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La donna della mia vita

Opinioni presenti: 4
Media Voto: Media Voto: 5.5 (5.5/10)

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Perso per strada

(3/10) Voto 3di 10

Il film comincia bene, brioso, bravo tutto il cast (a parte Sandro, l'accento milanese non gli si addice), poi si perde per strada, con cambi di personalità tanto radicali quanto inverosimili, scambi di coppia, ritmi incasinati e una specie di "giallo" che con il genere c'entra come i cavoli a merenda.



Patrick, 37 anni, Ladispoli (RM).




Il brioso fascino di una commedia mutevole e garbata

(7/10) Voto 7di 10

All'uscita dalla sala, magari riosservando con piglio più critico la locandina de "La donna della mia vita", ci si rende conto di quanto essa proponga una visione semplicistica e alquanto riduttiva del film di Luca Lucini. Confinare infatti l'ultima fatica del regista di "Solo un padre" e "Oggi sposi" entro gli occlusivi e spigolosi margini di una 'storia a tre' appare improprio già dai primi minuti, densi ed efficaci, girati con capillare originalità e grande padronanza, quasi come a voler preventivamente destare quanti si sono infilati in sala con l'idea di fagocitare (per poi dimenticare alla velocità della luce) l'ennesimo, intorpidito e trito prodotto del nostro cinema (peggiore). E invece no, perché si é subito accattivati da un'originalità sottesa e briosa, il vero collant stilistico del film: la sequenza iniziale (e finale) della Sandrelli che parla in camera, quasi un calco dei primi fotogrammi del recente "La passione" di Mazzacurati, la frizzante caratterizzazione del depresso e aspirante suicida Leonardo (Luca Argentero) e del suo incontro/innamoramento (?) con Sara (Valentina Lodovini), in bilico tra mossette e ticchettii nevrotici, tra ravvicinati primi piani e occhioni lacrimosi, sono solo le prime avvisaglie di una commedia (davvero) di qualità, venata di occasionali sfumature surreali e di un garbato umorismo situazionale che volge spesso e volentieri uno sguardo ammiccante alla gloriosa sophisticad comedy à la Cukor, per ammissione dello stesso Lucini. Senza dimenticare mai, però, il legame profondo con la tradizione della commedia all'italiana. Quel sostrato intimo e viscerale col quale é impossibile non confrontarsi e che Cristina Comencini, autrice del soggetto e figlia (naturale) di quei trascorsi indimenticati, tenta di riesumare ordendo una storia sorprendente, densa di colpi di scena e di virate radicali e sovversive, che non risparmiano neanche la psicologia dei personaggi. Con coraggio e dedizione, Lucini dilata al massimo la tensione derivante da una girandola così arroventata di equivoci taciuti, sovrappone due storie familiari generazionali e parallele e convoglia i palpiti e le arrabbiature represse in un salotto, scantonando perfino nella scazzottata. Da buon mestierante distilla un’azzeccata colonna sonora ma interseca anche le scene ‘giuste’ con la giusta tempistica, lasciando trapelare un implicito giudizio anche solo di natura contemplativa. Nel finale, tenerissimo, sopravvive solo l’amore vero, si legittima la bugia detta a fin di bene (familiare), e la Sandrelli, pilastro portante del film per spessore psicologico e naturalezza recitativa, finisce con l’affidare il segreto più occulto dell’intreccio al tanto atteso e strombazzato neonato Ludovico, l’unico ‘personaggio’ semimuto e ancora incapace di mentire. Sarcasmo (d’autore?) conclusivo a sormontare il tutto, per un film che quasi ci costringe a identificarci proponendoci una galleria di personaggi così (ir)reali proprio perché così cangianti e mutevoli.



Davide Stanzione, 17 anni, Erice (TP).




La donna della mia vita

(6/10) Voto 6di 10

Nell'apprezzare e condividere il parere di Olga di Perugia, mi limito ad esprimere un giudizio sulla pellicola. La trama è discreta così come anche la sceneggiatura che, nonostante qualche piccolo vuoto, riesce a reggere per l'intera durata del film. Mi è piaciuto Gassman, spigliato e credibile in un ruolo cucito a pennello, molto meno Argentero, troppo ingessato ed impacciato prima e altrettanto scarso allorquando si trasforma in un indomabile sciupafemmine (l'ho apprezzato molto di più in altri film). Da rimandare la prova della Sandrelli, molto scolastica, mentre la bravissima Lodovini, a causa di un ruolo monocorde, è un pò spenta e regala un'interpretazione schematica, senza picchi e non troppo coinvolgente. Nel complesso, il film è guardabile e regala, soprattutto nella prima parte, momenti di gustosa ilarità, alternati ahimè ad altri lievemente soporiferi. Insomma, un'opera che non lascia particolare traccia di sè, che a tratti sa di già visto ma che, comunque, strappa una dignitosa sufficienza, con la consapevolezza che, volendo, si sarebbe potuto fare molto di più.



Trixter, 36 anni, Roma.




e gli uomini non possono farne a meno

(6/10) Voto 6di 10

Come nella migliore tradizione italica (da Plauto in giù) il racconto si basa sugli equivoci e sui segreti, per cui ogni “disvelamento” coincide con un momento divertente e allegro; qua e là ci si concedono anche brevi incursioni nel serio su cui riflettere. Quasi da subito è chiaro che, al di là dei bei fusti, a tirare le fila del racconto in positivo e in negativo sarà l’interprete meno giovane, Stefania Sandrelli, nel ruolo di una madre iperprotettiva e un tantino bugiarda. Vero deus ex-machina, la donna dirige con sorridente maternalismo gli eventi della vita non di due ma di quattro uomini, visto che ci sono anche un marito presente in casa e un ex-marito che parla dalla tv. E se compare una giovane donna (Valentina Lodovini)che ha un ruolo importante nella vita dei fratelli, alla fine la sensazione è che il vero elemento base nell’esistenza di tutti è ancora una mamma con la maiuscola. Né possiamo escludere che si prepari a gestire in proprio anche la vita del primo nipotino, come suggerisce l’ultima scena del film. Devo dire che dopo prove un po’ scontate, in questo film la presenza della Sandrelli è rilevante: senza la sua interpretazione disinvolta e lampeggiante la storia perderebbe in grazia ammiccante e leggerezza. Lo stesso regista sceglie chiaramente di valorizzare e sfruttare la presenza degli attori prescelti piuttosto che i suoi interventi di autore, fatta eccezione per i primi piani, numerosi, sia che puntino sulle facce levigate degli interpreti giovani, sia che indulgano sulle morbidezze e le pieghe degli interpreti anziani. La sceneggiatura affidata a due donne (anche l’idea viene da una Comencini figlia) non è particolarmente vivace e forse per questo la commedia brilla solo a tratti, volando ad altezza media. Anche i due avvenenti protagonisti non danno proprio il meglio di sé: Gassman ripete quello che sta diventando un suo cliché, Argentero nella parte iniziale è troppo impacciato e poco credibile, tanto più se lo si paragona alla trasformazione successiva del personaggio. In breve la trama. I due figli di mamma Alba non potrebbero essere più diversi. Giorgio medico e bravo professionista è ancora più bravo come sciupafemmine; Leonardino, che lavora nell’impresa del padre, sfortunato con le donne, è un insicuro sensibile tendente all’introversione. A un certo punto però scoppia la scintilla e per la prima volta il timido e represso pensa di aver trovato in Sara la donna della sua vita. Ben presto si scoprirà che la ragazza è stata una delle molte amanti del fratello, che il padre al di sopra di ogni sospetto ha un’amante, che la madre ha taciuto qualcosa di importante per le vite di tutti e che le cose non sono mai come sembrano!



olga, 65 anni, perugia (PG).





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