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Autore giuseppe pinelli-luigi calabresi: vittime uguali?
dan880

Reg.: 02 Ott 2006
Messaggi: 2948
Da: napoli (NA)
Inviato: 12-05-2009 20:17  
giuseppe pinelli era un ferroviere con idee anarchiche e una partecipazione attiva nei circoli anarchici milanesi.

fu sospettato dalla polizia di essere stato uno dei responsabili, se non il responsabile, della strage di piazza fontana: il massacro del 12 dicembre 1969 alla banca nazionale dell'agricoltura di milano. compiuto con una bomba ad alto potenziale che uccise 17 persone e fece decine e decine di feriti.

una strage che invece, come sappiamo, fu il primo, inquietante obiettivo eversivo della strategia della tensione: il tentativo di neutralizzare le lotte sociali, la rinascita democratica e l'avanzare della sinistra italiana per arrivare all'instaurazione di un regime fascista.

tradotto in questura a milano, pinelli fu trattenuto illegalmente dagli inquirenti: benchè il suo alibi si rivelò attendibile, il suo fermo si protrasse oltre le 48 ore (il termine massimo, scaduto il quale un sospettato deve essere obbligatoriamente rilasciato, nel caso il magistrato non abbia convalidato il fermo di polizia).

poco dopo la mezzanotte del 15 dicembre 1969, il corpo di pinelli vola dal terzo piano di un ufficio del commissariato, sfracellandosi al suolo. muore all'istante.

al momento della tragedia, pinelli si trovava sotto interrogatorio: un interrogatorio stressante, molto teso e molto drammatico. per un fermo di polizia che durava quasi senza sosta da ore.

la polizia fornisce una immediata spiegazione: durante una momentanea distrazione degli ufficiali presenti in stanza, pinelli si avvicina alla finestra semichiusa, la apre rapidamente e con uno scatto felino (parole testuali del questore dell'epoca) balza oltre il davanzale, giù.

emergeranno altre due versioni in seguito, che come la prima non convinceranno l'opinione pubblica: secondo la prima, pinelli è stato trattenuto dagli agenti nel momento del lancio dalla finestra, ma non sono riusciti a bloccarlo in tempo. un agente dice che una scarpa di pinelli gli è anche rimasta in mano, durante quel momento.

impossibile: il cadavere di pinelli fu trovato con entrambe le scarpe ai piedi.

l'altra (che poi diventerà la versione ufficiale dell'inchiesta giudiziaria conclusiva) sosterrà che pinelli, colto da un malore vicino alla finestra per lo stress dopo ore e ore di pressanti e drammatici interrogatori, si sia sentito male, cadendo in avanti, oltre il davanzale.

i dubbi resteranno. e con i dubbi anche dei forti sospetti sulle responsabilità dei poliziotti presenti all'interrogatorio.

tra questi, il commissario di polizia luigi calabresi, all'epoca responsabile dell'ufficio che seguiva l'interrogatorio a giuseppe pinelli.

calabresi, infatti, era presente nella stanza del commissariato fino a pochi istanti prima della tragedia.

la versione ufficiale è che il commissario, a pochi minuti dalla morte dell'anarchico, si sia assentato dalla stanza per andare a consegnare il verbale ad un suo superiore. e che sia ritornato dentro a tragedia da poco avvenuta (un anarchico presente in questura quella stessa notte, affermerà sempre che calabresi, invece, era nella stanza al momento della morte di pinelli).

sul coinvolgimento o meno del commissario calabresi nascono dubbi fortissimi. e contro di lui parte una durissima campagna d'accusa portata avanti da Lotta Continua.

il 17 maggio 1972, il commissario calabresi viene assassinato a milano, sotto casa.

sulla base delle accuse di un pentito, finiranno accusati dell'omicidio adriano sofri, ovidio bompressi e giorgio pietrostefani. tutti ex appartenenti a Lotta Continua.

sono colpevolezze che non convinceranno nessuno.

il delitto calabresi resterà comunque firmato, per l'opinione pubblica, da formazioni terroriste di estrema sinistra, e troverà nel caso-pinelli l'ispirazione che ha portato i suoi assassini a pianificarne l'uccisione.

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dopo 40 anni, il presidente della repubblica giorgio napolitano ha voluto dare dimostrazione di un superamento definitivo del clima di scontro, di ideologie estremiste sbagliate ed eversive e della ferocia incrociata di quel decennio attraverso la stretta di mano tra la vedova pinelli e la vedova calabresi.

seppur per motivi diversi, è il significato che emerge, furono entrambi vittime di un unico clima eversivo sbagliato.

vittime uguali, in un certo senso.

su questi aspetti, bisogna andarci più cauti però: fare in modo che non riemergano in questo Paese derive estremiste e forme di neoterrorismo, sia a destra che a sinistra, non significa iniziare a cancellare i fatti, accomunando in un sol colpo e indistintamente tutti i personaggi di quel decennio di violenze politiche.

perchè non bisogna scordare che pinelli era un innocente accusato ingiustamente di una strage, trattenuto in questura in maniera non corretta e sottoposto a interrogatori condotti di sicuro con la mano pesante. e muore in circostanze molto molto sospette.

su calabresi non abbiamo dati certi per sostenere la sua colpevolezza o la sua estraneità, per quanto successe quella notte del 15 dicembre '69 in questura.

e se anche il commissario avesse avuto una qualche responsabilità per quel fatto, ciò non giustificava il barbaro assassinio del quale cadde vittima e prima ancora l'averlo bersagliato senza tregua con una campagna d'accusa incalzante e pericolosa.

di certo, però, calabresi aveva la responsabilità degli uffici che si occuparono dell'interrogatorio di pinelli, era presente nella stanza a pochi minuti dalla morte dell'anarchico, e tutti in questura sapevano benissimo che pinelli era ancora sottoposto ad un fermo non regolare. oltretutto aveva dalla sua un alibi incontestabile.

calabresi, quindi, comunque rispondeva di ciò che succedeva in questura, negli uffici di sua responsabilità.

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attenzione, quindi. i fatti vanno comunque ricordati bene per come si sono svolti, e fino in fondo.

perchè dietro l'angolo c'è molta ignoranza storica oggi, e molto qualunquismo.

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