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Jules et Jim

Opinioni presenti: 20
Media Voto: Media Voto: 8 (8/10)

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Jules e jim

(9/10) Voto 9di 10

Fino a che punto l’amore può spingersi oltre la comune definizione di limite? l’indisponente e l’indiscreto mènage à trois, raccontato da molti scrittori moderni, non troverà il suo limite che in jules e jim di françois truffaut, ispirato al capolavoro di henry-pierre rochè. l’amore, come voglia di vivere e non come puro possesso, è gridato impazientemente dalle prime scene del capolavoro francese. le sequenze iniziali descrivono un’amicizia che troverà in fondo al possibile bivio una soluzione al quanto sconcertante, se pur così delicata. una decisione che lascia trasparire la problematica dell’amore come la vera miccia della divisione, la quintessenza del peccato non rigurgitato e ingoiato vigliaccamente come coccodrilli affamati. la perfezione di catherine ( jeanne moreau ) non aiuta certo la riservatezza di un amore non detto, che sfocia inesorabilmente nella passione di una relazione, se pur pericolosa, così romantica. nulla è nascosto, forse molto è non detto, ma quel non detto non aiuta di certo l’intuizione che tocca la verità; ogni piccolo segreto è debellato da quell’amicizia che vince sulla separazione e intreccia l’amore come un abbraccio passionale dell’uguaglianza dei cuori. due momenti della proiezione sono separati dalla triste brutalità del reale: la guerra. analizzata dal regista in maniera “storica” – grazie all’ausilio di materiale d’archivio – le immagini ci mostrano il cambiamento della vita e di conseguenza delle emozioni. la musica, dopo il primo incontro ( jules, jim, catherine ) post-bellico, è triste e malinconica, come le emozioni che i protagonisti esperiscono in quel momento: vivide immagini di un’amicizia accesa se pur celata dal non detto che jeanne moreau, nel suo commento al film, sottolinea ed evidenzia come il non detto reso manifesto negli sguardi. l’immensa emozione del film, l’illusione di una siffatta dolcezza e dell’aurea incantevole di ogni fotogramma firmato truffaut - - coutard, trova il suo massimo compimento negli intramontabili due minuti della “canzone” le tourbillon: ricca e suggestiva, vola nell’etere giungendo ai sensi di chiunque, eliminando e distruggendo il tempo passato, armonizzando ogni singolo istante in intramontabili sentimenti, toccati da quella voce così sensuale che donerà la speranza di una illusione possibile, l’illusione dell’amore. truffaut ci lascia in eredità un grande evento, una grande opera cinematografica che ricorda gli antichi capolavori del cinema classico; richiamandoli alla memoria ci rende partecipe del grande oblio del gusto e della forza maestra di quegli anni. l’amore celebrato da truffaut, è incontaminato e puro, quasi la prova di un’amicizia che non si ferma dinanzi alle avversità del suo cuore, ma continua fino alla sua stessa fine: la fine dell’amore è l’epilogo del suo scopo? la fine non ferma l’amore, tanto meno l’amicizia.



Gianfranco, 24 anni, Bari (BA).




L'insostenibile leggerezza della felicità

(10/10) Voto 10di 10

Tre settimane che ho visto per la prima volta il film e tre settimane che non riesco a togliermelo dalla testa e mi chiedo cosa, cosa mai mi abbia colpito così tanto da non parlare d'altro e da pensare alla mia stessa vita sotto una diversa ottica. truffaut è un genio, e qui dimostra la sua maestria, la direzione di questo film, uno dei primi, ha degli spunti e dei tocchi d'artista che piccchiano duro sullo spettatore (un esempio? la scena improvvisa in cui da un terrazzo appare jules e recita goethe, il primo piano di jules e catherine, tenero e struggente- nonchè totalmente improvvisato dalla moreau e werner- girato una sola volta!). attori straordinari, jeanne moreau donna giusta al momento giusto, serre molto vero e...questo è il film dove, forse più di fahereneit, ho adorato oskar werner, aveva una capacità starordianria di trasmettere il personaggio (notato come jules di rado guarda in camera e tiene spesso gli occhi in basso?)ed allo stesso tempo un magnetismo scenico che colpisce. "vedevamo tutti lo stesso film da realizzare" ha detto una volta la moreau "e questa è stata una gran cosa". ma più di tutte che ti colpisce è l'atmosfera, la stessa che (senza andare a scomodare le foto in bianco e nero d'inizio secolo) personalmente ho provato in casi d'intimità forte che va aldilà dell'amore e dell'amicizia, è qualcosa di più...l'atomosfera leggera in realtà leggera lo è, ma allo stesso tempo ti toglie il fiato, arrivi in fondo e non sai se ti senti felice o malinconica, da una parte vorresti vivere in prima persona la vicenda dei personaggi,entrare o ricreare quell'atmosfera, dall'altra il finale ti sconvolge...ultraconsigliato.



Meltea, 19 anni, Bologna (BO).




Tra dante e l'ikea...

(8/10) Voto 8di 10

Il più famoso film di françois truffaut, padre fondatore con resnais&company dell'ormai celeberrima "nouvelle vague", lascia visione dopo visione, un sapore sempre diverso.lo vedi la prima volta e, vuoi perchè sei una romanticona che crede ancora nel principe azzurrro, vuoi perchè sei ancora con un piedino nell'adolescenza, non percepisci altro che la banale cronaca di un triangolo amoroso che finisce tragicamente perchè "è così che va nei film francesi";rimani colpita dalla colonna sonora di delerue e dalla voce delicata ma decisa della moreau che canta "le tourbillon", quindi pensi bene di rivederlo sperando di superare i momenti di noia che troppi long takes(..ancora non sai che si chiamano così!)ti avevano lasciato...ma la seconda volta non è poi così diversa dalla prima: "perchè suicidarsi con uno degli uomini che si ama?"rimane il primo interrogativo a cui trovare una risposta.passano gli anni, e vuoi perchè studi la storia del cinema, vuoi perchè il primo esame richiede un confronto tra un film e il suo testo narrativo d'origine,vuoi perchè il prof.che tanto stimi ama truffaut, decidi di tornare a quel film che ti aveva tanto incuriosita, ma nello stesso tempo lasciata perplessa.scopri che la fama e la bellezza del film sono niente se confrontati a quelli dello splendido(..l'unico aggettivo che mi sento di attribuirgli) romanzo di henri-pierre rochè, capolavoro autobiografico in cui il clima di tensione e "imminente catastrofe" messo in piedi nel film è letteralmente spazzato via da un'incredibile leggerezza, e dove le pagine scorrono ad una velocità di gran lunga superiore a quella dei corrispettivi fotogrammi.studiando studiando, ti accorgi ,dunque,che il film è molto di più di quello che pensavi , che ogni cosa in esso ha un preciso significato e che niente è messo lì per caso;comprendi il valore di un suicidio atto a difendere la libertà di una donna alla costante ricerca della felicità(all'esame si cita addirittura dante e il "suo"catone l'uticense!),giustifichi come "hitchcockiani esercizi di stile" gli abili piani-sequenza dell'allora giovane autore,e del tutto calata nella psicologia della non più giovanissima catherine(stupenda interpretazione di jeanne moreau sempre più emozionata ed emozionante)pensi che forse, dopotutto, non avresti fatto una scelta tanto diversa dalla sua per salvarti da una vita all'insegna della banalità e della più soffocante mediocrità."se catherine non si fosse suicidata a quest'ora starebbe all'ikea con la figlia"(!)fu la divertente chiusura del mio prof.in quel primo(indimenticabile!)esame,ma anche davanti al "grande fratello",a "elisa di rivombrosa" o ai film dei vanzina, aggiungerei io..magra consolazione..niente a confronto di un glorioso posto tra i miti maledetti della storia di quella "macchina dei sogni"che si chiama cinema.



Barbara, 20 anni, Bologna.




Controcorrente

(2/10) Voto 2di 10

Non mi è piaciuto per niente... e in nulla. quel montaggio evidente, tratto caratterizzante della nouvelle vague, mi irrita non poco. e la ritmica è qualcosa di insostenibile. similare a quella di un libro: una serie di avvenimenti che si svolgono in un certo lasso di tempo e che non richiedono un particolare approfondimento vengono riassunti e raccontati in terza persona (e così ecco la voce fuori campo, che in pochi istanti si esibisce in discorsi tipo "jules ha fatto questo, jim ha fatto quello, allora jules ha fatto quell'altro e jim..." sparati come fossero i titoli di testa di un tg), poi ci si sofferma su una scena particolare... e diamine, ci si sofferma un po' troppo! ma che diavolo, dovrei apprezzare una simile tecnica perché qualcosa di originale, che ha un suo senso astruso? l'unica cosa che mi ha folgorato è stata la noia. difatti non vedevo l'ora che finisse, anche perché la storia stessa non mi ha proprio colpito, forse per come è stata raccontata, forse perché i personaggi più che affascinarmi mi hanno colpito per la loro artificiosità e soprattutto catherine l'ho odiata, con i suoi sbalzi improvvisi d'umore e la sua mentalità controversa da persona psicoinstabile. insomma, con questo e con fino all'ultimo respiro di godard (che mi ha fatto quasi lo stesso effetto) credo si chiuda la mia avventura con la nouvelle vague. se volete sentimento, vi consiglio invece un film che mi ha veramente colpito, è dei giorni nostri: 2046 di wong kar wai.



Stefano, 20 anni, Borgarello (PV).




Un capolavoro

(9/10) Voto 9di 10

L'amore secondo François Truffaut è qualcosa di imperscrutabile, complesso, misterioso e inarrivabile: ma lui lo racconta con leggerezza e dramma insieme, con lucidità e follia, come se lo conoscesse come le sue tasche. E' uno dei capolavori della storia del cinema francese, un gioiello anche tecnicamente: ha influenzato il cinema d'amore negli anni, nei decenni a venire, con il più classico dei triangoli che s'allarga e si restringe, con una donna volubile, capricciosa, irosa eppure fragile e sola, magistralmente interpretata da Jeanne Moreau. Ma anche la storia di un'amicizia che attraversa la guerra e termina mentre un'altra è alle porte, anticipata dalla lugubre notte di Berlino in cui il Reich bruciò i libri (cfr. Fahrenheit 451, altro caposaldo di Truffaut); un'amicizia indissolubile, senza mai una lite, una bugia o una reticenza; l'amicizia che è più forte di tutto, anche della donna delle loro vite. Il resto è fastidiosa appendice che non deve turbare il mondo: la guerra, una parentesi buia e finalmente alle spalle, vissuta dai due solo con il terrore di uccidere per sbaglio l'altro; gli altri, dalla Gilberte che invano cerca di conquistare Jim a quell'Albert destinato ad essere solo un episodio nella vita tempestosa di Catherine. Il finale tragico, palpabile nell'aria, è un tetro punto esclamativo sull'enorme significato dei sentimenti. Morte, guerra sono parole maschili; amore è una parola femminile; vita, è neutrale. Dal punto di vista tecnico e della messa in scena, Truffaut impone un ritmo serratissimo alla vicenda, con una voce narrante azzeccata come poche altre volte nella storia, impersonale ma non per questo impossibilitata a dare giudizi; anzi, le migliori riflessioni del film arrivano proprio dal narratore. Onore a Truffaut, un vero maestro.



Giuseppe, 18 anni, Casamassima (BA).





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