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La passione di Cristo

Opinioni presenti: 1956
Media Voto: Media Voto: 6 (6/10)

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per riflettere meglio

(9/10) Voto 9di 10

Non sono una credente in senso stretto ma ho visto alcuni film di carattere religioso e ritengo che questo sia il più profondo, il più toccante.a livello tecnico il film è fatto bene ma è riduttivo dire è bello o brutto...per la prima volta è realtà ciò che si racconta e non mera trasposizione cinematografica di una storia. realtà cruda, forte,che urta gli occhi,e la realtà è così, il cinema attutisce certe storie,riducendole un po'a documentari talvolta,ben venga allora la drammaticità vera,storica,e non costruita. trovo che ci sia un po' di ipocrisia nelle opinioni che dilagano sul film,le persone sono abituate alla violenza, perfino i bambini la conoscono,ma la violenza gratuita va bene,si può vedere,non fanno scalpore le scene di guerra,la mancanza di pudore di certi programmi televisivi(ce n'è da dire sulla tv spazzatura)ma la violenza(chiamiamola così)che nasce dalla volontà di sacrificarsi per l'umanità,una violenza storica,visto che le crocifissioni esistevano davvero,non va bene,che cos'è allora falso pudore?leggere della crocifissione ve bene purchè rimanga scritto,l'immagine candida (intesa come candore della pelle,del corpo intatto,senza segni)costruita di gesù deve rimanere intatta, ma come si può davvero capire un sacrificio allora?è sufficente immaginarlo? chi ha capito cosa vuol dire perdonare i propri nemici? questo film vede gesù come uomo, come noi,deboli, tentati dal male ogni giorno,sofferenti nel nostro piccolo ma fiduciosi e speranzosi verso qualcosa di più grande. questo è quello che si dovrebbe ricavare dal film, è un film che vuol far riflettere su temi come perdono,sacrificio e amore,non vuole solo essere visto con gli occhi, ma visto col cuore. é un punto di partenza... per questo è da vedere,le scene sono belle,in particolar modo mi piace l'immagine della mano di maria maddalena che si protrae in avanti alla ricerca del piede del suo salvatore.un'unica pecca sono i dialoghi in latino,non sono spontanei.



Giovanna, 23 anni, Merate.




Estremanente toccante

(10/10) Voto 10di 10

Trovo, al contrario di altri, che l'idea dell'aramaico e latino sia un'idea eccezionale in quanto rende più veritiero il film: immaginate Gesù che parla in slang americano...smettetela va!!!! L'aramaico è la lingua che parlava e così deve essere interpretato. Pochi hanno capito il messaggio che gibson ha voluto lanciare. Perfetti tutti gli attori: Jim caviezel è il cristo migliore che abbia mai visto. Gli altri film sulla vita del cristo fanno vedere sempre gli stessi miracoli che ormai sono ben noti a tutti, qui invece capiamo che la sofferenza di un uomo innocente..innocente e forte che trova la forza di alzarsi ogni volta che sua madre gli è accanto, un uomo che non urla dal dolore perchè in suo padre si rifugia. Vi spaventa la violenza? e come pensate fossero trattati i condannati ai quei tempi? Il film di mel gibson è estremamente toccante, nessuno prima d'ora è riuscito a montare la storia e passione di cristo come lui ha fatto..ha dato a Gesù un volto umano.



Marco, 21 anni, Milano..




Non è solo un film...

(10/10) Voto 10di 10

...E' un'esperienza di fede grandissima condivisa da Gibson col mondo. E' il tentativo di scuotere le coscienze di oggi, soprattutto quelle dei giovani troppo ingrigite dal consumismo e dall'egoismo di oggi. E' il tentativo di dire che il nostro stile di vita orientato alla ricerca del benessere terreno e della vita eterna su questo mondo ci allontana dalla verità, da Dio, perchè ci allontana dalla sofferenza patita per gli altri da Gesù sulla croce. Con queste premesse si può dire che oggi non c'è più spazio per film alla Zeffirelli per comunicare certe cose. Bisogna scuotere in un certo modo, bisogna usare linguaggi moderni, bisogna shockare e Gibson lo fa bene. Il film è crudo, d'accordo, violento, va bene, ma è profondamente ispirato e ti fa pensare davvero di essere presente lì in quel momento a soffrire un po' anche tu. Non c'è antisemitismo, c'è solo il bene e il male che si scontrano e sono rappresentati nella loro forma originaria. C'è tanto Dio in quel film ma non tutti possono coglierlo, del resto sarebbe troppo bello se tutti lo vedessero. I messaggi dati da Gesù alla folla, ai discepoli, a Pilato sono carichi di forza divina che ti penetrano dentro. Una forza che quasi si tocca nella sua resistenza a tutte quelle frustate che avrebbero steso anche un toro; la stessa forza che ha del resto sua Madre Maria che in una scena del film, mentre segue il figlio nella Via Crucis, la si vede cambiare all'improvviso espressione dello sguardo e gelare con un'occhiata Satana-Celentano che quasi quasi sembra toccarsi la testolina per controllare se sia ancora al suo posto. E'un film stupendo che non si può giudicare con gli occhi di un critico di cinema. Va guardato, infatti, con gli occhi di chi vuole scoprire come si ama, come si perdona e come si spera.



Mimmo, 30 anni, Milano..




La passione

(9/10) Voto 9di 10

La via scelta da Mel Gibson per raccontare le ultime ore della vita di Gesù Cristo è quella del realismo. L'accusa, quindi, di aver ecceduto nelle scene di violenza, indugiando su particolari ripugnanti e nauseanti, suona un pò falsa, se non ipocrita. Raccontare di come si moriva, quasi duemila anni fa, dopo essere stati fustigato con fruste alle cui estremità sono appesi pietre e chiodi, non è certo un'operazione da commedia brillante ed il nasconderne le pene e le laceranti conseguenze non sarebbe stato coerente con gli intenti del regista ed attore australiano. Che il lavoro di Gibson sia improntato ad un realismo storico quanto culturale - pur in presenza di alcune apparizioni sataniche di dubbio gusto - lo testimoniano anche le scelte di far recitare gli attori in aramaico e latino (con sottotitoli, per fortuna) e di ascrivere ai centri di potere nella Palestina di allora - i Romani, i Farisei, la corte di Erode - la responsabilità per la morte, terrena, di questo figlio di falegname giunto dalla Galilea. Non è detto che sia andata proprio così, ma certamente è uno scenario possibile e, tra l'altro, quello più accreditato. Più che un film antisemita, come accusato da qualcuno, sono del parere che è un film contro il potere del quale mette a nudo la fredda e inscalfibile logica della ragion di Stato: il mantenimento dell'ordine per i Romani, la protezione della proprie posizioni di predominanza intellettuale per i Farisei, la conservazione dei privilegi di una corte lubrica e sfrenata per Erode. L'operazione intellettuale messa in atto da Gibson mi sembra tutto sommato riuscita. Come detto, l'opera ha una sua coerenza ed una linea guida dalla quale il regista e sceneggiatore (assieme a Benedict Fitzgerald) non si discosta.



Marco, 21 anni, Napoli.




Tutti in piedi ad applaudire, signori!

(10/10) Voto 10di 10

"The Passion" di Mel Gibson è un autentico capolavoro che descrive, con toccante drammaticità e crudo realismo, le ultime 12 ore di vita di Gesù Cristo così come vengono raccontate nei vangeli. -Da premiare- la coraggiosa scelta della lingua originale (l'Aramaico per gli Ebrei e il Latino per i Romani) che rende più affascinanti i dialoghi (che doppiati sarebbero stati banali e scontati, proprio perchè si conoscono a memoria) e tiene attivo lo spettatore, che comunque non deve fare troppi sforzi visto che i sottotitoli si possono seguire tranquillamente e in modo intuitivo (soprattuto x il Latino). -Magistrale- l'uso della tecnica del "flashback" con la quale Mel Gibson riesce sia a far rientrare le scene dell'ultima cena, sia a far arrivare al pubblico il dolore di Maria come madre (bellissimo il flashback che scatta dopo la caduta di Cristo davanti agli occhi di Maria....non anticipo niente). -Azzeccata- la scelta del cast artistico, per gran parte italiano (i nomi sono quelli noti di Monica Bellucci, Claudia Gerini, Mattia Sbragia, Luca Lionello, Sergio Rubini, Rosalinda Celentano, ai quali si aggiungono i nomi di Sabrina Impacciatore "la Veronica che asciuga il volto di Gesù" e di Giuseppe Loconsole "uno dei centurioni che flagellano Gesù". Devo dire, tuttavia, che personalmente sono stato colpito dal Gesù interpretato da Jim Caviezel (colpo riuscito di Gibson che ha anche coperto gli occhi verdi di Jim con delle lentine castane, evitando di cadere nel ridicolo come altri registi che hanno pensato a Gesù come un arabo biondo con gli occhi azzurri..), ma, soprattutto, penso sia straordinaria l'interpretazione di Maia Morgenstern nel ruolo commovente di Maria. Per gli italiani, ottimi il Giuda di Luca Lionello e la Claudia Procula di Claudia Gerini, diabolicamente inquietante lo sguardo di Rosalinda Celentano e brava anche Monica Bellucci. -Toccante- il realismo delle scene della tortura di Gesù che non può definirsi "violenza gratuita", perchè è così che a quei tempi andava veramente; non si può far credere che Cristo sia stato flagellato con un frustino di cuoio, perchè i Romani flagellavano con verghe piene di chiodi che strappavano via la carne, e questo è scritto. Sono scene molto impressionanti (non da film horror, come qualche incompetente ha detto), che ci mostrano un Gesù molto meno divino dei dipinti di Caravaggio (a qui Gibson si è tuttavia ispirato per i colori e la luce) e più umano, molto più simile ad ognuno di noi, infatti, sotto questo punto di vista, il tema religioso del film non è contaminato da quella sorta di velo ecclesiastico troppo lezioso e sdolcinato. -Meraviglioso- il finale (con Gesù che risorge), tutto racchiuso nell'espressione di soli due sguardi di Jim Caviezel (finalmente pulito e col viso rilassato): il primo sembra dire con sollievo "Finalmente è finito tutto!"; il secondo più deciso sembra rispondere al precedente "...Invece no, comincia tutto adesso!"



Corrado , 21 anni, Noto .





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