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06 Giugno 2005 - Conferenza stampa
"La diva Julia"
Intervista a Istvan Szabo, regista del film.
di Mauro Corso


Nel film viene detto che la realtà che conta è solo quella del teatro, lei cosa ne pensa?
Istvan Szabo: Non sono d'accordo. Viene anche detto che i veri attori non recitano nel cinema, ma questa per me è spazzatura. Sono frasi che sono dette dal suo maestro, da chi le ha insegnato a recitare, e questi riflette il sistema delle classi: sei apprezzato ed accettato dal mondo solo se reciti secondo la classe cui appartieni. E questo è quello che sa fare Julia.

Ma ci sono anche attrici come la Bening che hanno difficoltà a trovare ruoli alla loro età. Ha pensato subito a lei per la parte di Julia?
Istvan Szabo: Avevo bisogno di un attrice di teatro di enorme talento per la parte di Julia, che aveva recitato Shakespeare, Ibsen, Goldoni ed in grado di sedurre ed avvincere un pubblico teatrale molto numeroso. Ci sono delle scene in cui Julia è sul palco ed il pubblico nei cinema la deve accettare come una grande diva della scena teatrale amata dal suo pubblico. Allo stesso tempo però il pubblico al cinema può vedere dei primissimi piani di Julia che mostra le sue vere emozioni mentre recita, possibilità preclusa al pubblico teatrale. Questo era un ruolo che non poteva essere accettato da qualunque attrice, perché molto più difficile. Ho mandato la sceneggiatura ad Annette e lei ha accettato subito. Poi abbiamo costruito insieme il personaggio, provando molte scene chiave. Prima dell'inizio delle riprese, naturalmente, perché poi lavoriamo sotto una pressione incredibile e non si ha più tempo per le chiacchiere.

Negli ultimi tempi mi è sembrato di vedere nel cinema una specie di ossessione per la vendetta, tema ricorrente anche nella Diva Julia. Come regista e studioso di cinema cosa ne pensa?
Istvan Szabo: Non credo che questo film parli della vendetta, ma dell'esperienza, della lotta contro la vecchiaia, contro la società ed i ruoli che impone. L'argomento del film è l'imparare ad essere sé stessi: Being Julia per l'appunto, essere Julia. La medicina che il film vuole dare, soprattutto ai più giovani è: se interpretare un ruolo diventa insostenibile, lottate per cambiare. Ritornando alla sua domanda, forse il bisogno di vendetta è dovuto al fatto che i registi vorrebbero fare di più politicamente, influenzare chi compie le scelte, ma questo non è più permesso da circa quarant'anni, dopo la morte dei Kennedy e di Martin Luther King. I registi che ricercavano un cinema più impegnato, come il sottoscritto, sono stati messi da parte e anche io a volte ho la tentazione di vendicarmi assestando qualche schiaffone dallo schermo. Ho improvvisato su questa risposta, e anche se ci credo veramente non è detto che sia la risposta corretta alla domanda.

Come è possibile restituire dignità al cinema europeo?
Istvan Szabo: Spero di avere moltissimo tempo per rispondere. Non mi piace separare cinema europeo e cinema americano. Del resto quest'ultimo è una creazione europea. William Fox ha creato la Fox, Curtis è stato regista di Casablanca, per non parlare poi di Bela Lugosi. E questi sono soltanto i nomi ungheresi. Se poi vediamo l'area tedesca abbiamo nomi come Preminger, Lubitsch ed altri. Persone che sono dovute emigrare per ragioni economiche, perché perseguitati politicamente o perché appartenenti a qualche minoranza religiosa. Dunque sono venuti in America ed hanno creato un mondo senza conoscere la lingua inglese. E per esprimersi hanno creato una nuova lingua, la lingua del "tocco umano" che poi sarebbe diventato il linguaggio di Hollywood. Essi cioè raccontavano semplici passioni umane, certo, ma le loro storie erano di grande profondità. Si erano formati nei migliori atenei europei ed erano imbevuti della cultura del vecchio mondo e di una certa dose di autoironia. Adesso Hollywood ha perso questi nomi, ma ha perpetuato questo stile, di portare sullo schermo semplici passioni umani. Ma gli autori americani di oggi non hanno la cultura di chi li hanno preceduti e così creano storie infantili, adatte ad un pubblico di dodicenni.
Un altra ragione della preminenza del cinema americano su quello europeo è senza dubbio economica. Gli americani hanno capito che il cinema è un prodotto che può raggiungere tutto il mondo con storie semplici ed emozioni umane. Non importa quanto sei povero o dove ti trovi, ovunque puoi entrare in un cinema per pochi dollari o euro e sentirti americano. Noi non abbiamo la possibilità di raggiungere il pubblico, non abbiamo strumenti distributivi ed organizzativi per competere con la macchina distributiva americana. Non abbiamo un'organizzazione sovranazionale, e anche se l'avessimo discuteremmo per anni senza costrutto. Chi dovrebbe essere presidente? Un inglese, un tedesco o un francese? E chi dovrebbe essere vicepresidente? Forse un membro di paese minoritario per mantenere un minimo di equilibrio, un ungherese, un ceco o uno scandinavo?
Poi un altro problema è che nel cinema hanno successo le storie sui vincitori. Ma in Europa non vediamo vincitori ma solo corruzione. Del resto se dobbiamo fare un film sul XX secolo, che cosa ha visto in quegli anni l'Europa? La prima guerra mondiale, la violenza, la sopraffazione, i totalitarismi e l'annientamento. Dobbiamo raccontare storie di perdenti. Invece specialmente i più giovani vogliono vedere i vincitori, identificarsi con essi. L'Europa non è ancora pronta a parlare di vincitori, non ora per lo meno. Mi dispiace di aver risposto con una risposta molto lunga, ma se voi mi faceste domande più semplici potrei rispondere con un sì o con un no!


  

Intervista per il film "La diva Julia".


La scheda

La recensione













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