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Autore La deriva. Perché l'Italia rischia il naufragio
ginestra


Reg.: 02 Mag 2003
Messaggi: 8862
Da: San Nicola la Strada (CE)
Inviato: 26-07-2008 15:32  
Perdonatemi se esco fuori tema ma non troppo, visto che si parla di un'Italia alla deriva.Ieri ho accompagnato mia figlia alla stazione di Aversa, perché non c'erano treni che partivano direttamente da Caserta per Roma, poiché mancava un quarto d'ora ci siamo fermate ad un bar; chiacchierando col gestore, ad un certo punto lui ha detto che tra un po' se ne andrà in Messico in quanto l'Italia ormai è andata, la cosa che più mi ha lasciato interdetta è che lui e tutta la sua famiglia sono gestori di bar da vecchissima data, insomma il nonno, il padre, alcuni zii ecc.. Ora, se se ne va vuol dire che le cose non vanno benissimo e tra l'altro reputa il Messico meglio dell'Italia, avesse detto l'Australia....Ciò vuol dire che siamo veramente alla frutta.Non so, ma questa cosa mi inquieta,in fondo se faremo la fine dell'Argentina,dove potremmo andarcene?
Se dovessimo espatriare, per forza di cose, quale paese scegliereste? Giusto pour parler, s'intende, ma non troppo in fin dei conti.
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E tu, lenta ginestra,che di selve odorate queste campagne dispogliate adorni, anche tu presto alla crudel possanza soccomberai del sotterraneo foco, che ritornando al loco già noto, stenderà l'avaro lembo su tue molli foreste.......

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ginestra


Reg.: 02 Mag 2003
Messaggi: 8862
Da: San Nicola la Strada (CE)
Inviato: 26-07-2008 15:34  
Forse è questa la ragione della scelta del barman?
http://www.ilsoleditalia.com/messico_31_nellisolaincantata.html
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E tu, lenta ginestra,che di selve odorate queste campagne dispogliate adorni, anche tu presto alla crudel possanza soccomberai del sotterraneo foco, che ritornando al loco già noto, stenderà l'avaro lembo su tue molli foreste.......

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MARQUEZ

Reg.: 23 Feb 2006
Messaggi: 2117
Da: Firenze (FI)
Inviato: 26-07-2008 19:11  
quote:
In data 2008-07-26 10:41, quentin84 scrive:
Ho appena letto l'interessante editoriale di Antonio Padellaro su l'Unità di oggi.
Padellaro si chiede come mai nessun giornalista abbia ancora scritto un libro sulla "casta" degli imprenditori e della finanza (e sì che il materiale non mancherebbe!) e ipotizza che forse dipenda dal fatto che molti grandi nomi dell'industria e della finanza sono proprietari o membri del Cda di grandi giornali o case editrici o emittenti televisive.
Penso che sia un'ipotesi condivisibile.

[ Questo messaggio è stato modificato da: quentin84 il 26-07-2008 alle 10:55 ]

E' chiaro.
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«E' vietato fare la cacca per terra, giusto? Bene, la pubblicità è come la cacca: puzza e fa schifo…».
Piergiorgio Odifreddi

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roby2008


Reg.: 25 Lug 2008
Messaggi: 45
Da: lucca (LU)
Inviato: 26-07-2008 20:23  
dopo aver visto il sito come non dargli torto..

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 10-09-2008 23:33  
L'opera Costruito anche se non poteva funzionare per l'inquinamento del fiume Pescara.
Il depuratore che non depura:
l'Abruzzo finisce sotto accusa

Costato 25 milioni, ma mai aperto. La Corte dei Conti: 14 indagati, paghino loro


MILANO — Venticinque milioni di euro (erogati dal ministero del Lavori pubblici e dalla Ue) per un potabilizzatore che non serve a niente perché l'acqua del fiume Pescara è talmente inquinata da rendere inutili i macchinari che dovrebbero trasformala in bevanda potabile. Accade in Abruzzo, a Chieti, contrada San Martino. Uno sperpero di denaro politicamente trasversale, contro il quale nessuno ha mosso un dito. Dalla giunta di centro-destra di Giovanni Pace (presidente della Regione dal 2000 al 2005) a quella di centro-sinistra di Ottaviano Del Turco «nessun politico è mai intervenuto per metter fine allo scempio», dice Guido Conti comandante della Guardia forestale di Pescara che, su «input della magistratura contabile», ha inviato un rapporto alla Procura della Corte dei Conti. Risultato? Quattordici dirigenti di enti pubblici (tutti del Partito Democratico), tra cui la Regione, la Asl, l'Azienda Consortile Acquedottistica (Aca) che comprende 64 Comuni e il cui presidente Bruno Catena (Pd) è indagato nell'inchiesta sulla discarica chimica di Bussi (la più grande d'Europa) e l'Ente d'Ambito pescarese (Ato), commissariato, si ritrovano sotto inchiesta con l'accusa di avere sperperato 25 milioni di denaro pubblico. La storia del potabilizzatore di Chieti inizia quarant'anni fa: «Il progetto risale al 1970», racconta Augusto De Sanctis del Wwf Abruzzo. Ma solo nel 1990 nasce un piccolo impianto mai entrato in funzione e costato 850.000 euro, provenienti da fondi pubblici. Nel 2000 l'accelerazione nella realizzazione del megaimpianto quando il ministero dei Lavori pubblici mette sul piatto i fondi europei per la costruzione di grandi potabilizzatori in tutta Italia. E se altrove, oggi, questi impianti funzionano a dovere, quello di Chieti no. «Questi macchinari possono potabilizzare l'acqua fino a un certo livello di inquinamento, superato il quale è impossibile utilizzarli», continua De Sanctis. Per dire: il legislatore classifica i livelli di inquinamento delle acque da 1 a 3.

Il Pescara supera abbondantemente livello 3. E ancora: se il livello massimo di idrocarburi consentito nell'acqua è pari a 1, nel fiume da potabilizzare si arriva a 67. Le analisi rilevano che «bere l'acqua del Pescara significa rischiare il cancro. Tutti hanno sempre saputo dello stato del fiume, tant'è che negli anni '90 la Provincia finanziò diverse campagne di sensibilizzazione per allertare la popolazione a non bagnarsi e non bere l'acqua». La legge prevede che le autorità competenti, su tutti la Regione, eseguano analisi sull'acqua. «Nel 2000 però — aggiunge il comandante Conti — l'Asl non fa le analisi». Eppure i lavori iniziano e proseguono lo stesso. L'Aca, che gestisce l'appalto, dal 2000 «una volta all'anno», invia una richiesta alla Regione per le analisi delle acque. Richieste alla quali l'Asl non risponde. Nel 2004, con l'impianto ormai terminato, l'Asl dà finalmente mandato all'Arta di fare le analisi. Il documento porta la data del 26 novembre. E prova l'inquinamento oltre il livello massimo. «La triangolazione delle responsabilità — prosegue Conti — si conclude con il collaudo». Operazione impossibile visto lo stato del fiume. «Ma necessaria per ottenere i finanziamenti europei». Nel 2006 il collaudo. Fatto «senza far funzionare il potabilizzatore».

Davide Milosa


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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 12-09-2008 12:05  
Voli&SPRECHI: Il volo Roma-Albenga e i soggiorni degli equipaggi al Lido di Venezia

Trucchi e segreti della casta volante


Politici, manager, calciatori. La saga della compagnia. Anche una commissione a 8 per scegliere i nomi degli aerei


ROMA — C'era una volta una compagnia aerea che perdeva 25 mila euro l'anno per ognuno dei suoi dipendenti. Che aveva 5 (cinque) aerei cargo sui quali si alternavano 135 (centotrentacinque) piloti. Che arrivò ad avere un consiglio di amministrazione composto di 17 poltrone: tre per i sindacalisti e una assegnata, chissà perché, al Provveditore generale dello Stato, l'uomo incaricato di comprare le matite, le lampadine e le sedie dei ministeri.

Che istituì perfino una commissione di otto persone per decidere i nomi da dare agli aeroplani: e si possono immaginare i dibattiti fra i sostenitori di Caravaggio e quelli di Agnolo Bronzino. Che in vent'anni cambiò dieci capi azienda, nessuno uscito di scena alla scadenza naturale del suo mandato. E che negli ultimi dieci anni ha scavato una voragine di tre miliardi chiudendo un solo bilancio in utile, ma unicamente grazie a una gigantesca penale che i preveggenti olandesi della Klm preferirono pagare pur di liberarsi dal suo abbraccio mortale.

C'era una volta, appunto. Perché una cosa sola, mentre scade l'ultimatum di Augusto Fantozzi, è certa: quella Alitalia lì non c'è più. La corsa disperata di cui parlò Tommaso Padoa-Schioppa quando ancora confidava di poter passare la patata bollente ad Air France, dicendo di sentirsi come «il guidatore di un'ambulanza che sta correndo per portare il malato nell'unica clinica che si è dichiarata diposta ad accettarlo», è comunque finita. E con quell'ultimo viaggio, fallito in modo drammatico, si è chiusa un'epoca. Con un solo rammarico: che la parola fine doveva essere scritta molti anni prima. Se soltanto i politici l'avessero voluto.

Già, i politici. Ricordate Giuseppe Bonomi? Politico forse sui generis, leghista e oggi presidente della Sea, ora ha chiesto all'Alitalia 1,2 miliardi di euro di danni perché la compagnia ha deciso di lasciare l'aeroporto di Malpensa. Anche lui è stato presidente dell'Alitalia: durante la sua presidenza la compagnia prossima ad essere «tecnicamente in bancarotta», per usare le parole del capo della Emirates, Ahmed bin Saeed Al-Maktoum, sponsorizzò generosamente i concorsi ippici di Assago e piazza di Siena. Alle quali Bonomi, provetto cavallerizzo, partecipò come concorrente. Ma senza portare a casa una medaglia. Ritorno d'immagine? Boh.

E ricordate Luigi Martini? Ex calciatore della Lazio, protagonista dello storico scudetto del 1974, chiusa la carriera sportiva diventò pilota dell'Alitalia. Poi parlamentare e responsabile trasporti di Alleanza nazionale: ma senza smettere mai di volare. Per conservare il brevetto gli fu concesso di mantenere anche grado e stipendio. Faceva tre decolli e tre atterraggi ogni 90 giorni, quando gli impegni politici lo consentivano, pilotando aerei di linea con 160 passeggeri a bordo. Inconsapevoli, probabilmente, che alla cloche c'era nientemeno che un parlamentare in carica. Questa sì che era degna di chiamarsi italianità. In quale altro Paese sarebbe stato possibile?

Domanda legittima anche a proposito di quello che accadde nel 2002, quando con la benedizione di Claudio Scajola venne istituita una linea quotidiana Alitalia fra Fiumicino e Villanova D'Albenga, collegio elettorale dell'allora ministro dell'Interno. Numero massimo di passeggeri, denunciò il rifondarolo Luigi Malabarba, diciotto. Dimesso il ministro, fu dimessa anche la linea. Ripristinato il ministro, come responsabile dell'Attuazione del programma, fu ripristinato pure il volo: in quel caso da Air One, con contributi pubblici. Volo successivamente abolito dopo la fine del precedente governo Berlusconi e quindi ora, si legge sui giornali, riesumato per la terza volta.

Ma politici e flap in Italia hanno sempre rappresentato un connubio spettacolare. Lo sapevano bene i 9 sindacati dell'Alitalia, che non a caso nei momenti critici, ha raccontato al Corriere Luigi Angeletti, regolarmente pretendevano di avere al tavolo il governo, delegittimando la controparte naturale, cioè l'amministratore delegato. E i ministri regolarmente si calavano le braghe. Forse questo spiega perché mentre tutte le compagnie straniere, alle prese con le crisi, tagliavano il personale e riducevano i costi, all'Alitalia accadeva il contrario.

Nel 1991, dopo la guerra del Golfo, si decisero 2.600 prepensionamenti. Poi arrivò Roberto Schisano, che diede un'altra strizzatina, e i dipendenti scesero nel 1995 a 19.366. Armato di buone intenzioni, Domenico Cempella nel 1996 li portò a 18.850. Nel 1998 però erano già risaliti a 19.683. L'anno dopo a 20.770. E nel 2001, l'anno dell'attentato alle Torri gemelle di New York, si arrivò a 23.478. Poi ci si stupì che per 14 anni, fino al 1999, fosse stato tenuto in vita a Città del Messico, come denunciò l'Espresso, un ufficio dell'Alitalia con 15 dipendenti, nonostante gli aerei avessero smesso di atterrare lì nel lontano 1985. Come ci si stupì che gli equipaggi in transito a Venezia venissero fatti alloggiare nel lussuoso Hotel Des Bains del Lido, con trasferimento in motoscafo. O che per un intero anno (il 2005) la compagnia avesse preso in affitto 600 stanze d'albergo, quasi sempre vuote, nei dintorni dell'aeroporto, per gli equipaggi composti da dipendenti con residenza a Roma ma luogo di lavoro a Malpensa. Per non parlare della guerra sui lettini per il riposo del personale di bordo montati sui Jumbo, al termine della quale 350 piloti portarono a casa una indennità di 1.800 euro al mese anche se il lettino loro ce l'avevano. O dell'incredibile numero di dipendenti all'ufficio paghe del personale navigante, che aveva raggiunto 89 unità. Incredibile soltanto per chi non sa che gli stipendi arrivavano a contare 505 voci diverse.

Tutto questo ora appartiene al passato. Prossimo o remoto, comunque al passato. Della futura Alitalia, per ora, si conosce soltanto il promotore: Compagnia aerea italiana, Cai, stesso acronimo di un'altra Cai, la Compagnia aeronautica italiana, la società che gestisce la flotta dei servizi segreti. E le cui azioni, per una curiosa e assolutamente casuale coincidenza, sono custodite nella SanPaolo fiduciaria, del gruppo bancario Intesa SanPaolo, lo stesso che supporta la cordata italiana per l'Alitalia.

Sergio Rizzo
12 settembre 2008


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dan880

Reg.: 02 Ott 2006
Messaggi: 2948
Da: napoli (NA)
Inviato: 12-09-2008 13:02  
l'Italia è un Paese molto mediocre. arretrato, clientelare e pronto a dare sostegno a una classe politica che ha a che fare con p2, mafia, secessioni e fascismi.

ed è un Paese nel quale si è perso il concetto di "interesse collettivo" , come ha detto ferrero l'altra sera in tv a matrix). forse è per questo che da molti anni è nata una antipatia verso la cultura politica della sinistra.

che fine ha fatto l'Italia che durante gli anni di tangentopoli era in piazza a gridare contro il sistema politico della prima repubblica?

che fine ha fatto l'Italia che stava dalla parte dei magistrati?

dei magistrati, quindi della giustizia, oggi si dice il peggio del peggio di tutto. delegittimati, isolati, accusati di militanza politica e sovversione della democrazia e delle elezioni.

e nessun italiano che scende in piazza a mostrare la sua indignazione contro chi le dice certe cose. anzi va pure a sostenere con il voto chi dice certe cose.

l'Italia dunque non rischia la deriva. è già alla deriva.

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eltonjohn

Reg.: 15 Dic 2006
Messaggi: 9472
Da: novafeltria (PS)
Inviato: 12-09-2008 13:29  
Finchè gli italiani continueranno a foraggiare la politica con voti autolesionistici, la deriva è pressochè inevitabile.
Bisogna disintossicarsi dalla politica, astenersene, pensare ad altro, c'è ancora troppa "passione" e ideologia, ci si continua ancora ad illudere che i soliti (perchè il nuovo non c'è) possano alla fin fine risolvere qualcosa, non è così.
Speravo tanto per le ultime elezioni in un sonoro 40% almeno di astensionismo, non è accaduto, certe cose alla fine ce le meritiamo
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Riminesi a tutti gli effetti...a'l'imi fata!

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xander77

Reg.: 12 Ott 2002
Messaggi: 2521
Da: re (RE)
Inviato: 12-09-2008 15:02  
quote:
In data 2008-09-12 13:29, eltonjohn scrive:
Finchè gli italiani continueranno a foraggiare la politica con voti autolesionistici, la deriva è pressochè inevitabile.
Bisogna disintossicarsi dalla politica, astenersene, pensare ad altro, c'è ancora troppa "passione" e ideologia, ci si continua ancora ad illudere che i soliti (perchè il nuovo non c'è) possano alla fin fine risolvere qualcosa, non è così.
Speravo tanto per le ultime elezioni in un sonoro 40% almeno di astensionismo, non è accaduto, certe cose alla fine ce le meritiamo



E se anche l'astensionismo fosse stato dell'80% a cosa sarebbe servito?

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eltonjohn

Reg.: 15 Dic 2006
Messaggi: 9472
Da: novafeltria (PS)
Inviato: 12-09-2008 16:52  
quote:
In data 2008-09-12 15:02, xander77 scrive:
quote:
In data 2008-09-12 13:29, eltonjohn scrive:
Finchè gli italiani continueranno a foraggiare la politica con voti autolesionistici, la deriva è pressochè inevitabile.
Bisogna disintossicarsi dalla politica, astenersene, pensare ad altro, c'è ancora troppa "passione" e ideologia, ci si continua ancora ad illudere che i soliti (perchè il nuovo non c'è) possano alla fin fine risolvere qualcosa, non è così.
Speravo tanto per le ultime elezioni in un sonoro 40% almeno di astensionismo, non è accaduto, certe cose alla fine ce le meritiamo



E se anche l'astensionismo fosse stato dell'80% a cosa sarebbe servito?


A lanciare un messaggio chiaro, sarebbe stato poco ma li avrebbe fatti preoccupare parecchio
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xander77

Reg.: 12 Ott 2002
Messaggi: 2521
Da: re (RE)
Inviato: 12-09-2008 17:43  
quote:
In data 2008-09-12 16:52, eltonjohn scrive:
quote:
In data 2008-09-12 15:02, xander77 scrive:
quote:
In data 2008-09-12 13:29, eltonjohn scrive:
Finchè gli italiani continueranno a foraggiare la politica con voti autolesionistici, la deriva è pressochè inevitabile.
Bisogna disintossicarsi dalla politica, astenersene, pensare ad altro, c'è ancora troppa "passione" e ideologia, ci si continua ancora ad illudere che i soliti (perchè il nuovo non c'è) possano alla fin fine risolvere qualcosa, non è così.
Speravo tanto per le ultime elezioni in un sonoro 40% almeno di astensionismo, non è accaduto, certe cose alla fine ce le meritiamo



E se anche l'astensionismo fosse stato dell'80% a cosa sarebbe servito?


A lanciare un messaggio chiaro, sarebbe stato poco ma li avrebbe fatti preoccupare parecchio



eh si, si sarebbero senz'altro cagati sotto...

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eltonjohn

Reg.: 15 Dic 2006
Messaggi: 9472
Da: novafeltria (PS)
Inviato: 12-09-2008 17:59  
Con la speranza che si sarebbero potuti cagare il cervello com'è successo a te

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xander77

Reg.: 12 Ott 2002
Messaggi: 2521
Da: re (RE)
Inviato: 15-09-2008 12:49  
quote:
In data 2008-09-12 17:59, eltonjohn scrive:
Con la speranza che si sarebbero potuti cagare il cervello com'è successo a te



Continua pure a sperare che le cose cambino senza fare nulla (ad esempio non andando a votare) e a lamentarti che tutto va a scatafascio: morirai stronzo nel paese che ti meriti...

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Tenenbaum

Reg.: 29 Dic 2003
Messaggi: 10848
Da: cagliari (CA)
Inviato: 17-09-2008 11:59  
Il Senato spende 260 mila euro per le agende del 2009


Per la prima volta quest'anno il bilancio del Senato contiene un'appendice con l'elenco dei fornitori. Ebbene, scorriamolo. Palazzo Madama ha speso 19.080 euro per noleggiare "piante ornamentali" dalla società L'Oasi snc di Katja Ruckwardt e Alessandro Spanicciati (noleggio durato sei mesi, da gennaio a giugno di quest'anno). Altri 260 mila euro (mezzo miliardo di vecchie lire) se ne sono andati per la fornitura di "agende da tavolo e agendine" dalla Nazareno Gabrielli diaries spa. Per non parlare di quello che c'è nel capitolo "servizi di trasporto". Come i 105 mila euro spesi per il noleggio di nove Alfa 166, con un contratto con la Lease plan Italia spa che scade il 30 settembre 2009. O ancora, i 78.000 euro sborsati per noleggiare per nove mesi 8 Lancia Thesis: 1.083 euro al mese l'una. O i 61 mila euro impiegati per "Noleggio e fleet management Audi A6 security" dalla Volkswagen leasing (quante macchine? Una soltanto oppure dodici? Magari blindate?) Oppure i 3.470 euro per sei mesi di affitto di un minifurgone Piaggio Porter per la biblioteca. Boh....

Scritto da: Sergio Rizzo
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Kubrick5


Reg.: 19 Apr 2006
Messaggi: 5694
Da: San Zeno (BS)
Inviato: 17-09-2008 13:56  
Per risollevarci dovremmo andare a ballare in Puglia
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Anche la follia merita i suoi applausi

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