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Zorro (Telefilm)

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A ogni generazione il suo “Zorro”

(10/10) Voto 10di 10

Quando si parla di Zorro, ad una persona che ha superato gli “anta” torna istintivamente alla memoria la mitica serie tv prodotta nel 1957 dalla Disney, interpretata dalla buon’anima di Guy Williams (vero nome: Armando Catalano) a da Henry Calvin nel ruolo del grasso sergente Garcia. Invece i più giovani, come me, prima che la suddetta serie venisse riproposta colorizzata elettronicamente, hanno avuto modo d’appassionarsi ad un altro telefilm dedicato allo spadaccino mascherato, cioè quello prodotto tra il 1990 e il ’92 da Family Channel e dalla New World. In questa serie Don Diego De la Vega (Duncan Regher) torna dalla Spagna a Los Angeles, all’hacienda del padre Don Alejadro (Henry Darrow, che in gioventù lavorò nel telefilm western “Ai Confini dell’Arizona”), per combattere il perfido Alcalde, cioè il governatore militare, Luis Ramon (Michael Tylo, marito di Hunter Tylo, la Taylor di “Beautiful”). Le differenze rispetto alla serie del ’57 è che il sergente pasticcione si chiama Mendoza (James Victor), il servo muto non è il vecchio Bernardo, ma il giovane Felipe (Juan Diego Botto), e Zorro ha una ragazza fissa, la locandiera Victoria Escalante (Patrice Camhi). Il budget è evidentemente più contenuto rispetto ai telefilm di oggi, ma la ricostruzione storica è perfetta e dettagliata (dai costumi alle scenografie) e le location sono fotografate con taglio realistico, (senza luci dorate o tramonti infuocati che fanno tanto depliant turistico). Inoltre gli autori hanno saputo tenere alto il nome del grande eroe e, al tempo stesso, attualizzarlo. Regher non sarà lo Zorro più bello che si sia mai visto, ma è sicuramente il più ironico e umano, e il suo Don Diego non è più il bellimbusto di un tempo, ma un giovanotto colto che usa le sue conoscenze nella lotta non solo contro chi amministra male la giustizia, ma anche contro problemi che sono quelli di oggi: razzismo, intolleranza, siccità eccetera. Insomma un telefilm per tutte le fasce di pubblico, come ormai non si riesce più a farne, (forse per la sciocca paura di creare prodotti troppo ingenui, chissà...), che rende giustizia all’eroe più della recente baracconata Hollywoodiana, con Banderas a metà strada tra esplosioni alla “Die Hard” e acrobazie alla Jackie Chan.



Giovanni, 24 anni, Palazzolo Sull'Oglio (BS).




A ogni generazione il suo “Zorro”

(10/10) Voto 10di 10

Quando si parla di Zorro, ad una persona che ha superato gli “anta” torna istintivamente alla memoria la mitica serie tv prodotta nel 1957 dalla Disney, interpretata dalla buon’anima di Guy Williams (vero nome: Armando Catalano) a da Henry Calvin nel ruolo del grasso sergente Garcia. Invece i più giovani, come me, prima che la suddetta serie venisse riproposta colorizzata elettronicamente, hanno avuto modo d’appassionarsi ad un altro telefilm dedicato allo spadaccino mascherato, cioè quello prodotto tra il 1990 e il ’92 da Family Channel e dalla New World. In questa serie Don Diego De la Vega (Duncan Regher) torna dalla Spagna a Los Angeles, all’hacienda del padre Don Alejadro (Henry Darrow, che in gioventù lavorò nel telefilm western “Ai Confini dell’Arizona”), per combattere il perfido Alcalde, cioè il governatore militare, Luis Ramon (Michael Tylo, marito di Hunter Tylo, la Taylor di “Beautiful”). Le differenze rispetto alla serie del ’57 è che il sergente pasticcione si chiama Mendoza (James Victor), il servo muto non è il vecchio Bernardo, ma il giovane Felipe (Juan Diego Botto), e Zorro ha una ragazza fissa, la locandiera Victoria Escalante (Patrice Camhi). Il budget è evidentemente più contenuto rispetto ai telefilm di oggi, ma la ricostruzione storica è perfetta e dettagliata (dai costumi alle scenografie) e le location sono fotografate con taglio realistico, (senza luci dorate o tramonti infuocati che fanno tanto depliant turistico). Inoltre gli autori hanno saputo tenere alto il nome del grande eroe e, al tempo stesso, attualizzarlo. Regher non sarà lo Zorro più bello che si sia mai visto, ma è sicuramente il più ironico e umano, e il suo Don Diego non è più il bellimbusto di un tempo, ma un giovanotto colto che usa le sue conoscenze nella lotta non solo contro chi amministra male la giustizia, ma anche contro problemi che sono quelli di oggi: razzismo, intolleranza, siccità eccetera. Insomma un telefilm per tutte le fasce di pubblico, come ormai non si riesce più a farne, (forse per la sciocca paura di creare prodotti troppo ingenui, chissà...), che rende giustizia all’eroe più della recente baracconata Hollywoodiana, con Banderas a metà strada tra esplosioni alla “Die Hard” e acrobazie alla Jackie Chan.



Giovanni, 24 anni, Palazzolo Sull'Oglio (BS).




A ogni generazione il suo “Zorro”

(10/10) Voto 10di 10

Quando si parla di Zorro, ad una persona che ha superato gli “anta” torna istintivamente alla memoria la mitica serie tv prodotta nel 1957 dalla Disney, interpretata dalla buon’anima di Guy Williams (vero nome: Armando Catalano) a da Henry Calvin nel ruolo del grasso sergente Garcia. Invece i più giovani, come me, prima che la suddetta serie venisse riproposta colorizzata elettronicamente, hanno avuto modo d’appassionarsi ad un altro telefilm dedicato allo spadaccino mascherato, cioè quello prodotto tra il 1990 e il ’92 da Family Channel e dalla New World. In questa serie Don Diego De la Vega (Duncan Regher) torna dalla Spagna a Los Angeles, all’hacienda del padre Don Alejadro (Henry Darrow, che in gioventù lavorò nel telefilm western “Ai Confini dell’Arizona”), per combattere il perfido Alcalde, cioè il governatore militare, Luis Ramon (Michael Tylo, marito di Hunter Tylo, la Taylor di “Beautiful”). Le differenze rispetto alla serie del ’57 è che il sergente pasticcione si chiama Mendoza (James Victor), il servo muto non è il vecchio Bernardo, ma il giovane Felipe (Juan Diego Botto), e Zorro ha una ragazza fissa, la locandiera Victoria Escalante (Patrice Camhi). Il budget è evidentemente più contenuto rispetto ai telefilm di oggi, ma la ricostruzione storica è perfetta e dettagliata (dai costumi alle scenografie) e le location sono fotografate con taglio realistico, (senza luci dorate o tramonti infuocati che fanno tanto depliant turistico). Inoltre gli autori hanno saputo tenere alto il nome del grande eroe e, al tempo stesso, attualizzarlo. Regher non sarà lo Zorro più bello che si sia mai visto, ma è sicuramente il più ironico e umano, e il suo Don Diego non è più il bellimbusto di un tempo, ma un giovanotto colto che usa le sue conoscenze nella lotta non solo contro chi amministra male la giustizia, ma anche contro problemi che sono quelli di oggi: razzismo, intolleranza, siccità eccetera. Insomma un telefilm per tutte le fasce di pubblico, come ormai non si riesce più a farne, (forse per la sciocca paura di creare prodotti troppo ingenui, chissà...), che rende giustizia all’eroe più della recente baracconata Hollywoodiana, con Banderas a metà strada tra esplosioni alla “Die Hard” e acrobazie alla Jackie Chan.



Giovanni, 23 anni, Palazzolo sull'oglio (BS).





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