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Cosa piove dal cielo?

Opinioni presenti: 7
Media Voto: Media Voto: 6.5 (6.5/10)

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Cosa piove oggi dal cielo?

(9/10) Voto 9di 10

Film che rappresenta, in maniera magistrale, concreta, asciutta e a tratti anche divertente, cosa ci può piovere, un giorno o l'altro, dal cielo, ponendoci qualche dubbio sulle nostre certezze, sui nostri programmi, sulle nostre convinzioni e sui nostri modi di essere e di pensare. Uno spunto per riflettere sullo stesso senso della vita. Complimenti al regista. A proposito, la vita nella realtà, diversamente da quella che si vede negli spot pubblicitari, è lenta.



Luigi, 57 anni, Foggia (FG).




Non per Tutti

(9/10) Voto 9di 10

Film delicato,interpretato in modo magistrale da ottimi attori. Lo consiglio vivamente anche se capisco che per alcuni frettolosi di fare pipi puo sembrare lento.



Odocarlo, 50 anni, BOLOGNA (BO).




Simpaticissimo

(10/10) Voto 10di 10

Film simpaticissimo e garbato, molto scorrevole senza troppe seghe mentali. Da non perdere!



Rokam, 57 anni, Lerici (SP).




la legge del caso

(8/10) Voto 8di 10

Da un’idillica scena, tipo lacca cinese, due innamorati a bordo di una barca sull’acqua di un placido fiume, all’improvviso dramma provocato da una mucca caduta dal cielo. L’innamorato si ritrova d’un colpo privato della sua bella, cui stava consegnando il classico anello, e dell’imbarcazione. Scorre sullo schermo il rapido tempo di un fotogramma e ci troviamo da tutt’altra parte, precisamente in una strada di Buenos Aires, davanti a un vecchio negozio di ferramenta, stinto e grigio come il suo scostante proprietario Roberto De Cesare ( Ricardo Darin). Costui è un abitudinario quasi ossessivo, che sembra quello che non è o perlomeno è solo in parte. E il caso sta per dimostrarlo a lui stesso e a noi, giacché la casualità, a cui vuole opporre barriere rifugiandosi nell’anonimato, nei gesti sempre uguali, nel rifiuto delle relazioni amorose o amichevoli, in realtà governa spesso le nostre vite. In più, essa non sempre è priva di senso perché costringe talvolta a sperimentare che alla fine tutto ha una logica e il paradosso surreale è solo un’altra modo di presentarsi della realtà. E già! Perché dopo un breve antipasto delle modalità di vita o non-vita di Roberto, noi ritroviamo il cinese dell’inizio, Jun (Ignacio Huang), giunto in modo un po’ brusco, scaraventato giù da un taxi, davanti al negozio di quello che diventerà l’altro polo di una strana coppia. Il giovane è arrivato in Argentina alla ricerca di uno zio che lo dovrebbe accogliere e dal quale spera di avere aiuto per dimenticare il passato e ricominciate una nuova vita. Dopo una serie di contrattempi e per un combinarsi di spassose circostanze, inizierà una difficile e delicata convivenza fatta di silenzi (i due non conoscono la lingua dell’altro) e di gestualità quotidiana, ravvivata dalla mimica convincente dei due protagonisti. Iun invaderà con discrezione e dolcezza gli spazi dell’argentino, in parte italiano, legato al culto di una madre morta nel darlo alla luce, collezionista di ritagli di giornali riguardanti gli eventi più strani accaduti nel mondo. A movimentare un film dal ritmo volutamente un po’ lento ma non noioso, le visite di un terzo personaggio, Mari, la donna che ama da sempre non riamata lo scorbutico negoziante. Con lei qualche altra figura secondaria (genere Jeunet e la sua Amélie) con i quali Roberto non riesce ad andare d’accordo nonostante siano parte della sua già scarsa clientela. Tra il malinconico e l’esilarante, il racconto, splendidamente interpretato da Darin, s’avvia a un lieto fine nel quale scopriremo che il protagonista è davvero “scontroso, silenzioso, buono, generoso e coraggioso”, come da ritratto della sua innamorata. In conclusione la mucca, il racconto cinese, l’amore, l’incontro tra diversi, tutto troverà il suo ordine e scioglimento, mentre il Caso sorride dall’alto sulle nostre storie.



olga, 66 anni, perugia (PG).




Una tristezza infinita

(1/10) Voto 1di 10

A parte gli unici tre sketch appena godibili (i due amanti che durante l'amplesso finiscono nel burrone con la macchina, l'incidente tra un motorino e un ape cross che provoca la morte di un barbiere e del suo cliente, e quello, fantasmagorico, della mucca volante) la visione di questo film è da vietare a chi ha già tendenze suicide. Già dopo i primi trenta minuti di visione avevo voglia di tagliare le vene allo sceneggiatore. Film di un pessimismo cosmico, dovremmo appassionarci alle vicende di uno pseudo ferramenta che conta i chiodi nelle scatole e ha una crisi isterica se il numero non coincide con quello dell'etichetta? Che si prende in casa uno sconosciuto cinese invece di portarsi a letto l'attraente Muriel Santa Ana che non smette mai di ronzargli intorno? Ma questa non è una commedia, è un delirio demenziale venato di puro masochismo. Forse se lo avessero visto chi possedeva i bond argentini prima del default poteva servire da memento visto il ritratto desolante del paese che ne viene fuori. Non so a quale cartone animato si riferiva la recensione della redazione, ma io di così tristi non ne ho mai visti nella mia infanzia, e mangiavo Mazinga e Jeeg Robot a pranzo e Goldrake e Daitarn 3 a cena, Kyashan per gli spuntini. A un certo punto, forse anche a causa della lentezza estrema di questa comoedia (eh si caro Nicola, le commedie devono avere ritmo anche solo per aspirare a entrare nell'olimpo dove sta il capolavoro da te citato, si pensi ad esempio a "Harry ti presento Sally" o "Un pesce di nome Wanda" o "Lo scambista" di Jos Stelling)e non per l'eccessiva antipatia suscitata dalla caratterizzazione di uno strampalato maniacale di Roberto Darrin, ho avuto una visione: nel negozio entrava Jigsaw e il suo sorriso faceva da controcanto a quello nascente dello spettatore rigenerato. Film bocciato.



GIOVANNI, 40 anni, ferrara (FE).





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