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Cose di questo mondo

Opinioni presenti: 5
Media Voto: Media Voto: 7.5 (7.5/10)

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Un film indifendibile

(1/10) Voto 1di 10

La trama è esile. Mastandrea è antipatico come sempre, scostante solito uomo vissuto stile fiction. Abatantuono avrebbe dovuto essere piu' convincente piu' incisivo, mentre invece sembra un po' un cattivo da fumetto. Io sono veneto e tempo fa avevo letto che questo film aveva irritato molti miei corregionali. Francamente non mi pare sia il caso di prendersela molto. Questo film è talmente brutto ed inconsistente che nè punge nè offende nessuno



PIERPAOLO, 39 anni, Lido di Venezia (VE).




fantastico

(10/10) Voto 10di 10

questo film è bellissimo... ti cambia la prospettiva verso l'immigrazione! è fantastico nella sua semplicità ...però è molto duro e crudo



Giulia, 18 anni, Vicenza (VI).




Un viaggio per riflettere

(9/10) Voto 9di 10

Due cugini,jamal e enayatullah, vivono a peshavar, al confine con l'afganistan. enayatullah lavora al mercato insieme ai genitori;jamal è orfano, lavora in una fabbrica di mattoni e vive nel caotico campo profughi di shamshatoo. nella speranza di un futuro migliore, la famiglia di enayatullah decide di mandarlo in inghilterra con jamal dato che quest'ultimo conosce un pò d'inglese. la storia di chi, disperato, "sceglie" di unirsi al milione di rifugiati che ogni anno si mette nelle mani dei trafficanti di clandestini. una storia di occidentali per noi occidentali dal sapore amaro scritta da toni grisoni per una regia documentaristica (una lunga sequenza di immagini difficili da dimenticare) di michael witterbottom (al suo meglio). significative le riprese in digitale per rendere meglio il dramma di chi, come i due "reali" protagonisti del film, è disperato ai limiti dell'impossibile. scioccanti le immagini in b/n ai confini tra iran e turchia:la paura dei ragazzi(che traspare in semplici ombre distorte) li trasforma definitivamente nel "ruolo" di mostri emarginati che il cieco occidente non sa di avergli assegnato. il film ha vinto un meritatissimo orso d'oro al festival di berlino 2003.



Alfredo, 28 anni, San giorgio a cremano (NA).




Per aiutarci ad aprire gli occhi

(9/10) Voto 9di 10

Un film? Un documentario? Forse più un documento. La minuziosa, cruda, iperrealistica descrizione di uno dei tanti "viaggi della speranza", l'odissea di due giovani afghani in fuga dal campo profughi di Shamshatoo, in Pakistan, verso Londra, simbolo della libertà occidentale. La trama, volendo, può considerarsi finita qui. L'assenza di sceneggiatura e la scelta di attori non professionisti la rendono secondaria rispetto all'intensità delle emozioni che suscita. Il passaggio rapido dai bellissimi paesaggi del Pakistan, dagli intensi e caldi colori della terra, dei deserti, attraverso le frenetiche vie di Teheran, le montagne di Iran e Turchia, i colori di Istambul, fino ad arrivare alla ricca ed insensibile Europa ocidentale che ben conosciamo. Le difficoltà inimmaginabili, a noi così estranee, fino all'incontro con la morte. Un film fortemente caratterizzato dalle tecniche di ripresa scelte da Witterbottom, interamente girato con telecamera digitale a spalla, una fotografia realistica e coinvolgente, un montaggio incalzante, rapidissimo, frutto di una selezione che, da oltre 200 ore di "girato", ha portato all'attuale forma di 90 minuti. Straordinaria la scena dell'attraversamento notturno del confine montano tra Iran e Turchia, con la luce amplificata che fa assomigliare a fantasmi le sagome dei profughi. Un film che non lascia tempo per distrarsi, che immerge lo spettatore in uno stato di profonda ed intima meditazione e forse anche di autoanalisi, palpabile nel silenzio quasi religioso che avvolge la sala al termine dei titoli di coda.



Roberto, 39 anni, Pavia.




Un Viaggio nel silenzio

(9/10) Voto 9di 10

Una delle cose piu' belle del cinema è che riesce a raccontare in quattro parole, i fatti e le cose meglio di un servizio televisivo sbrigativo e dell'occasionale e disinteressata esposizione oratoria del politico di turno. Winterbottom in quest'opera, permette allo spettatore di viaggiare a fianco di chi ogni anno insegue il sogno di fuggire dalla miseria e dal degrado di un campo profughi Pakistano per raggiungere un opulenta e dignitosa metropoli occidentale quale Londra. Un odissea durata sei mesi , un ponte cinematografico tra mondi diversi, percorso in maniera goffa e agitata, e fotografato nei sui tratti piu' peculiari. Dalle fangose strade del Pakistan, al disordine e caos di Terhan, fino ad arrivare in Turchia attraversando montagne fredde e impervie rese quasi impraticabili dalle bufere di neve. Muoversi tra militari corrotti e trafficanti di uomini su strade piene di cumuli di macerie, resti di bombardamenti, ricoperte di polvere e fango. Viaggiare in mezzo alla frutta dentro un camion o perfino in un container per 40 ore senza nè luce nè aria. Assaggiare per la prima volta un gelato nella metropoli Iraniana, cercare di vendere qualche braccialetto in bar di Trieste tra l'indifferenza di chi sorseggia un drink e chiacchera di come ha trascorso il week-end con gli amici. La forza della speranza anima il piccolo Jamal che nonostante tutto si diverte a giocare a pallone coi ragazzini e diverte raccontando rallegranti storielle ai suoi compagni di viaggio. Storielle che rompono il silenzio di una comunicazione finalizzata unicamente all'obiettivo e niente altro. Quanto costa? Quanto tempo ci vuole ad arrivare in Turchia? Quanto vuoi per portarmici? Hai dell'acqua?Che Dio ti benedica. Un viaggio silenzioso ai limiti della sopravvivenza e della dignità umana, di chi scappa, di chi fugge, di chi trasforma in polvere i suoi ricordi, in vento il suo passato . Consiglio a tutti di guardarlo. Ciao



Alessandro, 31 anni, Cagliari (CA).





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