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Dancer in the dark

Opinioni presenti: 63
Media Voto: Media Voto: 8.5 (8.5/10)

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da vedere una sola volta

(10/10) Voto 10di 10

E'un film di una bellezza,di una dolcezza,di una crudelta'inarrivabili...ma credo non riusciro'mai piu' a rivederlo,perche'mi e' rimasto troppo dentro, e ne ricordo ogni scena. chi non l'ha ancora visto non puo',ripeto non puo' non vederlo,anche se alla fine gli rimarra'dentro una profonda tristezza,perche' non e' un film strappalacrime,e' un capolavoro assoluto.vorrei dare 11 ma non si puo'....bjork mostruosamente brava!



Massimo, 42 anni, Arco di trento (tn).




la luminosa ferita nella notte

(10/10) Voto 10di 10

Selma è una donna semplice, di grande forza spirituale, di una bontà suprema fino al sacrificio di sè Nei personaggi di Lars Von Trier (ad esempio Grace in "Dogville"), non vi sono caratterizzazioni eroiche, queste donne splendide per la loro fedeltà alla propria coscienza e al proprio spirito, queste donne pure, dalla grande fede, che sono indubbiamente esemplari per i loro atti di coraggio estremo, sono anche personaggi che conoscono l'Amore fino allla tragedia...fino alla lucida follia, che apre una breccia nel cielo della loro vita... il loro coraggio nasce sull'orlo di un abisso e la forza di queste donne, quindi di Selma, consiste nel far vibrare eternamente e armoniosamente le corde del proprio antichissimo cuore, che si incendia nell'abisso con la forza del proprio Amore incondizionato... E l' Abisso risplende... é un incendio che nasce dal potente contrasto di Amore e Morte, che porta al sacrificio di sè...perchè la Vita trionfi perchè i sogni abbiano vita... l'Amore continua mentre "cresce la spina di una rosa" mentre "un serpente cambia pelle"... l'Amore continua quando Selma oltrepassa ogni orizzonte, il suo sguardo cattura il sole e tragicamente il sole incendia il suo sguardo e lo spegne ma illumina l'"abisso". Selma ama il Sole e la sua canzone non è l'ultima canzone... è un preludio Dopo questa storia d'Amore, di Selma mi rimarrà la gentile alba del suo sguardo,ma mai l'ultima canzone che solo un "notturno silenzio" può sussurrare... Nessuno mai potrà "incappucciare e togliere il respiro ai sogni di Selma" ...



Immagin'aria, 25 anni, Bari.




Riflessioni sul mondo di Von Treur : Dancer in the dark

(10/10) Voto 10di 10

Ci sono state molte lamentele sulla regia di Lars von treur nel film "Dancer in the Dark": telecamera a spalla fastidiosa, movimenti nauseanti di macchina, colori sbiaditi... anche a me hanno dato fastidio. Ma in un episodio dove, quando la realtà sembra un ostacolo insormontabile e minaccia la continuità semplice e fanciullesca della propria vita, il sogno e l'immaginazione prendono il sopravvento. E certamente in questi sogni, cantati dalla splendida e onirica voce di Bjork,non ha importanza l'inquadratura, la continuità, la logica (temi cari a Lars Von Treur già da "Dogma"). Realtà e immaginazione camminano pari passo su un episodio della vita di un impiegata, Selma/Bjork, cieca in un mondo che ha perso ogni valore morale, che preferisce forse non vedere la realtà, ma immaginarsela come vorrebbe che fosse, e lotta contro le ingiustizie che la coinvolgono in un omicidio. Sono tutte riflessioni di vita, perle di saggezza da conservare, sul mondo americano visto dagli occhi di una povera immigrata. Basta pensare che nel 2001 Von Treur ha finito un altro film: "Dogville", stupendo film girato senza scenografia, basato sui rapporti umani in un'america sadica ed amoralmente egoista. E' diventato veramente così il mondo che diciamo di conoscere?



Bruni, 18 anni, Bari.




Non c'è via di fuga

(10/10) Voto 10di 10

Von Trier è un bastardo. Lo è perchè dice la verità, la estremizza, la esaspera e non concede tregua ai suoi eroi. E' un bastado perchè dell'umana specie vede solo l'egoismo, la stupidità e l'ingratitudine. E' un bastardo perchè lui, laido sadico del cinema, ritrae il buono insidiato dai cattivi. Perchè la cosa più difficile al mondo è fare la cosa giusta. Perchè è vero, l'uomo si fa buono e comprensivo solo di fronte alla morte e alla tragedia, ed è sorda alle richieste d'aiuto dei bisognosi. Come il personaggio interpretato dalla bravissima Bjork. Selma è giovane, straniera, comunista, povera e cieca. Si fa un culo così giorno e notte, mette da parte ogni centesimo perchè il figlio a cui ha trasmesso la malattia che lo renderà cieco venga operato. Vive in un America che ama per i musical e per la buona gente che ha creduto di trovare. La sua vita è l'archetipo del dolore puro, una vita che non ha conosciuto amore nè ricchezze, ma solo privazioni. Solo i musical, lì nella sua testa sognante, possono illuderla che la gente le voglia bene, che tutto nella sua vita sia stupendo, che nel mondo non ci sia più nulla da vedere perchè ormai si è felici. Ma quando coloro in cui aveva riposto fiducia e affetto la tradiscono, rubandole tutti i suoi soldi, cosa può fare una piccola creatura senza più speranze. Difendersi, piangere, cercare di riprendersi tutto in un'ultimo scatto. Stavolta quello scatto è stato uccidere il ladro. Come se l'aspettassero al varco, accorrono testimoni e accusatori, tutti contro di lei senza che lei possa opporsi (per una pura fedeltà agli stupidi patti umani), la pongono ad un giudizio implacabile. Chi è ricco e ruba, umilia, picchia e ammazza indiscriminatamente, può pagare la propria salvezza, ma i giusti sono relegati ai loro stenti, e infine condannati. Non c'è fuga per i giusti, quando governano gli ingiusti. O hai soldi o muori. O inganni o muori. Che schifo, vivere così. E Von Trier ha ancora il coraggio di spiegare tutto questa senza pietà, senza tristezza: nel suo film, intriso di musiche retrò e macchine a mano digitali, non c'è che tragedia. Selma non può che sognare, in questo orrore cieco, e con lei sognamo noi: sognamo attraverso il suggestivo occhio della videocamera, percepiamo i colori saturi di un paesaggio stupendo nel sogno, terribile nella realtà. Con l'occhio impietoso del Dogma (no, non l'ha abbandonato se non nelle parti di musical) noi guardiamo gli interni delle fabbriche che prendono vita, ci lasciamo prendereda un film scarno e povero come Selma, ma che come Selma ha una sua bellezza, un suo spettacolo. Vi sfido a non farvi travolgere dal "sense of wonder" ogni volta che vedrete gli operai danzare in fabbrica, i boscaioli saltare sul treno con contorni sfumati, ad ascoltare la bellissima voce di Bjork sulle sue note strazianti; e ad abbandonare la meraviglia, una volta che il destino di Selma si rivelerà ineluttabile, e a cercare disperatamente di scoprire che quella non è l'ultima canzone.



Fabio, 17 anni, Bari.




Dancer in the Bjork

(8/10) Voto 8di 10

La Palma D'Oro che il Festival di Cannes ci ha regalato quest'anno è un film un po' diverso dai soliti primi premi delle mostre cinematografiche..Mistica e controversa, gioiosa e disperata, siderale e dolorosa, l'ultima creazione di Lars Von Trier, regista mai banale che offre sempre furbescamente motivi di discussione, è un macigno catapultato nello stagno dell'indifferenza americana su temi scottanti come la pena di morte..Attraverso le sofferenze di Selma, un'operaia boema trapiantata in America, la camera a mano di Von Trier (simbolo del Dogma del regista danese, teoria che rifiuta ogni luogo comune sul modo di girare un film a partire dalla camera fissa) dipinge un film dal taglio smaccatamente documentaristico: i movimenti nervosi, instabili e acrobatici della cinepresa conferiscono notevole credibilità e passione ad una storia niente affatto originale, ma sono anche lo specchio fedele della cecità avanzante di Selma che le permette solo di sognar cantando e di sacrificarsi per amore del figlio per salvarlo dallo stesso male trasmessogli..In un cocktail genuino di musical e melodramma spicca la figura affascinante e misteriosa della puffetta rockstar islandese Bjork, che, alla sua prima seria interpretazione cinematografica, buca letteralmente lo schermo infrangendo il cuore dello spettatore e timbrando di disperata dolcezza il clima sulfureo e naturistico del film. Artefice suo malgrado di un suicidio e del proprio omicidio per salvare il figlio, la parabola dolorosa di Selma è addolcita dal suo amore per il musical e il tip tap, uniche distrazioni di una dura e solitaria vita da operaia, dedita a racimolare mensilmente centesimo su centesimo.Ma il musical, in questo film, travalica anche il proprio genere per ergersi ad un'autentica favola moralistica sulla vita (si balla e si canta in fabbrica, sui treni dalle ciminiere sbuffanti e percorrendo i fatidici 107 passi che separano Selma dal patibolo); lo straordinario mix del melò di Von Trier e della colonna sonora interamente scritta da Bjork costituiscono anche uno sguardo totalizzante sul cinema di oggi: difficilmente inquadrabile in un genere predefinito, saturato da innumerevoli contaminazioni, ma ancora una volta il favoloso e unico mezzo per sognare e poter addirittura azzardare di cantare e ballare per vivere ed esorcizzare il dolore quotidiano..Dietro la facciata di un capolavoro drammatico e sentimentale, Von Trier nasconde l'algida e volutamente imperfetta confezione formale di un'opera kitsch quanto basta, stratificata da un vortice di primi piani, campi lunghi e inquadrature volanti e inebriata di sorrisi, gemiti, lacrime e sangue. Immancabili le citazioni: dalla fabbrica chapliniana di "Tempi Moderni", al rigore operaio di "Les parapluies de Cherbourg" di Demy, dai musical di Minnelli al tip tap di Fred Astaire, che Selma, cieca spettatrice che può nutrirsi solo di suoni e rumori, si fa "raccontare" dall'inseparabile amica interpretata da una bellissima Catherine Deneuve.."Dancer in the dark" è una sinfonia visiva di straordinaria efficacia contraddistinta dall'amore di una ballerina piena di vita ("dancer") imprigionata da una burocrazia mortuaria (da qui la fase processuale fredda, distaccata e quasi inutile del film) che sa solo spegnerle definitivamente quello che gli occhi le hanno già tolto, costringendola al buio ("dark"), preludio e finale di un'opera in cui la musica illumina di luce propria lo schermo nero che ci regala Von Trier per qualche minuto prima e dopo il dramma di Selma..



Livio, 26 anni, Bari.





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