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Il destino nel nome

Opinioni presenti: 10
Media Voto: Media Voto: 9 (9/10)

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due sorprese

(10/10) Voto 10di 10

La prima è che lo stile e la filosofia induista non si stempera neanche nel mondo tipicamente edonistico occidentale,americano soprattutto,la seconda essermi ricordato di aver letto il cappotto di gogol,che racchiude in se tutta la grottesca satira dell'esistenza umana se si ferma davanti alla possibilità di viaggiare per scoprire nuovi orizzonti.Film da cineteca.



massimo, 50 anni, imperia (IM).




Guardatelo

(8/10) Voto 8di 10

Mi è capitato di trovarlo in televisione, in terza serata credo. Nulla che valga la pena prima di mezzanotte, roba da matti. Ad ogni modo mi ci sono imbattuta e non sono riuscita a staccarmene. Bello, molto bello. Bravi gli attori, ben ambientato. A me è rimasto un semino dentro. Ed è raro. Guardatelo.



Ivy, 35 anni, Schio (VI).




L'Anti Bollywood

(8/10) Voto 8di 10

Nell'anno di slumdog millionaire (the millionaire), la regista indiana mira nair confeziona un gioiellino di film sulla differenza tra i mondi una vera e propria "guerra dei mondi" e delle età. nella calcutta del 1977 da una famiglia della classe media (ammesso che esista) per intenderci i protagonisti non arrivano dagli slum che caratterizzano il film di boyle, ne tantomeno bazzicano per la criminalità o per le sotto caste indiane, ma arrivano da famiglie che hanno programmato un il loro matrimonio e poi decidono di rompere il passato, non per povertà o ricerca di ricchezza ma solo per opportunità lavorative. magnifica nella parte di calcutta la caratterizzazione sia prima che dopo dei manifesti politici, ora a favore di un partito nel 1977 ora a favore di altri nei '90. quasi la regista ci voglia far capire una sotto storia rispetto dal libro cui è tratto, la nair ha vissuto una storia simile con il suo primo matrimonio. la storia si snoda sulle vicebde americane dei due genitori e di come loro si conoscono rispettando le loro tardizioni e di come i figli crescenddo , gogol/nikhil in particolare cerchi disperatamente di staccarsi per poi quasi forzatamente e doverosamente ritornarci, sempre ad ogni occasione della vita, matrimoni e funerali, viaggi, amori... sembra esserci del "razismo culturale" da parte degli indiani che si voglionoi isolare in una loro casta a se rispetto agli americani che, stranamente, sono a braccia aperte. ben girato e magnificamente sceneggiato dall'autore del libro stesso e dalla nair che stavolta "lascia" il suo abituale direttore della fotografia declan quinn per affidarsi all'americano frederik elmes che comunque raffigura l'india meglio che gli usa e soprattutto non con il classico stereotipo da cartolina da villaggio vacanze. una pecca doverosa è per il film stesso probabiolmente sarebbe potuto andare avanti ancora e narrare altre storie e avvenimenti della famiglia,farci sapere che fine fanno ma evidentemente va bene così, il destino è nel nome ma il futuro lo creano i protagonisti vivendolo.



Alfredo, 31 anni, Godi (NO).




amore e poesia oltre le distanze del tempo e del mondo

(10/10) Voto 10di 10

Avevo perso questo bellissimo film e la televisione adesso mi ha dato l'opportunità di vederlo. Un film dove la sensibilità del vivere, dell'esistere, nel rapporto con gli altri, con chi si ama, con chi ci ha dato tutto se stesso essendoci padre o madre ritrova la sua reale dimensione. Anche sulla dimensione delle proprie origini, di quelle tradizioni, che in gioventù ci sembra sempre giusto combattere e abbattere, questo film ci da dolcemente delle verità, ce le sussurra o ce le canta in una melodia indiana spiegandoci che poi sono l'unica difesa che abbiamo, un dono che viene dal passato per non essere annientati dal presente, basta solo capire. E ci dice anche che capire da giovani è difficile, solo con gli anni e non sempre e non tutti, possono arrivare al traguardo delle beatitudini e della serenità dell'essere. Un film da rivedere molte volte che mi ha fatto sentire vicinissimo alla cultura ed alla tradizione indiana, la loro è anche la mia civiltà , la mia tradizione di europeo cattolico di origini contadine ha le stesse radici di quel mondo, cambiano solo i colori e i suoni. Ed è nel mondo attuale dal modello individualistico, dove la fuga da noi stessi e dalla noia, quella che chiamiamo libertà, e che ci conduce sempre più alla disperazione ed alla solitudine, che si può individuare la vera dimensione da rifiutare e combattere, quella dell'egoismo e dell'egotismo. Ma è una battaglia solitaria, che possiamo tutt'al più condividere con la nostra famiglia o i più intimi amici. Una battaglia col mondo, con questo mondo che almeno per noi non finirà mai, ma forse i nostri sforzi serviranno ai nostri figli o ai figli dei nostri figli. Questo messaggio attualissimo e universale, oltre la dimensione degli spazi geografici e del tempo, in questo film si spiega anche attraverso le gravi e dolorose contraddizioni di chi emigra e poi appartiene a due mondi o a nessuno. Voglio inoltre sottolineare l'assoluta bellezza della protagonista femminile Ashima (Tabu) che potrebbe essere oltre che indiana, ebrea, turca, greca, o italiana... ha il sole e la dolcezza di Dio negli occhi e nel sorriso. Un film di grande poesia dove voglio ringraziare gli autori e la regista Mira Nair. E' ormai raro vedere la bellezza in un cinema (o in un mondo) che pare fatto solo di superficialità, orrore, violenza e perversione propagandate come valori. Ma per fortuna esistiamo ancora e siamo vivi....(come anticorpi).



Umberto, 50 anni, Livorno (LI).




Davvero bello

(10/10) Voto 10di 10

Non sapevo che fare e ho guardato questo film... e meno male che l'ho guardato è davvero un film bellissimo è uno dei miei film preferiti, è commovente ma ti fa anche ragionare, davvero stupendo e sopratutto bravissimi attori :)



Clara, 19 anni, Cagliari.





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