Un film ben fatto, senza eccessi e senza sbavature. Ovviamente non è molto realista, i prigionieri erano tenuti sotto stretto controllo e non potevano certo avvicinarsi estranei nei dintorni del campo, ma non è questa l'intenzione del film. Esso vuole narrare l'innocente amicizia di due bambini: uno ha la "colpa" di essere ebreo, l'altro il "merito" di essere tedesco. Sarà proprio tale amicizia a portare ad una tragica fine la vita di entrambi. Un agghiacciante ritratto di un pezzo di storia che non deve essere dimenticata affinchè non si ripeta mai più.
Ottima l'idea dell'autore del romanzo che ha ispirato il film nel fare scontare ad un alto ufficiale SS le atrocità commesse. Un'intuizione davvero originale che probabilmente non si sarebbe mai verificata nella realtà.. Buon film ma soprattutto ripeto, ottima idea.
Chiunque avesse un cuore e una coscienza si sentirebbe in qualche modo in debito rileggendo l'orribile pagina di storia che l'olocausto è riuscito a scrivere nelle pagine del nostro passato. Questo film riesce incredibilmente a tirare fuori questi sentimenti, senza dover ricorrere a immagini crude e spietate ma soltanto narrando quello che è stato attraverso gli occhi dei più innocenti e impotenti, i bambini.
Trama splendida in grado di trattare ancora una volta questo argomento da una nuova angolatura dopo "La vita è bella" e "Schindler list". Sicuramente un film da non perdere, un finale inaspettato e una inquadratura finale interminabile che ti lascia immobile, seduto a pensare e riflettere su cosa è stato in grado di fare l'essere umano.
PS. Questo spazio è riservato alle opinioni PERSONALI che, in quanto tali, devono esprimere un giudizio e BASTA. La media finale non è altro che una MEDIA, per l'appunto, dei diversi giudizi PERSONALI. Per cui, chi volesse scrivere con l'intenzione di "abbassare il voto totale" è pregato di farlo su un'altro sito. Grazie.
La cornice storica ha offerto molti spunti a molti altri film, quindi niente di nuovo da questo punto di vista.Per il resto lunghi sproloqui noiosissimi e futili con un finale totalmente "guidato", perlopiù scontato.
Questa volta Mark Herman ci fa commuovere con un film sulla Shoah. L'ennesimo dirà qualcuno, mai abbastanza risponderei io. Questa volta il film è una sceneggiatura del libro di John Boyne. La storia parla dell'amicizia di due bambini uno figlio dell'innocenza e l'altro figlio della colpa. Notevole vedere come il bimbo ebreo sappia di cosa sia capace l'uomo colpevole e quello tedesco, invece, non sappia nulla delle traversie dell'innocente. A quanti dicono che quel bambino tedesco, Bruno, sia un sempliciotto perchè non capisce cosa sta succedendo rispondo che a quell'epoca nessuno, nè ebrei, nè alleati avrebbero mai potuto immaginare quello che stava succedendo. Figuriamoci un bimbo di 8 anni, e poi vi immaginate a pensare a vostro padre come ad un mostro?. Lo scambio dei prigionieri con contadini è anche una questione di propaganda. Per chi dice che il film semplifica troppo lasciando troppo liberi i bambini di vedersi posso dire, in base a quello che ho letto, che in effetti il controllo dei tedeschi era minimo sull' ebreo. La maggior parte del controllo era demandato ad altri ebrei ma più spesso a polacchi o prigionieri politici od assassini. Il fatto di sottonutrirli, di vestirli con quei "pigiami" serviva tutto per privarli di ogni difesa e di ogni volontà di evasione. In effetti i tedeschi sapevano che le evasioni erano minime, perchè chi aveva parenti li avrebbe fatti morire, la popolazione locale non dava aiuto per paura e poi mal nutriti non potevi certo correre. Il finale un pò occhio per occhio ci fa capire che il dolore causato si ritorce contro ed è un presagio di cosa accadrà alla Germania. Chi la fa, l'aspetti. Cosa incredibile è che nel film gli unici tedeschi morti, Bruno e la nonna, sono quelli che si opponevano a loro modo alla politica del reich.
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