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Loving Pablo

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato05 settembre 2017Voto: 5.0
 

  • Foto dal film Loving Pablo
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Presentato Fuori Concorso alla 74a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, “Loving Pablo” racconta l’ascesa criminale all'inizio degli anni Ottanta del narcotrafficante Pablo Escobar, giungendo fino alla sua morte nel 1993. In quegli anni si passò dal narcoterrorismo alla lotta contro la possibile estradizione negli USA e sino al rapporto con la giornalista Virginia Vallejo che, dopo essere stata a lungo la sua amante, decise di collaborare con la giustizia favorendo la sua cattura. Javier Bardem e Penélope Cruz sono i protagonisti della storia scritta e diretta da Fernando León de Aranoa, che vede tra i suoi interpreti anche Peter Sarsgaard.
Dopo il successo ottenuto dalla serie televisiva di Netflix - dal titolo “Narcos” - e la recente pellicola “Escobar” (2014), con Benicio del Toro e Josh Hutcherson, dedicata a uno dei narcotrafficanti più conosciuti al mondo, Pablo Escobar, ecco il nuovo film di Fernando León de Aranoa, intitolato “Loving Pablo”, che però non rende quanto avrebbe potuto. Il film del regista di “Perfect Day” è molto ambizioso negli intenti, ma poco curato dal punto di vista dello stile e della “messa in scena” della storia. Per intenderci, le inquadrature sono semplici, prive di impatto a livello visivo e spesso poco empatiche. Basato sul memoriale “Loving Pablo, Hating Escobar”, pubblicato nel 2007 dall'ex conduttrice televisiva Virginia Vallejo (quest’ultima è stata amante di Escobar nella realtà), il progetto si pone come obiettivo quello di mostrare la realtà dei fatti da diversi punti di vista, anche se il regista non riesce a sfruttare al meglio questa possibilità, ponendo in secondo piano il rapporto tra il protagonista e la Vallejo. Una figura, quest’ultima, che non viene approfondita come meriterebbe, in quanto la pellicola è tesa a dare maggior spazio alla vita di Pablo Escobar, piuttosto che ad addentrarsi nella sua sfera sentimentale. Certo, non manca qualche scena ricca di pathos, ma a primeggiare non sono certe queste.
“Loving Pablo” è ambientato nel 1983, quando è avvenuto il primo incontro fra Virginia Vallejo e il “re” del narcotraffico con ambizioni politiche, ed è interpretato - bene o male - da due interpreti ispanici noti al grande pubblico: Javier Bardem e Penélope Cruz, i quali avevano già lavorato insieme in “Vicky Cristina Barcelona” di Woody Allen. Se il primo colpisce per la sua intensa interpretazione (ogni tanto però perde di spesso), soprattutto nelle scene più emotivamente forti, la Cruz non soddisfa appieno le aspettative. Sul fatto che il ruolo a lei affidatole sia difficile da interpretare non vi sono dubbi, ma è anche vero che l’espressività di un attore nella riuscita di un personaggio gioca un ruolo fondamentale e lei non è stata in grado di rendere credibile il suo. Da notare è anche il cambio di linguaggio, o meglio, di lingua che avviene molto spesso durante il film e in determinate occasioni, che scoprirete solo andando al cinema. Nonostante sia molto convenzionale e superficiale la pellicola di Fernando León de Aranoa, è evidente la volontà di mostrare al pubblico la caduta dell’impero di Escobar, unita alle difficoltà nel conciliare la sfera privata da quella lavorativa. E ci si chiede cosa si sia disposti a fare per il bene della propria famiglia, anche mettere a rischio tutto quello per cui si è lavorato fino a quel dato momento. Se non di più, ed è proprio questo aspetto - quello legato al valore della famiglia - che permette allo spettatore di riflettere e, allo stesso tempo, di emozionarsi, anche se in rare occasioni.
È bene dire, però, che colonna sonora e fotografia non brillano di originalità. La seconda, tra l’altro, è molto “sporca” e composta prevalentemente da tonalità fredde e cupe.
In conclusione, possiamo dire che la storia raccontata, così come la sceneggiatura - se non per qualche uscita ben assestata - è banale e non aggiunge nulla di nuovo al mondo del cinema, e che nessuno degli interpreti è stato all’altezza delle aspettative dal principio alla fine.


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