| Titolo film: |
La pianista |
| Opinioni presenti: |
52 |
| Media Voto: |
6.5 -  |
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Attenzione: nei testi delle seguenti opinioni, potresti trovare parti rivelatorie del film.
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Senza fregiarmi del titolo di grande esperto di cinema e rispettando ogni opinione,a chi spenderà qualche minuto del proprio tempo per leggere questo commento,voglio solo esprimere che l'idea di cinema come puro intrattenimento-ahimè,quella più largamente diffusa-non coincide con quella che mi sono fatto di quest'Arte.Senza negare la leggerezza-purchè sia fatta con intelligenza-credo che un film con una retorica che spieghi tutto,con un finalino edificante e che non lasci spazio a dubbi,riflessioni o perplessità,che non sappia mettere alla prova l'attenzione dello spettatore o non ne provochi addirittura reazioni negative,non risponda all'idea di cinema come arte,cosa della quale sono convinto.Alcuni dei film che ho visto non li rivedrei perchè mi hanno disturbato a tal punto da non desiderare di vederli nuovamente,ma questo non significa che non li abbia amati,o almeno che non abbia apprezzato il coraggio del regista nel mettere sullo schermo storie poco"usuali",se confrontate con il clichè di sceneggiature che spesso,troppo spesso,vengono fabbricate con lo stampo.E'sacrosanto che a volte si ha il sano bisogno di vedere raccontata una vicenda che si concluda con un epilogo positivo,ma è l'insistere sempre su questa strada che a volte irrita veramente...certi finali forzatamente felici..a volte il cinema ci deve ricordare che oltre uno schermo c'è la vita,e quel pezzo di vita in quel momento ci è entrato su quello schermo..e possiamo anche immaginare che quella vita solo raccontata continui,come la vita reale.Meglio lo shock all'indifferenza,comunque.Il cinema può essere "anche" intrattenimento,ma spesso riesce ad essere molto di più.Come nel caso di questo film.Inoltre la musica è bellissima.Perchè perdere un'occasione anche per rimanerne turbati?Senza dubbio questo regista ha qualcosa da dire,ma il bello è che il resto lo lascia dire agli spettatori... un artista si può riconoscere anche dal saper fare questo. |
Loris, 33 anni, Paese (TV). | (24 Febbraio 2010) |
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Tra tutti i commenti è sfuggito il personaggio che è stata la causa principale della nevrosi di Erika: la madre. L’incipit iniziale è duro e senza mezzi termini. Il rientro a casa di una donna matura (Erika) e la madre (interpretata magistralmente dalla Girardot) che trasmette in maniera quasi ossessiva le sue paure e repressioni alla figlia. Già dalla prima scena vien da urlare, suggerire al personaggio Erika di scappare da questa situazione, di salvarsi abbandonando questa figura al suo destino. Non avverrà mai, e questa figura (triste e pesante) accompagnerà Erika in tutte le sue esperienze (il senso di essere la migliore – vedi il dialogo su Schubert che non deve essere insegnato più di tanto alle allieve- il concerto a casa di privati, la scarna e falsa vita mondana, i rapporti che intende instaurare all’esterno) fino all’epilogo drammatico del tentativo goffo e grottesco di amare la madre, di ottenere quella briciola di amore da suo carceriere.
La madre è la principale causa delle nevrosi di Erika, il suo destino che ella accetta, supinamente, e senza ribellarsi. A contro bilanciare questa nevrosi, vi è la l’altra facci ai di Erika, quella dell’insegnante inflessibile, rigidissima e completamente priva di emozioni, sia di trasmetterle che di darne. Quando una sua allieva, brava ma emotiva, riesce a scalfire con la musica quella scorza di durezza apparente –nella scena Erika capisce che sta cedendo al suo ruolo perché le scappano delle lacrime – ella la punisce nel peggiore dei modi: rende inutilizzabili le sue mani per suonare al pianoforte. Questo gesto vigliacco e la chiave di lettura per il giovane studente di ingegneria che si era innamorato di lei. Egli capisce la vera fragilità di Erika e, invece di punirla, si lancia ad amarla. Poi si racconterà tutta la storia drammatica di questo amore perverso e intenso, nel quale Erika prima rifiuta e poi si lascia trascinare per poi rifiutarlo, all’epilogo delle violenza carnale nella sua casa, nuovamente.
Erika sceglie di non vivere, ossia di amare non la vita, la sua vita, ma quella che la madre, repressa e totalmente priva di qualsiasi dote intellettuale, le ha pianificato.
Sicuramente il film fornisce più di uno spunto di riflessione. Interessante sicuramente è l’influenza che certe forme di educazione oppressive possono avere sulla psiche umana e sul destino di ognuno.
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Armando, 47 anni, Roma. | (7 Dicembre 2008) |
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Ho letto tutti i commenti dal 2001...a parte gli indignati ed i superficiali debbo ammettere che qaulcuno si avvicina alla profondità del film.
però a tutti sono mancati 2 elementi di riflessione.
il primo è l'ambiente dei musicisti, evidentemente si ignora la complessità dell'esistere per chi si dedica alla musica,l'arte delle arti,il rarefatto linguaggio dell'anima.. la rappresentazione della passione,dolore,amore,paura nell'ambiente "dei musicisti" è perfetta. là non può esserci "normalità" perchè è la follia piccola o grande che prende la vita di che si sacrifica e dedica se stesso ai suoni. e la follia può essere arte, ma al contrario può anche essere la porta della patologia, della pazzia..può portare alla sublime percezione di dio, ma può anche gettare negli inferi della schiavitù di satana dove si chiede solo l'annientamento di sè.
il senso di colpa è il secondo elemento di cui nessuno ha parlato. tipico nella cultura nordeuropea protestante dove manca il perdono,la rigidità col prossimo e con se stessi spingono ferocemente nell'odio/amore, negli estremi della paura.
probabilmente erika è una donna vicina alla quarantina ancora vergine, figlia di un mondo rigido dove le debolezze ed i bisogni della carne vengono acutizzati fino allo spasmo delirante della mania morbosa...l'odore dello sperma di fazzoletti sporchi lasciati da sconosciuti le fa sognare una sessualità che le manca completamente...le manca la normalità dell'amore e del sesso e la sua psiche tormentata la spinge verso l'immagine di una sessualità estrema, masochista e perversa forse percepita e comprata facilmente nei circuiti del commercio sessuale attuale. anche questo è credibile e possibile,e lei poi sogna di realizzare con lui le aberrazioni che ha visto ed ha sognato da sola. le manca la realtà della normalità...non può fare paragoni non ha il senso della misura e dentro di sè ha la furia di pulsioni ormai incontenibili e distruttive che sporcano l'anima. ma lei secondo me non è sporca, non è la rappresentazione di tante "maiale" compiaciute che ci regala il cinema odierno (nascostamente perverso). erika si commuove alla dolcezza della musica e si controlla impedisce il fluire delle sue passioni e sono tante come in tutti i musicisti. e' un anima spezzata in lotta con sè stessa e lui che si innamora della sua anima d'arte poi si spaventa quando la vede dentro, lei lo chiama le dà anche il potere di guidarla di insegnarle come si è "normali" come ci si avvicina all'amore fecondo, ma lui fugge, la picchia per paura,non sa aiutarla e il gioco che gli è sfuggito di mano lo spaventa...anche per lui il baratro della follia è li dietro, lo sente ed anzichè rischiare amandola e salvandola, scappa via, prima la punisce per "avergli macchiato la sua anima ingenua di ragazzo" e poi la cerca di un amore violento che lei non può sentire e che si capisce è qualcosa che le prende per poi lasciarla.la fine è incomprensibile sicuramente non muore , si ferisce e poi a piedi se ne va. |
Umberto, 50 anni, Livorno (LI). | (8 Luglio 2008) |
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A chi si aspettava la solita storiella di sesso tra insegnante matura e giovane allievo (e sono certa che la maggior parte delle opinioni negative dipendono da questo), non sarebbe il caso di informarsi un poco prima di vedere un film? E' chiaro che un film del genere non può piacere a tutti: è duro, difficile, esplicito e crudo. Se vi piacciono i film leggeri e divertenti, semplicemente informatevi, ed evitate Haneke: di certo non vi piacerà. Ma non disprezzate un film solo perchè non l'avete capito. Definire questo film orribile e osceno significa non averlo capito. Ma non importa, i numerosissimi commenti positivi parlano chiaro, è un film che merita di essere guardato con attenzione, che ci guida lentamente nella psiche della protagonista, nel suo mondo, nella sua solitudine e nella sua paura degli altri. Un personaggio delineato magistralmente, senza giudizi o prese di posizione da parte del regista, che potrebbero intralciare il nudo ritratto di Erika. Da vedere (ovviamente non lamentatevi se siete abituati a Pieraccioni, senza assolutamente nulla togliere ai suoi film, né a chi li guarda, e non vi piace). |
Michela, 24 anni, Milano. | (14 Gennaio 2008) |
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Bel film. Probabilmente eccessivamente lento in qualche passaggio ed irritante in qualche altro, ma ottimamente girato ed interpretato. Preciso, duro, senza mezzi termini, ben definito ed inequivocabilmente pregno di malessere. Eccezionale il ruolo (e l'interpretazione) della protagonista frustrata e sado-masochista (Isabelle Huppert) e della madre (Annie Girardot), a sua volta opprimente e soffocante. Il profilo psicologico disturbato di Erika, la pianista, è magistralmente tracciato da una sceneggiatura che stupisce in realismo ed impatto emotivo. Un film che non può lasciare indifferenti o passare inosservato.
Spoiler...
Di tutto il film, il finale con i puntini di sospensione è l'unica scena che, per quanto "spigolosa" e trascendente, concede un minimo, flebile e pietoso dubbio circa una non totale (totalissima) degenerazione. |
Beefheart, 33 anni, Novara. | (6 Febbraio 2006) |

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