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Madre!

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato05 settembre 2017Voto: 3.0
 

  • Foto dal film Madre!
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L’avevano descritto come un film che avrebbe sorpreso tutta la critica e in effetti così è stato, ma in senso negativo. “Madre!”, il nuovo film di Darren Aronofsky (“Il cigno nero”), racconta di una coppia felice, la cui relazione viene messa in crisi con l’arrivo di alcuni ospiti inattesi, anche troppi per i nostri gusti. Non si capisce, infatti, come sia possibile che qualcuno, di punto in bianco, decida di fare entrare in casa propria chiunque, come se fosse una cosa normale e dovuta. La loro casa è simbolo della loro stessa esistenza, senza la quale il film non potrebbe compiersi, vista la straordinaria rilevanza che la struttura assume nella pellicola.
Un ritmo eccessivamente lento caratterizza l’intera pellicola di Darren Aronofsky, che di notevole ha poco e nulla. Sono due gli aspetti positivi del film: una colonna sonora inquietante e in linea con il suo genere di appartenenza - un thriller psicologico -, ma non con il suo andamento. Non solo musica, ma anche rumori di sottofondo che riempiono i costanti ed eccessivi momenti di silenzio, come a voler mettere una maggiore tensione nello spettatore, stratagemma che però non riesce in tutto e per tutto; e la dicotomia cuore-casa. La casa, infatti, diventa il fulcro di tutto, un luogo dove sentirsi al sicuro e dove chi arriva viene visto come una minaccia dalla protagonista del racconto, Jennifer Lawrence. Ciò che non convince è invece tutto il resto, a partire dalla regia di Aronofsky, intento ad incentrare tutta la storia sulla Lawrence, dedicandole primi piani che la mostrano il più delle volte con un’espressione perplessa, talvolta infastidita e basita, che rende l’interpretazione dell’attrice piatta, così come lo è tutto il film. Si assiste, infatti, ad un appiattimento generale della pellicola, dato in particolare modo dal ritmo poco incisivo e da sequenze talmente lunghe e neanche così indispensabili da stancare il pubblico. Questo si denota principalmente nella seconda parte di “Madre!”, il quale presenta alcune scene talmente ridicole da far sorridere lo spettatore e usare parole poco convenienti al termine della pellicola. Il pubblico è portato a chiedersi il perché di certi avvenimenti, inseriti come se l’evento stesso avesse senso di esistere. Non è così.
In realtà, ahimè, possiamo dire che il film avrebbe potuto concludersi in minor tempo e magari risultare meno pesante, nonostante già lo stile adottato non sia dei più leggeri da seguire. Non mancano poi scene violente e macabre, che però non rendono al meglio la piega “dark” che avrebbe dovuto prendere il film secondo il regista. Un horror mancato, che di per sé non aggiunge nulla al cinema di genere, se non una punta di innovazione nell’affrontare la realizzazione della pellicola in modo diverso dal solito. Eppure Javier Bardem ha donato al pubblico un’ottima interpretazione, anche se in alcuni casi esagera con i toni. Questa, però, è una scelta voluta dal regista e possiamo dire che in parte è riuscito ad allarmare lo spettatore. Non sempre, ma c’è riuscito. Il film non è nulla di originale nei temi. Più volte abbiamo visto protagonisti uno scrittore bloccato nel suo lavoro, che trova ispirazione grazie alla sua donna. È bello però vedere che ciò concede con la scoperta di… Per saperlo, dovrete andare al cinema. Un amore che vacilla più volte quello tra Jennifer Lawrence e Javier Bardem e che lascia l’amaro in bocca alla fine della pellicola. Ma la vera domanda è “si tratta davvero di amore o c’è dell’altro?” Il finale è decisamente controverso, insolito, e lascia spazio all’interpretazione del pubblico, che però ne rimarrà confuso. Ci si perde, ci si ritrova, ci si perde di nuovo: troppa carne al fuoco per un film che avrebbe potuto essere un buon thriller psicologico e forse anche qualcosa in più. Un horror vero e proprio magari.


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