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E ridendo l'uccise

Opinioni presenti: 5
Media Voto: Media Voto: 6.5 (6.5/10)

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Soldi pubblici buttati

(1/10) Voto 1di 10

Si legge nei titoli di coda: " film di interesse culturale nazionale - consiglio dei ministri". Ecco come in italia, con un finanziamento pubblico, campano centinaia di addetti (e anche non ) ai lavori, attorno cinecittà etc. Il film è di qualità scadente sotto ogni aspetto. Vien da chiedersi se il regista abbia mai guardato il recente e meraviglioso "mestiere delle armi" di Olmi. La risposta è sicuramente si. Lo si denota da alcune evidenti assonanze: il letto di agonia di Giulio è la brutta copia di quello di Giovanni dalle bande nere etc.. Purtroppo, Vancini, dell'opera di Olmi non ha capito nulla. Dialoghi e sceneggiatura degni di un film porno in costume, si affiancano a grandi e costose ricostruzioni (anche digitali) di una Ferrara rinascimentale che non c'è più. Il film si regge su una debole idea e il regista tenta di mascherare questa pochezza inserendo a sproposito, nella narrazione della storia, personaggi come Tiziano,Michelangelo. Perchè poi ricostruire Ferrara con grandi scenografie e computer grafica quando sarebbe bastato andarci e girare scene meno "da cartolina" ma più cariche d'atmosfera. (Olmi ha girato bellissime scene semplicemente scegliendo cosa inquadrare ). La scelta di Morricone ( che ritengo un genio ), poi, è la prova di quanto affermo. Le sue musiche non hanno alcuna rilevanza all'interno dell'opera. Sarebbe bastato affidarsi a qualche gruppo di musica rinascimentale ( a basso costo )per ottenere un effetto sicuramente migliore.Però Morricone nei titoli di coda fa la sua figura....ah beh... Non riesco a capire come Florestano Vancini, dopo aver fatto un bel film come "la lunga notte del 43" abbia potuto cimentarsi in una bruttura simile. Spero tanto che al danno (soldi nostri spesi) non si aggiunga la beffa di vedere questo pessimo film distribuito all'estero.



Manuel, 27 anni, Ferrara (FE).




da vedere

(8/10) Voto 8di 10

il film è sicuramente ben fatto ,ottima la scelta di attori di lunga esperienza teatrale come il grande Mariano Rigillo , che purtroppo si vede poco, e di atri come il bravo Manlio Dovì e l'altrettanto bravo Giorgio Lupano. il film meritava una pubblicità che purtroppo in italia si dedica solo a stupidate del genere vacanze di natale e cavolate varie ci dobbiamo rassegnare i film di spessore e di "interesse culturale" non hanno l'attenzione che meriterebbero, a proposito il film è veramente bello, metti la scenografia le luci , gli attori i costumi e una regia esperta questo film mi è piaciuto assai.



Annalisa, 23 anni, Squinzano (MN).




Film d'autore

(8/10) Voto 8di 10

Non c'è dubbio che il film sia di un grosso spessore. C'è un grosso sforzo su tutti i fronti specialmente nella fotografia e nel rendere la storia credibile andando a plasmare la recitazione degli attori a renderli credibili e ben calati nel periodo storico in cui i personaggi si muovono.In tal caso,i gesti,i tempi ,l'espressività assumono un'importanza decisiva. In alcune scene di forte pathos come la decapitazione di cui siamo spettatori i dettagli sono curatissimi(si assiste al backstage di tale lavoro nei contenuti extra del dvd). Ma non dobbiamo dimenticare la scenografia e i costumi,mai eccessivamente sgargianti ma curatissimi. La storia ha forse come nodo centrale un qualcosa di non originalissimo come la grossa spaccatura sempre esistita fra chi vive nell'oro,privo di scrupoli perseguendo il potere e chi non ha lacrime per piangere,vestiti e cibo. Ma il film ha una narrazione che non annoia;il buffone Dovì,anello di congiunzione tra i due "mondi" è elemento trascinante e pieno di quell'ironia contrapposta a una profonda tristezza di chi sa benissimo che la risata è solo un palliativo. Per conto mio è un film riuscito nel suo intento...dipende dalle aspettative di chi lo guarda. Quel che credo è che in ogni caso sia un esempio di cinema d'autore come ne restano pochi..è un peccato non averne sentito parlare di più,è un peccato in um momento in cui il digitale la fa da padrone,scordarsi di come i film si facevano un tempo,quando forse (e da profano sottolineo umilmente che è una mia opinione)la passione e l'amore per una posa o per un gesto contavano di più di un mega effetto speciale.



Federico, 26 anni, Monsummano T. (PT).




Un giullare a cavallo tra la corte e il popolo

(8/10) Voto 8di 10

Il bello-amaro di questo film è il poter vedere il contrasto tra la spietatezza della vita di corte con le sue violenze, la sua crudeltà, i suoi intrighi e il mantenimento di un'esteriorità fatta di levità, leggiadria, scherzosità, apparente spensieratezza, ma con il volto crudele e prepotente appena nascosto e sempre pronto ad affiorare (altri tempi...ma, in fondo, a cinquecento anni di distanza, nella natura degli uomini non è poi cambiato molto). E poi, mi ha colpito il contrasto tra la vita di corte ricca di tutto, di ogni bene anche il più superfluo, dominata da un tronfio benessere, e quella del volgo costretto a versare in condizioni di miseria abbrutente, il più delle volte senza possibilità alcuna di riscatto. A cavallo tra i due mondi c'è Moschino il giullare di corte, attraverso i cui occhi viene narrata la vicenda, a metà appunto tra la miseria del popolo (che osserva con cuore dolente) e la proterva e presuntuosa ricchezza dei nobili e dei potenti. Moschino cerca di barcamenarsi, tentando di rendere giustizia ai popolani ma, nello stempo, mantenendo una fedeltà formale, da "cortigiano" (dalla quale non può esentarsi, essendo un figlio del suo tempo) nei confronti di chi gli da uno status e da mangiare. Finirà con il soccombere, in questo gioco, soprattutto vittima del suo stesso ruolo di giullare: la sua morte sarà occasione di risate, perchè ha giocato a tutti l'ultimo scherzo...



Maurizio, 55 anni, Palermo.




Istruttivo

(8/10) Voto 8di 10

penso che il film sia un importante affresco storico che riesce a descrivere la Ferrara del'500 in modo impeccabile. Moschino è eccezionale e diventa la vera chiave dell'opera. Tutto va' visto coi suoi occhi. è un bene che ci sia ancora la voglia tra i registi italiani di trovare ispirazione dal nostro sterminato passato storico-artistico. film come questi andrebbero ben pubblicizzati. senza troppo disquisire sulla tecnica... enzo



Enzo, 29 anni, Bologna.





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