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Cuori

Opinioni presenti: 14
Media Voto: Media Voto: 6.5 (6.5/10)

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Mi spiace, ma mi sento di dover abbassare la media.

(5/10) Voto 5di 10

Come fare a esplicitare la mia opinione riguardo questo film dopo le parole di Eleonora e Francesco, qua sotto. I loro commenti, veramente ben fatti e competenti, mi hanno regalato diversi ed interessanti punti di vista, ma personalmente sono forse più incontentabile e trovo che i punti deboli di “Cuori” siano troppo pesanti per essere ignorati e soprattutto per fargli meritare un voto così alto. Le cadute nel banale a mio avviso non si riscontrano solo nella storia fra Nicole (la splendida Morante) e Dan (Lambert Wilson), ma un po’ in tutte (vedi anche il dialogo bacchettone, retorico e nauseantemente cristiano fra la bigotta - Sabine Azéma - e il barman - Pierre Arditi - in cui sembra quasi che si scopra l’acqua calda sostenendo che il diavolo tentatore è dentro ogni persona). Alla luce della banalità delle storie, mi viene maliziosamente da pensare che tutte le scelte registiche, tutti quegli artifici nelle inquadrature e nelle dissolvenze (il sorvolo iniziale di Parigi - probabilmente ricostruito al computer -; le ripetute zoomate; le inquadrature ardite degli interni visti dall’alto o in spaccato da dietro; la neve tra una scena e l’altra) che a quanto pare gli hanno valso il Leone d’Argento all’ultima Mostra del Cinema di Venezia (mi sembra a maggior ragione imperdonabile il clamoroso errore della maglia sporca della minestra rovesciata su Charlotte dal padre di Lionel che nella scena seguente torna ad essere perfettamente linda e stirata!), probabilmente servono (o aiutano) a mascherare la banalità moraleggiante e inutilmente pessimistica che aleggia per tutte quelle due, quasi interminabili, ore. Per fortuna che almeno gli attori danno prova di essere quei grandi artisti che ci si aspetta.



Marco, 28 anni, Verona.




un film un pò strano...

(5/10) Voto 5di 10

Ogni giudizio è personale.. e purtroppo questo film, a me, non è piaciuto molto.. Cerco di trovare una nota positiva.. perchè un film è cmq..un’opera..di un’ artista.. che voleva trasmettere un qualcosa..anche a me...una spettatrice qualunque. E così ripensandoci..forse.. l'obiettivo è stato raggiunto : sono uscita dal cinema..con la testa...vuota..apatica.. senza un pensiero nato o una sensazione..suscitata.. vuoto.. un vuoto, che non si può neppure definir la mancanza di un qualcosa. Scene che si muovono lentamente nella monotonia..forse di una quotidianità “morta”. Dialoghi che avvicinano per istanti brevi… Come ponti costruiti con mazzi di carte… Lasciano appena il tempo di vedere che anche sull’altra sponda Il naufrago..è solo…



Jul, 23 anni, Verona.




tiepidi di neve fredda

(9/10) Voto 9di 10

Raccontare la ricerca di felicità di vite chiuse dentro il cassetto dei propri desideri non è così semplice e vabbè che si tratta di una trasposizione che viene da un'opera teatrale ma il film è davvero tutto ben fatto (neve perenne anche sugli abiti che non vengono mai scossi e neve su mani che non potranno mai essere riscaldate, interni alla Kartell di resinosi sentimenti ma anche orizzontali sezioni di appartamenti svuotati come lo sono certi cuori) se non fosse per quell'accento un tantino grottesco di una facon francese che la nostra Morante vuole incarnare.



Emanuela, 39 anni, Firenze (FI).




Tragiche solitudini in grande stile

(7/10) Voto 7di 10

Tratto dalla pièce teatrale "Private fears in public places", l'ultimo lavoro del grande maestro francese riprende il discorso di "On connait la chanson". Al centro del film, come ci dice il titolo stesso, ci sono cuori, individui, anime. Una donna bigotta che sfoga le sue pulsioni in cassette porno, un fratello e una sorella che a quarant'anni (e più) cercano ancora qualcosa che gli dia una ragione per vivere, un uomo e una donna in crisi alla ricerca d una casa abbastanza spaziosa, un barista con padre nevrotico e sessuomane. Storie che pur intrecciandosi l'una con l'altra, restano tragicamente individuali in una Parigi (?) che non si vede, coperta da una neve opprimente che lega tutti e tutto sotto un'unica candida coltre. L'elemento "neve" è il tema conduttore. Nessuno potrebbe non accorgersi della sua presenza costante, tanto che viene addirittura utilizzata come strumento di dissolvenza. La neve fa diventare tutto bianco, ogni punto di riferimento di perde e ci si trova spaesati nel mondo che ci circonda, isolati nella propria dimensione che non si riesce a vivere come comune. È la condizione dei cuori di Resnais. Ognuno vive per sè senza possibilità di interazione. E così l'uomo e tutta la sua complessità, vengono ridotti quasi a pedine, a marionette che si muovono in un ambiente chiuso, che le efficacissime riprese dall'alto de-umanizzano dandogli la dimensione del videogioco. Con risultati impressionanti da un punto di vista visivo ed emotivo. Da scena dell'azione dei personaggi che in un certo modo è personaggio anch'essa partecipando a quel melange di spazio e pensiero che è la vita dell'uomo, l'ambiente diventa scenografia, semplicemente il luogo in cui gli uomini si muovono, contribuendo al loro straniamento, alla loro condizione assurda. Resnais non ci dice nulla di nuovo in questo suo ultimo film, ed è questo forse il più grande difetto, ma è sempre un maestro nel mostrarci ancora una volta quel disagio tipicamente novecentesco dell'uomo che si perde nel mondo che lo circonda e nel proprio io, in quella realtà estremamente complessa in cui conscio e inconscio si confondono, in cui impulsi e proibizioni convivono mettendosi a tacere a vicenda. Peccato per qualche caduta nel banale nella storia della coppia della Morante. In generale è un film molto suggestivo che credo possa piacere più a quelle generazioni che sono più vicine al maestro. Buon cast.



Francesco, 18 anni, Napoli (NA).





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