le tue riflessioni.

[ Questo messaggio è stato modificato da: quentin84 il 25-02-2008 alle 15:05 ]

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Richmondo

Reg.: 04 Feb 2008
Messaggi: 2533
Da: Genova (GE)
Inviato: 25-02-2008 15:29  
quote:
In data 2008-02-25 14:20, quentin84 scrive:
quote:
In data 2008-02-25 11:15, Richmondo scrive:
quote:
In data 2008-02-24 23:40, AlZayd scrive:
Quentin, ma sei in fase retrospettiva Bergman! Ottimo.

Con Il Silenzio e Come in uno specchio, Luci d'inverno fa appunto parte della trilogia sul "silenzio di Dio".

Non è un gran commento, il mio, ma non è mai troppo tardi.





Eh beh, forte merito anche al compianto Niskvit, per aver sottolineato con la luce l'idea bergmaniana di storia che ricerca presenze marmoreee, statuarie e scolpite come la testimonianza lapidaria di un genere umano (M. Von Sydow) saldamente inquadrato in convenzioni in verità così deboli di fronte all'orrore della vita. Infatti secondo me questo è un film granitico, dai tratti decisi (anche in scenografia) e spigolosi, ed in cui l'unico tatto di leggerezza è dato proprio dalla vergine vittima del rude tranello materiale degli uomini. Ma Dio? Dio tace. E la forza bruta vince comunque sulla candida fragilità dell'innocenza, nella misura in cui, ad efferratezza manifestata, la rituale vendetta si consuma nel "tempio dei sacrifici" come la sola ed unica via verso la salvezza.


Il "tempio dei sacrifici" immagino si riferisca a quel rituale (pagano?) fatto da Von Sydow....





Esattamente.

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oronzocana

Reg.: 30 Mag 2004
Messaggi: 6056
Da: camerino (MC)
Inviato: 26-07-2008 11:00  
E' praticamente impossibile commentare con criterio questo film, avendo io visto solo questo Bergman. Una cosa che sicuramente salta all'occhio è l'uso frequente del primissimo piano alla ricerca dell'umanità dei personaggi, quasi a sottolinearne l'indipendenza dalla divinitas. Torno a ripetere che non conosco il regista, ma spero di aver colto il profondo carattere anticlericale, più che antireligioso. Un'avversione contro l'istituzione più che contro i valori, che pur sono presenti soprattutto nella compassione compensatrice della vendetta e della violenza in se.
Il perdono è un'ipocrisia istituzionalizzata? Un'essenza della divinitas più che dell' humanitas?
Per me è troppo presto per dare una risposta esaustiva, ma se qualcuno vuole illuminarmi sarò ben lieto di leggere.
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Partecipare ad un'asta, se si ha il Parkinson, può essere una questione molto costosa.
Michael J. Fox
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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 28-07-2008 00:19  
quote:
In data 2008-07-26 11:00, oronzocana scrive:
Torno a ripetere che non conosco il regista, ma spero di aver colto il profondo carattere anticlericale, più che antireligioso. Un'avversione contro l'istituzione più che contro i valori, che pur sono presenti soprattutto nella compassione compensatrice della vendetta e della violenza in se.
Il perdono è un'ipocrisia istituzionalizzata? Un'essenza della divinitas più che dell' humanitas?




Credo vi sia anche questo, ma soprattutto c'è esattamente il "silenzio di Dio". Che è il silenzio dell'uomo. Parafrasando... "non è Dio a mancare all'uomo, siamo noi che manchiamo a Dio".

Per il resto, Bergman non è Bunuel.., anche se entra nel merito dell'ambito dell'apostolato, del sacerdozio come missione spirituale, della vocazione, della crisi della vocazione, ecc, egli non è particolarmente interessato al dissidio tra l'"istituzione" religiosa e la religione, nè si pone il problema, se non ricordo male, dell'anticlericalismo; è interessato all'etica della fede e alla trascendenza che diventa "valore" umanissimo, della sofferenza, del percorso impervio, oltre che "dogmatico". Spero di essermi spiegato bene, non rivedo il film da parecchio, ma ricordo come a un certo punto un prete perde "l'aura" e finisce nella polvere della vita, nell'angoscia dell'incertezza e delle paure, nell'incapacità di comunicare (tema/i ricorrente/i anche negli altri due film della trilogia sul "silenzio di Dio: Come in uno specchio e Il Silenzio), insomma, un picolo Cristo, in un certo senso.., che volle farsi uomo...

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"Bisogna prendere il veleno come veleno e il cinema come cinema" - L. Buñuel

[ Questo messaggio è stato modificato da: AlZayd il 28-07-2008 alle 00:21 ]

[ Questo messaggio è stato modificato da: AlZayd il 28-07-2008 alle 00:35 ]

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oronzocana

Reg.: 30 Mag 2004
Messaggi: 6056
Da: camerino (MC)
Inviato: 28-07-2008 08:36  
Quindi Bunuel, ricordando ad esempio Viridiana, pone l'accento più sull'istituzione che sul valore/fede?
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Partecipare ad un'asta, se si ha il Parkinson, può essere una questione molto costosa.
Michael J. Fox
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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 28-07-2008 15:24  
quote:
In data 2008-07-28 08:36, oronzocana scrive:
Quindi Bunuel, ricordando ad esempio Viridiana, pone l'accento più sull'istituzione che sul valore/fede?




Credo proprio di si. Istituzione religiosa intesa come forma di potere e di mistificazione. Poi, naturalmente, il problema della fede "fasulla", quindi lo squisito e privato dilemma religioso viene da sè, è secondario, non è quanto Bunuel intendeva indagare, in Viridiana come negli altri film, in particolare in Nazarin, dove addirittura il regista ipotizza che l'applicazione minorotaria letterale e coerente del Verbo produce solo danni in un mondo oramai abitato massimamente dai lupi, nella miseria come nelle forme di potere (Viridiana) cha trova, quest'ultimo, una sintesi di estrema e perversa raffinatezza nell'istituzione religiosa... Velocemente, per sommi capi, anche il cinema di Bunuel è ricco di insiemi e sottoinsiemi, di sfaccettature testuali e sottotestuali, di cose dette e appena suggerite, dove molteplici, se non anche in "contraddizione" tra di "loro", sono le chiavi di lettura.

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Richmondo

Reg.: 04 Feb 2008
Messaggi: 2533
Da: Genova (GE)
Inviato: 29-07-2008 16:03  
quote:
In data 2008-07-28 00:19, AlZayd scrive:
quote:
In data 2008-07-26 11:00, oronzocana scrive:
Torno a ripetere che non conosco il regista, ma spero di aver colto il profondo carattere anticlericale, più che antireligioso. Un'avversione contro l'istituzione più che contro i valori, che pur sono presenti soprattutto nella compassione compensatrice della vendetta e della violenza in se.
Il perdono è un'ipocrisia istituzionalizzata? Un'essenza della divinitas più che dell' humanitas?




Credo vi sia anche questo, ma soprattutto c'è esattamente il "silenzio di Dio". Che è il silenzio dell'uomo. Parafrasando... "non è Dio a mancare all'uomo, siamo noi che manchiamo a Dio".

Per il resto, Bergman non è Bunuel.., anche se entra nel merito dell'ambito dell'apostolato, del sacerdozio come missione spirituale, della vocazione, della crisi della vocazione, ecc, egli non è particolarmente interessato al dissidio tra l'"istituzione" religiosa e la religione, nè si pone il problema, se non ricordo male, dell'anticlericalismo; è interessato all'etica della fede e alla trascendenza che diventa "valore" umanissimo, della sofferenza, del percorso impervio, oltre che "dogmatico". Spero di essermi spiegato bene, non rivedo il film da parecchio, ma ricordo come a un certo punto un prete perde "l'aura" e finisce nella polvere della vita, nell'angoscia dell'incertezza e delle paure, nell'incapacità di comunicare (tema/i ricorrente/i anche negli altri due film della trilogia sul "silenzio di Dio: Come in uno specchio e Il Silenzio), insomma, un picolo Cristo, in un certo senso.., che volle farsi uomo...





Già già. Probabilmente non prende nemmeno i considerazione la mediazione eventuale, ma punta immediatamente a mettere in discussione il rapporto del singolo con la divinità, qualcosa che in fin dei conti non può uscire dalla sfera intima di ciascun individuo. Emblematica, in tal senso, è la progressiva fuga dalla realtà, verso un'isolamento totale, quasi un'alienazione ed un'estraniarsi psicotico della protagonista di Come in uno specchio , in cui la porta aperta veste al tempo stesso i panni dell'illusione, della speranza e del vuoto invisibile che si cela dietro questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude (cit.), o di una nave abbandonata che segna il confine fra l'approdo e l'abbandono, fra il sostare ed il giacere, tutto sotto i cieli lividi, incolori ed incredibilmente immensi, che tacciono sulle tensioni interiori di quei poveri esseri umani, in affanno sulla Terra.

_________________
L'amico Fritz diceva che un film che ha bisogno di essere commentato, non è un buon film . Forse, nella sua somma chiaroveggenza, gli erano apparsi in sogno i miei post.

[ Questo messaggio è stato modificato da: Richmondo il 29-07-2008 alle 16:04 ]

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 30-07-2008 16:41  
Molto poetico.
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Hegel77

Reg.: 20 Gen 2008
Messaggi: 298
Da: Roma (RM)
Inviato: 05-10-2008 17:33  
Volevo aggiungere alcune cose. Fermo restando la grandezza del film e il bellissimo bianco e nero sopra ricordato, si rimane molto sorpresi dal finale.
Questo tanto sottolineato silenzio di Dio viene in parte smentito dal miracolo finale che porta Bergman più dalle parti del Dreyer di Ordet. Penso invece il film potesse riflettere più un momento di crisi mistica e un avvicinamento alla religione.
Intrvistato sulla sua opera, Bergman l'ha molto presto rinnegata giudicandola un film minore, e in effetti rispetto ai film che seguiranno, La Fontana della Vergine ha questa rappresentazione del miracolo che fa apparire lo straordinario nell'ordinario.
_________________
Dare un senso alla vita può condurre a follie,
ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio

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quentin84

Reg.: 20 Lug 2006
Messaggi: 3011
Da: agliana (PT)
Inviato: 05-10-2008 17:57  
quote:
In data 2008-10-05 17:33, Hegel77 scrive:
Volevo aggiungere alcune cose. Fermo restando la grandezza del film e il bellissimo bianco e nero sopra ricordato, si rimane molto sorpresi dal finale.
Questo tanto sottolineato silenzio di Dio viene in parte smentito dal miracolo finale che porta Bergman più dalle parti del Dreyer di Ordet.


Bè, in Ordet c'era, se non erro, una vera e propria "resurrezione". Qui no.

Il miracolo finale secondo me, come ho detto, non cancella il dolore e non inficia la tematica centrale del silenzio di Dio davanti alla crudeltà umana..se non in minima parte come noti anche tu.
Se questo film esprima un avvicinamento di Bergman alla religione non lo so..certamente si tratta di una religiosità tormentata, problematica come era quella di Dreyer...sia qui che in Ordet avverto un disperato bisogno di credere nel divino, nei suoi segnali.
In questo senso i due film hanno un punto di contatto notevole oltre naturalmente al rigore stilistico che caratterizza i due registi scandinavi.

[ Questo messaggio è stato modificato da: quentin84 il 05-10-2008 alle 18:02 ]

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 06-10-2008 15:15  
quote:
In data 2008-10-05 17:33, Hegel77 scrive:
Volevo aggiungere alcune cose. Fermo restando la grandezza del film e il bellissimo bianco e nero sopra ricordato, si rimane molto sorpresi dal finale.
Questo tanto sottolineato silenzio di Dio viene in parte smentito dal miracolo finale che porta Bergman più dalle parti del Dreyer di Ordet. Penso invece il film potesse riflettere più un momento di crisi mistica e un avvicinamento alla religione.
Intrvistato sulla sua opera, Bergman l'ha molto presto rinnegata giudicandola un film minore, e in effetti rispetto ai film che seguiranno, La Fontana della Vergine ha questa rappresentazione del miracolo che fa apparire lo straordinario nell'ordinario.




Ma nella "crisi mistica" c'è anche il dubbio, la lacerazione, sul "silenzio di Dio", che è non "tanto sottolineato", che è dunque tale, progettuale, effettivamente presente in questo film appartenente alla trilogia che verte su quel "motivo" di crisi e ricerca.
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