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07 Settembre 2006 - Conferenza Stampa
"Baaz ham sib daari?"
Intervista al regista.
di Elisa Giulidori


Bayram Fazli fa parte della V generazione del cinema iraniano. A differenza delle generazioni precedenti, questi nuovi registi hanno avuto più rapporti con il mondo esterno. Fazli ha iniziato la sua attività nel cinema come direttore della fotografia per alcuni tra i più importanti registi del cinema iraniano. Dopo aver girato un paio di cortometraggi, questo film segna il suo esordio nel cinema di lungometraggio. Ha lavorato cinque anni come direttore alla fotografia in altri film, per poter avere le risorse per realizzare questo film, al quale si e' dedicato per un anno e mezzo e per cui e' stato, oltre che regista e direttore della fotografia, anche scenografo, produttore e finanziatore.

Perchè lei preferisce mettere da parte la politica, per parlare di un luogo e di un tempo indefinito?
Bayram Fazli: Sono nato come direttore della fotografia e come operatore, ero, perciò, partecipe di molte idee sviluppate in questi anni nel cinema iraniano. E sentivo che queste esperienze stavano diventando ripetitive, c'era bisogno di un cambiamento. Iniziare una nuova strada mette molta paura, perchè non sai se funzionerà, come verrà recepita. In fase di scrittura sentivo di fare un'esperienza senza precedenti. Ovviamente nei corti che avevo girato avevo fatto degli esperimenti ma una cosa sono i corti, un'altra un film di 90 minuti.

Qual'è il messaggio del film?
Bayram Fazli: Il messaggio riguarda le persone che non prendono decisioni. Parla di un gruppo di potere che domina totalmente queste persone, senza una reazione da parte loro. Ognuno vive i suoi problemi personali, lasciando che i potenti facciano ciò che vogliono.

Cosa l'ha ispirata per le scenografie e per i costumi?
Bayram Fazli: Avendo scelto di parlare di un luogo che non esiste realmente non ero vincolato da strutture preesistenti. All'inizio ho fatto delle prove con i legnetti, per vedere cosa si poteva fare. Decise le strutture, abbiamo assunto delle persone per intrecciare la canne e realizzare le varie strutture. Per i costumi, invece, mi sono ispirato agli abiti tipici delle tante etnie che abitano il mio paese. Da ognuna abbiamo preso qualcosa e dalla loro summa siamo arrivati ai vestiti. Abbiamo anche creato un'armonia tra i colori dei vestiti e quelli del paesaggio. Comunque sia le case che i costumi sono frutto della nostra fantasia.

Il film sembra ispirato a Mad Max...
Bayram Fazli: Non conosco i film della serie Mad Max.

La figura del protagonista è tratta da una figura tipica della letteratura iraniana quella del pazzo/intelligente. Quanto c'è di pazzo e quanto di intelligente nel suo protagonista?
Bayram Fazli: Sì è una figura legata alla cultura iraniana. La base è una favola che racconta di un uomo cacciato da casa dalla madre e che non potrà tornare finchè non sarà felice. Io sono partito da questa traccia per il mio personaggio ma poi l'ho modificato. Lui è un ingenuo, fa tutto quello che gli si chiede. Alla fine diventa anche lui un braccio del gruppo di dominio.

Il suo film può avere una lettura politica?
Bayram Fazli: Veramente ho cercato una lettura più universale. Certo lei può leggerla anche solo in chiave politica. La metafora può essere letta in molti modi diversi. Può certo vederci la situazione irachena e una parte di quella presente in Medio Oriente. Ma come dicevo, io volevo darle una lettura più universale.

Volevo sapere quanto questo film è un'operazione isolata e quanto invece rispecchia una nuova corrente del cinema iraniano.
Bayram Fazli: Io e tutta la mia generazione stiamo battendo nuove strade. Ovviamente questo tipo di cinema non ha sovvenzioni statali e gli autori faticano moltissimo a realizzare le loro opere. Io non sono fiero di aver dovuto ricoprire così tanti ruoli. Ho dovuto dedicare cinque anni ad un unico progetto e questo è stato molto faticoso, non si possono realizzare altri progetti. Anche altri miei amici e colleghi sono nella mia stessa situazione.

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