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Gli amici del bar Margherita

Opinioni presenti: 17
Media Voto: Media Voto: 4.5 (4.5/10)

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l'unica colpa del film? è troppo "democristiano"!

(10/10) Voto 10di 10

premessa: la mia opinione sull'incredibile collezione di voti scarsi che noto ha preso questo film e anche il seguente (il figlio più piccolo): è l'indicatore della genialità di Pupi Avati, un regista per pochi... noto che gli si imputa di non parare a nulla, di non fare scelte nette, personaggi che non siano dichiaratemente bianchi-neri e rossi e qui si potrebbe indagare nella psicologia dell'italiano medio che guarda con diffidenza le scelte sfumate, chi non prende posizione ma esprime la propria poetica dopo aver "letto e poi bruciato tutti i libri sulla forma, il fine e i mezzi del raccontare". Gli amici del Bar Margherita è un piacere sconfinato, ho goduto di ogni minuto di questo ennesimo capolavoro del mio regista preferito, godo della soavità, del fanciullesco integrare con libertà le emozioni più discordanti, e qui Avati si esprime, dove altri grandi registi (ma a mio avviso, mai a al suo livello) agivano con forza in direzioni determinate, ebbene esprime il suo volo magico ora in una mitica Bologna degli anni Cinquanta riuscendo a suscitare (in chi come lui non ama gli schieramenti, le ideologie, le prese di posizione) deja-vu di caratteri e situazioni che, seppur stolide posizioni di comodo raziocinanti strillano di misoginia e antipatia, risultano famigliari: il riso mescolato al pianto, le miserie umane in tutto la loro splendida e divina comicità.



Poldo, 35 anni, Sarzana (SP).




buono

(9/10) Voto 9di 10

Non capisco questo "tepore" nel giudicare il film di Pupi Avati...per me è sempre grande, lui e (finalmente) tutti gli attori italiani. E' una garanzia, ma certo non dovete aspettarvi "americanate". Delicato e cinico nello stesso tempo, ma comunque gradevolissimo! Grandi Neri Marcorè, Diego Abatantuono e Luigi Lo Cascio!! Alzo la media con un voto in più!



Rosanna, 49 anni, Roma (RM).




sull'onda della crisi

(8/10) Voto 8di 10

Diffido in genere dei remake o di opere che hanno come antecedente un capolavoro del quale riprendono spirito e forma. In questo caso si tratta ovviamente del Fellini dei Vitelloni e di Amarcord. E il confronto non giova all’ultima creazione di Pupi Avati, che salvo alcuni casi (Regalo di Natale, I cavalieri che fecero l’impresa, Il papà di Giovanna) è ormai definibile come il cantore della nostalgia targata Romagna anni ’50. Perché anche nei film più difformi da questo vagheggiamento del passato, l’essere bolognese e aver trascorso in quel luogo la giovinezza è diventata per Avati quasi una categoria dello spirito. Per ciò che riguarda gli attori, salvo qualche nuovo arrivato, gli altri sono diventati quasi la sua famiglia, i suoi compagni di bar (in questo caso il Margherita), ma non saprei dire se questa situazione di conoscenza profonda sia un male o un bene. Ad esempio, nel caso di Abatantuono mi pare che provochi un invito alla pigrizia creativa, per cui il simpaticissimo Diego sembra ripetersi all’infinito nei modi e nella sostanza del personaggio. Neanche nuova nell’opera del regista è quella punta di malignità paesana, di torbidezza nei rapporti di amicizia che non fanno dimenticare ad Avati, pure quando è intento a ritrarre la bonomia del passato, che nel quotidiano e abituale giocano anche forze negative, momenti oscuri in cui il familiare diventa quasi noir. A tal proposito vedi in questo film le sequenze sul ballo a casa dell’adolescente, alter ego di Pupi, mentre nella stanza accanto l’amato nonno giace morto. Per inseguire troppi personaggi messi in scena, Avati finisce poi col lasciarne molti a livello di nome e cognome, senza svilupparne il carattere o il ruolo giocato nel gruppo. Si tratta di comparse di un teatrino a volte stucchevole o addirittura sciocco quando non riscattato dallo humour o dall’ironia. Su tutto quindi aleggia un senso di già visto e di noiosamente provinciale. Come ho già accennato, la scena è posta a Bologna, più o meno negli anni ’50. Al bar Margherita (Bologna anni ’50)si riuniscono i frequentatori abituali, un gruppo eterogeneo con alcuni leader, come Al (Diego Abatantuono), introdotto nei nights, ottimo giocatore di biliardo, un po’ il padre di tutti. Lui è il modello da imitare per il diciottenne Taddeo (Pier Paolo Zizzi), che inaspettatamente finisce col diventare il suo autista. C’è poi Neri Marcorè (alias Bepi) ancora una volta nei panni dell’inadeguato-imbranato che, ovviamente, ama la donna sbagliata; c’è il ripescaggio di Gianni Cavina (il nonno di Taddeo), che insegue ancora conquiste femminili; c’è il bravo Fabio De Luigi (alias Gian) che aspira a partecipare a Sanremo, ma riesce solo ad eccitare lo spiritello cattivo del gruppo. Tra le donne, protagoniste secondarie rispetto agli avventori del bar o “eroi sciocchi”, come li definisce lo stesso regista, citerei solo una splendente Luisa Ranieri nel ruolo di Minni, maestra di pianoforte e ultima spiaggia del desiderio del nonno di Taddeo.



Olga, 63 anni, Di comite.




commedia nostalgica nella bologna anni 50!

(7/10) Voto 7di 10

Bologna 1954 taddeo giovane diciottene vive con la madre è il nonno sogna di poter diventare un frequentatore del bar margherita.Procuratosi una macchina inizia a diventare autista per Al nelle visite notturne a nigh culb esedra,poi conosce anche bep che non si toglie mai i guanti perchè il padre gli a promesso una porsche,franc che a ricevuto un invito al festival di sanremo,manuelo ninfomane che commercia auto rubate ma anche pus,mentos,zanchi è sarti.Tutti questi personaggi diversi tra loro anno in comune soltanto il bar che frequentano e sono interpretati da diego abbatantuono,fabio de luigi,luigi lo cascio,neri marcorè,pierpaolo zizi,gianni ippoliti e claudio botosso.pupi avati dirige nel suo ultimo lavoro una commedia leggera dai toni nostalgici che diverte e de piacevole da vedere se si prende per quello che è!



fabio, 22 anni, voghenza (FE).




Gli amici del bar Margherita

(6/10) Voto 6di 10

A me questo film è piaciuto. Certo non è un capolavoro, neppure assimilabile ad altre pellicole di Pupi Avati, come 'La rivincita di Natale', 'L'arcano incantatore' e mille altre, però l'ho trovato fresco, ben interpretato, piacevole e, a tratti, intenso. Concordo sulla mancata caratterizzazione di alcuni personaggi, rimasti poco approfonditi e su alcune carenze della sceneggiatura, però nel complesso non mi è dispiaciuto. Una sorta di 'Amarcord' bolognese, il ricordo dei bei tempi andati, di un pezzo di storia personale che Avati, con maestria e delicatezza, ha ben rappresentato; una dichiarazione d'amore alla propria giovinezza e a chi l'ha costellata, coi propri errori, le proprie debolezze e piccole perfidie.



Trixter, 35 anni, Roma.





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