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A est di Bucarest

Opinioni presenti: 7
Media Voto: Media Voto: 6.5 (6.5/10)

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bello, ma pensavo meglio

(7/10) Voto 7di 10

Il film anche se ben realizzato sotto il profilo tecnico, non è sembrato all'altezza dei numerosi premi ricevuti, sinceramente mi aspettavo qualcosa di meglio. Va comunque rimarcato che la parte del film riguardante la trasmissione televisiva sulla "presunta partecipazione alla rivoluzione" è veramente godibile sia per i dialoghi che per l'ottima interpretazione dei tre attori.



Giovanni, 53 anni, Città di castello (PG).




Pessimo

(4/10) Voto 4di 10

A differenza di Francesco di Napoli, io e il mio compagno crediamo che la prima parte, dove i protagonisti si vedono impegnati nel loro quotidiano, risulta migliore. Le aspettative del pubblico svaniscono con la seconda parte, lenta, ripetitiva e inconcludente tanto che alla fine si esce dalla sala senza che l'ignaro spettatore riesca a dare una risposta chiara alla domanda cruciale del film. Sinceramente ci saremmo aspettati un flashback chiarificatore, invece niente e non ci sembra che neanche la sceneggiatura lo prevedesse. Siamo usciti dalla sala con la chiara sensazione di aver speso male il nostro tempo, i nostri soldi. Questo è tutto.



Francesca, 29 anni, Ge (GE).




Il sogno e la rivoluzione

(6/10) Voto 6di 10

Romania, oggi. Tre uomini. Un conduttore di una trasmissione televisiva dal dubbio successo, un maestro di liceo povero e ubriacone e un vecchio ex babbo natale per i bambini. Il film è nettamente diviso in due parti, la prima, in cui seguiamo la preparazione di questi tre personaggi, la loro giornata, le loro abitudini, le loro difficoltà e i loro sogni, o meglio, quello che ne resta; e la seconda, la migliore, in cui i tre si incontrano alla trasmissione. L'oggetto del programma televisivo è l'oggetto del film. Ovvero, c'è stata in una cittadina dell'est della Romania, la rivoluzione nel 1989, oppure no? Le persone sono scese in piazza prima delle 12.08, quando a Bucarest è stato dato l'annuncio della caduta di Ceausescu, oppure dopo? Perchè nel primo caso si tratterebbe effettivamente di insurrezione popolare, nel secondo di semplice risposta a un entusiasmo collettivo. A partire da questo interrogativo che assume man mano toni sempre più comici e grotteschi, questo esordiente regista rumeno arriva, nell'impossibilità di trovare una risposta certa, e anche nell'assurdità chiaramente espressa di tale pretesa, a esprimere il significato della rivoluzione in maniera diversa, del tutto, o quasi, privata del suo valore politico, istituzionale, del suo essere grande momento storico collettivo e generale. La rivoluzione c'è stata per chi l'ha sentita, per chi ci ha creduto, per chi voleva che ci fosse, per chi voleva sentirsi rivoluzionario, magari per farsi bello agli occhi della propria donna, come confessa schiettamente il vecchio babbo natale nel finale, c'è stata per chi ne aveva bisogno. Si è accesa dal centro come si accendono i lampioni la mattina, espandendosi piano piano, uno a uno. Coinvolgendo nell'entusiasmo collettivo e generale, i bisogni, le sofferenze e le aspettative, tutte individuali, di ognuno. Gli abitanti della cittadina dell'est rumeno sono abbandonati ai confini dell'Europa, lasciati a se stessi da qualsiasi governo, democratico o no. La vita quotidiana di questi "ultimi" della società, la troviamo forse non troppo diversa da com'era prima dell'89, piena di difficoltà e di delusioni. La rivoluzione è stata un treno proveniente da lontano da prendere al volo per dimostrare di esistere, per esprimere il proprio io, la propria complessità. Chi non aveva bisogno che il treno passasse, non lo ha visto e quell'esplosione di sentimenti, quella rivoluzione molto più esistenziale che politica si è ridotta a una semplice manifestazione di piazza nel grigiume di tutti i giorni. Il film si muove in tutto questo tra alcuni intoppi e varie lungaggini qua e là. Se la seconda parte, quella della trasmissione, risulta infatti piacevole e ben orchestrata, tutto l'inizio è un po' lento e lasciato a se stesso. Non si intravede un disegno preciso coerente e la sceneggiatura è un po', parliamo sempre della prima parte, debole. Per il resto il film è originale, divertente e ha anche una certa cura registica ed estetica.



Francesco, 18 anni, Napoli (NA).




'Piccolo' bel film

(8/10) Voto 8di 10

Certamente non è un grande film: eppure ha alcuni elementi veramente azzeccati, se non magistrali. La (sin troppo) lunga scena 'televisiva', con struttura troppo 'teatrale' a mio avviso, riesce tuttavia benissimo a passare progressivamente da un registro lieve se non comico (splendide le 'annotazioni' sulle gestualità impacciate delle mani di fronte alla telecamera!) verso un tono sempre più nervoso, drammatico, grave, al limite della disperazione; ma a momenti profondo e poetico, con alcuni dialoghi (il cinese, il vecchio babbo Natale) di rara intensità. In tutto il film si respira questa disillusione sulla rivoluzione, in una società vistosamente segnata dal degrado esteriore da 'periferia' dimenticata da sempre, in cui gli individui si aggrappano ormai soltanto ad esili e contingenti momenti privati. Poetica la scena finale dei lampioni, quasi apertura - in ogni caso - ad un desiderio di speranza. Trovo comunque notevole il film perchè ho l'impressione che sappia descrivere e riportare alla nostra percezione in modo immediato - meglio di documentari o dotte discussioni, come solo i buoni film o i buoni romanzi sanno fare - il clima che si vive in buona parte di quelle che oggi sono le periferie dei paesi dell'Est.



Jan, 48 anni, Palermo (PA).




Una fine senza fine

(7/10) Voto 7di 10

I pochi protagonisti del film danno consistenza alle vicende di un intera nazione dove fin dalle prime immagini si scorge una realta' decadente che con il proseguo viene confermata dalla stessa storia... tra un misto di ironia e commiserazione prende forma l'interrogativo apparentemente futile di chi o meno a partecipato alla rivoluzione del 1989 per arrivare a capire che da allora nulla e' poi così cambiato... chi aveva collaborato con il potere continua ad essere una rispettabile persona che dispone ancora di mezzi e diversamente chi stava in una situazione di mezzo perpetua tra alti e molti bassi la sopravvivenza... il film scorre via tra ilarita' e momenti di riflessione senza lasciare lo spettatore indifferente!



Ronks, 38 anni, Terni.





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