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Bella addormentata

Opinioni presenti: 4
Media Voto: Media Voto: 7 (7/10)

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Bellissimo...a metà

(7/10) Voto 7di 10

Sinceramente mi aspettavo un film completamente diverso: visto il titolo ed avendo letto solo alcuni stralci di trama qua e là pensavo erroneamente che trattasse del caso Englaro come tema centrale. Sono rimasta piacevolmente colpita dalla storia magistralmente recitata da Servillo e Rohrwacher – il senatore che vorrebbe votare secondo coscienza ed andare contro le logiche e le dinamiche di partito (ma nella realtà, ne esisteranno veramente di politici così coscienziosi?) e si trova con una figlia che per un malinteso si allontana da lui – salvo poi tornare sui suoi passi quando ha capito che “l’amore ti fa vedere una realtà distorta delle cose” e lì ci lascia con il fiato sospeso…come reagirà alla lettura del discorso di commiato di suo padre? Le altre vicende sinceramente trovo che non tolgano né aggiungano molto al film, soprattutto quella della giovane tossicomane e del medico che si ostina a volerla “salvare”… perché? Senso di colpa? Un passato comune di droga? Solitudine? Amore a prima vista? scommessa? Terrificante come viene descritto il team di medici che scommettono su vita e morte dei pazienti – spero si tratti solo di finzione cinematografica. La storia dell’attrice che rinuncia alla vita per amore della figlia in coma a discapito degli altri membri della famiglia la trovo un po’ forzata, anche se non penso si discosti molto da tante realtà famigliari che abbiamo anche intorno a noi nella vita quotidiana – quale genitore non si attacca morbosamente al figlio che ha più bisogno, magari trascurando gli altri che all'apparenza sembrano più forti? In questo caso la figlia non ha bisogno di lei, ma di una macchina per poter continuare a vivere e non si accorge che l’altro figlio, vivo e vegeto, si sforza in ogni modo per attirare la sua attenzione perché da sempre messo in secondo piano nella scala di priorità della madre: prima la carriera, poi la figlia…e solo in fondo, il povero Federico. La parte dei due fratelli, uno psicotico e l’altro che prima ama follemente Maria e poi sparisce per stare insieme al fratello francamente mi ha lasciato del tutto indifferente.



Valentina, 43 anni, Milano.




film intenso, ma...

(6/10) Voto 6di 10

Un bel film, una fotografia di un drammatico dubbio: è giustificato o no decidere del proprio e altrui destino? Uno spaccato dell’angoscia moderna: so io qual è il tempo per vivere e per morire? Io che non ho domandato di vivere, posso sapere quando sarà l’ora di morire? La tecnologia che mi tiene in vita è giustificata? Quando sono stanco di me posso darmi la morte? Quando vegeto possono gli altri non nutrirmi più per porre fine al mio “vegetare”? Domande terribili a cui il film dà un’unica chiave di risposta. Peccato! Il talento del regista è indubbio. Il monologo del senatore che legge il discorso è uno studiato e preciso manifesto a sostegno delle tesi di Englaro. Il medico salva la tossica dal suicidio…e poi? Quale speranza le offre per affondare il futuro? L’attrice tenacemente tiene in vita la figlia a scapito del suo equilibrio ed escludendo l’altra parte della famiglia…non è un bell’esempio. Quasi semplicistici gli accorgimenti per ridicolizzare i cattolici. Un bel film che fa pensare a quanto sia triste la vita quando l’intelligenza viene offuscata dalla pretesa di non dipendere da nessuno e di non dover rendere conto a nessuno.



Maria Teresa, 61 anni, Barge (Cn).




Perplesso

(5/10) Voto 5di 10

Bravi attori ma sceneggiatura troppo dispersiva per un tema importante come quello del fine vita. Eccesso di primissimi piani in cui gli attori dimostrano appieno le loro capacità, ma che risultano un po' pesanti per lo spettatore. Efficacemente tratteggiato il clima politico dei giorni in cui si svolgeva la triste vicenda di Eluana. Si può vedere ma per me non è sufficiente.



Andrea, 48 anni, Torino.




Un'opera che ti inchioda

(9/10) Voto 9di 10

L’opera è di quelle alte, che inchiodano alla riflessione e alla partecipazione, con una notevole forza di immagini, di uso sapiente della luce e dell’ombra, di una fotografa di alto livello (Daniel Ciprì). Ci sono dialoghi, sequenze, battute, che da sole valgono tutto il film. Si veda ad esempio la scena del bagno turco o, per i dialoghi, lo scambio tra il senatore (Toni Servillo) e un collega medico (Roberto Herlitzka), che è una frustata feroce e cinica diretta ai politici persi nei corridoi del potere. Ciò non toglie che alcune cadute di tensione o pregi che possono suonare anche difetti, non siano mancati. In alcune parti (leggi la seconda metà) il racconto è diseguale, il ritmo un po’ stanco e non tutti i personaggi hanno eguale sapore di verità e simbolo insieme. Qualche intellettualismo o punta retorica emerge in un film che è fatto soprattutto di sentimenti e poi di cronaca sullo sfondo. Quelle di Bellocchio sono tre storie di uomini e donne che in parte si intrecciano, in parte scorrono parallele, ma hanno due elementi in comune. Il primo è che i personaggi si misurano tutti con la morte, la vita e l’amore e ciascuno ha dentro un modo personale e complesso di accostarvisi. Dire che il film tratta di eutanasia è perciò riduttivo. Altro elemento comune è lo sfondo: la vicenda di Eluana Englaro (febbraio 2009), rappresentata tramite spezzoni di cronaca ottimamente montata. Tale cronaca è discreta e in secondo piano, mentre la parte del leone la giocano i sentimenti e quello che essi scatenano tra i diversi personaggi. Vediamo ora in sintesi le storie immaginarie con valore simbolico. Un senatore già socialista passato a Forza Italia si reca a Roma per votare il decreto urgente richiesto dal governo Berlusconi per vietare che a Eluana sia sospesa l’alimentazione forzata. La sua figlia Maria (Alba Rohrwacher) intanto manifesta contro chi vuole mettere fine all’esistenza della ragazza ma incontrerà l’amore nella persona di un ragazzo che la pensa in modo opposto. C’è poi una madre ex-attrice (Isabelle Huppert) la cui figlia è in coma totale. La donna ha rinunciato alla carriera e agli altri affetti per curarla, ma sente che la sua fede non basta e si dibatte tra varie angosce. Terza vicenda quella di una giovane tossicomane (Maya Sansa, magnifica interprete) che desidera morire perché la vita non le interessa più e tenta il suicidio. Ma un giovane medico dell’ospedale la veglia di notte aspettandone il risveglio. A questo punto la sceneggiatura sempre accurata, (di Marco Bellocchio, Veronica Raimo e Stefano Rulli), con uno scatto di fantasia, sceglie di farla risvegliare, così come nel film su Aldo Moro lo statista alla fine del racconto passeggia libero per la strada… Per concludere, con tatto e con forte attenzione al particolare umano, persino nella gestualità, il regista non tralascia di esprimere sommessamente la propria posizione su un tema delicato, poco governabile con una legge nelle sue intime pieghe e contraddizioni.



olga, 66 anni, perugia (PG).





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