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Il Cartaio

Opinioni presenti: 364
Media Voto: Media Voto: 4 (4/10)

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Voglio solo capire una cosa

(4/10) Voto 4di 10

Io adoro dario.... Ma semplicmente per il capolavoro "profondo rosso" che ancora oggi mi terrorizza..... e anche un po "non ho sonno".... ma vorrei dire una cosa....o meglio capire..... Ma perchè diavolo fa recitare gli attori in inglese? per mandare il film all'estero? ma perchè?..... gli americani per caso recitano in italiano per mandare i loro film in italia? come noi doppiamo loro, loro possono anche degnarsi di ridoppiare noi..... cioè, un film italiano ma parlato in inglese e ridoppiato dagli stessi attori che nn sono neanche capaci di ridoppiarsi.......... quanta fatica..... dario.... invece di complicarti la vita e complicarla anche agli attori, cerca di studiare una trama miglior la prossima volta....... ritorna in te.... ti sei fermato a profondo rosso e poi il tuo genio è sparito, e ti permetti anche di criticare gli altri registi ahahahahahahah ultimamente sei solo bravo a ricreare atmosfere e tensione, ma i film nn sono solo questo........



Danilo, 24 anni, Como.




Il cartaio destabilizzato

(3/10) Voto 3di 10

Non c'è bisogno di scomodare colossi come "Profondo rosso" e "L'uccello dalle piume di cristallo" per parlare di come Dario Argento non riesca, in questo film, a spaventare lo spettatore. Il serial killer sfida la polizia in diretta, tranne nel primo omicidio, a poker. In palio la vita della ragazza. La suspance che dovrebbe creare questo mezzo a chi guarda si trasforma in realtà in un boomerang che torna indietro. La prevedibilità dell'evento è sempre presente, anche quando la vittima dovrebbe essere la figlia del questore; in più, sotto l'occhio della web-cam Argento non può dare il meglio di sé nelle scene di sangue. Non a caso, l'unica scena di rilievo del film è quella in cui la protagonista Stefania Rocca si accorge della presenza dell'assassino nel riflesso di un posacenere. Lì ritroviamo il regista che gioca con le immagini dei suoi personaggi, a cui chiede di essere sempre attenti a ciò che vedono per poter venire a capo dell'enigma da risolvere. Il resto del film non dà spunti positivi di cui parlare, anzi; la trama inverosimile lascia perplessi, e così vediamo Silvio Muccino correre dietro a una ragazza "assoldata" dal killer per portalo nella sua rete, pardon, gancio. Per non parlare dei dialoghi buttati via senza troppo pensarci, esempio per tutti quello in cui una pseudo criminologa spiega a Muccino il modo in cui gioca l'assassino: "Ho analizzato le partite che ha giocato finora e hanno tutte un comune denomiatore, vince rischiando sempre moltissimo ma questa è anche la sua debolezza perché così si espone troppo, è vanitoso vuole vincere con classe." Anche il finale è moscio. Santamaria dice di amare la collega da sempre e poi il massimo che le ha organizzato è una morte sotto un treno dopo una "sfida alla pari" a poker, l'ennesima. Per fortuna che lei si ricorda le "sagge" parole del libro di poker del padre e gioca di psicologia destabilizzando l'avversario e mandandolo in tale stato di confusione da fargli ricordare troppo tardi che lui aveva un doppione della chiave delle manette. Oltre alla scarsa invetiva anche l'onore difetta a questo omicida, visto che neanche cinque minuti prima aveva detto che "il cartaio è uno che gioca sempre lealmente": roba da far impallidire i suoi predecessori.



Giorgio, 24 anni, Roma (RM).




Dall'Horror all'orrore (prima parte)

(1/10) Voto 1di 10

“Il Cartaio” è come un bottiglione di vino di pessima qualità: non solo è cattivo e si fatica a berlo tutto; il peggio è che il primo sorso ci dice come sarà il resto del bicchiere e dello stesso bottiglione. Il comportamento rispetto a una tale evenienza è semplice: se si è educati, non si sputa il primo sorso, però ci si rifiuta di bere il resto; oppure, per educazione o magnanimità, si beve il bicchiere e poi ci si astiene. Non sarei andato oltre il decimo minuto di film, se non mi fosse balenata l’idea di scrivere questa recensione; quindi mi sono anche divertito, se mi si passa l’esagerazione. Accantonato l’horror, Argento ci riprova col thriller, e si premura di farci sapere che per mettere a punto l’idea di questo film ci ha messo addirittura un paio d’anni. Probabile che durante questo tempo le sue occupazioni principali siano state di altro genere, visto l’esito; o chissà, forse questo è proprio il meglio che il regista sa dare oggi. Nei thriller c’è sempre un colpo di scena dietro l’angolo: qui non solo sappiamo già qual è l’angolo, ma anche quale sarà il colpo di scena. Non ve li svelerò, visto che li indovinerete tutti. Ma il film dà il suo massimo nelle voci: se un merito ha “Il Cartaio” è quello di aver fatto il possibile e anche di più per accompagnare le immagini con dialoghi in bilico tra l’insulso e il prevedibile, con frequenti scivoloni nel patetico, raggiungendo l’apoteosi grazie al doppiaggio più scadente che mi sia capitato di ascoltare. E si tratta proprio un doppiaggio, ad opera degli stessi attori, che sul set avevano recitato in inglese. La qualità è così scarsa da affogare nel ridicolo. Tutti i B movies americani che tradizionalmente Rai 2 trasmette al sabato sera hanno doppiaggi molto ma molto più dignitosi. L’Oscar per il più grottesco va a Fiore Argento (ascoltare per credere), che il sadico Cartaio purtroppo lascia libera perché venga a tormentare noi con il racconto sulla sua prigionia. Ma una nomination non va negata a nessuno dei sedicenti attori, espressivi come copertoni, specialmente la misteriosa ragazza che attira in una trappola mortale Silvio Muccino (gli sta bene, così impara a fare l’attore). Dopo 20 minuti e 11 secondi – prego controllare - l’unica prova convincente è una serie di colpi di tosse, ben modulati e verosimili. E non scherzo.



Maurizio, 54 anni, Finale Emilia (MO).




attori pessimi, argento un regista d'altri tempi

(7/10) Voto 7di 10

la mano di un grande regista si sente per tutto il film questo è indubbio, le riprese, l'atmosfera, il clima generale del film tradiscono subito la grande personalità e l'originalità di dario argento, che fa diventare piccoli piccoli tutti gli pseudo registi che ci sono adesso in giro. Quello che secondo me rovina tutto sono purtroppo gli attori, davvero imbarazzanti, mi domando perché in Italia si continui a scegliere gente che non sa recitare e nei film italiani compaiano sempre le stesse facce finendo con il rendere tutto banale e scontato Credo che la recitazione stralunata sia stata voluta dal regista ma quando hai per le mani dei finti attori si scivola inevitabilmente verso il comico. Peccato perchè se avessero avuto a disposizione degli attori un minimo più preparati e non i soliti nomi ingiustamente famosi o gente che lavora nel cinema non per le proprie doti, il film sarebbe stato molto più interessante. Paradossalmente salvo Muccino nella parte del ragazzino che direi si trova in un ruolo adatto



Anna, 24 anni, Roma.




Ridicolo

(1/10) Voto 1di 10

Qualcosa Argento negli ultimi film deve aver perso, perchè questi sono filmetti di serie B. Una pellicola ridicola, con attori altrettanto ridicoli doppiati in modo ancor più ridicolo. Che fine ha fatto il maestro del thriller, autore di film come Profondo Rosso non lo so. Ciò che mi stupisce è che l'idea di base era anche ottima. Ma lo sviluppo della storia è pessimo. Voto 1



Sascha, 18 anni, Como (CO).





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