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Autore Intercettazioni e menzogne
Hamish

Reg.: 21 Mag 2004
Messaggi: 8354
Da: Marigliano (NA)
Inviato: 12-06-2008 16:14  
Partiamo da un dato fondamentale: l'Italia è un paese dei babbei, perchè solo dei babbei potrebbero convivere con questo governo e sentirsi al contempo felici e rappresentati.

Se c'è una cosa che mi da fastidio della politica e dei politici italiani (di destra e di sinistra) è il fatto che pretendano di trattare gli elettori come idioti, raccontando delle cazzate clamorose facendole passare per Verità incontestabili. Anzi, c'è una cosa che mi dà ancor più fastidio: il fatto che, alla fin fine, ci riescono pure.

Non c'è dubbio, siamo un paese di idioti. Diciamocelo francamente, agli italiani piace farsi prendere in giro da questa gente, perchè anche quando li metti di fronte alla verità si girano dall'altra parte e fanno finta di non vederla.

Odio chi guarda la politica come se fosse una partita di calcio: l'importante è che la propria squadra vinca, il giorno dopo le elezioni tutto è finito e tutti hanno la possibilità di fare i loro porci comodi con la nostra autorizzazione. Vincere a prescindere dai giocatori che schiera la nostra squadra, vincere anche se ci sono in campo squadre più forti. Vincere poi vuol dire permettere al capitano della propria squadra di piazzare il culo per 5 anni a palazzo Chigi, non governare bene...

Ma veniamo al tema del topic: intercettazioni e menzogne. Berlusconi di sua bocca, anche se sicuramente si smentirà dicendo di essere stato frainteso, ha detto che le intercettazioni andranno limitate ai seguenti casi: criminalità organizzata (mafia, camorra etc.) e terrorismo. Pedofili, corruttori, assassini, rapinatori, e tanta altra bella gente potrà parlare tranquillamente al telefono senza più alcun timore... E poi 5 anni a chi autorizza intercettazioni fuori da quei due ambiti, 5 anni a chi le effettua e 5 anni a chi le pubblica. Il governo della sicurezza dei cittadini propone di arrestare chi intercetta un pedofilo per consegnarlo alla giustizia e punisce più severamente lui che non chi sparge impunemente rifiuti tossici per le nostra campagne. Rendetivi conto di chi abbiamo messo a governarci!

La mia salute vale 100 volte di meno della privacy di Anna Falchi e Stefano Ricucci. Non avevo dubbi...

Bellissime sono poi le motivazioni che si danno per giustificare questo provvedimento abominevole, una cosa che non era nemmeno nei sogni più perversi di Licio Gelli. Cito le principali: 1) I costi. Circa 260 milioni l'anno. Ovvio che questo è un costo insostenibile, mentre il miliardo di euro ai vari quotidiani principali, al messaggero di Sant'Antonio, a Famiglia Cristiana a Caccia e Pesca etc. sono un costo sopportabilissimo per le casse del nostro paese. Ce ne sarebbero tanti altri di esempi da fare, ma la discussione non dovrebbe nemmeno nascere in un paese democratico se solo qualcuno gli dicesse a questa gente che se io ti intercetto e poi vieni condannato il costo delle intercettazioni lo paghi tu, non lo Stato. Grazie alle intercettazioni sui furbetti del quartierino il pool di Milano ha recuperato qualcosa come 1 miliardo di euro, cifra che basta a coprire il costo delle intercettazioni per 3 o 4 anni. Invece di usare questo argomento idiota, pensassero a rinegoziare le condizioni con le compagnie telefoniche (stipulate circa 10 anni fa, nel frattempo i costi si sono abbattuti ma pare che non se ne siano accorti..) e ad affidare questo servizio direttamente ai tribunali e non più a soggetti privati come avviene oggi.

2) Il costo esagerato sarebbe dimostrato dal fatto che le intercettazioni rappresentano il 30% delle spese della giustizia. La matematica non è un opinione: lo Stato investe per la giustizia circa 7 miliardi di euro l'anno, le intercettazioni costano circa 260 milioni, fa un pò i conti...

E poi...

3) In Italia ci sono troppe intercettazioni anche paragonate ai paesi esteri
4) La gente oramai ha paura di parlare al telefono e di finire sui giornali (come se questa "paura" attanagliasse la casaliga di Voghera e non i colletti bianchi...)
5) La tutela della Privacy


Su queste altre motivazioni preferisco non dilungarmi ulteriormente, ma riportare degli articoli e un filmato molto interessanti che spiegano per filo e per segno come è la situazione in Italia.

Eccoli qui:

"Pierpaolo Brega Massone, nomen omen, capo della chirurgia toracica nella clinica Santa Rita convenzionata con la Regione Lombardia, l’uomo che in un sms si definiva “l’Arsenio Lupin della chirurgia”, è decisamente sfortunato. Se avesse atteso la legge Berlusconi sulle intercettazioni prima di architettare le truffe e gli scambi di fegati, polmoni, milze e cistifellee contestati dagl’inquirenti, sarebbe libero di proseguire i suoi maneggi con rimborso a pie’ di lista con i colleghi e/o complici. Invece è stato precipitoso. Uomo di poca fede, ha sottovalutato le potenzialità impunitarie del premier.

Ora qualcuno parlerà di “arresti a orologeria” (nella solita Milano) per bloccare la mirabile riforma del Cainano: per non disturbare, gli inquirenti milanesi avrebbero dovuto aspettare qualche altra settimana e lasciar squartare qualche altra decina di pazienti. Perché quel che emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta sulla clinica Santa Rita fa piazza pulita di tutte le balle e i luoghi comuni che la Casta, anzi la Cosca sta ritirando fuori per cancellare anche l’ultimo strumento investigativo che consente di scoprire i suoi reati. Le intercettazioni dei simpatici dottori sono contenute nelle ordinanze di arresto, dunque non sono più segrete, ergo i giornalisti le pubblicano.

Qualcuno può sostenere che così si viola la privacy degli arrestati? O che, altra panzana a effetto, si viola la privacy dei non indagati? Sappiamo tutto delle malattie dei pazienti spolpati in sala operatoria per incrementare i rimborsi regionali: più violazione della privacy di questa, non si può. Eppure nemmeno la privacy dei pazienti innocenti, anzi vittime, può prevalere sul diritto dei cittadini (comprese le altre vittime reali o potenziali della truffa) di sapere tutto e subito. Sì, subito, con buona pace dei vari Uòlter, che ancora la menano sul divieto di pubblicare intercettazioni pubbliche fino al processo (che si celebrerà, se va bene, fra 3-4 anni).

Restano da esaminare le altre superballe di marca berlusconiana (ma non solo).

1) Le intercettazioni in Italia sarebbero “troppe”. Il Guardasigilli ad personam Alfano dice addirittura che “gran parte del Paese è sotto controllo”. Figuriamoci: 45 mila decreti di ascolto all’anno, su 3 milioni di processi, sono un’inezia. Le intercettazioni non sono né poche né troppe: sono quelle che i giudici autorizzano in base alle leggi vigenti, in rapporto all’unico parametro possibile: le notizie di reato. In Italia ci sono troppi reati e delinquenti, non troppe indagini e intercettazioni. L’alto numero di quelle italiane dipende dal fatto che da noi possono effettuarle solo i giudici, con tutte le garanzie dal caso, dunque la copertura statistica è del 100%. Negli altri paesi a intercettare sono soprattutto servizi segreti e polizie varie (in Inghilterra addirittura il servizio ambulanze e gli enti locali), senz’alcun controllo né statistica.

2) Le intercettazioni andrebbero limitate in nome della privacy. Altra superballa: la privacy è tutelata dalla legge sulla privacy, che però si ferma là dove iniziano le esigenze della giustizia. Ciascuno rinuncia a una porzione della sua riservatezza per consentire allo Stato, con telecamere sparse in ogni dove e controlli svariati, di reprimere i reati e proteggere le vittime.

3) Le intercettazioni “costano troppo”. Mavalà. A parte il fatto che costano molto meno di quanto fanno guadagnare allo Stato (due mesi di ascolti a Milano sulle scalate bancarie han fatto recuperare 1 miliardo di euro, quanto basta per finanziare 4 anni d’intercettazioni in tutt’Italia, che nel 2007 son costate 224 milioni), potrebbero costare zero euro se lo Stato, anziché pagare profumatamente i gestori telefonici, li obbligasse - sono pubblici concessionari - a farle gratis. Un po’ come si fa per le indagini bancarie, che gli istituti di credito - pur essendo soggetti privati - svolgono gratuitamente.

4) I giudici - si dice - devono tornare ai “metodi tradizionali” e intercettare di meno. Baggianata sesquipedale: come dire che i medici devono abbandonare la Tac e tornare allo stetoscopio. Una conversazione carpita a sorpresa è un indizio molto più sicuro e genuino di tante dichiarazioni di testimoni o pentiti. E poi di quali “metodi tradizionali” si va cianciando? Se nessuno più parla perché i collaboratori di giustizia sono stati aboliti per legge (art. 513, “giusto processo”, legge sui pentiti) e l’omertà mafiosa viene pubblicamente elogiata (“Mangano fu un eroe perché in carcere non parlò”), come diavolo si pensa di scoprirli, i reati? Travestendosi da Sherlock Holmes e cercando le impronte con la lente d’ingrandimento? Inventatevene un’altra, per favore."



Marco Travaglio



"Una sfilza di luoghi comuni, spacciati per verità, compromette la serietà della discussione sull’annunciato intervento legislativo sulle intercettazioni. Che siano «il 33% delle spese per la giustizia», come qualcuno ha cominciato a dire e tutti ripetono poi a pappagallo, è un colossale abbaglio: per il 2007 lo Stato ha messo a bilancio della giustizia 7 miliardi e 700 milioni di euro, mentre per le intercettazioni si sono spesi non certo 2 miliardi abbondanti, ma 224 milioni. Però è una leggenda ben alimentata. Si lascia credere il falso giocando sull’ambiguità del vero, cioè sul fatto che le intercettazioni pesano davvero per un terzo su un sottocapitolo del bilancio della giustizia: quello che sotto il nome di «spese di giustizia» ricomprende anche i compensi a periti e interpreti, le indennità ai giudici di pace e onorari, il gratuito patrocinio, le trasferte della polizia giudiziaria. Spese peraltro tecnicamente «ripetibili», cioè che lo Stato dovrebbe farsi rimborsare dai condannati a fine processo: ma riesce a farlo solo fra il 3 e il 7%, eppure su questa Caporetto della riscossione non pare si annuncino leggi-lampo.

«Siamo tutti intercettati» è altra leggenda che, alimentata da una bizzarra aritmetica «empirica», galleggia anch’essa su un’illusione statistica. Il numero dei decreti con i quali i gip autorizzano le intercettazioni chieste dai pm non equivale al numero delle persone sottoposte a intercettazione.

Le proroghe dei decreti autorizzativi sono infatti a tempo (15 o 20 giorni) e vanno periodicamente rinnovate; inoltre un decreto non vale per una persona ma per una utenza. Dunque il numero di autorizzazioni risente anche del numero di apparecchi o di schede usati dal medesimo indagato (come è norma tra i delinquenti).

«Le intercettazioni sono uno spreco» è vero ma falso, nel senso che è vero ma per due motivi del tutto diversi da quello propagandato. Costano troppo non perché se ne facciano troppe rispetto ad altri Paesi, dove l’apparente minor numero di intercettazioni disposte dalla magistratura convive con il fatto che lì le intercettazioni legali possono essere disposte (in un numero che resta sconosciuto) anche da 007, forze dell’ordine e persino autorità amministrative (come quelle di Borsa).

Invece le intercettazioni in Italia costano davvero troppo (quasi 1 miliardo e 600 milioni dal 2001) perché lo Stato affitta presso società private le apparecchiature usate dalle polizie; e in questo noleggio è per anni esistito un Far West delle tariffe, con il medesimo tipo di utenza intercettata che in un ufficio giudiziario poteva costare «1» e in un altro arrivava a costare «18». Non a caso Procure come la piccola Bolzano (costi dimezzati in un anno a parità di intercettazioni) o la grande Roma (meno 50% di spese nel 2005 rispetto al 2003 a fronte di un meno 15% di intercettazioni) mostrano che risparmiare si può. E già il ddl Mastella puntava a spostare i contratti con le società private dal singolo ufficio giudiziario al distretto di Corte d’Appello (26 in Italia).

L’altra ragione del boom di spese è che, ogni volta che lo Stato acquisisce un tabulato telefonico, paga 26 euro alla compagnia telefonica; e deve versare al gestore circa 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per un cellulare, 12 al giorno per un satellitare. Qui, però, stranamente nessuno guarda all’estero, dove quasi tutti gli Stati o pagano a forfait le compagnie telefoniche, o addirittura le vincolano a praticare tariffe agevolate nell’ambito del rilascio della concessione pubblica.

«Proteggere la privacy dei terzi», nonché quella stessa degli indagati su fatti extra-inchiesta, non è argomento (anche quando sia agitato pretestuosamente) che possa essere liquidato con un’arrogante alzata di spalle. Ma è obiettivo praticabile rendendo obbligatoria l’udienza-stralcio nella quale accusa e difesa selezionano le intercettazioni rilevanti per il procedimento, mentre le altre vengono distrutte o conservate a tempo in un archivio riservato. E qui proprio i giornalisti dovrebbero, nel contempo, pretendere qualcosa di più (l’accesso diretto a quelle non più coperte da segreto e depositate alle parti) e accettare qualcosa di meno (lo stop di fronte alle altre).

Prima di dire poi che «le intercettazioni sono inutili»andrebbe bilanciato il loro costo con i risultati processuali propiziati. Ed è ben curioso che, proprio chi ha imperniato la campagna elettorale sulla promessa di «sicurezza» per i cittadini, preveda adesso di eliminare questo strumento che, per fare un esempio che non riguarda la corruzione dei politici, ha consentito la condanna di alcune delle più pericolose bande di rapinatori in villa nel Nord Italia, e ancora ieri ha svelato a Milano il destino di pazienti morti in ospedale perché inutilmente operati solo per spillare rimborsi allo Stato. Senza contare (c’è sempre del buffo nelle cose serie) che proprio Berlusconi ben dovrebbe ricordare come un anno fa siano state le intercettazioni, che ora vorrebbe solo per mafia e terrorismo, a «salvare» in extremis da un sequestro di persona il socio di suo fratello Paolo.

Ma il dato più ignorato, rispetto al ritornello per cui «le intercettazioni costano troppo», è che sempre più si ripagano. Fino al clamoroso caso di una di quelle più criticate per il massiccio ricorso a intercettazioni, l’inchiesta Antonveneta sui «furbetti del quartierino». Costo dell’indagine: 8 milioni di euro. Soldi recuperati in risarcimenti versati da 64 indagati per poter patteggiare: 340 milioni, alcune decine dei quali messi a bilancio dello Stato per nuovi asili. Il resto, basta a pagare le intercettazioni di tutto l’anno in tutta Italia."



Luigi Ferrarella - Corriere della Sera




E per non farci mancare niente, pure questo video di Repubblica .


Scusate la lunghezza del post, ma l'argomento merita.

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dan880

Reg.: 02 Ott 2006
Messaggi: 2948
Da: napoli (NA)
Inviato: 12-06-2008 19:46  
il caos che si è scatenato intorno alla vicenda dei provvedimenti di legge allo studio del governo sulle intercettazioni è a dir poco assurdo.

basterebbe stabilire un limite all'utilizzo e alla diffusione di intercettazioni i cui contenuti servono solo a fare gossip o a diffondere notizie non pertinenti sulle vicende sotto indagine.

si stanno facendo tanti paroloni per nascondere un solo fatto: e cioè che si vuole impedire alla magistratura di indagare attraverso le intercettazioni sui grandi reati dei criminali dai colletti bianchi. quelli che hanno in mano il potere politico ed economico.

ma del resto queste sono le conseguenze che si meritano gli italiani che hano mandato queste persone al governo per la terza volta.




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quentin84

Reg.: 20 Lug 2006
Messaggi: 3011
Da: agliana (PT)
Inviato: 12-06-2008 20:24  
quote:
In data 2008-06-12 19:46, dan880 scrive:


ma del resto queste sono le conseguenze che si meritano gli italiani che hano mandato queste persone al governo per la terza volta.


Lo penso anch'io.

Intanto Berlusca ha già fatto (parzialmente) marcia indietro dalla prima dichiarazione in cui voleva limitare le intercettazioni a mafia e terrorismo dicendo che saranno vietate solo per i reati che prevedono meno di 10 anni di carcere, elenco in cui rientrano (guardacaso) reati come corruzione ,frode fiscale, aggiotaggio..in pratica proprio i reati dei colletti bianchi.
Questo è il governo che gli italiani si meritano.

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eltonjohn

Reg.: 15 Dic 2006
Messaggi: 9472
Da: novafeltria (PS)
Inviato: 13-06-2008 14:03  
La prima "fondamentale" legge varata da questo governo ed ovviamente le riforme davvero importanti possono aspettare (anche perchè ogni italiano dotato di un po' di buon senso ha smesso di crederci da un pezzo). Cosa dire...sono contento di non essere andato a votare, ciò che temevo si è puntualmente realizzato, una netta vittoria di Berlusconi dopo due anni catastrofici di governo di sinistra ( perciò vittoria inevitabile) e ovviamente un'inaugurazione in pompa magna con una serie di leggi ad uso e consumo di testa di catrame.
In un paese dove l'illegalità la fa da padrona praticamente in tutti i campi e i settori, la cosa che proprio ci voleva era una bella legge che limitasse le intercettazioni, un altro bel regalo da parte di Silvio ai criminali ed ai corrotti e tutto per poter continuare a pararsi il culo fino a che raggiungerà un'età tale che nessun magistrato avrà il cuore così duro da sbatterlo sul serio in gattabuia.
La scusa della privacy poi è davvero ridicola, che si pensi piuttosto a riformare davvero la magistratura e consentire di accedere ad un lavoro di tale delicatezza ed importanza solo a coloro che ne sono degni (negli ultimi concorsi per accedere alla magistratura si è visto di tutto: errori di sintassi grossolani, congiuntivi sbagliati, strafalcioni grammaticali...) è ovvio che con magistrati simili l'uso-abuso delle intercettazioni raggiunge livelli di tale invadenza da giustificare (quasi) le scelte paracule di Berlusconi
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Riminesi a tutti gli effetti...a'l'imi fata!

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Hamish

Reg.: 21 Mag 2004
Messaggi: 8354
Da: Marigliano (NA)
Inviato: 14-06-2008 19:23  
"Ora che il cosiddetto “caso intercettazioni” si rivela per quello che è, cioè l’ennesimo “caso Berlusconi”, forse persino l’opposizione potrebbe dire come stanno le cose: e cioè che la privacy, le fughe di notizie e le spese di giustizia non c’entrano nulla. C’entra il solito Berlusconi che tenta di far saltare i suoi processi. Duro ammetterlo dopo aver accreditato la leggenda del Cavaliere che “ha risolto i suoi problemi”, dunque stavolta risolverà i nostri, anzi studia da Statista. Ma i fatti parlano da soli, anche per chi non li vuol vedere.

Tre settimane fa, l’on. avv. Ghedini infila nel decreto sicurezza un codicillo che sospende i processi per 1-2 anni (poi ridotti a qualche mese) con la scusa di consentire agl’imputati di scegliere se patteggiare o no. Maroni lo blocca, ma i berluscones annunciano che ci riprovano con un ddl. Intanto il Cainano spara sulle intercettazioni e annuncia che non si faranno più per i reati sotto i 10 anni: quelli per cui è imputato lui. Basta una norma transitoria retroattiva e il processo di Napoli per la corruzione di Saccà si svuota per abolizione delle prove. Ieri Repubblica rivela che l’on. avv. Ghedini prepara un lodo Maccanico-Schifani bis per rendere invulnerabili le alte cariche, ma soprattutto quella bassa: è incostituzionale, la Consulta l’ha già detto una volta, ma intanto ci riprovano, sospendono i processi per 1-2 anni (quelli di Milano per Mills e Mediaset sono prossimi alla sentenza), poi se arriva un’altra bocciatura si inventeranno qualcos’altro. Il cerchio si chiude.

E’ così difficile chiamare le cose col loro nome? Se il dialogo con l’opposizione non s’interrompe nemmeno stavolta, è l’ennesima replica di un copione collaudato da 15 anni. Funziona così. Lui ha un problema: uno o più processi da bloccare. Comincia a strillare che non siamo più una democrazia, che dai sondaggi risulta che il 102% degli italiani sta con lui, insomma il problema non è suo ma nostro. E chi non è d’accordo è comunista. Il centrosinistra prova a balbettare che i problemi veri sono altri: morti sul lavoro, salari, monnezza, crimini dei colletti e dei camici bianchi. Ma lui spara a zero a reti unificate, minaccia di scassare tutto, invoca la piazza, mentre le sue tv e i suoi giornali sparano balle e cifre false: in Italia si processa solo Berlusconi, in tutto il mondo non si processerebbe mai Berlusconi, processare Berlusconi ci costa mille miliardi al minuto. Giornali “indipendenti” e politici “riformisti”, per sembrare indipendenti e riformisti, sostengono che lui magari esagera un po’, “ma il problema esiste”. E poi non si può mica compromettere il “dialogo sulle riforme” (c’è sempre un “dialogo sulle riforme”, chissà poi quali) col “muro contro muro”.

Dal Colle, dal Vaticano e dal Csm piovono fervorini contro l’ennesima “guerra tra politica e magistratura” (che ovviamente non esiste, ma i processi a Berlusconi per reati comuni vengono sempre chiamati così) e moniti per una “soluzione condivisa tra governo e opposizione” che contemperi le sacrosante esigenze del premier con la Privacy, l’Indipendenza della Magistratura, la Libertà di Stampa. Il Riformatorio esce con una dozzina di editoriali dal titolo “Moral suasion”, che nessuno legge e nessuno capisce, ma fanno fine e non impegnano. A questo punto salta su un pontiere di centrosinistra per avviare un bel negoziato bipartisan con Gianni Letta, che è berlusconiano ma è tanto buono, e poi - come diceva Saviane - somiglia tanto a sua sorella.

Una volta è Boato, un’altra Maccanico, stavolta c’è l’imbarazzo della scelta. Berlusconi strepita: “Non tratto coi comunisti assassini lordi di sangue, voglio l’impiccagione dei giudici e il loro scioglimento nell’acido”. Però Letta comunica allo sherpa che lui esagera, ma si accontenta di molto meno: abrogare i suoi processi, una cosina da niente, povera creatura indifesa. Lo sherpa ulivista annuncia giulivo: “Abbiamo vinto, i giudici non saranno impiccati né sciolti nell’acido. Se si consegnano con le mani alzate a Villa Certosa, avranno salva la vita”. E partorisce una “bozza” (o “lodo”) che abolisce i processi a Berlusconi. “Tutto è bene quel che finisce bene”, titola Pigi Battista sul Corriere, mentre Ostellino, Panebianco e Galli della Loggia criticano l’eccessiva cedevolezza del Pdl al partito giustizialista. Il Cavaliere incassa complimenti trasversali per la moderazione dimostrata. I giudici dichiarano il non doversi procedere per intervenuta abrogazione dei processi. Lui dirama un video-monologo a reti unificate: “La mia ennesima assoluzione dimostra che ero innocente anche stavolta, ma le toghe rosse complottavano contro di me senza prove. Voglio le scuse e la medaglia d’oro”. Dall’altra sponda, autoapplausi compiaciuti: “Abbiamo fato bene a dialogare: il problema esisteva”.


Marco Travaglio
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IO DIFENDO LA COSTITUZIONE. FIRMATE.

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Jakkma

Reg.: 07 Mag 2003
Messaggi: 1168
Da: Busto Arsizio (VA)
Inviato: 17-06-2008 09:26  
Hamish, hai detto proprio una cosa giustissima riguardo ai costi delle intercettazioni. Con tutti i soldi che si sprecano per cose che non servono, il peso peggiore sui bilanci statali viene dalle intercettazioni...Ma ci prendono proprio per cretini! E poi, quanto alla privacy, io credo che, visto che siamo spiati in ogni momento della nostra vita (lasciamo tracce ovunque, quando paghiamo con un bancomat, ci iscriviamo ad una chat o ad un forum, firmiamo assegni, siamo ripresi dalle telecamere di banche, supermercati e chi più ne ha, più ne metta...), non vedo dove stia il problema, se qualcuno ascolta le mie telefonate. Io non ho nessunissima paura delle intercettazioni: al massimo, parlo di quel che devo fare da mangiare, organizzo pomeriggi domenicali, faccio auguri di compleanno... Chi teme le intercettazioni, è perché ha qualcosa da nascondere, altro che privacy e costi!
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La storia è maestra, ma nessuno impara quasi mai niente. -Marco Travaglio-
L'indipendenza è una bella cosa; purtroppo, non ci sono uomini liberi. -Peter Gomez-

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