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Luci della ribalta

Opinioni presenti: 8
Media Voto: Media Voto: 9.5 (9.5/10)

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Meraviglioso!

(10/10) Voto 10di 10

Calvero, anziano grande attore di teatro che ormai i produttori non cercano più, considerato sorpassato e finito, è alcolizzato, geniale e romantico. Un giorno salva la vita ad una giovane ballerina che aveva tentato il suicidio e le infonde a poco a poco la voglia di vivere che aveva perduto. La giovane si innamora di Calvero, ma ha il cuore diviso fra lui ed un giovane pianista incontrato tempo prima e poi perso di vista. Drammaticissimo finale lirico. Un film meraviglioso, l'ultimo dei sette grandissimi film di Charles Chaplin ed il più struggente. Romantico, sentimentale, dolce, malinconico, triste, allegro, pieno d'amore, di speranza, di malinconico dolore. Chaplin raggiunge in questo film la vetta del proprio genio; è autore di ogni aspetto di questo film: un'interpretazione sublime nei panni di Calvero, una regia perfetta in ogni minimo dettaglio e tratta da un suo racconto, una musica straordinariamente bella (che gli valse un Oscar, consegnato con un colpevole e vergognoso ritardo di vent'anni), una fotografia in bianco/nero perfetta, coreografie e danze sublimi, una trama profondissima, commovente e poetica. Il grandissimo Chaplin recita, canta, balla, suona il pianoforte ed il violino, con una maestria senza pari in ogni cosa che fa. Scritto durante un periodo di cupa tristezza, il film traspone metaforicamente su pellicola le vicende private di Chaplin: accusato ingiustamente di cospirazione comunista durante la bufera americana del Maccartismo, il grande attore-regista vide crollare miseramente la propria straordinaria popolarità, fu abbandonato dal mondo del cinema e dello spettacolo, accusato a torto di ogni nefandezza, subì il primo immeritato flop cinematografico con il suo bellissimo film "Monsieur Verdoux", subendo una vera e propria campagna denigratoria, fino ad essere dichiarato "persona non gradita" negli USA ed essere costretto ad emigrare in Europa. Calvero è lui, il grande attore prima osannato e poi dimenticato ed umiliato, il quale decide di abbandonare la maschera di Charlot e di reciatare sotto diverso nome. Charlot si toglie il trucco, cercando di andare avanti dopo un umiliante insuccesso; lo fa aiutato dalla giovane donna che ama (chiaro alter-ego dell'ultima giovane moglie Oona) e degli amici più cari. Alla fine vince, potendo morire dopo un grande, ultimo successo, tornando ad essere applaudito ed acclamato come merita. Chaplin inserisce in questo film il teatro e la danza, unisce musica diegetica a musica extradiegetica (sempre sublime!), si esibisce in un esilarante duetto musicale con il grande comico Buster Keaton. Si fa circondare da vari suoi famigliari: la moglie Oona (controfigura della bravissima ventenne Claire Bloom), tre dei loro otto bambini (fra cui Geraldine, che parla all'inizio del film), il figlio Sidney (nel ruolo di Nevil), un altro figlio (la guardia nello spettacolo teatrale), il fratellastro (medico e 2° clown). Bellissime sequenze oniriche ed alcune scene esilaranti. Grandioso!!



Angela, 28 anni, Mn.




L'amor fati di charlie chaplin

(9/10) Voto 9di 10

L’atteggiamento verso la vita di Chaplin in questo film è un amore tragico della vita stessa, una traboccante, insostenibile pienezza, un’acre, dolorosa, tesa felicità. Nel corpo di Terry, lanciata verso il palcoscenico, nell’estrema tensione di quegli arti, in quel volo che sembra come spiccato dalle profondità dell’abisso – della morte di Calvero – è come effigiata la natura irresistibilmente tragica dello slancio vitale, il suo protendersi disperato verso l’affermazione: uno slancio, una tensione che sono come inscritti nel corpo stesso, frutto proprio di quella profonda ed abissale negazione dalla quale paiono rampollare più irresistibili, più, se così posso dire, “fatali”. La danza è per Terry non l’armonia, ma la tragica e tesa, traboccante e dolorosa pienezza dell’esistere, la sua affermazione piena di mistero: ed è, prima di tutto, il mistero d’una corporeità irrefutabile, che preme dall’interno, smaniando di gridare, quasi, i suoi oscuri ma inalienabili diritti, d’esplicarsi intera in una sua nervosa, acerba concretezza. L’urlo di gioia di Terry appena guarita ha questa scaturigine profonda; il suo volo nel finale non è che la vertiginosa innervazione nel grande flusso della vita. Ma è un urlo non mai dimentico del profondo buio, della vasta negazione che si allarga attorno a sé: è l’arco esile, e tuttavia splendido, resistente, luminoso entro il quale si tende e protende lo slancio vitale. La vita di Terry torna a germogliare pura, carica ed elastica, tesa in uno slancio animale, in una strenua volontà d’affermazione, proprio dal nulla, dal suicidio, scavando attorno a sé, quasi suo malgrado, complici i gesti e le parole di Calvero, la via che la ricondurrà nel grande alveo pauroso dell’esistenza. La luce del volto di Terry, la sua luminosa bianchezza, simbolicamente incorniciata dal nero profondo e fluttuante dei suoi capelli, si accendono sempre più intensi, man mano che le ombre, i solchi, le rughe adombrano quello di Calvero. La vita e la morte danzano insieme, si dànno la mano, si reggono a vicenda; come nella splendida scena in cui Calvero aiuta Terry a tenersi in equilibrio: il fragile e teso, precario ma ostinato equilibrio della vita: la sua forza fiduciosa e spiegata nella purezza e fragilità di un fiore. E come un fiore è leggera Terry, ma salda e forte perché satura di vita, di salute, di slancio. Terry non conosce mai la «felicità»: voglio dire una felicità umana, razionale, giustificabile. La sua felicità è piuttosto una tensione; una tensione sovrumana che la trasfigura in simbolo, ne appanna, direi, l’immagine realistica, ne fa un emblema della vita stessa; di una vita còlta e sorpresa sempre in un suo trepido, tragico albeggiare, intrisa, insidiata dall’ombra della fine, dalla minaccia della notte avvolgente, della morte: di quella morte da cui pure deriva, ma dalla quale si spicca poi e si riscatta, tragicamente invitta.



Giuseppe, 30 anni, Catania (CT).




Fantastico

(10/10) Voto 10di 10

Triste,ironico,divertente,commovente,assolutamente bellissimo.Un vero capolavoro,l'ultimo di un grande maestro.



Giovanni, 30 anni, Genova.




Sconvolgente

(8/10) Voto 8di 10

Ho visto luci della ribalta in cassetta l'ho acquistato e ne sono davvero felice di possedere una cosi grande opera, sara' la maturita'degli anni ma finalmente ho apprezzato di tutto cuore questo affresco del cinema mondiale, assistendo mi sono sentito catapultato in un epoca d'oro dall'accento favolistico dove la passione per la ribalta la forza la tenacia in mezzo a tante delusioni risultano le armi vincenti per fronteggiare le cime tempestose dell'esistenza, il protagonista sebbene dia un immagine sicura e positiva della propria personalita' tuttavia risulta fragile,e in virtu' di questa fragilita' nascosta alla fine raggiunge uno stato di grazia che gli viene conferito dall'amore, da un amore universale che lo rendera' unico e completo nella massima espressione della propria anima tormentata che trovera'la sua pace nel supremo annullamento finale "la morte". stupendo!!!!! ,



Valerio, 38 anni, Minori costa d'amalfi (SA).




Calvero e Charlot: l'indistinguibile Chaplin

(8/10) Voto 8di 10

Luci della ribalta rappresenta l'epilogo del cinema di Charlie Chaplin. Tolti i panni del vagabondo, Chaplin indossa le vesti di Calvero, un vecchio e decaduto attore di teatro, che salva la giovane Terry, facendole riscoprire la vita e contribuendo in modo determinate a farla diventare una ballerina di successo. La figura di Calvero è fortemene autobiografica: il grande attore che ha divertito una generazione e che viene dimenticato non è altro che Chaplin che passa dagli enormi successi di Charlot ai tenui plausi, ai silenzi e alle critiche del post-charlottismo. Ma come Calvero, alla fine, riesce a riscattarsi e a farsi riconoscere come un grande artista, così Chaplin ci mostra un'altra notevole lezione di cinema. Quell'indistinguibile umanitas, che è la costante del cinema di Chaplin, emerge con forza anche in questo film. Ammettendo di avere l'animo del vagabondo, l'autore allude chiaramente a Charlot. Anche in Luci della ribalta, infatti, la generosità del personaggio rappresenta quell' aver cura di Heidegger, che è una delle possibilità essenziali del nostro essere nel mondo. Di certo una funzione nobilissima. Chaplin non ci ha insegnato solo cinema, ma ci ha dato anche una lezione di vita. E non sono chiacchiere. Intensissimo quanto straziante è il finale del film: Calvero muore mentre vede ballare Terry. Questo personaggio, dunque, è lo stesso Chaplin, consapevole che anche per lui sta per calare il sipario, ma di andarsene da vincitore, in quanto la sua arte ha trionfato. E questo vale più della morte. Come Charlot ha saputo trionfatre alla fine in ogni film, così Calvero ha vinto e la sua morte coincide con la solitudine del vagabondo.



Mariano, 26 anni, Villa di Briano (CE).





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