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La mala educación

Opinioni presenti: 128
Media Voto: Media Voto: 7.5 (7.5/10)

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il melodramma secondo Pedro

(10/10) Voto 10di 10

Il film si chiude con la parola "passione" a tutto schermo.E in quel momento scorre un brivido.Una storia che va al di la' del bene e del male,con l'occhio di una camera che sdoppia,triplica i piani della realtà,perchè ognuno di essi è vero,addirittura la menzogna.Il racconto nel racconto.Uno stile lontano dal calore,pure rassicurante nel suo dolore,di "Tutto su mia madre",ma legato dal filo della morte,tema tra i più trattati e proposti in maniera sempre nuova e personale da Almodovar.Il quale non si nasconde mai dietro ad una retorica facile che troppo spesso esaurisce ciò che avrebbe da dire.Cose non dette,cose fatte,cose inconfessabili:nelle morbose e torbide acque del desiderio si accalcano tutti i personaggi di questa storia,ognuno smarrito,solo e connesso all'altro da una cicatrice dolorosa.Un'altro filo rosso(un colore caro al regista,qui meno presente),la passione che consuma tutti i protagonisti,fino a toccare il limite del proprio fondo,l'abisso delle proprie colpe che li porterà al loro destino,raccontato in breve alla fine del film.L'ironia di Almodovar in quest'opera si placa di fronte a una storia fatta di uomini,oscura più di quanto non si noti quando egli affronta il suo amato universo femminile,al quale riconosce sempre quel potere di rigenerare la vita;anche in questo lavoro la presenza delle donne,seppur minima,è come un tiepido raggio di sole che interviene ad alleggerirne un poco lo spessore emotivo.Una speranza di salvezza da ogni livore che ognuno di loro si porta dentro per il dolore non cercato ma subito,come Ignacio,che cerca egli stesso,nel vortice della tossicodipendenza,di diventare donna;Juan lo fa nella finzione cinematografica,per la sua sete di fama e successo.Enrique incontra questo calore nell'abbraccio della madre di entrambi.Nessun lieto fine,solo il pianto di un'umanità persa nei propri baratri interiori.Un film che affronta senza giudicare mai perché è sia nel bene che nel male che la natura umana nasce,cresce e muore.E questa è solo una delle storie.Nel montaggio e nella fotografia si riconoscono sempre quei tratti che hanno reso Almodovar il grande regista che è.Ed è proprio dalla forza delle sue immagini dalle quali,come in un affresco,la vitalità della passione,l'amore e la morte trascendono dal loro significato e diventano simbolo,estetica.Il merito di ogni grande opera d'arte che si rispetti. Bravo Pedro e bravi anche gli attori,che hanno dato vita ad una trama di grandissimi intensità e spessore.



Loris, 37 anni, Treviso (TV).




Splendido!

(10/10) Voto 10di 10

A distanza di tempo, stasera ho rivisto questo film per la seconda volta. L'incanto è rimasto. E' indubbiamente un film dissacrante, provocatorio, anticonvenzionale, crudo e vorace. In questo sta il suo fascino. Almodovar si è davvero impegnato più del solito; sono un cultore di questo regista e secondo me questo è il suo film più bello, più complesso, più forte, più risonante. Lo consiglio a tutti, non solo agli etero e chi non ne capisce la psicologia e le intenzioni di certo non lo gradirà. La narrazione a flash-back è un po' confusa all'inizio ma poi tutto torna e la trama si scioglie meravigliosamente. Grande Pedro!



Nicola, 32 anni, Mestre Venezia (VE).




giallo dragqueen. capolavoro.

(10/10) Voto 10di 10

Film contestatissimo, da tutti tranne che dai gay. La gente, soprattutto quella di sinistra, si aspettava di vedere un film sulla corruzione della Chiesa, come se la corruzione fosse solo nella Chiesa, come se i pedofili fossero solo i preti, come se a far sesso omosessuale debbano essere per forza persone lontane dalla realtà quotidiana e da condannare. Almodovar non condanna nessuno in questo film: lo stesso padre Manolo pedofilo è una vittima di Juan, il quale è il protagonista effervescente, che a sua volta non risulta affatto biasimato dal regista. I critici si aspettavano un rimprovero alla Chiesa, e sono rimasti schifati davanti a un film che invece è l'esaltazione dell'anima drag-queen: canzoni, abiti, parrucche. Gli altri temi sono: la madre, la cocaina, la pedofilia, il transessualismo (del vero ignacio). Ci sono scene di sesso, anche tra minori, ma non hanno nulla di erotico, perchè inserite nella trama del giallo. L'intreccio in giallo infatti rende molto avvincente la storia, che ha 3 momenti: l'infanzia (racconto corale dolcissimo dell'innamoramento di 2 adolescenti maschi tra canti e giochi collegiali),il film nel film (Juan che interpreta Zaara: l'esibizione da dragqueen, il rimorchio di Enrique,il ricatto ), la scoperta della verità (il vero Juan, dal fratricidio al finale; questa forse la parte meno brillante, un pò più pesante rispetto all'entusiasmo delle prime due). Questo film non arriva mai comunque al senso di tragedia angosciosa propria di Tutto su mia madre; rappresenta l'esaltazione del mondo gay, visto anche nel suo aspetto drag. Manca assolutamente il ruolo femminile (tranne la breve comparsa della madre), e impera invece il bellissimo protagonista Ignacio-Juan-Zaara in tutte le sue avvincenti vicende, da uomo e da drag. Ovviamente, chi è infastidito dal mondo gay e non ha alcun interesse nell'arte-drag, soprattutto se è omofobo (e soprattutto se anche lui da ragazzino faceva giochi di mani con un amico), non potrà che disprezzare questo film che celebra sfacciatamente tutto ciò che un gay, e solo un gay può essere. Ciò che ha irritato di questo film è stato non il tema, ma l'entusiamso e la fede con cui il tema è trattato: gli uomini, davanti a un bel ragazzo vestito da donna, hanno paura, e allora biasimano. Qualunque gay invece non potrà che rimanere entusiasta dalla visione di questo film in cui finalmente Almodovar non si serve della donna per portare il gay in scena (come fa in Tacchi a spillo e in Tutto su mia madre), ma fa del gay in drag il protagonista assoluto di un trionfo di musica e colore. Con buona pace dei buon pensanti che odiano questo film e invece apprezzano Tutto su mia madre solo perchè ci sono delle lesbiche. Il prossimo film in uscita non potrà che essere inferiore a questo; ma visto che già esisteva un Tacchi a spillo, possiamo sperare che tra 10 anni Almodovar crei nuovamente una pellicola a tema. Questo film è divertentissimo. Superbo. Senza ma.



Studente, 25 anni, Avezzano.




Film stupendo e reale

(10/10) Voto 10di 10

Di recente ho scoperto Almodovar... e che scoperta... Questo film l'ho trovato eccezionale e veritiero. Sono gay ed è un film che tratta la tematica senza i soliti pudori e cliché. Ho letto opinioni di spettatori che si sono lamentati per le scene hard, per la trama shoccante eccetera. Beh cari, questa è la vita! A molti piacciono i polpettoni hollowoodyani con eroe ed eroina casti e puri che dopo tante traversie si baciano. Sono spazzatura, film che non rispecchiano per niente la realtà. Nella mala educacion abbiamo la droga, la pedofilia, l'omosessualità... tematiche scottanti sulle quali si preferisce sorvolare perché si ha paura. E questo film getta in faccia a piene mani l'ipocrisia e lo squallore della società perbenista, dietro la cui facciata linda e cristallina si celano perversioni, delitti, sofferenze, ma anche grandi passioni. E tutto incorniciato in una sceneggiatura eccellente, in riprese eccellenti, con quella sorta di shakespeariano play-within-the-play. Non è un film gay, non è un film hard, è semplicemente un film che tratta determinate tematiche come esse devono essere trattate. La vita può essere squallida, ma io "non mi pento" di essere gay.



Marco, 27 anni, Latina.




Ottimo, bellissimo, coinvolgente

(10/10) Voto 10di 10

E' più di un semplice film, la mala educacion è il "racconto della realtà", ma non quella solita realtà che la società ci filtra quotidianamente, ma quella fetta realtà che nessuno ci ha mai mostrato e allo stesso tempo rispecchia la vera natura dell'uomo. non avevo mai visto un film disposto ad addentrarsi per sentieri dove altri registi, con il loro pudore sociale, non avevano mai avuto il coraggio di portarci. e' una storia che evidenzia quanto c'è di umano nei sacerdoti, che si innamorano di bambini innocenti, e, ancor peggio, di uomini ed allo stesso tempo è una storia che mostra quanto c'è di donna in un uomo, rovesciando la figura dell' "uomo macho" e del "superuomo" con la figura di zahara, ignacio da grande, la cui unica colpa è quella di aver amato un ragazzo espulso, enrique, a causa della gelosia del sacedote superiore. "non si può amare un bambino, si abusa solo di lui" dice zahara prima di essere uccisa per mano del suo antico amante, padre manolo. e' l'immagine di una spagna che rompe con il passato, dove la chiesa diventa solo una "fonte inesauribile di falsi valori" con il clero che gioca a fare il "fate ciò che dico, ma non fate ciò che faccio", dove i sacerdoti "non sono più padri dei loro stessi figli" (padre manolo). emblematica è la figura di juan, fratello di ignacio, che all'inizio del film si spaccia per lui, tentando di estorcere al regista enrique la parte di zahara, ed è proprio lui a sedurre padre manolo (che intanto si è spogliato dall'abito) e, davanti ad un museo dove sono esposti manichini che ridono, probabilmente dello stesso ex padre manolo, lo convice ad uccidere il fratello ignacio, perché "la vita è impossibile per il fratello di un travestito in una piccola città della galicia" (juan rodriguez). ma è soprattutto una storia di passioni, come evidenzia la parola che nell'ultima scena compare a tutto schermo: passione di padre manolo per ignacio, padre manolo per juan, enrique per ignacio e lo stesso juan per enrique che si impone di recitare la parte di zahara per rivestire gli abiti del fratello perché lui è "una persona che sa andare oltre" (juan nell'ultima scena) probabilmente un etero intollerante(alla fine del film si sposerà con una donna) che si spaccia per omosessuale per intrufolarsi nel mondo gay e stroncare le passioni di padre manolo, per uccidere un transessuale, ma non si accorge che è soltanto una marionetta nelle mani degli omofobi. così i manichini ridono pure di lui, anche lui è un vinto (lo si capisce nella scena dove scoppia in lacrime per la morte del suo personaggio, zahara) e anche lui è destinato all'infelicità ed ad essere perseguitato dal passato, sotto forma di padre manolo. un film girato in un modo sorprendente, montato in una maniera divina, che segna insormontabilmente l'inizio di una nuova era: i film sulla realta' umana, quella vera, quella che non ha bisogno di stupide censure o giri di parole per essere raccontata, la nostra essenza di uomini.



Simone, 17 anni, Avellino (AV).





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